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Nata schiava (IV parte)

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Il giorno dopo mi furono consegnati degli abiti che avrei dovuto indossare per andare a prendere il padrone all’aeroporto. Si trattava di un top di cotone ricamato, molto grazioso, che terminava appena sotto alle mammelle lasciando scoperta la pancia, ed una gonna pareo di seta leggerissima lunga fino a metà polpaccio. Mi furono date anche della scarpe aperte con il tacco alto ma non altissimo come quelle che portavo abitualmente.  Mi ordinarono di truccarmi normalmente e guardandomi allo specchio sembravo una normale ragazza carina di 22 anni; solo che io sotto ero completamente nuda, rasata, ferrata e tatuata e con la figa indolenzita per le continue frustate. Il collare mi venne lasciato ma poteva passare per una bizzarria giovanile. In auto la signora e suo marito mi spiegarono: “… Non possiamo certo portarti in giro vestita come una puttana….” Appena il padrone ci vide salutò la sorella ed il cognato senza degnarmi di una sguardo poi mi ordinò “Prendimi le valige!” Quindi li seguii all’uscita. Mentre caricavo le valige in auto mi diede una pacca sul sedere perché mi sbrigassi; poi mi prese per mano dicendo agli altri “… Scusate, arrivo subito!” e mi trascinò in un bagno del terminal. Mi attirò vicino a se poi infilò una mano sotto il top ad artigliarmi una mammella e con l’altra prese a palpeggiarmi le natiche da sopra il leggero pareo. Forzò leggermente la mia bocca con la sua lingua e quando aprii le labbra mi esplorò a lungo con la lingua baciandomi a lungo e profondamente.

“Tutte le telefonate di mio cognato mi hanno fatto venire voglia di te…” Mi disse,  “Prendimelo in bocca e fammi venire, svelta!” M’inginocchiai e gli tirai fuori il sesso che sapeva leggermente di piscio e di sudore e cominciai a succhiarlo e leccarlo con impegno.

Poi in auto si volle sedere dietro con me vicino e continuò per tutto il tragitto a palpeggiarmi le mammelle e le cosce. Volle anche che aprissi il pareo per mostrargli la figa.

Il nuovo padrone, che aveva trentatré anni, abitava in un appartamento molto bello con un grande terrazzo pieno di piante.  Appena entrammo in casa mi ordinò di mettermi nuda e di disfare le valige intanto che lui si faceva una doccia. Quando tornò in accappatoio si sedette in poltrona accendendosi una sigaretta: “Vieni qui, fatti guardare!” Capii che voleva toccarmi la figa e quindi, come ero stata addestrata e fare, mi avvicinai alla bracciolo della poltrona aprendo le gambe e accovacciandomi leggermente così che potesse ispezionarmela senza sollevare la mano. Apprezzò la cosa ma non fece commenti. Seguendo con le dita il disegno delle labbra gonfie ed arrossate dai colpi degli ultimi giorni mi chiese “Ti fanno male?” “Si signore… quando vengo frustata il dolore è fortissimo e poi la figa mi rimane indolenzita e dolorante tutto il giorno…” “Bene, ha ragione mio cognato, è carino vedertela così gonfia e rossa! E mi diverte anche che ti faccia sempre un po’ male. Da oggi dovrai sempre informarmi quando ti accorgerai che il dolore tende a diminuire, così che provvederemo subito a frustarti. Sono stato chiaro?” “Si signore….”

