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La macchina sfrecciava veloce nella nebbia. ‘Amore, quanto manca al confine?’ ‘Pochi chilometri, dieci o quindici, non di più. Un quarto d’ora e ne siamo fuori’ ‘Sono felice, questo paese mi fa paura” ‘Dai, Vanessa, sei sempre la solita esagerata. Non capisco di cosa ti preoccupi” ‘Lo sai benissimo, Alberto, di cosa ho paura’ Mi hai fatto correre dei brutti rischi, soprattutto con il tuo cliente.’
L’uomo sorrise. In verità Ion aveva esagerato. Evidentemente era abituato a concludere così i suoi affari o meglio gli piaceva unire il dilettevole all’utile. ‘Hai una splendida donna, tu ‘ gli aveva detto, sfacciatamente, alla presenza della giovane compagna italiana ‘. Potrei anche abbassarti del cinque per cento il prezzo della fornitura. La Vanessa, però, dovrebbe essere un po’ gentile con me” La donna era impallidita e aveva confidato in una adeguata risposta del suo uomo. Alberto, forse sorpreso, era rimasto però per alcuni secondi in silenzio. ‘A little hand job’ una cosa veloce, Sono sicuro che la Vanessa è bravissima a fare certe cose”
La giovane mogliettina di Alberto era indubbiamente una gran bella figa e, per aiutare la conclusione dell’affare del marito, si era prestata ad accompagnarlo e a facilitare con la sua bella presenza l’incontro d’affari. E bella lo era assai con i capelli lunghi neri, gli occhi azzurri, il seno piccolo ma rotondo e sodo come il marmo. Si era insomma mostrata disponibile’ Ma solo a mostrarsi! Minigonna, calze bianche rigorosamente di seta, camicetta bianca parecchio trasparente sotto la quale si intravedeva il mini reggiseno di pizzo bianco. E Ion, si era sentito autorizzato di inserire tra le clausole dell’accordo anche la prestazione erotica della femmina del suo nuovo cliente.
‘Effettivamente, il maialino voleva un po’ divertirsi” aggiunse sorridendo Alberto. ‘Non ho dubbi. E pensare che inizialmente non avevo capito ‘ lo interruppe infastidita la donna -. Poi, quando ha iniziato ad armeggiare con la cerniera dei pantaloni, ho capito bene cosa volesse dire con quel ”little hand job”. Voleva che lo segassi, il maiale. E tu con il tuo silenzio di qualche secondo gli hai permesso di tirarlo fuori e mostrarmelo… Enorme, rugoso e già in piena erezione. Non oso pensare con quanta velocità e piacere mi sarebbe venuto in mano riempiendomi del suo sperma’ Per fortuna subito dopo gli hai fatto capire che non era il caso’ Però l’esibizione gliela hai permessa di fare!’ ‘Beh, dai, non è successo nulla di grave. Altri cazzi, oltre al mio, ne hai già visti, dopotutto’ ‘ ‘Sì, ma quando l’ho voluto io. Ion potrà invece vantarsi sempre di aver mostrato il suo cazzo alla bella italiana’ Comunque, amore, stai correndo troppo, vai piano. Siamo quasi arrivati. Non vorrei che”
Non aveva finito di dire ciò che temeva che, fatta la curva, una pattuglia di poliziotti intimarono l’alt. ‘Cristo ‘ imprecò Alberto ‘ la polizia! Speriamo bene’ Vanessa sospirò e alzò gli splendidi occhi azzurri al cielo.
‘Si correva, vero, italiani?’ urlò subito in un italiano malfermo ma comprensibilissimo quello che doveva essere il capopattuglia. Due uomini e una donna, dagli sguardi non certo concilianti, anzi. Alle loro spalle un grande furgone con le insegne della polizia locale. Il radar troneggiava sul tettuccio del furgone.
