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Quando tornammo al nostro tavolo, trovammo Andrea che sorseggiava un drink.
Ci invitò ad accomodarci, domandandoci come stava andando la serata.
Evitai di parlargli del comportamento di Daniela e Mario, ma gli dissi semplicemente che si era fatto tardi e che era nostra intenzione lasciare il locale.

“Se volete, potete farlo”, rispose Andrea, “ma dovrete passare di lì…”, e indicò col mento la sala da ballo.
Seduto di spalle mi voltai e intravidi un uomo e una donna in divisa che si aggiravano tra la gente.
Di tanto in tanto fermavano una ragazza domandandogli qualcosa.

Notando il mio sguardo interrogativo, Andrea disse con aria contrita: “Purtroppo capita ogni tanto che la polizia ci faccia… come dire, visita. Fanno dei controlli sulle donne che trovano nel locale. Quelle nuove di solito le portano in questura per accertamenti. Sono convinti sempre di avere a che fare con delle prostitute.”
Laura, seduta al mio fianco, mi fissò con aria preoccupata, infine chiese: “Ma… cosa significa?”
Andrea gli rispose serio: “Verranno anche da noi, purtroppo. Tu sei nuova, non ti hanno mai vista qui… è probabile che ti portino in questura…”
Mia moglie si irrigidì allarmata: “Ma… ma… io non sono una prostituta!”
Nel frattempo ci avevano raggiunti anche Daniela e Mario.
“Certo che no”, fece Andrea, “però sai… con quel vestito addosso… in questo locale… vorranno fare degli accertamenti.”
“Ma io posso spiegare!”, rispose Laura con veemenza.

Andrea sempre più rattristato spiegò: “Non è una cosa gradevole, ma c’è di peggio. E’ già successo altre volte che gli agenti arrivano, controllano chi c’è e portano via le signore che non hanno mai visto prima. Poi c’è sempre un reporter nottambulo che si aggira per gli uffici della questura in cerca di storie torbide e il giorno dopo ci si ritrova con nome e cognome sul giornale. E la frittata è fatta…”
“Nooo…” fece Laura sempre più agitata “non posso andare in questura… non voglio!!”
La situazione si stava facendo davvero seria.
L’idea che il nome di mia moglie potesse uscire su un giornale ed essere associato a quello di un locale di dubbia reputazione semplicemente mi atterriva.
“Senta, deve farci uscire di qua…” intervenni io in tono deciso.
“Bè… purtroppo l’unica uscita è in fondo alla sala grande… e lì sicuramente noteranno Laura. Lei di certo non passa inosservata con quel vestito e su quei tacchi”, rispose Andrea.

Dallo sguardo torvo di Laura ero certo che stava maledicendo Mario per quella camicetta scollata e quella gonna aperta che le aveva fatto indossare.
“Ma ci sarà pure un modo per uscire di qui senza incrociare la polizia… un’uscita secondaria…” insistetti io.
Andrea mi fissò in silenzio, poi disse: “L’unico altro modo di uscire dal locale è da lì”, e indicò una porta nascosta dalla tenda rossa.
Poi aggiunse guardando mia moglie: “Ma come sai da quella porta si entra nell’altra parte del locale… quella più trasgressiva.”

Avevo imparato a conoscere bene quel varco, e ciò che si celava dall’altra parte.
Fissando il drappo rosso la mia mente ripercorse quel labirinto di corridoi ovattati che si snodavano fino a raggiungere la saletta con le pareti rivestite di tappezzeria color porpora dove era sistemato il palco illuminato dalle luci soffuse.
Come un’immagine onirica rividi mia moglie la prima sera, condotta sul palco, sotto i riflettori, spogliata ed esibita. Il suo corpo nudo e sensuale, l’atmosfera colma di desiderio che si respirava tra gli spettatori.
E poi di nuovo lei, la scorsa sera, esposta sempre sullo stesso palco, mentre la sua intimità veniva profanata dalle sapienti dita di Daniela.

“Bene, vorrà dire che usciremo da lì!”. La voce risoluta di Laura mi distolse dai miei pensieri.

Andrea la osservò divertito per qualche istante.
“Questo non è possibile”, disse, infine. “Da quella porta si entra solo per partecipare agli spettacoli.”
“Ma io devo uscire di qui!”, insistette Laura.
L’uomo le fece un mezzo sorriso. “Allora temo che sarai costretta a prendere parte allo spettacolo in programma questa sera”, disse infine.

