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Il corpo caldo della scrittura è impregnato da un bruno unguento, un olio di carne riserva speciale, un livido ed odoroso brandy, come dalle crepe è estratto nelle crepe ritorna, nei tagli e nelle pieghe del corpo riluce e miete vittime, innocenti forse soltanto alla luce. L’amplesso delle parole toglie il fiato, a volte picchia spinge o si solleva che sembra leggero, esce quasi dal cardine secco del pensiero, sfascia le stanze e fa alcove di nulla. Il saperti conforta e ferisce, anche se non so dove, né chi. E’ notte, e forse qualche volta ti ho visto, si toccano i tasti per scrivere, tu lo fai bene, e anch’io sto meglio. E’ notte e mi sento più sola, unica e rara a quest’ora. Bussano suoni dove paura cerca l’origine, la ragione, quel senso che m’avvolge e rende fertile ogni fantasia che scrivo, che vivo. M’arrampico e cado, m’arresto e rimando sospesa su questo saliscendi dove s’ammassano emozioni che bruciano come corrente lungo i fili dell’alta tensione.

Dove sei anima mia, davvero questa sera potrei sentire la tua voce? Se solo lo volessi, se solo fossi capace di comporre quel numero senza che il cuore m’arrivi alle tonsille. Non ho mai smesso d’amarti, come ora t’avverto tra i miei odori che si fanno più acidi, come ora ti vedo scompagnato sopra queste foglie che il vento di notte sbatte addosso a questa serranda. Ma non sono foglie, sono mani, sono pugni delicati, sono attimi d’ansia perché solo il desiderio può credere che a quest’ora il tuo volto diventi carne e zigomi alti, diventi peluria folta che bagno di voglia scomposta. Sei tu anima mia? Che asciughi la mia paura col tuo respiro di vapore e parole bollenti che ora mi chiamano, che ora incedono e slabbrano senza resistenza le intercapedini della mia solitudine.

Ma che dico! Sei solo una casella di posta, una chat senza nome e cognome, soltanto quattro caratteri scritti in verdana, ti fai chiamare Luca e mi scrivi parole come se fossi il mio specchio. Mi dici che i miei seni sono palle di velluto che mai uomo finora ha accarezzato. Come è possibile allora? Davvero vorresti succhiarli? Fare di me la fonte del tuo primo piacere, il ricordo immortale del tuo bisogno! Davvero hai gli occhi grandi come questo mare che ci divide? Hai le mani bianche e capienti che ora mi dici ti stringono forte per provocarti dolore, per coprire quel desiderio che altrimenti ti rapirebbe fino a farti cedere prima del tempo. Ti prego amore mio non cedere! Perché voglio che sia la mia bocca a raccogliere il tuo piacere, ad assaggiare ogni goccia che cade e distinguerne il sapore.

Come fai ad essere tu che bussi a questa finestra? Come possono essere le tue dita perfette a fare questo rumore? Non sono mani di uomo, di chi, a quest’ora, pretende ad ogni costo d’entrare, di chi mi vorrebbe come ora io sono, seduta e spogliata da questo immenso desiderio di averti vicino. Mio marito è fuori, lontano, ed io non aspetto nessuno e l’angoscia mi sale fino a girare con la mente tutti i muri di casa ed rassicurarmi che tutte le finestre siano chiuse e serrate da dentro!

Davvero vuoi che i miei seni siano liberi? Davvero lo pretendi, Luca? Il mio essere non è nulla senza le tue parole, il mio respiro si fermerebbe di colpo se la linea dovesse cadere. Ma il rumore di questo vento che sbatte le foglie non porta niente di buono, sarà un temporale che s’ingrossa strada facendo, come queste tette che si gonfiano ad ogni parola che dici d’amore. Sei tu angelo mio che mi obblighi, nessun altro finora era riuscito a farmi sentire così importante, così vuota di fronte a questo incedere di pause e punti che si fa vortice e gorgo, si fa risucchio dove abbandono questo corpo di carne che si deforma e si modella ad ogni piacere che sale.

