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‘Ahi! Fa’ piano!’, disse Matteo, sdraiato sul divano, con la faccia che sporgeva dal bracciolo guardando il pavimento. ‘Me lo faccio da solo, se devi farmi male’. Oggetto delle lamentele, Ilaria.
‘Guarda che ti sto aiutando, nessuno ti aveva detto di non mettere la crema, prima in spiaggia. Hai voluto fare l’eroe? Ora stai zitto che ti spalmo il doposole’. Il ragionamento non faceva una piega, e Matteo, con una schiena già rossa per l’insolazione, replicò con un mugugno incerto.
‘L’avevo messa’ma poi sono entrato in acqua e deve essersi lavata via.’
‘Certo, come al solito.’ Ilaria lo punì premendo con crudeltà ‘Sta di fatto che fai tanto lo sportivo, grande e grosso, e poi ogni estate vieni da noi in Sicilia, bianco come il latte, e al primo giorno ti ustioni come un peperone alla griglia mentre sei a casa da solo con me.’
Matteo espresse nuovamente il suo dissenso con un borbottìo impotente. Poi ritrovò l’orgoglio: ‘Sì va beh, che c’entra lo sport, &egrave questione di abitudine: qua il sole picchia come un fabbro, dammi due giorni e divento nero carbone.’
In effetti Matteo era a tutti gli effetti un atleta, e poco poteva fare contro i raggi ultravioletti. Calciatore semiprofessionista, moro, occhi di ghiaccio, aveva 25 anni ma il corpo definito come un discobolo dell’antica Grecia. Gambe muscolose, addominali scolpiti e, scottatura a parte, ‘Che schiena!’ pensò Ilaria, mentre recuperava altra crema idratante.
Le sue dita affusolate si incrociarono cospargendosi di unguento, poi la sparse delicatamente sul corpo del cugino. Era sempre stato un bel ragazzo, ma anno dopo anno si tramutava in un oggetto del desiderio.
‘Meno male che ci sono io, perché se la zia ti vedesse tornare a casa bruciato, prima ti prenderebbe a sberle, poi non ti manderebbe più quaggiù.’ Allargò le braccia accarezzandogli le spalle.
‘Certo, meno male che ci sei tu, io mi ustiono apposta per avere i tuoi massaggi!’ la rimbeccò lui, scherzando, ma velando una buona dose di verità: Ilaria non era più una cuginetta scialba con cui giocare e mangiare in famiglia. Era diventata una piccola e bella donna, a 22 anni. Capelli ricci neri, selvaggi sul suo viso mediterraneo, occhi scuri dal taglio allungato, su cui Matteo quasi si era vergognato a posare lo sguardo, al suo arrivo poche ore prima. Un naso affilato e due labbra carnose, che facevano si che i suoi sorrisi le riempissero il viso. E sotto il collo sottile, partiva un corpo da far girare la testa, piccolo man ben fatto, magra ma con le sue curve sode. Insomma, un metro e sessanta di armonia.
‘Anzi, invece che economia avresti dovuto fare la massaggiatrice, hai delle belle mani’. Non vedeva che Ilaria che arrossiva, mentre cospargeva con cura ogni centimetro di quella schiena solida.
‘Grazie’ disse la cuginetta, simulando impassibilità, ma lasciando trapelare una certa soddisfazione. O una certa emozione. La crema si consumava veloce per il calore della pelle di Matteo e per il massaggio sapiente. E lei non sembrava aver intenzione di fermarsi. ‘Deve assorbirsi bene’ spiegò lei, ma alla giustificazione non richiesta lui la informò che non gli spiaceva quel trattamento, anzi.
Spremuta nuova lozione, lei tornò all’opera, e, presa la mano, iniziò a sciogliersi, e a massaggiarlo con vero piacere. Con dolcezza. Le sembrava di avere fra le mani un pezzo di marmo, e le dita le correvano sulla pelle senza che lei le comandasse più. Lui aveva smesso di parlare, e lei allargava le mani ad ampi cerchi, dalla cassa toracica a quelle spalle incrollabili. ‘Che ne dici, te la spalmo anche davanti? La schiena &egrave messa male, ma secondo me anche davanti non va meglio.’
‘Mh’ No, va bene così, tranquilla’, disse lui sollevandosi stancamente sulle braccia, quasi che quel dolce trattamento l’avesse prosciugato di ogni energia. ‘Non ti preoccupare’. Si alzò in modo goffo, piegato come se avesse ricevuto un pugno nello stomaco, ma lei lo rimbeccò: ‘Guarda che roba, hai tutto il petto arrossato!’