Mia moglie rimase in silenzio mordendosi nervosamente il labbro inferiore.
Si sentiva in trappola, lo percepivo.
Da una parte, era atterrita dal rischio di dover dare spiegazioni alla polizia, col pericolo che il suo nome potesse uscire sui giornali per un volgare malinteso.
Dall’altra parte era altrettanto spaventata dall’idea di dover salire su quel palco e di quello che sarebbe potuto accadere.
“Non voglio partecipare a nessuno spettacolo!”, disse infine in tono risoluto.

“Andiamo…”, tagliò corto Andrea, “Sei già salita sul palco per ben due volte. Non è una cosa nuova per te!”
Laura lo guardò nervosa senza rispondere.
“Vuoi davvero correre il rischio di essere scambiata per una puttana e finire su una paginetta di cronaca locale?”, fece Andrea.
Mia moglie trattenne il respiro, scossa dalle parole di quell’uomo.
Con lo sguardo adocchiò nervosamente i due poliziotti che lentamente si stavano avvicinando alla nostra sala.

“Paolo… dì qualcosa, per favore!”, sbottò infine.
“Paolo si è divertito a guardare le tue esibizioni le sere scorse, cosa credi??” intervenne con perfidia Daniela.
Laura le rivolse un’occhiata piena di risentimento, senza replicare.
Le parole di Daniela, sbattute così, in faccia a mia moglie mi turbarono.

Tornai con la mente alle sere passate, mentre da spettatore osservavo mia moglie su quel palco.
Mi sentivo intrappolato in un groviglio di emozioni.
Gelosia, certo. Rabbia, frustrazione, sensi di colpa… ma ero anche eccitato. Eccitato nel vederla esibita, eccitato nel saperla desiderata da altri uomini, eccitato nel vederla usata…
Quelle sensazioni provate allora, ancora adesso mi paralizzavano, mi impedivano di pendere delle decisioni razionali.
Un desiderio inconscio di rivederla ancora una volta su quel palco, di vedere cosa sarebbe successo, strisciava silente nella mia mente avvinghiandola nelle sue spire fino ad annebbiarla.

“Laura, non possiamo correre il rischio di finire in questura”, mi accorsi di dire quasi come un pensiero pronunciato a bassa voce. “Non credo ci rimangano altre alternative…”, aggiunsi indicando con lo sguardo la tenda rossa.
“Ma… Paolo?!”, mi guardò sconcertata mia moglie.
“Immagina se davvero esce fuori il tuo nome.”, continuai dopo un attimo di esitazione, “Cosa raccontiamo a nostro figlio? Al lavoro? Ai nostri vicini di casa? Non possiamo permetterci uno scandalo del genere.”
Laura mi fissò senza replicare, appoggiandosi con rassegnazione allo schienale della sedia.

In quel preciso istante, Andrea percepì che mia moglie si sarebbe arresa al suo volere.
“E’ deciso allora!”, disse scattando in piedi. “Anche tuo marito è d’accordo. Passerete per quella porta, ma tu dovrai salire sul palco e… concederti agli sguardi dei miei ospiti.”
Laura lo fissò senza replicare, lo sguardo basso.

Poi Andrea guardò Daniela e le chiese: “Le hai fatto mettere in borsetta il collare?”
“Ma certo”, rispose sorridendo Daniela.
“Prendilo e appoggialo sul tavolo”, intimò Andrea a mia moglie.
Laura non si mosse, lo sguardo basso.
Poi lentamente prese la sua borsetta frugò per un attimo dentro ed estrasse il collare di cuoio nero che le avevano fatto indossare la sera prima.
Lo appoggiò quasi con disgusto sul tavolo, lontano da sé.

Ora che aveva piegato la sua volontà, Andrea voleva imporle un simbolo tangibile che suggellasse la sua sottomissione, che glielo ricordasse, sempre.
“Mario, vuoi metterlo al collo di Laura?”, chiese Andrea.
“No! Non mi faccio toccare da lui!”, disse mia moglie in un sussulto di ribellione.
“D’accordo”, fece Andrea con accondiscendenza. “Vorrà dire che sarà tuo marito ad attaccartelo”
Così dicendo prese il collare e me lo passò.
Lo tenni in mano esitando. Non sapevo cosa fare. Passai tra le dita la superficie di cuoio liscia e fredda.
Poi mi alzai e lentamente mi portai alle spalle di mia moglie. Cercai in lei un cenno di assenso, ma Laura non mi guardò, né si mosse. Aveva lo sguardo fisso davanti a se.
“Coraggio…”, insistette Andrea “è soltanto un ornamento e l’aiuterà a ricordarsi che per questa sera sarà la mia soumise”

