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Il Nipote Perfetto – Parte Tredicesima (Tutto Ciò Che Mi Hai Dato…)

By 19 Gennaio 2026No Comments

Allacciai gli stivali. Domenico uscì dal bagno vestito di tutto punto, aveva messo un profumo che adoravo. Andai a truccarmi, mi sembrò di metterci un’eternità, avevo paura che avremmo fatto tardi all’appuntamento. Mentre mettevo il mascara, Domenico comparve sulla porta e mi fissò. Non me ne accorsi subito, ma appena lo vidi non riuscii a non sorridergli. Posai il tubetto del mascara, avevo già messo il fondotinta e il rimmel, gli occhi erano a posto. Presi il rossetto ma prima di passarlo sulle labbra, diedi un bacio a zio.
“Meglio che finisci di truccarti. Se non usciamo da qui finisce che ti butto sul letto…” mi prese per fianchi e mi abbracciò, ma dopo pochi secondi mi lasciò.
“Non ti è bastata la doccia? Hai ancora voglia?” chiesi.
“Penso di si, mi basta guardarti… Finisci di prepararti che dobbiamo uscire o faremo tardi.” in parte mi sentivo proprio come lui, già stavo pensando a cosa avremmo fatto dopo la cena, una volta tornati in camera.
“Più tardi quando torneremo in camera voglio farlo. Non voglio dormire prima di aver fatto l’amore con te. Ho ancora voglia, prima non mi è bastato…” quasi lo supplicai, lui mi sorrise e capì che era d’accordo con me. Misi il rossetto, dopo aver raccolto per bene i capelli mi feci una mezza coda di cavallo, dopo la doccia avevo provato a lisciarli con molta cura usando solo la spazzola e l’asciugacapelli e lo raggiunsi nell’altra stanza, mi stava aspettando con il mio piumino in mano, appena mi vide aprì le braccia per farmi indossare il piumino. Presi la borsa con dentro telefono e portafoglio ed uscimmo. Domenico aveva parcheggiato proprio davanti il b&b. Partimmo subito e andammo a prendere Daniele e Giovanni in un altro albergo poco distante da noi, sembrava che all’azienda per cui lavoravano piaceva far alloggiare i dipendenti in trasferta quasi tutti nella stessa zona e vicino alla sede locale. Arrivammo da loro dopo una decina di minuti, ci stavano già aspettando in strada, zio quasi non gli diede il tempo di mettersi comodi che partì subito.
“Come stai Luana? Non ci vediamo da un po’. Domenico ti ha portata in trasferta, spero non ti sarai annoiata… Pescara non è di certo il massimo in questo periodo.” dal tono di Giovanni sembrava che volesse attaccare il discorso per non lasciar nessun silenzio imbarazzante tra noi.
“Oh sto bene grazie, in realtà sono stata benissimo in questi giorni, anche senza locali e vita notturna. Mi piace Pescara anche se è una città piccola… e poi ci siamo divertiti molto in questi giorni.” Domenico mi prese la mano.
“Immagino quanto vi sarete divertiti..!” l’osservazione di Daniele mi fece tornare in mente la faccia che aveva quando mi stava spiando sulla soglia della camera da letto, quando ero insieme a Monica. Non so perché ma quell’uomo mi sembrava viscido, mi vennero quasi i brividi.
“Monica ha detto che ci aspetta lì, a quanto ho capito casa sua è proprio lì vicino.” zio Domenico continuava a tenermi la mano stretta.
“Si l’ho sentita in questi giorni, anche a me ha detto che sta vicino al locale, da una sua amica.” dissi.
“Ero sicuro che tu e Monica sareste andate d’accordo, che ti avevo detto eh Domenico?” esclamò Giovanni. Domenico non fece in tempo a rispondere che davanti a noi comparve il locale, riconobbi chiaramente la figura di Monica in piedi davanti ai tavolini all’ingresso. Era avvolta in un lungo spolverino di pelle marrone dal quale uscivano un paio di stivali leopardati fino al ginocchio. Sembrava tirare un leggero vento dal mare, i tavoli erano vuoti ed i capelli di Monica iniziavano a volare. Entrammo nel locale e venimmo accolti dalla proprietaria, la stessa che ci aveva fatto preparare il tavolo quel pomeriggio. Il locale iniziò a riempirsi lentamente mentre i camerieri ci servirono la cena con quelle che sembravano a tutti gli effetti porzioni gourmet, accompagnate da diverse bottiglie di vino bianco. Ogni tanto cercavo lo sguardo di Domenico o Monica per non sentirmi del tutto perso, era la mia prima esperienza con quel genere di cucina. Per fortuna Monica, seduta accanto a me, mi suggerì di non avere fretta e di mangiare lentamente. Cercai di fare il disinvolto, giocando con il calice di vino, sorseggiandolo lentamente e consumando le portate senza fretta finchè quasi non mi passò l’appetito.
Durante la cena sentì Domenico parlare con Daniele e Giovanni riguardo la nostra visita alla cantina e alla vigna. Monica appena sentì il discorso si dimostrò interessata, dicendo che non aveva mai visitato una vigna.
“E’ stata una visita fantastica! Credo proprio che non ce la dimenticheremo mai.” disse Domenico.
“Mi sarebbe piaciuto visitarla con te Monica!” Daniele si intromise subito nel discorso, potevi leggergli in viso quanto fosse già eccitato solo dallo sguardo. “Ci saremmo fatti una bella passeggiata nella vigna…”.
“Lo so io che cosa avresti fatto con Monica in quella vigna! Non pensi ad altro eh?” lo zittì Giovanni.
“Daniele lo sa che la sua è una delle mie bocche preferite…” Monica gli rispose ammiccando e Daniele sorrise come un bambino mentre metteva in bocca l’ultima forchettata della sua minuscola portata. Mentre bevevo un sorso dal mio bicchiere, Monica si avvicinò a me per chiedermi all’orecchio cosa avessimo combinato durante quella visita. Non riuscivo a capire come avesse potuto intuire che fosse successo qualcosa. Trattenni una risata e Monica capendo di aver avuto ragione iniziò a punzecchiarmi, per fortuna la musica nel locale coprì le sue battute.
“Noi andiamo un secondo al bagno.” Monica mi prese per mano e mi portò con lei. Nessuno dei tre sembrò avere qualcosa da dire. Appena entrati nel bagno delle donne Monica si mise allo specchio e si controllò il trucco.
“Allora su amore, che avete combinato durante quella visita? Avete fatto i porcellini eh…” mentre parlava si aprì una delle porte alle nostre spalle e da una toilette uscì una ragazza che ci guardò per tutto il tempo mentre si lavava le mani. Uscì dal bagno con una faccia scandalizzata e appena la porta si chiuse Monica mi guardò e si mise a ridere.
“Oh non abbiamo fatto chissà che… Gli ho solo fatto un pompino.” ammisi.
“Lo sapevo, sei la solita puttanella!”.
“Non ho resistito, per un attimo non ci ho più capito nulla e mi sono ritrovata nascosta tra le piante d’uva in ginocchio… Ma è stato davvero eccitante, non lo avevo mai fatto all’aperto prima d’ora.” finsi di controllarmi il rossetto con il cuore che batteva a mille per l’eccitazione, anche solo raccontarlo mi faceva venire i brividi.
“Ah tesoro ne so qualcosa!” iniziò a ridere. “Anche a me è capitato qualche volta… e poi che hai fatto? Hai ingoiato?” continuava a parlare non curante del fatto che potesse esserci qualcuno in una delle tre toilette alle nostre spalle, per fortuna nessuna porta si aprì.
“Si, con lui ingoio sempre.” ammisi con orgoglio.
“Non mi sbaglio mai..!” si sistemò i capelli e poi mi prese di nuovo la mano. “Ora torniamo di là sennò quelli pensano che siamo venute in bagno a fare porcate… Hai visto quanto è già carico Daniele?”.
“Quello non vede l’ora di saltarti addosso secondo me… Ma dici che questa sera faremo, insomma faremo come l’altra volta dopo cena?” chiesi.
“Oh non credo tesoro, secondo me vorranno fare qualcosa domani. Da quanto ho capito domani sarà il vostro ultimo giorno qui… Ma Domenico non ti ha detto nulla?”.
“No, ma in realtà me lo immaginavo già. La cosa non mi dispiace comunque.”.
“Vedrai che questa volta andrà meglio…” mi diede un bacio sulla guancia. “Ora torniamo al tavolo.” uscimmo dal bagno e ce ne tornammo al nostro tavolo sculettando una dietro l’altra, con non pochi sguardi addosso.
Finita la cena, Daniele volle ordinare un primo giro di cocktail per tutti, in breve mi trovai davanti un ottimo cosmopolitan. Lasciai il rossetto sul bordo del bicchiere, vuotandolo completamente. Daniele me ne fece portare subito un altro e appena arrivò, Monica ed io ci mettemmo in posa per una bella foto ricordo (quella polaroid finì appesa dietro il bancone, ancora oggi probabilmente è lì) scattata dalla proprietaria. Monica volle andar via prima che i cocktail iniziassero a fare effetto, in effetti iniziavo a sentire un leggero cerchio alla testa. I nostri uomini insistettero per pagare loro il conto e dopo aver salutato la proprietaria ci facemmo largo tra la gente che iniziava a stringersi nel locale. Camminammo fino alla casa di Monica con il vento del mare che iniziava a soffiare forte, mi strinsi a Domenico mentre Daniele con la scusa di prendere Monica sotto braccio, le toccò il culo stretto nei suoi pantaloni di pelle. Non ci volle molto perché Giovanni non fece la stessa cosa.
“Monica ma non è che potremmo salire da te, qui fuori inizia a fare freddo.” non le diedero il tempo di rispondere che già avevano messo le mani dentro i suoi pantaloni per tastare meglio il suo culo.
