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Lily

Veramente mi chiamo Sara. Lily, giglio, é il nome che mi fu dato quando, sin da bambina, ho mostrato una certa candida ingenuità che &egrave durata nel tempo. Fin troppo. Ed &egrave aumentata, a mano a mano che crescevo, e persino le mie amichette mi tenevano fuori dai loro discorsi, guardandomi e sorridendomi in un modo che mi sembrava pietoso, anche canzonatorio.
Lily, perché per loro ero ‘l’Americana’, in quanto nata a New York. Ma solo per caso, durante un periodo in cui mio padre lavorava in quella città.
Non avevo ancora compiuto un anno quando sono tornata in Italia.
Ne sono trascorsi degli anni!
Ora ne ho 28, e da dieci vivo, scusate devo precisare ‘convivo’ con mio padre.
Come &egrave accaduto?
Così!
Ho sempre saputo che papà sa prendersi cura di me, e ciò &egrave tanto più vero da quando la mamma ci ha lasciato. Improvvisamente, inaspettatamente.
Fin da bambina, lui apriva le braccia e io correvo a rifugiarmi tra esse, felice di sentire il suo tepore, il suo profumo, le sue mani che mi stringevano, mi carezzavano la schiena, afferravano le mie piccole natiche.
Era bello.
Allora mi lanciava un po’ in aria e mi riprendeva, allegro.
Poi, col passare del tempo, saltellavo sulle sue gambe. Mi faceva trotterellare ripetendo ‘tucci tucci..cavallucci”. Ero felice e le mie piccole natiche, che andavano rapidamente arrotondandosi, battevano contente sulle sue cosce.
Era bello.
A mano a mano che crescevo, e crescevo rapidamente, mi guardava, compiaciuto, mi abbracciava e diceva che stavo proprio ‘fiorendo’. Mi esaminava da capo a piedi, mi carezzava le braccia e un po’ anche i fianchi e i glutei, fissava il seno e concludeva che ero proprio ‘una gran bella ragazza’.
Un giorno, subito dopo il mio compleanno dei diciotto, sentii che qualche cosa era cambiato tra noi. Ripensando al passato, credo che era da aspettarselo.
Una ragazza e il suo papà che vivono alla fine di una strada rurale isolata.
E anche noi possiamo considerarci isolati, solitari.
Qualche compagna di scuola, per me; pochissimi amici, colleghi, per papà. E li incontravamo di rado.
Comunque, non &egrave facile comprendere cosa sia accaduto tra noi, quel giorno.
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Inizio di autunno, ancora clima caldo.
Tornavo dalla scuola e, appena entrata in casa, cominciai togliere i vestiti’ la camiciola’ la gonna’ calciai via le scarpe’ restai solo col reggiseno e le minuscole mutandine. Di corsa al frigo, a cercare qualcosa di fresco, una bibita’ la presi.
Mi fermai di colpo. Sulla porta della cucina c’era papà, che io credevo ancora in ufficio. Mi guardava con una strana espressione sul volto, tra il sorpreso e il compiaciuto. Ma c’era qualcosa di più, di diverso’ Evidentemente aveva assistito al mio bizzarro strip-tease.
Poggiai la limonata sul tavolo.
‘Scusami, pa” non sapevo che eri in casa’ scusami’ non essere arrabbiato’ vado subito in camera mia”
‘Fermati Sara, fermati, vieni qua”
Non lo ascoltai. Corsi subito in camera mia, mi gettai sul letto, nascosi la testa tra le braccia, confusa, turbata e con la sensazione che dovesse capitarmi qualcosa’
Sentii abbassarsi la maniglia della porta, lentamente.
La porta si aprì.
Mio padre. Serio in volto. Si avvicinò lentamente al letto, sedette vicino a me. Mi toccò il braccio.
‘Sara, dobbiamo parlare”
Restai immobile, muta.
”parlare del ‘FATTO”’
Girai la testa, lo guardai, timidamente.
‘Del ‘FATTO’? quale?’
Mi prese per le spalle, mi tirò sulle sue gambe e mi dette una sonora pacca sul sedere.
‘Questo &egrave per il tuo strano modo di toglierti i vestiti appena entrata in casa e per non esserti fermata quando ti ho chiamata!’
Questo il FATTO? Non mi sembrava nulla di male. Del resto non avevo avuto una mamma che avesse potuto dirmi come vestirmi, o svestirmi, di fronte a uomini o ragazzi. Non comprendevo la collera di mio padre. Io avevo agito secondo il mio istinto!
Cercai di sciogliermi dalla stretta e di alzarmi per vestirmi.