Il mio respiro si fece leggermente affannoso. Cercai di accomodare con cura la parte anteriore del collare sulla gola di Laura, poi, scostando di lato i suoi lunghi capelli, congiunsi i due lembi dietro al collo. Il clip secco del meccanismo della chiusura mi fece rabbrividire.
“Bene!”, fece Andrea.
“Daniela accompagna Laura dall’altra parte” disse indicando con lo sguardo il drappo rosso.
Daniela si sollevò dalla sedia con un sorrisetto perfido sul volto. Si avvicinò a Laura e infilò un dito nell’occhiello di metallo che pendeva dal collare.
Poi lo tese verso l’alto e fece sollevare mia moglie dalla sedia.
A questo punto la prese per un braccio e l’accompagnò verso la porta.
Laura esitando si fece guidare, lo sguardo basso, il passo incerto sui tacchi a spillo.
Poi, senza voltarsi, varcò la soglia e il drappo rosso si richiuse dietro di lei.

Rimasi attonito a fissare quella tenda per diversi istanti quando fui richiamato alla realtà dalla voce di Andrea.
“A Laura piace esibirsi, credimi… solo che non ha il coraggio di ammetterlo, nemmeno a sé stessa.”
Lo fissai senza dire nulla. Poi gli chiesi: “quando posso entrare?”.
“Gli ospiti inizieranno ad entrare tra venti minuti”, rispose lui di rimando.

Mi accomiatai da Andrea e Mario e mi diressi al bar.
Avevo bisogno di bere qualcosa di forte.
Fissando il mio drink ripensai a quello che era successo, a mia moglie, ai miei desideri più reconditi e quasi per sciacquar via quei pensieri bevvi tutto d’un sorso la vodka che era rimasta nel bicchiere.

Guardai l’orologio e mi accorsi che era passata mezz’ora, così mi affrettai verso la porta col drappo rosso.
Il buttafuori davanti all’ingresso mi fece passare.
Mi incamminai con una certa apprensione attraverso i corridoi rivestiti di tappezzeria rossa e le salette ovattate finché non giunsi alla sala col palco rialzato.
Diversi posti erano già occupati da signori eleganti di una certa età, la maggior parte erano soli, mentre alcuni erano accompagnati da donne vestite in maniera vistosa.
Con una certa circospezione mi misi a sedere su una poltroncina in fondo alla sala.
I volti delle persone che vedevo erano più o meno gli stessi della volta scorsa, segno che quegli eventi erano riservati a un pubblico selezionato e affezionato.
Una musica di sottofondo lenta e ritmata veniva diffusa da altoparlanti nascosti nella tappezzeria.
A un certo punto la musica e le luci della sala si smorzarono lentamente, come il brusio tra gli spettatori.

Questa volta non ci furono presentazioni da parte di Andrea.
Le luci si appuntarono sulla tenda in fondo al palco e da lì un attimo dopo vidi uscire Daniela seguita da mia moglie.
Daniela teneva in mano l’estremità di una catena color argento. L’altra estremità era assicurata all’occhiello del collare stretto attorno al collo di Laura.
Tendendo il guinzaglio, Daniela si fece seguire da mia moglie fino al centro del palco.
Potevo ammirare Laura mentre camminava incerta sui tacchi a spillo, la gonna stretta di pelle che si apriva a ogni passo mostrando le gambe slanciate fasciate dalle autoreggenti nere velate.
La camicetta bianca, di un paio di misure più corta, le metteva in evidenza il seno pieno e sollevato dal reggiseno a balconcino.

Daniela nel toglierle la catenella dall’occhiello, la fece accomodare su uno sgabello alto posto al centro del palco.
Mia moglie vi si sedette non senza difficoltà concedendo suo malgrado una generosa vista delle sue cosce.
Poi accavallò le gambe e cercò di darsi un contegno, sforzandosi inutilmente di tenere uniti i lembi della gonna.
Daniela la lasciò seduta su quello sgabello e si allontanò.

D’improvviso una musica forte e ritmata proruppe dagli altoparlanti.
E subito i riflettori si appuntarono su mia moglie che visibilmente imbarazzata si portò una mano all’altezza degli occhi per ripararsi da quelle luci accecanti.
Percepii un movimento alle mie spalle e dal fondo della sala fecero il loro ingresso i due agenti che avevo visto prima.
Con passo deciso si diressero verso il palco.