Perdonami se ogni tanto mi fermo a pensare che sei soltanto un nick, che i tuoi anni sono la metà della mia vita, passata ed illusa alla ricerca di contare qualcosa. Come hai fatto ad entrarmi di dentro ed appropriarti del mio orgoglio senza ferirmi, a far sì che ora io non possa non seguirti lungo la follia di non sentirti deluso. Davvero non ti ho deluso? Scrivilo in maiuscolo ti prego, urlami che nessun’altra donna t’ha mai meritato, gridami fino a farmi sentire più sveglia, che domani io non abbia il minimo dubbio d’averti incontrato soltanto nel sogno.

Ti amo Luca! Il tuo ricatto è uno slancio d’amore, le tue pretese un tatuaggio sul viso, un giuramento solenne di sangue, perché mai t’approprieresti d’altra anima oltre la mia che strappi e te ne fai regalo. Promettimelo! Altrimenti perché staresti qui a darmi istruzioni? A chiedermi senza che abbia diritto d’oppormi, a dirmi come dimostrarti d’essere tua nella carne e nel cervello. Non ti basto nuda amore mio? Non sono sufficienti al tuo amore queste gambe smodate che involontariamente si schiudono? Questi seni attirati da un fluido di sole parole, che pendono senza che uno sguardo, un vapore, le faccia stare più dritte!

Vuoi davvero che apra? Come fai a sapere che questo crepitio sulla finestra non sono foglie, ma solo dei pugni netti e precisi che non ti lasciano dubbi. Certo che mi sono tolta ogni cosa, che qualsiasi uomo non sprecherebbe il suo tempo a spogliarmi. Ti scrivo AMORE con i miei capezzoli, ti chiedo umilmente se m’ami con la stessa forza come t’obbedisco. Dimmi che sei vero, che davvero potresti affogare il naso tra i miei seni e chiederti perdono se ho osato pensarlo prima che tu mi ordinassi di farlo.

Se penso che ho un marito, mentre ora, a quest’ora di notte, sono qui che bramo, che chiedo di essere esattamente come tu vuoi, che pretendo d’assomigliare identica ai tuoi desideri, che pendo dalle tue labbra come saliva che sgocciola dalla lingua di un cane.

Luca rispondimi! Sei arrabbiato? Ma vuoi davvero che apra? Non ti interessa che fuori c’è buio, che oltre il buio, nella mente, si materializzano fantasmi ed uomini veri. Non t’interessa che mi fai sentire grottesca, ridicola sopra questa sedia, instabile lungo queste parole che scorrono piatte e penosamente inseguo per sentirne almeno l’odore. Vuoi soltanto che io faccia quello che chiedi, altrimenti non t’amo, altrimenti perché sono qui ad ascoltarti? Hai ragione, in questo momento la mia paura egoista è più forte di farti felice. Hai ragione sono una povera scema che difende il suo corpo barattando il tuo amore.

Sei bello vero? Sei davvero un uomo con le mani grandi come montagne, incavate come abissi dove ci perderei per sempre equilibrio e ragione? Scusa, scusami se in qualche cunicolo del mio cervello c’è ancora qualche falla che s’apre, dove animali notturni ci sguazzano e mi corrodono ogni ragionevolezza, perché se t’amassi veramente non avrebbe senso e logica questo smarrimento, quest’insicurezza che sale involontaria senza controllo.

Vuoi che vada alla finestra e mi mostri? Vuoi che un occhio per caso misuri quanta voragine c’è nel mio cuore? Fino a che punto sono disposta a sfidare il mio meschino amor proprio, la casa, gli averi, fino a che punto potresti indurmi e cancellarmi quel poco di dignità che ancora m’è rimasta. E se fuori ci fosse davvero qualcuno?