Con delicatezza lo prese per le spalle e lo sdraiò come una madre con un neonato. Mentre lui protestava debolmente, lei notò la bella sorpresa: sotto il costume da bagno c’era una certa attività!
Facendo finta di niente e sorridendo compiaciuta, prese altra crema e la versò sul torace del cugino. Questo si incurvava spingendosi nel divano, ma la sua erezione diventava sempre più evidente. Mentre lei lo accarezzava con una dolcezza innaturale, il suo pene acquisiva un vigore non celabile.
E ora lui poteva vederla. Si sforzava di non guardarle le gambe, affusolate e slanciate nonostante la sua statura. Non voleva guardarle quel pancino appena accennato, e quel seno, piccolo come tutto quel corpo magro, ma sodo ed evidentissimo, raccolto nel bikini e morbido come un frutto. Era una curva unica, e quando decise di guardarla in faccia, lei incrociò gli occhi neri con i suoi, e sorrise, languida come non l’aveva mai vista.
Lei, per la prima volta con il cugino, si sentiva sexy. E lo era. Il sorriso di Ilaria gli fece pulsare il pene con forza, e lei, in piedi di fianco a lui, si appoggiò con un ginocchio sui cuscini del divano, proprio in mezzo alle gambe di Matteo.
‘Sì, direi che mi piace’ si decise a dirle. ‘Davvero?’ Fu la risposta di Ilaria, che istantaneamente si curvò in avanti per massaggiargli le spalle, assaggiandole con i polpastrelli, e mostrandogli la sua sinuosa e soffice scollatura. Ora il movimento delle braccia si accompagnava a quello di tutto il corpo, che dondolava avanti e indietro, lentamente, con il seno di lei a pochi centimetri dal petto di lui.
‘Sì, ti farei continuare per ore’ Non fermarti.’ Lei non ci pensava minimamente: mettendosi più comoda, si spostò ancora più vicina al cugino, finché il ginocchio non incontrò quel pene gonfio. Stava giocando come il gatto con il topo, ma il suo cuore batteva all’impazzata, e sentiva una voglia irrefrenabile di piegarsi sulle braccia e posarsi sul petto di lui, schiacciando il suo esile corpo su quella macchina da sesso.
Il ginocchio assecondava i movimenti, e sentiva perfettamente quanto il membro fosse duro, e lo toccava con la coscia. All’ennesimo massaggio sensuale sui pettorali, Matteo sollevò una mano, e percorse il braccio di lei fino ad accarezzarle il costato.
Era così minuta. Con una bracciata avrebbe potuto lanciarla lontano da lui, invece la fissò negli occhi e le sorrise arrossendo. Lei ricambiò, mentre con la gamba ora gli premeva il pene eccitato, tanto da sentire tutta l’asta sotto i bermuda.
Spostò la mano e le accarezzò la schiena, prima di posarsi lentamente sul suo seno.
Trattennero per un istante il fiato, poi, mentre lei continuava a dargli piacere, lui sollevò anche l’altro braccio e palpò i seni con dolcezza, raccogliendoli completamente nelle sue dita.
Ilaria staccò una mano dagli addominali di Matteo, ed esplorò tutto il corpo fino ad incontrare quella protuberanza gigantesca. Mentre lui la faceva ansimare prendendo possesso dei capezzoli sempre più turgidi, lei infilò una mano nel costume e ne sfoderò un cazzo vigoroso. Un pezzo di carne rigida che già era bagnato per l’eccitazione.
Lui l’afferrò per la schiena e la trascinò versò di sé. Senza esitazioni avvicinarono le bocche e lui le bacio un angolo di quelle labbra piene. Esitò, ricordandosi per un attimo che in fondo erano cugini. Quanto tempo sarebbe passato prima che gli zii fossero tornati per cena? Era giusto prendersi così la sua cuginetta? I pensieri annegarono quando sentì la lingua di lei che si attorcigliava alla sua. Le labbra morbide combaciavano perfettamente, e lui esplorava prima con foga, poi con amore, quella bocca deliziosa.
Le lingue si accarezzavano, e le mani esploravano i corpi: lui si era alzato, seduto sul divano, e la teneva in braccio, mentre lei si accomodava sulle gambe di Matteo, con il pene ritto davanti alle sue mutandine.
Le gambe di Ilaria si incrociarono dietro la schiena del cugino, e lo strinse a sé, spostando in avanti il bacino. Ora lui poteva sentire, col pene, la meravigliosa morbidezza della patatina che aveva di fronte.
