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DIN, DON, DAN, DIN, DON, DAN’.
Non so bene che ore sono, fuori &egrave ancora buio, solo la luce della luna e il candore della neve illuminano il paesaggio circostante e le imponenti montagne.
Apro debolmente un occhio, sono nuda sotto il piumone, il fuoco nel camino sta esaurendo l’ultimo ceppo di legna e inizia a fare un po’ freschino, così mi avvicino a lui, che dorme voltandomi le spalle. Lo abbraccio, il mio seno si comprime contro la sua schiena, voglio che la sua prima sensazione al risveglio sia di assoluto benessere, allora lo accarezzo un po’ e lo sbaciucchio dappertutto.
Anche se abbiamo passato tutta la notte a fare l’amore, sono vogliosa e lo voglio fare ancora, &egrave fantastico volare con lui e non mi basta mai, mai, mai”
‘e pensare che il dopo cena aveva preso tutta un’altra piega, non mi sarei mai aspettata una notte travolgente quanto questa’nella stanza ancora i segni della serata, i vestiti sparsi un po’ per tutta la casa, l’alone di vino rosso nei bicchieri accanto al divano, al cera colata dalle candele ormai consumate.. Gli odori che aleggiano nella casa donano un’atmosfera fiabesca: il profumo intenso del legno di abete dei mobili, la lieve fragranza di arancio, fanno rinascere la fantasia che torna a rivivere tutto’
quella casa tanto sognata e voluta, perfetta in ogni angolo, accogliente e soprattutto lontano, lontano da tutto e da tutti quelli che non volevano che la nostra unione iniziasse. L’avevamo voluta proprio qui, in un paesino di montagna quasi sperduto ai margini del bosco, pochi abitanti, una chiesetta con una fontana di fronte, un incanto che raggiungeva l’apice della magia proprio in inverno, quando la neve si posava leggera sugli alberi, sui tetti delle case, sul vecchio campanile.

‘e adesso eccoci qui, noi, felici e abbracciati nello stesso letto’che meraviglia!!!!
Penso alla squisita cenetta che mi aveva preparato: stuzzicanti spaghetti come li sa fare solo lui, della succosa carne, ‘.poi dopo aver mangiato passammo la serata a coccolarci sul divano, con un bel bicchiere di vino rosso tra le mani, accendendo il fuoco e guardandolo come se fosse la cosa più bella del mondo, mentre fuori, piccoli fiocchi di neve scendevano timidi dal cielo roseo.
Nell’incanto del romanticismo totale, mi venne un crampo al pancino e spezzai il silenzio:
‘Ambrogio, ho un leggero languorino’..’
‘Amore, soddisferò ogni tua voglia’! Mi disse malizioso.
‘nutella, vorrei la nutella’ risposi golosa.
Andò in cucina, mi portò il vasetto poi mi disse:
‘La vuoi col pane?’
‘No, la voglio spalmare su di te’.’
Giocammo, io aprii il barattolo, feci affondare il mio dito indice e con fare peccaminoso, me lo misi in bocca, assaggiandolo con gran gusto. Me ne rimase un po’ sul labbro inferiore e lui mi pulì ben bene con le sue calde labbra.
Glie ne misi un po’ sul suo naso e lui sulla mia guancia, ci facemmo i dispetti, iniziammo a correre intorno al tavolo, sporchi di quella dolce crema. Tornammo bambini, trovando in quel momento giocoso uno stimolo nuovo’lui mi fermò dalla corsa prendendomi le braccia con le sue forti mani, mi guardò profondamente negli occhi e mi baciò, un bacio dolcissimo, quasi diabetico, vista la notevole quantità di cioccolata presente nel nostro sangue. Gli diedi un lieve morso sul labbro, gli stuzzicai la lingua’una vera bambina dispettosa!!!
Ci stringiamo, ci allontaniamo, ridiamo, corriamo, poi ci fermiamo e in un istante scoppia il silenzio tra noi, un lungo sguardo, di un’intensità paragonabile ad una scossa di terremoto.

