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Le avventure di Dafne ‘ La vendetta
Di tom tom2075@hotmail.it

La doccia a cui Dafne si sottopose fu molto lunga e rinfrescante. Riuscì a toglierle la stanchezza accumulata durante la giornata e la rilassò completamente. In salotto, nel frattempo, Anna le stava pulendo le scarpe tenendo le sue calze in bocca.
Dafne si asciugò i capelli senza fretta, poi andò in camera e si cambiò gli abiti. Indossò una maglietta bianca ed un paio di pantaloncini corti. Per stare in casa calzò dei sandali molto aperti che mise senza calzini.
Dopo essersi rinfrescata e rivestita di tutto punto diede un’occhiata all’orologio. Erano le nove e mezza. Anna aveva tenuto i suoi calzini in bocca per più di mezz’ora.
‘Beh, forse è il momento di andare a togliere le calze dal cesto della biancheria sporca’ pensò.
Tornò in salotto e, come si era aspettata di trovare, vide Anna ancora intenta a lucidare le sue scarpe, ormai pulitissime, con i calzini sudati che le sporgevano dalle labbra.
Dafne le si avvicinò e le disse ‘Basta pulire le scarpe. Non me le vorrai mica consumare!’
Anna non rispose.
‘Non hai nulla da dire?’
Ancora nessuna risposta.
‘Oh, sbadata!’ infilò due dita nella bocca di Anna e tolse i calzini ‘Ecco, così puoi parlare di nuovo’
‘Grazie, Dafne’ disse Anna, tirando un sospiro di sollievo e aspirando l’aria a grandi boccate
‘Ringraziami come si deve’
Anna si chinò con la faccia sul pavimento e baciò i sandali ed i piedi di Dafne.
‘Ti ha fatto schifo?’
‘No, affatto’
‘Lo vedi? Sono troppo buona. Volevo punirti ed invece ti ho fatto un regalo’
‘Sì, Dafne’
‘Vorrà dire che la punizione è rimandata. A domani, però. Oggi sono stanca’
Anna aveva portato la borsa ed i pacchi di Dafne tutto il giorno al posto della Dea, ed era quindi più affaticata di lei. Tuttavia non disse nulla. Anzi, sapere di faticare per il benessere della sua padrona le piaceva e la eccitava.
‘Adesso’ disse Dafne sedendosi sul divano ‘facciamo un giochino’
Sfilò un sandalo dal piede fino a tenerlo in equilibrio sulla sola punta, quindi con un veloce movimento della gamba lo lanciò in fondo alla stanza, accanto al mobile della TV.
‘Vallo a riprendere!’ esclamò ‘A quattro zampe e prendilo solo con la bocca’
Anna era già inginocchiata. Corse a prendere il sandalo così come Dafne aveva richiesto e lo riportò alla sua proprietaria.
‘Brava. Sei una brava cagnolina’
‘Sì, Dafne’
‘Come come?’ la padrona assestò un calcetto sulla testa di Anna ‘Da quando in qua i cani parlano?’
‘No’ehm’scusa, Dafne’
‘Lo stai facendo di nuovo’
Anna piegò la testa verso il pavimento.
‘Bau! Bau!’ disse.
Dafne scoppiò a ridere. In quella umile posizione canina, sapendo che aveva tenuto le sue calze sudate in bocca per oltre mezz’ora, Anna era veramente buffa.
La padrona riprese il sandalo con le dita del piede tenendolo per il laccetto che passa sopra alla caviglia. Di nuovo lo lanciò all’estremità opposta della stanza facendogli fare un volo a parabola nell’aria. Anna non attese neppure che le venisse ordinato di andare a prenderlo. Si voltò e rincorse il sandalo di Dafne.
‘Riportalo!’
‘Bau! Bau!’
‘Brava la mia cagnolina!’
Anna riportò il sandalo e lo depose di fonte a Dafne. Una volta che la sua bocca fu libera andò a posare un bacio sul piede della padrona.
‘Di nuovo! Corri!’ esclamò Dafne.
Fece scivolare per la terza volta il sandalo nella stanza. Questa volta il lancio si fermò in un angolo del salotto.
‘Bene, riportala’
‘Bau! Bau!’
Seguirono un quarto ed un quinto lancio. Poi un sesto ed un settimo. Ogni volta che la ragazza riportava il sandalo a Dafne, questa le porgeva il piede da baciare e tornava a lanciare il sandalo.
‘Vedo che ti diverte questo gioco! Bene’ disse Dafne ‘Scodinzola, allora. Scodinzola per la tua padrona’
‘Bau! Bau!’
‘Ah ah’quanto sei buffa!’