Ebbi come un tuffo a cuore.
Mi alzai dalla mia poltroncina, volevo raggiungere Laura, quando mi sentii trattenere per un braccio.
Era Andrea.
Lo guardai estraniato, “Devo spiegargli…”, riuscii solo a dire.
“Aspetta…” fece lui con un mezzo sorriso.
I due agenti salirono sul palco e si pararono davanti a Laura, che rimase pietrificata.
Poi l’agente donna si girò verso gli spettatori e si sfilò con un gesto repentino la camicia iniziando a muoversi al ritmo della musica.
“Ma… cosa significa?!”, chiesi incredulo ad Andrea.
“Nulla…”, disse ridendo, “loro sono Paolo e Monica e sono due spogliarellisti”

I due cominciarono una danza sensuale attorno a mia moglie, ancora immobile sullo sgabello.
Nel frattempo si erano tolti completamente la divisa, rimanendo solo con dei perizomi e sfoggiando i corpi palestrati.
Entrambi si muovevano con disinvoltura sul palco.
A un certo punto, fecero alzare Laura e misero in scena una vera e propria perquisizione.
Paolo la fece appoggiare con le mani allo sgabello, mentre Monica da dietro le sollevava lentamente la gonna.
Laura non reagiva, stordita dalla musica e dalle luci, ma soprattutto dalla sorpresa della situazione.
La spogliarellista abbassò lo zip e le sfilò infine la gonna.
I riflettori si appuntarono sul micro perizoma in pizzo nero trasparente che scompariva tra le natiche candide di mia moglie.
Subito dopo fu la volta della camicetta, dalla quale una volta sbottonata sbocciò il seno sodo tenuto sollevato da quel reggiseno a balconcino a mezza coppa che a stento le copriva i capezzoli turgidi.

Con mestiere, i due la fecero sollevare e la portarono davanti al palco per mostrarla meglio.
Laura nel suo imbarazzo era semplicemente stupenda, il corpo sensuale, il pube a malapena coperto dal triangolino striminzito del perizoma, le gambe fasciate dalle autoreggenti velate e slanciate sulle decolleté con i tacchi a spillo.
E i commenti di approvazione dei presenti ne erano una prova tangibile.

La danza dei due spogliarellisti si fece via via più sensuale, le loro mani attorno al corpo di mia moglie ad esplorarlo con sempre più insistenza.
Anche la musica aumentò di ritmo.
Monica da dietro le passò una mano sul ventre scendendo sino al perizoma. Le sue dita sapienti si infilarono sotto la stoffa mentre Laura cercava di fermarla con la mano.
Le mani di Paolo nel frattempo le accarezzavano le spalle insinuandosi sotto le spalline del reggiseno a balconcino.
Sotto la pressione delle mani di Paolo, il reggiseno non risucì più a trattenere i capezzoli di mia moglie che sbocciarono turgidi insieme alle aureole chiare.
Laura cercò di coprirsi il seno con l’avambraccio e di fermare anche l’azione di Paolo.
Ma era una lotta impari.
Mia moglie che stava lentamente soccombendo sotto le sapienti carezze dei due spogliarellisti.

La musica crebbe di ritmo come la danza delle mani sul suo corpo.
Monica ormai aveva preso pieno possesso del pube di mia moglie.
Le sue dita si muovevano sinuose sotto l’inconsistente stoffa del perizoma, ormai quasi completamente scostato, mentre Paolo accarezzava e stringeva tra le mani le tette di Laura.
Gli sforzi di Laura nel trattenere le mani dei due si fecero via via più deboli, fino a esaurirsi completamente quando Monica le infilò lesta un dito nella figa e incominciò a masturbarla svelta.
Il suo dito medio scompariva e riappariva con rapidità dentro figa di mia moglie.
Laura sembrò lentamente abbandonarsi a quel trattamento. Tenendo gli occhi socchiusi emise dei sospiri di piacere sempre più prolungati.
L’atmosfera nella saletta si era surriscaldata.
Lanciai delle rapide occhiate attorno e notai che tutti stavano osservando eccitati la scena.

Poi Monica e Paolo si scambiarono uno sguardo di intesa.
Laura era pronta.
Paolo le tolse del tutto il reggiseno mentre Monica spaccò il filo sottile che reggeva il perizoma al bacino, prima da una parte poi dall’altra, sfilandolo infine da sotto.
Laura si ritrovò così completamente nuda ed esposta agli occhi del pubblico, ma ancora inebriata dalle sapienti mani dei due sembrò non accorgersene.
Monica ne approfittò facendola voltare verso lo sgabello, la fece piegare in avanti con le mani appoggiate sopra.
Il suo bel fondoschiena fu subito illuminato da un faretto e messo in bella mostra.