Con una mano le percorse quella schiena longilinea e si infilò nel costumino. Trovo un sedere sodo, e se lo premette contro. Lei inizio a sfregare la sua fighetta contro il pene nudo e ormai scappellato.
Poi, quando si senti bagnare gli slip, si fermò e con due mani prese quel membro rigonfio. Iniziò a scivolare su e giù per l’asta, e percepiva le vene che pulsavano sotto le dita. Non durò molto, perché Matteo le sciolse i laccetti degli slip e li scagliò lontani nella stanza. La prese con forza da quel culetto compatto, e la sollevò sul suo pene.
Lei centrò il suo buchino stretto con le mani, poi si lasciò scivolare sopra di lui. La cappella entrò allargando quelle tenere labbra, e i loro umori intimi si mischiarono. ‘Santiddio quanto sei stretta’ Ho voglia di aprirti fino in fondo!’ ‘Sì tesoro’ Sento che &egrave dentro perfetto’ Lo sento tutto’.
Premette il seno contro il petto di lui, e lui, piegando la testa a succhiare quei piccoli seni e a morderle dolcemente i capezzoli, la alzava e la abbassava, a forza di braccia, mentre lei lo aiutava. Inarcò la schiena e Matteo tuffò la faccia in quelle tettine eccitate, leccando e succhiando, palpando e mordicchiando. I capezzoli tremavano di piacere, mentre lei ansimava.
Sentiva il cazzo premuto in quella patatina bagnata, e, sempre tenendola in braccio, si alzò in piedi e si avvicinò ad una parete. Appoggiò la schiena di lei contro il muro, e iniziò a penetrarla in profondità. Dolcemente, lentamente, per farle sentire quel tronco di carne fino in fondo alle sue viscere. Ilaria ansimava, il suo piccolo corpo era coperto di perle di sudore, e si muoveva come un serpente, avvinghiata al suo uomo.
Poi lui accelerò il ritmo. ‘Spaccami! Spaccami in due!’ bisbigliò da quella bocca carnosa, mentre gli baciava il collo.
Matteo non aveva bisogno di incitamento: aveva iniziato a spingere come un toro, con passione, quasi con cattiveria, e ora la spingeva senza pietà contro il muro, mentre con il cazzo la affondava sfregandole il suo piccolo ed evidente clitoride. Le labbra della sua vagina le lasciavano gocciolare sul culo dei segni del suo piacere, e sentiva il sangue bollente diffondersi inarrestabile nel suo corpo.
Ora era posseduta selvaggiamente, e non riusciva a contenere delle piccole grida, mentre le gambe erano attorcigliate ai glutei del cugino e le sue dita premevano la schiena.
Poi, con i suoi ricci neri sparsi in volto, il seno sodo mosso ritmicamente e la patatina completamente bagnata, fermò il respirò e trattenne il fiato, prima di irrompere in un urlo di godimento. Era immobile, stretta a Matteo, mentre lui ancora le torturava il clitoride penetrandola a fondo.
Sentita la vagina che si stringeva attorno al suo cazzo per l’orgasmo, Matteo la baciò con passione cercandole la lingua, e con un ultimo colpo lasciò spruzzare tutto il suo piacere dentro alla fighetta tremante. Uno, due, tre, quattro fiotti di sperma inondarono Ilaria, che sentì dei brividi corrergli dentro.
Rimasero un paio di minuti così. Stretti. Spingendosi. Ascoltando gli ultimi colpi di godimento. Lui mosse il suo cazzo ancora duro e la penetrò dandole piacere, nella patatina eccitata, poi lei smontò, e piegandosi sorridente, guardandolo dritto negli occhi, senza una parola, apri le morbide labbra e ingoiò la cappella gonfia e sporca di sperma, in un lungo e dolce bacio.
Lui le accarezzava i capelli. Era la sua cugina.
Matteo si alzò di scatto quella mattina. Non che avesse dormito più di qualche ora, ma alle dieci il sole agrigentino rendeva la sua camera da letto un forno. Con l’immagine dei ricci sudati della cugina davanti agli occhi, si sedette sul cuscino, cercando di soffocare un’erezione mattutina inarrestabile.
Saltò giù dal letto e, indossate le ciabatte, si infilò i pantaloncini, con il pene che faceva capolino dalla fascia elastica. Se lo guardò sconsolato, poi, a petto nudo, uscì sul balcone e si appoggiò con i gomiti alla ringhiera.
