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L’università LA punizione

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La serata trascorse un po’ monotona a causa del fatto che Chiara dovette uscire dopo cena per preparare una ricerca con dei compagni d’università e quindi decisi di vedere un film per poi andare a dormire poiché sicuramente sarebbe tornata tardi.

Verso le 23 arrivò un messaggio sul cellulare

– Ciao sorellina cosa stai facendo

Era mio fratello al quale, raccontandogli in seguito che stavo dormendo, decisi di non rispondere.
Il cellulare squillò insistentemente al punto che dovetti rispondere fingendo una voce assonnata

– Pronto

– Perché cazzo non rispondi?!?

– Stavo dormendo.Ma che ore sono

– Sono le undici sorellina.Ora alzati, vestiti e vieni all’indirizzo che ti darò.Ricordi, Claudio è rimasto molto deluso per non averti potuto punire questa mattina e quindi abbiamo deciso di farlo ora.

– Non scherzare neanche, ormai è tardi e domani devo andare in facoltà

– Hai bisogno che ti ricordo in nostro accordo strtonzetta da quattro soldi?Ti aspetto tra un ora in via”””. Angolo”’.. e fai attenzione a non tardare altrimenti

Tu tu tu tu tu tu tu tu

Non mi dette neanche il tempo di rispondere che mise giù il telefono.Mi fermai un secondo a riflettere e notai che mio fratello mi chiamava sempre quando non c’era Chiara, come se sapesse quando lei usciva ed io ero sola.Pensai solo a delle fortuite (per lui) coincidenze, mi alzai mi vestì ed uscii per raggiungere il posto dell’appuntamento anche se continuavano a rimbombarmi in testa le parole usate da Piero nella telefonata: punizione!

Suonai al campanello che m’indicò mio fratello, e venne ad aprirmi lui, mi diede un bacio sulla bocca e mi fece entrare

– Ero sicuro che saresti arrivata.Sei meravigliosa come sempre.Ora io vado in cucina, spogliati e aspettami qui in piedi

Piero sparì dietro la porta e io, sempre più impaurita eseguì il suo ordine aspettandolo per dei minuti che mi sembrarono delle ore.

Ad un tratto la luce della camera dove mi trovavo si spense, sentivo qualcuno dietro di me che mi mise un cappuccio in testa con un forte odore di pelle, chiuso dietro con una zip e davanti sulla bocca con un’altra zip
Mi furono prese le mani e legate davanti con qualcosa di metallo che, seppi in seguito, erano delle manette.Le mie braccia furono appese in alto, le gambe vennero fissate a terra con degli anelli. Quest’operazione si concluse in un paio di minuti dopo dei quali non sentìì più nessuno, caddi nello sconforto, incominciai a piangere non riuscendo a capire cosa volevano farmi, continuavo a darmi della stupida per aver accettato l’appuntamento di mio fratello, per non averne parlato con Chiara e ora mi ritrovavo lì, nuda, in mezzo ad una stanza legata e in balia di un destino che dio solo sapeva cosa mi riservava.

Fui svegliata da questi miei pensieri incominciando a sentire dei passi che sicuramente non erano di una persona sola ma che in ogni caso non riuscivo a stabilire quanti fossero.
Presto quei passi divennero mani che incominciarono a palparmi tutto il corpo, accarezzandolo, strizzandolo, schiaffeggiandolo provocandomi a tratti piacere a tratti dolore.
Tutto d’un tratto queste mani si fermarono lasciando il posto a qualcuno che prese a giocare con i miei capezzoli prima dolcemente per aumentare via via la presa che divenne sempre più dolorosa fino a farmi gridare dal dolore.Non impietosito dai miei lamenti questa persona prese a schiaffeggiarmi i seni, le natiche, e ridendo dei miei lamenti assicurandomi che questo non era niente in confronto di cio che mi aspettava.
Era la prima volta che potevo dare una voce a quelle mani che mi tormentavano e riconobbi immediatamente il proprietario: era Claudio che rivolgendosi agli altri:

– Ragazzi è ora di incominciare!

Fui slegata di tutto e mi venne tolto il cappuccio, potei vedere cosiì tutte le altre persone, dodici in tutto completamente nudi di tutte le età compresi due ragazzi che conoscevo che avevano 18 anni.Vedendo la mia faccia stupita Claudio mi venne vicino

– Poiché questa mattina hai disubbidito all’ordine di bere tutta la mia sborra (ndr. Volgiate scusare la terminologia eccessiva ma Claudio usò queste parole) è giusto che ti meriti la giusta punizione facendo divertire così anche i miei amici
– Sei un lurido bastardo!

Shiaff!

– è meglio per te che non usi certi termini con noi altrimenti andremmo avanti fino a che non capisci chi comanda

Mi presero di forza mi misero al centro della stanza e a turno incominciarono a fare leccare e a succhiare i loro membri di tutte le misure e forme, tutti tranne Claudio che si mise a sedere su una poltrona a godersi lo spettacolo.

Mi ritrovai presto ad avere la bocca e le mani impegnate da uccelli vogliosi e in attesa di svuotarsi su di me, mio fratello nel frattempo si stese a terra, mi presero e mi misero sopra di lui facendomi impalare sopra il suo bastone nodoso mentre gli altri continuarono a riempirmi la bocca.
Uno di loro si porto dietro di me e incomincio a leccarmi e a stuzzicarmi il fiorellino posteriore ancora inviolato.Intuendo le loro intenzioni cercai di divincolarmi ma fui subito fermata e resa immobile, mio fratello fermò il suo ritmo e quello che mi stava leccando si posizionò con l’uccello in direzione del mio buchetto aprendomi i glutei con le mani.
Fu una frazione di secondo e un dolore lancinante mi colpi facendomi cadere sopra mio fratello.Il mio viso era ormai bagnato di lacrime e il mio ‘aguzzino’, incurante dei miei pianti comincio a stantuffarmi come un forsennato facendomi sentire completamente sventrata.
Le mie grida vennero presto soffocate dagli altri che si alternavano nella mia bocca e che ben presto incominciarono a venire con fiumi di sborra sopra di me riducendomi in uno stato a dir poco sconvolgente.
Dopo che tutti furono venuti Claudio disse a due di loro di prendermi e portarmi in bagno per farmi una doccia e prepararmi per il gran finale.

Tornai dopo dieci minuti e trovai tutti i ragazzi seduti a semicerchio, il tavolo spostato in mezzo alla stanza e mio fratello dietro una video camera pronto a riprendere quanto stava per succedere.
Fui fatta appoggiare con i seni al tavolo e le gambe a terra(in pratica piegata a 90′), mi furono legate le mani e le gambe in modo da non potermi muovere e mi fu tappata la bocca con una pallina da tennis fissata con del nastro isolante.
Non riuscivo ancora a capire cosa stava succedendo, ma vedevo in tutti loro uno sguardo eccitato e perverso.La paura tornò a impadronirsi di me quando vidi Claudio arrivare completamente nudo con il suo immenso membro in piena erezione con un sorriso a dir poco cattivo

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Per Alessia, mandami il tuo indirizzo che l’ho perso baci Silvia

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