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Racconti Erotici Lesbo

la società delle donne

By 28 Gennaio 2006Dicembre 16th, 2019No Comments

Parte I – Selenia

Quella mattina Livia si era svegliata molto presto, aveva fatto il bagno in una comoda vasca termale ed aveva cosparso il corpo con degli unguenti profumati. Era ritornata nella sua stanza ed aveva scelto con cura la biancheria intima, il vestito e le scarpe da indossare. In ultimo si era dedicata al trucco e alla pettinatura. Quando ebbe concluso tutte le operazioni del mattino si avviò verso il suo sontuoso salotto e si sedette sul comodo divano aspettando che il marito uscisse. Inizialmente aveva cercato di ingannare il tempo leggendo il giornale, ma dopo una lettura superficiale, era passata alla correzione di alcune relazioni che giacevano sul tavolo dello studio da qualche giorno. Finalmente a metà mattinata il marito si accinse ad uscire di casa. Prima di andarsene, però, si affacciò per un istante all’uscio della camera e la salutò frettolosamente, dicendole: ‘Allora ci vediamo tra dieci giorni’.
Lei guardandolo distrattamente, rispose: ‘Buon viaggio!’.
Ogni anno aveva luogo nella sua dimora una cerimonia molto importante, che si sarebbe tenuta tra un paio di giorni. Nella tarda mattinata sarebbero giunte delle sue allieve a cui avrebbe fornito le ultime disposizioni riguardanti i preparativi per la cerimonia. Sarebbero trascorse almeno un paio di ore prima del loro arrivo. Livia aveva previsto di trascorrere lietamente il tempo restante. La partenza ritardata del marito aveva ridotto, non poco, il tempo a disposizione, ma, comunque, le restava abbastanza tempo per divertirsi.
La nostra elegante signora aspettò, pazientemente, che il marito uscisse di casa. Quindi, aspettò, anche, di sentire l’auto che si allontanava, per esserne definitivamente sicura. Gettò via i documenti che aveva tra le mani, senza nessuna cura. Ripose gli occhiali sul tavolino, ed in maniera molto compita si alzò e si diresse verso la stanza adiacente, un grande salone arredato con gusto barocco, utilizzato spesso dalla sua famiglia per dei moderni simposi, i ricevimenti per l’alta società. Livia aveva indossato un vestito scuro, molto elegante, poco convenzionale per una mattinata passata ad oziare tra le mura domestiche. L’abito, simile ad un chitone, era stato realizzato con un sottile panno di seta pregiata. Era stretto alla vita, con un’ampia scollatura sul petto ed era allacciato sulle spalle con ausilio di due fermagli d’oro, simili a farfalle. Dalla vita in giù, cascava dritto, formando numerose pieghe che, ad ogni suo passo, le accarezzavano delicatamente le cosce, avvolte nella seta raffinata. Il vestito, nonostante la sua apparente semplicità, era in grado di mettere in risalto le sue forme. L’orlo dell’abito le arrivava alle caviglie.
La tomaia nera ed arrotondata dello stivale fendeva l’aria ad ogni suo passo e subito dopo si sentiva il rumore sordo dei tacchi lunghi e sottili che sfioravano il pavimento.
Aveva diversi bracciali d’oro e brillanti ai polsi, ed una bellissima collana di perle le adornava il seno. Non daremo molti dettagli del suo viso, ne tanto meno della sua identità, perché mai nessuno possa riconoscere nella descrizione, la persona a cui ci siamo ispirati. Ad ogni modo, possiamo dire che i lineamenti del volto erano leggeri, le labbra sottili ed i suoi occhi erano di una bellissima qualità di verde, come il colore del mare delle isole dell’Egeo.
Un trucco leggero faceva risaltare il rosso naturale delle labbra. I capelli, neri come la pomice, lisci come la seta e morbidi come il velluto, erano pettinati, scriminati al centro e divisi in quattro trecce legate dietro la testa con un fermaglio d’argento, due lunghi riccioli le ricadevano lungo il collo e sulle spalle.
Livia Entrò di soppiatto nella stanza. Verso il centro della sala si trovava Selenia, la sua giovane cameriera, che, prona, era intenta a lucidare il grande tavolo di mogano in stile “impero”, dandole completamente le spalle.
Livia con pochi passi furtivi le fu addosso. Si chinò su di lei. L’abbracciò prendendo tra le mani il suo morbido seno.
Selenia, colta di sorpresa, si sollevò di scatto, ma bastarono poche languide carezze della sua padrona, e qualche frase sussurrata all’orecchio, per farla tranquillizzare. Si adagiò nuovamente sul tavolo. Poggiò una guancia sull’algido mogano e cercò di sostenersi con le mani e le braccia aperte sulla superficie levigata.
Selenia giaceva passiva sul tavolo. Si preparava a soggiacere ai piaceri perversi della sua signora, con le gambe aperte ed il culo bene in mostra, mentre nella mano destra stringeva ancora uno straccio della polvere.
Il grembiule bianco, ricco di merletti, allacciato alla vita, penzolava verso il basso. Livia le sollevò l’orlo della gonna fin sui fianchi e le sfilò le mutandine di pizzo viola che le aveva comprato qualche giorno prima insieme a degli autoreggenti neri ed un paio di stivaletti neri, alti fino alla caviglia, con un’allacciatura sul davanti e un tacco grosso e tozzo.
Quella biancheria sexy sul corpo di Selenia riusciva a mettere in risalto la sua acerba bellezza combinandola con un erotismo raffinato. Agli occhi della sua Signora lei era una moderna Olympia, la lasciva, e raffinata, prostituta dipinta da Manet.
La Padrona, diventata sempre più impaziente, le passò delicatamente le dita tra le morbide “grandi labbra”. Sentiva la vulva della sua piccola schiava d’amore aprirsi sotto il suo tocco leggero, e quando lo sfregamento pruriginoso della carne si fece più intenso, ebbe il piacere di sentire le sue dita bagnarsi.
Un raptus sensuale la colse! Rapidamente, tolse le spille con cui teneva allacciato il vestito e questo cadde ai suoi piedi. Lo allontanò con un calcetto.
Livia stava in piedi, dietro la sua giovane amante, nuda come una novella Afrodite Prassitelica. Il suo corpo era adornato soltanto da gioielli preziosi e dalla sua biancheria raffinata. Il seno prosperoso le traboccava dal reggiseno a balconcino. I capezzoli gonfi erano ben in mostra. Un paio di raffinate calze di seta nera erano sostenute da un reggicalze di raso e velluto dello stesso colore. Calzava un paio di stivali di pelle nera, lucidi, alti fino alla coscia, con un tacco vertiginoso e molto sottile. A completamento della sua toletta, non indossava le mutandine, ma un morbidissimo strap-on.
Aveva organizzato alle spalle del povero, ignaro, marito un bel festino! Certamente non pensava a lui quando, infilato il suo fallo tra le cosce di Selenia, la percuoteva, prima delicatamente, e poi incrementandone la spinta, con maggiore decisione.
La piccola serva, sotto di lei, sentiva il membro entrarle in profondità ed uscire rapidamente, ottenendone un intenso piacere. Ansimava delicatamente.
Dopo qualche minuto, quando Selenia era ormai calda, Livia strinse le mani attorno ai fianchi di lei ed incominciò a penetrarla sempre più velocemente e con vigore.
La giovane domestica, sotto l’incedere dei colpi, con l’eccitazione che giungeva al culmine, venne pervasa da un orgasmo lungo e intenso. Esausta si abbandonò sul tavolo, tutta tremante e colma di piacere.
Soddisfatta, Livia le accarezzò dolcemente i capelli, e le disse: ‘Tesoro mio, sei stata fantastica! Riposati qualche minuto, ma poi rimettiti a lavorare. In tarda mattinata, come tu sai, aspetto delle visite. Ogni cosa deve essere in ordine!’.
Selenia, passato qualche istante, si ricompose rapidamente e le rispose: ‘non si preoccupi Signora, poche faccende ancora e tutto sarà in ordine’.
Livia, rivestitasi in tutta fretta, lasciò la sua giovane serva e si ritirò nello studio. Lì avrebbe sbrigato un po’ di lavoro arretrato. Prima però avrebbe preso una piccola pausa per fare un bagno profumato e cambiare l’abito.
Selenia bussò alla porta dello studio alle 15 in punto, attese l’invito ad entrare prima di aprire la porta, avuta risposta, si fece avanti e con tono ossequioso disse: ‘Mia D&egravespoina le signorine Ebe e Arianna l’attendono in salotto!’.

Quando Selenia entrò, Livia era seduta alla sua scrivania e stava scrivendo alcune righe per la sua corrispondenza privata. Durante la pausa aveva trovato il tempo per rifocillarsi e cambiarsi d’abito. Per quest’occasione informale, aveva indossato: una giacca ed una gonna grigia, una camicetta bianca trasparente. Al collo portava una voluminosa collana d’oro. Ai piedi un paio di scarpe aperte col tacco alto. Calze di morbida seta nera e reggicalze di pizzo, dello stesso colore, completavano la toletta. Non portava reggiseno ne tanto meno mutandine.
‘offri loro un drink e pregale di aspettare qualche minuto’. Rispose.

Ebe e sua sorella Arianna erano due gemelle molto vivaci ed intraprendenti. Avevano soffici capelli biondi, raccolti dietro la testa, dei bellissimi occhi azzurri, una corporatura minuta ed un piccolo seno delicato. Erano due splendide incarnazioni di quella figlia di Zeus e di Era votata a servire gli dei dell’Olimpo, di cui Canova scolpì una magistrale interpretazione.
Quando le furono presentate per la prima volta, da un’altra allieva, la francesina Suzon, se ne innamorò perdutamente, nonostante avessero l’abitudine di vestire con jeans, magliette e scarpe da tennis. Fu la loro semplicità “selvaggia”, i lineamenti semplici e la loro candida bellezza a fare breccia nel suo cuore.

Livia e le sue allieve trascorsero alcuni minuti a discutere cordialmente di cose futili, ma subito la conversazione si fece più formale. La nostra amabile signora assunse il tono serio dell’insegnante. Seguì una discussione sui preparativi della cerimonia.

