;

La belle mère

Giorgio e suo figlio Paolo erano a colazione, come quasi tutte le mattine. Si parlava del più e del meno.

Giorgio fece un profondo sospiro, guardò Paolo.

‘Paolo, oggi ho invitato a pranzo una signora che vorrei tu conoscessi.’

Paolo fissò il padre, incuriosito.

‘La dovrei conoscere? Perché?’

‘Non &egrave facile dirlo, Paolo, ma sono oltre due anni che la tua mamma ci &egrave mancata, e.. e.. io.. vorrei cercare di non restare più solo’ insomma’ &egrave una cosa seria”

Paolo annuì, molto preoccupato in volto.

‘Credi sia proprio necessario che io la conosca?’

‘Ritengo sia indispensabile. Non sei più un bambino, hai quasi venti anni. E’ comunque una figura femminile che entrerebbe nella nostra casa, non per prendere il posto di tua madre, il ché sarebbe impossibile, ma per allontanare quel senso di solitudine e di abbandono che a volte mi prende, e forse prende tutti. O, dillo chiaramente, non accetti assolutamente tale mio progetto?’

Paolo allungò una mano e la mise su quella del quadro.

‘No, papà, ti comprendo pienamente, e me lo aspettavo, da un giorno all’altro’ &egrave umanamente comprensibile il tuo desiderio’ se ti fa piacere incontrerò la signora? Come si chiama?’

‘Genevi&egraveve Dulys.’

‘E’ straniera?’

‘E’ cittadina francese, di madre italiana, ha studiato e si &egrave laureata sia in Francia che in Italia, &egrave addetta ai servizi sociali del Consolato francese”

‘E’ molto giovane?’

Giorgio sorrise.

‘Ha 43 anni, &egrave nubile”

‘Quindi &egrave più vecchia della mamma”

‘Vecchia, Paolino, &egrave un po’ troppo, non ti sembra?’

‘Si, &egrave vero, scusa. Volevo dire che ha più anni di quanti ne avrebbe oggi la mamma”

Si.’

‘E’ bella?’

‘Perché non attendi di incontrarla? Giudicherai tu stesso.’

‘OK papà. Dove, a che ora?’

‘Al solito ristorante, alle 13, va bene?’

‘Sarò li ad attendervi cinque minuti prima.’

‘Grazie, Paolo’grazie.’

——

Paolo fu puntualissimo. Li attese nell’atrio del ristorante, e aveva acquistato una bellissima orchidea, colore amaranto, confezionata con stile raffinato.

L’auto si fermò dinanzi all’ingresso, ne scese il padre che andò ad aprire lo sportello alla donna che era con lui.

A prima vista l’aspetto era molto gradevole. Elegante, non vistosa, di statura media. Un volto aperto, sereno, atteggiato a un sorriso amabile.

Entrarono.

Paolo andò loro incontro.

‘G&egravene, questo &egrave Paolo, mio figlio. Paolo, lei &egrave G&egravene.’

La donna gli tese la mano, cordialmente, e disse che era un vero piacere conoscerlo. Paolo si dichiarò ‘incantato’, le strinse la mano e le porse il fiore.

Genevi&egraveve lo guardò, ammirata, e lo ringraziò.

‘E’ un pensiero squisito: orchidea amaranto, fiore dell’eleganza, colore dell’amicizia. Grazie, veramente grazie.’
Preceduti dal ma’tre andarono al tavolo riservato.

Conversazione amabile, modi molto garbati di G&egravene, delicatamente premurosi. Si interessò degli studi di Paolo, dei progetti. Lui rispondeva con cordialità, pur chiedendosi se quel fare fosse spontaneo, sincero, o tendesse a uno scopo. Concluse che non aveva alcun elemento per considerarla affettata o, ancor peggio, infida. In effetti era una donna piacente e gradevole.

Ma si, che il padre la sposasse!

Al termine del pasto sussurrò al padre che, forse, ci voleva un brindisi.

