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Attivo – sfiatando: ” Ne hai bisogno? Dimmi: continuo…? Passivo – appena un cenno assertivo del collo, una lieve torsione per ribadire quanto l’assenso convinto in lui permane.

Attivo: “…a spingerti il mio pezzo di carne sempre più in dentro…? Mangia, sfamati, dunque. Che la mia lussuria sia tuo nutrimento…!…”
Passivo: “Aaaah! Dunque, incarognito ti sei, o mio Seviziatore!”

Attivo: “…fino a bucarti lo stomaco e oltre, al pericardio …! Mmmmh…,uuuuh…, ooofff…!” Sbuffando e mugugnando, avanza.
Passivo: “Fai pure, procedi! La tua saetta al cuore mi giunga, purché… io goda del tuo… piacere.” E chiude gli occhi mentre avverte lo strumento d’amore che gli giunge nell’intestino, inuzzolendolo fino a desiderare che gli giunga in gola, sebbene avverta lo sforzo che sta subendo nel contenerlo tutto.

Attivo, appellandolo con foga che trasmette la violenza dell’ato che sta perpetrando: ” Pregami, implorami di torturarti in eterno. Cane, schifoso…, lurido verme…che mi strisci in ginocchio…Apriti tutto che ti squarto…O Dio, che faccio…? Mi perdo…nel tuo profondo abisso… Che goduria io provo…! Mi si chiudono gli occhi…Di gioia…piango, mentre scuoto la verga nel tuo morbido guanto…!” Dimenandosi, non arresta la potenza del desiderio che lo fa ardere.
Passivo: “Ancora…ancora!ancora. Che aspetti ancora? FALLO! L’eterna tortura nel diletto per me è espiazione… Ti sento, m’invadi, mi sali fino agli occhi…, mi distruggi…, polverizzi i miei sensi…, mi bruci…mi consumi…mi struggo per te…Ancora e sempre Fallo!” – avvinghiati si distruggono.

Attivo – più dolce, quasi al tracollo delle forze, al limite della goduria, vicinissimo all’orgasmo che lo sta sevziando: “Allora, mio dolce Amore… mia Gioia… laverò con una doccia di sborra ogni tuo peccato. Ti acchiappo…ti tengo…Mi perdo nelle profondità più buie del nostro…Amore…”. Sborra sbosrra sborra sborra e…sborra, sborrando ancora…e poi…ancora…fino all’ultimo…singulto!
Passivo, cercando di aderire il più possibile all’innesto che lo sprofonda nel girone infernale del piacere: “Ai tuoi piedi mi prostro e giaccio, priva di sensi, di collosa sborra stracolma, mentre peana eleva l’anima a te benedicente. Riversa il tuo seme nell’anfora capiente che del tuo sperma profuma. L’umido calore mi pervade…scioglie i miei sensi e con esso io verso dal mio cannello il liquore che travasato da te a me, libera i miei sensi, sazi del tuo umore, che più non c’è bisogno del mio a lungo trattenuto. Amami ancora…!”

Così nell’incastro, tacendo, giacquero…

Bollentispiriti

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