‘Chissà se Ila ha cambiato idea nella notte ‘ si chiese ansioso ‘ forse abbiamo fatto una cazzata, ma chissenefrega, sono totalmente fuori di testa. Cio&egrave, &egrave perfetta, &egrave l’amante dei miei sogni’ Solo non vorrei che succedessero casini. Mica che lei impazzisca e non mi voglia più parlare, o che qualcuno scopra qualcosa.’
Si lavò faccia e denti, mise il membro nel lavandino per raffreddare i bollenti spiriti e si pulì le piccole gocce di liquido pre-seminale che erano sgorgate naturali, mentre ricordava di come lei si fosse infilata il suo cazzo nel suo buchino stretto.
‘E allora! Stai buono!’ Si rimproverò schiaffeggiandolo.
Scese le scale che portavano al soggiorno assolato, con porte e finestre spalancate e una piacevole brezza che ventilava il tavolo della colazione. ‘Ciao, ciao’ salutò collettivamente la famiglia degli zii che lo ospitavano per l’estate. Improvvisamente si rese conto che avrebbe dovuto passare una settimana a far finta di non voler scopare la loro figlia. La zia, ai fornelli, già intenta a cucinare il pranzo, si girò in grembiule e lo festeggiò, mentre Ilaria passeggiava per la stanza, a piedi nudi, apparecchiando con scodelle e biscotti.
Girò la testa di scattò e sorrise allargando le labbra carnose. Lo guardò di sfuggita, con i suoi occhi da cerbiatta pieni di vergogna.
Lo zio sedeva su di una sdraio nel portico, sfogliando la Gazzetta con lo spirito di un operatore di borsa a Londra con in mano il Financial Times.
‘Allora, hai dormito bene stanotte?’ attaccò Rosaria, occupata a spentolare.
‘Sì’ A parte il caldo’ Non c’ero più abituato, ogni tanto mi svegliavo’ rispose Matteo, che sedendosi fissò con sguardo accusatorio e complice allo stesso tempo la cuginetta. Lei chinava lo sguardo, compiaciuta, e arrossiva visibilmente nonostante l’abbronzatura.
‘Eh sì, che te lo dico a fare, sei venuto nell’estate più calda da vent’anni! Ti conviene quasi tenere chiuse le finestre di camera!’
‘Me ne sono accorto! Ieri non ho fatto in tempo a piazzarmi in spiaggia che mi sono subito ustionato. Ho passato tutta la sera a spalmarmi crema idratante’ continuò alludendo al trattamento della cugina, che gli passò dietro la sedia e lo accarezzò delicatamente sulle spalle ancora indolenzite.
‘Ah, non me l’avevi detto ieri! Ma ti fanno male? Oggi volevamo andare in spiaggia!’ disse la zia voltandosi con aria corrucciata, mentre Ilaria riprese istantaneamente ad armeggiare con cucchiai e zucchero.
‘Certo, certo, andiamo di sicuro!’ rispose. Ma con gli occhi seguiva la cugina in shorts, con l’insenatura, disegnata tra le cosce slanciate e i glutei, che spuntava dal tessuto di jeans, e la canottiera bianca che mostrava il bikini a fiori in cui erano adagiati i suoi teneri seni acerbi.
Si sedettero uno di fronte all’altro.
‘A tavolaaa!’, annunciò zia Rosaria. Il marito, Vito, si alzò con una lentezza incredibile e si accomodò davanti al suo caffelatte. ‘Ciao Matté. Che faccia sciupata che hai.’
Non aveva fame, Matteo, e ogni sorso di latte gli andava di traverso: Ilaria gli lanciava di sottecchi rapide occhiate maliziose, e lui si sentiva bruciare la carne sotto quegli sguardi. Gli occhi scuri della cugina gli stavano penetrando il cervello. Mentre fingeva di mescolare col cucchiaio, sotto al tavolo allungò una gamba e trovò un polpaccio di lei. Questa scattò sulla sedia, poi reagì alzando il suo piede e, correndo lungo la coscia muscolosa di Matteo, arrivò all’inguine’ Alzò un sopracciglio in segno di sorpresa e sorrise con la sua bocca carnosa, quando scoprì che il pene del suo cuginetto era prepotentemente sollevato.
Dissimulando l’eccitazione, gli afferrò l’attrezzo con le dita del piede, e iniziò ad accarezzarlo da sopra i bermuda. Non ci volle molto prima che il glande fosse scoperto e bagnasse la stoffa. Matteo la fulminò con la vista e fece un improvviso scatto indietro sulla sedia. A quanto pareva Ilaria non si era pentita di quanto successo il giorno precedente, ‘Ma ‘ pensò – Non posso mica sborrare a colazione in famiglia!’.