Livia: ‘Accettando di vivere quest’esperienza vi siete prese anche una grande responsabilità, ne siete coscienti?’
Arianna: ‘ Sì mia D&egravespoina! ‘.
Livia: ‘ la tradizione vuole che la tirocinante uscente, in questo caso le tirocinanti, mi portino in dono una nuova ragazza. Avete scelto qualcuna? ‘.
Ebe: ‘ Si mia D&egravespoina! Siamo certe che la nuova tirocinante saprà imparare, ed allo stesso tempo, saprà ricambiare le attenzioni che le verranno rivolte ‘.
Livia: ‘ Bene, vi vedo molto convinte! Come sapete, questo &egrave l’ultimo anno in cui ricoprirò la carica di Sacerdotessa. Sapete anche che mia figlia prenderà il posto lasciato vacante da me. Purtroppo, avervi educato all’arte dell’amare ed ai segreti “misterici” del culto dedicato alla Dea In Hanna, mi &egrave costata grande fatica e per questo motivo desidererei, per quest’ultimo tirocinio, una ragazza dolce e remissiva, che mi sappia ricompensare, dandomi un dolce piacere ‘.
Ebe: ‘ Mia D&egravespoina tu lo sai quanto ci stia a cuore la tua salute, e quanto amiamo la tua persona. Ti saremmo eternamente grate per il piacere che ci hai donato, e di averci permesso di ricambiare il tuo amore, come siamo grate alla nostra sorella Suzon di averci scelto. Sappiamo quanto ti &egrave costato l’averci amato entrambe. Per quanto sia stato difficile scegliere, siamo convinte di aver trovato la ragazza giusta per te. ‘.
Arianna: ‘ Mia D&egravespoina consentimi di aggiungere ancora qualche parola! ‘.
Livia: ‘ Parla pure figlia mia! ‘.
Arianna: ‘ Mia D&egravespoina, il tuo abbandono della Società ci addolora moltissimo. Non siamo ancora appagate del tuo amore, né mai lo saremmo. Io ed Ebe né abbiamo parlato a lungo, e entrambe esprimiamo il desiderio di seguirti nel tuo “esilio dorato”, per essere per sempre le tue “coppiere”, e schiave d’amore. ‘.
Livia: ‘ Come voi sapete esiste una tradizione che non può essere violata! Domenica stessa, finita la cerimonia, sarete informate sui vostri impegni futuri, per i prossimi cinque anni. Io temo che grazie alle vostre innate qualità di amatrici, difficilmente sareste libere prima di questa data. ‘. Fece una pausa e poi riprese a parlare: ‘ Molte saranno le Matriarche con cui giacerete. Alcune vi soddisferanno più di me ed io diventerò soltanto un effimero ricordo. Seguite il vostro destino, ma portatemi nel vostro cuore, come io faro per voi ‘.
Ebe: ‘ Mia amata D&egravespoina, le tue parole ci riempiono di amore e tristezza. Perdonaci ma noi no ci rassegniamo ‘.
Livia: ‘ Figlie mie, dovete credermi, anche io vorrei restare per sempre insieme a voi, ma non &egrave possibile. Tuttavia esiste una speranza, se veramente desiderate tanto restare con me, domenica rivolgere una preghiera alla nostra Grande Dea, se sarete sincere, lei ci manderà un segno della sua benevolenza e allora potrete unirvi a me per sempre ‘.
Arianna: ‘ Mia amata D&egravespoina le tue parole ci danno coraggio. Domenica ti faremo dono delle nostre vite, davanti alle effigi della nostra amatissima In Hanna ‘.
Livia: ‘ Il vostro amore e la passione con cui lo manifestate, mi lusingano immensamente! Domenica parlerò molto bene di voi. Se il volere della Grande Dea sarà quello di accompagnarmi nel mio esilio, passato quest’ultimo anno, mi seguirete e mi servirete fedelmente per tutta la vita ‘. In ultimo aggiunse: ‘ Ma considerato che questo &egrave l’ultimo giorno del vostro tirocinio, vi accoglierò tra le mie braccia per l’ultima volta. Prima di lasciarvi al vostro destino ‘.

Finito di parlare, si adagiò comodamente sul divano e contemporaneamente aprì le gambe in modo da mostrare le sue grandi labbra in tutta la loro essenziale bellezza.
Le gemelle alla vista della copiosa vulva della loro amata signora, balzarono in piedi esultando. Si spogliarono con gran fracasso, gettando i loro abiti sul pavimento. Anche Livia, completamente rapita, si tolse la giacca e si sbottonò, lentamente, la camicetta, mettendo in mostra il suo bel seno, prosperoso e sodo.
Pochi istanti e le due giovani menadi, splendide “coppiere degli dei”, erano completamente nude al suo cospetto.
La loro Maestra, e Signora, era solita iniziare le sue lezioni d’amore assaporando le loro “tettine” delicate. Amava palparle delicatamente con le mani e, soprattutto, godeva nel succhiare, e massaggiare velocemente, i loro capezzoli con la lingua. Le stuzzicava quel tanto che bastava per accendere l’ardente fuoco delle loro lussuria e scatenarle in una contesa amorosa in cui lei ne costituiva il centro. Poche stuzzicanti carezze bastavano per sentirsi ricambiata. Le loro labbra acerbe lambivano ogni parte del suo corpo e sfioravano la sua bocca. Capitava così, che mentre una le leccava la vulva con accanita devozione, l’altra le accarezzava dolcemente il seno con la lingua, stuzzicandole anche i capezzoli, oppure, le baciava, languidamente e voluttuosamente, le labbra, impastando le lingue, l’una nell’altra.

Quel giorno, invece, entrambe s’inginocchiarono tra le sue cosce. Presero ognuna un piede tra le mani ed incominciarono a massaggiarli con le labbra e a solleticarli con le lingue. Non trascurarono nulla. Inghiottivano le dita dei piedi con tutta la scarpa, leccavano la suola, succhiavano il tacco, ritornarono sulle dita dei piedi e sui talloni, avvolti dalla seta, poi, proseguirono ad inumidire le caviglie e la parte delle cosce coperta dalle calze. Quindi incominciarono a baciarle la pelle nuda fino a giungere contemporaneamente sulla vulva.
Livia, tremante, si contorceva, gemeva, e allo stesso tempo, cercava di aprire il più possibile le gambe in modo da poterle accogliere entrambe comodamente.
Le due gemelle, instancabili, le regalavano un intenso piacere, interrompendosi, saltuariamente, per scambiarsi dei voracissimi baci colmi di effusioni incestuose.
Livia ansimava e mugugnava come mai aveva fatto in tutta la sua vita. Il vorticoso intreccio di lingue, dopo alcuni minuti di sensazioni intense, le procurò un violentissimo orgasmo. Quindi la madre soddisfatta, trasse a se le sue figlie predilette e scambiò con loro delle tenere carezze e dolcissimi baci. In fine, soddisfatta, ed immensamente felice per il piacere ricevuto, mentre le sue amate allieve riposavano sul suo seno, disse loro alcune parole:
Livia: ‘ Mie amate figlie ho conosciuto con voi piaceri mai provati, ed oggi ho raggiunto grazie a voi l’acm&egrave. Per ringraziarvi di quanto mi avete, così generosamente, offerto e per quanto siete disposte a fare per me, vorrei che io e voi passassimo quanto resta di questa bellissima giornata ebre d’amore e di passione ‘.
Entrambe accolsero l’invito con entusiasmo e si strinsero più saldamente al suo petto in segno di grande devozione ed amore.
Livia: ‘ Adesso brindiamo al nostro amore! ‘.
Chiamò la giovane cameriera, che arrivò dopo qualche istante, recando con sé un vassoio con una brocca di vino prezioso ed alcuni piccoli bicchieri. Appoggiò il vassoio d’argento sul tavolino posto vicino al divano. Si trattava di un oggetto molto antico, tardo imperiale, di inestimabile valore. La facciata interna era decorata con un bassorilievo realizzato a sbalzo e con dettagli finemente incisi. Al centro c’era una piccola testa raffigurante una matrona romana. Le decorazioni delle due fasce concentriche recavano, invece, giovani ninfe nell’atto di fare il bagno nella parte interna e menadi festanti durante una danza rituale in quella superiore.
Selenia riempì tre bicchieri e li offrì alle bellissime donne nude che giacevano mollemente sul divano.
Livia, rivolta a Selenia: ‘ Oggi puoi brindare anche tu con noi! Prendine un bicchiere e resta qui a disposizione ‘.
Brindarono tutte insieme con il vino della Dea, quindi, sotto gli occhi affascinati della giovane amante, ripresero a fare l’amore. Ebe in piedi sul divano, a cosce aperte, accoglieva la virtuosa lingua della sua “madre” generosa, che seduta in maniera scomposta si faceva massaggiare la vulva da Arianna inginocchiata, e mai sazia. In breve scivolarono sul tappeto dove, una tra le cosce dell’altra, si chiusero in un lascivo un triangolo d’amore. Un crescendo di gemiti e lamenti si elevò a testimonianza di quanto piacere, lussurioso, stessero dividendosi le tre donne in quel momento. Un orgasmo le colse all’unisono ed esplose in tutto il suo fragore di grida soddisfatte, carico di sospiri e gemiti goduriosi. Il piacere intenso non servì a placare, minimamente, la bramosia orgiastica di Livia e delle sue allieve, anzi, la signora si alzò in piedi, si tolse la camicetta ormai sudicia e sgualcita e si sfilò la gonna e fece cenno a Selenia di avvicinarsi:
‘ Selenia cosa fai ancora vestita? Liberati in fretta dei tuoi abiti ed unisciti a noi!’.
‘ Si mia signora! aspettavo con ansia il suo invito a partecipare a questo splendido convegno d’amore ‘.
La cameriera si spogliò e Livia la invitò ad inginocchiarsi accanto a lei. I culi di Ebe e Arianna, chine sul pavimento, erano di fronte a loro. Livia incominciò a leccare avidamente il candido buchetto di Ebe ed invito Selenia a fare altrettanto con Arianna. Le due donne massaggiavano instancabili lo stretto sfintere delle due studentesse che godevano passive di questo sottile piacere, deliranti si scambiavano baci morbosi sulla lebbra e sul seno, finché prese dal pathos si accasciarono sul pavimento. Selenia si gettò tra le morbide grandi labbra della sua D&egravespoina, con la testa immersa tra le cosce, diede la prova di quanta maestria aveva acquistato in tutti questi anni, sotto la giuda diligente di Livia. La sua lingua frenetica si introdusse in profondità nella sua carne e lavorò a lungo la vulva e il clitoride. L’azione forsennata scaturì un’uscita copiosa di umore vaginale, che la sua serva avida ingerì. Le giovani allieve messe in disparte, per il momento, continuavano instancabili ad accarezzare la loro maestra, e ad adoperarsi in ogni modo per procurarle piacere.
Livia per la terza volta provò il piacere dell’orgasmo, ma non ancora appagata, si chinò verso Arianna ed affondò il viso tra le sue cosce, Arianna la imitò nei confronti di Selenia e questa nei confronti di Ebe, quest’ultima per chiudere si dedico alla sua maestra. Ognuna traeva piacere, con la lingua e con le dita, dalla compagna che accoglieva tra le gambe e dava piacere all’altra che le stava davanti. Grida intense, sospiri densi di godimento, gemiti sottili come lame. Quattro donne completamente in delirio d’amore e di lussuria. Mai sazie si ammucchiarono l’una sull’altra per continuare a darsi piacere scambievolmente, in maniera irregolare, interrotte soltanto da intensi orgasmi, finch&egrave il sonno le rapì dalla vita terrena e le trascinò nel mondo dei sogni. Soltanto la perdita di conoscenza riuscì a porre termine a questo delirante e lussurioso convegno d’amore.