Lui mi tenne ferma e mi fece sedere sul suo grembo.
Un grembo che fino a quel momento non aveva mai mostrato un gonfiore così marcato. Sapevo cosa era. Lo avevo letto e veduto in alcune riviste per uomini che le mie amiche avevano sottratto ai loro fratelli, di nascosto.
Era sesso. Ma era tutto quello che sapevo. Nulla di più.
Papà mi strinse forte a lui, con quel ‘coso’ che premeva contro di me, e mi carezzò teneramente le natiche quasi del tutto scoperte.
La sua voce era calda, aveva un tono che non conoscevo. Avvicinò la bocca al mio orecchio.
‘Sara, quando un maschio vede un corpicino come il tuo &egrave ovvio che lo desideri. E’ una brama, come dire, spontanea e immediata, del tutto naturale. Ed &egrave ciò che &egrave capitato a me nel vederti così discinta, così attraente, seducente, eccitante’ forse ancora non puoi comprenderlo’ ma sai bene che io sono tuo padre e non ti farei mai del male”
Intando lisciava il mio sedere e con l’altra mano palpeggiò il seno, scese sulla pancia, carezzò il grembo’
Fui percorsa da un fremito. Era bello essere toccata così, e non ci trovavo niente di male. Ripeto, nessuno mi aveva mai detto cosa era bene e cosa era male. Del resto, era mio padre, non poteva fare qualcosa che fosse ‘male’.
Gli sorrisi e feci cadere del tutto il reggiseno. Era bello essere carezzata.
Mi guardò con qualcosa negli occhi, che solo in seguito compresi essere espressione di concupiscenza. Mi stese amorevolmente sul letto e cominciò a succhiare i capezzoli, alternativamente. A lambire con la lingua le mie tette fiorenti (come diceva lui).
Mi piaceva moltissimo quello che faceva’ moltissimo.
Lo abbracciai e istintivamente, spinta da un impulso naturale, andai con la mano su quel grosso malloppo che aveva nei pantaloni. Lo strinsi.
‘Ora papà te lo fa vedere!’
Abbassò la zip dei pantaloni e, unitamente al boxer, li fece scendere alle ginocchia. Prese la mia piccola mano e la portò sul suo caldo e palpitante fallo. Spalancai gli occhi, stupita’ non avevo mai visto un sesso maschile, né immaginato che fosse così imponente. Lo afferrai con entrambe le mani.
‘Papà’ cosa devo fare con’ con’questo?’
Si sdraiò sulla schiena.
‘Assaggialo, pupa, provalo con la lingua’ fa come se fosse un lecca-lecca”
‘Ma &egrave bollente, papà”
‘Prova’.’
Mi chinai e cominciai a leccare questo giocattolo, del tutto nuovo per me’
Papà cominciò a gemere, sotto questa specie di baci. Afferrò i suoi grossi testicoli con una mano’ con l’altra carezzava la mia testa’
Presi fiato. Ricominciai a suggere, come fosse un grosso, spropositato, biberon’ era difficile contenerlo nella mia bocca, sembrava dovessi soffocare’
Lui si agitava, sempre più. Tanto che era difficile non farlo uscire dalla bocca’ Improvvisamente respirò più forte, afferrò la mia testa e la spinse in modo che il suo scettro di carne entrasse il più possibile ‘.
‘Oddio’pupa’ tesoro’ sto venendo’.venendooooo’
Il fallo fremeva, impetuosamente’ e d’improvviso sentii che stava schizzando caldi fiotti d’un liquido vischioso e alquanto salato’ corse lungo il mio esofago’ non potevo far altro che deglutire, e nel contempo poppavo il glande’
Sembrava non finire mai’.
‘Brava bambina’ brava’ hai fatto felice il tuo paparino”
Quelle parole erano melodia deliziosa per le mie orecchie’ e mi chiedevo quale nuovo passatempo avrebbe escogitato mio padre. Questo era delizioso’ squisito’
Quado papà riprese fiato, mi chiese se avessi davvero ingoiato il suo liquido o lo avessi sputato di nascosto.
‘L’ho ingoiato, papà’ perché, cosa avrei dovuto farci?’
Papà mi prese come fossi una bambola d mi tirò su di lui, con abbraccio entusiasta’
‘La mia bambina, la mia incantevole bambina’ la ragazza di papà’ che fa felice il suo paparino”
Ero veramente orgogliosa di fare felice il mio papà, e mi proposi che quello sarebbe stato lo scopo della mia vita: fare felice mio padre!
‘Adesso’ ‘disse papà- ‘farò felice la mia bambina come lei ha fatto felice me.’
Annuii, contenta e desiderosa di conoscere.