Finse di avere una fame da lupi per rimanere a tavola da solo, poi, nascondendo l’eccitazione con la maglietta, corse in camera a prepararsi.
In spiaggia Ilaria e il fratellino si sdraiarono su di un asciugamano a pochi centimetri da quello di Matteo. La battigia era deserta, e gli zii si erano posizionati più lontani; era il vantaggio di avere la casa a pochi metri dal bagnasciuga.
Matteo e il piccolo Salvatore, di dodici anni, si tuffarono in acqua e giocarono con un pallone gonfiabile, mentre la ventiduenne guardava, seduta a riva, le spalle larghe del cugino roteare, i suoi addominali estendersi mentre si tuffava, la schiena resistere alle onde come una solida diga. Quella schiena che aveva massaggiato con amore il giorno prima, una schiena infinita. Si sdraiò in preda a brividi nella pancia, e si cosparse di olio abbronzante, con tocchi intensi, come se fosse stato Matteo e lambirla.
Lui, in mare, la osservava dopo ogni colpo, quando il piccolo si voltava per recuperare la palla. La vedeva massaggiarsi, e sentiva il sangue ribollire.
Dopo qualche minuto lasciò Salvo, ormai stanco, a giocare tra i flutti. Tornò a riva, uscendo orgoglioso dall’acqua, e si distese accanto a lei: era tutta una curva, armoniosa e longilinea, una piccola statua greca di carne. Era lucida di olio, e il sole luccicava sulla pelle liscia e scura. Sdraiata a pancia in giù, con i ricci voluminosi verso il cielo, la schiena magra si inarcava fino al fondoschiena duro, sodo, con il costume che entrava leggermente nel solco di quelle chiappe lisce. E di nuovo quelle due pieghe, imperlate di sudore, tra le natiche e il retro delle cosce. Magre, atletiche.
‘Fai ancora pallavolo?’ le chiese. ‘Sì’che fai, mi guardi?’ replicò languida socchiudendo gli occhi.
‘Si vede’e si sente!’
Risero. Poi lei allungò la mano, aprendo il palmo; lui fece lo stesso, incrociando le dita tra le sue.
‘Ma l’hai messa la crema, oggi?’ lo rimproverò. ‘Che domande mi fai?! E dopo come fai a massaggiarmi le ustioni?’
‘Scemo. Te la metto io.’ Estrasse la lozione protettiva e si inginocchiò di fianco a lui. Versò della crema sulla schiena, e la stese sulla pelle. Era ancora bagnata dall’acqua salata, e le dita di lei scivolavano sui muscoli, sulla colonna vertebrale, sulle scapole. Era dolce, ancora una volta, ma sotto gli occhiali da sole Ilaria controllava anche che i genitori non dessero troppo peso alla scena.
Matteo, rosolato dal sole, godeva dei tocchi della cugina e della vista, da sotto, delle sue tettine sospese nel costume. Vedeva chiaramente i gustosi capezzoli che si stagliavano contro il tessuto morbido del bikini. Voleva infilare una mano in quella scollatura e soppesare i due teneri pezzi di carne giovane. Allargò il braccio e le accarezzò un polpaccio fine.
Lei notò che i glutei del ragazzo si contraevano involontariamente. ‘Ehi’ – sussurrò ‘ sembra che i miei massaggi ti piacciano sul serio”. Spremette la confezione di crema e la applicò sulle gambe. I quadricipiti da atleta si scioglievano tra le sue mani, e lei scendeva con passione fino ai polpacci, con lunghe bracciate. Poi, giocando con gli ormoni del suo cugino-sessuale, inserì le mani affusolate nei gambali del costume di Matteo, e si avvinghiò al suo culo muscoloso, stringendolo con le dita unte. Il suo respiro si fece pesante, mentre impastava quel corpo. Era intensa, nonostante fosse leggera, e lui osservava i seni muoversi seguendo le pressioni delle braccia esili.
‘Ila, guarda che mi stai facendo godere’ sto facendo un buco nella sabbia, da quanto ce l’ho duro, non voglio venirmi addosso’
‘Mhh’perché no? Sarebbe eccitante’ rispose divertita. ‘Comunque guarda, mio fratello sta uscendo dall’acqua’ Direi che potremmo entrarci noi.’
Salvatore, sfinito, tornò sull’asciugamano, col fiatone, mentre la sorella correva tra gli schizzi delle onde e il cugino, dopo essersi girato a gattoni per nascondere il pacco gigante, la seguiva.