Da quel giorno in casa dovevo occuparmi delle faccende domestiche nuda, con addosso solamente delle scarpe con il tacco a spillo altissimo, un grembiulino di pizzo bianco da cameriera che però non mi copriva la figa tanto era corto e, capriccio del padrone, una crestina bianca in testa. Il campanellino sempre appeso alla figa ed il collare. Quando i capelli cominciarono a ricrescermi mi fu ordinato di portarli raccolti sulla nuca. Sembravo proprio una di quelle camerierine sexy di certe riviste pornografiche. Il padrone teneva particolarmente alla forma e quindi dovevo essere sempre perfettamente truccata e la mattina quando gli portavo il caffè a letto m’ispezionava il trucco, l’abbigliamento e la pulizia della figa e del culo. Quando uscivo, con lui o sola, potevo vestire in maniere normale ma sempre con gonne, non più cortissime, camicette e giacche, restando però sempre nuda sotto. Non mi applicò i pesi agli anelli sulla figa, come credevo, anche se spesso mi faceva applicare le catenelle per tenerla spalancata. Stava molto tempo solo con me e mi usava spesso in tutti i modi ma non mi prestò mai ad altri che non fossero la cugina o il cognato o il mio primo padrone. Le volte che riceveva amici o altre donne mi mandava in camera mia dove dovevo restare fino a quando, salutati gli ospiti, mi chiamava per pulire la casa. Era una vita quasi tranquilla se non per il fatto, che confesso mi pesava moltissimo, che dovevo dirgli ogni uno o due giorni “…Signore… Dovrei essere frustata sulla figa per favore,…. perché il dolore è diminuito…” Lui personalmente si occupava di colpirmi e, mi disse, la cosa lo divertiva molto. Smetteva solamente quando il colore ed il gonfiore delle labbra erano di suo gradimento. Mi permetteva di masturbarmi e di godere ma solo davanti a lui e dovevo chiederlo sottomessa.

Andavo ancora a fare visite di controllo dall’amico medico che avevo conosciuto con il primo padrone; sarebbe stato complicato dover spiegare tutto ad un nuovo medico e poi era bravo. Purtroppo fu tramite lui che mio cugino, tornato dall’estero per le nozze di mia cugina, mi rintracciò. Naturalmente, benché i rapporti con mia cugina non fossero mai più ripresi, non poteva non invitarmi senza creare delle perplessità in famiglia. Così mio cugino venne a prendermi, conobbe il padrone e parlò a lungo con lui, apprezzò la mia forma fisica e l’abbigliamento. Quando il padrone si convinse che era veramente mio cugino e che era al corrente del mio stato mi affidò a lui per le due settimane successive che coincidevano con il periodo che mio cugino si fermava in Italia. Per partire con lui dovetti riutilizzare un vecchio completino con gonnellina cortissima plissettata e giacchina. Non mi chiuse con il lucchetto e come sempre appena l’auto partì cominciò a esplorarmi la figa facendomi domande su tutto quello che mi era successo nell’anno in cui non mi aveva visto. Dovetti raccontargli tutti i particolari e la cosa lo divertì molto. Ci fermammo in un motel dove lui mi usò per tutta la notte; la mattina mi permise di vestire una gonna più lunga e raggiungemmo la casa di famiglia.

L’incontro con mia cugina fu tragicomico: fingendo entrambe che tutto fosse normale ci abbracciammo e baciammo sulle guance ma mia cugina ne approfittò per sussurrarmi all’orecchio “… Sei una puttana….”

Il giorno della cerimonia io ero terrorizzata che qualcuno degli invitati fosse stato presente alla folle notte di un anno prima ma non potevo sapere che sapesse e chi no. Ma uno che si ricordava bene dell’ultima volta che ci eravamo visti c’era! Mio zio Lino come mi vide mi venne vicino per abbracciarmi ma all’ultimo momento, approfittando del fatto che la zia era lontana, infilò le mani tra li mie mammelle e le mie braccia, proprio sotto alle ascelle e facendo come se nulla fosse con il palmo delle mani poté costatare la solidità delle mie mammelle e che non indossavo reggiseno sotto la camicetta. Mio cugino che non mi mollava neanche per un minuto si accorse della cosa e sorrise. “A quanto sembra lo zio si ricorda bene del vostro ultimo incontro, eh troia?…”

Verso la fine del pranzo mio cugino, forse un po’ bevuto, mi venne vicino e mi disse “Vai a prendere lo zio e portatelo al cesso e fatti palpare bene tutta quanta e digli cosa sei e che se vuole scoparti deve chiederlo a me…” Lo guardai spaventata ma lui insistette “O preferisci che questa sera faccia vedere a tutto il parentado un dvd delle tue performance?!”

Sull’orlo del pianto e veramente imbarazzata andai al tavolo dove sedeva e mi avvicinai allo zio.