Il capopattuglia graduato con un certa prepotenza si sporse con il busto all’interno dell’automobile. Scrutò severamente in volto Alberto e, subito dopo, con un’enorme torcia illuminò Vanessa. Ma soprattutto, provocatoriamente, dopo averla abbagliata, le illuminò il seno e, soprattutto, le gambe che la donna, complice la minigonna, esibiva abbondantemente. Per il lungo viaggio infatti la splendida femmina era quasi sdraiata sul sedile del passeggero. Riuscì a intravedere, ben illuminandolo, il candido bianco delle mutandine che la donna indossava. Vanessa, accorgendosi dello spettacolo che stava involontariamente offrendo, tentò di coprirsi con una mano, ma ormai’ ‘Fuori, tutti e due. Controllo documenti’ ‘Fa molto freddo ‘ cercò di replicare Alberto -. Almeno quelli della signora” ‘Tutti e due, e velocemente. Più parli e più cara sarà la multa e tutto il resto”
Rassegnati, i due italiani sempre sotto lo sguardo del poliziotto, indossano i cappotti ed escono. La difficoltosa vestizione da seduta di Vanessa aveva ancora di più divertito il poliziotto. La donna, contorcendosi, non aveva potuto infatti non mostrare all’uomo quello che non aveva voluto mostrare prima. E questi iniziò a commentare nella sua lingua con il collega. Anche la donna poliziotto intanto si inserì nel dialogo dei colleghi e provocò con le sue parole, riferite ad Alberto, una preoccupante risata dei due colleghi maschi.
‘Dentro il furgone. Lì faremo i controlli con calma’. La scelta non piaceva ad Alberto ed inquietò in particolare Vanessa. ‘Avremmo fretta’ Non possiamo fare tutto qui, velocemente?’ ‘Silenzio e ubbidisci. In questo momento tu sei arrestato per eccesso di velocità. Quindi, ti conviene stare zitto e seguirci con la tua donna dentro il camion. Forse te la caverai, anzi ve la caverete con solamente una grande multa!’
Alberto sottovoce convinse Vanessa a seguirlo. La donna aveva però dei gran brutti presentimenti. Anche perché appena entrati nel pulmino il capo dei tre poliziotti dopo aver fatto levare ad entrambi i pesanti cappotti, bloccò i polsi del suo uomo con le manette che penzolavano da un gancio attaccato al tettuccio del furgone. ‘Mi sembra che state esagerando” sbottò Alberto, anche vedendo che contemporaneamente il secondo poliziotto si adoperava nel chiudere per bene la porta del mezzo con delle lunghe chiavi. Vanessa vide in pratica immobilizzare e quasi appendere il suo uomo. E sentì un brivido freddo scorrerle lungo la schiena. Si sentiva in balia di quei tre poliziotti. E notò una strana smorfia sul volto della poliziotta.
‘Ora noi vi perquisiremo. A me fa schifo però toccare un uomo. Sonia farà quello che deve fare’. Non potè trattenere un sogghigno. La donna ridendo rispose con delle parole che Vanessa interpretò di ubbidienza all’ordine. ‘Non toccare il mio uomo!’ urlò quando vide la donna armeggiare con i bottoni della camicia di Alberto che le mostrò il petto abbronzato e villoso. Ma soprattutto quando vide la poliziotta con prepotenza slacciargli la cintura e abbassargli i calzoni fino alle caviglie. La donna rimase quindi per un paio di secondi a guardare il voluminoso pacco di Alberto che gli slip a stento celavano. Era uno sguardo voglioso e curioso. Vanessa non riuscì a dir parola che la donna poliziotta, violentemente, abbassò anche gli slip del suo Alberto. Questi, sorpreso, non reagiva, e non capiva dove voleva arrivare la donna con quella perquisizione molto particolare. E iniziarono i commenti tra i tre poliziotti. A Vanessa sembrò che i tre stessero facendo una scommessa.