Mi fece di nuovo sdraiare sul dorso e mi sfilò completamente le mutandine. Non sapevo perché, ma in mezzo alle gambe ero bagnata’molto bagnata’
Papà si spoglio del tutto, poggiò il suo corpo nudo sul mio. Era piacevolissimo il suo calore, il suo peso’ Riprese a poppare i miei capezzoli’ Sentivo tutto un rimescolio, piacevolissimo, nel mio ventre. Scese giù con la lingua’ frugò nel mio ombelico’ scese ancora’ s’intrufolò tra le grandi labbra’ fu istintivo dischiudere un po’ le gambe’ La sua lingua, calda e bagnata, insisteva, meravigliosa. Mi piaceva moltissimo questo’
‘Sara, ora papà infilerà dolcemente un dito’ in te’ se senti male dimmelo”
Come può farmi male, mi chiesi, un dito umido nell’umido vischioso del mio sesso’ Era enorme, però, quel dito, e appena fu in me, i muscoli della vagina si contrassero’ Mi lamentai sommessamente’
‘Rilassati, Sara, rilassati bambina”
Il dito procedeva’ sentii improvvisamente un dolore acuto, come crampi fino allo stomaco, mi misi a piangere. Papà fermò il dito e mi massaggiò delicatamente la pancia’ Si chinò sul mio grembo, lo baciò’
‘Ecco, pupa, bambina bella’ora sei una donna’ papà ha fatto una vera donna della sua bambina”
Seguitò a massaggiarmi, teneramente.
Il dolore diminuì, fio a cessare del tutto. Anche le lacrime si asciugarono.
In fondo, ‘divenire donna’ non era stato tanto doloroso.
Lui continuò il suo rilassante massaggio, anche internamente, col dito, e lentamente fece scivolare il mignolo verso il buchetto tra le natiche’ lo titillò’ spinse piano’ lo infilò!
Fu spontanea la mia esclamazione:’Oooooooooooooh Papà!’
Con un dito nella vagina e uno nello sfintere stavo sperimentando una intensa eccitazione sessuale, tutto in una volta, e per la prima volta’ chissà cosa mai sarebbe ancora accaduto’ intanto era piacere’. Piacere inaspettato!
Gemevo, avevo alzato le braccia sulla mia testa, mi agitavo, mi dimenavo, sobbalzavo’ muovevo la testa a destra e manca’.
‘Si, bimba bella, si’.’
E seguitava a massaggiarmi con le sue meravigliose voluttuose dita.
‘Vieni, bambina mia’vieni’ godi’come hai fatto godere il tuo papà”
Nella mia testa sembrava un continuo succedersi di fuochi d’artificio, meravigliosi.
Mi muovevo per far penetrare sempre più in me le dita di mio padre’ non capivo niente’ mi sembrava di svenire dolcemente, poi di tornare in me e ancora perdermi nell’ebbrezza, nell’estasi, nella sensualità che mi travolgeva’
Allungai la mano.
Il sesso di papà era enorme, svettante, palpitante.
Sentii le dita di papà sortire da me’ ero frustrata’ proprio adesso’
Non dovetti attendere molto, tra le mie gambe, all’ingresso della mia vagina rorida e trepidante premeva un grosso ‘coso” la verga di papà’ alzai il bacino’ lui spinse, e lentamente, con incedere regale, da conquistatore, sentii la più deliziosa invasione che potessi immaginare.
Intrecciai le gambe dietro la sua schiena, mi protendevo verso lui’
Iniziò un dentro-fuori che mi stava facendo impazzire di piacere’ avrei voluto che non finisse mai’
Ero in preda a un godimento indescrivibile’
Quel coso era meraviglioso’ ora capivo cosa significava stare con un uomo’ e che uomo’
Ero scossa da quello che doveva essere l’orgasmo’ irresistibile’ travolgente’ era tutto un sussultare, un rimescolio nel mio grembo e la vagina che stava mungendo freneticamente’.
Un attimo, solo un attimo di sosta, una spinta forte e una deliziosa colata tiepida m’invase, si sparse dovunque, in me’
Non m’ero neanche accorta che stavo quasi gridando’
E lui era su me’ in me’
Si, mi aveva fatto diventare donna’ la sua donna’.
Lo baciai appassionatamente, stringendo il suo volto tra le mie mani’
Nessuno avrebbe mai potuto farmi provare una simile indescrivibile voluttà!
Infatti, sono da dieci anni che il miracolo si ripete.
Il più bel miracolo, dono della natura. E chi mai potrà renderlo più delizioso di un padre per la sua creatura e la creatura per il suo genitore?
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