Nel frattempo Paolo si era abbassato lo slip rivelando un cazzo già eretto di notevoli dimensioni.
Con mestiere, si infilò un preservativo.
I movimenti dello spogliarellista erano rapidi, calcolati.
Le sue dita si insinuarono tra le natiche di mia moglie, attraversandone ripetutamente il solco esposto.
Con due colpetti del piede le fece divaricare di più le gambe mentre Monica la faceva piegare meglio con i gomiti sullo sgabello.
Così, adesso, anche il sesso depilato di Laura fu bene esposto alla vista dei presenti.
Mia moglie sembrava assecondare inerme le istruzioni dei due spogliarellisti.
Poi Paolo posò senza indugio le dita sul sesso di Laura, cominciando a strofinarlo con mestiere, mentre le mani di Monica andavano dalla schiena al seno in una carezza rilassante.

La musica si interruppe d’improvviso e l’attenzione di tutti fu richiamata su quello che stava avvenendo.
Paolo si posizionò bene dietro e puntò con la mano il cazzo verso il sesso di mia moglie, ci appoggiò la cappella e iniziò a strusciarla lungo il solco delle sue grandi labbra.
Poi iniziò a spingere dentro.
Il cazzo di Paolo si fece lentamente strada nella figa di Laura, evidentemente già intrisa di umori.
Fu solo a quel punto che mia moglie, come scossa dal suo torpore, si accorse di ciò che stava accadendo e si lasciò sfuggire un “No!!” ad alta voce.
Ma era ormai troppo tardi.
Paolo diede un colpo deciso di reni e il suo cazzo si assestò bene dentro la figa di mia moglie.
Laura ebbe un sussulto e aprì leggermente le labbra in segno di stupore.

Il tempo si fermò per me.
I miei desideri più reconditi avevano preso forma in un attimo, in quel colpo di reni di Paolo.
A questo punto, lo spogliarellista cominciò a scoparla.
Tenendo le mani ben salde sul bacino di mia moglie, i suoi colpi ritmati, prima lenti, crescevano via via di intensità.
Laura cominciò ad emettere dei gemiti di piacere prima strozzati poi sempre più acuti. “Ah… aahhh… aaaahh…”
Paolo la scopava con l’esperienza di un professionista navigato.
Sembrava inarrestabile, il suo cazzo adesso entrava e usciva con incredibile rapidità dalla figa di mia moglie.
Vedevo mia moglie piegata su quello sgabello, con le gambe spalancate mentre veniva scopata con foga da uno sconosciuto.

L’eccitazione dei presenti nel vedere quella scena era arrivata all’apice.
Quelle persone che a giudicare dalle apparenze potevano sembrare signori rispettabili della borghesia, tenevano gli occhi fissi su mia moglie, eccitati da ciò che vedevano.
Alcuni commentavano tra di loro apostrofando Laura con insulti di ogni genere, altri ancora avevano preso a masturbarsi.
“Stà godendo… la signora…” disse con sarcasmo da una donna alla mia destra rivolta al suo accompagnatore.

“Ah… aahhh… aaaahh… aaaaaaaahhhhh… aaaaaaaahhhhhhh”, ansimò a voce alta mia moglie inarcando spasmodicamente la schiena, mentre veniva scossa da ondate di piacere.
L’orgasmo che l’attraversò le fece cedere le gambe, ma Paolo la sostenne mettendole un braccio attorno alla vita e continuò a scoparla fin quando anche lui non venne.
Poi si piegò godendo sulla schiena di Laura.
Dopo qualche secondo di orgasmo, estrasse il cazzo dalla figa di mia moglie tendo con la mano il preservativo ormai pieno.
Laura si accasciò stremata sul pavimento, le mani ancora aggrappate allo sgabello.

A quel punto, i due spogliarellisti raccolsero i loro vestiti, scesero da palco e uscirono dalla sala.
Dopo poco, Daniela raggiunse mia moglie sul palco.
La fece lentamente sollevare tendendola per l’occhiello del collare. Poi la condusse via, dietro la porta in fondo al palco.

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Autore Pubblicato il: 9 Luglio 2021Categorie: Racconti Cuckold, Racconti di Dominazione1 Commento

Commenti per questo racconto

  1. bstiller23 18 Luglio 2021 at 23:12

    Stupendo! Quando pubblichi il prossimo capitolo ?

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