Fu il graduato che, sfrontatamente, informò i due prigionieri. ‘Abbiamo sentito tutti e tre addosso al tuo uomo odore di droga. Abbiamo deciso però di permettergli di tornare a casa solo a una condizione. Deve regalare a Sonia una grande sborrata. Lei ha detto e scommesso che lo fa sborrare in venti secondi. Io e il mio compagno pensiamo che sarà più duro a venire e che resisterà di più” ‘Maledetti, non vi permetto’ – iniziò ad urlare Vanessa’ ‘Zitta, più protesti e più devi fare tu, dopo…’ Queste parole gelarono la giovane donna. E dovette subire la visione di Alberto che veniva accarezzato e quindi segato dalla donna in divisa. La quale indubbiamente sapeva come fare una sega a un uomo. Anche se Alberto non voleva darle alcuna soddisfazione non riuscì ben presto a trattenere una violenta erezione. E quando il cazzo raggiunse dimensioni tali che preannunciavano il prossimo orgasmo Sonia a due mani iniziò un violento su e giù a due mani. Fino a fargli male. E Alberto cedette e iniziò a far zampillare il suo sperma. La donna si staccò subito e lasciò che Alberto, con i sussulti dell’orgasmo peima si sborrasse addosso e poi dappertutto sul pavimento e sulle pareti del furgone. Rivolta a Vanessa con un sorrisetto la provocò: ‘Guarda, guarda bene come il tuo uomo schizza bene’. L’ira fece perdere la testa a Vanessa che si scagliò verso la donna-poliziotta. Fu però immediatamente bloccata dai due uomini in divisa. ‘No, signora, questo non doveva farlo’ Ora saremo costretti a fare cose che non volevamo fare”
‘Cosa volete? Non mi toccate! Non ho fatto nulla” ‘Hai aggredito un poliziotto. Non te la caveresti con meno di qualche mese di arresto’ Almeno qui da noi’ A meno che tu non sia particolarmente gentile con noi due uomini’ Come il tuo uomo lo è stato con Sonia!’
Vanessa era pietrificata. Livida di rabbia e terrorizzata. Aveva capito che doveva sottostare alle voglie di quei due maiali con la divisa addosso. ‘Cosa devo fare? ‘ chiese con un filo di voce . Vi prego, non fatemi del male e non arrestatemi. Voglio tornare a casa con il mio uomo.’
‘Prima di tutto voglio vederti che ti spogli tutta. Sorridente. Devi essere molto bella nuda. Con calma, però. Prima anche il mio collega vuole vedere quel bellissimo reggiseno di pizzo e soprattutto quegli slippini che mi ha già mostrato prima. Anche se non lo volevi. Adesso, invece, devi proprio mostrarci tutto, e con un bel sorriso. Capito?’
‘Maledetti ‘ sospirò la giovane donna – . E se mi rifiutassi?’ ‘Le nostre carceri non sono molto accoglienti, soprattutto per gli stranieri sospettati di essere corrieri della droga’ Non so se ti convenga sperimentarlo’ Dopotutto, ti facciamo fare una cosa che sicuramente fai spesso davanti al tuo uomo” ‘Appunto, solo davanti al mio uomo, non davanti a degli sconosciuti” ‘Ho capito ‘ la interruppe il poliziotto iniziando ad armeggiare con la radio – . Ora avviso la centrale che abbiamo pizzicato due spacciatori di droga italiani e che li portiamo direttamente nella vicina caserma.’ ‘Amore, ti prego ‘ urlò Alberto – . Fai quello che ti chiede. Forse si limiterà a questo e potremo tornarcene a casa”
Vanessa rimase in silenzio per qualche secondo. Dopodiché inizio a sbottonarsi la camicetta. Spuntò il bel reggiseno di pizzo bianco. Molto piccolo e tanto trasparente. Si sfilò quindi la minigonna. Furono così esibiti gli slippini bianchi che tanto avevano eccitato in precedenza l’uomo e soprattutto le bellissime calze di seta bianche autoreggenti. ‘Girati e mostraci il culo! ‘ le intimò l’uomo – .’ Vanessa, rossa in volto si girò lentamente. Gli slip erano infatti un microscopico e splendido tanghino. La donna sapeva che dietro, così, era praticamente nuda. I due maschi iniziarono a massaggiarsi il davanti dei loro calzoni. Vanessa se ne accorse e non potè nascondere delle smorfie di fastidio. ‘E adesso levati tutto, tranne le calze e le bellissime scarpe con i tacchi a spillo!’, le intimò il secondo poliziotto. ‘E dammi tutto ‘ aggiunse la donna poliziotta – . A casa ci andrai, eventualmente, senza mutande. Sono troppo belle!’ ‘Non fatemi del male” implorò Vanessa. Si sganciò il reggiseno e si sfilò il tanghino che rabbiosamente consegnò alla donna in divisa. Subito cercò di coprirsi con le mani. Non voleva mostrare la sua fighetta ai due uomini. ‘Mani dietro la nuca che iniziamo la perquizione’ le urlò eccitatissimo il secondo poliziotto.