Giorgio ne fu felice, ordinò champagne.

Quando le coppe furono riempite, Paolo alzò la sua e augurò alla coppia un avvenire sereno. Giorgio gongolava. G&egravene avvicinò il suo calice a quello di Paolo, con un dolce sorriso smagliante, e rispose che la serenità doveva vederli sempre uniti, tutti, e in particolare consentire a Paolo di raggiungere le mete che desiderava. Prima di bere, si sporse dalla parte del giovane e lo baciò sulla guancia, poi si rivolse a Giorgio, concludendo: ‘a noi tre’!

Giorgio era visibilmente commosso, posò la sua mano su quella del figlio e la strinse.

Paolo si rivolse a G&egravene chiamandola ‘madame’.

Lei sorrise ancora, gli disse che stava per divenire la sua belle-m&egravere, e quasi divertita chiarì che non sarebbe stata la suocera ma’ si fermò un momento’ poi aggiunse che in francese belle-m&egravere indicava anche la seconda moglie del padre’ chiarendo che non voleva usare la parola ‘matrigna’ perché a lei sembrava racchiudere un significato di ostile.

Paolo chinò il capo in segno di ringraziamento e rispose che, allora, la avrebbe chiamato ‘belle’. Solamente ‘belle’.

G&egravene era raggiante, lo ringraziò ‘pour l’égard affectueux’ e lo pregò di ricordarsi sempre di usare il ‘tu’, che unisce e rende vicini.

—–

Il mese dopo ci furono le nozze. Pochissimi amici.

Un breve viaggio in Egitto, e poi gli sposi tornarono a casa.

G&egravene era sempre attenta e premurosa verso Paolo, non interferiva mai nella di lui vita. Si mostrava amorevole, a volte anche espansiva, con garbo, una specie di delicata coquetterie.

Paolo non poteva che essere lieto del clima tranquillo e lieto che regnava in famiglia, ma a volte restava pensoso per certi modi di fare di G&egravene: un po’ aguichants, seducenti, quasi provocanti. O forse era solo la sua immaginazione. Comunque, la osservava attentamente.

Certo, era una gran bella donna, elegante, e il suo modo di vestire per casa, informale, semplice, che a volte poteva apparire perfino un po’ troppo disinvolto, evidenziava una femminilità prorompente, e sottolineava il suo gradevole brio, e una freschezza che la faceva sembrare più giovane di dieci anni.

Al mattino, quando usciva, quando rientrava, o la sera prima di andare a dormire, era lei ad avvicinarsi a Paolo, chiamandolo Paul, per un petit baiser, diceva, un ‘bacetto’, ma Paolo sapeva che baiser, nel francese volgare, significava anche ‘scopare’. Al giovane veniva da ridere traducendo, a modo suo, ‘petit baiser’ in ‘scopatina’!

Paolo doveva riconoscere che a mano a mano che il tempo trascorreva e meglio si stabilizzava la vita familiare, lui andava guardando in un particolare modo G&egravene, malgrado avesse qualche anno più della sua mamma. Del resto, perché negarlo, anche la sua bellissima mamma gli faceva nascere in testa certe particolari idee. Chissà se G&egravene lo aveva compreso. Gli dava delle occhiate, ogni tanto, che lui non riusciva a comprendere se fossero di compiacimento, accoglimento favorevole, o disapprovazione.

Paolo attribuiva alla innata civetteria femminile, specie delle francesi, maniere che, forse, erano del tutto naturali e semplici, e movenze che, in ogni caso, mettevano in risalto le rotondità del corpo.

Un tarlo che lo rodeva spesso.

In effetti, tutto garbo e gentilezza in G&egravene, e tutto in limiti ineccepibili.

Paolo scuoteva il capo pensando che con tante belle ragazze in giro lui non riusciva a distogliere la propria attenzione da ‘Belle’, che aveva il doppio degli anni delle giovani donne che gli ronzavano intorno.

‘Vuoi vedere’ ‘rimuginava Paolo- ‘che mi sta prendendo una fissazione’?