Nuotarono al largo per sfuggire al controllo dei parenti, finché lui la fermò prendendole una gamba. La afferrò per i fianchi e tirò a sé il suo bacino. Lei galleggiava con il peso spostato all’indietro, così che, mentre circondava con le gambe la vita di Matteo, la sua fighetta premeva contro il pene.
Lui massaggiava con il pollice il clitoride, e sentiva questo che si inturgidiva e diventava sempre più riconoscibile al tatto: ora, torturandolo velocemente, poteva vederlo, nell’acqua trasparente, attraverso le mutandine di Ilaria, che le entravano nel taglio sottile della vagina.
La piccola cerbiatta si bloccò, smise di agitare le braccia, e irrigidendosi buttò indietro la testa, in un mugolìo intenso che mostrò al cugino tutto il suo godimento.
Lui non si accontentava. Voleva possederla e farla venire ancora.
La trascinò sotto la superficie e, al riparò da occhi indiscreti, le prese la testa. Baciò quelle labbra grandi e morbide, e le infilò la lingua in bocca, trovando la sua, frenetica dopo l’orgasmo, fino a che non consumarono l’ossigeno. Poi tornarono all’aria aperta, presero fiato, e si reimmersero. Di nuovo limonavano come due innamorati, e lui succhiava e mordeva il labbro inferiore di Ila.
Le fece uscire i seni dal costume e li palpeggiò come se fossero stati di panna montata, leggeri per l’assenza di gravità.
Un’altra boccata di ossigeno e le succhiava i capezzoli, rigidi e sensibili.
Lei sfilò le mutandine e continuò a sfregare la sua fessura contro il cazzo espanso di Matteo, che le allargava sempre di più le grandi labbra.
Fuori erano le 12:30.
I genitori di Ilaria erano pronti ad estrarre dalle pentole il cibo che avevano portato in spiaggia, e quando zio Vito guardò il mare per chiamare i ragazzi, non vide nessuno. ‘Rosaria, non c’&egrave nessuno là!’
Ilaria si allargò le labbra della patatina, calde nonostante l’acqua fresca, e Matteo entrò. Tornarono a galla, uno dentro l’altra, e lei sospirò di piacere.
‘Ah no, Rosaria, li ho visti, sono al largo!’
Il cugino prese il culetto compatto e dettò il ritmo, penetrandola e uscendone come uno stallone. Entrava a fondo in lei, e la svuotava.
‘Ma’non capisco che fanno, Rosy”
Ora la teneva con una mano su una natica, e con l’altra le tirava un capezzolo, mentre lei ansimava.
‘Io non capisco’ Ilaria! Matté! Venite che &egrave pronto!’ gridò lo zio.
La mano, dalla natica, passò al solco del culo: la spingeva a sé infilandole un dito nel buchino stretto del culo. ‘Oh amore, sì, mi stai facendo morire’ rantolava lei.
‘Ilaria! Ma che fate?! Venite qua o no??’
Ilaria muoveva, come aveva già mostrato il giorno prima, il bacino come una danzatrice del ventre, e risucchiava la cappella violacea del ragazzo dentro le sue budella. ‘Sì amore, mi stai spaccando!’
‘Ilaria!! Matteo!! Allora!’
Matteo, infilato un dito in profondità di quell’ano pulsante, la attraversò con degli ultimi affondi violenti, selvaggi, quando riversò tutto il suo seme all’interno della ragazza. ‘Sì, mia piccola cerbiattina, sì cazzo” disse sfinito. Lei, squassata dal piacere, sentì i getti rapidi di sborra sgorgare dentro di sé, e iniziò a contrarre la sua figa in un piacere devastante: ‘Io’ V-VENGOOO’ Aaah vengo!’
‘Cosa??’ Gridò lo zio, non percependo le parole.
Matteo mosse ancora il suo glande gonfio nella vulva della cugina. Lei si muoveva convulsa, con il piacere che piano piano si distribuiva nel suo corpicino, rannicchiato contro il suo amante. Poi lui estrasse il suo pene, e una nuvola di sperma si diffuse nell’acqua.
‘Sì, papà, ora veniamo”
Matteo attendeva nella sala d’attesa dell’aeroporto fremendo di tensione.
Faceva caldo, ma non erano i 30 gradi, né l’umidità della Bassa padana a inumidirgli la maglietta leggera e aderente. Aspettava l’atterraggio di quell’aereo che non arrivava mai, e si consumava dall’agitazione di rivedere quella persona che non vedeva da quasi un anno.