“Ve lo stavo per proporre, Agata questa sera non c’è. Almeno mi fate un po’ di compagnia..!” cercò di tirar fuori le chiavi ma le mani di Daniele e Giovanni non si fermarono, le avevano quasi abbassato i pantaloni. In fretta Monica aprì la porta di casa ed entrammo. Appena la porta si chiuse, quei due saltarono addosso a Monica mentre cercavano di spogliarla. Domenico mi portò sul divano.
“Perché non ci godiamo lo spettacolo, ti va?” ci sedemmo mentre Monica si lasciava spogliare. Daniele le sfilò gli stivali leopardati ed i pantaloni di pelle mentre Giovanni le tolse il maglioncino a dolcevita. In pochi secondi Monica rimase con un body rosso addosso, i suoi capezzoli uscivano da un taglio nel mezzo delle coppe. Feci appena in tempo a vederli che Giovanni li prese in bocca uno dopo l’altro mentre Daniele accarezzava e faceva crescere sempre di più il grosso e scuro cazzo di Monica sotto il pizzo rosso quasi trasparente. Monica non perse tempo e subito sbottonò i loro pantaloni, i cazzi saltarono fuori già eretti e duri. Giovanni non vedeva l’ora di farsi prendere dalla bocca di Monica, stava tremando dalla voglia. Si inginocchiò tra loro due e lo ingoiò lentamente, mente con la mano masturbava Daniele che ancora le stringeva i seni, alla fine glieli tirò fuori dalle coppe.
“E voi che fate? Vi godete lo spettacolo e basta?” Daniele sembrò eccitarsi ancora di più appena ci vide comodi sul divano con gli occhi su di loro.
“Fate quello che dovete fare, noi ci riposiamo per domani. Vero tesoro?” Domenico mi passò il braccio dietro le spalle, cercando di infilare la mano nel maglione per arrivare al mio seno.
“Esatto, non credo vi daremo fastidio se ci godiamo la scena vero?” risposi mentre Monica ci sorrideva con la bocca piena e Domenico iniziava a tastare il mio seno artificiale.
Monica continuò a succhiare, prima uno e poi l’altro, cercando ogni tanto di farli entrare insieme nella sua bocca mentre i suoi seni se ne stavano allo scoperto. All’improvviso da sotto il body scivolò fuori il suo cazzo. Oramai era diventato duro, si stava eccitando a stare lì in mezzo. Daniele e Giovanni ansimavano e godevano come due vecchi maiali mentre a turno si dividevano la testa di Monica e lo spingevano sempre più in profondità. Lei non sembrava fare nemmeno una storia, li prendeva sena problemi, succhiandoli e ingoiando tutta la saliva che quei due cazzi le facevano venir fuori.
Mi resi conto che zio si stava eccitando, vedevo i suoi pantaloni gonfiarsi, allungai la mano per sbottonarli e glielo tirai fuori, prendendolo in mano sentì il calore, lo masturbai mentre sentivo la sua mano che nel mio reggiseno aveva aggirato le coppe in silicone per andare a toccare il mio vero capezzolo. Le sue dita lo stringevano, quasi a pizzicarlo… Strinsi ancora di più la presa, scappellandolo fino in fondo.
“Oh cazzo Monica, sei una vera troia..!” le mani di Daniele tenevano ferma la sua testa per scoparla sempre più forte. I suoi strozzati della gola di Monica sempre più piena lo eccitavano da matti, ed eccitavano anche me. Bagnai la mia mano con della saliva, sputando velocemente tutto ciò che avevo in bocca e poi ripresi a masturbare Domenico, questa volta stringendo per bene il palmo contro la sua cappella nuda, ed ecco che lo sentì gemere più forte mentre stringeva il mio capezzolo.
Monica iniziava a farsi soffocare, Daniele e Giovanni affondavano sempre di più nella sua gola, finche non la vidi staccarsi da loro per dover tossire e riprendere fiato. La saliva aveva iniziato a colarle sui seni, bagnandoli tutti. I cazzi se ne stavano lì, pompanti e duri, lucidi e grondanti della sua saliva.
“Vieni qui che ora te la do tutta troia!” Giovanni iniziò a masturbarsi, cercando il viso di Monica da schizzare. Lei si avvicinò sorridente, non aspettava altro. Daniele iniziò a colpire la sua bocca, i colpi di cazzo risuonavano in tutta la stanza, carne bagnata…
“Oh si amore, dammi la sborra, tutta nella bocca!” Monica sapeva come prenderli, sapeva che una frase così semplice lo avrebbe fatto esplodere, e Giovanni esplose subito. Con pochi schizzi, densi e violenti, riempì il viso di Monica e maldestramente spalmò con la sua cappella lo sperma su metà viso di Monica. Voleva cercare di mandarglielo dritto in bocca ma quel lavoretto con il cazzo servì solo a sbavarle parte del trucco. Daniele intanto si stava masturbando furiosamente… Monica si girò verso di lui, avvicinò le sue labbra bagnate alla sua cappella, baciandola e implorando per il suo sperma. Daniele fu ancora più facile da far crollare, già non ce la faceva più a giudicare da quanto stava ansimando… Anche lui schizzò subito, a differenza di Giovanni, centrò in pieno la bocca di Monica, finendo di riempirla come speravano. Quella scena mi fece eccitare da matti, nelle mie mutandine iniziava a smuoversi qualcosa di molto duro. Tirai fuori la mano di Domenico dal mio reggiseno ed iniziai a succhiare le sue dita una dopo l’altra mentre continuavo a masturbarlo. All’improvviso vidi Daniele chinarsi verso Monica, le prese il viso e la baciò. Affondo la sua lingua in mezzo a quel bel miscuglio di sperma caldo appena fatto. Ne rimasi stupito… sapevo che Daniele era un porco, lo avevo capito quasi subito quando lo avevo viso per la prima volta, ma non pensavo fosse così depravato. Li vidi scambiarsi le lingue, poi entrambi si dedicarono al cazzo di Giovanni, sembrava ancora in tiro nonostante la bellissima e potentissima sborrata. Se lo divisero per bene, lui non sembrava dispiaciuto che a ripulirlo c’era anche la bocca di Daniele. Quando fu pulito, Daniele scese verso il cazzo di Monica e iniziò a succhiarlo, finche in pochi secondi, dopo aver iniziato a masturbarlo, Monica non gli riempì la bocca. Daniele si alzò, tenendo ancora tutto nella bocca cercando di non far cadere nemmeno una goccia.
“Bravo amore, e ora cosa devi fare?” Monica assunse un tono autorevole, fermo, imperativo. Daniele ubbidì, ingoiando tutto come un singolo boccone per poi mostrare la bocca vuota, tirando fuori la lingua. Monica accarezzò il suo viso e lo ricompensò baciandolo come fosse stato il suo cucciolo.
Stavo morendo dalla voglia, tutta quella scena mi aveva fatto eccitare… Sembrava che si fossero dimenticati di noi presi com’erano dalla loro foga e dalla lussuria. Improvvisamente Domenico mi prese le mani, facendomi smettere la sega che gli stavo facendo con tanto amore.
“Fermiamoci qui, meglio tenere tutto da parte per domani sera.” mi disse. “Vedrai che domani mi ringrazierai…” doveva aver visto il mio sguardo triste. Non mi sembrava vero dovermi fermare proprio sul più bello, non lo avevamo mai fatto fin’ora, avevamo sempre consumato la nostra passione fino in fondo.
“Ok… va bene. Aspetterò domani.” risposi deluso mentre lui si richiudeva i pantaloni.
Mi resi conto che nessuno di quei tre in mezzo alla stanza si era accorto di noi. Stavano tutti continuando ad amoreggiare, con baci e carezze. Quando Domenico finì di ricomporsi, fece un bell’applauso per complimentarsi con tutti e tre per la bella scenetta che ci avevano regalato.
“Siete stati fantastici!”.
“Voi due siete il miglior pubblico che potevamo chiedere, è troppo eccitante farselo succhiare davanti a… una coppia come voi!” Giovanni mi guardò, sapevo che avrebbe voluto dire ben altro, non che la cosa mi avrebbe dato fastidio. Ero perfettamente conscio della situazione e mi stava più che bene, con tutti i suoi pro e contro. Monica si alzò in piedi ed andò a ripulirsi in bagno, tornò con degli asciugamani per Daniele e Giovanni.
“Diamo una bella pulita a questo monello..!” prese delicatamente tra le mani il cazzo di Daniele che aveva iniziato ad ammosciarsi e lo pulì. “Sei sempre più porcello eh? Questa volta anche quello di Giovanni hai voluto, non ti bastava Monica!” esca lamò lei. Daniele rimase in silenzio, ancora in preda all’eccitazione, mentre si lasciava ripulire e coccolare da Monica. Li lasciammo lì a riprendere fiato e ce ne tornammo a casa. Morivo dalla voglia di prendere il cazzo di Domenico con la mia bocca, quando mi sdrai nel letto accanto a lui, lo sentivo chiaramente che pulsava duro contro il tessuto dei miei leggings, fu molto difficile dover far finta di niente.
Aprì gli occhi in tarda mattinata. Domenico non lavorava, ancora dormiva accanto a me, avremmo avuto tutta la giornata per noi. Mi alzai per andare in bagno e lo sentì muoversi, feci piano per non svegliarlo ma non resistetti ad accarezzargli il pacco ancora gonfio dalla sera prima. Voleva quasi far finta di niente ma era chiaro che moriva anche lui dalla voglia. Tornai a sdraiarmi accanto a lui finchè non si svegliò e lentamente non uscimmo dal letto per andare a fare colazione al bar di sotto.
“Oggi abbiamo la giornata tutta per noi. Cosa ti piacerebbe fare tesoro?”.
“Non c’è qualche altra cantina da visitare qui nei dintorni per caso? Non mi dispiacerebbe un bel giretto come la volta scorsa…” risposi mentre addentavo il mio cornetto.