“Mi accompagni per favore?” Chiesi cercando di esser più naturale possibile. “Certo piccola! Dove andiamo?” Si alzò, lo presi per mano e lo guidai verso i bagni del ristorante.

Entrai e mi accertai che non ci fosse nessuno poi chiusi la porta e mi voltai verso mio zio che mi guardava incuriosito. “Ehmm…. Zio… Hai ancora voglia di toccarmi le mammelle per favore?….. E… Magari anche la… In mezzo alle gambe?….” Lui rimase letteralmente a bocca aperta sia per la proposta sia per il linguaggio che avevo usato. “….Ma… Tina, piccolina cosa dici?” “Zio ho notato che prima hai cercato di toccarmi le mammelle. Se vuoi farlo liberamente a me fa piacere. Sono in molti a toccarmele” Lo zio, forse per paura tentennava ma capivo dal rossore sulle gote e dal gonfiore dei pantaloni che l’eccitazione in lui stava crescendo.

“…Se vuoi mi spoglio… sotto sono nuda e… puoi toccarmi… Se ti va…”

“Vabbè… Fammi vedere” “Subito signore…” Cominciai a sollevare la gonna a gambe divaricate ritornando immediatamente al “lei” di rito. Mio zio rimase esterrefatto dagli anelli, poi aprii la camicetta offrendogli le mammelle da toccare e chiedendo scusa “La prego di scusarmi per questa ridicole mammelle… Signore..”. Poi gli presi le mani e le posai sulle mie mammelle “… Prego signore…Tocchi pure…” Lui le strizzo un po’ poi sollevandole lesse i tatuaggi: “ Ma… Tina… Ma cosa significa tutto questo?”

“Significa signore che se vuole… può usarmi ma deve chiedere il permesso a…. Gianni… suo figlio…”

“… Ma… Vuoi soldi?..” “No signore… Può usarmi gratis…. Se le fa piacere…”

Prese a palpeggiarmi ovunque farfugliando parole offensive nei miei riguardi poi dovetti succhiarlo. Stava per scaricarsi nella mia bocca quando bussarono alla porta; era mio cugino. “Allora papa, ti piace la troia, com’è andata? E non cercare di coprirti tu cagna! Rimani con la figa e le tette scoperte che si vedano bene “ Così dicendo prese a strizzarmi e schiaffeggiarmi le mammelle a piene mani.

“ Ti sei eccitata vero troia?.. Brava cagnetta. Adesso ti faccio picchiare un po’ da papa su quella fighetta slabbrata che hai poi magari se fai la brava ti sfondiamo il culo! Eh papa…” Così dicendo mi mise i polsi dietro alla schiena trattenendomele con una mano; con l’altra mi diede due schiaffi all’interno delle cosce per farmele allargare di più poi mi spinse il bacino in avanti per espormi meglio.

Mio zio disse “Ma Gianni…. Cosa sta succedendo?…” “Tranquillo papa! La nostra troietta qui è molto viziosa ed è felice di queste nostre attenzioni, vero cugina. Naturalmente papa, che non ti scappi di dirlo in giro, e quando vorrai la puttanella sarà a tua disposizione per essere usata come vuoi. D’accordo?”

Mio zio mi guardo ed io, abbassando gli occhi pieni di lacrime, dovetti confermare “Si signore… è tutto vero… Sono felice se mi usate… Sono la vostra puttana… Grazie signori che vi interessate di me…” Subito dopo, seguendo le indicazioni di mio cugino, mio zio cominciò a colpirmi.

Quando ritornai nella sala principale del ristorante camminavo a fatica per il dolore a causa dei colpi ricevuti sulla figa, sulle mammelle e il culo indolenzito in quanto sia mio cugino sia mio zio mi avevano inculata senza nessuna delicatezza. Per tutto il proseguo del pranzo poi dovetti subire gli assalti da parte di mio zio che continuava ad invitarmi a ballare per palpeggiarmi di nascosto le mammelle ed sussurrarmi frasi oscene.

