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Racconti erotici sull'Incesto

Vortice – 03 – Impatto

By 2 Novembre 2023No Comments

– Papà? Sei qui? Cosa fai?

Mi si gelò il sangue.
Feci per coprirmi.
Balbettai qualcosa di incomprensibile.

– Scusami, non…- fece per richiudere la porta e nel mentre aggiunse soltanto – Mamma dice la cena è pronta.

Rimasi di nuovo solo, ammutolito, il cazzo ormai floscio ancora in mano.
Da dietro la porta sentii ancora la voce di mia figlia gridare alla madre sotto in cucina: -Papà dice che viene subito.
Poi la sentii scendere.
Mi mossi lentamente per ricompormi e scendere.
La battuta di mia figlia mi avrebbe fatto ridere in molte altre situazioni, ma in quel momento mi fece arrivare la coltellata della vergogna ancora più in profondità.
O forse…non era una battuta? C’era altro dietro quel sarcasmo? Il cazzo mi pulsò in mano. Decisi per una volta nella giornata di non ragionare con lui, mi ritirai su i pantaloni e feci per uscire dalla stanza.

– Mi abbandoni così?
Trasalii.
Mi ero completamente dimenticato di essere ancora al telefono con Marta e quando sentii la sua voce nell’auricolare mi venne un colpo.
– Devo andare. Ci vediamo domani.
– Ora mi lasci con questa immagine di Anna che ti vede con il cazzo in mano. Che papino cattivo…
– Buona serata Marta.
Mi forzai a chiudere quella chiamata.

Ragionai su quanto Anna potesse aver visto, non mi ero accorto dell’apertura della porta, come non l’avevo proprio sentita avvicinarsi alla stanza. Di certo non avevo il telefono in mano (Santo Bluetooth!) e quindi almeno questa parte della scena a cui aveva assistito era salva.
Arrivai in cucina. Anna e la madre parlavano allegramente.
– Finalmente sei venuto, papà. Grazie di averci dato tutta questa attenzione.
Mia figlia insisteva con la sua ironia. Io feci buon viso a cattivo gioco e le feci la linguaccia e mentre mi sedevo a tavola aggiunsi: – Ci sono momenti in cui la lunga attesa abbellisce e rende ancora più piacevole la metà raggiunta.
Si limitò ad alzare le sopracciglia e sorridere.

Finita la cena, guardammo ancora un po’ di TV insieme e poi Anna andò in camera.
Mia moglie andò in cucina a finire di sistemare alcune cose, io la raggiunsi davanti al lavandino e da dietro l’abbracciai attaccando volutamente il sesso al suo culo.
Iniziai a stringerle i seni.
Provò a divincolarsi senza troppa convinzione.
Iniziai a baciarla sul collo e vicino le orecchie.
– Dai, smettila che Anna è ancora sveglia.
– Ho voglia di te -, sistemando il cazzo duro esattamente fra le sue chiappe burrose.
Lei spinse indietro il culo per offrirmelo meglio, iniziando a muoverlo su e giù. Le strinsi i capezzoli per farla uscire ancora di più di testa.
Dentro di me, sognavo che Anna stesse origliando e spiando, magari affacciata alle scale, bagnandosi e sognando di essere con noi prima di tornare in camera a darsi piacere.
Avevo la testa piena di pensieri folli e il corpo che reagiva di conseguenza, tremando, pulsando e desiderando un contatto sempre più stretto con un corpo femminile.
Lo feci continuando a baciare Cecilia, leccandole collo e lobi delle orecchie, senza fermare le mani sul suo corpo. Mani che avevano già intrapreso la strada prima del suo culo e poi della sua figa.
Le misi un dito dentro, masturbandola veloce. Un urlo le si strozzò nella sua bocca.
– Maiale. Sappi che non mi accontento mica solo di un dito ora!
Si girò di scatto e strinse forte il cazzo in mano, cazzo che stava diventando sempre più duro mentre mi parlava con gli occhi di fuoco piantati nei miei.
– Maiale. Ho sposato un maiale. Altro che matrimonio per soldi…
Il cazzo le pulsò in mano.
Mi guardò inarcando lo sguardo.
Io le spinsi la testa in basso.
Lei capì al volo e ingoiò il cazzo.
Bocca e mano veloce, la fermai prima di venire: volevo scoparla. La girai sul bancone della cucina e la penetrai da dietro.
Avevo ancora la sborra accumulata dalla telefonata con Marta, avevo in testa mia figlia che mi scopre, avevo la speranza che Anna ci stesse guardando. Impazzii in fretta e scaricai le mie pulsioni nella figa di Cecilia.
Riprendemmo fiato e ci risistemammo.
Entrambi sorridenti, ci abbracciammo e baciammo dolcemente.