“Non penso ce ne siano in zona che ci farebbero entrare senza un minimo di preavviso. Me lo immaginavo che avresti voluto ripetere quell’esperienza, ma se avrai un po’ di pazienza ti prometto che questa sera ci divertiremo lo stesso, anzi, pure di più.” mi aveva subito scoperto, aveva capito a cosa mi stessi riferendo. “Che ne dici se andiamo a farci un giretto sulla costa dei trabocchi? Non è tanto lontano da qui. Ci sei mai stata tesoro?” risposi scuotendo in negativo la testa. “Allora penso proprio che ti piacerà. Ci mangiamo una cosetta lì con calma e poi torniamo in tempo per la nostra serata.” mi prese la mano “Lo so che non vedi l’ora…”.
“Mi hai convinto.” gli sorrisi e finì la mia colazione. Appena posate le tazze tornammo in camera per prepararci. Sistemai le coppe nel reggiseno, diedi una ritoccata al trucco, tenni addosso i leggings e misi le Converse di Monica. Indossai la felpa grigia e due copi di spazzola dopo ero pronto, non mi andava di mettermi troppo in tiro onestamente, quella mattina volevo star comodo. Domenico fu quasi più rapido di me a prepararsi, gli bastò cambiare i pantaloni della tuta con dei più semplici jeans scuri. Prese le chiavi della macchina ed uscimmo. Imboccammo l’autostrada verso la costa dei trabocchi. Il mare era agitato, anche con i finestrini chiusi si sentiva la salsedine. A metà mattinata eravamo arrivati sulla costa. Lasciammo la macchina sul lungo mare ed iniziammo a camminare mano nella mano mentre ciclisti ed escursionisti del week end ci passavano accanto. Ci mescolammo in fretta tra la gente, era una mattina abbastanza soleggiata per essere autunno, secondo Domenico c’erano un sacco di persone per quel periodo dell’anno. Mi sentivo a mio agio, in quel momento mi resi conto per davvero che tutte le emozioni forti e lo stupore delle prime volte insieme in pubblico avevano lasciato posto ad una sicurezza ed una tranquillità senza precedenti. Camminavo a testa alta e sculettavamo sicuro di me, con Domenico accanto. Arrivammo al primo trabocco, ci fermammo ad ammirare il panorama della costa, con il mare mosso il trabocco era bellissimo, restammo appoggiati alla ringhiera del lungomare, abbracciandoci e baciandoci davanti a tutti. All’improvviso sentì la mano di Domenico correre lungo la mia schiena ed infilarsi nei leggings. Mi strinse di colpo, senza nessun preavviso. Rimasi immobile, non capivo cosa volesse fare, davanti a tutti…
“Ma..! Che fai?”.
“Non ti eccita la cosa..? E’ un po’ come alla vigna l’altro giorno…” il cuore iniziò ad arrivarmi alla gola. Mi resi conto che effettivamente non aveva tutti i torti, anche se durante la visita in vigna eravamo da soli.
“Non… non c’era tutta questa gente l’altro giorno, se ci vede qualcuno…” Domenico tirò subito via la mano, senza risparmiarsi una sculacciata.
“Non ci ha visto nessuno non preoccuparti tesoro.” mi disse sorridendo mentre la sua mano continuava a palpeggiarmi. “Allora che ne dici? Ti piace il trabocco?” parlava come se non fosse successo nulla. Annuì con ancora il cuore che batteva forte. Domenico mi prese per mano continuammo la nostra passeggiata.
“Allora tesoro, dove ti piacerebbe andare a pranzo? Carne o pesce?”.
“Non mi dispiacerebbe un pranzetto a base di pesce se troviamo un ristorante qui nei paraggi sai?” il suo braccio mi teneva stretto a sé attorno la vita.
“E sia, vedrai che lo troveremo.” all’improvviso la sua mano tornò a stringermi il culo, ma questa volta rimase fuori dai leggings. Domenico mi guardava, aveva quasi gli occhi in fiamme. Continuammo a camminare senza fermarci, passammo un trabucco dopo l’altro mentre la sua mano mi accarezzava le cosce e stringeva le mie chiappe. Guardavo ogni persona che mi passava davanti con il timore che si accorgesse di che cosa mi stava facendo zio Domenico, un paio di volte girai quasi la testa. All’improvviso sentì la sua mano entrare di nuovo nei leggings, questa volta andò più in profondità, arrivando quasi in mezzo alle mie cosce (per poco non mi fece tremare le gambe), sentì il freddo del vento autunnale sulla pelle del mio culetto. Capì di avere il culetto scoperto mentre la sua mano lo palpava e lo teneva in bella mostra, coperto appena dalla vita del mio piumino. Non sapevo che fare, mi sentivo impotente. Domenico sorrideva malizioso mentre la fredda aria autunnale mi pungeva a tradimento. All’improvviso le sue dita scansarono le mie mutandine, cercando quasi di mettere in mostra l’ano. Il mio cuore impazzì appena mi resi conto di cosa stava per accadere.
“Che ne dici di questo trabocco? Lo hanno trasformato in un ristorante, diamo un’occhiata al menù?” improvvisamente la sua bocca smise di sorridere in quel modo lussurioso, la sua mano rimise tutto apposto in un attimo e prima che mi rendessi conto che il nylon del leggings era tornato al suo posto, davanti a noi c’era l’ingresso del ristorante con il menù del giorno esposto su una lavagna. Respirai qualche secondo, poi avvertì la sensazione delle mutandine tra le chiappe.
“Si, mi sembra un bel posto… Vediamo se hanno un tavolo.” Domenico mi prese per mano ed entrammo. Ci trovarono subito un tavolo, il trabocco era piccolo e abbastanza intimo, sedevamo proprio davanti la terrazza con il mare sullo sfondo. Arrivarono gli antipasti, Domenico aveva chiesto una bottiglia di vino bianco che si rivelò favolosa, mi ricordava il vino che avevo bevuto durante quel nostro pranzo insieme, poco prima che iniziasse tutto questo. Le portate continuarono, finchè un cameriere non mi mise davanti un piatto di pasta allo scoglio, dovetti trattenermi dal divorarlo per quanto era buono. Mentre mangiavo rimasi per qualche secondo in riflessione, non mi sembrava vero di essere lì, in quel momento e in quella situazione. Domenico mi vide sovrappensiero.
“Va tutto bene piccola?” mi chiese.
“Oh, si tutto bene. Scusa ero un pò sovrappensiero… E’ che non mi sembra vero che siamo qui, io e te. Non mi sembra vero tutto questo.” diedi un’altra forchettata.
“Lo so, ti capisco. Sai a volte anche io ci penso e non riesco a crederci. Sono molto felice di come il nostro rapporto si è evoluto. Non pensare male, ma sai, con tua zia non sempre le cose sono andate bene. Lei su tante cose è un po’ chiusa diciamo… In tutti questi anni ho provato più volte a proporre cose nuove, qualsiasi cosa potesse aiutarci a non far scemare l’intesa di coppia, sai prima o poi capita a tutti che la fiamma si spenga, è inevitabile. Lei purtroppo non ha mai voluto andare oltre un certo limite, nemmeno per curiosità. Non la sto incolpando, assolutamente. Le voglio molto bene e, anzi, probabilmente se non ci fosse stata lei in tutti questi anni accanto a me non mi sentirei per niente realizzato. Purtroppo però, lei non è riuscita a darmi ciò che mi stai dando tu o almeno a soddisfarmi in tutto, mi piacerebbe dire il contrario ma non è così. Non gliene faccio una colpa, lei è fatta così e basta.” si era fatto improvvisamente serio e riflessivo, erano delle parole che prima o poi mi sarei immaginato di sentirgli dire. Avrei voluto rispondergli con le stesse parole che avevo detto a Monica quel pomeriggio dopo la nostra prima cena tra amici, ma non ne ebbi il coraggio. Mi limitai a sorridergli.
“Bhè allora se le cose stanno così, sono felice di averti dato qualcosa che hai sempre sognato… Anche tu zio mi hai dato tanto. Mi hai fatto scoprire delle cose di me che non immaginavo minimamente esistessero e che non pensavo potessi essere in grado di fare.” allungò la sua mano verso la mia, incrociammo le dita. Quell’attimo di felicità durò poco, il tempo di perderci l’uno negli occhi dell’altro, il cameriere arrivò a portar via i piatti e a riportarci alla realtà. Concludemmo il pranzo con una porzione di tiramisù. Il mare iniziò ad agitarsi ancora di più. Sentivo il rumore delle onde sempre più vicine al terrazzo del trabocco. Mi alzai per andare un secondo al bagno mentre zio Domenico chiedeva il conto. Entrai nel bagno con la solita sicurezza che oramai da qualche giorno mi accompagnava e mi chiusi alle spalle la porta delle donne. Avevo quasi fatto quando all’improvviso sentì la porta premere alle mie spalle, provai a dire che il bagno era occupato ma non servì a nulla. La porta si aprì di colpo e mi trovai davanti Domenico.
“Perché sei entrato? Se ci vede qualcuno…”.
“Non preoccuparti, non c’è nessuno che mi ha visto entrare.” chiuse per bene la porta alle sue spalle. “Sai, tua zia al posto tuo sarebbe già uscita di corsa per l’imbarazzo.” in effetti non potevo dargli torto, in quel momento mi trovavo seduto sul wc con le mutande abbassate.
“Ma perché sei entrato?” anziché rispondere mi prese il mento e con il pollice mi accarezzò e labbra.
“Sai ho sempre sognato di farlo di nascosto in un posto come questo…” disse mentre il suo pollice iniziava a premere nella mia bocca. In pochi secondi mi ritrovai il dito in bocca che cercava la mia lingua, inevitabilmente lo succhiai. Guardavo Domenico eccitarsi sempre di più mentre me ne stavo seduto sul wc. Mentre succhiavo il suo pollice, con la mano libera si allentò la cintura e in pochi secondi tirò fuori il suo pisellone già duro e pronto per me. Non riuscivo a crederci che si fosse eccitato così tanto durante il pranzo, evidentemente già da prima quando mi aveva toccato e tirato fuori il culo sul lungo mare era così duro. Lo avvicinò al mio viso, sent quel calore e quell’odore pungente che oramai era familiare.
