Un pisolino intenso dopo cena mi ha schiarito le idee: qualcosa non quadra. Nulla spiegherebbe altrimenti il comportamento di Elisabetta. Perché rischiare di mettere a repentaglio la tua reputazione? Perché reagire ad una minaccia con la stessa moneta? Manca un tassello. Qualcosa con cui si giustificherebbe il comportamento della nostra ochetta, qualcosa che non sappiamo e che non riusciamo a immaginare ancora. Sicuramente Cristina ci sta già pensando, me lo sento.
Con la testa piena di questi pensieri mi vesto e inforco la bici verso il nostro pub di fiducia. Per stasera é meglio non pensarci più. Cinque minuti d’anticipo, ovviamente Cristina non é ancora arrivata.
Entro nel locale, saluto il proprietario e ordino un’IPA ed una blanche medie. Esco a sedermi di traverso a gambe incrociate su una panca esterna, appoggiato con la schiena al muro di pietre del pub per godermi un po’ dell’aria che questa sera di inizio primavera ha da offrire.
Noto una locandina appesa all’ingresso: stasera suonano blues. Speriamo siano bravi. Alzando lo sguardo passo in rassegna i dintorni; vedo alcuni volti noti e un paio meno noti: devono essere i musicisti. Vestiti discretamente eleganti e con gusto, conversano fumando una sigaretta; avranno una ventina d’anni ciascuno. Uno di questi non é granché – un biondino un po’ pallido, occhialuto – l’altro é abbastanza alto, magro, carnagione scura labbra carnose ed ha una testa sormontata da una criniera di capelli lisci e lunghi, raccolti in un elastico verde. Decisamente un bel ragazzo. Proprio il tipo che potrebbe piacere a Cristina: appena lo vede gli salterà addosso, già me lo sento.
Parli del diavolo: la vedo attraversare di corsa la strada e venirmi incontro. Adocchia i due musicisti, alza il braccio in modo eclatante e mi saluta a squarciagola, assicurandosi di farsi notare.
“Ciao Raffaellino!”
Immediatamente gli altri avventori si voltano per capire di chi sia questa voce squillante. Praticamente tutti i maschi del locale hanno gli occhi puntati su di lei, compresi i nostri musicisti, i quali al suo passaggio si voltano per squadrarla da capo a piedi, soffermandosi un po’ troppo a lungo sul sedere sodo. Ha già gettato l’amo – adesso le basta attendere che il pesce abbocchi. Mi abbraccia per salutarmi. Ha un buon profumo, come al solito.
“Vado dentro a ordinare una birra”
“Cosa prendi?”
“Una…”
“L’ho già ordinata”
“SEI UN TESORO” e mi schiocca un bacio sulla guancia.
Si siede e le birre arrivano. Brindiamo ai piani malriusciti: malgrado le delusioni la compagnia reciproca riesce sempre a risollevarci, almeno in parte.
Ci accendiamo una sigaretta, chiacchieriamo del più e del meno. Ogni volta, prima di bere, annuso l’aroma fruttato all’interno del mio boccale.
“Sai che la birra non si sniffa, vero?” dice ridendo, mentre getta rapide occhiate alle mie spalle verso il famigerato.
Sento dei passi dietro di me. Eccolo che arriva, penso.
“Avete una sigaretta, perfavore?”
Ha la erre moscia, adorabile!
Gli porgo la mia busta di tabacco e delle cartine.
“Sì, se sai arrotolarla”
Mi dice che non c’é problema e mi guarda interrogativo.
“I filtri sono dentro”, aggiungo.
Annuisce, sorridendo. Denti dritti e bianchissimi. Ha appena guadagnato punti.
“Siete qui per ascoltarci?”
“No, siamo qui per bere, non sapevo nemmeno che qualcuno suonasse stasera!” Dice Cristina.
Ci presentiamo, ci spiega che suonano un po’ di blues classico, un po’ di funk, un po’ di rock-blues. Leggermente borioso, un po’ pieno di sé, come tipico di tanti musicisti, ma essendo particolarmente bellino lo si riesce a perdonare facilmente. Lui canta e suona la chitarra, il biondino la batteria. Strano, avrei pensato fosse un bassista.
“In realtà a me piace più il delta blues” ci spiega, con aria di chi la sa lunga.