Mi ordini d’aprire, d’accogliere la nostra fantasia vivente che il destino ha voluto per dimostrarti che t’amo. Ma Luca qui c’è temporale! I tuoni mi strappano fuori dal gioco e m’avvolgono in un brivido di vera paura. T’arrabbi, minacci di chiudere perché sto bestemmiando, perché per te non è un gioco e questo è l’unico amore che tu conosci, perché fuori da qui c’è soltanto egoismo che s’illude di proteggere la nostra misera carne. Qualunque persona che ora stia bussando non può che avere i tuoi occhi, non può che avere le tue labbra che non manchi ogni volta di dirmi carnose. Ogni volta che tento di baciarti, ogni volta che ogni notte mi distendo dentro il tuo sogno. Mi dici di stare tranquilla perché chiunque sia m’amerebbe come m’ami, mi farebbe assaporare quei baci che ora mi neghi. Mi dici che non hai confini, che sei ovunque perché la tua anima non ha spazio e non ha tempo. Non posso non obbedirti! Ok, ok apro, come potrei opporre le mie insensate ragioni al tuo infinito amore, alla tua anima gonfia di bene, ai tuoi occhi che emanano luce e speranza sopra questa donna che tenti invano d’illuminare, che non crede in Dio perché mai ha conosciuto l’amore! Vado!

*****

Dove sei Luca? Dove sei infinito amore? Fuori c’è solo temporale. Sono due ore che tento di collegarmi, due maledette ore che sola reggo questo peso. Che fine hai fatto? E’ quasi l’alba e la tua linea non risponde. Ma non sei in ansia?

Non sarai fiero di me e te ne chiedo scusa, ma fuori c’erano solo ombre che scappavano dentro una notte. Sarò stata io a farli fuggire? A non credere alle tue parole? Vorrei ascoltarti, sentire almeno che sei deluso, che sono la causa d’ogni male al cospetto dell’infinita misericordia che tenti d’offrirmi. Chiamami vacca, chiamami cagna, donna incapace di ricevere amore!

Avrei voluto dirti che erano in due! Due di colore. Che li ho fatti entrare, che non credevano ai loro occhi. Che i miei seni, ti giuro, sono stati all’altezza come tutto il mio corpo abbandonato all’idea di farti felice, di darti in dono la mia fottuta paura. Ero nuda Luca, davvero come tu mi hai ordinato! Erano in due! Strafatti di voglia che muta e martellante ha fatto solo il nostro gioco. Luca, non si sono resi conto che li avevo in pugno, che stavano agendo secondo le tue regole specialmente quando m’hanno cercato nei punti dove tante volte ho fatto resistenza. Invece hanno trovato burro, carne ammollata al desiderio d’essere unica ai tuoi baci, alle tue mani che ora mi mancano. Dove sei Luca, dove sono le tue parole? Il tuo amore che fino a poco fa m’ha penetrata le ossa.

Avrei voluto che tutto ciò fosse accaduto davvero, perché se ora tu fossi qui m’asciugheresti le ferite, mi placheresti questo fastidio irreale che sento, baciandomi ogni mia parte che s’è ribellata al piacere. Davvero non rispondi? Provo e riprovo ma questo temporale è arrivato fino a te. Perché altrimenti non dovresti? T’ho deluso?

Come avrei voluto abbaiare a questi tuoni e chiamarti per dirti che provavo quell’immenso dolore che mi conduceva a te. Ho dubitato, bestemmiato il tuo amore! Come avrei voluto pregarti, implorarti, chiederti aiuto e conforto fino a sentirti vicino, a sentirmi stringermi la faccia e calmarmi il dolore. Questo avrei voluto dirti, invece di trovarmi di fronte a questa stupida pioggia che, nonostante tutto, continua a cadere. Hai ragione tu, come vedi sono soltanto una povera cretina nel pensare che il mio corpo possa ora contare qualcosa, dopo che mi hai dato quest’unica e immensa occasione d’amarti. Grazie Luca, grazie davvero!

Grazie Bluezed

Autore Pubblicato il: 22 Agosto 2004Categorie: Racconti di Dominazione0 Commenti

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