“Forza amore…” era a pochi centimetri dalla mia bocca. Lo guardai e senza farmelo ripetere due volte lo feci entrare. Spinse dentro la mia bocca, fino in fondo, gustandosi la mia lingua. Spinse così in fondo che non mi diede nemmeno il tempo di prepararmi per ingoiarlo tutto, quasi mi strozzai.
“Si amore si… oh si! Tua zia non ne ha mai voluto sapere di succhiarmelo così. Menomale che ci sei tu.” aveva iniziato a muoversi, entrato ed uscendo. Afferrai il suo culo cercando di controllare il movimento e quasi riuscì a farlo arrivare in gola senza tossire. Le sue mani mi scansarono i capelli dal viso ed afferrarono la mia testa per usarla meglio. Quando lo tirò fuori lo vidi duro e pieno di saliva, lo prese alla base del pube e lo affondò di nuovo nella mia bocca. Si stava trattenendo tantissimo, fossimo stati da soli nella nostra camera avrebbe già iniziato ad ansimare come un porco. Vedevo che chiudeva gli occhi mentre la mia lingua compiva i soliti giri attorno al suo cazzo mentre cercava la cappella. Affondò ancora, trattenendosi per qualche secondo, oramai ero abituato a fargli da gola profonda e la cosa non mi diede fastidio. Appena lo tirò fuori vidi i grumi della mia saliva cadere per terra.
“Amore non hai idea della voglia che mi fa venire così…” mi teneva i capelli con una mano mentre l’altra stringeva il mio mento. Avevo ancora la bocca spalancata, sentivo la saliva sulle mie labbra. Stavo iniziando ad eccitarmi.
“Ora è meglio andare amore, non voglio che ci roviniamo la serata così. Voglio tenere il meglio di me per questa sera. Lo vedo che ti è venuta voglia, ma fidati di me.” passò la mano sul suo cazzo per raccogliere la saliva e si pulì con un pezzo di carta igienica. “Esco prima io, ti aspetto fuori.” si rimise il cazzo ancora duro nei pantaloni e cercando di far finta di niente uscì velocemente dal bagno, lasciandomi lì, ancora seduto sul wc. Mi tirai su i pantaloni, sistemai il mio pisellino nelle mutandine e mi guardai allo specchio. Diedi una sistemata ai capelli e dalla borsa presi il rossetto per darmi una ritoccata alla bocca cercando di nascondere i segni del cazzo di Domenico. Mi rimisi in sesto velocemente, tirai lo sciacquone ed uscì, fingendo che non fosse successo nulla. Attraversai la sala del ristorante, Domenico mi aspettava sulla porta. Riprendemmo a passeggiare sul lungomare, mentre il suo braccio passava solido sulle mie spalle.
“Sei pronta per questa sera?”.
“Si, certo. Voglio dire, dovrò solo prepararmi come la volta scorsa e sarò pronta… perché me lo chiedi?”.
“Ecco, vedi… questa volta pensavo che magari potremmo fare qualcosa di diverso. Mi è sembrato che hai preso un po’ di confidenza con la situazione che si è creata tra noi due e Daniele, Giovanni e Monica. Sembri molto più sicura di te.” capii subito dove voleva andare a parare.
“Vuoi che… che anche loro partecipino?”.
“Ti darebbe fastidio la cosa?” sentii la sua presa sulla mia spalla più forte di prima.
“Bhè onestamente con Monica non credo che avrei problemi…”.
“E’ già successo con lei vero?” mi prese alla sprovvista, non riuscii a rispondere, mi limitai a fissare il suo viso e ad annuire lentamente. “Te l’ho chiesto per questo. Tu forse non te ne rendi conto ma sei cambiata tantissimo da quando abbiamo fatto quel pranzo insieme a casa mia…”.
“Si. Ci stavo pensando in questi giorni. Si nota tanto?” gli chiesi.
“Io me ne sono accorto giorno dopo giorno, sempre di più durante questi mesi. E’ per questo che ora ti sto chiedendo se la “cosa” potrebbe darti fastidio.” smise di parlare, mi lasciò da solo con i miei pensieri. Il fatto che mi stesse chiedendo di dividermi con i suoi colleghi mi lasciava un misto di ansia, paura ma anche con non poca lusinga, facendomi sentire desiderato più del normale. Alla fine, non era poi così spiacevole, anche perché ci avrei scommesso che sicuramente erano stati Daniele e Giovanni a tirar fuori l’argomento per primi.
“Se la cosa ti fa piacere, per me non ci sono problemi… sarà eccitante!” volevo dare l’impressione di essere sicuro di me, che la cosa non mi spaventasse affatto. Volevo far credere di non vedere l’ora di andare dritto al punto, di trovarmi tra le braccia di tutti e quattro quella stessa sera e di sentirli mentre mi desideravano, ma non era del tutto così e credo che lui se ne accorse. Ci fermammo e lui mi baciò a lungo, in mezzo al lungomare. “Grazie.” mi sussurrò. All’improvviso mi sentì molto più sicuro di me, continuai la passeggiata tenendogli la mano, impaziente di tornare in camera per prepararmi.
Tutti quei gesti oramai mi venivano naturali, eppure fino a sei mesi prima mi sarebbero sembrati così assurdi… Mentre mi depilavo in bagno, dalla porta socchiusa vedevo Domenico seduto sul letto che mi guardava riflesso nello specchio del bagno. Vedevo chiaramente che si toccava i pantaloni mentre mi toccavo e mi accarezzavo le gambe e il culetto per controllare la presenza di peli superflui da rimuovere. Dopo aver pulito per bene le gambe passai al fondoschiena, mi girai a tre quarti per vedere il mio profilo all specchio (lasciando sempre un po’ di visuale diretta a zio Domenico) per fortuna lì non c’era molto da togliere. Appena allargai le chiappe per controllare l’ano, vidi la mano di zio andare sotto i pantaloni per poi riuscire quasi subito con il cazzo tra le mani. Passai un dito sul contorno dell’ano, era liscio, nessun pelo indesiderato, avrei potuto chiudere le gambe ma l’immagine di Domenico nello specchio era troppo eccitante. Con il dito passai attorno il bordo del fiore, sentì chiaramente le labbra dell’ano e alla fine premetti con il dito nel mezzo. Affondai appena l’unghia. Guardai Domenico nello specchio e mi morsi appena il labbro inferiore mentre lo vedevo che iniziava a scappellare il pisellone già bello duro. Chiusi le gambe e poi chiusi la porta dopo aver mandato un bacio a Domenico, quella piccola provocazione bastava e avanzava, dovevo finire di prepararmi. Feci i soliti clisteri, anche quella era un’abitudine che avevo preso, ne facevo più di uno al giorno, in questo modo ero sempre pulito e pronto. Ripulì con cura le unghie con l’acetone, feci una doccia e dopo essermi asciugato i capelli con cura, ripassai di nuovo lo smalto rosso, facendo attenzione soprattutto ai piedi, rimasi immobile aspettando che lo smalto si asciugasse… mi sembrò un eternità.
Venni fuori dal bagno e trovai Domenico nudo sul letto, il cazzo ancora dritto…
“Ma che fai lì…?” chiesi.
“Ti aspettavo… mi è piaciuto molto quello spettacolo di poco fa, peccato che non ho visto la fine.” la mano fissa sul pisellone scappellato.
“Oggi sei più arrapato del solito…. come mai?”.
“Oh ma io lo sono sempre quando sto con te amore…”.
“Si ma oggi più del solito, c’entra qualcosa la cena di stasera?” mi sedetti accanto a lui ed iniziai a masturbarlo lentamente, non gi diedi nemmeno il tempo di rispondere che scesi con la testa e lo presi in bocca.
“Non posso nascondertelo… non vedo l’ora che arrivi questa sera. Sarà un sogno che si avvera. Come ti ho detto oggi, tua zia non è mai stata portata per fare certe cose… ma per fortuna ci sei tu.” sentivo quelle parole venir fuori dalla sua bocca nella maniera più spontanea e pura possibile mentre succhiavo lentamente e con dolcezza il suo cazzo. Assaporavo ogni singolo centimetro, ero felice della sua felicità, mentre la sua mano mi accarezzava il viso dolcemente. Iniziai a pensare seriamente di succhiarglielo fino alla fine, poi però mi ricordai di cosa mi aveva detto poche ore prima nel bagno del ristorante. Mi fermai immediatamente, avevo iniziato a sentire il sapore del pre sperma nella mia bocca. Non lo toccai nemmeno, lo lasciai lì, eretto su sé stesso.
“Meglio fermarsi qui. Non voglio rovinarti la serata amore.” mi ripulì gli angoli della bocca dalla bava e dal succo del pompino che gli avevo appena fatto, la sua mano mi prese delicatamente per portarmi verso di sé, restammo qualche minuto abbracciati, baciandoci, mentre Domenico non la smetteva di ringraziarmi per il sogno che stavo per regalargli. All’improvviso si alzò, andò in bagno a farsi una doccia mentre io aprii il mio armadio per iniziare a scegliere cosa indossare. Tirai fuori le cose che più mi piacevano, le misi sul letto cercando di fare degli abbinamenti ma non fu così semplice come speravo. Domenico uscì dalla doccia e mi trovò in piedi davanti al letto con ancora l’accappatoio addosso mentre fissavo i vestiti che avevo sparpagliato sulle lenzuola.
“Sei indecisa?” mi arrivò alle spalle e mi prese per i fianchi. Nonostante l’accappatoio che portava sentì il suo calore.
“Si. Non so cosa mettermi… Non mi hai nemmeno detto dove andremo a cena! In un ristorante, all’aperto, al chiuso….Dove?”.