Mi spinge sul divano, ci baciamo ancora, il fuoco del camino sta iniziando a scoppiettare, mi spoglia prima con gli occhi, poi le sue mani mi accarezzano le gambe e mi fanno scivolare sul divano, adesso sono sdraiata e nei suoi occhi vedo tutto il desiderio che sta per tracimare dalle sue pupille.
Mi toglie i vestiti e li lancia, prima la felpa (non molto sexy), poi i pantaloni a vita bassa, e rimango in culottes e canottierina sportiva, assaggia ogni centimetro della mia bianca pelle, mi prende in braccio, io la sua Lady Marian, lui il mio Robin Hood, ci dirigiamo verso la camera da letto. Ci fermiamo in corridoio, di fronte alle scale che portano in mansarda, mi siedo su un gradino con le braccia intorno alle ginocchia, ho i capelli scomposti e tanta sete, ormai il vino bevuto prima l’avevo già smaltito!!! Ne bevo un altro bicchiere sorseggiandolo lentamente e leccando con la lingua il bordo del bicchiere.
Quell’immagine lo fece eccitare tantissimo, tanto che mi prese lì sulle scale e facemmo l’amore, avanzando sui gradini e arrivando a metà della rampa.
Dall’altra stanza s’intravedevano i riflessi rossi del fuoco, il suo ardore stava riprendendo vita dentro di noi’
Provai a scendere le scale ma la sua mano mi fermò, mi avvicinai a lui, misi le mie gambe intorno alla sua vita e lui con un gesto atletico degno di Jury Chechi, si alzò in piedi e scese, tenendomi salda a lui.
Andammo in camera, guardai fuori dalla finestra, la neve scendeva fitta, mi sarei buttata su quel manto incantato, ma il freddo fece svanire ogni mia fantasia. Lui mi corpi con la sua camicia di flanella:
‘guarda che bello fuori, senti’.non ne senti di rumori, tutto tace,il cielo ci sta facendo un grosso regalo stasera’. Disse lui.
Il suo romanticismo e la sua positività trasformavano anche le cose più semplici in momenti unici e ogni volta ne rimanevo sempre più affascinata.
Decisi di aprire la finestra, che pelle d’oca, io ho sempre freddo, figuriamoci adesso che l’inverno sta entrando in casa!
Mi sedetti sul davanzale con la schiena rivolta all’esterno, lui di fronte a me osservò la scena incredulo, conoscendo la mia poca adattabilità al clima gelido’.allargai le gambe e lo invitai a raggiungermi, richiamandolo con lo sguardo’
‘io mi sto ghiacciando, o accendiamo la stufetta o mi vieni a scaldare tu'(‘a volte la mia sfacciataggine mi stupisce!).
‘sarò io il tuo fuoco, non preoccuparti’.mi rispose deciso.

Gli feci spazio tra le gambe,si avvicinò, afferrò i mii seni con trasporto e dolcezza, se li mangiò con impeto e un tremore mi invase il corpo’non era il freddo ma l’ardore che stava pompando il sangue nelle vene.
Mi leccò le caviglie, i polpacci, il tatuaggio, senza tralasciare nemmeno un millimetro di epidermide, cominciò la sua scalata verso il monte del piacere, le cosce stimolate dal suo pizzatto mi facevano saltare’.caldi brividi su tutto il corpo.
Si trovò la mia cricetina davanti agli occhi, la sua fame lo rendeva ingovernabile e iniziò a mangiarmi, le mie gambe si allargavano sempre di più, ad accogliere la sua testa che si muoveva disinvolta. Un fiume in piena, fui inondata da un calore anormale che proveniva da me, mi stava facendo venire con quella lingia da Nobel!!!
‘Ti voglio sentire dentro’.ADESSO!!!!’ gli dissi quasi implorando.
Si fermò e mi accontentò, mi baciò facendomi assaporare i miei succhi fruttati e continuando a baciarmi, mi strinse forte al suo petto, togliendomi il respiro e cercando con il suo ‘cricetino sull’attenti’ la via d’accesso per il paradiso. La trovò subito, entrò da solo, i nostri sessi si attraevano come calamite e insieme iniziavano a danzare, prima un dolce lento, poi un travolgente tango argentino, poi raggiungere l’apice dell’intesa con una sensuale rumba’il tutto davanti alla finestra aperta con le raffiche di vento che ci trafiggevano come lame’
Stavamo per venire entrambi, spingeva così intensamente che il mio sederotto si alzava dal davanzale sul quale era appoggiato. Mi fece attaccare a lui come un koala, appoggiò la mia schiena al muro, continuò a spingersi sempre più dentro di me’.io ero tutta un lago, sentivo che anche lui iniziava a dare segni di cedimento , le mie pareti si contraevano, sentivo le sue contrazioni sempre più forti dentro di me.
Si fermò un attimo e mi sussurrò:
‘mi fai andare in paradiso’, poi riprese quest’ultimo round di questo incontro d’amore, sbattendomi e ricoltandomi come un calzino, si lasciò andare sfociando dentro di me tutto il suo seme che mi inondò di calore.
Mi baciò il collo.
Nonostante la tempertura vicina al congelamento, eravano sudatissimi, le goccioline scendevano lungo la schiena,’e’ meglio rivestirsi se no ci viene un accidente!
Preferimmo invece rimanere nudi e ci nascondemmo sotto le coperte, così, senza i vestiti che avrebbero potuto cancellare i nostri odori e le nostre sensazioni.
Ci abbracciammo, rimanemmo così fino a che non ci addormentammo, poi’..
DIN, DON, DAN, DIN, DON, DAN,
Non so che ore sono, fuori &egrave buio, forse le campane mi stanno svegliando da un sogno’.o forse no”

Autore Pubblicato il: 16 Ottobre 2007Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

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