Questa era il grande potere del prezioso vino donato alle Matriarche dalla Grande Dea!
Il giorno dopo, di mattina presto, la nuova ragazza si presentò con un borsone in spalla alla porta della dimora di Livia. La cameriera come da Galateo fece accomodare Elena nel salotto, e la invito a sedersi sul divano.
Elena accolse l’invito, ma appena seduta fu colta da un odore acre di sudore. Tutta la stanza sembrava impregnata da una puzza nauseabonda. Il divano stesso era umido e impregnato di cattivo odore.
‘ che strano! ‘ penso Elena, ma non si infastidì più di tanto.
Nel frattempo Selenia era entrata nello studio per informare la sua padrona del nuovo arrivo.
‘ Signora, la nuova ragazza &egrave arrivata ‘.
‘ Falla accomodare nello studio! ‘. Le disse Livia.
‘ La professoressa la riceve nello studio ‘. Disse Selinia ad Elena, una volta ritornata nel salotto, ed aggiunse ‘ la prego mi segua! ‘.
Elena si alzò ed afferrò il borsone per portarselo dietro.
‘ Dia pure a me la valigia. Penserò io a sistemarla ‘, le disse, prima di toglierle di mano la borsa, quindi la invitò nuovamente a seguirla.
Selenia bussò alla porta dello studio. Aprì la porta, fece qualche passo ed annunciò Elena, quindi la invitò ad entrare. Quando la ragazza entrò nella stanza Selenia uscì dalla stanza e chiuse la porta dietro di se.

Lo studio era costituito da un sala ovale molto grande. Il soffitto, a volta, era altissimo e riccamente decorato. Su entrambi i lati della stanza una porta. Da una piccola scala a chiocciola si accedeva ad un soppalco che girava tutto intorno alla stanza, su tre lati. Lungo le pareti, e sul soppalco, vi erano diversi scaffalature, affiancate le une alle altre. In ognuna di essa erano disposti diversi libri con la copertina dello stesso colore. In alcune vi erano libri con copertine bianche, in altre rosse, in altre nere, ecc. La scrivania era posta nel fondo della stanza e dietro di essa vi era l’unica grande finestra della sala. Livia stava seduta dietro la sua scrivania, abbigliata con un altro abito grigio, simile a quello del giorno precedente.
Quando Elena giunse presso la scrivania nacque una discussione informale:
Livia: ‘ Prego si accomodi ‘ le disse indicandole una poltroncina posta di fronte a lei.
La ragazza si avvicinò timidamente e si sedette.
Guardò bene la studentessa, non era proprio come se l’era immaginata! Le sembrò un pò goffa e sciatta. Aveva i capelli molto ricci, castani, sciolti. Indossava una maglia scura, molto consumata, che a malapena le metteva in evidenza il seno abbondante, una gonna di stoffa a quadri, di pochi euro, anch’essa scura. Ai piedi invece aveva, un paio di scarpacce da uomo, con dei calzini anch’essi orribili. Non era truccata, e presupponeva non fosse neanche depilata.
Purtroppo doveva accettare la scelta delle sue giovani aiutanti.

Livia: ‘ Come si chiama? ‘.
Elena: ‘ Elena P. ‘.
Livia: ‘ Lei &egrave di Roma? ‘.
Elena: ‘ No! Sono Siciliana ‘.
Livia: ‘ &egrave studentessa fuori sede o viene qui soltanto a sostenere gli esami? ‘.
Elena: ‘ Sono fuori sede, sono quasi 4 anni che risiedo a Roma ‘.
Livia: ‘ i suoi genitori? ‘.
Elena: ‘ Purtroppo non ho più i genitori. L’unico parente rimastomi &egrave uno zio di mio padre, &egrave lui che mi paga gli studi ‘.
Livia: ‘ Mi dispiace! Le mancano molti esami? ‘.
Elena: ‘ No! Li ho superati tutti, mi manca solo la tesi! ‘.
Livia: ‘ Ha portato un suo curriculum universitario? ‘.
Elena: ‘ Si certo! ‘.
Livia guardò gli esami, le materie, ed i voti conseguiti. Soddisfatta disse: ‘ Complimenti! Nonostante la sua giovane età, ha raggiunto risultati ragguardevoli! ‘.
Livia: ‘ Le mie assistenti l’hanno messa al corrente di tutto? ‘.
Elena: ‘ Credo di si! ‘.
Livia: ‘ Per poter realizzare una tesi presso la mia cattedra dovrà seguire un tirocinio di5 giorni, incominciando da oggi! La mia casa come ha visto &egrave situata in un luogo molto isolato e solitario. Quindi per i prossimi 5 giorni soggiornerà qui. Le verrà richiesto un impegno costante durante tutta la durata del tirocinio, e purtroppo non avrà molto tempo per fare altro, l’hanno informata di questo? ‘.
Elena: ‘ Si sono gia stata informata! ‘.
Livia: ‘ Prima che accetti, la devo informare che in questa casa non c’&egrave telefono, e che non c’&egrave campo per nessuna rete di telefonia mobile! ‘ ed aggiunse ‘ non avrà nessun modo di comunicare con l’esterno! Ha qualcuno che deve avvertire? ‘.
Elena: ‘ No nessuno! Qui in città non conosco nessuno! ‘.
Livia: ‘ e il suo fidanzato? ‘.
Elena: ‘Non ho un fidanzato! ‘.
Livia: ‘ va bene! ci pensi bene prima di accettare, si tratta di un esperienza molto impegnativa! ‘.
Elena: ‘ Accetto! ‘.
Finita la discussione Livia chiamò la cameriera, che nel giro di qualche secondo si presentò nella stanza.
Selenia portò il solito vassoio d’argento, su cui erano poggiate due grandi coppe.
Quindi Livia disse: ‘ beviamo qualcosa prima di incominciare! ‘.
Selenia porse il vassoio ad Elena e lei prese uno dei due calici. Bevve dalla coppa il contenuto. Nell’istante in cui Livia fu servita, si accorse che la cameriera sotto il grembiule era completamente nuda. Inizialmente fu colta da Imbarazzo e sconcerto. Ma quando osservò meglio quel bel culo sodo, le calze blu scure e degli stivali rossi, alti fino al ginocchio, sentì un’improvvisa, irrefrenabile, attrazione verso di lei. Si bagno tra le gambe.
Non era la prima volta che provava un’attrazione verso un’altra donna, anzi! A sedici anni aveva avuto una relazione molto intensa con una ragazza più grande di lei, ma quando quella storia ebbe termine, non ebbe più altre relazioni lesbiche. Ebbe invece, alcune esperienze con alcuni suoi coetanei, che però le piacquero poco. Si trattò per lo più di qualche effusione amorosa, ed in una o due occasioni, di un lavoretto con la bocca. Ma non aveva avuto mai un vero rapporto sessuale con un uomo, ne l’aveva veramente desiderato. Con un’altra donna si! Quante volte aveva provato attrazione per una sua amica! Purtroppo non aveva mai trovato nessuna che l’aveva corrisposta.
Mentre ritornava col pensiero indietro nel passato, si accorse che qualcosa nel suo corpo stava cambiando. La testa le diventava sempre più pesante, in tutto il corpo sentiva uno strano formicolio, le gambe si addormentarono. Pochi istanti ed era completamente tramortita, non era più in grado di muovere nemmeno un muscolo. Restò in silenzio, immobilizzata sulla sedia e ad ascoltare quanto la sua professoressa le diceva.
Livia: ‘ Ti vedo un po’ perplessa! ‘, le disse mentre sorseggiava la bibita dalla sua coppa, ed aggiunse: ‘ Ti piace quello che stai bevendo? Si tratta di una bevanda molto antica, a base di vino, miele e qualche altro ingrediente segreto! ‘.
Elena rispose ancora una volta con un debole cenno della testa. Le cascò il calice di mano. Selenia prontamente lo raccolse. Pochi istanti dopo anche Livia ebbe finito. La sua giovane serva le si avvicinò e le porse il vassoio. Livia le restituì la coppa. Selenia fece qualche passo, e poggiò il vassoio sopra un tavolino posto nelle vicinanze.
Livia: ‘ Bene! Forse &egrave arrivato il momento di chiarire meglio alcune cose! ‘.
Elena si sentiva sempre più confusa. Comprese di essere stata drogata.
Livia: ‘ Ti viene offerta una grande opportunità da cui potrai trarre grandi vantaggi! ‘. Dopo una breve pausa: ‘ Da oggi la nostra associazione coprirà tutte le tue spese. Apriremo un conto corrente presso un istituto bancario di nostra fiducia, in cui non avrai limiti di spesa. Potrai soddisfare qualsiasi tua esigenza. Ma tutto questo non ti viene offerto gratuitamente. Dovrai seguire lo stesso iter intrapreso dalle tue colleghe che ti hanno preceduto e raccomandato. Alla fine di questo tirocinio settimanale, potrai ritornare alla tua vita normale. &egrave superfluo dire che non potrai mai parlare a nessuno di quanto ascoltato oggi, o di quello che farai nei prossimi giorni. A partire da lunedì, e per un intero anno, dovrai svolgere un periodo di apprendistato. Verrai da me ogni volta che ti verrà richiesto. Io t’inizierò agli antichi misteri della Grande Dea, e ti insegnerò l’arte di amare. Tu mi ricambierai adeguatamente. Alla fine se ti sarai dimostrata un’allieva diligente, proporrò la tua candidatura alle altre matriarche. In caso contrario, ti verrà offerto un cospicuo compenso in cambio del tuo silenzio ‘, e per ultimo aggiunse: ‘ Ma questo non &egrave mai successo! ‘.
Livia: ‘ cosi come Ebe e Arianna hanno fatto con te, una settimana prima della tua cerimonia di candidatura, dovrai gia aver trovato una ragazza che ti sostituisca. Normalmente avresti dovuto presentarla a me, ma questo &egrave il mio l’ultimo apprendistato. Dall’anno prossimo, mia figlia mi sostituirà nel sacerdozio ed io mi ritirerò a vita privata ‘.
Livia: ‘ Per quanto riguarda te, durante il periodo di candidatura, della durata di cinque anni, avrai il dovere di ossequiare tutte le altre matriarche. Farai ampio uso degli insegnamenti che ti avrò impartito durante i nostri incontri. Al termine dei cinque anni, se tutte le matriarche saranno soddisfatte delle tue prestazioni, potrai diventare come una di noi. Se vorrai potrai effettuare un matrimonio di facciata, ma non sei obbligata, oppure potrai avere un tuo piccolo Harem. In tutto questo tempo, il denaro, o qualsiasi altra cosa tu desideri, non ti mancheranno mai. Bene! Per adesso credo che possa bastare! Ti &egrave tutto chiaro? ‘.
Elena: ‘ Si! ‘. Le rispose mentre incominciava a riprendersi.
Livia: ‘ Dunque, la prima cosa che dobbiamo fare &egrave rimediare al tuo look! Voglio che curi molto il tuo aspetto, e che tumetta molto in evidenza le tue forme. Devi essere provocante e un po’ porcellina ‘. ed aggiunse: ‘ Ti devo avvertire di una cosa molto importante. Durante i prossimi anni non potrai mai avere rapporti sessuali con gli uomini. Da oggi, portai avere rapporti solo con me o con le altre matriarche, e solo quando ti verrà richiesto! Credi di potercela fare? ‘.
Elena: ‘ Non si preoccupi sono sempre stata una Lesbica ‘.
Livia: ‘ Bene! Selenia! Occupati della nostra tirocinante, falle fare il bagno rituale, e poi conducila nel salone di bellezza ‘.

