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Malù

Ultima di cinque figli, tre maschi e due femmine, nati in casa di Anna e Remo.

Piccolina, graziosa, con un faccino sorridente fin dal primo momento. Sembrava una bambolina di porcellana: pelle liscia, vellutata, corti capelli nerissimi, occhi vivaci da quando li aprì la prima volta, un seducente sorrisetto sulle piccole labbra rosse.

Anna e Remo la ammirarono, incantati. Era proprio uno scricciolo in confronto ai figli nati in precedenza. Ed era bellissima.

Quando nonna Mena, madre di Remo, quasi domandandolo a sé stessa, chiese come mai fosse così piccolino quello splendido batuffolo roseo, i genitori della neonata si guardarono sornioni. Remo disse che certamente era il frutto di un ‘capriccetto’ della moglie, Anna gli lanciò un’occhiata sarcastica e rivolgendosi alla suocera, con tono rassegnato concluse che il marito aveva finito la stoffa.

‘Lo sai bene’ ‘rispose Remo- ‘ce n’&egrave sempre un palmo a tua disposizione!’

‘Sbruffone!’

Concluse la donna. E tutto finì in risata generale.

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‘Nome troppo lungo per una bambina così” -osservò il sacerdote quando la battezzò- ”..Maria Luisa’ &egrave più lungo di lei”

E fu subito ‘Malù’. Per sempre.

Lo stesso alle elementari, alle medie, alla maturità magistrale.

Un prodigio, Malù, tra le migliori d’Italia, ebbe subito l’offerta di insegnare nella scuola elementare locale. Aveva appena compiuto diciotto anni.

Poi l’incontro con Gianni, la nascita di Carlo e dopo diciotto mesi di Paola.

Strano, da una donnina ‘mini’ due figli alti e robusti, specie Carlo. Un vero atleta, e a diciotto anni promessa del basket, nonché, comprensibilmente, orgoglio dei genitori e ancor più della sorella.

Malù era sempre Malù, alla soglia dei quaranta, alta meno di un metro e sessanta con i tacchi. La ‘minimosca’, le diceva Carlo sollevandola agevolmente, riferendosi al più leggero dei pesi tra i pugilatori dilettanti.

‘Ecco la mia ‘minimosca’!’

La chiamava anche lui Malù, e significava ‘mamma Luisa’.

Quella mammina, sempre allegra e sorridente, per lui era un gioiello prezioso, la trattava teneramente, la guardava ammirato, ed era sempre lui ad abbracciarla, tirandola su, come un fuscello. E lei gli si afferrava al collo.

‘Mettimi giù, Carlo, mettimi giù’ mi fai cadere”

Ma lui, tenendola così, sulle sue braccia, piroettava canticchiando’

Le diceva che era la sua ‘donnina’, la sua bambolina, la sua frugoletta’.

Quando, a tennis, si scambiavano palleggi, era attentissimo a non tirare troppo forte, e la seguiva con gli occhi, entusiasta, mentre lei correva qua e la, col gonnellino corto, la maglietta aderente, le belle gambe snelle che ne sottolineavano la femminilità, e le piccole tettine a punta che sembravano voler perforare la stoffa.

Poi, avviandosi agli spogliatoi, le metteva una mano sulla spalla, in un gesto che comprendeva protezione e possesso.

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La ‘San Marco Basket’, che annoverava Carlo tra i migliori, aveva il primo incontro internazionale, a Praga, col ‘Samara’.

Carlo lo annunciò, esultante e ansioso, durante il pranzo, aggiungendo che lui, e solo lui tra tutti i convocati, avrebbe potuto farsi accompagnare da un familiare che sarebbe stato ospite del Club.

Gli occhi di Paola sprizzarono gioia, che subito si trasformò, però, in delusione, quando sull’invito lesse che l’ospite doveva essere maggiorenne.

Papà Gianni disse subito che Malù avrebbe accompagnato il suo ‘cucciolone’.

Malù ringraziò, ma’ veramente’ si sentiva un po’ a disagio, tra tutti quei ‘maschiacci’, e poi’ non voleva passare per lo chaperon di Carlo’

La sua resistenza, peraltro debole, e le sue ancor più fragili argomentazioni, non servirono a nulla. Deciso: Malù accompagna ‘cucciolone’.

E fu così che quel sabato mattina di giugno, da Treviso, con un volo della České Aerolinee, la chiassosa comitiva partì, allegra e contenta, con Malù unica donna del gruppo.

Ci fu qualche sorriso ironico tra i compagni di squadra, e uno chiese a Carlo se la mammina gli portasse anche il biberon.

Quella domanda abbastanza sciocca, gli richiamò alla mente che, in effetti, Malù lo aveva allattato e, pensando al biberon, andò subito al seno di lei, alle sode tettine appuntite e provocanti.

‘Però’ ‘ notò Carlo- ‘ha veramente delle belle tettine la mammina’ altro che biberon!’

Malù si avviò alla scaletta, era avanti a lui. Salendo il movimento delle piccole tonde natiche materne richiamò l’attenzione di Carlo che completò la sua riflessione constatando che ‘ha davvero un bel culetto Malù, indubbiamente stuzzicante’. Scrollò le spalle, come a dire che certi giudizi non doveva farli sulla propria mamma. ‘D’accordo’ ‘concluse- ‘ma un bel paio di tettine e un culetto simile non passano inosservati, a prescindere dal soggetto.’

Carlo quasi si sorprese a pensare a Malù come a una donna.

Lei s’era seduta nella poltrona vicino al finestrino, e il suo volto sereno mostrava tutta la felicità di stare vicino al suo atletico figliolo, il suo ‘cucciolone’.

Viaggio regolarissimo, arrivo in orario all’aeroporto di Praga-Ruzyně a 20 km dall’hotel, che era poco distante dal Praha Basket Stadium.

Hotel accogliente, con camere ampie e servizi ottimi.

A Carlo e alla mamma fu assegnata la camera 412, al quarto piano. Bella, ariosa, con due grandi letti, di quelli detti alla francese, più larghi dei singoli normali. Malù si rivolse a Carlo.