Vanessa, nuda, era bellissima ed aveva eccitato i due uomini che cominciavano a sudare visibilmente. I due seni, piccoli ma bellissimi, mostravano due piccoli capezzoli, ma turgidi. Le due areole erano rosa chiaro e molto grandi. Particolarmente grandi e quindi ancor più eccitanti. Ma la cosa più bella era la fighetta che inutilmente la giovane donna aveva tentato di proteggere dagli sguardi vogliosi dei due uomini. Particolarmente curata. Un triangolino piccolo piccolo di peli nerissimi, come i lunghissimi capelli. Evidente era la ricercatezza di Vanessa, che voleva esibire al suo uomo, sempre, una bellissima fighetta.
I due uomini iniziarono a grugnire e a parlare tra loro in maniera concitata. E contemporaneamente Sonia aveva ripreso a segare Alberto che inutilmente iniziò a sua volta a protestare. ‘E basta. Cosa vuoi ancora, ho appena sborrato!’ ‘Tu sei un bel puledro, sono sicura che hai ancora roba dentro’ E poi vedendo lo spettacolino che sta offrendo la tua donna” gli rispose la donna poliziotta. Lo scappellò violentemente e riprese a due mani a tirargli su e giù la pelle del cazzo che stava dando i primi sintomi di spossatezza. ‘Basta. Lascialo stare. Non è un cavallo!’, le urlò Vanessa. ‘Taci, e pensa a quello che dovrai fare” le rispose Sonia con un preoccupante tono di sfida. Vanessa capì che i due uomini non si sarebbero fermati lì. Volevano sicuramente qualcosa di più. E la consapevolezza che non avrebbe potuto rifiutarsi la terrorizzava.
Fu ancora l’ufficiale che le diede gli ordini. ‘Ora vieni qui e senza fiatare a tutti e due ci tiri fuori il cazzo. Siamo già d’accordo, da bravi amici. Lui vuole il tuo culo, io invece la tua bocca.’
‘Siete pazzi! Come potete chiedermi queste cose” ‘Perché? Non ti fai mai inculare dal tuo uomo? E pompini, non sai farli? Siamo sicuri che tu sei bravissima! Avanti!’ ‘Basta. Queste cose le faccio solo al mio uomo!’ rispose Vanessa furente. Era vero. Solo Alberto aveva avuto il privilegio di incularla. I pompini, poi, li faceva, ma non le piaceva proprio il gran finale. Spesso scappava anche davanti alla sborra del suo uomo. E adesso avrebbe dovuto bersi lo sperma di quel puzzolente che gli stava di fronte. E non solo. Doveva anche, a lui e al suo compagno, tirargli fuori il cazzo. Era la massima umiliazione che mai aveva subito.
E Alberto, intanto, con un sospiro, in quel momento, sborrò di nuovo. ‘Visto? E’ stato ancora più bravo di prima. Guarda, guarda come sta annaffiando tutto intorno’ – le disse trionfante Sonia -. E tu, ai miei amici, non vorresti far nulla?’
La bella Vanessa capì che doveva rassegnarsi. Si avvicinò ai due uomini che, ridanciani la stavano aspettando. Fingendo di non guardare abbassò a entrambi prima i calzoni e poi le putride mutande. Lo faceva guardando Sonia. Fu poi costretta ad assumere una posizione che detestava: alla pecorina. Si sentì prendere con forza il volto e fu costretta così in quella posizione a strofinare il volto sui due cazzi che già avevano raggiunto la loro massima erezione.
Erano due cazzi che non potevano non preoccuparla. L’ufficiale aveva un cazzo piuttosto piccolo ma estremamente grosso con una cappella enorme e già viola. I due coglioni grigi e gonfi, probabilmente erano stracolmi di putrida sperma. La terrorizzava l’idea di doverlo spompinare e quindi farsi inondare dalla sua schifosa sborra. L’altro poliziotto, invece, aveva una cazzo enorme, asinino. Era terrorizzata dall’idea che lui aveva scelto di sfondarle il culetto. Ma non ebbe molto tempo per preoccuparsi. Si sentì prendere il volto da due rugose mani e un cazzo premere sulle sue labbre. Chiedeva di entrare nella sua bocca. Le faceva male. E lo fece entrare.