Selenia prese per mano Elena e la condusse, attraverso una prima porta, in un piccolo vestibolo. Qui prese una piccola lucerna di terracotta da uno scaffale e l’accese. Era un oggetto molto curioso! L’estremità-manico era a forma di piccolo fallo. Si trattava di modello molto diffuso nell’antica roma, in quanto i romani credevano che avesse capacità apotropaiche. Selenia lo mostro ridendo: ‘ Carino no? ‘, le disse. Elena annuì. Superata un’altra porta, scesero per una lunga e ripida scalinata. Alla fine della quale si trovava un altro corridoio, a sezione trapezoidale, che sembrava scavato nella roccia. Quando uscirono alla luce si trovarono in un grande cortile all’aperto. Questo era circondato su tutti i lati da moderne stoà. Mentre al centro vi era un alto porticato, che tagliava in due il cortile. Il tetto era sorretto da colonne in stile ionico intervallate da splendide cariatidi a seno nudo, finemente rifinite. Ai lati del cortile si trovavano due splendide fontane. Quella meridionale era a pianta circolare. Al centro si trovava un gruppo scultoreo con cinque danzatrici nude attorno ad una Tellus festante con le braccia alzate. La fontana era un capolavoro in stile barocco, arricchita con drappeggi e ghirlande di fiori. Le danzatrici longilinee portavano una corona di foglie tra i capelli, ed un sorriso enigmatico. Il gruppo scultoreo a tutto tondo venne eseguito da Jean-Baptiste Carpeaux, che aveva eseguito un gruppo simile, noto come “La Danza” nella seconda metà dell’ottocento. Carpeaux venne duramente criticato per quest’opera giudicata immorale, ma la Matriarca Romana, affascinata da questo soggetto, gli commissionò una copia. L’autore venne pagato profumatamente ed in cambio non avrebbe mai rilevato al pubblico l’esistenza di questa copia da lui realizzata. La fontana meridionale aveva, invece, una pianta ovale. Al centro vi erano un gruppo di ninfe festanti. Alcune di esse erano impegnate in un duello d’amore, i loro corpi erano impegnati in una lotta sensuale in cui i corpi si intrecciavano l’uno nelll’altro. Intorno al gruppo centrale vi erano altre fanciulle sdraiate su un lato ed alcune sedute con i piedi nell’acqua. Guardandole meglio, alcune di esse avevano tratti androgini. Si trattava di una ricostruzione delle rappresentazioni di Ermafroditi molto diffuse in età Ellenistica. Questa era una copia romana eseguita da uno scultore anonimo che realizzò anche il gruppo più ridotto noto come “Satiro ed Ermafrodito” conservato all’Albertinum Museum di Dresda.
Alla fine del portico vi era un arco inciso nella pietra. Su di esso furono realizzate dei bassorilievi. Selenia si fermò d’avanti al monumento e invitò la sua compagna ad ascoltarla: ‘ Qui &egrave scolpita l’immagine della nostra amata Dea, L’Altissima In Hanna, signora della guerra e della vita sessuale. Lei era la più bella fra le dee che hanno mai abitato questi mondi ed era più forte e virile di qualsiasi divinità dell’Olimpo. Su questo bassorilievo &egrave illustrata la sua storia e quella del nostro popolo. In origine lei abitava, insieme a suo marito, e fratello, Utu nella loro dimora celeste. Una leggenda racconta che la nostra amatissima dea si innamorò di una splendida fanciulla e giacque con essa sulle rive di un fiume. Il marito scoperto il tradimento, uccise la giovane amante, smembrandone il suo corpo, e seppellendo i pezzi in ogni parte del mondo. In Hanna invece venne rinchiusa nelle viscere della terra, sorvegliata giorno e notte dal mostruoso Tiamat. Si racconta che Ere’kigal, Signora degli inferi e sorella di In Hanna, riuscì ad addormentare Tiamat, ed a portare sua sorella nel mondo degli inferi. Da li partì per un lungo ed insidioso, viaggio per ritornare di nuovo sulla terra. Durante il tragitto dimorò presso la dimora divina di En-Ki e sua moglie Nin-Ki, signori delle terre e delle acque sotterranee. Si racconta che quando Nin-Ki, Signora delle terre sotterranee, dea della fertilità, protettrice dei riti e delle nostre sacerdotesse e Dea dell’ebbrezza, la vide nuda mentre faceva il bagno perse la testa per lei. La nostra amatissima In Hanna, le suggerì di disfarsi del marito adoperando un veleno letale, composto da vino rosso, miele ed alcune gocce del suo seme, mortale per qualsiasi uomo o Dio che lo bevesse. Nin-Ki diede al suo coniuge la bevanda fatale e questi morì sul colpo. Per qualche tempo In Hanna abitò presso la dimora di Nin-Ki, e dalla loro unione nacque la prima delle sue tre figlie, Kaleya. Lei era una “generatrice” come sua madre Nin-Ki. Quando la Signora dell’ebbrezza partorì, la nostra amata dea lasciò la sua dimora portando con se la piccola figlia. Giunse sulla terra in un’epoca molto remota, quando gli uomini erano, poco più, che scimmie intelligenti. Qui fondo il suo immenso dominio, che comprendeva tutte quelle terre che oggi chiamiamo Europa. Regnava su di esse insieme a sua figlia Kaleya, e quando questa raggiunse la maturità sessuale, divenne la sua compagna, senza osservare alcun Tabù. Kaleya le diede numerose figlie. La leggenda ci dice che per altre due volte In Hanna ritornò nella dimora di Nin-Ki. Durante il suo soggiorno nacquero altre due figlie Sertis e Menes. Queste erano simili alla loro madre virile. Erano abili cacciatrici e temibili guerriere. Con il loro contributo la loro comunità divenne fiorente. Tra di loro vigeva la più grande promiscuità sessuale. Prima di ogni battuta di caccia, una festa veniva celebrata in onore di Nin-Ki. Questa partecipava manifestandosi sotto forma di nettare prezioso. Le fonti di acqua dolce si dipingevano di rosso, e dove prima scorreva l’acqua adesso vi era il vino. Le nostre ave bevevano il suo prezioso nettare. La festa assumeva toni orgiastici. In Hanna, che in quell’epoca dimorava tra di loro, le fecondava con il suo seme. Un milione di anni fa giunsero i primi uomini. Questa specie rozza e primitiva divenne, in breve, la carne con cui venivano allestiti i sontuosi banchetti in onore alla Grande Madre. Il tempo passo ed altri uomini giunsero in Europa. Era una razza più evoluta, questi avevano un grande rispetto per la nostra specie. Anche loro giunsero a venerare la Grande Dea, e le dedicavano grandi banchetti e le più belle donne della loro specie. Co-abitammo nelle stesse terre pacificamente per migliaia di anni. Ma alcune migliaia di anni fa una altra specie arrivò dall’oriente. Erano gli uomini più feroci che il nostro popolo avesse mai conosciuto, veneravano il malvagio Utu. Le loro donne vivevano come schiave, ed erano utilizzate per svolgere i lavori più faticosi ed umilianti o per fare dei figli. Le nostre coraggiose guerriere incominciarono a rapirne alcune, soprattutto le più belle, per renderle loro menadi. Ma renderle libere, costo caro alla nostra gente, presto conobbero il fragore delle armi. Gli uomini, infatti, sempre più furiosi incominciarono a cacciare dalle nostre terre le sorelle. Le nostre Ave che prima prosperavano su tutto il continente, vennero uccise o rapite dagli umani. Le ultime rimaste si rifugiarono nei luoghi più inaccessibili. Dieci mila anni fa, quando ormai le nostre sorelle erano ridotte a poche migliaia, ci fu una grande battaglia. Mha In Hanna e le sue figlie Sertis e Menes, affiancate dalle altre valorosissime guerriere affrontarono gli uomini senza paura. Nonostante, fossero in numero minore ne massacrarono a migliaia. Quando lo scontro volgeva ormai alla fine, Utu, Dio del Sole, irruppe sul campo di battaglia. Questi afferrò la nostra amata Dea e la portò lontano dal campo di battaglia, presso la fauci di un vulcano, dove lo scontro continuò tra lui e In Hanna. Utu aveva una forza fuori dal comune ma non era molto furbo. La nostra Grande Madre, riuscì ad imprigionarlo nella lava ed a strappargli le ali, che poi tenne per se. Purtroppo quando ritornò sul campo di battaglia rimanevano soltanto, le sue due figlie e poche valorose sorelle. Gli uomini erano sul punto si massacrarle, quando irruppe volando nella mischia e le strappò da un’orrenda morte. Questo pugno di valorose ave vennero trasportate all’interno della dimora divina di Nin-Ki, la signora delle terre sotterranee. Li stavano anche la loro figlia Kaleya ed alcune predilette. Purtroppo la maggior parte delle sorelle virili caddero sul campo di battaglia, mentre quelle generatrici venivano rese in schiavitù. Le loro figlie virili venivano uccise brutalmente, così come le madri che le generavano, finch&egrave non ne nacque più nessuna, mentre quelle che rimasero perpetuavano nell’esistenza di schiave in cui erano cadute le loro madri. Quando queste morivano, dopo una vita di stenti, venivano decapitate e seppellite in un luogo lontano dal villaggio ‘. Selenia fece una piccola pausa ed infine aggiunse: ‘ Questa &egrave la storia del nostro glorioso popolo, quando la nostra Dea In Hanna viveva su questa terra e ci fecondava con il suo seme divino ‘. Finita la storia la invitò a seguirla. Passato l’arco ed una piccola grotta scavata nella roccia, si ritrovarono in un cortiletto stretto tra un altissima parete rocciosa ed un muro anch’esso molto alto. Al di sopra vi era la campagna aperta. Scesero per una serie di scalette che seguivano l’andamento della parete. Arrivate alla fine si inoltrarono in uno lungo, e stretto, vialetto che conduceva presso una grande volta di pietra, simile all’ingresso di una grotta. Dopo alcuni metri all’interno di quest’ambiente voltato vi era una grande sala circolare, con una piccola abside sul fondo. Il soffitto era costituito da una grande cupola, sulla sua sommità vi era un compluvium a forma di oculus. Da questa fenditura entravano i raggi di luce che illuminavano il centro della sala. Sotto di esso si trovava un impluvium di forma circolare, in cui gorgogliava dell’acqua sulfurea. In fondo alla sala all’interno dell’abside era visibile una statua di culto.
Selenia, aiutò Elena a spogliarsi, la invitò ad entrare nella vasca, ed ad immergersi per tre volte nell’acqua. Si raccomandò di purificare le parti intime, ed altre zone erogene del corpo. Le diede uno strigile di bronzo che Elena passo più volte sul corpo per pulire la pelle. Quando completò le sua abluzioni uscì dalla vasca. Selenia le porse un paio di sandali comodi ed un accappatoio morbidissimo. Incuriosita dall’atteggiamento della nuova ragazza, le chiese: ‘ Così tu saresti lesbica? ‘.
Elena, le rispose brevemente: ‘ Si! ‘.
Selenia le disse: ‘ Avrei proprio voglia di provare! ‘.
Elena: ‘ Fallo! Cosa aspetti! ‘.
Così, Selenia le diede un languido bacio, ed Elena per nulla spaventata corrispose.
Pochi attimi di dolci effusioni e la cameriera le disse: ‘ Andiamo adesso, la nostra D&egravespoina ci sta aspettando! ‘.
Elena guidata da Selenia rifece la strada al contrario avvolta nel suo accappatoio. Ritornate nel piccolo vestibolo, entrarono in una porta diversa da quella in cui erano entrate. Si ritrovarono in un grande atrio con una grande scalinata al centro e tre porte. Selenia le spiego che la porta di sinistra era un altro accesso alla biblioteca. La porta di destra era l’ingresso ad un grande salone ovale utilizzato per le cerimonie. La porta sul fondo invece era un secondo ingresso che dava su una facciata monumentale ed un giardino immenso.
Le due ragazze salirono per la grande scalinata che portava ad un livello superiore edificato in parte su un terrapieno. Giunte alla sommità della scala percorsero un corridoio a gomito. Voltato l’angolo, percorso qualche metro, incrociarono un secondo corridoio disposto perpendicolarmente, su cui vi erano numerose porte. Selenia le indicò di proseguire dritto, ed arrivate alla fine del corridoio, e superata una porta, entrarono in una sala adibita a salone di bellezza. La sua guida la fece accomodare di fronte ad uno specchio, su una comoda poltrona da parrucchiere, ed incominciò a pettinarle i capelli. Le due ragazze guardandosi allo specchio si scambiavano occhiatine complici.
Pochi minuti e Livia entrò nella sala e si accomodò in una poltrona posta in un angolo. Guardava Selenia mentre pettinava delicatamente i capelli di Elena, e dava dei piccoli suggerimenti: ‘ Legale i capelli dietro la testa, ma prima bagnali con del gel fissante. Faglieli lisci sulla fronte, ed una coda riccioluta dietro la testa’. Le chiese di truccarla con dei colori vivaci. Un ombretto lilla sugli occhi. Un rosso molto intenso sulle labbra. Mascara nero sulle ciglia. Le diede anche delle indicazioni sulla biancheria: le calze rosa autoreggenti, un reggicalze dello stesso colore. Aveva un seno così sodo che gli chiese di non indossare il reggiseno. Per ultimo, immancabili, gli stivali bianchi, alti fino alle caviglie, e con un tacco vertiginoso.
Quando fu pronta Livia si rivolse a Selenia e le disse: ‘ Bhe! Abbiamo fatto un mezzo miracolo. Accompagnala pure nella sua stanza, ed aspettatemi lì. Datemi qualche minuto per prepararmi e sarò tutta per voi ‘.
Selenia ed Elena uscirono dalla stanza ed entrarono in una delle camere situate lungo il corridoio. Era una piccola stanza completamente spoglia, dentro vi era un grande letto circolare, su cui vi era poggiato un alto materasso rivestito di pelle nera, ed alcuni cuscini. Sulla sinistra due porte nascondevano un piccolo ed anonimo armadio a muro. Sul lato destro vi erano quattro grossi anelli di ferro fissati sulla parete. Selenia le disse, con pizzico di ironia: ‘ Ti piace la tua stanza? ‘, e visto che Elena non rispondeva, la incalzò: ‘ Spero di si! Perché resterai chiusa qui dentro per i prossimi 5 giorni. Qui conoscerai infiniti piaceri sessuali, ed imparerai a soddisfare la nostra D&egravespoina ‘, ed aggiunse: ‘ Sdraiati sul letto! Mentre aspettiamo che arriva, ti farò un massaggio rilassante per scioglierti un poco ‘. Elena la assecondò e si adagiò supina sul letto. Subito dopo, Selenia fu a cavalcioni sopra di lei. Incominciò a massaggiarle delicatamente il corpo partendo dal collo e le spalle, scese lungo i fianchi, ed incominciò a palparle il sedere. Le chiese di girarsi incomincio a palparle il seno, i capezzoli, quindi scese sul ventre e finì con massaggiarle le grandi labbra. Le dita si bagnarono puntualmente, quindi le portò alla bocca leccandone le estremità, aggiungendovi grandi esclamazioni di piacere. Ritornò a massaggiarle la vulva, prediligendo il clitoride. Selenia sentiva il respiro di Elena diventare sempre più affannoso, mentre la sua mano esplorava con sempre maggiore insistenza le pieghe delle sue labbra carnose. Sentendola piuttosto eccitata, proseguì il massaggio con la lingua, dando sfoggio a tutta la sua abilità. Il respiro affannoso di Elena si trasformò in mugolii soffocati, e questi in gemiti e gridolini di piacere. In pochi istanti si era liberata progressivamente di tutte le sue inibizioni. Le morbide lingue si cercavano, e si contorcevano, in baci appassionati. Ci volle poco affinché si trovassero l’una tra le cosce dell’altra, dandosi piacere scambievolmente. Elena, al culmine dell’eccitazione, mentre gemeva e si contraeva, si accaniva sulle grandi labbra della sua compagna. Selenia sopra di lei altrettanto. Entrambi furono colte da un orgasmo intenso. Dal clitoride di Elena partì uno spruzzetto di liquido vaginale che finì direttamente nella gola di Selenia, che lo ingerì.
Qualche minuto dopo entrò nella stanza Livia. Vedendo le due ragazze esauste sul letto esclamò: ‘ Vedo che avete incominciato senza di me! Come posso tollerare questa mancanza di riguardo! ‘. Selenia vedendo la sguardo infuriato della padrona scatto in pieni. Elena, invece, un pò flemmatica, si sollevò e si sedette sul bordo del letto. Quindi la osservò attentamente. Mentre le due ragazze facevano l’amore aveva cambiato abito. Stivali neri, alti fino al ginocchio. Calze rosse e reggicalze di raso nero che le fasciava l’addome ed i fianchi. Un corsetto di raso nero, stretto alla vita. Un paio di guanti neri di velluto. L’acconciatura era simile a quella del giorno precedente, con le due ciocche che le scendevano lungo il collo, ma questa volta aveva utilizzato per sostenerli una spilla molto preziosa. Si trattava di un oggetto finemente lavorato in oro, perle e gemme preziose. Aveva una forma allungata con un’estremità arrotondata ed una piatta. Sul lato piatto vi erano tre pendenti, due perle ed uno zaffiro, che le cadevano sulla fronte. Livia generalmente utilizzava due tipi di strap-on: il primo era costituito da un lungo pene gelatinoso che quando camminava le penzolava tra le gambe. La comodità era che si notava poco sotto il vestito, ma per essere usato richiedeva molti preliminari. Il pene flaccido, però, non dava quell’idea di virilità di cui le matriarche si fregiavano spesso ad imitazione della loro Dea. Il secondo, invece, era una formato da un pene di gomma dura lungo 15 centimetri che poteva essere portato abbassato o in erezione azionando un meccanismo a scatto. Era l’ideale nelle cerimonie o quando impartiva le lezioni alle sue allieve. Sotto i vestiti era molto fastidioso, ma indossato insieme a della biancheria sexy era molto eccitante. In quell’occasione indossava, ovviamente, il secondo tipo.
Livia di diresse verso l’armadio ad aprì le ante. Al suo interno, oltre a diversi capi di abbigliamento, c’erano anche una vasta gamma di oggetti e strumenti. Alcuni di questi servivano per dare piacere, altri invece, venivano utilizzati per infliggere delle punizioni ogni qual volta era necessario. Prese una corda la porse a Selenia, e le ordinò di utilizzarla per legare Elena agli anelli fissati al muro. Una sola occhiata intimidatoria rivolta alla sua allieva, bastò per farla scattare in piedi e per consegnarsi passivamente alla giovane cameriera. Selenia la invitò a seguirla, quindi lego saldamente i pulsi agli anelli di ferro.
La D&egravespoina, soddisfatta, ordinò: ‘ Brava mia piccola serva! Adesso inginocchiati! ‘.
Selenia eseguì. Livia si accovacciò vicino, le afferrò entrambi i polsi e li legò dietro la schiena.
Quindi le ordinò: ‘ Faccia a terra! ‘.
Selenia si piegò sul pavimento fino a toccarlo con la testa. Il suo culo stupendo svettava verso l’alto. Livia si avvicinò di nuovo all’armadio e ne trasse un lungo frustino da cavallo. Si avvicinò alla sua cameriera e la frusto sul sedere diverse volte, con molta violenza. Selenia strillava e piangeva per il dolore.
Livia: ‘ Serva infedele come hai osato farmi questo! ‘, le disse.
Elena guardava inorridita.
Selenia: ‘ Perdonami mia D&egravespoina se ti ho mancato di riguardo cedendo ai piaceri della carne! Perdonami! Non succederà più! ‘.
Livia, le disse: ‘ Le tue preghiere non fermeranno la mia mano ‘. alle parole seguì un’altra scarica di frustate, molto più violente. Quindi si allontanò.
Selenia sfinita dal dolore, crollò a terra con un tonfo. La sue pelle era solcata da decine di ferite sanguinolente.
La nostra Signora di avvicinò alla sua allieva e le disse: ‘ E tu piccola troietta cosa hai da dire? ‘.
Elena: ‘ Perdonami mia D&egravespoina non credevo di fare qualcosa di sbagliato! ‘.
Livia: ‘ Cosa!!! Ti avevo avvertito che potevi avere rapporti soltanto con me o con le altre matriarche, Non con la prima sudicia servatta di questa casa ‘.
Anche Elena ricevette la sua dose di frustate sul Sedere. Il dolore fu insopportabile. Gridando e piangendo le disse: ‘ Pietà mia D&egravespoina! Non disubbidirò mai più un tuo ordine! ‘.
Livia: ‘ Adesso &egrave troppo tardi, dovevi pensarci prima! ‘. Alle parole seguì una seconda scarica di frustate.
Elena: ‘ Basta! Pietà! Pietà! ‘.
Livia: ‘ Questa lezione ti servirà anche per il futuro! ‘. Riprese a frustarla, incrementando la forza ad ogni colpo. Elena si contorceva ad ogni colpo. Supplicava la sua signora ma questa non si fermava più.
Selenia, rannicchiata sul pavimento, impietosita dalle sofferenze della sua coetanea invocò a voce alta la sua Padrona: ‘ mia D&egravespoina perdonala! ‘.
Livia: ‘ Cosa? Come osi interrompermi! ‘, strepitò irritata.
Gettò la frusta e le si scagliò contro. Con un clik fisso il fallo nella base. La afferrò per le natiche con violenza e la trasse a se. Infilò il pene con tutta la sua forza nell’ano e la violentò selvaggiamente. Selenia emise un lungo grido disperato ed infine svenne per il dolore. Livia impassibile si avventò su Elena per la seconda volta e la violentò nell’ano. Elena impazzita, gridava con tutto il fiato che aveva in gola implorandola di fermarsi. Quando capì che le sue suppliche non avrebbero avuto nessun effetto si lasciò andare, ed in silenzio aspettò che ebbe finito. Sentì Livia ansimare e godere selvaggiamente. Seguì il silenzio ed il breve rumore dello scatto che indicava l’abbassamento del suo fallo.
Livia: ‘ ho placato la mia rabbia! Che questo serva da lezione! Non tollererò altre mancanze di rispetto ‘. Slegò Elena, che cadde di peso sul pavimento, si avvicinò a Selenia sciolse anche lei. Quindi si sedette sul bordo del letto e le chiamò a se. Le ragazze si trascinarono doloranti ai suoi piedi. Inginocchiatesi, si aggrapparono entrambi alle sue cosce. Il loro viso pentito e supplichevole invocava il suo perdono. Livia, ora più tranquilla, ricambiava gli sguardi atterriti delle sue figlie con un espressione compassionevole. Le accarezzava dolcemente i capelli mentre rivolgeva loro delle domande:
Livia: ‘ Adesso che la mia ira &egrave placata, vi chiedo cosa avete da dirmi? ‘.
Selenia: ‘ Perdonaci D&egravespoina ‘, con la voce rotta dal dolore.
Elena: ‘ Si! perdonaci D&egravespoina ‘, ugualmente.
Livia (rivolgendosi a Selenia): ‘ Mia amata figlia perché hai compiuto questo sacrilegio? ‘.
Selenia: ‘ Mia D&egravespoina ho sbagliato, ma soltanto per amore. ‘
Livia (rivolgendosi a Selenia): ‘ come per amore? ‘.
Selenia: ‘ Si mia signora! Io la amo! ‘.
Elena: ‘ Si mia D&egravespoina anche io credo di amarla! ‘.
Livia: ‘ Vi Amate? Ne siete sicure? ‘. Entrambi scossero il capo in senso affermativo. il volto era deformato dalle smorfie di dolore.
Livia : ‘ Se vi sentite così sicure di quello che dite, domani appellatevi alla Grande Dea. Soltanto lei può sciogliervi dal patto che con lei avete contratto! ‘.
Smise di parlare, si alzò in piedi. Le giovani amanti si scostarono e la guardarono dirigersi nuovamente verso l’armadio. Elena, non vista dalla sua signora, lanciò uno sguardo terrorizzato a Selenia. Anche lei era perplessa. Entrambi temevano altre punizioni. La D&egravespoina invece trasse un piccolo recipiente di terracotta contenete uno guento profumato. Ritornata presso le sue giovani accolite le invitò a sdraiarsi prone senza alcun timore. Entrambi porsero le povere terga martoriate. Livia intinse le dita del recipiente e ne trasse una materia scura poco fluida. Passò la pomata sulle forme di Elena, massaggiandole delicatamente fino a farla assorbire. Quando ebbe finito effettuò la stessa operazione su Selenia e disse: ‘ Questa &egrave una pomata ricavata dalle ceneri delle nostre figlie finite schiave degli umani e delle lacrime delle loro madri. Ha grandi poteri medicamentosi. ‘. Durante il breve discorso, le ferite scomparvero, ed insieme ad esse, anche il dolore.
Quindi aggiunse: ‘ Ho deciso di perdonarvi e di non ostacolare il vostro amore! Ma solo alla condizione che non vengano meno i vostri doveri e che non compromettiate i rituali! Accettate? ‘. Entrambi risposero sommessamente di sì. Ottenuta la loro approvazione aggiunse rivolgendosi a Selenia: ‘ Mia adorata Selenia portaci del buon vino sacro. Passiamo lietamente il tempo rimasto ‘. Selenia si alzò ed uscì dalla stanza.
Livia: ‘ Mia dolce Elena, vieni tra le mie braccia senza alcun timore. Ho da narrarti la storia del nostro popolo. ‘.
Elena: ‘ amatissima D&egravespoina. La mia adorata Selenia mi raccontò le vicende delle nostre antenate illustrate sul fregio sull’arco del cortile. ‘.
Livia: ‘ Bene! Io allora ti parlerò di quando le sorelle ritornarono ad essere padrone sulla terra. Quando le nostre ave abitavano da sole la nostra terra dedicavano grandi banchetti alle loro amate Dee. Loro li consumavano insieme alle loro adorate figlie e quando erano sazie della carne fresca chiedevano di saziarsi anche dei loro corpi. Il seme della divina In – Hanna e delle sue figlie fecondava le sorelle generatrici, in modo che, la loro comunità potesse essere fiorente. Le fanciulle che nascevano, alcune erano virili, Come la nostra amata Dea e le sue figlie Sertis e Menes, altre erano generatrici, come la Dea Nin-Ki, signora delle terre sotterranee. Queste vivevano in pace e nella completa promiscuità sessuale. Ma questo idillio ebbe termine quando arrivarono gli antenati degli uomini moderni. Invasero le terre governate dalle nostra gente e dalle altre razze umane e ci mossero guerra. Non mi dilungherò sulle tante battaglie combattute, vinte o perse. Ti dirò, invece, che nella battaglia finale, quando le nostre ave erano ormai vinte e stavano per soccombere, la Grande Madre irruppe sul campo di battaglia, sfruttando le ali rubate ad Utu, dio del Sole, e le portò in salvo.
Le più belle fanciulle vennero uccise o caddero schiave degli uomini. Le loro madri dal loro esilio le piangevano per tutto il tempo. Alcune sorelle si riproposero di ritornare sulla terra per riportare in salvo le loro amate. La Grande Madre non vietò loro di ritornare tra gli uomini feroci, ma negò il permesso di ritornare nella sua dimora divina. Gli uomini avrebbero potuto seguirle, mettendo a rischio le vite di quante avevano deciso di rimanere in esilio. Le generatrici, preferirono tentare la sorte piuttosto che rimanere con il rimorso di non essere riuscite a liberare le loro figlie. Quando giunsero sulla terra riuscirono con l’inganno e l’astuzia a liberane alcune e con essere fondarono un nuovo regno ad Iperemia. La vita che svolgevano in questo nuovo regno era molto diversa da quella vissuta in precedenza. Adesso le antenate erano costrette a giacere insieme agli uomini per poter avere una discendenza. Ma questi, soggiogati dalla loro astuzia e dal loro fascino divennero in breve loro servi. Un regno potente sorse nelle mani di quelle madri coraggiose. Proseguirono a venerare La loro amata Dea e a dedicarle numerosi banchetti d’amore. La nostra madre virile durante i loro riti, spesso mandò dei segni della sua presenza e della sua volontà, ma mai ritornò tra di loro ‘. Elena ascoltava affascinata le parole della sua maestra stretta a lei come fosse sua figlia.
Elena: ‘ Mia amata D&egravespoina mi &egrave parso di aver letto una volta di un tempio e di un anfalos trovato all’interno. Questo attrezzo era parte di un rituale in cui le giovani fanciulle si penetravano donando la loro verginità ad un Dio. Cosa sai dirmi di questo? ‘.
Livia: ‘ Ti ringrazio figlia mia per avermi posto questa domanda! Tra tutte quante le figlie cadute prigioniere una soltanto riuscì a fuggire prima che arrivassero le sorelle dalle terre sotterranee. Fuggi e trovò scampo presso un luogo solitario. Ebbe diverse figlie da uomini compiacenti, e tutte vennero educate alle arti dell’amore ed alla venerazione della Grande Dea. Le sue figlie, e le figlie delle figlie, si tramandarono segretamente queste conoscenze. Alcune di esse divennero sacerdotesse e presso il loro tempio veneravano celandolo dietro un nome maschile “Tutunus Mutunus” l’identità della Grande Dea. Le loro figlie, e le figlie degli umani, prima di giacere con un uomo donavano la loro verginità al simulacro divino, trafiggendosi con esso. Da i culti praticati da queste antiche vestali ha origine il Matriarcato di Roma di cui noi facciamo parte ‘.
Quando Livia finì di parlare, Selenia era gia entrata da qualche minuto nella stanza. Aspettava, in piedi, con il vassoio tra le mani e in silenzio, un ordine della padrona. Livia le disse di servire il vino prezioso. Ognuna bevve dal proprio calice e quindi messili da parte, incominciarono a parlare d’amore.
Livia: ‘ Oggi verrai iniziata all’arte dell’amore! Imparerai ad usare il tuo corpo per dare piacere. Io ricambierò dandoti numerosi orgasmi ‘.