La sera, a casa in camera di mio cugino, dovetti ancora soddisfare le loro voglie poi, per divertirsi si sedettero uno da una parte e uno dall’altra della stanza e io dovevo trotterellare agitando sensualmente il culo e le mammelle e con la figa aperta dalle catenelle intorno alle cosce, da uno all’altro a suon di ceffoni e sberle sulle natiche e sulle mammelle. Poi mi fu ordinato di masturbarmi a gambe divaricate davanti a loro mentre raccontavo allo zio le mia esperienze erotiche. Poi mi infilarono un fallo di gomma nel culo, di quelli che facevano sempre parte del mio bagaglio, fissandomelo con delle catenelle alla vita in modo che non potessi espellerlo. “Rimarrai così farcita tutta la notte!… “ Dovetti ringraziarli e potei andare a dormire, naturalmente per terra.

Il giorno dopo, con la scusa di andare a vedere un terreno li vicino, mi portarono via il mattino ed andammo in un hotel dove poterono sfogarsi liberamente con il mio corpo umiliandomi in tutti i modi. La giornata terminò con io nuda seduta sulle gambe di mio cugino, il suo fallo profondamente impalato nel mio culo, la schiena appoggiata al suo petto, le gambe bene aperte e lo zio che mi frustava la figa mentre mio cugino mi martoriava le mammelle ed il culo. Poi si cambiarono di posto e ricominciarono. Mio zio poi era estasiato dalla possibilità di portare una giovane donna, oltretutto sua nipote, al guinzaglio a quattro zampe a fare i suoi bisogni corporali. Prima di tornare a casa mi rimisero il fallo dentro fissandolo come la sera prima. Camminare per casa facendo in modo che non s’intuisse niente, con quel piolo infilato nell’ano era veramente una tortura. Ogni occasione era buona perché loro mi controllassero il culo per vedere se tutto era ancora a posto.

Fortunatamente la mattina dopo lo zio partì per un impegno non senza avermi palpeggiata ben bene ancora una volta ed essersi liberato nella mia bocca. “ Spero di vederti presto nipotina…” E con un ultima pacca sulle natiche ed una strizzatine alle mammelle mi salutò.

Con la scusa di impegni di lavoro mio cugino mi portò via di casa nel pomeriggio; dopo pochi chilometri si fermò ed li, in un prato, dovetti cambiarmi d’abito indossando la cortissima gonnellina che mi lasciava scoperta la figa ogni volta che mi sedevo. “Sei veramente una sorpresa, puttanella…” Mi disse esplorandomi mentre guidava la figa con le dita, “ Da adesso voglio che a tutti quelli che incontriamo e che saluti tu prenda le mani e gliele metti sulle tette così che possano capire che razza di vacca sei, hai capito?” “…Si signore… Mi farò palpeggiare le mammelle da tutti quelli che saluterò…” Con uno schiaffo sulla figa mi disse: “E ringraziami, troia!” “ Si signore… Grazie signore…Perché mi fa toccare queste mammelle ridicole…”

Certo non immaginavo che il mio caro cugino mi portasse a trovare dei vecchi amici di famiglia, miei coetanei, e nostri parenti alla lontana. Uno di loro Luca, mio coetaneo, anni addietro si era invaghito di me e con lui feci le prime esperienze sessuali, i primi baci e le prime toccatine. La foga erotica di mio cugino non aveva ormai nessun freno inibitore; non si preoccupava neanche più di far si che la cosa rimanesse a conoscenza di pochi e soprattutto non venisse a conoscenza dei miei genitori. Continuava ad offrirmi ad amici di famiglia e parenti senza nessun ritegno.

Comunque la prima che dovetti salutare fu la Elisa, la cugina ventiseienne di questo nostro cugino e quando salutandola e baciandola sulle guance, sotto la sguardo impositore di mio cugino, le presi le mani e le portai sulle mie mammelle lei mi guardò sorpresa: “ Ma cosa fai? Hai cambiato sponda?…”

Il mio antico spasimante rimase sorpreso poi, guardando mio cugino che ammiccava sorridendo, mi palpò ben bene le mammelle commentando “ Certo che ti sei sviluppata bene… Quando ci toccavamo in soffitta non avevi delle tette così gustose… Ma come vai in giro vestita? “

Mio cugino allora lo invitò: “Toccala anche sotto e vedrai che sorpresina…”

Mio cugino mi guardò con aria interrogativa sempre palpandomi le tette “… Posso?”