Contemporaneamente sentì, dietro, il secondo cazzo entrare nel suo buchino ed esplorare il suo intestino. Le faceva male, tanto. Ma con la bocca piena non poteva lamentarsi. Si sentiva impalata. E non poteva reagire. Pensò che doveva fare presto, per almeno limitare nel tempo l’umiliazione della doppia penetrazione. Iniziò quindi a lavorare con la lingua. Come faceva quando spompinava Alberto. E pure faceva scorrere le labbra lungo tutta la breve ma larghissima asta dell’uomo. Dietro, invece, rilassò più possibile i muscoli per far entrare più possibile lo sgradito ospite e contemporaneamente iniziò a ondeggiare per dare più piacere al suo violentatore.
I due uomini iniziarono a mugolare. Ma non volevano, evidentemente, venire troppo presto. Era loro intenzione far lavorare più possibile la bella italiana. E per parecchi minuti Vanessa dovette subire la dolorosa doppia penetrazione.
Anche Alberto, intanto, doveva subire la terza violenza. ‘Scusa, italiana, ma voglio svuotartelo proprio tutto’- sghignazzò Sonia – . Vedrai che lo faccio sborrare per la terza volta” E riprese, violentemente, a segare Alberto. Voleva evidentemente fargli male. L’uomo, infatti, non aveva più la forza di schizzare e doveva subire una vera e propria tortura. Il su e giù delle mani di Sonia iniziarono a far effetto solo dopo parecchi minuti. Nel frattempo il cazzo si era gonfiato a dismisura e si era arrossato.
‘Non ce la faccio più ‘ si lamentò Vanessa ‘ fissando negli occhi il poliziotto che stava spompinando – . Cerca di venire, dove vuoi, ma vieni. Ti prego, però, non in bocca. Non mi piace” E fu allora che, tra rumori gutturali e spinte di inaudita forza dentro il suo culetto, sentì il secondo poliziotto spruzzarle nell’intestino la sua calda sperma. Almeno uno aveva sborrato.
Restava quello che gli stava di fronte. Non aveva proprio intenzione di venire. Allora Vanessa si fece forza e lo implorò: ‘E va bene. Ti prego, schizzami tutto in bocca ‘ gli urlò – . Lo so, è proprio quello che vuoi. Sborra tutto e io berrò!’. Vanessa aveva previsto giusto. Sentendo quelle parole l’uomo crollò. Strinse tra le mani il volto della bella italiana e le scaricò tutta la sborra che aveva nella bocca. Vanessa non potè scappare ma subì l’estrema umiliazione sapendo che, dopo, tutto sarebbe finito. Anche Alberto in quel momento, a fatica, aveva sborrato di nuovo. Mentre le si riempiva la bocca della puzzolente sperma dell’uomo vedeva la faccia divertita di Sonia. Le venne da vomitare, ma buttò tutto giù. Una, due, tre volte. Ogni volta sperava fosse l’ultima. Invece, ogni volta risentiva nuovi spruzzi che le inondavano di nuovo la bocca. Finché, finalmente, cessarono.
‘Rivestitevi, la perquisizione è finita. Potete andare’ urlò l’uomo. ‘Tu senza mutande e reggiseno’ aggiunse Sonia.
Vanessa non ebbe la forza e la volontà di opporsi. Scapparono in macchina e, senza dir nulla, ripartirono sgommando. Poco dopo varcarono il confine. La brutta avventura avrebbe dovuto rimanere un loro segreto. E rimase tale. Solo molto tempo dopo Vanessa confessò al suo uomo che durante la violenza non era riuscita a non godere violentemente. Come lui del resto’

Per giudizi, commenti, suggerimenti, soprattutto da parte di voi femminucce, scrivere a: mikimarkfc@libero.it

Autore Pubblicato il: 10 Gennaio 2009Categorie: Racconti di Dominazione0 Commenti

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