Livia solleticava dolcemente con la lingua, i capezzoli di Elena, che lasciva, stava abbandonata tra le sue braccia. Leccava e li succhiava instancabilmente, fino a farli diventare turgidi. Baciò le sue labbra.
Selenia, anche lei partecipe del gioco, si insinuò tra le cosce di Elena leccando le grandi labbra con infinita devozione. In un crescendo di gemiti la giovane allieva visse un altro grandioso orgasmo.
Livia (rivolta ad Elena): ‘ Ora che hai placato la tue sete di amore, dammi un segno della tua devozione lustrando con la bocca il mio fallo ‘.
Livia (rivolta a Selenia): ‘ E Tu mia prediletta, unisciti a lei ‘.
Entrambe ebre di amore e di passione pulirono minuziosamente il fallo della loro signora. Lo ingoiarono fino alla gola, lo succhiarono, lo baciarono. Si scambiarono baci infuocati. Quando il fallo fu pronto Elena venne penetrata da Livia con forza. Un nuovo orgasmo sopraggiunse, e poi un altro, ed un altro ancora. Quando la sua signora ebbe esaurito la sua foga di amatrice, lei aveva avuto diversi orgasmi, ed esausta si lasciò cadere sul letto. Si scambiarono languide carezze e teneri abbracci. Un altro brindisi suggellò il loro patto. Le cosce di Elena e quelle di Selenia si incrociarono. Le loro vulve bagnate si strofinarono una nell’altra. Gli umori vaginali si mischiarono alla saliva di Livia. I corpi si contorcevano. Un fuoco le pervase entrambe quando conobbero per l’ennesima volte l’ebbrezza del godimento. Livia penetrò ripetutamente anche Selenia, procurando anche a lei infiniti piaceri. L’idillio d’amore continuo ancora per molto tempo, fino a quando, dopo interminabili momenti di piaceri, persero conoscenza. Il loro convegno d’amore durò tre giorni consecutivi, senza mai fermarsi un attimo. Il loro unico nutrimento era il nobile vino. Niente altro. Caddero in un sonno profondo, da cui si svegliarono soltanto la domenica mattina.
Parte V – inizia la festa!