—–

Era trascorso quasi un anno dalle nozze del padre.

Giorgio, a cena, disse che c’erano dei grossi problemi presso il maggior cliente indonesiano, a Surabaya. Doveva andarci subito, e giungere come per caso. Sarebbe partito l’indomani pomeriggio, via Francoforte, per essere a destinazione il giorno dopo.

G&egravene si rammaricò di non poterlo accompagnare, e gli chiese quanto sarebbe durata l’assenza. Giorgio rispose che riteneva di essere di ritorno dopo una settimana.

Paolo ascoltò in silenzio. La notizia fu per lui scioccante. Una ridda di conflitti nella sua mente. Restava solo con G&egravene’ per tutta una settimana! Poi, qualcosa di razionale, nel pensiero.

E questo cosa significava?

Dopo aver guardato di sottecchi G&egravene, un timore-illusione: ‘e se Belle ne avesse profittato?’

Gli venne da sorridere. Certo che era proprio un presuntuoso sognatore. Ma come si permetteva di pensare una simile meschinità: G&egravene che profittava dell’assenza del marito per’

Quella parola, ‘profittare’, che equivaleva ad ‘abusare’ cominciava a suggerirgli qualcosa.

Il volto gli si era di colpo incupito.

Il padre lo guardò e gli chiese se stesse bene.

Paolo lo rassicurò, gli disse che era solo preoccupato per il lungo viaggio del padre e per le ragioni che lo imponevano.

Giorgio gli batté la mano sulla spalla, lo tranquillizzò.

Un lungo sospiro di Paolo, a conclusione del suo ragionamento contorto. Senza volere alzò le spalle. Eh, sì, sarebbe stato un vero e proprio stupro.

—–

Giorgio doveva essere in aeroporto per le 15.00. G&egravene e Paolo l’avrebbero accompagnato volentieri, ma lui li ringraziò e disse che attendeva l’auto della società. Dopo il pranzo, si salutarono affettuosamente e G&egravene andò insieme al marito fino all’ascensore.

Paolo, intanto, era tornato nella sua camera-studio. Alquanto pensieroso, e scuro in viso.

Dopo poco G&egravene bussò alla porta, al di lui invito entrò, si avvicinò alla scrivania dove il giovane era seduto, gli disse che le sarebbe piaciuto rivedere un vecchio film, al cinéma d’essai: Les enfants du paradis, di Marcel Carné, era del 1945, e lei lo aveva veduto una volta, da adolescente, a Lille, dove abitava.

Aggiunse che proiettavano un solo spettacolo, alle diciotto, e che di solito, a quell’ora Giorgio era ancora troppo occupato per accompagnarla.

Paolo la guardò fisso. Era bellissima, in quel momento, e aveva espresso il suo desiderio con tanta tenerezza’

Vi andarono. Era in lingua originale con sottotitoli. Una copia molto ben restaurata. Poltrone comode, seduti vicino. Paolo non riusciva a seguire la trama, pensava ad altro.

G&egravene ogni tanto lo guardava. Ad un tratto pose la sua mano su quella di lui, gli si avvicinò e, sussurrandogli nell’orecchio, gli chiese se gli piacesse. Lui fece un sorriso poco spontaneo e annuì con la testa.

Però ‘ notò- molto buono il profumo di Belle.

All’uscita dal cine, G&egravene si rivolse a Paolo.

‘Chissà, Giorgio, dove sarà!’

‘Forse a Francoforte, doveva cambiare aereo. Ne profitterà per cenare qualcosa di meno banale di ciò che servono in aereo, anche in prima.’

‘E tu, cheri, che ne dici di pizza e birra? E’ proprio di fonte.’

‘Va bene!’

