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Lady Sara Domina – Capitolo 1

Il tempo era splendido, il sole alto nel cielo mi scaldava piacevolmente mentre camminavo nei giardini di via Lara dirigendomi verso casa, guardavo intorno e notavo branchi di piccoli nani impiastricciati rotolarsi per terra e tirarsi grasse manate di polvere mischiata ad acqua mentre i genitori fingendo indifferenza chiacchieravano seduti alle panchine. Saltuariamente alcune mamme richiamavano i figliuoli più impietosi alla compostezza prima di rimettersi a leggere settimanali scandalistici spiegazzati dall’eccessivo uso.
Il mio lavoro è appena finito, ed io mi sento felice di aver lasciato le piccole pesti nelle sapienti mani delle madri, ora è il mio turno di rilassarmi e godermi il resto della giornata, dopo aver badato ad almeno un ventina di questi nanetti scalmanati.
Ebbene si, sono un’insegnante di scuola materna, mi occupo di bambini fino ai 6 anni e li tengo lontani dai genitori per tutta la mattina e una parte del pomeriggio, sono estremamente brava nel mio lavoro tanto che le piccole belve quando si trovano in classe si comportano da agnellini dolci e paffutelli.

Ho sempre avuto la rara capacità di riuscire a prevalere sui bambini e farmi obbedire senza bisogno di alzare la voce oppure di stressarmi come molte delle mie colleghe e… non avrei mai pensato di avere la stessa influenza anche sugli adulti.
Ma prima di spiegare quest’ultima frase… mi sono resa conto di non essermi presentata, mi chiamo Sara, sono la ragazza della porta accanto, quella che nessuno nota o che indicano come “la bambinaia” per via del mio lavoro… passo inosservata anche se sono bionda e anche con gli occhi azzurri… ma questi sono gli unici due tratti di me che si distinguono ma che non mi rendono speciale… il resto del corpo è incastonato su di un fisico ancora da bambina, magrolino e striminzito nel mio metro e sessantaquattro di altezza con un seno non sviluppato e un sedere piatto… quest’ultimo sarà colpa, probabilmente, del fatto che non mi piace fare palestra o attività fisica in generale il che probabilmente ha impedito al mio corpo di crescere proporzionalmente… ma ormai non me ne preoccupo più, a 29 anni mi sono messa l’anima in pace.
La disperata ricerca di un ragazzo, invece, mi impedisce di focalizzare le mie forze nell’identificazione di “quello giusto” e puntualmente mi capitano fugaci scopate che non hanno ne passato ne futuro e quindi mi rinchiudo sovente in me stessa sperando sempre di trovare qualcuno da poter amare e rammaricandomi della scelta fatta.

Da una settimana però tutto questo è cambiato, si, la mia vita è cambiata completamente e come non avrei mai creduto possibile, infatti venerdì poco dopo l’ora di pranzo, mentre i discoli erano intenti al loro riposino postprandiale, si è presentato a scuola Eduardo il padre di una bambina di 3 anni che con un atteggiamento altezzoso ha chiesto di parlare con me, la “maestra” della figlia.
Me lo sono ritrovato davanti nel suo metro e ottanta di altezza… un gigante al mio confronto, mi sovrastava di venti centimetri.
Questo gigante guardandomi dall’alto in basso mi comincia a elencare tutti i graffietti riportati dalla fogliolina in questi ultimi due mesi di nido e io non so se ridergli in faccia o adirarmi e, prendendo una mazza, dargli delle grosse mazzate su quella sua testa dura e così lontana da me.
Lo lascio sfogare per 5 minuti buoni senza rispondere nulla e anzi guardandolo fisso negli occhi con aria di sfida, finché finito di inveire mi giro e me ne vado senza neanche rispondergli. Pensavo la storia fosse finita li con il “macho” ormai soddisfatto della sua sfuriata andato a brindare al bar con gli amici di sbronza, e continuo a fare il mio lavoro fino alle 15 ora in cui i piccoli mostri vengono ripresi dalle entusiaste mamme o baby sitter per essere ritraghettati a casa.
Esco dalla porta di servizio e chi mi ritrovo di fronte? Eduardo… lo guardo, questa volta con rabbia gli dico
– Allora? Sei ancora qui? Che c’è non avevi finito? – Lui mi guarda abbassando gli occhi – No, io… ecco mi volevo scusare, sai è mia moglie che…
– Ecco il tu dallo a tua moglie, se ti vuoi rivolgere a me per iniziare mi dai del Lei.
– Si appunto volevo scusarmi con lei io…
– Va bene scusa accettate ora si tolga dai piedi – Mi stavo comportando in maniera pessima, ma dentro di me gioivo nel vendicarmi di questo maleducato.
– Ecco si mi scusi ancora, se vuole per farmi perdonare potrei offrirle un caffè… – Ma guarda mi stava venendo il dubbio che ci stava provando con me… mi venne voglia di rincarare la dose… a volte sono proprio malvagia
– Un caffè? Se veramente vuoi farti perdonare come minimo mi offri una cena, il caffè te lo prendi con tua moglie!