Livia si svegliò il sabato, durante la notte, uscita dalla camera di Elena entrò nella sua, si spogliò degli abiti impregnati di sudore, indossò un chitone leggero e si diresse verso il tempio della Grande Dea. Lungo i corridoi riecheggiavano grida, gemiti e sospiri. Ogni matriarca con il suo piccolo clan si dilettava dei piaceri dell’amore. Erano arrivate da tutto il mondo il giorno precedente, e nel corso della notte, preparavano le loro accolite per la cerimonia del giorno successivo.
Selenia si svegliò la domenica alla prime luci dell’alba. Spogliatasi anche lei dei vestiti lerci e fatto il bagno rituale, bussò alla porta della camera di Ebe ed Arianna. Le due giovani ninfe eccitate dall’atmosfera lussuriosa che divampava nella casa, si intrattenevano procurandosi piacere scambievolmente, l’una tra le cosce dell’altra. Guardandole un po’ seccata le invitò ad alzarsi e a seguirla. Presto tutte le matriarche si sarebbero svegliate. Bisognava assisterle, insieme alle loro accolite, durante il bagno rituale e nella vestizione. Ordinò Loro di dirigersi presso il tempio con la Grande Cupola e di assistere tutte sorelle durante il bagno rituale. Selenia, invece, si occupata della sala del trucco. Nel tardo pomeriggio tutte le dame con il loro seguito erano disposte in fila all’interno del tempio della Grande Dea, pronte a partire. Ogni matriarca vestiva un lungo chitone bianco allacciato sulle spalle da spille e fermagli in oro o in pietre preziose. L’abito anche se non completamente trasparente, lasciava trasparire molte delle forme anatomiche celate sotto di esso. Sul seno, sui fianchi e sulle natiche era particolarmente aderente. Sotto i fianchi, invece, scendeva dritto creando delle lunghe pieghe. Le sorelle bagnavano il vestito nei punti in cui il tessuto aderiva al corpo, creando un sensuale gioco di trasparenze che metteva in risalto le migliori “curve” del corpo. Sotto l’abito erano libere di portare la biancheria che preferivano, o di non portarla affatto. Tra le matriarche, e le loro accolite, era ormai di moda l’uso di portare degli stivali. Era noto che la loro regina-sacerdotessa gradiva questo tipo di abbigliamento, per cui tutte quelle che volevano ingraziarsela ne indossavano. Quella sera se ne potevano vedere di diversi modelli, fattura e colore. Più stravagante di tutti il gruppetto di San Paolo, posto alla fine del conteo, formato da una giovane matriarca e tre ancelle, due scure come il carbone ed una dai lineamenti indigeni. La loro D&egravespoina aveva voluto celebrare il primo anno del suo matriarcato vestendo le sue “coppiere” dei colori del Brasile. Stivali gialli, calze autoreggenti verde scuro, ed un corsetto con l’immagine della bandiera nazionale. All’opposto vi erano i potenti matriarcati di Calcedonia e Alicarnasso, tutte sotto il chitone erano completamente nude. Le due matriache portavano dei corti stivali, mentre le loro ancelle calzavano ai piedi dei semplicissimi sandali. Tutte le matriarche, e le loro figlie in misura minore, facevano ampio sfoggio di oggetti preziosi. Collane, anelli, spille e fermagli per i capelli. Molti gioielli erano in oro intarsiati con gemme preziose. Le “preferite” portavano braccialetti e collane di perle, datele in dono dalle loro D&egravespoina. I matriarcati più antichi erano composti da una matriarca, una o due sorelle minori, ognuna di queste poteva avere una o più figlie, mai più di tre, a queste si aggiungevano le accolite, che potevano anche variare molto di numero. Il matriarcato di Sabratha, che era il più numeroso, comprendeva 12 sorelle e due ancelle per ognuna di esse. Le discendenti partecipavano ai riti soltanto quando avevano raggiunto la maturità sessuale, che di regola avveniva più tardi che nella razza umana. La maggior parte dei matriarcati era formato da una D&egravespoina, una figlia e 2 o 3 ancelle.
Le figlie, per tradizione, si vestivano imitando la madre. Le altre accolite non portavano il chitone, che era riservato alle Signore, ma un panno bianco allacciato alla vita. Erano nude dalla vita in su. Sotto il drappo potevano portare ciò che volevano, ma in genere rispettavano le richieste delle loro padrone. Soltanto le Matriarche avevano il fallo, celato sotto il vestito. Tutte reggevano nella mano una piccola lucerna itifallica, utile per illuminare il percorso durante il tragitto, ed avevano una corona di foglie d’oro posta sul capo. Era tradizione che il corteo partisse al sorgere della luna. Alla testa del corteo vi erano i matriarcati più antichi: Calcedonia, Alicarnasso, Lesbo, Antiochia, Atene, Alessandria e Sabratha. Seguivano i matriarcati del vecchio continente, meno numerosi: Salamanca, Vienna, Parigi, Augusta e Londra. Alla coda del corteo si trovavano i matriarcati fondati nel secolo precedente: New York, Los Angeles, Mosca, Pechino, Nuova Deli e Sidney. Chiudeva il corteo la nuova fondazione di San Paolo. Le ancelle avevano l’usanza di bagnarsi le parti intime con l’acqua sulfurea delle grande vasca, un istante prima che il corteo partisse. Si riteneva che portasse fortuna, in quanto simulacro del seme della Grande Dea.
Alle 18.12 il corteo era in viaggio verso la sala ovale. Passarono ordinatamente, e in silenzio, attraverso l’anticamera del tempio, quindi attraversarono il tortuoso vialetto nascosto dalla vegetazione e poi salirono le diverse rampe di scale. Superarono l’arco ed attraversarono il cortile porticato. Entrarono nel cunicolo a “trapezio” e salirono le scale che portavano all’interno del palazzo. Arrivate nel piccolo vestibolo, spegnevano le lucerne, e le poggiavano su alcune mensole. Alcuni minuti ancora e sarebbero arrivate al cospetto della loro sacerdotessa Livia. Selenia stava accanto alla sua D&egravespoina seduta in trono. Ebe ed Arianna nello stesso istante entrarono camera di Elena per svegliarla.