‘E’ accogliente, vero?’

Carlo annuì, mise le due sacche da viaggio sull’apposito sgabello.

Malù era alla finestra, guardava fuori. Carlo le si avvicinò, le mise un braccio sulle spalle, quasi volesse proteggerla. La madre gli sorrise.

Trillò il telefono. Carlo rispose. L’accompagnatore avvertì che il lunch sarebbe stato servito tra mezz’ora e che alle 16 ci sarebbe stato un leggero allenamento. Aggiunse che il coach sarebbe stato lieto di fare quattro chiacchiere a tavola solo tra loro, e sottolineò che era ‘solo tra loro’.

Carlo strinse le labbra. Con molto garbo riferì alla mamma la comunicazione ricevuta chiedendole, con falsa ingenuità, cosa mai significasse quel ‘solo tra loro’. Malù gli lanciò una delle sue occhiate incantatrici.

‘E’ giusto, caro, siete qui per la partita.. non ti preoccupare, mangerò qualcosa al ristorante e poi verrò a riposare un po’. Tu devi pensare alla partita.’

Allungò la mano e lo carezzò teneramente sul volto. Carlo si chinò a baciarla. Sulla fronte. Era veramente dolce e deliziosa la sua bambolina.

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Lunch leggero e calorico, per la squadra, nonché lungo scambio di idee sul come comportarsi l’indomani, riferendosi alla documentazione più volta vista delle partite sostenute, e spesso vinte, dalla squadra Ceca.

Era quasi ora dell’allenamento, Carlo doveva prepararsi e andare in camera a prendere la sacca. Salì, aprì lentamente la porta, entrò. La camera era in penombra. Malù era distesa sul letto, in pantaloncini e maglietta, e dormiva profondamente.

La guardò teneramente. Sembrava proprio una bamboletta. Veramente incantevole. Si chinò, con cautela, le sfiorò i capelli con un bacio.

Che bello avere la sua mammina accanto a lui, tutta per lui.

L’occhio, però, corse al sederino, alle gambe snelle e nel contempo armoniose che fuoriuscivano dal pantaloncino molto sgambato.

Annuì con compiaciuta approvazione. Proprio stupenda, affascinante. Si sentì percorso da un brivido. Si riprese subito, afferrò la sacca e uscì senza far rumore.

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Allenamento non pesante, ma abbastanza lungo. Con varie ipotesi, di attacco e difesa. Carlo era veramente in forma e i compagni lo applaudirono spesso.

Doccia e appuntamento per l’indomani, alle 12 per il lunch comune, e poi l’attesa per il match, alle 14.00 in campo, inizio alle 15.30.

Carlo ebbe il permesso di cenare con la madre, ma per lui c’era ‘solo’ il menù predisposto dal dietologo della squadra. Salì in camera.

Malù era in poltrona, guardava la TV, un programma italiano, dal satellitare.

Quando Carlo bussò, si alzò e andò ad aprire la porta.

Era felice di leggere negli occhi del suo figliolone la soddisfazione per come si erano svolte le cose. Si alzò sulla punta dei piedi per baciarlo sul volto, ma Carlo, lasciata cadere la sacca, la tirò su senza alcuno sforzo e la baciò su entrambe guance, sfiorandole lievemente le labbra’ inavvertitamente.

E, forse anche’ senza accorgersene, aveva saldamente afferrato i sodi glutei materni per sollevare la sua bambolina.

Malù, allegra e raggiante, gli disse di metterla giù.

Carlo eseguì con straordinaria lentezza, facendo strofinare le prominenti tettine della donna sul suo petto, sempre stringendole le natiche e premendola forte a sé, col grembo di lei che strusciava lungo la patta ingrossata dei pantaloni.

Malù sentì quella vicinanza, la particolare foga posta dal figlio nell’abbraccio e non le sfuggì la prepotente protuberanza che le massaggiò il grembo e più giù.

Forse era la tensione dell’allenamento a eccitare così il suo ragazzo.

Si soffermò a guardarlo. Com’era bello, però!

Erano liberi, fino a cena.

Malù suggerì di restare in albergo, evitare qualsiasi pur lontana possibilità di incidente, di qualsiasi genere. Anche una storta nel discendere il marciapiede.

Non ci mancava molto, del resto. Potevano, intanto, guardare la TV. Un programma dal satellite.

‘Che ne diresti, Carlo, di cercare un incontro di basket? C’&egrave sempre da imparare o, almeno, di vedere cosa fanno gli altri.’

Carlo annuì. Andava a mettere a posto la sacca. Lui era già pronto, sarebbe sceso così come era, tanto nessuno si sarebbe scandalizzato a vedere un atleta in pantaloni e blusa della squadra.

Malù accese la TV, cominciò a cercare un canale sportivo. Apparve una scritta in ceco, e la parola basket, un nome, Samara’

Carlo era andato a lavarsi le mani nel bagno.

‘Carlo? Samara non &egrave la squadra che incontrerete domani?’

‘Si, perché?’

‘In Tv c’&egrave il Samara contro una squadra Russa, &egrave della stagione scorsa”

‘Vengo subito”

Carlo entrò, di corsa, guardò la TV.

‘Benissimo, bambolina, vediamo ancora come giocano.’

Malù era nella larga poltrona, Carlo si avvicinò.

‘Fammi un po’ di posto, ma’.’

Sedette accanto a lei, vicinissimo. Le gambe nude si toccavano.

Carlo mise una mano sulla spalla della madre, l’abbracciò, la strinse a lui.

La mano scese lentamente dalla spalla’ sotto l’ascella’ le dita sfiorarono la tettina’ la carezzavano dolcemente’.

Malù abbassò gli occhi, verso le gambe del ragazzo.