———-

La mattina mi svegliai con l’intenzione di parlare con Anna di quanto successo.
Poteva essere un rischio, ma ormai avevo deciso: le avrei chiesto scusa e in quel modo speravo di riuscire a sapere quanto avesse visto e cosa stesse pensando.

Partimmo in auto verso la scuola e non persi tempo.
– Senti Anna, volevo chiederti scusa per ieri. Mi stavo cambiando e non ho sentito che mi avessi chiamato.
– Non preoccuparti papà. Ma almeno se proprio dobbiamo parlarne non inventiamo scuse: io gente che si cambia così non l’ho mai vista.
Rimasi in silenzio.
– Comunque davvero, non preoccuparti. Basta che non fai del male a mamma, per il resto non sono affari miei.
– Non capisco.
– Beh, prima della doccia ti avevo lasciato al telefono con quella tua collega. Dopo la doccia ti ritrovo con quel…con il tuo…vabbè, hai capito… Mi viene da fare 2+2 e quindi ti dico “non fare del male a mamma”, solo questo.
– No, ma cosa hai capito?!?? Non c’è nulla con Marta!!! Non ero nemmeno più al telefono con lei!! Ero lì mi stavo cambiando ed è successo che…insomma, capita, no? C’è pur sempre un uomo dietro questo padre, no? -, provai a smorzare la tensione in qualche modo.
Per fortuna sorrise anche lei.
In tutto questo tempo non aveva mai smesso di guardarmi, io, compatibilmente con il traffico, ogni tanto mi giravo a guardare quei suoi grandi occhioni neri: sempre dolci, all’inizio preoccupati, ora più rilassati e quasi sorridenti, mai arrabbiati.
– Dimmi, Anna. Si vede che hai qualcosa da dire.
– Beh…comunque sono stupita: non pensavo avessi anche bisogno di “momenti tuoi”. Tu e mamma sembrate molto…affiatati.
E poi velocemente, quasi a voler scacciare via il pensiero, aggiunse, sorridendo: – O almeno lo sembrate in…certi momenti…
Feci finta di non capire, ma il mio cazzo intuì subito dove stava finendo il discorso.
– Beh, diciamo che…ogni tanto non siete stati troppo discreti. Ecco, l’ho detto!
Finsi vergogna, con il cazzo che impazzii nei boxer.
– Oddio Annina…perdonaci…non ci siamo resi conto….
– Ma scusa di cosa?
Rise.
Ma subito aggiunse, sorridendo ma anche con una forte nota di sarcasmo: – Anzi! Beati voi!
– Addirittura!! E perchè mai? Sei una ragazza così bella e direi anche così innamorata. C’è qualcosa che non va con Lorenzo?
– Si si. Lui è dolce, ci amiamo. Ma a volte mi sembra che sia solo io a voler “certe cose”…cazzo abbiamo 18 anni!! Se non ce li godiamo ora questi momenti, quando lo facciamo??

“E ora che faccio?”, pensai, “affondo dicendole che lo ho sentito o la prendo alla larga?”

Per fortuna arrivammo a scuola e il discorso si chiuse lì.

– Anna. Io ci sono, mamma c’è, quando vuoi sai che puoi parlarci. Goditi la tua età, noi faremo il possibile per te, sempre.
– Lo so, sono fortunata.
Mi baciò sulla guancia mettendomi una mano sul petto e poi scese.

———

A lavoro cercai il più possibile di evitare Marta. Non volevo affrontarla. Soprattutto non volevo rischiare di riprendere il discorso di ieri o darle anche solo un minimo spiraglio per entrarmi nel cervello come faceva da due giorni con la scusa di mia figlia.