Dovetti naturalmente rispondere perché mio cugino insistette: “ Su puttanella… Digli se vuoi che ti tocchi o no…” “… Sarei felice se per favore mi toccasse la figa…” Allora lui infilò una mano sotto alla corta gonna trovandomi nuda, rasata e ferrata. “Ma Gianni… come hai fatto a renderla così?” “Non è merito mio purtroppo. La cugina è vacca di suo…”

Ci appartammo un po’ e dovetti espormi perché vedesse i tatuaggi sulla figa e sulle mammelle.

Non ebbero il tempo di chiavarmi perché sua cugina ci richiamò in casa. Ma non ebbi modo di rallegrarmene perché fui invitata a sedermi su un divano e sedendomi come mi era stato insegnato esibii completamente la mia figa. Mi esaminarono con molta attenzione poi la cugina di mio cugino volle che le raccontassi per filo e per segno tutta la mia trasformazione; non ne era disturbata anzi. Notai che mentre parlavo stringeva forte le cosce fasciate dai jeans sfregandole leggermente. La cosa non sfuggì ne a mio cugino ne al suo.

Fu il mio cugino che disse “ Luca, sembra che ad Elisa la cosa non dispiaccia affatto! Perché non l’addestri a diventare come la mia cugina?” Luca non rispose e nemmeno Elisa: però si guardarono e lei abbassò lo sguardo per prima, arrossendo. Non ho mai capito se mio cugino sapesse già qualcosa prima o avesse buttato li la cosa facendo centro: evidentemente tra i due c’era stato almeno qualche precedente.

Mi fu ordinato di spogliarmi completamente: quando nuda, in piedi con le gambe divaricate e i polsi dietro la schiena dissi “Vi prego di scusarmi per queste mammelle ridicole…” rimasero ad osservarmi in silenzio.

Poi mio cugino chiese: “Allora Elisa, ti piacerebbe diventare un animaletto così? La mia cugina ne è entusiasta… Vero cagnetta?” Lei rispose imbarazzata:” …Ma… Non so… Luca mi vorresti così?…”

“Certo mi piacerebbe….” “ Allora… va bene… Ma così tanto per provare….”

Mio cugino, più esperto, prese subito in mano la situazione: “ Bene Elisa, Spogliati e fatti guardare…”

Siccome lei era un po’ titubante lui si alzò e senza troppi complimenti le sfilò la maglietta scoprendo due tettine a cono che finivano a punta. Le pizzicò un po’ i capezzoli commentando “Però… Niente male nonostante l’età… Proprio niente male…” Poi le fece sfilare i jeans e gli slip in un colpo solo. Aveva una figa leggermente pelosa di colore biondo; istintivamente cercò di coprirsi ma un ceffone, molto leggero in verità, la rimise a posto. Poi giratosi verso di me mi prese un capezzolo tra due dita e strattonandomi dolorosamente mi fece mettere di fronte ad Elisa a pochi centimetri di distanza. “Adesso voi due ci fate divertire un po’… Tirate fuori le lingue e baciatevi, facendoci vedere come vi leccate bene… Aprite bene le cosce! E toccatevi le fighe e le tette… Avanti!” Con l’ultimo incitamento mi rifilò un manrovescio sulla natica. Cominciammo a fare come ci era stato ordinato, benché Elisa dimostrasse un po’ di ribrezzo a baciare e toccare un’altra donna, mentre mio cugino ed il suo ci esploravano a turno il culo infilandoci le dita e ci schiaffeggiavano commentando oscenamente. Continuammo così a leccarci ed a essere esplorate, confrontate e colpite per tutto il lunghissimo pomeriggio. Poi verso sera io venni chiavata ed inculata da Luca mentre mio cugino scopava Elisa. Poi misero ad Elisa uno dei miei collari e ci portarono al guinzaglio fuori in giardino dove io potei esplicare i miei bisogni sotto gli occhi attenti di tutti e tre. Quando fu la volta di Elisa lei si vergogno e scoppio a piangere. Allora mio cugino le disse “Peggio per te! Ti terrai tutto dentro finche non imparerai a farlo a comando!…” Tornammo in casa e mi fu ordinato di rasare il sesso ad Elisa. Poi, soddisfatti del risultato, ci fecero vestire, io con il mio solito completino ed Elisa con una camicetta che dovette tenere sbottonata fino all’ombelico ed una gonna lunga abbottonata sul davanti solo per i primi due bottoni. Ad ogni passo si apriva a scoprire il sesso ormai rasato. Luca volle che applicassi alla mi figa le catenelle che la tenevano spalancata me non volle il campanello. Quindi uscimmo per andare a cena in un locale sul lago.