Quel gonfiore’ sempre palese’

‘Che devo fare’ ‘pensò- ‘forse non c’&egrave nessuna malizia.. e se un mio gesto lo irritasse lo innervosirei’ domani ha la partita”

Quelle dita, però, titillavano lievemente il capezzolo che’ disgraziato’ s’era sollevato’ prepotente’ e’ in aggiunta’ quella specie di carezza non era per niente sgradevole’

Malù si tormentava chiedendosi cosa fosse, in effetti, quell comportamento di Carlo. Semplice distrazione? Qualcosa di innocentemente naturale? Non voleva assolutamente supporre che manifestasse alcunché di erotico!

Ma come, un ragazzone del genere, chissà con quante ragazze intorno a lui e.. disponibili’ come poteva’ pensare di fare certe cose’ proprio con la mamma, con una donna che aveva diciassette anni più di lui e, aggiungeva Malù, che non era una vamp!

‘Si’, rimuginava, ‘ma se io faccio a lui l’effetto che lui fa a me!’ ‘Incredibile’ incredibile’ mi sto’ bagnando tra le gambe!’

La logica era incontestabile’ ma lei non riusciva ad alzarsi’ E poi, come l’avrebbe presa Carlo? ‘ inoltre’ era così piacevole!

Fece un profondo sospiro, cercò di spegnerlo.

‘Carletto’ si sta benissimo’ ma credo che dobbiamo prepararci per la cena”

Il ragazzo si mosse appena, e profittò per dare una energica palpata alla tetta materna mentre ritirava la mano.

‘OK, ma’.. comincia tu”

Non poteva alzarsi con quel poderoso malloppo oppresso nei pantaloncini. Aveva una assillante necessità di’ scaricarsi’ ma domani c’era la più importante partita del sua vita, fino ad allora, doveva resistere’

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Inutile negarlo, malgrado sorrisi, tentativi di parlare del più e del meno, la cena e il dopocena trascorsero in un’atmosfera alquanto imbarazzata. Ognuno cercava di apparire disinvolto, perfino allegro.

Carlo non riusciva a distogliere lo sguardo dalla mamma, che per lui diveniva sempre più bella, affascinante, seducente. Pensiero fisso: le tettine e il culetto della sua ‘bambolina’. Si sforzava di scacciare questa ossessione ricordando l’imminenza della partita. A un certo punto chiese scusa alla madre e andò al tavolo del medico sportivo che li accompagnava. Gli disse che si sentiva inquieto, teso, preoccupato, gli chiese se avesse qualcosa da dargli che, però, non interferisse assolutamente con la indispensabile prontezza psico-fisica necessaria per affrontare la partita. Il medico gli sorrise, gli dette una pillola avvolta nel blister e gli raccomandò di prenderla un quarto d’ora prima di andare a letto, perché aveva un effetto immediato. Lo rassicurò garantendogli che non ci sarebbe stato alcun effetto indesiderato, di nessun genere, e che al mattino si sarebbe svegliato vispo e arzillo come un galletto, aggiungendo che la squadra attendeva grandi cose da lui. Un sorriso, una stretta di mano.

Carlo tornò al tavolo dov’era la mamma, dopo aver fatto scivolare la pillola nella tasca dei pantaloni. Malù notò tutto, e ritenne di non chiedere nulla.

Dopo cena gironzolarono nella hall, guardarono le vetrinette, e Carlo disse che, forse, era meglio, almeno per lui, andare a riposare.

‘Se vuoi, Malù, puoi restare qui a fare quattro chiacchiere con qualcuno’ gli ammiratori non ti mancheranno!’

Malù lo guardò, alzando le spalle con una smorfietta maliziosa.

‘Mi sembra che anche se vado in camera, con te, non mi mancherà chi mi trova piacevole!’

Carlo avvampò, ma non rispose. Malù gli si mise sottobraccio.

‘Allora, cuccioline, si va?’

Salirono in camera. Era abbastanza presto, mancava poco alle ventidue.

Malù disse che si sarebbe preparata per la notte, che mentre Carlo andava a dormire lei avrebbe visto la TV usando la cuffia, per non infastidirlo col rumore.

Carlo sembrava un po’ confuso, la guardava senza parlare, con un’espressione perplessa sul volto.

Malù prese delle cose dall’armadio, andò nel bagno.

Si sentì lo scroscio dell’acqua, seguito dal silenzio, poi apparve lei, in vestaglia dalla quale veniva fuori l’orlo della camicia da notte. Era struccata, coi capelli sciolti, si diresse alla poltrona, di fronte alla TV, ci si accoccolò. Sorrise a Carlo.

Lui era rimasto incantato. Così, coi capelli sciolti, il viso acqua e sapone, sembrava ancora più giovane e ancora più bella. Inutile, era proprio una bambolina affascinante, per lui anche provocante. Chissà, pensò, se dormiva con le mutandine’!

Sentiva che andava eccitandosi.

Quella grazia di dio sarebbe stata nel lettone a fianco al suo.

Fu percorso da un brivido.

Meglio prepararsi, prendere la pillola e a letto!

Fece così, si recò nel bagno, ne uscì in pigiama coi pantaloncini corti. Aveva preso la pillola.

Malù gli tese le braccia. Lui le si avvicinò, si chinò per baciarla sulla fronte. La donna gli pose le mani sul volto e lo attirò a lei. Un bacio sul volto, con le labbra che si sfiorarono appena’

Carlo andò a letto; lei indossò la cuffia, accese la TV.

Guardava lo schermo, ma la sua mente era assorta in ben altri pensieri. Non era interessata alla trasmissione, le sue orecchie percepivano i suoni senza comprenderli’

Voltò lentamente la testa verso il letto dov’era Carlo.

Aveva gli occhi chiusi, il suo petto si alzava e abbassava ritmicamente. Possibile che già dormisse? Tolse la cuffia. Si, dormiva, il respiro era profondo e regolare.

‘Beato lui’ ‘pensò Malù- ‘&egrave proprio un bambinone, il sonno ha prevalso!’

Ammirava felice il suo figliolone, era davvero un bel ragazzo, alto, robusto, armonico e’ certamente i suoi ormoni funzionavano alla perfezione’

Scosse la testa, sorridendo.