Ero tranquillo e sereno dopo il chiarimento con Anna avvenuto in auto quella mattina e volevo che nulla mi rovinasse questo clima mentale.

Ad inizio pomeriggio mi chiamò Anna.
Mi preoccupai perchè non era solita farlo e poi perchè sapevo avesse l’allenamento della squadra scolastica di nuoto.
– Ciao pa! Che fai? Disturbo?
– No, cara, figurati. Successo qualcosa?
– No no, tranquillo. Solo che è saltato l’allenamento e ora sono da Giorgia. Non è che per caso mi verresti a prendere mentre torni a casa? Abita davanti la scuola, ti ricordi?
– Certo, nessun problema. A dopo.
Passai a prenderla.
Stupenda nella sua tuta dai pantaloni aderenti, la vidi di spalle, non la chiamai per gustarmi il suo profilo, il culetto tondo, le gambe esili e muscolose per lo sport, i suoi capelli neri lunghi e lisci.
Mi vide lei e corse verso l’auto. Aprì la portiera, mi diede un bacio mettendomi la mano sulla coscia (“Sali più su amore mio, perchè non lo fai?”), si sistemò sul sedile.
Non le lasciai tregua sul discorso della mattina, osando un po’ di più.
– Ripensavo a quanto mi dicevi stamattina e ne sono davvero stupito. Sei una ragazza splendida, faccio davvero fatica a capire come qualcuno ti possa resistere.
– Qui è di nuovo l’uomo che parla e non il papà? – rise prendendomi in giro.
– Si, davvero è l’uomo, ma solo perchè mi stupisce e mi spiace sentirti così…quasi delusa, mi viene da dire. Quindi si, lo ammetto, a parlare è l’uomo. – e decisi di infierire -Lorenzo non lo è?
Silenzio. Guardava fuori dal finestrino.
Ecco, avevo esagerato
– Scusami Anna, scusa. Non dovevo. Non sono affari miei.
– Non preoccuparti. Avevo intuito cosa intendessi, pa’. È che… Vedi…Lorenzo mi ama, glielo leggo negli occhi. E anche io lo amo, tanto. Facciamo…come dire…”cose”…però….
– Però vorresti di più?
Altro silenzio.
– Anna, senti. Intanto scusami, perchè non volevo metterti in imbarazzo. Come ti dicevo stamattina io e tua madre ci siamo. Anzi…forse è più un qualcosa “da mamma”, magari fra donne ti viene più facile aprirti.
– È un’idea, ti ringrazio. Ma non vorrei che pensassi che mi sono offesa, anzi…grazie – mi ringraziò quasi sussurrando, mettendo la mano sulla mia che era sul cambio, ma sempre guardando fuori.
– Non ringraziarmi. È normale pensare al bene dei propri figli. E comunque, visto l’argomento, penso che con lei ti troverai benissimo a confidarti: con me, nei primi tempi è stata fantastica a farmi capire tante cose, sa ascoltare, sa e sicuramente conosce la realtà femminile molto meglio di quanto possa aiutarti io.
Ascoltò tutto annuendo, senza mai guardarmi direttamente, ma sempre con la mano sulla mia, contatto che mi inebriava.
Poi d’improvviso si girò.
– In che senso fantastica?
– Come scusa?
– La mamma…hai detto che è stata fantastica e che ti ha fatto scoprire cose…
Un po’ a disagio risposi.
– Beh, diciamo che quando ci conoscemmo io non avevo grandissima esperienza, lei mi guidò attraverso tanti dubbi, tanti lati dell’amore…
– E del sesso?
– Si, anche del sesso. E penso che siano anche tante cose che ci tengono uniti ancora dopo tutti questi anni…tanto da non farti dormire la notte!
Accettò lo scherzo e ridemmo insieme.
Il viaggio continuò in un clima sereno, fra altre battute e il racconto di quanto successo a scuola.