‘ ‘volo in ritardo d due ore’ dicono qua’eh grazie al cazzo c siamo accorti’ma adesso qlc al gate si muove’imbarcanooooo! C vediamo tra 2 orette. Ciao cucciolo, nn vedo l’ora d vederti ;*”
Il ragazzo, che aveva speso 15 ‘ al bar, tra caff&egrave, bottigliette d’acqua e snack per ammazzare il tempo, nevroticamente apriva e chiudeva Whatsapp per controllare ‘l’ultimo accesso’ della sua interlocutrice, e invariabilmente rileggeva il messaggio.
Sentiva scaldarsi il ventre, e mentre restava piegato sulle seggiole di scomodo metallo, avvertiva piccole continue erezioni premergli il tessuto dei bermuda, ogni che scorreva gli occhi sul display.
Non vedeva Ilaria dall’estate precedente, da quando aveva scoperto che sua cugina non era una creatura angelica e armoniosa. Non solo, almeno. Era una giovane donna che lo desiderava e lo amava, e che lui voleva, e che gli accendeva un inferno dentro.
Si vedevano così poco, avendo l’intera Italia a separarli, che l’iniziale disagio e impaccio del loro innocente legame di infanzia era evaporato sotto il sole siciliano, non appena le carezze avevano iniziato a farsi ardite e provocanti. Non volevano pronunciare la parola incesto. Ma il loro amore clandestino tale era.
Scolata l’ennesima bottiglietta, Matteo alzò gli occhi al tabellone degli arrivi. In corrispondenza del volo da Catania, le tessere alfanumeriche iniziarono a roteare con un rumore che gli fece trattenere il respiro. ‘Landed ‘ atterrato’
Si alzò con calma e si avvicinò all’area sbarchi costeggiando le vetrate che davano sulle piste.
Si stiracchiò i muscoli delle braccia e della schiena forte, intorpiditi dalla lunga attesa, e si appoggiò ad una transenna, mentre le porte si aprivano lasciando fluire i passeggeri in arrivo. Coppie di giovani Siciliani e famiglie in visita a Milano, o forse in attesa di uno scalo per chissà quale metà, passavano davanti agli occhi iperattivi di Matteo, che spaziavano avanti e indietro alla ricerca della sua’eccola! Una piccola donna, dai riccioli ribelli e la pelle ambrata, uscì trascinando un trolley.
Quando lo vide, Ilaria gli corse incontro con falcate delicate, strisciando leggera le sue infradito sul pavimento lucido.
Emise un mugolio di gioia quando lo abbracciò: ‘Matteeee”
‘Ciao bellissima!’ rispose con un sorriso largo il cugino
‘Ah ah quanto tempo, non ce la facevo più!’
‘A chi lo dici, Ila’ Andato bene il volo?’
‘Sì, il volo sì – disse lei tenendogli le braccia attorno alla vita ‘ ma volevo morire per il ritardo! Visto che sto già ingrassando, ho mangiato tutto quello che c’era al bar!’
Matteo le guardò gli occhioni scuri, le fossette nelle guance ai bordi di quel sorriso luminoso, e vide che il suo corpo da ballerina era sempre affusolato e sinuoso, tanto che si poteva permettere una maglietta scollata e svolazzante. Sorrise.
‘Ma che dici, scema’ sei sempre secca’ Anche se le tette in effetti sono più grosse!’
Lei finse imbarazzo e lo strinse a sé più forte’
‘Mi sei mancata davvero’
‘Lo sento’ Voglio recuperare tutto il tempo perduto’ E mi porti in giro, vero?’. Ilaria lo bruciava con gli occhi. Il suo piccolo bacino, vestito da shorts in jeans che facevano voltare mezza sala a Malpensa, era aderente al corpo del cugino. E lei sentiva l’erezione di Matteo che riprendeva vigore. Contrasse il suo culetto per premergli con forza il pene.
‘Sì ‘ disse con respiro pesante- sì ti porto dove vuoi’. Le sfiorò le labbra con le sue, incerto che fosse il caso di baciare sua cugina lì, in pubblico, senza mostrare un briciolo di rimorso per quello che avevano combinato l’anno prima. Non appena lei reagì, portando la testa in avanti e socchiudendo gli occhi, le infilò la lingua in bocca.
Le tolse il fiato; le teneva la testa e, annebbiato dalla passione, le attorcigliò la lingua intorno alla sua.
Si distacco con Ilaria che ansimava. ‘Perché ti sei fermato?’
‘Lo sai, appena mi eccito mi bagno subito’ sorrise imbarazzato. ‘Non voglio fare disastri in un aeroporto’.
‘A me piace quando ti bagni’ lo punzecchiò allargando le sue labbra carnose in un ghigno seducente.