Ma si, al suo cucciolo piaceva carezzare la mamma e apprezzarla anche come donna’ che male c’era? Anzi, era il massimo omaggio che potesse farle’ Lui, poco più che adolescente, contemplava e si’ entusiasmava con lei che aveva tanti più anni.. In un certo senso ne doveva essere orgogliosa’

Seguitava a ridere a fior di labbra. Tornava a quando lo cullava, lo allattava’ gli faceva i bagnetto’ Adesso era lui che ogni tanto la prendeva in braccio’ e lei a godeva quell’abbraccio caldo e protettivo, ma anche possessivo’

Si prospettava una notte in cui difficilmente avrebbe riposato, una notte lunga. Si sentiva sola’ come quando Carlo correva nella camera dei gemitori, nel bel mezzo della notte e diceva che voleva dormire con lei, voleva essere abbracciato’ aveva paura!

Ebbe come un brivido. Si sentiva sola, abbandonata’ malinconica’

Era lei, adesso a provare il bisogno, l’urgenza, di sentirsi abbracciata, rassicurata. Abbracciata da Carlo, certo, ma’ lui, sentendola tra le sue braccia, calda e tremante, che sensazioni avrebbe provato?

Poteva ben immaginarlo, se lei, al solo pensiero che ciò potesse realizzarsi, si sentiva eccitata, inquieta’ bagnata!

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Quando Carlo si svegliò, nel silenzio profondo che lo circondava, si guardò intorno. La camera era vuota. Andò a bussare alla porta del bagno. Nessuna risposta. Abbassò la maniglia, aprì’ nessuno. Si girò. Vide un foglio sul tavolino, vi si avvicinò.

‘Ho sentito suonare le campane, ho visto attraverso lo spiraglio delle tapparelle, dal balcone, il campanile non molto lontano, vado a pregare’. Malù.’

Fece un lungo sospiro. Tornò nel bagno, si spogliò, si mise sotto la doccia.

Eseguì tutto con moltissima lentezza. Restò in pantaloncini ed effettuò alcune flessioni, torsioni, poi saltellò.

Malù ancora non tornava. Era ora della colazione.

Indossò una tuta pulita e si accinse a scendere al ristorante.

In quel momento si aprì la porta, apparve la madre.

‘Ciao piccolo, tutto bene?’

Si avvicinò a lui, si alzò sulla punta dei piedi e lo baciò sulla gota.

‘Tutto bene ma’, grazie e tu?’

‘Bene. Sono andata a pregare, per noi!’

Insisté su ‘noi’, con la voce, e gli lanciò uno sguardo.

Carlo rispose senza dar peso alla sottolineatura.

‘Ne ho bisogno, ma’!’

‘Anche io! Dove stai andando?’

‘A colazione.’

”Spetta che vengo con te. Solo un momento, vado al bagno.’

Si udì l’acqua, poi riapparve, allegra e sorridente.

‘Andiamo, cucciolo.’

Gli si mise sotto braccio e uscirono insieme dalla camera.

Colazione come da prescrizione del dietologo. Leggera ed energetica. Il lunch sarebbe stato pronto tra meno di tre ore.

C’erano gruppetti di ragazzi in giro. L’allenatore chiamò Carlo e parlottò a lungo con lui.

Malù, nella sala di lettura sfogliava riviste, solo per vedere le foto, non capiva una parola di Ceco. Un cameriere le portò una pubblicazione in italiano, e nel dargliela, con un sorriso furbastro, le disse che sua madre era italiana, lui conosceva bene la lingua, e le faceva tanti auguri per il ‘fidanzato’.

Malù scoppiò a ridere.

‘Ma quale fidanzato! E’ mio figlio!!’

Il ragazzo restò confuso. Borbottò qualche parola di scuse e si allontanò.

La squadra, finalmente, fu chiamata per il lunch.

Carlo si avvicinò alla mamma. Si chinò a baciarla e la salutò. Da quel momento sarebbe rimasto col gruppo. Malù lo guardò profondamente.

‘Dai, Carlo, in bocca al lupo, torna vittorioso’ ne sono certa’ ciao”

E lo baciò sfiorandogli le labbra.

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Il Samara conduceva per 72-66 sul San Marco. Mancava poco alla fine dell’incontro. Il tifo degli spettatori era al massimo. Il folto gruppo di Italiani, compresi quelli venuti dal Veneto col charter, era sulle spine. Comunque lo sapevano, la squadra Čeca era fortissima. Si riprendeva dopo il breve time-out.

I giocatori del San Marco sembravano scatenati, e più di tutti lo era Carlo che aveva già segnato 18 punti. Era inafferrabile, sgusciava rapidamente e abilmente, tirava, anche da lontano, e sembrava che il cesto Čeco attirasse la palla. Gli Italiani erano tutti in piedi, i Čechi incitavano i loro beniamini a gran voce. Carlo realizzò altri sei punti in una successione spettacolare. Pareggio! Ancora pochi secondi’ e Carlo sembrava volare, ancora a cesto’ ancora’

Quando la sirena annunciò il termine della partita, il punteggio era favorevole al san Marco: 76 a 74!

Carlo fu quasi assalito dai compagni, dal coach’ le urla degli Italiani stordivano’ l’altoparlante iniziò l’inno nazionale italiano’ sportivamente anche i Čechi applaudivano. Malù era impietrita, lunghe lacrime le solcavano il volto.

Carlo riuscì a voltarsi verso la madre, le sorrise, le mandò un bacio con la mano’ si avviò allo spogliatoio.

Le si avvicinò il massaggiatore, e la informò che era bene che lei rientrasse in Hotel, anche per prepararsi per il ‘brindisi’ al quale, con encomiabile spirito sportivo, avrebbero partecipato anche i Čechi . Gli atleti avrebbero fatto la doccia, poi sarebbero tornati in Hotel.