Lasciò che Anna deponesse per l’ultima volta il sandalo davanti a lei, quindi mise il piede nudo sulla testa della ragazza e lo premette verso il pavimento.
‘Hai annusato le mie scarpe, ora fai altrettanto col plantare del mio sandalo’
Anna inspirò l’odore che saliva dalla calzatura. Tuttavia, essendo una scarpa aperta e lucidata di fresco, l’odore era tenue e gradevole.
‘Beh, rendiamo la cosa un poco più impegnativa’ disse Dafne ‘Lecca’
Anna iniziò a leccare il plantare del sandalo.
‘Lecca anche la suola, mi raccomando’
La serva si fermò. Leccare la suola? Dafne poteva aver camminato chissà dove e magari avrebbe ingoiato qualcosa che le avrebbe fatto male. Indifferente a ciò la padrona lo poggiò come al solito un piede sopra la testa e la pigiò vero il basso, costringendola ad obbedire.
‘Avanti’ disse Dafne ‘Ci cammino solo in casa, con quelli. E se hai pulito per terra come ti è stato detto di fare non vi dovrebbero essere problemi’
Anna, parzialmente rincuorata dalle parole di Dafne, iniziò a leccare la suola del sandalo.
Era quasi giunta la termine quando la Dea aggiunse ‘Ora che ci penso’qualche volta li ho indossati anche per andare fuori a cena’Ops! Chissà cos’hai leccato, povera cara!’
‘Ma” Anna si interruppe immediatamente.
‘Suvvia, Annuccia’ disse Dafne ‘Ormai è fatta. Vuoi lasciare un lavoro a metà? Leccami le suole dei sandali. Leccale fino a farle diventare pulite’
Anna diventa un tappetino
Ed il giorno della punizione finalmente arrivò. Erano trascorsi quattro giorni, dall’errore madornale commesso dalla schiava e Anna iniziava lentamente a dimenticare. Non Dafne, però, che affilava gli artigli ideando uno stratagemma dietro l’altro per correggere l’arroganza della ragazza.
Quel giorno, a casa della padrona, giunse una delle ragazze che Anna si era rifiutata di salutare come doveva. Era Mel. Lei e Dafne erano amiche la lungo tempo.
‘Sai, Mel, devo ripresentarti quella ragazza che hai incontrato l’altro giorno’
‘Quella del massaggio al parco?’ chiese Mel.
‘Sì, proprio lei. L’altro giorno mi ha fatta proprio arrabbiare’
‘Che cos’ha combinato?’
‘Sai, è per come si è comportata con voi. Vi ha salutata con una stretta di mano. Non mi ci fare ripensare. Adesso mi servirebbe un consiglio su come punirla’
‘Punirla? Aspetta, prima fammela rivedere’
‘Nessun problema’ disse Dafne. Poi, rivolgendosi al corridoio urlò ‘Anna! Vieni immediatamente qui’
Anna si precipitò in soggiorno a quattro zampe e con una certa fretta. Non amava far attendere la sua Dea.
Mel la vide gattonare fino ai piedi dell’amica e non riuscì a trattenere una risatina.
‘Che buffa! Che cosa fa?’
‘Niente, è il modo con cui le concedo di camminare per casa. A quattro zampe come una brava cagnolina. E’ vero, Annuccia?’ chiese Dafne andando ad accarezzare il viso della bestiolina col piede.
‘Sì, Dafne’ disse Anna, leccando immediatamente la delicata estremità della sua sublime proprietaria.
‘Ah, brava. Ora saluta come si deve anche la mia amica Mel. E questa volta non sbagliare’
Anna si spostò delicatamente dal piede di Dafne ed andò a coprire di baci quelli di Mel, che rise della devota sottomissione della ragazza. Dafne mise un piede sulla nuca di Anna e spinse verso il basso.
‘Ecco, così. Lecca. Lecca bene le scarpe di Mel. Anche dove c’è polvere, vedi? Proprio lì” disse.
‘Sicché questa è Anna. Come ti dicevo volevo impartirle una lezioncina per insegnarle che io sono una padrona buona e gentile, ma non ammetto le sottomissioni approssimative’
Mel pensò a quale poteva essere la punizione adatta per la serva mentre la giovane proseguiva nell’omaggiarla di baci sulle sue scarpe e sui suoi piedi.
‘Ho trovato! Perché non ci divertiamo a calpestarla un po’? Lo hai mai fatto?’ chiese Mel.
‘Calpestarla?’
‘Sì, usarla come un tappetino. Sarà divertente. E’ longilinea ma robusta’
‘Ma sì, perché no?’ disse Dafne dopo un momento d’esitazione.
Mel spinse via la faccia di Anna con un piede e le disse ‘Stenditi’
Anna obbedì prontamente distendendosi a pancia in giù.