Matteo la fissò per un paio di secondi, poi la afferrò per un polso, prese il trolley della cugina, e trascinò entrambi lungo i corridoi del terminal.
‘Ehi, piano, che fai!’ lo apostrofava Ilaria spaesata, mentre le rotelle della valigia scorrevano impazzite sulle fughe delle piastrelle.
Lui scrutava furibondo tutti i cartelli appesi al soffitto, con le indicazioni per le uscite e gli uffici.
Percorse una ventina di metri, tirando la ragazza come se fosse un secondo bagaglio, finché non fu davanti ad una porta nascosta dietro ad alcune colonne. ‘Toilettes’. La spalancò, e vi scaraventò dentro la valigia di Ilaria, allentando la presa su di lei.
Ilaria smise di fare domande, e ritrovando il sorriso si avvicinò lentamente ad un lavandino. Aprì l’acqua e si insaponò le mani, rinfrescandosi sollevata anche la faccia, ‘Che fai Matte, vuoi mica fare qualcosa qui?’
Non fece in tempo ad accendere il soffiatore d’aria calda che Matteo la cinse da dietro. Le mani sui suoi fianchi, salirono fino a trovare i seni sodi, quella terza abbronzata che voleva essere presa. Premeva il suo pacco sui pantaloncini aderenti di Ilaria, che era già schiacciata contro il lavandino.
Infilò una mano nell’ampia scollatura fino a sentire la pelle morbida delle tette. Spostò la coppa del reggiseno e trovò il capezzolo, teso e piccolo come lo ricordava nelle sue fantasie.
La allontanò dai lavandini di ceramica e la spinse in un bagno chiuso.
‘Così fai bagnare me, tesoro’ Mi vuoi scopare?’
Sì, la voleva scopare. Ilaria non fece in tempo a togliersi la maglietta: le allargò il décolleté e tuffo la testa tra i seni densi. Li liberò dal reggiseno e li assaporò, leccandoli e mordendoli come un cucciolo di leone durante un gioco.
Lei gli stringeva la testa al petto, e quando sentì la cintura di Matteo slacciarsi, si sbottonò e lasciò scivolarsi di dosso gli shorts.
‘Quanto ti ho desiderata’ Non ti voglio come cugina, ti voglio rapire e fare sesso notte e giorno, notte e giorno, notte e giorno’. Con una mano le accarezzò gli slip, rosa, sottili. Le agguantò i glutei, lisci e sodi, massaggiandole il culetto come fosse stato di creta. Ilaria lo baciava sul collo, gli mordeva le orecchie, indemoniata dalle parole e dai tocchi di lui.
Matteo spostò una mano e trovò, davanti, la fighetta della cugina. Le mutandine erano già umide.
Unì le dita a conchiglia e prese tutta la calda vagina di Ilaria nella mano, massaggiandola e provando tutto il calore di quelle bellissime labbra turgide. Ilaria si eccitava sempre di più, e ora il tessuto toccato dal ragazzo era completamente bagnato di umori oleosi.
‘Lo voglio’
Lui non se lo fece dire due volte. La prese in braccio. Il suo pene, estratto già da un pezzo e con la cappella violacea, le strusciava su quel pancino sensuale insozzandolo di liquido pre-seminale.
Ilaria si spostò gli slip, e Matteo la sollevò di peso quel tanto che serviva.
Il suo palo di carne si tuffò negli umori sessuali della giovane, che rendevano quella vagina così stretta tanto accogliente.
Le labbra bagnate si richiusero sull’asta del cazzo rigido, e lui le affondò dentro.
La penetrò con forza per pochi minuti, appoggiandola ad una parete di plastica della cabina, finché lei non smise di sospirare di piacere, e lasciò colare lungo il pene del cugino tutto il suo piacere’
Lui durò poco di più: estratto l’uccello dal ventre della ragazza, lo inserì nella sua bocca. Ma come Ilaria chiuse le labbra carnose intorno alla cappella, la sentì pulsare di piacere; mentre Ilaria lo guardava dritto negli occhi, lui le venne in gola.
Gli tenne il pene in bocca fino all’ultima contrazione, pulendolo con amore. Quando si rialzò in piedi, lui le prese la testa e la baciò dolcemente.
Uscirono dal bagno sorridendo.
‘E’ cominciata bene ‘sta vacanza’, osservò giocosa Ilaria, scuotendo i suoi ricci mentre Matteo le teneva la mano.
Lui trascinava felice il trolley. Dentro c’erano gli slip bagnati di lei.

Autore Pubblicato il: 31 Gennaio 2015Categorie: Racconti erotici sull'Incesto0 Commenti

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