Durante la cena il cameriere non sapeva più se guardare le tette di Elisa ottimamente esposte e le sue cosce o le mie mammelle e la mia minigonna. Luca disse “Elisa, dovresti tenere anche tu la gambe aperte… Guarda Tina com’è brava…” Allora mio cugino rincarò la dose: “Anzi Elisa, alzati la gonna e siediti direttamente sulla sedia con il culetto nudo!” Lei obbedì un po’ esitante e allargando le gambe; quando toccò il sedile freddo lanciò un gemito che non sfuggì al cameriere che non si perdeva una mossa.

Finimmo la cena che nel locale eravamo rimasti solamente noi; allora ci fu ordinato di scoprire le mammelle e di chiedere al povero cameriere di toccarcele e di decidere quali fossero più di suo gusto. Lui toccò e soppesò a lungo poi affermò che le mie gli sembravano migliori. Mio cugino allora disse, a voce alte perché sentisse bene anche il cameriere “Beh Elisa, hai perso e questo vuol dire che riceverai 10 colpi di frusta sulla figa! Contenta?” Siccome lei non rispondeva mio cugino le infilò una mano nello spacco della gonna ed afferratole le labbra del sesso cominciò a torcerle dicendo “Rispondi puttana…” Fino a quando lei, con le lacrime agli occhi disse “S…Si… V…Va b…Bene….”

Usciti dal ristorante vollero che ci spogliassimo completamente; fortunatamente era abbastanza tardi ed in giro c’era poca gente. Ci applicarono i guinzagli e ci portarono in giro così, due giovani cagne nude al guinzaglio di due ragazzi ancora più giovani ed io con la figa spalancata dalle catenelle, per una passeggiata sul lungo lago, fermandoci spesso mentre loro, fumando, commentavano ridendo le differenze fisiche tra noi.

Rimanemmo a casa dei cugini per i restanti giorni della “vacanza” di mio cugino e quando partimmo Elisa era diventata un’ubbidiente cagnetta. Imparò a fare i bisogni a comando e in presenza dei “padroni” ed a subire la frusta senza esitazioni; anzi, come me anche lei riusciva a volte anche a godere mentre le colpivano la figa. Ci facevano stare quasi sempre nude ed a quattro zampe e venimmo trattate in tutto e per tutto come cagne. Non ci era permesso parlare senza autorizzazione ed il minimo gemito non richiesto comportava una seduta a suon di ceffoni, frustate e calci. Ci portavano a fare lunghe passeggiate nei campi intorno alla casa dove ci permettevano di fare i nostri bisogni, con indosso solamente le scarpe dai tacchi a spillo, al guinzaglio e ci fecero accoppiare spessissimo tra noi con l’ausilio di falli finti applicati con una cintura alla vita o del tipo a due teste inserite nelle nostre rispettive fighe, culi e bocche. Per divertirsi alla spettacolo i cugini ci facevano leccare continuamente tra noi in ogni parte del corpo e quando capirono che Elisa provava un certo ribrezzo a leccare un’altra donna le occasioni per imporle questo fastidio crebbero tantissimo. Mio cugino e Luca passavano pomeriggi interi con noi due sdraiate in terra a gambe divaricate confrontando e commentando le dimensioni, la forma e la sensibilità della nostre fighe e dei nostri culi. Elisa aveva l’ano più stretto del mio che era stato utilizzato molto più spesso, per cui io venivo soventemente sodomizzata spalmando i preservativi con una crema urticante di modo che il dolore mi facesse contrarre i muscoli dell’ano aumentando il loro divertimento; naturalmente il compito di eccitarli prima con la bocca, infilargli i preservativi e prepararli a questa dolorosissima funzione spalmandoli accuratamente spettava a me ed Elisa. Mentre Elisa doveva portare un fallo inserito nel culo fissato con delle catene ogni volta che non veniva usata.  Le mammelle invece in genere le facevano valutare da amici e conoscenti ai quali dovevamo mostrarle e che potevano soppesarcele e toccarcele liberamente confrontandole: chi perdeva la “sfida” doveva subire una punizione. A onor del vero preferivano quasi sempre le mie ma credo fosse per la sorpresa dei tatuaggi che mi circondavano i capezzoli. Elisa venne provata anche come puttana quando le fu ordinato di ricevere seminuda un conoscente ed umiliarsi a chiedergli di palpeggiarla, montarla e poi frustarla tra le gambe. Anche a lei venne poi ordinato di farsi palpeggiare le mammelle da chiunque la salutasse e la cosa divertiva particolarmente Luca e mio cugino perché lei era molto più timida di me e meno abituata ad umiliarsi. Un pomeriggio che ci avevano portato a fare una passeggiata in paese, vestite come la sera del ristorante, Elisa incontrò un suo ex fidanzato e quando gli prese le mani per posarsele sulle mammelle chiedendogli per favore di strizzargliele dovette subire una lunga e imbarazzante palpata in mezzo alla strada, con i passanti che guardavano esterrefatti e Luca e mio cugino che guardavano ridendo.

