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INCIPIT 1

L’aveva conosciuta ad un party bdsm con alcuni amici e conoscenti: lei era stata soggetto ed oggetto della serata.
Morbida, dolce, i seni pieni, la carne giovane e florida, il viso gentile: il suo padrone e compagno alto, slanciato, duro e severo nei tratti così come nella pratica.
Il gioco prevedeva che lei prima si offrisse al suo padrone. L’aveva fatto, subito rispondendo all’ordine, secco come una fucilata, di stendersi sulle sue ginocchia.
Lui le aveva alzato la gonna, abbassato il perizoma che fasciava lieve un posteriore abbondante ed invitante, indi l’aveva sculacciata senza pietà. A lungo, a mano pesante, incurante prima delle sue proteste sussurrate, poi dei gemiti, infine dei lamenti e del suo agitarsi. Incurante, forse, oltre i suoi limiti di sopportazione: aveva colpito duro, per lungo tempo, rendendo le sue natiche dolci di un color rosso mattone pronunciato, segnate dalle cinque dita, in alcuni punti rilevati i segni già a far presagire le vescichette che poi sarebbero affiorate.
Terminata la battitura, le aveva detto, null’altro aggiungendo, di rialzarsi e di offrirsi agli altri partecipanti, rimanendo a busto nudo e con il solo perizoma.
All’amico che osservava era sembrato un padrone poco amorevole, almeno gli era venuto il dubbio, ed ugualmente gli era parso che quel trattamento non avesse stimolato il piacere della giovane donna.
Lei, rossa in viso, accaldata, triste nello sguardo, si era denudata con grazia, poi si era inginocchiata, uno alla volta, di fronte ad ogni partecipante al gioco.
Dapprima si era offerta ad una donna, che l’aveva attratta sulle sue ginocchia ed assestato, senza una parola, altre tre dozzine di colpi sulle natiche già offese.
Successivamente, dopo aver ringraziato, si era inginocchiata di fronte al secondo partecipante, che le aveva indicato di stendersi sulla panca collocata nella stanza: una panca leggermente rialzata, simile a quelle in uso in più di un esercito nell’Ottocento per la punizione dei soldati. Lei aveva obbedito, e l’uomo, raccolta una canna di bambù da un tavolino, le aveva rigato sei volte le natiche strappandole urladi dolore.
Ancora la panca era stata scelta dal terzo giocatore, che le aveva assestato dodici colpi sula pianta dei piedi con una verga di nocciolo: ogni colpo un gemito, il corpo contratto dalla sofferenza.
Il quarto inginocchiamento era avvenuto con un’altra donna, che l’aveva presa sulle ginocchia e le aveva arrossato le cosce, senza eccedere.
Quando si era inginocchiata di fronte a lui, gli era passata ogni voglia di punirla: le aveva sorriso, appoggiandole le mani sulla pelle offesa delle natiche, sfiorandole appena i seni prepotenti e dicendole “ non di altri colpi hai bisogno, ma di essere preparata al piacere”.
Lei gli aveva sorriso, estatica.
Qualche giorno dopo, l’uomo aveva ricevuto a casa un biglietto: carta elegante, grafia sottile. “ L’aspetto da me domani sera, mi prepari, La prego”.

INCIPIT 2

Si conoscevano dai tempi del liceo, la zona di residenza era la stessa, il classico bar all’angolo era luogo d’incontro occasionale ma non raro.
Quella mattina l’aveva rivista mentre faceva colazione: bella, giovane, corpo pieno e morbido, invitante anche nell’opulenza, seni ricchi, capelli ben curati. Graziosa, solare.
Eppure, quel mattino aveva lo sguardo triste e, quando si sedette sullo sgabello, il viso espresse una smorfia quasi di sofferenza.
La guardò dolce, e lei, a bassa voce, gli disse “ Due sere fa il mio ragazzo ha avuto la mano pesante, davvero molto pesante, la pelle ancora mi dolora”.
Sapeva, anche se non in dettaglio, delle loro pratiche, ma la sapeva lieta nel gioco, mentre quella mattina pareva triste.
Ed insieme ne era fortemente attratto.
La donna si mosse sullo sgabello, di nuovo una smorfia che faceva da contrasto con la morbidezza del tratto, con il movimento dei seni evidenti sotto il golfino, con il profumo lieve che emanava.
Lui le disse, a bassa voce ma con convinzione: “ Non al castigo, non solo al castigo è vocata la tua carne, non solo all’offesa la tua pelle. Pelle e carne chiedono mani che preparino al piacere, fino all’estasi.”.
Lei lo baciò lieve, ed uscì.
Poco dopo, un messaggio lo invitava per il pomeriggio successivo “ La mia pelle ti desidera, la mia carne ti attende. Saprai farmi vibrare?”

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Autore Pubblicato il: 5 Settembre 2021Categorie: Racconti di Dominazione0 Commenti

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