Cristina solleva un sopracciglio, e snocciola una serie di nomi di bluesmen che io non ho mai sentito – così come non lo ha mai sentiti il nostro buon chitarrista. Questa era la prova del nove, e il povero ragazzo non l’ha superata. Ergo: Cristina deduce che lui sia soltanto un povero coglione pieno di sé. Ovviamente, ciò non significa che non finiscano a scopare, ma semplicemente che per la mia amica questo tizio rimarrà abbastanza in basso nella catena alimentare: il bel tacere non fu mai scritto.
Lievemente imbarazzato, ci saluta, dicendo che é arrivato il momento di iniziare a suonare e che spera rimarremo ad ascoltarli. Probabilmente rimarremo fuori: si può fumare e si sente abbastanza bene comunque.
Dopo poco, dall’interno del locale arrivano le prime note, non sembrano male. Il batterista ha un bel groove.
Piego la testa verso Cristina:
“Tu ci hai pensato a quella faccenda vero?”
La musica è abbastanza alta affinché nessuno origli la nostra conversazione.
“Sono sicuro che anche a te non quadra qualcosa”.
In effetti anche a lei sfugge qualcosa: quel mattoncino che riuscirebbe a spiegare il comportamento di Elisabetta, quella cosa che completerebbe il quadro della situazione, che ci farebbe capire cosa abbiamo sbagliato.
Discutiamo, e brancoliamo nel buio totale, ma siamo d’accordo: ci manca di sapere qualcosa. Forse, qualcosa che potrebbe giocare a nostro favore. Il discorso dopo poco cade e la serata scorre tranquilla.
Il concerto finisce, i musicisti escono, ci complimentiamo con loro e conosciamo anche il bassista, tipo modesto e simpatico. Il batterista é ubriachissimo e barcolla. Poveretto. Per fortuna guida il bassista, che mi sembra quello più affidabile del gruppo.
Mentre chiacchero con lui, sento una domanda di Cristina rivolta verso il chitarrista: “Non avete nessuno che vi segue? Tipo, amici, qualche ragazza… Di solito i locali prendono soltanto musicisti che hanno un po’ di persone che sicuramente vanno a sentirli. Questo pub é un po’ una mosca bianca sotto questo aspetto… Però… ”
Il biondo irrompe nella conversazione con voce impastata: “Macché seguito… Hic. Manco abbiamo le ragazze io e questo qui…” Farfuglia indicando il chitarrista col pollice.
Proprio quello che Cristina voleva sapere: campo totalmente libero. Prosegue il batterista, appoggiandosi all’amico: “Hemm… Sì questo qui ce l’aveva. Hic. Ma sai cosa? La tipa c’aveva quasi cinquant’anni, i suoi li hanno sgamati a letto assieme e poi gli hanno detto: O lasci o vai fuori… e così ha mollato”.
La mia amica si trattiene dal ridere.
Poveretto… Saluto batterista e bassista che vanno a caricare gli strumenti in macchina e ripartono verso casa. Vado in bagno, tempo un paio di minuti e all’esterno Cristina e il cantante-chitarrista sono spariti. Ecco, é andata. Buon per lei.
Entro per pagare e chiedo se Cristina ha già estinto i suoi debiti. A quanto pare ci ha pensato il musicista. Fortunella.
Esco dal locale e mi metto in sella alla bici. Decido di fare una strada inusuale, più lunga, e di godermi l’aria della notte. Arrivo ad un semaforo e mi fermo ad accendere una sigaretta che avevo arrotolato in precedenza. Scatta il verde ma sono impegnato a far funzionare un accendino con poca vita rimasta e una macchina nera e lucidissima mi sorpassa rapidamente, per fermarsi un centinaio di metri dopo l’incrocio.
Finalmente la mia sigaretta si accende, tiro qualche boccata soddisfatto della mia pazienza. Riparto, ma inchiodo subito dopo l’incrocio: dalla macchina scende una ragazza dalla scollatura abbondante e i capelli castani mossi. Mi sembra di conoscerla. Lei entra in casa e la macchina riparte. Scatto verso il cancellino dell’abitazione e controllo i nomi sul campanello: é proprio la casa di Elisabetta.
Riparto velocemente, più avanti c’é un’altro semaforo. La macchina é ferma al rosso: nera, lucidissima, di lusso, vetri posteriori oscurati. La supero e guardo dentro l’abitacolo: alla guida un signore sulla cinquantina, grigio, faccia pulita e curata, giacca e cravatta. Faccia mai vista – non dev’essere del paese, si sarebbe notato uno così: e tuttavia, qualcosa mi dice che è il protagonista del video dev’essere il signore qui presente.