“Andremo a casa di Monica.” mi rispose con tutta la calma del mondo mentre mi prendeva in vita e mi stringeva “Te lo volevo dire appena uscito dalla doccia. Non sentirti troppo obbligata ad essere perfetta, sii te stessa e basta. Come l’ultima volta…” mi baciò il collo ed infilò la sua mano sotto il mio accappatoio, prendendomi un capezzolo tra le dita e stringendolo delicatamente. “Ora vado in bagno ad asciugarmi, finisci pure di prepararti con calma.” mi bacò il collo e se ne andò dopo avermi morso appena il lobo destro. Rimasi davanti al letto da solo, cercai di fare chiarezza nella mente e tornai a guardare i vestiti sul letto. Tornai in me ed iniziai a scegliere le cose una dopo l’altra. Presi uno dei body con il pizzo floreale, quello bianco, decisi che quello sarebbe stato ottimo per l’occasione e lo misi da parte in un angolo del letto. Buttai un occhio sui maglioni, ne presi uno chiaro, con delle losange ed un semplice girocollo. Era abbastanza leggero ma attillato, lo abbinai ai jeans scuri. Decisi di mettere le decolletè rosse, almeno l’ultima sera le avrei sfoggiate per bene!
Sistemai le i vestiti nell’armadio e lasciai sul letto quello che mi serviva. Domenico uscì dal bagno, asciutto e profumato, mi guardò con in mano i vestiti che avevo scelto e mi sorrise.
“Lo sapevo… Vai a finire di prepararti cucciola. Se arriviamo leggermente prima, faremo un bell’aperitivo.” andò a vestirsi mentre io corsi in bagno. Asciugai subito i capelli, cercai di dargli più volume possibile con l’asciugacapelli e li lasciai sciolti, passai giusto la mano nel mezzo per togliere la riga e levarmeli un po’ dal viso, erano belli voluminosi, forse non li avevo mai avuti così. Andai a vestirmi, misi il body (chiudendo velocemente la chiusura sul linguine dopo aver sistemato il pisellino e indossando i seni in silicone) e poi velocemente i jeans ed il maglione. Mentre Domenico mi guardava appoggiato allo stipide della porta, mi truccai velocemente, senza nessuna esitazione. Passavo il fondotinta e mettevo il mascara con naturalezza, come se lo avessi sempre fatto. Misi il rossetto e feci la linea con il rimmel sugli occhi. Un’ultima sistemata ai capelli ed ecco fatto.
“Sono pronta.” dissi mentre andavo a prendere le scarpe, feci scivolare i piedini nelle decolleté rosse e mi alzai in piedi, non vedevo l’ora di uscire. Domenico prese le nostre giacche ed aprì la porta. Il rumore dei tacchi echeggiò nell’ingresso del B&B, misi la giacca ed andammo verso la macchina.
“Nervosa?” mi chiese Domenico mentre guidava.
“No, sto bene.” risposi. “Non vedo l’ora di arrivare da Monica.”.
Quella sera sembrava che la città fosse deserta, non faceva neanche tanto freddo. Accostammo con la macchina lungo i marciapiede di fronte la casa di Monica. Il cancello si aprì subito, la trovammo sulla porta che ci aspettava. Entrammo senza farcelo ripetere due volte. Daniele e Giovanni ancora non erano arrivati. Mi sarei aspettato di trovare Monica già pronta e tutta in tiro, invece sembrava essere in pigiama, senza trucco. Sembrava che poco prima del nostro arrivo avessero consegnato il catering che avevamo ordinato e Monica, dopo averlo aveva sistemato sul tavolo in salone, ci chiese se volevamo bere qualcosa.
“Preparo spritz per tutti!” esclamò andando in cucina. Tornò dopo qualche minuto con una brocca piena e tre calici. Poggiò tutto sul tavolino davanti ai divani ed iniziò a riempire i bicchieri.
“Allora, come ti senti?” mi chiese.
“Bene, insomma, va tutto bene. Perché me lo chiedi?”.
“Bhè oggi sarà la tua prima volta… con altre persone intendo. Esci dalla tua zona di comfrot. Quando successe a me ero un po’ nervosa.” sorseggiò il suo spritz con le braccia incrociate, sembrava più seria del solito.
“Anche Domenico mi ha chiesto la stessa cosa. Non so se dovrei essere nervosa per questo, mi sento a mio agio con voi, non capisco perché dovrebbe esserci qualcosa che non va.” Monica mi guardava seria ed attenta, appena ebbi finito di parlare, le si sciolse un sorriso sul viso.
“Allora sono felice per te tesoro, spero che questa sera ti divertirai molto.” mi diede un bacio. “E preparati perché ho in mente una bella cosuccia per te…” mi lasciò con la curiosità per tutta la sera. Non volle assolutamente dirmi di cosa si trattava. Mentre stavamo vuotando i nostri bicchieri, all’improvviso suonò il campanello.
“Saranno sicuramente Daniele e Giovanni. Dì a tuo zio che per aprire deve premere il tasto nero sul citofono, io intanto inizio a prepararmi.” Monica vuotò il bicchiere e me lo consegnò. La lasciai in camera a vestirsi e a farsi bella per noi, non volevo rovinarmi la sorpresa guardandola.
Domenico aveva già risposto ed aperto al citofono, Daniele e Giovanni entrarono subito in casa, si vedeva che erano impazienti e non stavano più nella pelle. Andai a salutarli e sentì subito le loro mani che, facendo finta di niente, scendevano lungo la mia schiena e cercavano di arrivare in basso. Non lo avevano mai fatto prima d’ora.
“Volete un po’ di spritz anche voi? Vado a prendervi i bicchieri in cucina.” dissi facendo finta di niente e sentendo i loro sguardi addosso mentre andavo in cucina.
“…stasera è proprio fantastica…. tua nipote è davvero una….” sentì la voce di Giovanni dire qualcosa a Domenico, che prontamente gli disse di abbassare la voce. Cercai i bicchieri nella credenza, sotto sotto speravo di sentire qualche altro commento su di me, avvertivo che la cosa iniziava a farmi piacere. Solo la sensazione delle loro mani che poco prima cercavano di palparmi mi aveva riempito di brividi. In pochi secondi iniziai subito ad immaginare cosa sarebbe potuto succedere appena sarei tornata nell’altra stanza e Monica sarebbe uscita dalla camera da letto. Già immaginavo Daniele e Giovanni che non riuscivano a trattenersi dal toccarmi anche con Domenico davanti, chissà se lui li avrebbe lasciati fare… Chissà fin dove sarebbero arrivati e cosa mi avrebbero fatto. Nelle mie mutandine iniziò a muoversi il pisellino, cercai di soffocarlo incrociando le gambe e continuai a cercare i bicchieri. Tornai in salone con i calici in mano e li riempì con il cocktail mentre gli uomini si erano già seduti sul divano. Ne approfittai per riempire anche il mio calice ed andai a sedermi accanto a Domenico. Mentre sorseggiavo, lì sentivo parlare di lavoro. Domenico ogni tanto mi imboccava con delle tartine mentre teneva la sua mano tra le mie cosce. Rimasi in silenzio tutto il tempo, mentre la mano di Domenico arrivava fin nel mezzo e io lo lasciavo fare come se niente fosse. Daniele continuava a parlare di quel loro collega che non ne voleva sapere di seguire le regole e Giovanni annuiva quasi meccanicamente ma intanto la sua mano era già al lavoro toccandosi la patta gonfia mentre mi guardava voglioso. Domenico mi infilò delicatamente il pollice in bocca, tenendomi la mascella ferma.
“Dai fai divertire un po’ Giovanni, non lo vedi come ti sta guardando? Fai la brava tesoro…” mi sussurrò all’orecchio. Iniziai a succhiare il suo pollice senza farmelo ripetere, guardando Giovanni che si eccitava sempre di più e si mordeva le labbra senza distogliere lo sguardo.
“Brava, vedi che gli piace… continua.” in mezzo alle mie gambe stava per esplodere tutto. Domenico lo sapeva e continuava a toccarmi, apprezzando sempre di più la mia erezione. Mi accorsi che Daniele aveva smesso di parlare di quel maledetto collega ed anche lui aveva iniziato a toccarsi con più foga di Giovanni, intanto Zio continuava a sussurrarmi all’orecchio che mi stavo comportando bene. Improvvisamente sentì la porta della camera da letto aprirsi, il suono dei tacchi.
“Ragazzi ma che state combinando qui..?” Monica entrò in scena lasciando tutti a bocca aperta. Aveva messo un vestito verde, sembrava le fosse stato cucito addosso. Un colletto aderente al suo collo sembrava tenere tutto il vestito fermo e in piedi. Le maniche lunghe le coprivano completamente le braccia mentre la schiena era quasi del tutto scoperta con un grosso spacco a V. Il suo seno era messo in mostra con un taglio in orizzontale che lasciava vedere la fessura tra le sue bellissime tette. Il vestito finiva appena a metà coscia, con due elastici che correvano lungo i fianchi facendo aderenza al suo bellissimo corpo. Lo gambe nude finivano dentro un paio di sandali neri con il plateau trasparante ed un tacco d’argento che sarà stato di almeno dodici centimetri se non di più.
“Vedo che avete già iniziato senza di me.” Daniele e Giovanni la fissavano con gli occhi fuori dalle orbite. Non riuscivo a non fare lo stesso, guardandola così quasi mi sentivo in difficoltà. Monica andò a sedersi tra Daniele e Giovanni, che sembravano pronti a qualsiasi cosa pur di servirla come una regina. Le bastò alzare il calice perché Daniele lo riempisse con altro spritz mentre Giovanni la spogliava con gli occhi e tentava di accarezzare ogni centimetro del suo corpo.
“Bhe che vi prende? Siete diventati tutti muti? Luana di che stavate parlando prima?”.
“Oh non lo so di preciso, parlavano di un loro collega che non sembra essere molto simpatico.” risposi mentre lo sguardo di Monica cercava di evidenziare i gesti patetici di Daniele e Giovanni nel tentativo di compiacerla in ogni modo possibile.