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Malù prese un taxi, rientrò, si dette una rinfrescata e indossò un abitino civettuolo, qualcosa di sportivo. Una gonna un po’ lunga, pieghettata, che evidenziava il vitino snello e la rotondità dei glutei, e una leggera maglietta con maniche lunghe, che completava la deliziosa silhouette sottolineando il fascino delle tettine a punta chiaramente non necessitanti sostegno di alcun genere.

Dopo non molto giunse, allegro e vociante, il gruppo italo-čeco.

Non appena atleti e accompagnatori entrarono nel Salone delle feste, Carlo guardò intorno, vide la mamma, le corse incontro e, incurante di tutto e di tutti, l’abbracciò con foga, sollevandola, e baciandola più volte sulle guance.

Malù sorrise, felice.

‘Mettimi giù, Carletto, ci stanno guardando tutti”

‘Stanno crepando di invidia!’

In effetti molti osservavano sorridenti (e chi non sapeva che erano madre e figlio anche maliziosamente) quella insolita scena.

C’&egrave da dire che molti giovanissimi, anche compagni di Carlo, ammiccavano con soffocata invidia chi, comunque, poteva spupazzarsi quella bella bambolina che, certamente, doveva essere tutta un fuoco, calda e passionale!

Le solite parole di circostanza, ringraziamenti reciproci, pacche sulle spalle e poi al ricco buffet dove c’era di tutto, dal caviale al salmone affumicato, a una infinita serie di salumi, dal fegato d’oca al leggendario prosciutto di Praga.

Logicamente, abbondanza di birra (pivo), ma i giovani atleti preferivano succo d’arancia (pomerančov’ d’us) e succo di mele (jablečn’ d’us).

Carlo portò alla madre, seduta su un divanetto, una sostanziosa fetta di ottimo strudel e un’aranciata. Anche per lui. Sedette accanto.

Le porzioni erano tali da sostituire un’intera cena.

Malù guardò il figlio negli occhi.

‘Sei contento, Carletto?’

Lui le contraccambiò lo sguardo, a lungo.

‘Quasi!’

‘Cosa ti manca?’

Seguitando a fissarla, Carlo scosse impercettibilmente le spalle, senza rispondere. Lei scorse una particolare luce negli occhi del ragazzo. Le venne in mente una frase letta nel Tropico del Cancro, ‘he is lusting after her body”, ‘brama il suo corpo’, sguardo di concupiscenza’ non poteva sbagliarsi’ lo comprendeva, perché quel desiderio stava invadendo sempre più anche lei. Ne era sconvolta, atterrita, e maledettamente coinvolta. La gola le si era serrata, non riusciva a deglutire. Cercò di riprendersi. Forse erano tutti quei giovani gagliardi ed esuberanti’ la lontananza del marito’ Comunque si sentiva ridicola, meschina, si stava eccitando vergognosamente. Si, ma vergogna di ché, perché? La voce interna le rispose che era spregevole, alla sua età e’ con suo figlio!

La mano di Carlo si posò sulla sua coscia. Trasalì. Il ragazzo la guardava, allarmato.

‘Mamma’ Malù, cosa hai, stai bene?’

Posò la sua mano su quella di lui.

‘Benissimo, caro, benissimo, &egrave l’emozione la gioia di essere qui’. Con te!’

Riuscì a malapena a finire lo squisito dolce.

Carlo fu chiamato dagli amici per una foto di gruppo, con i Čechi.

Malù scosse impercettibilmente la testa, strinse le labbra.

Tra le gambe sentiva un tepore umido che conosceva bene.

Il suo pensiero, si accorse, fu realistico e volgare: ‘ ma che si lubrifica a fa” cosa si aspetta’ cosa spera’ sono proprio una matusa decadente”

Fu tentata di andarsene in camera. Ma, certo, Carlo si sarebbe preoccupato.

Il tavola dei rinfreschi era andata rapidamente sgombrandosi’ qualcuno cominciava ad accomiatarsi.

Non immaginava che il tempo fosse trascorso così in fretta. Erano circa le dieci di sera. L’indomani l’autobus per l’aeroporto li attendeva alle sette precise.

Alcuni si avvicinarono per salutarla. Lei rispondeva sorridendo, ma chi la conosceva bene si sarebbe accorto che era solo un sorriso di cortesia

Carlo le fu a fianco.

‘Ma’, mi devi dire cosa hai’ sei strana”

Il primo impeto di Malù fu di scattare, rispondere stizzita. Seppe controllarsi e gli disse che, forse, era solo un po’ di stanchezza.

Salirono in camera.

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Malù si lasciò subito cadere nella soffice e comoda poltrona, di fronte alla TV. Depose la borsetta sul tavolino, a fianco, e poggiò la testa sullo schienale, con gli occhi chiusi. Carlo, esitante sul come comportarsi, era di fronte a lei.

La donna cercò di abbozzare un sorrisetto.

‘Va pure tu a metterti comodo, Carletto, sto un po’ così”

Carlo prese le sue cose e andò nel bagno. Fece tutto con lentezza, ma non riusciva a comprendere il comportamento della madre. Avrebbe voluto abbracciarla’ ma in quel momento gli vennero in mente mille idee’ mille? No! Sempre la stessa.

Indossò pantaloncini corti del pigiama e la giacca a mezze maniche.

Tornò in camera.

Malù era sempre in poltrona.

‘Ora, caro, tocca a me’.’

Non si sentiva rumore dal bagno, solo un lieve scorrere di acqua’.

Dopo diversi minuti riapparve. Vestaglia leggera, non allacciata, dalla quale si vedeva la leggera camicia da notte, rosa, corta’

Carlo la guardò da capo a piedi, più volte, carezzandola con gli occhi. Era convinto che sotto la camiciola non indossava niente.

Scosse appena la testa’ il suo tormento ricominciava’

‘Accendi la TV, Carletto”

‘OK ma” ti faccio posto”

Gli sorrise con quel suo faccino ora acqua e sapone e i capelli sciolti. Era proprio una bambina, ma una bambina bellissima.