Il semaforo diventa verde, e l’automobile riparte, scomparendo nella notte.
Sabato sera, una settimana dopo il fallimentare incontro con Elisabetta. Musica assordante, bassi martellanti, ragazzotti che ballano, bevono e si divertono. Contenti loro. Io, appartato in un angolo, osservo la situazione con in mano un gin tonic alquanto scadente.
Gli ormoni dei teenager che affollano la sala saturano l’aria misti a odori di deodorante e profumi vari, spruzzati in quantità sproporzionate. Ma dico, come vi viene in mente di mettervi addosso roba simile? Se non si fosse intuito, odio le discoteche e se non fosse stato che tutta la classe era presente per il compleanno di Marco (il coglione della classe: compare all’inizio della nostra storia) e che, soprattutto, io e Cristina avevamo un piano per la serata, di certo non sarei qui.
La storia del musicista e della sua relazione con una donna più anziana era stata una specie di segno. Per così dire, mi aveva acceso la celebre lampadina. Dopo aver visto Elisabetta scendere da quella macchina, avevo scritto a Cristina, la quale mi ha richiamato prestissimo la mattina successiva – incredibile da parte sua, visto che solitamente spende la domenica mattina a sonnecchiare nel letto, e a maggior ragione dopo una nottata passata a scopare. Per inciso, il chitarrista non era stato granché abile, né col cazzo, né con la lingua, e si era salvato al pelo solo grazie alle dita. Ad ogni modo: metodo scientifico – dalla mia osservazione, segue nostra ipotesi: la nostra compagna di classe ha una relazione con questo uomo, potenzialmente lo stesso uomo che la penetrava nel culo in quel video. Se fosse solo per amor proprio, immaginiamo che Elisabetta si sarebbe sottomessa al nostro ricatto, e invece non l’ha fatto. Dunque: o c’è qualcosa che la fa sentire protetta, abbastanza da minacciarci lei stessa, oppure sta cercando di proteggere qualcosa o qualcuno di più importante che la sua reputazione. Magari si immagina di sposarlo, e di fare la vita facile come compagna di un ricco cinquantenne. O magari é davvero innamorata, la nostra oca col complesso di Elettra.
Quanto agli elementi che ci permetterebbero di intuire chi può essere quest’uomo, non ne abbiamo molti. L’avevo visto scomparire in direzione dell’autostrada e dunque, non deve abitare tanto vicino. Oltre a ciò, non molto altro: non son riuscito nemmeno a leggere la targa. Nel corso di questa settimana, ne abbiamo tentate poi diverse, ma non siamo riusciti a trovare nessun indizio dai social, e men che meno dalle poche informazioni generiche che abbiamo raccolto sulla vita di Elisabetta: famiglia rispettabile, benestante, cattolica. Madre, padre, sorella maggiore e bulldog inglese di nome Daniele. Madre casalinga, ben curata, non più nel fiore degli anni e con qualche ritocco estetico alle spalle. Il padre, imprenditore edile della provincia con una ventina di dipendenti, se ne trova qualche notizia in ritagli di giornale relativamente ad appalti pubblici, oppure come membro della vita associativa di vario tipo – principalmente piccola beneficenza, o associazioni che cercano di promuovere la sicurezza nel vicinato. La sorella, prossima alla laurea in economia alla Bocconi. Classico profilo di centro-destra.
Ben presto abbiamo capito che non c’era molto da fare, se non affidarci all’antica arte investigativa: interrogare le persone. Certamente, non semplice non dare nell’occhio, e chiedere gossip generici ad altri studenti della scuola non ci sembrava una strategia troppo efficiente. C’era pure sempre Anna: amica del cuore di Elisabetta, di certo avrebbe saputo qualcosa, ma non ci avrebbe mai dato informazioni importanti di sua spontanea volontà.
Anna: minutina, niente di speciale fisicamente, capelli castani lunghi, che si sistema continuamente a mo’ di tic. Occhi marroni e grandi, bocca piccola. Attentissima al trucco e ai vestiti. Supplisce alla sua poca intelligenza con una sproporzionata quantità di studio, e ride sempre per nulla. Anna, oca giuliva.
Dunque: circuirla, ingannarla, o costringerla a dirci quello che sapeva. Ci chiedevamo come, quando Marco, senza rendersene conto, ci ha servito un’occasione su un piatto non d’argento, ma di ceramica. Tanto valeva tentare. Alla peggio il piatto si sarebbe frantumato, e pazienza.