“Ma parlate sempre di lavoro! Eppure questa doveva essere una serata di svago, domani ripartite tutti e mi lasciate qui da sola. Almeno stasera cercate di rilassarvi un po’…” Daniele aveva preso una delle gambe di Monica cercando di stenderla per massaggiarle una caviglia.
“Hai proprio ragione Monica, quei due dovrebbero lasciarsi un po’ andare. Perché non ci pensi tu?” le disse Domenico mentre mi teneva a sé e mi accarezzava le cosce. Monica si alzò e venne a sedersi accanto a me.
“Ora ti faccio vedere una cosa Luana.” si mise comoda e bevve un altro sorso. “Ora immagina quei due come una coppia di cagnolini…” indicò Daniele e Giovanni “Faranno tutto quello che gli chiedo. Venite un po’ qui.” Daniele e Giovanni si alzarono ed immediatamente vennero verso di noi, si inginocchiarono davanti a Monica, sembrava quasi un copione già scritto.
“Ogni volta fanno sempre così, non ce la fanno a resisterti eh?” commentò Domenico.
“Mi adorano!” rispose Monica ridendo. “Ora fate i bravi, perché non mi fate un bel massaggio alle gambe?” entrambi presero delicatamente le gambe di Monica ed iniziarono a massaggiarle cercando di essere il più delicati possibili mentre con una serie di occhiate d’intesa Monica cercava di farmi capire quanto fosse facile comandarli. “Che cosa ne pensate delle mie nuove scarpe? Vi piacciono? Le ho prese apposta per questa sera.”.
“Sono meravigliose Monica!” esclamò Daniele.
“Si è vero, ti stanno benissimo queste scarpe, ti fanno dei piedi ancora più belli del solito.” aggiunse Giovanni. “Possiamo Monica?” gli chiese le massaggiava il collo del piede.
“Certo, fate pure…” appena Monica gli diede l’ok, quei due iniziarono a baciarle i piedi e le scarpe. Sembrava che non esistesse nient’altro per loro in quel momento.
“Hai visto? Mi adorano sul serio!” scoppiammo a ridere mentre Daniele e Giovanni si davano da fare. “Ora lasciali fare, non preoccuparti…” mi sussurrò all’orecchio. “Giovanni, dimmi un po’ hai visto le scarpe di Luana? Che ne pensi?” Giovanni improvvisamente alzò la testa e mi guardò i piedi.
“Oh si Monica, le ho viste. Sono favolose, belle come le tue…”.
“Anche a lei piacerebbe un bel massaggio come solo tu sai fare, vero Luana?” mi guardò facendomi capire che potevo stare tranquilla.
“Oh si Monica, mi piacerebbe tanto provare…” arrivò subito gattonando di fronte a me. Avevo le gambe accavallate, il suo viso si fermò proprio davanti alla mia suola. Delicatamente mi prese il piede ed iniziò a massaggiarlo, mi sorprese il suo tocco così delicato, evidentemente Monica lo aveva istruito per bene. Domenico ed io lo guardammo mentre mi massaggiava il collo del piede, cercando di mettere le mani nello stretto spazio tra il bordo della scarpa e la mia arcata. Daniele faceva la stessa identica cosa con Monica, tutti e due in silenzio. Dopo essere passato all’altro piede, cercando di baciarlo, quasi capii per quale motivo Monica si stava divertendo così tanto. Vederli ai nostri piedi mentre ci imploravano con lo sguardo di lasciarli adorare anche solo una piccola parte di noi era qualcosa d indescrivibile, sembrava davvero di averli in pugno…
“Hai visto che bravi che sono?” Monica si stava godendo la lingua di Daniele che passava sulle sue dita.
“Hai proprio ragione… è la prima volta che ho un uomo ai miei piedi, non pensavo potesse piacermi così tanto!” Domenico mi prese la mano.
“Sta facendo proprio un bel lavoro eh?” disse.
“Giovanni! Fai vedere a Luana come succhi bene il tacco…” immediatamente Giovanni piegò la testa e prese il tacco della mia scarpa in bocca. Bastò uno sguardo di Monica perché Daniele fece la stessa cosa.
“Guarda come succhiano!” esclamai.
“Come se fossero dei cazzi!” scoppiammo a ridere mentre loro due restavano immobili a succhiare i tacchi.
“Secondo me lo farebbero se glielo ordini tu…”.
“Oh ma certo che lo faranno, ma dopo, adesso abbiamo altre cosa da succhiare vero ragazzi?” annuirono silenziosi. Decisi di cambiare piede, questa volta allungai la gamba per farla tenere a Giovanni e cercare di farlo stare un po’ più comodo (mi stava quasi facendo un po’ di pena con la testa piegata in quel modo). Si dedicava ai miei piedi con molta passione, zio ed io lo guardavamo estasiati e contenti mentre succhiava il tacco e passava la sua lingua sulla suola e sulla punta delle decolleté.
“Dagli una piccola ricompensa, è stato bravo. Se la merita.” mi sussurrò Domenico.
“Giovanni. Togli la scarpa…” cercai di usare il tono più autoritario possibile, ma in realtà dentro di me morivo dall’emozione. Giovanni eseguì l’ordine e sfilò la decolleté dal mio piede, alla vista dello smalto rosso quasi esplose. Allargai appena le dita. “Ora apri la bocca…” non se lo fece ripetere due volte. Infilai subito il mio piedino nella sua bocca e sentii subito la sua lingua che cercava di farsi strada tra le mie dita. Succhiava più che poteva mentre mi guardava con gli occhi spalancati, vidi subito che nei suoi pantaloni era cresciuta un’erezione assurda. Avrebbe voluto toccarsi ma Monica glielo impedì, ricordandogli che se voleva godersi i miei piedi avrebbe dovuto usare entrambe le mani. Effettivamente mi sembrò un giusto compromesso, se voleva godersi il dolce doveva mangiare con entrambe le mani. Notai la sua disperazione, avrebbe tanto voluto toccarsi, chissà come si sarebbe segato…
“Farà tutto quello che gli ordini, lo sai vero?” Monica cercava di non farsi sentire dagli altri.
“Si, l’ho capito appena mi ha tolto la scarpa.”.
“Bhè allora approfittane no…” mi accarezzò la coscia e poi arrivò proprio in mezzo alle gambe. Bastò per farmi eccitare ancora di più e per farlo diventare duro. Mi sbottonai subito i pantaloni, tirai via il piede dalla bocca di Giovanni e cercai di sfilare i jeans il più rapidamente possibile. Vidi subito gli occhi di Giovanni finire sulle mie mutandine gonfie, quasi rimase a bocca aperta appena spalancai le cosce davanti al suo viso.
“Vuoi proprio fare le cose per bene eh?” Domenico rimase sorpreso dalla mia decisione. “Avanti Giovanni, che aspetti?” vidi la sua faccia venire verso di me, affondò il viso sulle mie mutandine, lo sentì premere contro la forma del mio cazzo, annusando più che poteva. Non sembrava che riuscisse a staccare il suo viso da me, così Domenico lo aiutò facendo scivolare fuori il mio cazzo. Appena Giovanni lo vide rimase pietrificato.
“Bhè? Che aspetti? Devo imboccarti?” dissi mentre tenevo il cazzo dritto a pochi centimetri dal su viso. Senza farselo ripetere aprì la bocca e lo ingoiò del tutto. Iniziò a succhiare, lentamente. Monica lo guardava soddisfatta e stava attenta che Daniele non si distraesse dal suo compito affondandogli il piede sempre di più nella gola. Mi stavo godendo la bocca di Giovanni quando all’improvviso Domenico tirò fuori il suo cazzo, lo presi subito in mano appena lo vidi, la lingua di Giovanni era concentrata sul mio cazzo e sembrava non volerlo più lasciare andare. Domenico si stava eccitando sempre di più, finì per avere tutte e due le mani impegnate, mentre lo masturbavo con una mano, con l’altra premevo la testa di Giovanni per farlo ingoiare sempre di più il mio cazzo. Arrivai alla sua gola, lo sentì tossire e poi lo lasciai andare, quasi senza bisogno perché poi riprese subito a succhiarmi, questa volta provando a masturbarmi un po’. Con il piede accarezzai il suo pacco, gli ordinai di togliersi i pantaloni e quasi cercando di non perdere il mio cazzo dalla sua bocca, riuscì a farli volare in fondo alla stanza per restare in mutande. Monica mi imitò, ordinando a Daniele di spogliarsi. Appena rimase nudo, lei alzò il vestito facendo comparire quel meraviglioso cazzo marrone dritto e duro. Non ci volle molto perche anche Daniele imitò Giovanni. Monica gli teneva la testa ferma e scopava la sua bocca con molta più forza di quanto facessi io, Daniele sembrava molto più bravo di bocca… Avrei voluto chiedere a Monica se avesse voluto fare a cambio, ma il calore del cazzo di zio nella mia mano mi fece subito venir voglia di succhiarlo. Era già bello duro e pulsante come piaceva a me. Zio iniziò subito a godere, credo che Giovanni si eccitò ancora di più nel vedermi così, infatti succhiò con molta più foga di prima.
“Ho avuto una bella idea… Perché non fate vedere a Luana quanto siete bravi se vi mettete ad usare quelle lingue insieme? Forza Daniele vieni!” vidi Monica afferrare Daniele, lo tirò verso di me. “Amore tu continua pure a succhiare il cazzo di Domenico, alza solo un po’ il culetto.” la sentii prendermi i fianchi per alzare il mio culetto all’aria. “Ecco ora da bravi, uno il cazzo e l’altro il culo!” improvvisamente mi ritrovai a pecora sul divano con la testa di Daniele infilata in mezzo al mio culo che divorava il mio buchetto e quella di Giovanni che, più in basso infilata tra le mie gambe, ingoiava il mio cazzo. Aveva proprio ragione Monica, quei due erano bravissimi con la lingua… Non riuscii a trattenermi, iniziai a gemere come al solito.
“Che ti dicevo tesoro? Sono fantastici quando si mettono insieme!”.