Dafne la osservò un po’ e poi disse ‘No, voltati. Voglio che tu guardi mentre ti schiacciamo sotto i nostri piedi’
‘Sì, Dafne. Come desideri’
‘Lo facciamo con le scarpe?’ chiese Mel.
‘Come vuoi’ disse Dafne ‘Tu cosa preferisci?’
‘Io le toglierei’ disse Mel.
‘Anna, sii cortese. Aiuta la mia amica a togliesi le scarpette’
‘Sì, Dafne’
Anna slacciò le stringhe delle scarpe di Mel, naturalmente aiutandosi solo con le labbra. Poi con le mani tolse le scarpe. Mel indossava calzini bianchi. Erano abbastanza sudati.
‘Oh, che sbadata! Ho i calzini un po’ sporchi’ disse Mel.
‘Fa nulla’ rispose Dafne ‘Anzi, è meglio così. Anna, togli i calzini di Mel’
La ragazza tolse le calze della bionda padroncina. Tentò di eseguire il compito solo con la bocca ma il sudore aveva appiccicato il tessuto alla pelle della ragazza ed alla fine Anna, per non far attendere eccessivamente le sue padrone, dovette aiutarsi con le mani. Alla fine Dafne raccolse le calze di Mel, ne fece un bolo e lo infilò nella bocca di Anna.
‘Così se ne starà anche zitta’ disse.
Mel non se l’aspettava. Dafne le aveva detto, in effetti, che la ragazza era pronta a tutto, pur di compiacerla, ma questo andava ben al di là delle sue previsioni. Anna era davvero una sottomessa di prima categoria.
Dafne salì con tutti e due i piedi sulla pancia di Anna. Quest’ultima sentì le piante dei piedi della padrona che schiacciavano lo stomaco ed il petto, facendole uscire l’aria dai polmoni. Cercò di respirare con più forza, ma ogni movimento d’inspirazione le costava molta fatica. La sua proprietaria se ne accorse. Rimase con un piede sul suo petto e sollevò l’altro fino a portarlo all’altezza del suo viso.
‘Bacia e chiedi scusa’
La serva diede un bacino sul tallone di Dafne.
‘Chiedo scusa per la mia intollerabile negligenza, Dafne’
‘Bene’ disse la Dea, scendendo dal corpo di Anna.
Fu la volta di Mel, che saltò letteralmente sul petto della sottomessa strappandole il fiato dalla gola.
‘Bacia anche i miei piedi’ ordinò fra le risa.
Anna obbedì anche alla sua seconda padroncina.
‘Sì, Mel’
‘Brava’ si complimentò la bionda proprietaria.
Dafne si unì a lei e salirono in due nello stesso momento. La pestarono come un vero tappetino, non risparmiando commenti ironici sulle sue espressioni del viso e sui gemiti che emetteva quando un piedino birichino le si infilava in gola, impedendole di riprendere fiato.
Mel volle provare anche a salire con tutto il suo peso sulla faccia della schiava.
‘Posso farlo, Dafne?’ chiese.
‘Certo, non devi mica chiedere il mio permesso. E’ in punizione, questa ingrata, e si merita quello che gli stiamo facendo. Dal principio alla fine. Dico bene, Annuccia?’
‘Sì, Daf’Dafne’
Una leccapiedi sotto la pergola
Mel e Dafne uscirono in giardino, seguite dalla servetta che le rincorreva a quattro zampe. La devozione di Anna era arrivata ad un punto tale che assumeva la sua umile posizione canina anche senza un’esplicita istruzione da parte di Dafne.
‘Tu cosa le fai fare, in genere?’ chiese Mel.
‘Mah, un po’ tutto”
‘In che senso?’
‘Lei mi ha conosciuta grazie alle gallerie fotografiche di Dafnefetish, sai? E perciò è attratta dai miei piedi’
‘E da nient’altro?’
‘Ultimamente la uso anche come cavallina’
‘Cavallina?’
‘Sì, la cavalco come fosse un pony. Sai come si chiama questa cosa? L’ho trovata su Internet. Si chiama ponyplay’
‘Ah, devo provarla’
‘Te la consiglio caldamente. E’ molto divertente far correre al posto tuo una docile sottomessa con te che gli stai sopra’
‘E come la cavalchi?’
‘In tutte le salse. Così com’è ora, cioè a quattro zampe’oppure con lei in piedi che tiene il busto prono in avanti’
‘E non cade?’
‘Se cade le tolgo il piacere di leccarmi i calzini! Ci sta attenta’
In fondo al giardino c’era una panchina verde sormontata da una pergola. Mel e Dafne si sedettero lì. La padrona di casa indossava delle ciabattine infradito, mentre l’ospite calzava delle scarpe da ginnastica.
