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Ricatti pericolosi.

La vita di un ragazzo di ventidue anni difficilmente &egrave avventurosa, piena di emozioni forti come si vuol far credere il più delle volte.
Spesso si legge di ragazzi che hanno fatto cose incredibili, non solo sessualmente parlando, sia chiaro. Ma quante di queste storie, la maggior parte delle volte, sono vere?
Raramente. E lo dico per ‘esperienza’. Conosco molte persone, troppe forse. I miei amici più intimi spesso si lamentano quando, girando per la mia città, mi fermo a salutare qualcuno ogni pochi metri.
A me piace conoscere le persone. Piace sapere ciò che riguarda gli altri, piace avere qualcosa con cui, potenzialmente, potrei ricattarli. Tuttavia, nonostante spesso e volentieri avrei potuto farlo, non l’ho mai fatto. E chissà, a volte ne avrei potuto avere pure il motivo.
Storie imbarazzanti, segreti oscuri, prestazioni deludenti. Insomma, cazzate. Se non fosse che sembrano essere il punto debole di tante persone. E tante persone farebbero di tutto per non fare uscire queste cose.
Ma come ho detto, la curiosità &egrave la mia debolezza più grande.
Poi, un giorno, ho scoperto cosa vuol dire avere effettivamente questo ‘potere’. Avere il controllo su altre persone. Persone che si creano da sole queste leve di controllo nel momento in cui cercano di nascondere fatti apparentemente importanti.
E questo potere &egrave diventato la mia seconda grande debolezza.
All’inizio, durante la scuola, i favori che chiedevo in cambio del silenzio erano sciocchezze. Farmi passare una versione durante un compito in classe, farmi offrire qualche merendina dalle macchinette, insomma, cose innocenti.
Le vittime erano quindi un po’ tutti, indistintamente.
Ma poi questa mia debolezza, questa mia brama di ‘potere’, se così si può definire, iniziò a delinearsi. E non mi resi conto che, pian piano, questa cosa mi avrebbe portato a passare dei guai seri.
Iniziai a prediligere come vittime persone che stavano bene. Persone che arrivavano da una famiglia facoltosa, che sembravano avere una vita perfetta. E che volevano apparire così, perfetti.
Forse iniziai a focalizzare le mie attenzioni su di loro perché erano semplicemente più facili da manipolare.
O forse perché così evitavo che la mia coscienza mi venisse a dire qualcosa. Mi giustificavo dicendomi che in fondo era una rivincita per quelli più ‘deboli’, quelli che venivano maltrattati o emarginati perché non avevano vestiti firmati, perché non seguivano le mode del momento, perché non erano belli ed estroversi come le mie vittime.
E così la mia mania continuò. Il liceo finì e iniziai l’università.
Furono anni divertenti. Trovai nuove amicizie e consolidai alcune di quelle vecchie, pensai anche di aver trovato l’amore. Ma poi tutto crollò.
Gli studi non davano i risultati voluti, forse per il poco impegno. Sicuramente per quello in realtà.
Gli amici diventarono sempre meno, l’amore si rivelò una gran fregatura.
Insomma, se mi ero disintossicato un po’ dalle mie manie di controllo, di manipolazione, di possesso, ora non c’era di nuovo più niente che potesse fermarmi.
Ma decisi di fare le cose in grande questa volta. Non avrei trovato scuse come in passato, dicendomi che lo facevo per un senso di giustizia interiore. Oppure perché avevo voglia di una merendina e non avevo abbastanza monete.
Questa volta lo avrei fatto per i miei interessi personali. Dopotutto sapevo già come fare. Avevo più modi per entrare a conoscenza dei segreti delle persone, sapevo quali erano le vittime migliori e fin dove avrei potuto spingermi.
Quindi iniziai a pensare se avrei potuto fare di tutto ciò un lavoro. Mantenermi così. Avere più persone sotto il mio controllo e tramite loro non dover far nulla per permettermi una vita agiata e perché no, con un po’ di lusso.
Le prime vittime furono semplici impiegati. Entrare nelle loro mail spesso bastava e avanzava per poterli ricattare.
A volte dovevo entrare in scena in prima persona. Scontrarli accidentalmente, prendere il loro telefono e così poterli contattare. Così facendo non dovevo praticamente neanche mostrarmi in prima persona. Bastavano un paio di messaggi, un paio di mail, qualche chiamata, ed ecco che mi bastava dirigermi in un parco, chinarmi sotto ad un cestino e trovare casualmente un bel mucchietto di banconote.
La mia vita iniziava a girare come volevo io. A ventidue anni, senza particolari conoscenze o abilità potevo permettermi praticamente tutto quello che volevo. Senza lavorare. Che bella la tecnologia.
Poi trovai lei.
Ed &egrave qui che inizia la mia storia.

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