Entrarono, fu indicato un comodo tavolo, un po’ al di fuori del baccano. Ordinarono, come aveva detto G&egravene, pizza e birra. G&egravene fu felice perché trovò una birra che non bevevo da tempo, la Grain d’Orge. Batté le mani, come una bambina. Conversazione abbastanza frivola, soprattutto sul film visto, sul valore del cinema d’essai’ Paolo era assorto mentalmente in ben altro, elucubrava propositi irreali.

All’uscita G&egravene si mise sotto braccio a Paolo e lo ringraziò molto per la bella serata.

Eccoli a casa.

Tra cine, pizza, chiacchiere, si &egrave fatta l’ora in cui o si guarda distrattamente la TV o si va a letto.

G&egravene si rivolse a Paolo.

‘Merci, Paul, grazie ancora. Io andrò a letto’ toute seule’ buona notte!’

Un lieve bacio sulla guancia. Si avviò verso la sua camera da letto.

Nella mente confusa ed esaltata di Paolo quella frase, ‘toute seule’, non accennava a svanire. Perché quell’accenno?

I tratti del volto s’indurirono, andò nella sua camera stringendo le mascelle.

Nervosamente ripeté i soliti gesti che precedevano l’andare a letto. Indossò il pigiama coi pantaloncini corti. Dette uno sguardo allo specchio, cercò di assumere un’espressione tranquilla, serena. Aprì la porta, attraversò il corridoio, abbassò la maniglia della camera di G&egravene, entrò, chiuse la porta.

G&egravene era a letto, leggeva un giornale.

Lo guardò, sorpresa.

‘Si, Paolo?’

Lui, senza parlare, si avvicinò al letto, dalla parte libera, alzò la coperta, si infilò.

G&egravene aveva messo il giornale sul comodino e si era posta su un fianco, poggiata su un gomito, a guardarlo.

‘Ma’Paolo! Cosa fai?’

‘Così non sei più, come hai detto, toute seule, sola soletta!’

‘Cosa hai capito’ per favore’ esci subito”

‘Non ci penso neppure lontanamente’ se credi’ grida’ chiama aiuto”

Il naso di G&egravene era affilato, le labbra le tremavano.

‘Ah, &egrave così? Non ti immaginavo sotto questo aspetto’ Certo che sei veramente coraggioso’ tuo padre &egrave appena partito e tu’ sfoggi subito la tua vera essenza’ la tua prepotenza”

Era divenuta rossa in volto, la camicia da notte, abbastanza scollata, lasciava vedere un seno veramente pregevole’

G&egravene si mise supina, con le braccia lungo il corpo, gli occhi chiusi, le labbra strette, lievemente esangui.

Paolo si voltò verso lei.

‘Sei veramente incantevole, Belle, più di quanto immaginassi”

Allungò le mani. La camicia era abbottonata davanti. Cominciò a slacciarla, lentamente, schiudendola a mano a mano che scendeva. Aveva abbassato la coperta’

La mano di G&egravene si protese verso l’interruttore della lampada del comodino.

Lui fu più rapido. L’afferrò e la ripose giù.

‘Spegnere? Vuoi privarmi di questa seducente visione?’

Guardò il seno, bellissimo, rotondo e abbastanza sodo. Sorrise nel vedere che i capezzoli scuri erano turgidi.

Si chinò su uno, lo baciò lievemente, lo lambì con la lingua, lo prese tra le labbra, lo ciucciò lentamente, a lungo, mentre accarezzava l’addome della donna. Un bel pancino, appena tornito. Alzò il capo per guardare G&egravene. Restava immobile, tesa, rigida, come paralizzata. Ogni tanto deglutiva.

Paolo pose le sue labbra su quelle della donna. Erano tese, ma gli sembrò percepire un lieve tremore che, però, terminò subito.

Seguitò a premere dolcemente la sua bocca su quella di G&egravene, e cercava di farvi penetrare la lingua. Era chiusa, bloccata!

La mano era scesa verso il pube’ un folto intrecciarsi di riccioli morbidi’ molto lunghi’ poi, proseguendo senza esitazione, tra le cosce morbide, la voluttuosa carnosità del sesso. Le grandi labbra’

La bocca i Paolo cominciò a scendere lentamente’ la gola’ il seno’ l’ombelico’ il pube’ tra le gambe!