Lavoravano a ritmo, leccando quasi allo stesso modo senza fermasi mai. Daniele ogni tanto finiva più in basso a leccarmi le palle ma poi tornava subito sopra per finire di allargarmi l’ano con la lingua.
“Oddio Luana, guarda come sei aperta, hai proprio una figa qui dietro!” esclamò.
“Ho fatto un buon lavoro vero?” chiese Domenico.
“Sei stato bravissimo, l’hai resa una donna al cento per cento!” rispose Monica.
“Dio mio che buco..!” Daniele aveva iniziato ad infilare un dito, poi divennero due… entravano ed uscivano, facendomi venire i brividi. Bastarono per farmi stringere ancora di più la presa sul cazzo di Domenico, lo stavo ingoiando sempre di più, oramai ce l’avevo quasi in gola mentre le sue mani mi tenevano dolcemente la testa.
Le dita di Daniele trovarono subito il Punto G, sapeva benissimo cosa stava facendo, me ne accorsi appena le sentì muoversi dentro di me. Le contrazioni arrivarono subito. Ansimai, guardando Domenico negli occhi e senza far caso alla bocca di Giovanni che continuava a succhiarmi, molto probabilmente ingoiando anche lo sperma che iniziava ad uscire, era la sensazione più bella del mondo… trovarsi lì in mezzo con tutti quegli uomini che avevano voglia di me…
Monica comparve immediatamente accanto a Domenico, puntandomi il cazzo già bello duro davanti al viso, le erano bastati pochi secondi di quella scena per eccitarsi così… Nessuno disse nulla, bastò solo la presenza di Monica per farmi capire cosa avrei dovuto fare, zio non fece una piega quando mollai il suo cazzo per succhiare quello di Monica con la stessa foga di prima, nonostante le dimensioni non fossero le stesse. Il cazzo di Domenico mi accarezzava il viso mentre succhiavo Monica e Daniele, dietro di me, provava ad inserire un altro dito per continuare a stuzzicarmi. Giovanni si stacco da me lasciandomi venire in libertà.
“Oddio ragazzi, questa mi ha riempito la bocca di sborra! Sta godendo sul serio! Guardate qui…” prese in mano il mio cazzo oramai mezzo moscio, cercando di mungerlo, sentivo lo sperma colare. La mano di Giovanni raccolse il prezioso nettare e poco dopo me lo spalmò sul viso, pensai subito al trucco che sicuramente si era sciolto, ma non me ne importò nulla.
“Bhè che vogliamo fare qui? Mi sembra che questo bel culo sia pronto.” Daniele aveva smesso di scavare dentro di me, allargava le mie chiappe, spalancando lo sfintere e guardando al suo interno come per gustarsi un anticipo dello spettacolo che avrebbe visto a breve. Domenico si alzò.
“Bhè ragazzi, scusate ma proprio non resisto, è tutto il giorno che ho voglia di scopare questo bel culetto!” sentì il suo pisellone puntare contro di me, come aveva già fatto altre mille volte, e alla fine entrò. Non riuscivo ancora ad abituarmi, non mi sarei mai abituato alla sensazione del primo colpo. Un piccolo sussulto, poi il dolore passò. Ecco che Domenico iniziava a pompare mentre Monica continuava ad usare la mia bocca. Daniele e Giovanni si gustavano la scena con i cazzi in mano. Sembrava che Monica e Zio volessero fare a gara a chi mi scopasse più forte, quei cazzi, uno dopo l’altro, entravano ed uscivano dai miei buchi sempre più velocemente. Cercavo di rilassarmi più che potevo, il cazzo di Zio andava sempre più in fondo, iniziavo a sentire i brividi lungo tutta la schiena ed il ventre. Monica si accorse del mio godimento, mi sentì ansimare nonostante la bocca piena.
“Se continui così la fai venire come una fontana…” gli disse. Domenico non rispose, pensava solo a scoparmi.
Daniele si avvicinò, teneva il suo cazzo dritto verso il mio viso. Monica lo prese in mano, subito uscì dalla mia bocca e mi imboccò con il cazzo di Daniele.
“Brava amore, succhialo…” sembrava che Monica volesse incoraggiarmi, del resto quella era la prima volta che succhiavo un cazzo che non fosse il suo o quello di Zio. Si mise comoda sul divano mentre succhiavo Daniele e Giovanni iniziava a mettersi in fila per aspettare il suo turno, ovviamente non dovette aspettare tanto. Appena un minuto dopo mi ritrovai con quei due cazzi davanti, libero di scegliere quale succhiare… magari anche insieme piuttosto che da soli. Appena provai a prenderli entrambi in bocca sentii la mandibola tirare dal dolore, ma era una sensazione bellissima. Se solo avessi potuto vedermi in quel momento con due cazzi in bocca…
Domenico non diceva nulla, era talmente preso da tutto quello che stava vedendo in quel momento che non pensava ad altro che non fosse scoparmi il culo. Non so quanto tempo rimasi in quello posizione con i cazzi di Daniele, Giovanni e Monica che a turno usavano la mia bocca. Più in basso il mio pisellino iniziò a gocciolare, sentivo il pizzo della mutandina diventare sempre più umido, intanto che Domenico cercava di tenere scansato il tessuto dal mio buco grondante e voglioso. All’improvviso Zio mi prese i fianchi e mi girò a pancia in su, afferrò le mie mutandine e le sfilò velocemente, allargandomi le gambe e mostrando a tutti il mio buco oramai già bello che aperto.
“Che ne dite di mia nipote?” chiese mentre tutti fissavano il mio ano.
“Quel culo mi sta chiamando… Possiamo favorire Domenico?” gli chiese Daniele.
“Non dovete chiedere, servitevi pure!” Domenico si scansò per far spazio a Daniele, andò a mettersi vicino a Monica per potermi appoggiare il cazzo sul viso. Daniele mi prese per i fianchi, tirando su le gambe, poi appoggiò appena la sua cappella su di me. Non riuscivo a credere ce mi stavo lasciando scopare da un altro uomo…
“Oh cazzo si! Come sei bagnata Luana, guarda come entra..!” ansimò ed ecco che entrò subito nel mio culo mentre i cazzi di Zio e Monica mi accarezzavano il viso e le labbra. Guardavo Daniele fisso negli occhi, la sua faccia parlava chiaro, forse non aveva mai goduto così tanto in vita sua. A differenza di Domenico e Monica, non lo sentivo che riusciva a raggiungere la prostata. Affondava forte, sentivo l’aria arrivarmi fino allo stomaco. Cercai di farlo uscire per qualche secondo, appena venne fuori, dopo il suo cazzo uscì un sacco d’aria da me.
“Sentite? Sentite come ho pompato questa bella fighetta eh?!” Daniele sembrava soddisfatto dell’aria che stavo buttando fuori, non mi lasciò molto tempo libero e riprese subito a scoparmi. Colpiva sempre più forte, non mi stava piacendo come mi scopava, sembrava meccanico, ma non volevo farlo smettere. Iniziai a succhiare Zio e Monica, mentre mi tenevano alzate la gambe, sperando di distrarmi un po’. Daniele uscì di nuovo da me, oramai l’aria era arrivata fino al mio stomaco e non riuscivo a buttarla fuori così velocemente. Giovanni lo sostituì subito, non chiese nemmeno il permesso come aveva fatto Daniele, prese il suo posto, mi afferrò i fianchi e lo mise dentro. Iniziò a pompare, con meno foga di Daniele, mentre mi stringeva il pisellino facendomelo tornare subito duro. Cercava di segarmi per farmi venire ancora, ma lo sperma già usciva per conto suo nonostante Daniele non mi avesse fatto eccitare più di tanto.
“Ora ti faccio venire tesoro, sei la nostra troia questa sera, ti faccio fare la prima sborrata sei contenta amore?” grugniva come un maiale, ma nonostante questo ci riuscì. Masturbandomi riuscì a farmi schizzare, sperma trasparente, liquido e caldo. Quasi mi venne da urlare, le contrazioni arrivarono appena un secondo dopo. Cercai di ritirarmi ma non riuscivo a far uscire il suo cazzo da me. Le sue mani continuavano a tener stretto il mio cazzo mentre il mio ventre era pieno di sperma. Diede qualche altro colpo e poi lasciò la presa, per un attimo mi sembrò di non sentire più niente. Completamente insensibile. Scivolò fuori per un istante, cercò di tornare nel mio culo ma Daniele si avvicinò subito ed entrò al posto suo. Entrambi si guardarono, bastò un attimo di intesa ed iniziarono ad affondare a turno nel mio culo, un colpo a testa, dandosi il cambio. Entravano appena le loro cappelle, non erano così dotati da poter entrare fino in fondo stando appena a tre quarti dal mio ano.
“Guarda come te la scopiamo la tua bella nipotina eh Domenico! Ti piace vero vederla così?” Daniele lo guardava soddisfatto.
“Non vedevo l’ora! Non esagerate però, non vorrete rovinare questo bel culetto d’oro?” mi accarezzò il viso mentre teneva il suo cazzo nella mia bocca.
“Te la trattiamo con i guanti la tua principessa tranquillo!” intanto continuavano a godersi il mio culetto a turno quando all’improvviso Monica si piegò verso di loro. Pensò bene di afferrare il mio cazzo e masturbarmi mentre infilava la sua lingua nelle loro bocche. Poi a turno, succhiò i nostri cazzi, iniziando da me. La bocca di Monica era unica, sapeva usare la lingua come nessun’altro e, quando ne succhiava uno, con le mani masturbava quelli che erano rimasti liberi.