– Si una cena va bene, se vuole posso passare a prenderla domani sera verso le 21
– Ecco bravo, ci vediamo domani sera qui davanti alla scuola alle 21 e vedi di non portarmi in una bettola – e con queste parole me ne vado senza neanche salutarlo, mi stavo divertendo come una pazza a trattarlo così e lui che si sentiva così in colpa.
Non ci pensai più fino al giorno dopo quando alla solita ora scarico i bimbi ai genitori, ed eccoli li, me lo sono ritrovata di nuovo fuori dalla scuola mentre uscivo
– Ho prenotato per le 21.30 al ristorante da Carlindo è un quattro stelle, può andare bene per lei? – Di nuovo un senso di rabbia mi pervade – Bene ti aspetto alle 21 qui davanti, non fare tardi – e come il giorno prima me ne vado, mi sento fiera di me di come sto trattando questo tipo, senza il minimo senso di colpa.
E così la serata passa, il ristorante non era niente male e i piatti ottimi, gli ho fatto spendere almeno un centinaio di euro e mi sono divertita ad interrogarlo per tutta la serata, e da quello che sono venuta a sapere di lui mi rendo conto che è un succube e questo ha fatto nascere in me tutta una serie di stravaganti fantasie, la serata si è conclusa con lui che mi ha riaccompagnato a casa e io che gli ho detto che il giorno dopo mi avrebbe offerto un aperitivo alle diciotto.
E così siamo andati avanti per i successivi giorni, fino a ieri, quando gli ho detto, anzi ordinato, di farsi trovare oggi alle 15.30 a casa mia, ho deciso, mi voglio divertire, non lo sto chiamando per nome proprio perché non lo considero neanche un uomo, ma una “cosa” un “oggetto del divertimento”, del mio divertimento.
E’ la persona adatta, la moglie lo ha soggiogato e sottomesso per anni e lui ormai non è più in grado di sottrarsi più a chi lo sovrasta caratterialmente.
Arrivata a casa mi cambio, mi metto un vestito rosso lungo che lascia scoperte le spalle e la schiena, collant, tacchi alti, almeno mi avvicino alla sua altezza e sotto rimango senza niente.
Puntuale alle 15.30 suona alla mia porta, lo faccio entrare e osservo come il suo viso si deformi nel guardarmi così vestita, è giunto il momento, inizio ad eseguire il mio piano.
– Entra qui in salone e siediti su quella sedia – gli indico una sediola per bambini che ho portato da scuola, io mi metto bella comoda sul divano e mi godo il suo modo impacciato di sedersi, accavallo le gambe scoprendo le caviglie.
– Pensi di esserti fatto perdonare per il tuo squallido comportamento, ma non è così, sono molto adirata e per questo ho deciso che voglio molto di più.
– Mi dispiace molto per quanto accaduto non era mia intenzione offenderla nel suo lavoro io… – biascica mentre faticosamente cerca di stare seduto composto
– Io io io basta con questo io da questo momento in poi la situazione cambierà, da ora in poi tu farai esattamente quello che IO ti ordinerò, sarai alle mie dipendenze ogniqualvolta lo desidero e obbedirai in silenzio ad ogni mio ordine, senza protestare, senza parlare e soprattutto senza lagnarti, non mi piacciono i lagnosi soprattutto se mi devono servire e sono terribilmente brava a vendicarmi. E’ tutto chiaro?
– Si, si ho capito io… – balbetta cercando di trovare una seduta comoda su una seggiola che è la metà del suo sedere
– NO, NON HAI CAPITO, d’ora in poi l’unica cosa che potrai dire quando parlo IO è SI SIGNORA o SI PADRONA, E’ CHIARO?
– Si signora – oh mio dio quanto mi sto divertendo
– Bene ci siamo capiti, ora spogliati nudo, completamente voglio controllare la mercanzia – gli intimo mentre lo guardo negli occhi, noto il suo timore e la sua paura per questa richiesta ma prima che possa provare a rispondere lo incalzo – SBRIGATI non posso aspettare tutto il giorno, quando ti do un’ordine pretendo che sia eseguito SUBITO, CAPITO?
– Si signora mi scusi – si alza dalla sedia e inizia a togliersi la camicia, quindi scarpe e pantaloni, pensavo meglio sinceramente ma non è male, un po’ di pancetta e forse qualche chilo di troppo ma è ancora accettabile per un quarantenne… ma si è fermato non ha tolto gli slip…
– Allora? Perché sono ancora in attesa che il mio ordine sia eseguito?
– Mi scusi signora ma… ma… devo togliere anche gli slip?