Sarà che stupido attrae stupido: ad Anna piace Marco. Cotta completamente, in maniera lampante, e da tempo immemore. Gli sorride costantemente, arrotolandosi i capelli leggermente mossi attorno alle dita, gli ronza attorno, sghignazza ad ogni stupidaggine che lui pronuncia e soddisfa ogni favore che lui chiede.
Dal canto suo, Marco non ha il minimo interesse per lei; la sfrutta soltanto per ciò di cui ha bisogno: appunti, libri, scopiazzate in verifica, passaggi in macchina. A lui, probabilmente, piace Cristina. Fa sempre di tutto per farsi notare, ma é un imbecille di prima categoria e ogni volta che apre bocca guadagna un po’ più di disprezzo da parte della mia migliore amica.
Mercoledì: intervallo, il piatto di ceramica. Marco é appoggiato contro la finestra e sorride sornione, con attorno un piccolo crocchio di nostri compagni di classe. Una scritta a caratteri cubitali capeggia sulla lavagna: “Sabato sera tutti tutti tutti al Ticorità per il mio compleanno. Firmato: Marco il Bello”. Grande stile. Cristina arriva tre secondi prima del suono della campanella, giusto in tempo per vedere l’invito, prima che il professore lo cancelli.
Ed é così che ci ritroviamo in questo locale, io a sopportare pazientemente che arrivi il momento giusto. Cristina balla con Marco, Anna si sforza di ignorarli, ma non può fare a meno di fulminarli con lo sguardo ogni venti secondi circa.
Cristina balla divinamente, e non perde un colpo. Trascina Marco in mezzo alla discoteca, lo accarezza appena, e poi si allontana subito. Marco, dal canto suo, sembra impacciato quanto un manichino. Sicuramente al settimo cielo, che finalmente Cristina l’abbia degnato di qualche attenzione, ha dimenticato la propria dignità da un pezzo, e sta dando sfoggio del peggior lato di sé, complici i diversi drink che ha già trangugiato.
Punto i miei occhi su Anna: anche lei ormai è al quarto cocktail, se ho contato giusto, e di umore decisamente meno frizzante di Marco. Se non fosse così buio, potrei addirittura giurare che abbia le lacrime che affiorano agli occhi. Sebbene stia parlando a denti stretti con una ragazza bionda che non conosco e dia le spalle alla coppia, ogni volta che quella che ha di fronte tira un occhiata più in là, lei si volta per controllare la situazione. E Cristina sa benissimo di essere guardata. I contatti fisici si fanno più frequenti tra i due ballerini e, finalmente, lo sguardo della mia amica incontra quello della nostra preda inconsapevole.
Per qualche secondo, si fissano. Cristina solleva in sopracciglio, e stringe le palpebre con superbia, come a dire: “Io posso, come voglio, quando voglio.” Infatti, Cristina afferra Marco per il collo, lo trascina a sé e gli sussurra qualcosa all’orecchio, e lui ride compiaciuto. Poveretto, non sa di essere solo una pedina. Sicura di essere ormai sotto stretta osservazione, si allontana dall’orecchio del ragazzo, lo guarda per un attimo negli occhi e incolla la bocca alla sua. La apre piano e gli lecca le labbra.
Anna: Anna sbianca, letteralmente. Attraversa il locale a grandi falcate in direzione opposta rispetto al lato in cui era. Urta la coppia, versa tutto il cocktail che ha in mano sulla schiena di Cristina, ormai acerrima nemica, e si dirige diritta verso il bagno. La mia amica guarda Marco, interrogativa, e scrolla le spalle, come a segno di non badarci troppo, e lo porta fuori dal locale, tenendolo per mano. Per una frazione di secondo, io e Cristina incrociamo i nostri sguardi e sorridiamo: non avremmo potuto sperare in un risultato migliore.



Questa parte di capitolo, un po' moscia, ha lo scopo di preparare il terreno per quanto succederà nelle prossime, ben…
Ciao. Questo brano è solo una parte del secondo capitolo, ben più lungo, nel quale ci sono tre scene di…
La scrittura resta ottima, anche sul "plot twist" dell'identità di Will. Per la trama sembra più un capitolo interlocutorio, in…
Bello! Li ho letti tutti di un fiato. Spero di non dover attendere molto per leggere il seguito!
Spero davvero che continui!