“Ora non fate gli ingordi, lasciatene un po’ anche a me!” Daniele e Giovanni si allontanarmi subito da me, sentii l’aria uscire insieme al succo dal mio culetto. Cercai di rilassare il più possibile lo sfintere, pensando quasi di poterlo richiudere, ovviamente non sentivo più nulla lì sotto… Monica si alzò in piedi e mi tirò verso di sé per farmi sdraiare meglio sul divano, le gambe sempre aperte mentre Daniele e Giovanni le tenevano ferme, leccandomi una caviglia o un piede. Vidi Monica masturbarsi, come se volesse farlo diventare ancora più duro di quanto non lo fosse già, è poi puntarlo contro di me. Entrò subito, senza fare nient’altro per avvisarmi. Affondò fino a toccarmi con le palle, lo sentii arrivare quasi fini allo stomaco, premeva come non aveva mai fatto prima. Il mio cazzetto iniziò a rimbalzare, moscio e bagnato. Domenico se ne stava in piedi a godersi lo spettacolo con il cazzo in mano quando Monica si lasciò prendere un po’ troppo la mano. Venne fuori il toro da monta che era in lei. Capii subito per quale motivo Daniele, Giovanni e tanti altri uomini andavano pazzi per lei. Sentivo ancora e ancora l’aria accumularsi nel mio intestino ad ogni colpo.
Credo che Daniele ad un certo punto lasciò la presa, la mia gamba destra finì attorno alla vita di Monica, che prese subito anche l’altra per potermi scopare meglio. Sentii poco dopo una mano afferrare entrambi i miei piedi ed un cazzo scivolare nel mezzo. È buffo perché non riesco minimamente a ricordare chi in quel momento, decise di usare i miei piedi.
Mentre il cazzo affondata tra me mie dita e sotto la pianta, Monica trovo il punto G. Ci volle poco perché altro sperma schizzasse…le contrazioni erano troppo forti, cercai di liberarmi dalla sua presa ma lei non ne volle sapere e continuò finché le contrazioni ed i brividi non mi fecero tremare come una foglia. Chiusi gli occhi per un secondo e quando li riaprii, vidi e sentii I loro sguardi su di me. Non si aspettavano di certo un l’orgasmo del genere. Erano ancora increduli quando Monica mi prese per girarmi, tirando su il mio culo e facendomi stare buono a pecorina mentre continuava a metterlo dentro. Domenico non perse tempo e rimise subito il suo cazzo nella mia bocca. In quel momento mi sentivo completamente libero, non opponevo resistenza a niente e nessuno, mi sarei lasciato fare qualsiasi cosa… anche perché, onestamente, non avevo proprio le forze per reagire. Oramai il piacere mi aveva reso quasi impotente, e pensare che quando Zio Domenico mi prese per la prima volta avevo paura… In quel momento non riuscivo a credere che mi avesse fatto male quando mi penetrò per la prima volta, anche se per pochi istanti. Il sesso anale mi stava mandando in paradiso, mi aveva cambiato. Non ero più la stessa persona di sei mesi prima, e credo che, tutti in quella stanza se ne fossero accorti. Non ero più quel ragazzo introverso e timido, ora me ne stavo piegato su quel divano a lasciarmi usare da Monica e Domenico insieme a due uomini che conoscevo da appena qualche mese e che in quel momento si facevano masturbare da me e strusciavano i loro cazzi su ogni parte del mio corpo.
Lasciai questi pensieri appena mi accorsi che avevano iniziato a darsi il cambio per continuare ad usare il mio culo. Daniele era tornato a prendermi per i fianchi mentre Monica, in ginocchio succhiava le dita del mio piedino che sporgeva dal divano. Domenico aveva lasciato il posto a Giovanni ma non gli dispiaceva infilarlo nella mia bocca ogni tanto insieme al suo collega. Andarono avanti così ad usare i miei buchi finchè non finirono il giro. Ad un certo punto si fermarono, come se fossero esausti. Sentendo il culetto e la bocca libera, mi girai per vedere che cosa fosse successo, li vidi tutti in piedi con i cazzi dritti tra le mani mente si segavano.
“Allora che vogliamo fare? Mi sembra che l’abbiamo scopata abbastanza…”.
“Daniele ha ragione, che facciamo le diamo il dessert?” Giovanni si stringeva il cazzo tra le mani proprio sopra lo scroto, si vedeva che cercava di trattenere la sborrata che aveva in canna.
“Vorrei tanto godermela ancora ma sto facendo fatica a trattenermi anche io…” Domenico era della stessa idea di Daniele e Giovanni. Monica venne subito verso di me, si sedette e mi prese dolcemente tra le sue mani. Mi scostò i capelli dal viso, come per metterlo in bella mostra.
“Venite qui, scegliete quello che vi piace di più…” non avevo capito cosa intendesse dire Monica, ero ancora stordito e fuori gioco per via del fiatone e delle contrazioni anali…
Daniele si avvicinò per primo, poggiò il suo cazzo duro contro il mio e tenendoli stretti con la mano iniziò a masturbarsi. Il suo duro come il cemento faceva uno strano effetto contro il mio moscio e ancora bagnato di sperma, ma a lui doveva piacere tanto, tantissimo, perché lo sentì tremare e dopo pochi secondi la sborra esplose ed arrivò a coprirmi buona parte l’addome, mentre gli ultimi schizzi finirono per impastarsi nella sua mano insieme ad i nostri cazzi… Giovanni arrivò subito dopo, mentre Daniele ancora era lì con la mano stretta attorno a me, mi prese i piedi e lo infilò proprio tra le mie piante, sputò velocemente per essere sicuro che fossero ben lubrificati. Entrando tra le mie dita, il cazzo andava a sparire verso i miei talloni, stava godendo come un maiale e senza accorgermene improvvisamente sentì lo sperma bollente tra i piedi. Appena ebbero finito si allontanarono, soddisfatti e con il fiatone mentre i loro cazzi iniziavano ad ammosciarsi ancora grondanti di sperma. Monica mi teneva tra le sua braccia mentre cercava di tenere il suo cazzo a portata della mia bocca. Domenico senza farsi troppi problemi tornò ad aprirmi le gambe, incurante dello sperma che avevo addosso e lo mise dentro ancora una volta, ma stavolta gli bastarono pochi colpi perché andasse giù fino in fondo a schizzare tutto quello che aveva dentro le sue palle. La solita sensazione di calore nel ventre, che oramai conoscevo alla perfezione. La mano di Monica arrivò sulla mia cappella, stringendola e strofinandola per bene. Con tutto lo sperma che Giovanni aveva tirato fuori mi aveva lubrificato il pisellino per bene. Incredibilmente Monica riuscì a sincronizzare le sue mani, con l’altra aveva iniziato a segarsi e quando arrivò alla fine mi esplose una bomba di sperma sul viso. Rimasi a bocca aperta mentre gli schizzi arrivavano uno dopo l’altro in sequenza sul mio faccino con tutto il trucco colato. Mi lasciai andare e venni anche io. Una sborrata forte, molto liquida e quasi continua, senza pause. Il mio ventre, i seni ed il mio addome erano pieni di sperma. Quando la furia dell’orgasmo finì lasciando il posto all’adrenalina, Domenico e Monica si rilassarono. Zio tirò fuori il suo cazzo, già mezzo moscio, dal mio culo e mi guardò soddisfatto. Monica era ancora lì che mi accarezzava i capelli mentre me ne stavo sdraiato e sfinito sul divano, coperto di sperma e ancora tutto tremante.
Il seme di zio scappò fuori, non riuscii a trattenerlo in quel momento. Ogni singola parte del mio corpo aveva ceduto, non mi ero mai sentito così stanco e sfinito. La mano di zio raccolse immediatamente le prime gocce di sperma che stavano per bagnare il divano e me le fece ingoiare prima ancora che lo sperma iniziasse a sciogliersi del tutto. Questa volta il suo sapore misto al mio mi sembrò più intenso e più buono del solito. Mentre continuava ad imboccarmi, Monica mi accarezzava il viso, restando in silenzio e guardandomi negli occhi. Il cuore iniziò a rallentare, mi accorsi che il suo fiato si stava facendo sempre più leggero e che anche lei si stava riprendendo.
“Avrei tanti voluto scoparti di più… ” mi sussurrò all’orecchio. “La prossima volta ti prometto che faremo una sparata tra ragazze solo io e te.”.
Non riuscii a rispondere. Avevo appena iniziato a realizzare cosa avevo appena fatto. Lo sperma che avevo addosso oramai si era del tutto sciolto, bastava un solo movimento per sentirlo colare ancora ed ancora sul mio corpo, mentre le gocce più piccole avevano iniziato a seccarsi e a tirarmi sulla pelle. Mi sembrava già tutto lontano nonostante fossero ancora tutti lì. Daniele e Giovanni si avvicinarono a noi con dei fazzoletti, Monica iniziò a ripulirmi con molta delicatezza, raccogliendo più sperma possibile con movimenti brevi e decisi. Appena fui ripulito del tutto, Domenico mi prese per le mani e mi tirò a sé, facendomi alzare. Mi strinse e mi diede un bacio, mentre la sua mano come al solito cercava le mie chiappe.
“Sei stata fantastica, oltre ogni aspettativa!” gli altri mi guardarono sorridenti ed accennarono un applauso, lasciandomi senza parole. Avrei voluto essere molto più sicuro e forte di quanto non lo fossi in quel momento, avrei voluto guardarli tutti negli occhi e sorridere insieme e per loro. Mi sarebbe piaciuto abbracciarli e ringraziarli per quella serata speciale che mi avevano regalato… ma non ci riuscii. Mi scappò solo un timido “grazie” e poi ancora tutto nudo corsi in bagno per darmi una rinfrescata. Appena mi lavai il viso, la porta del bagno si aprì lentamente ed entrò Domenico, senza dirmi nulla mi prese alle spalle e mi baciò il collo. Le sue braccia mi stringevano per i fianchi e mi guardava dritto nello specchio, bastò quello per farmi battere di nuovo forte il cuore come quando ero su quel divano. La sua lingua scivolò nel mio orecchio e poi lungo il collo, mi lasciai stringere lasciando che i brividi avessero la meglio su di me.

(Racconto tratto da una storia vera. I nomi dei personaggi e alcune vicende sono stati modificati per proteggere la privacy dei diretti interessati. Per qualsiasi informazione, suggerimento o domanda potete scrivere a: forbidden.fantasy@outlook.com)

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