‘No’ lascia stare”

‘Se vuoi stare comoda, ma’, mi siedo sulla sedia e ti lascio il posto”

‘No’ volevo cullare il mio bel figliolone, come facevo una volta, e abbracciarlo per la sua splendida vittoria’ ma sei un colosso nei miei confronti’ mi schiacceresti”

Carlo annuì, divertito. La donna gli si avvicinò.

‘Sai che faccio? Mi metto io sulle tue ginocchia, potrò abbracciarti lo stesso’ e sarai tu, questa volta, a cullarmi”

Non attese risposta, alzò disinvoltamente la vestaglia e Carlo sentì il calore delizioso e sensuale di quello splendido culetto sul suo lievitante malloppo’

La leggerezza dei tessuti gli dava la sensazione di sentire la soda carne di lei sulla sua, ancor più dura.

Malù pur desiderandolo vicino, ebbe uno spontaneo irrigidimento del corpo quando avvertì quel robusto randello caldo insinuarsi tra le sue natiche’ fu naturale cercare di stringerle’ e fu peggio’

Forse aveva sbagliato. Ma mentiva a sé stessa’ non aveva assolutamente commesso un errore’ tutt’altro’

Cerlo le carezzava amorevolmente i capelli, lentamente. Prese a darle dei bacetti sulla fronte, sugli occhi, sfiorava le labbra, scendeva sul collo, la stringeva dolcemente.

Inutile negarlo, era una cosa incantevole sentirsi coccolata in quel modo, da quello splendido ragazzone’ da suo figlio.

La mano di Carlo si spostò sulla spalla, scese piano, pianissimo’ sul petto.

Il capezzolo sembrava volesse perforare la leggera stoffa. Sentiva quella mano intrigante’ le dita che timidamente le sfiorarono il capezzolo, lo presero delicatamente, lo strinsero appena.

Non riuscì ad evitare il fremito che la pervase, e fu istintivo muoversi’ socchiudere e poi subito stringere le natiche’ il turgido e robusto scettro di carne del ragazzo, incredibilmente duro, s’era decisamente sistemato in quel solco caldo e irrequieto che lei non riusciva a tener fermo.

Carlo, ormai, era completamente in balìa di quella sensazione lasciva che lo stava rapidamente portando all’acme del godimento. Stringeva la donna, le tormentava la tetta, si agitava’ una continuazione’.

Malù era cosciente di quanto accadeva’ sentiva sempre più caldo tra le sue gambe’ si muoveva anche lei’ ormai era chiaro il gagliardo fallo che si strofinava al suo sedere, alle sue grandi labbra’ oddio’ oddio’ ma vuoi vedere che’

Non aveva terminato il suo sconvolgente pensiero, pur nel crescente piacere che la andava invadendo, e sentì Carlo fremere, sussultare, stringerla forte, mormorare parole indistinte e poi il pulsare frenetico del sesso di lui che lanciava caldi e sovrabbondanti fiotti che si spargevano dovunque, trapassavano la leggera stoffa, la bagnavano’ sì’ la bagnavano’ ed era spaventosamente bello, eccitante’ anche lei sussultava, disordinatamente’ aveva il respiro grosso’ apriva e chiudeva le gambe’ incredibile’ favoloso’ era travolta da un improvviso e inopinato orgasmo’ si strinse a Carlo’ lo baciò con furore’ sulla bocca.

La voce di Carlo era rotta dal pianto.

‘Scusami, mamma, scusami’.’

Cercava di carezzarla, era turbato, confuso, respirava a fatica, non sapeva cosa fare.

Lei cercò di riprendersi, ma era difficile.

Gli lisciò il volto.

‘Niente, bello di mamma’ niente’ sta calmo”

‘Mamma’ non so cosa mi sia successo’ perdonami”

Ancora carezze, affettuose.

‘Niente di anormale, tesoro’ la tensione’ la partita’ e io’ io.. che non dovevo vestirmi, o meglio essere ‘svestita’ così’ sulle tue gambe’ sei giovane’ esuberante’ &egrave tutto naturale, comprensibile’ amore della mamma’ adesso dobbiamo metterci in ordine’ andiamo nel bagno’ -cercò di sorridere- credo che ne abbiamo bisogno tutti e due’ prendi un altro pigiama’ mamma prende un’altra camicia da notte’ andiamo”

Mise i piedi per terra, cercò di alzarsi, le girava la testa, ricadde a sedere, pesantemente, sull’ancora baldanzoso ‘pisello’ filiale’

Infine, riuscì ad alzarsi, andò a prendere un’altra camicia da notte’ ma era ancora più velata dell’altra’

Carlo sembrava ubriaco. Gli era difficile camminare col fallo semieretto, i pantaloncini fradici’ Con una mano tra le gambe andò a prendere in valigia quanto gli serviva, si avviò al bagno’

‘Non chiuderti dentro, Carletto”

Malù lo raggiunse. Aprì il rubinetto della doccia, regolò la temperatura dell’acqua.

‘Dai, spogliati’ credo che ci serva proprio una bella doccia”

Carlo era perplesso.

‘Dai, bimbo’ a parte che ti ho visto nudo chissà quante volte’ non credi che’ ormai’ conosco tutto di te? Dai’ ti do l’esempio”

In un attimo tolse vestaglia e la camicia, arricciata e bagnata’ apparve nuda.

Carlo la fissava con gli occhi sgranati, incredulo, sbalordito non poteva crederci. Malù, la bambolina meravigliosa che sognava ogni notte, era di fronte a lui, nuda, col suo personalino incantevole, i capelli sciolti, gli occhi splendenti, le piccole tette protese, i lunghi rossi capezzoli, appena un po’ di pancino’ lo scuro triangolo del pube, il magico, allettante, stimolante sederino dalla linea perfetta’

Respirava a fatica, deglutiva nervosamente’ ma’ ma’ Malù era entrata nel vano doccia, gli sorrideva, gli tendeva la mano’

‘Vieni piccolo’ vieni sotto l’acqua’ la mamma ti lava”

Carlo si avvicinò, esitando’ non riusciva a comprendere se era sveglio o sognava’ non poteva credere una simile realtà.