Luca, che era quattro anni più giovane della cugina, trovava particolarmente eccitanti i seni di Elisa che avevano i capezzoli di un rosa pallido e sensibilissimi. Passava ore intere a pizzicarli e costringeva la poveretta a trascorrere le giornate con le mollette sui capezzoli. A mio cugino invece piaceva l’odore della sua figa e spesso ci infilava le dita per poi annusarle; quando era seduto in poltrona ordinava ad Elisa di assumere pose da equilibrista per far si che la sua figa si venisse a trovare a pochi millimetri dal suo naso. E mentre lui annusava beato io dovevo accarezzargli il sesso con la bocca o con la punta delle mammelle mentre magari Luca ci frustava tutte e due.

Tutte le mattine “Ginnastica”: ci portavano nude in giardino e li venivamo costretta a trottare per ore legate al collare con una lunga corda fissata ad un palo, alzando bene le gambe, con i polsi fissati dietro la schiena e tenendo in bocca un pezzo di legno. Luca e mio cugino si godevano lo spettacolo delle nostre mammelle e delle nostre natiche sobbalzanti seduti all’ombra: ad ogni cenno di rallentamento venivamo colpite con la frusta.

Luca però non ritenne necessario che Elisa venisse forata e tatuata come me e neanche che parlasse di se stessa con la volgarità che era stata imposta a me e credo che anche in seguito Elisa non abbia mai raggiunto il livello di sottomissione della sottoscritta.

Non so come sia finita tra Luca ed Elisa; per quanto mi riguarda venni trattata così duramente che quando fui riconsegnata al padrone egli si infuriò con mio cugino per le pessime condizione in cui mi trovò.

Mio cugino ripartì e dopo circa un anno seppi che si era sposato negli Stati Uniti. Mi scrisse aveva fatto vedere alla moglie le mie foto e i dvd e che la stava addestrando ad essere una schiava come me. Non la invidiavo ma forse si.

Da allora il mio padrone non mi imprestò più a nessuno. Ci volle quasi un mese perché i segni sul mio corpo sparissero completamente e riprendessi l’ottima forma di prima. Mi rimangono a ricordo di quell’esperienza due piccole cicatrici lasciate da mozziconi di sigaretta: una vicino al capezzolo di sinistra e l’altra sul pube, quasi sul clitoride.

Rimasi a suo servizio per quattro anni poi gli affari gli andarono male e lui abbandonò l’Italia lasciandomi libera. Sia con il primo padrone che con i successivi avevo sempre ricevuto una piccola cifra mensile che non avevo mai avuto occasione di usare; quindi mi trovai un appartamentino e mi misi a cercare un impiego.

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