– Se volevo che restassi in slip te lo avrei ordinato, togli quelle mutande e datti una mossa – da come il rigonfiamento sta crescendo e facendosi largo è chiaro che si sta eccitando si toglie le mutande e si copre con le mani, eccolo il grande uomo, l’uomo alto che tiene le mani davanti al suo svettante cazzo che cerca di farsi strada, lo guardo soddisfatta
– Lasciami guardare il tuo cazzo mentre vieni ai miei piedi a togliermi le scarpe
– Si signora – toglie le mani e il suo bel cazzo svetta feticisticamente davanti ai miei occhi… però non è messo male, viene a sedersi ai miei piedi e mi toglie gli stivaletti lasciando i miei piedini liberi dentro ai collant a micropois.
– Massaggiami i piedi – vedo il grande uomo prendere in mano i miei piedi e massaggiarli delicatamente come oggetti di gran valore… oh che bravo schiavo ho trovato, e mi viene un’altra idea che sviscero subito
– Devo trovarti un nomignolo per chiamarti… fammi pensare… trombettino… no panzerotto… mm no no finocchia SI ti chiamerò finocchia!! Mi piace e ti si addice proprio, allora dimmi finocchia ti piace il tuo nuovo nome?
– Si padrona
– Bravo finocchia e ora mettiti a quattro zampe che ho voglia di fare una cavalcata sulla tua schiena – così lo spingo a terra con i piedi e gli salto sopra la schiena dandogli dei sonori schiaffi sulle natiche lo costringo a camminare per il mio salone in cerchio.
– Bravo finocchia, così si fa, trotta puttanella che domani passo a comprare un frustino così sarai più obbediente! – lo umilio mentre lo cavalco, questa situazione sta iniziando ad eccitarmi, sento la mia fica che si sta scaldando mentre sono sopra di lui… mmm ho proprio bisogno di un po’ di sollievo.
– Ooooh cavallo ferma, ho bisogno della tua lingua ora – scendo e mi siedo sul divano, allargo le gambe tiro su la gonna e lo chiamo – Finocchia vieni qui a leccare la mia fica che ha urgente bisogno della tua lingua – sempre a quattro zampe viene accanto a me scodinzolando e infila la sua bella facciona tra le mie cosce, inizia a lapparmi la fica, per sentire più piacere allargo le grandi labbra e la sua lingua penetra egregiamente tra di loro mmm come mi piace, credo proprio di essere nata per comandare – Brava finocchia lecca lecca più a fondo – e finocchia obbedisce, sento la passione che imprime nel leccare la mia fica, non credo che neanche una donna sia così brava mmm mi ci vorrebbe un bel maschio dopo questo trattamento per farmi scopare ma non è ancora il momento…
– Finocchia ciucciami anche il clito puttanella… – mmm si sto impazzendo prende il mio clitoride in bocca e inizia a leccarlo e succhiarlo come fosse un piccolo cazzo… mmm è proprio una puttana quest’uomo e sa come far godere la sua padrona… mmm mi fa impazzire umiliarlo
– Brava così finocchia ciuccia il clito della tua padrona – inizio ad abbassare il vestito per toccarmi il seno e stimolare i capezzoli mmm si che bello godere senza avere la necessità di prendersi cura dell’altro ma pensare solo al proprio piacere – Così finocchia leccami la fica che ora ti vengo in bocca e te la riempio puttanella e vedi di bere tutto! – mi diverto a trattarlo come una sgualdrina a fargli sentire il mio potere mentre sto per venire… le mani stringono il seno e lo manipolano mentre i pollici giocano con i capezzoli sto impazzendo dalla goduria – Puttanella ora ti vengo in bocca fammi un bidè completo con la linguaaaaa ahhhhh siiiiii vengoooo – sento il piacere invadere il mio corpo e contorcersi mentre la sua bocca continua a leccare forsennatamente la mia fica mmmm il mio godimento esce copiosamente dalla fica e lo immagino finire dentro la sua bocca – Così finocchiaaaa cosi bevilo tuttoooo – una sensazione mai provata prima, il potere assoluto mentre un maschio assoggettato lecca la mia fica.
Ho provato un orgasmo magnifico… mi calmo, inizio a rilassarmi, lui sta ancora passando tra la mia fica e il mio clito lappando voracemente, deve essere eccitato come un toro da monta… lo spingo lontano con un piede
– Basta finocchia, smettila – mi guarda con un’aria di dispiacere, il suo cazzo svetta alto e duro come quello di un toro frustrato.
– Oggi sei stato bravo ma ora basta, è ora che te ne vai, ti chiamerò io quando avrò ancora bisogno di te – mi alzo dal divano e me ne vado al bagno per darmi una rinfrescata – quando esco non voglio vederti ancora qui
– Si padrona – mentre apro la porta lo sento freneticamente recuperare la sua roba… lo immagino tornare a casa in quelle condizioni e doverlo nascondere alla moglie… anzi ora che ci penso, mi affaccio alla porta del bagno
– Finocchia non pensare di andare a casa a scoparti tua moglie! Ti è vietato finché non te lo ordino io devi stare a stecchetto puttanella, ora sei cosa mia e decido io cosa puoi o non puoi fare – e richiudo la porta mentre lo sento lagnosamente rispondere – Si padrona – ora devo pensare a cosa fare di meglio la prossima volta.

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