Così la sua mente.

Il corpo reagiva in modo più che naturale.

Quella donna nuda, quella femmina che aveva concupito da sempre, che aveva cercato di sfiorare, abbracciare, carezzare in tutti i modi, era sua madre, e gli tendeva la mano, lo invitava’

La sua verga svettava come un boma.

Malù lo guardava, incuriosita, Incredibile a credersi, ma lei conosceva solo il sesso del marito’ questo’ del figlio’ gli sembrava un po’ diverso’ aveva un glande decisamente fungiforme’ quello del marito era un po’ più, come dire, a ogiva’ per il resto, almeno le sembrava, era ben sviluppato e di proporzioni di tutto rispetto.

Quando Carlo le fu vicino, Malù allungò la mano e afferrò l’asta del ragazzo’

Proprio così, la punta era grossa, massiccia’. Spostò la mano’ il resto, più o meno, era ‘. simile.

Però, quella cappella di fungo di carne così massiccia, sarebbe entrata in una vagina? Inavvertitamente, seguendo il suo pensiero, scosse il capo.

Sicuro che sarebbe entrata. Non era da lì che passavano le teste dei neonati?

Sarebbe stata, però, come un’alesatrice!

Carlo era rimasto fermo, inebetito.

Malù fece u sospiro, lasciò la presa. Anzi, era durata anche troppo.

Si allontanò d’un passo. Era piccolina, di fronte a lui, ma graziosissima nella perfezione delle proporzioni. Cercò di mostrarsi spontanea.

‘Allora, Carletto’ ecco la tua mamma’ volevi vederla così, vero? E io ti metto di fronte alla realtà’ di modo che tu non ti lasci illudere dalla fantasia’ La tua vecchia mamma’ come dite voi giovani, ‘matusa’? Credo che da ora in poi penserai alle ragazze della tua età’ d’accordo?’

Il tono voleva essere severo, fermo, solenne, ma nella voce c’era tanta dolcezza.

Carlo la scrutava, sbalordito, colto alla sprovvista, non riusciva a capire convincersi che fosse tutto vero’

Voleva parlare, era difficile, i suoni che uscivano dalla sua gola erano rochi, stridenti. Avrebbe voluto abbracciarla’ non osava’ la fissava intensamente’.

‘Ma” non capisco’ io’ tu’ sei bellissima’ bellissima’.’

La strinse a sé e ciò facendo serrò il suo robusto fallo tra lui e il corpo della donna’

Malù fu impaurita e sconvolta da quell’inatteso contatto’ cercò di allontanarlo da sé delicatamente.

‘Dobbiamo darci una bella lavata, Carlo’ mi hai tutta impiastricciata e’ anche tu”

Prese la spugna e la passò al figlio.

‘Ecco’ io’ ho quest’altra’.’

Volgendogli le spalle, si pose sotto il getto dell’acqua e cominciò a carezzarsi il corpo con la spugna. Lentamente, soprappensiero, meditabonda’

Carlo era impacciato nei movimenti, soprattutto a causa della sua ossessionante eccitazione.

Dopo un po’ la mamma gli disse che lei andava ad asciugarsi in camera, lui poteva fare con comodo.

Quando il ragazzo entrò, con l’asciugamano piegato sul braccio per nascondere la sua sempre più tormentosa erezione, Malù era a letto, col lenzuolo tirato fin sotto il mento, i tratti del volto tesi, le labbra strette, gli occhi a soffitto.

Carlo cercava di nascondere il tremito che lo pervadeva. Guardò la madre, inespressivamente, ma nella sua mente c’era una ridda di pensieri. Non poteva scacciare la visione estasiante della piccola mamma senza veli.

Era come paralizzato.

Malù girò lentamente lo sguardo, lo posò sul figlio. Senza parlare, scostò lentamente il lenzuolo, scoprendo una parte del letto.

Tono deciso, risoluto.

‘Vieni!’

Carlo non capì se era la madre ad aver parlato, ad esseri mossa, o tutto accadeva solo nella sua immaginazione.

Malù ripeté l’invito, che era piuttosto un ordine.

‘Vieni’ abbracciami!’

Quasi barcollava, il ragazzo, avvicinandosi al posto vuoto che la donna gli indicava. Sedette sulla sponda del letto, lasciò cadere l’asciugamano, si stese. Malù lo coprì col lenzuolo, gli si avvicinò’

‘Abbracciami!’

Carlo l’accolse sul suo braccio. Lei si voltò verso il figlio, si strinse a lui, gli pose una mano sul petto, una gamba sul pube.

Solo allora Carlo si rese conto che la madre era nuda’nudaaaaa!

Sentì quasi pungersi dal capezzolo duro, e percepì la cresposità del di lei grembo sulla sua coscia’

Malù allungò la mano, toccò i pantaloncini di lui’

‘Via!’

Carlo si mosse maldestramente per toglierli. Malù lo aiutò.

Ora la gamba di Malù sfiorava l’obelisco ardente del sesso di Carlo.

Il giovane carezzò una tetta, strinse tra le dita un capezzolo.

Lei gli era con le labbra vicino all’orecchio.

‘Ti piace?’

Carlo annuì..

‘Era avido, ingordo, quando la succhiavi”

Carlo si mosse delicatamente facendo in modo che la sua bocca sfiorasse il turgido capezzolo della dona. Lo lambì, lo prese tra le labbra, cominciò a succhiarlo, con cupidigia.

Non era quello che voleva Malù! Lei aveva deciso di non far durare ancora più a lungo l’evidente tormento del ragazzo. Era sicura che, posto di fronte alla realtà, tutto si sarebbe sgonfiato, e il capriccio di lui si sarebbe spento tornando alla normalità.

Quasi sorrideva, Malù, certo, quello di Carlo era un capriccio, un desiderio irragionevole, una voglia improvvisa, una passione passeggera’ una infatuazione momentanea, come una fiammata. Bisognava spegnerla.