Le prese delicatamente le gambe e le fece dischiudere, quel tanto che consentisse alla sua lingua di lambire le grandi labbra, di sentire la serica cresposità dei riccioli che le contornava.

Colse il caldo umido dell’ingresso della vagina, il dolce-acro della linfa che distillava da essa’ Sorrise, Paolo, tra sé e sé’ Belle era bagnata!

E la vagina palpitava intorno alla lingua che la stava penetrando. Anche il grembo sembrò sussultare impercettibilmente. Seguitò a farle divaricare maggiormente le gambe. Sollevò il capo a guardarla.

Alzò gli occhi verso G&egravene, che restava coi suoi chiusi, stretti.

‘Quelle vue, belle-m&egravere’ ravissante’ Che visione’ affascinante”

Si fermò di colpo, l’aveva chiamata belle-m&egravere, e quel ‘m&egravere’ lo riportò di colpo a sua madre.

Si chinò per baciarla tra le gambe, con indicibile tenerezza, amore, dolcezza’

‘Si, sei proprio ravissante’ m&egravere’ sei affascinante’mamma!’

Gli sembrò che G&egravene avesse avuto un sobbalzo.

Lui, intanto si era posizionato tra le gambe della donna, dopo aver rapidamente sfilato i pantaloncini dai quali era emerso prepotente ed eccitatissimo il fallo avido e concupiscente’

Con una mano teneva bene aperte le labbra sessuali di G&egravene e con l’altra avvicinava il glande all’ingresso rorido della vicina’

La voce di G&egravene era tremante, ma decisa.

‘Tu vas me violer, Paul’ mi stai stuprando!’

‘Je vais te baiser’maman’ ti sto baciando (ndr in francese baiser significa tanto ‘baciare’ che, in volgare, ‘scopare’)

Stava entrando decisamente in lei, accolto dalla peristalsi naturale e incontrollabile della vagina che andava mungendolo voluttuosamente.

Un andirivieni che iniziò delicatamente, quasi seguendo un rito divino, per incalzare sempre più, fino a trasformarsi in un impetuoso stantuffare, col corpo di lui che batteva forte su lei, il fallo che andava a premere voluttuosamente il fondo della vagina’ Il respiro di G&egravene era divenuto affannoso’ le mani di lei avevano abbrancato il lenzuolo, lo stringevano tormentosamente, le era quasi impossibile vincere i movimenti spontanei del ventre’

Il pressing convulso di Paolo e’ finalmente’ un fiume caldo e vischioso straripò in lei, spargendosi dovunque, colando al di fuori. Fu come un urlo, ‘mamma’, e il ritmo veemente andò lentamente sedandosi’

Giacque su lei, sudato, col fallo, non del tutto domo, ancora profondamente nel grembo della donna. Anche i movimenti convulsi della vagina stavano placandosi.

Lui alzò un po’ il capo, voleva parlarle, non sapeva cosa dire’

Ancora a occhi chiusi, G&egravene, ma luminosa in volto, i tratti distesi, quasi estatici.

‘Belle?’

Un filo di voce.

‘Oui?’

‘Ti prego’ comprendimi’ abbi pietà di me”

Un profondissimo sospiro di lei. La sua mano si poggiò lentamente sui capelli sudati di Paolo.

‘J’ai compris, cheri, ho capito quando mi hai chiamato ‘mamma” ho compreso ”

La vagina ebbe un forte sussulto.

Paolo, dopo qualche minuto, sgusciò lentamente da lei, scivolò sul letto.

G&egravene gli passò il braccio intorno al collo e lo strinse forte.

‘Dormi, tesoro, dormi’ dormi abbracciato alla mamma”

—–

Lascia un commento

I racconti erotici di Milù DEVI ESSERE MAGGIORENNE PER POTER ACCEDERE A QUESTO SITO.