‘Ancora non riesco a credere che tu abbia trovata una ragazza del genere. Hai detto che il merito va al nostro sito’chissà che non ne incontri una anche io, un giorno’ disse Mel.
‘Oh, ma lei non è mica di mia esclusiva proprietà’ disse Dafne, togliendosi una ciabattina e infilando la punta del piede nella bocca della sottomessa ‘Lei appartiene a tutte le protagoniste del nostro sito’
‘Sul serio?’
‘Ma certo’
‘Anch’io, allora’
‘Vuoi verificare di persona?’
‘Subito! Anna, schiavetta’.ti ordino di togliermi le scarpe e di leccarmi i piedi’
Dafne tolse la sua graziosa estremità dalle labbra di Anna e le diede un colpetto col tallone sulla guancia.
‘Hai sentito quel che ha detto Mel?’
‘Sì, Dafne’
‘In questo caso sbrigati a eseguire’
Anna si spostò più vicino a Mel e prese ad armeggiare con i lacci delle sue scarpe.
Dafne le mise un piede sul collo.
‘Le stringhe vanno tolte con la bocca, sennò che devota sei?’
‘Sì, certo Dafne’ disse Anna.
Ma l’operazione si rivelò più difficile del previsto. Primo, perché i nodi erano piuttosto stretti e secondo perché Mel muoveva i piedi velocemente come a voler fare dispetto alla ragazza. Il suo riso era incontenibile.
‘Dai, Anna! Ora levami i calzini!’ esclamò la bionda padroncina quando le scarpe furono tolte.
Anna, ormai consapevole che vicino alla divine estremità delle sue padroncine doveva usare solo ed esclusivamente la bocca, afferrò il bordo delle calze di Mel con i denti e tirò verso il basso. Anche questa volta non riuscì facilmente nell’impresa. Il sudore aveva un po’ appiccicato le calze alla pelle dei piedi e Mel continuava a muoversi. Più di una volta la presa degli incisivi sul calzino della giovane padroncina fece cilecca e dovette ricominciare da capo.
‘Hai fatto?’ chiese dopo qualche secondo Dafne con aria annoiata ‘Sei troppo lenta’
‘Sì, scusa Dafne’
La padrona pigiò più forte il piede che teneva sul collo di Anna, stimolando quest’ultima a fare quel che doveva.
Quando i piedi di Mel furono finalmente liberi, Anna depose le sue mani sull’erba e così come Dafne le aveva insegnato, invitò la bionda padroncina a poggiarci sopra i piedi.
Mel la osservò incuriosita.
‘Perché devo calpestarle le mani? Cos’è? Un nuovo gioco?’
‘No. E’ perché così le piante dei piedi non si sporcano o non prendono freddo, capisci?’
‘Ah, utile! Questa servetta è dotata di ogni comfort!’
‘Già’gliel’ho insegnato io’
‘Beh, allora che aspetti, Anna?’disse Mel, posando le sue estremità dove Anna aveva posto le mani. Premette anche un po’ per verificare la tolleranza al dolore della sottoposta e fu lieta di constatare che la sottomessa non provò mai a sfilare le mani da sotto la sua pressione.
‘Leccami i piedi!’ ordinò Mel.
‘Sì, Mel’ disse Anna.
La sua lingua si mosse con la sapienza acquisita durante il graduale addestramento a cui Dafne l’aveva sottoposta. Passò e ripassò sul dorso e sul tallone, insistette fra le dita ed esplorò minuziosamente le varie piegoline della pianta.
Mel si dimostrò molto interessata al lavoro della serva e non esitò a chiederle il bis e a farla ricominciare da capo più e più volte.
Il tutto sotto lo sguardo attento di Dafne che non lesinò ordini e suggerimenti durante tutta la fase del leccaggio.
‘Insisti sul tallone’ecco, ora fra le dita’succhia l’alluce”
E Mel rideva tutto il tempo.
Quando Anna ebbe finito, la bionda padrona si fece rimettere le scarpe. Solo quelle, però e non le calze che erano sudate. Dafne le prese e le infilò in bocca ad Anna.
‘Così si ricorderà di te’ disse, e le due padroncine risero.
‘Bene, questa era la parte finale della tua punizione, Annuccia’ disse Dafne ‘Da domani si torna alla normalità. Ma bada di non commettere altri errori, da qui in avanti’
‘Non lo farò, Dafne’ assicurò Anna ‘E grazie per l’insegnamento di quest’oggi’.

Autore Pubblicato il: 22 Agosto 2008Categorie: Racconti di Dominazione0 Commenti

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