Quanti capricci gli aveva fatto passare, fin da bambino.

Ora, però, quel succhio prolungato e goloso non ci voleva. Già era tanto difficile cercare di non farsi coinvolgere dagli eventi. Del resto, lei era ancora giovane e piena di vita, sessualmente eccitabile, sensuale, passionale. Doveva controllarsi, era l’unico modo per dimostrare a Carlo la sua totale indifferenza di fronte alla sua mania. ‘Sì’ ‘concluse- ‘lo deve capire’sarò solo un pezzo di carne per lui’!’

Non era dello stesso parere il suo sesso che palpitava lubrificandosi sempre più!

‘Carletto’ ‘gli sussurrò nell’orecchio- ‘smettila’ ti capisco’ ma’ rifletti’ &egrave solo un capriccio’ come ne hai fatti tanti’ te lo sto dimostrando”

La mano di Carlo, intanto, stava frugando nel cespuglio di seta tra le sue gambe. Sentiva le dita sfiorarle le grandi labbra.

‘Basta’ ‘decise tra sé e sé- ‘facciamola finita”

‘Ho capito, Carlo’ aspetta’ Lo sai anche tu che &egrave soltanto una frenesia assurda solo perché &egrave’ un tabù’ aspetta’ e vedrai come ti passerà’come resterai deluso”

La sua irritazione sembrava vera, lei stessa si obbligava a crederci’.

Con gesti delicati ma determinati, si svincolò amorevolmente dall’abbraccio, si mise a cavalcioni al figlio, poggiandosi sulle ginocchia, il busto completamente scoperto, i capelli lungo la schiena, il volto severo, quasi accigliato, ma le labbra tremanti, gli occhi come spauriti’ prese quello che per lei, oramai, era il lussurioso responsabile di tutto, e lo portò tra le sue gambe, a contatto col turgido e rorido ingresso della vagina’ si abbassò lentamente’ lo sentì entrare, in tutta la sua voluminosa baldanza, le pareti della vagina si dilatavano, divaricate da quel vigoroso glande fungiforme, e sembravano richiudersi, poi, sull’asta, per abbracciarlo e stringerlo in sé.

Carlo la guardava incredulo e stregato, stava provando qualcosa che non aveva nemmeno osato immaginare. Lui era entrato là’ da dove era uscito’ e gli sembrava di essere accolto da trionfatore, carezzato, coccolato’ munto!

Impalatasi completamente, Malù avrebbe voluto restare immobile, in tal modo avrebbe spenta l’eccitazione di Carlo.

Ma era il suo grembo, la sua vagina, a non condividere tale sua intenzione; o meglio, aspirazione. A ciò si aggiungevano le mani del ragazzo che l’avevano saldamente afferrata per le natiche e l’avvicinavano e allontanavano ritmicamente da lui’

Malù guardò il figlio. Sembrava trasfigurato. Un’espressione estatica sul volto, gli occhi splendenti, le labbra dischiuse. Assorto in voluttuosa e inebriata contemplazione della madre che si sentiva trascinata da quello sguardo.

Le venne in mente di non osservarlo. Si sdraiò su lui’ non servì a nulla, i sussulti cadenzati del giovane andavano accelerando, la stretta aumentava, il volto manifestava un piacere crescente, il respiro era affannoso’

Malù deglutiva a fatica, stringeva le labbra per non farsi scappare alcun gemito dalla bocca’ stava impazzendo’ quello stantuffo era instancabile’ su e giù’su e giù’ baciava la cervice, sembrava voler penetrare anche nell’utero’

‘Signore’ ‘cercò di pensare la donna- ‘allontana da me il piacere’ allontanalo”

Il sesso di Carlo palpitava, le pareti della vagina lo mungevano sempre più freneticamente’.

Un colpo di reni, una spinta più energica delle altre, un istante di sosta e poi’ poi impetuosi fiotti caldi, che sembravano non finire mai, si sparsero in lei, dovunque, e strariparono dalla vagina’

Malù cedette di colpo’ Non riuscì a trattenere il lungo interminabile gemito che le sfuggì, né le contrazioni incontenibili del grembo che spremevano ingordamente, fino all’ultima goccia, il seme del suo stesso frutto! Era come una ‘restituzione’.

Il glande poderoso, malgrado il copioso spargimento compiuto, non aveva diminuito il suo invadente vigore. Pulsava’ Carlo era ancora avvinghiato alle materne natiche, e sentiva le tettine premere su di lui’

Malù, sconvolta dalla veemenza di un piacere sconosciuto e straordinario, meraviglioso, avrebbe voluto sottrarsi alla voluttà, alla passione, alla lascivia che la stava travolgendo’. Sentiva un senso di sconcezza, perfino turpitudine, non solo per ciò che aveva compiuto ma soprattutto per la foia di cui stava divenendo schiava’

Non riuscì ad evitarlo’. Si afferrò alle spalle del figlio e cominciò a dimenarsi impetuosamente, strusciando sulla pancia di lui’ facendo quasi uscire completamente da sé la lunga verga per poi subito ringuainarla golosamente nella vagina’ sempre più in fretta e con gemiti rochi, crescenti’ e lui che sollevava il bacino, le andava incontro, le tormentava i glutei’ fin quando fu un vero e proprio urlo di possesso’ di liberazione’ nello stesso momento che stava di nuovo spargendosi in lei quel balsamo che le aveva fatto perdere volontà e controllo, facendola assurgere a vette di godimento sconosciuto.

Gli afferrò il volto, lo tempestò di baci, con le narici frementi’

‘Carlo’ Carletto’ bambino mio’ tesorooooooooooooo!’

‘Mamma!’

E spinse, come a volerla trafiggere col suo brando di carne viva!

——

L’aereo stava per atterrare a Treviso, poi ci sarebbe stato l’autobus, la casa’ l’incontro col marito’ col padre’

Si guardarono in silenzio.

Entrambi annuirono nello stesso istante.

Lo sapevano.

Nulla sarebbe stato come prima.

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