Le due ragazze entrarono in silenzio nelle stanza. Elena dormiva ancora. Si sedettero sul letto. Le accarezzarono dolcemente i capelli. Sussurrarono il suo nome. Elena apri gli occhi lentamente. Ebe prima, ed Arianna dopo, le diedero un bacio su una guancia. Lei, ancora un po’ frastornata, si mise a sedere. Le ragazze manifestarono, da subito, la loro curiosità verso quanto era successo durante la sua iniziazione. Elena inizialmente, imbarazzata, rispondeva sinteticamente alle loro domande, ma una volta preso coraggio disse: ‘ in questi giorni, per la prima volta, ho conosciuto il piacere dell’orgasmo. Non credevo che si potessero provare delle sensazioni così forti. Il mio organismo chiedeva continuamente sesso, sesso, ed ancora sesso. Fino a quando, sono crollata esausta ed ho perso i sensi. Mi sentivo come una drogata! ‘.
Ebe: ‘ Ci sei andata vicina! Il vino della dea, o come lo chiama la nostra amata D&egravespoina “il vino prezioso”, sviluppa in maniera anormale i nostri sensi facendo provare dei lunghi ed intensi orgasmi multipli ‘.
Arianna: ‘ Si! &egrave anche una bevanda iperproteica, cancella la fatica e rimpiazza tutte le sostanze dell’organismo che durante l’accoppiamento rapidamente si consumano. In questo modo di può fare l’amore per diversi gironi, senza mai fermarsi, fino a quando non si crolla a terra prive si sensi. ‘.
Elena: ‘ Veramente? ‘.
Ebe: ‘ Si! ‘.
Elena: ‘ ma &egrave fantastico! ‘.
Arianna: ‘ lo sai per quanto tempo hai fatto l’amore? ‘.
Elena: ‘ No, che giorno &egrave oggi? ‘.
Ebe: ‘ oggi &egrave domenica! avete scopato per tre giorni consecutivi, ed avete dormito per altri due! ‘.
Arianna: ‘ Senti ma quanti orgasmi hai avuto? ‘.
Elena: ‘ non ricordo esattamente! Credo di averne avuti setto o otto con la nostra D&egravespoina, e due con Selenia ‘.
Arianna: ‘ Avete fatto l’amore in tre! ‘.
Ebe: ‘ incredibile incominciano a piacerle le ammucchiate! ‘.
Elena: ‘ Si! c’&egrave anche qualcos’altro! Noi le abbiamo mancato di rispetto facendo del sesso senza avere in suo consenso. Quando ci ha scoperto, l’una nell’altra, si &egrave arrabbiata tantissimo e ci ha punito duramente, ma quando le abbiamo detto che l’abbiamo fatto per amore ci ha perdonato. Ci ha detto di rivolgere una preghiera alla grande Dea durante la cerimonia per sciogliere il patto che abbiamo contratto con lei ‘.
Ebe: ‘ Tu e Selenia siete innamorate? &egrave incredibile! ‘.
Arianna: ‘ Anche noi rivolgeremo una preghiera alla Grande Dea, perché proviamo anche noi lo stesso sentimento nobile per la nostra D&egravespoina, e lei ci ricambia! ‘.
Ebe: ‘ Con il consenso della Grande Dea, seguiremo la nostra signora nel suo esilio dorato, e le staremo accanto per l’eternità. ‘.
Arianna: ‘ Sorelle non abbiamo più tempo per parlare. ‘.
Ebe: ‘ Si! hai ragione, mia amata, sorella! Seguici Elena, ci sono ancora molti preparativi da fare! ‘.
Arianna: ‘ Sbrighiamoci sorelle andiamo a fare il bagno rituale. ‘.
Ebe: ‘ Ragazze ho avuto un idee? Spogliamoci qui e corriamo fino alla vasca sacra. ‘.
Si spogliarono in fretta! Scesero la grande scalinata in silenzio e quando superarono il vestibolo, incominciarono ad inseguirsi come tre ninfe festanti.