A casa Cecilia già ci aspettava.
Le lasciai in cucina per andare a farmi una doccia.
Arrivato quasi in cima sentii mia figlia iniziare un discorso.
– Mamma, posso parlarti di una cosa?
– Certo Annina, dimmi. Ma prima sono io che devo chiederti una cosa, anche se me ne vergogno molto.
Tremai, pensando al peggio e mi fermai di colpo.
Anna doveva aver annuito perchè mia moglie continuò.
– Ieri che eri su a chiamare papà per cena, dimmi la verità: era ancora al telefono con quella sua collega?
“Cazzo….”
– L’ho trovato al telefono prima che entrassi in doccia, ma dopo no. Quando tu mi chiamasti, era da solo in camera, a letto. Mi ha detto che aveva avuto un giramento di testa e si era coricato per farselo passare.
“Grazie bimba mia…”
– Ma…mamma, non sarai mica gelosa???
– No, no….è che ultimamente è un po’ strano, e ieri quella telefonata, non scendeva più…che stupida che sono! Ti prego dimentica questa cosa!
– Non preoccuparti mamma. Per me puoi stare tranquilla, lui ti ama tanto, si vede. Ti ama e, se posso, ti desidera ancora tanto. Vi lanciate certe occhiate! Per non parlare del bacio di stamattina…
– Annaaaaaa! Ma cosa dici???
– Ma dai, su! Siete una coppia così bella. Certo poco discreti, ma bella. Anche di questo volevo parlarti…o meglio, volevo chiederti….

Io ero in piedi sull’ultimo gradino delle scale, le tempie pulsavano a sentire mia figlia che parlava in questo modo: il grande potere della suggestione.
Mi mossi silenziosamente ed entrai in bagno. La doccia e l’acqua calda mi attendeva, nudo, cazzo duro al pensiero fisso di Anna che ci spia. Mi feci forza per non toccarmi, ma solo perchè stanotte volevo sapere dalla voce eccitata di Cecilia le confidenze di Anna, la mia bimba, con cui ora condividevo un segreto.

—–

Per tutta la serata, cena compresa, madre e figlia furono tutte un sorriso, addirittura avrei detto che Cecilia fosse decisamente su di giri.

Anna ci lasciò presto soli, dicendo che andava in camera a finire di studiare. Non passò molto che, vicini sul divano, Cecilia iniziò a sfiorarmi le gambe e il petto e poi baciarmi lungo il collo e sul viso. Ne fui sorpreso, ma non mi tirai indietro e restituii baci e carezze.

