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Elisa ha, insieme agli altri, il compito di tenere lo scadenzario.
Vedo una multa per un pagamento saltato.
La sera chiamo Elena e la avverto prima di farla andare.
Mi chiede cosa le succederà, io le mento dicendo che non ne ho ancora idea.
Il mattino dopo convoco Elena nel mio ufficio, indossa un tailleur nero con gonna nera al ginocchio, camicia bianca e giacca.
Le consegno un ovetto vibrante e le dico che dovrà tenerlo tutto il giorno.
Ovviamente ho io il telecomando per attivarlo.
Lei dice indispettita che ha un appuntamento con un cliente oggi.
Le dico che non deve preoccuparsi, che il cliente è del mio studio, non suo, lei deve preoccuparsi di Elisa che non sappia nulla, mi basta parlarle per sapere perché non viene mai ripresa.
Lei allora si sfila le mutande, che scopro ora di pizzo bianco, e si infila l’ovetto vibrante.
Le dico che adesso può andare.
Attivo l’ovetto per qualche secondo solo per verificare che funzioni e vedo una smorfia sul volto di Elena.
Aspetto poi il cliente con cui Elena ha appuntamento.
Il cliente arriva nel pomeriggio.
All’arrivo del cliente accendo l’ovetto.
Inizio a veder cambiare il volto di Elena, inizia a godere e fare delle smorfie per trattenere il suo piacere.
Ovviamente il cliente è consapevole di ciò che sta succedendo, per evitare che prenda per scema la mia collaboratrice e lasci l’ufficio.
La riunione va avanti e Elena fa sempre più fatica a trattenere le espressioni di piacere fino al punto di ansimare.
Il cliente chiede ad Elena se va tutto bene.
Li dice di sì e continua a parlare interrotta sempre più spesso da ansimi.
Arriva un punto in cui reclina totalmente all’indietro la testa, evidentemente è scossa da un orgasmo.
Cerca poi di ricomporsi scusandosi con il cliente e continuando a portare avanti il discorso che avevano iniziato.
Intanto però si sbottona un po’ la camicetta offrendo una generosa visione sia al cliente che ha davanti che a me.
Spengo momentaneamente l’ovetto vibrante e Elena continua a parlare tranquillamente fino a quando la riunione non finisce, Elena si alza per dare la mano al cliente e lui si avvicina al suo orecchio e le da un bacio sulla guancia bisbigliandole qualcosa all’orecchio.
Elena viene nel mio studio indispettita, posa come sempre le mani sulla mia scrivania scordandosi che così mostra bene cosa nasconde la camicetta.
Mi dice che comportandomi come sto facendo la faccio sembrare una troia e che non intende continuare così come stiamo facendo.
Io le ricordo che la scelta è stata sua e che può interrompere in ogni momento dandomi però il permesso di comportarmi come voglio con le sue colleghe e che in fondo mi pare che la cosa non le dispiaccia.
Le chiedo come vuole che mi comporti con le sue colleghe.
Lei dice “lascia stare le mie colleghe ma non sono una tr…” l’accensione dell’ovetto le lascia in gola mezza parola mentre le dico che non pare le dispiaccia però mentre ansima.
Le dico che pare non le dispiaccia.
Lei ansima e mi chiede di smettere, io non smetto, lei ansimando sempre di più mi prega di smettere.
Lei è scossa da un altro orgasmo, quando le chiedo se quindi per gli errori di Elisa posso continuare a punire lei.
Forse causa l’orgasmo mi dice di farle quello che voglio.
Quindi mi abbasso i pantaloni, le giro dietro, le tiro giù la mutandina che ormai è fradicia, mi lubrifico un po’ e la inculo sollevandole solo la gonna e lasciando che l’ovetto le vibri nella figa.
Lei ansima e si contorce, mi dice che le piace e mi incita a scoparla.
Io continuo a scoparle il culo avanti e indietro sempre più forte, onestamente non capisco se le piace o se le fa male da come urla ma continuo a scoparla mentre l’ovetto continua a farla godere.
Lei continua a chiedermi di sbatterla e io continuo a scoparmi il suo buco stretto fino a venirle nel culo.
Spengo l’ovetto e lo sfilo.
Lei crolla in ginocchio quando la saluto e le dico che può andare e che in ogni momento può interrompere il nostro accordo e far sì che ognuno paghi i propri errori.

Autore Pubblicato il: 15 Novembre 2022Categorie: Racconti Erotici0 Commenti

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