– A cosa devo queste calde coccole? Anna è sveglia… -, le sussurrai all’orecchio scimmiottando il suo tono della sera prima, leccandole il lobo.
– Hai ragione amore…Anna è proprio sveglia…
Mi ritrassi e istintivamente guardai verso le scale.
– Non in quel senso…oddio, magari anche in quel senso, chissà… Intendevo altro: diciamo che da quello che mi ha raccontato oggi, ha preso tanto dalla mamma…
Istintivamente chiusi gli occhi e sospirai, mentre Cecilia continuava a baciarmi e ad accarezzarmi attraverso i pantaloni. Io per contro a quelle parole strinsi ancora più forte i seni che avevo iniziato a massaggiarle. Lei come sempre apprezzò, stringendosi ancora di più a me. Potevo sentire i capezzoli duri strofinarsi su di me attraverso la stoffa.
– Cosa ti ha detto?
– Non posso, cose di donne…
Le strizzai il capezzolo, forte…un urletto di piacere le si strozzò in gola…
– Cosa ti ha detto?
– Non parlo, è inutile…
Insistetti con il seno, le misi la lingua in bocca e iniziai a salire con l’altra mano lungo la coscia. Aprì le gambe per farmi arrivare a destinazione, che sentii subito calda e umida attraverso la stoffa delle mutandine…
– Qualsiasi cosa sia, direi che qui sotto ha già fatto il suo effetto…
– Questo sei tu…sei sempre tu…
– Parla più piano, è sveglia…- le dissi, ancora imitandola, e mentre le scostavo le mutandine per penetrarla con due dita, aggiunsi – Ti piace quanto è sveglia?
– Oooh sii…no…non so…- respirava forte -…ha tanta voglia di vivere… Cosa mi fai dire, Luigi…
Le misi la mano sul mio cazzo che scoppiava nei pantaloni.
– O ha tanta voglia di questo?
Me lo strinse, sentendolo pulsare.
– Oddio che bello! Si Luigi, si…oddio! Perchè dici queste cose? – la scopavo sempre più veloce con le dita.
– Non sto dicendo nulla. State dicendo tutto voi!
Sottolineai il plurale, mettendo madre e figlia sullo stesso piano volutamente.
– Sto ancora aspettando una risposta: di cosa avete voglia?
– Luigi, amore…si…ha tanta voglia di questo…
– Di cosa?
– Ti prego, fermati…
– Di cosa? Rispondimi!
Le strizzai clitoride e capezzolo.
– Lorenzo non deve essere bravissimo…- sentivo che stava per crollare, le misi un terzo dito dentro, ormai fradicia e aperta – Oddio…il cazzo, si, ha voglia di cazzoooo…
E la sentii venire e pulsare sulle mie dita, mentre tremante ansimava forte, soffocando un grido sulla mia spalla.
Non ce la facevo più nemmeno io. Me lo tirai fuori.
– Succhialo, così dopo vai a darle un bel bacio della buonanotte.
Mi guardò stravolta dalla lussuria e masturbandomi sempre più forte mi mise la lingua in bocca. Poi scese a bocca spalancata e lo ingoio fino a metà dell’asta.
Non trattenni un gemito.
Con la mano sul capo le davo il ritmo, mentre lei mi stringeva la base del cazzo e le palle.
Un paio di minuti di questo trattamento e stavo esplodendo, ma proprio in quel momento sentimmo del rumore da sopra e i passi di Anna che scendevano le scale.
Ci sistemammo in fretta e furia, io nel dubbio con un cuscino sulle gambe il più possibile la mia erezione evidentissima e Cecilia con i capelli tutti arruffati che si aggiustava il più possibile la camicetta. Mi chiedevo se fosse solo una mia impressione o davvero nell’aria si sentisse un chiaro odore del piacere di Cecilia.
– Tutto bene? Com’è il film? – ci chiese Anna passando in direzione della cucina – Volete dell’acqua? Mamma hai sete?
Io e Cecilia guardammo la tv accesa assolutamente inconsapevoli di cosa stesse andando sullo schermo. Fu lei la prima a rispondere.
– Grazie amore, magari un bicchiere d’acqua lo prendo volentieri. Il film è terribile, non ricordo nemmeno più come siamo arrivati a questo punto.
– Eh beh, ci credo mamma. E’ davvero brutto quando li film ti fanno perdere tempo. Peccato perché lui è un bravissimo attore. Ed è anche bello, non credi?
– Si, direi di si, non lo so, ho altri gusti.
Anna era oramai dietro di noi, mi accarezzò i capelli e disse: – Decisamente si!
Ridemmo tutti e tre.
– Non farti ingannare dall’età, papà ha sempre fatto la sua bella figura.
– Ah, non ho dubbi. E la fa ancora adesso. Ok, vi lascio tranquilli, io torno in camera. Vi do la buonanotte.
Un’altra carezza a me e un bacio sulla guancia, molto vicino alle labbra, a mia moglie.
La mia mente fantasticò subito al pensiero di Anna che sentiva il mio sapore sulle labbra di Cecilia.
La seguimmo con lo sguardo mentre saliva le scale, fino a sentire la porta della stanza richiudersi.
Io tolsi il cuscino dalle gambe. Il cazzo sbucava dalla vita dei pantaloni, si vedeva il lucido del piacere. Mi sistemai alzandomi. In piedi entrambi ci guardammo negli occhi, bacia Cecilia esattamente dove l’aveva baciata Anna. Ora ne ero sicuro: Anna aveva sentito il mio odore e il mio sapore sulla pelle della madre.
Occhi negli occhi.
Entrambi sapevamo che Anna ci spiava.
Entrambi eravamo eccitati dalla cosa.
Entrambi non volevamo altro che finire quella notte di sesso pensando a lei.
Fui io a rompere il silenzio.
– Hai ragione Ceci, nostra figlia è sveglia.

(Grazie a tutti i lettori, per consigli e commenti: vortice.rem@gmail.com)

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