La pianta della sala del rito era un evoluzione delle sala trilobata costruita della villa di Piazza Armerina in Sicilia, appartenuta al Tetrarca Massimiliano nel IV secolo. L’architetto fuse insieme il portico ovale e le tre absidi della sala sovrastante, tagliò la pianta sul lato meridionale ed aggiunse una grande volta come copertura. Quando il corteo varcò la soglia della grande stanza. Livia era seduta sul suo trono posto sul fondo, d’avanti ad una grande vetrata a mosaico colorata, raffigurante la Grande Dea nell’atto di portare in salvo le sue guerriere predilette. Di fronte al trono della sacerdotessa, all’interno di un abside semicircolare, vi era l’imponente statua di culto. Si trattava di una rappresentazione della Grande Dea con le sue magnifiche ali spiegate. La Dea era rappresentata, come la Nike di Samotracia, nell’atto di spiccare il volo. L’abito era ricco di pieghe sollevate dal vento. Il seno superbo ed il lungo fallo, flesso verso il basso, si intravedevano al di sotto della stoffa trasparente, resa come un sottile velo, dall’abile mano di un anonimo scultore classico greco. Sul lato sinistro, all’interno della seconda abside vi era una copia dell’Ermafrodito dormiente, eseguita da uno scultore neoclassico. Questa però a differenza della copia ellenistica conservata al Museo Nazionale Romano, era concepita per essere vista frontalmente. Sul lato opposto alloggiata all’inteno della terza abside, vi era un ninfeo semi circolare, adornato da colonne ioniche e piccole volte, in cui erano contenute le statue delle antenate di Livia.
Lungo la parete, ricurva, della stanza era riprodotto un affresco romano di Secondo Stile. Sulla megalografia era proposta la versione originale da cui era tratto anche l’affresco della famosa Villa dei Misteri a Pompei. Su entrambi erano illustrate le varie fasi del rituale a cui si sottoponevano le vestali fedeli a Tutunus Mutunus, ma sulla versione pompeiana vi erano numerose omissioni e manomissioni. Nella rappresentazione era utilizzata la tecnica della narrazione continua, in cui gli stessi personaggi compaiono più volte nella scena. Partendo dal lato sinistro si vede, una sacerdotessa seduta in trono impegnata in un colloquio con una D&egravespoina col capo coperto, mentre una giovane ninfa legge un testo sacro. Nella scena successiva si vede la stessa sacerdotessa seduta vicino ad un altare, impegnata nei preparativi dei rituali, attorniata da alcune iniziate con una corona sul capo. Più avanti, si vedevano menadi ed afroditi impegnati in una danza forsennata. Sul lato opposto si vedeva Nin-Ki la “prediletta”, la Dea dell’ebbrezza, che offre a tutte le accolite il prezioso vino. Segue la stessa sacerdotessa, seduta in trono e la sua prediletta, sedutale accanto, che osservano una novizia inginocchiata, assistita da un’ancella descritta nell’atto di scoprire il simulacro di Mutunus Tutunus. Ed infine, si vedeva la Grande Dea che frusta la ragazza, per essersi sottratta alla cerimonia. Lei terrorizzata si rifugia tra le braccia della sua D&egravespoina invocando perdono. Al centro della sala, distesi sul pavimento una serie di tappeti pregiati e di cuscini erano disposti ordinatamente per terra.
In breve la matriarca di Calcedonia posta alla testa del corteo fu di fronte alla sua sacerdotessa.
Selenia: ‘ Ifimedea, D&egravespoina di Calcedonia, e le sue figlie Anfitrite e Fedra. La sua nobilissima sorella, Penelope con la figlia Eidotea ‘.
Livia: ‘ Benvenute nella mia dimora adorate sorelle! ‘.
Ifimedea: ‘ Ti porgo i mie saluti e quelli delle mie figlie, mia adorata signora ‘.
Seguì la D&egravespoina di Alicarnasso.
Selenia: ‘ Nausicaa, D&egravespoina di Alicarnasso e sua figlia Anticlea. La sua nobilissima sorella, Clitemnestra e le figlie Euridice, Anfitea e Cassandra. La sua nobilissima sorella Persefone e la figlia Leda ‘.
Livia: ‘ Benvenute nella mia dimora adorate sorelle! ‘.
Nausicaa: ‘ Mia regina e signora &egrave un’onore partecipare ai suoi banchetti. Oggi la mia amata figlia Anticlea parteciperà per la prima volta al rito. Ti chiedo di iniziarla tu per prima all’arte dell’amore ‘.
Livia: ‘ Adorata Nausicaa, matriarca e D&egravespoina di Alicarnasso, accetto la tua offerta. Se per te &egrave cosa gradita, inizierò tua figlia ai piaceri saffici, ‘.
Fu la volta della D&egravespoina di Lesbo.
Selenia: ‘ La D&egravespoina di Lesbo Amaltea e le figlie Nausicaa e Mera ‘.
Livia: ‘ Ti saluto sorella cara ‘.

Nello stesso momento Elena, Ebe e Arianna erano entrate di corsa nella grande sala del tempio. Si erano gettate nella vasca con gran fracasso. Le carezze divennero palpamenti. Le lingue incominciarono ad esplorare i corpi e le dita penetravano dolcemente nelle vagine. Un effimero piacere che si consumò in pochi istanti. Subito dopo rifecero la strada al contrario verso la sala del trucco.

Nella sala il corteo era giunto quasi alla fine. Presso la sacerdotessa Livia si trovava la D&egravespoina di San Paolo e il suo piccolo gruppetto di accolite. Le sorelle che occupavano gli ultimi posti del corteo si affrettavano a riempire i propri calici presso la fontana e a prendere posto attorno alla propria matriarca in un angolo della sala.
Selenia: ‘ Saffo, matriarca di San Paolo ‘.
Livia: ‘ Benvenuta nella mia dimora mia giovane matriarca ‘.
Saffo: ‘ Mia adorata D&egravespoina, soave maestra, che mi hai iniziato ai piaceri dell’amore, ho organizzato per te una piccola coreografia. Le mie figlie inesperte sono desiderose di dimostrarti quanto hanno imparato della divina arte dell’amare! ‘.
Livia: ‘ Le tue perle brasiliane mi stuzzicano molto. Concederò loro una breve parentesi d’amore affinché le più giovani possano imparare guardando e le matriarche possano godere del piacere Mio e delle tue damigelle! Addesso, però, prendete posto accanto alle altre. &egrave giunto il momento di dare inizio alla cerimonia’. Selenia le si avvicino rispettosa e le porse un calice colmo di vino, posto su di un prezioso vassoio d’argento. Quindi ripose il vassoio e attinse per se il nobile vino dalla fonte, dunque si pose a sinistra della sua Signora. Livia si alzò in piedi, levò in alto il suo calice. Tutte le altre replicarono il loro gesto.
Quindi Livia disse alcune parole di buon augurio: ‘ Mie adorate sorelle, benvenute a tutte! brindiamo alla nostra Amata Dea, l’Altissima In Hanna. Madre virile, Valente guerriera, Dea dell’amore ‘. Tutte bevvero un sorso. ‘ Che il rituale abbia inizio! ‘ Si ebbe una breve manifestazione di giubilo, qualche istante dopo Livia sedette nuovamente sul trono, facendo un cenno a Selenia e questa prontamente invito le menadi brasiliane a guadagnarsi il centro della sala.
Le tre giovani ragazze con il loro abbigliamento variopinto accompagnarono la loro Matriarca al centro della sala. Le due ragazze scure, Marja e Josephine, le si avvicinarono e le slacciarono il vestito, che cadde ai suoi piedi. Xantia, la giovane indigena si inginocchiò davanti a lei e presole il fallo tra le mani, accostò la bocca ed incominciò a massaggiarlo delicatamente. Marja e Josephine, invece, le massaggiavano il seno con la lingua. Quindi Xantia scostato il tessuto dello Strap-on incominciò a passare la sua lingua rosa sul clitoride e sulle grandi labbra della sua amatissima Padrona. Questa incominciò ad emettere piccoli gridolini di piacere mentre le gambe si piegavano e quindi era costretta a sorreggersi alle sue giovani schiave d’amore. Le ragazze la adagiarono dolcemente sul tappeto, e continuarono instancabilmente a sollecitarle il seno e la vulva. Il respiro divenne irregolare il corpo le si contorceva grazie all’abilità delle sue fanciulle. Prossima all’orgasmo divaricò le sue lunghe gambe bianche per accoglierle tutte tra di esse. Le giovani tenaci si davano battaglia senza tregua mentre la loro signora delirava dal piacere e le implorava di smettere. Le signore nella sala assistevano stupefatte, in silenzio, poi un lungo e tormentato lamento le destò! Saffo aveva avuto un lungo orgasmo ed ora giaceva inerte sul pavimento. Seguì il vociare soffuso di quante avevano apprezzato lo spettacolo e lo commentarono con le loro vicine.
Livia, visibilmente soddisfatta, guardò per qualche istante le ragazze sdraiate sul pavimento a pochi metri da lei, quindi si rivolse a Saffo: ‘ Adorata Saffo, Matriarca di San Paolo ho gradito molto lo spettacolo che mi hai offerto. Devo costatare, non solo che hai saputo impartire sapientemente gli insegnamenti che ti ho dato, ma anche, che hai superato la tua maestra! Ti faccio i miei complimenti! ‘.
Saffo, ancora provata, aveva ascoltato con molta apprensione le parole della sua amata maestra e quando finì di parlare scoppiò a piangere. Quindi disse: ‘ Mia Adorata Despoina, amata maestra, madre e amica le tue parole mi riempiono di una gioia cosi grande che le parole non bastano a definirla. Oggi ho amato, qui, davanti a te, affinché tu potessi capire con quante attenzione e devozione ho appreso i tuoi insegnamenti, sono lieta che tu abbia apprezzato il mio sforzo e perdonami se ancora non posso alzarmi in piedi come il costume vuole ‘.
Livia: ‘ Figlia mia non preoccuparti dell’etichetta e lascia che le tue ancelle vengano a me affinché su questa morbida poltrona possa provare anch’io le stesse emozioni forti che hai provato tu ‘. e poi aggiunse rivolgendosi a tutte le invitate: ‘ Amate sorelle, spero che mi accordiate una piccola deviazione dal programma? ‘. Capì dal loro sguardo che aveva il loro consenso. Saffo: ‘ Con infinito piacere ‘, quindi fece un gesto alle sue damigelle e queste si alzarono e si avvicinarono timorose alla loro Signora. Livia si sfilò velocemente lo strap-on e lo consegnò alla sua assistente poi scivolo con il corpo nel trono e sollevò le gambe sopra ai braccioli in modo da poter offrire la massima apertura delle gambe alle tre ragazze. Quando queste giunsero al suo cospetto si inginocchiarono e incominciarono a lavorare febbrilmente attorno alla sua vulva. Subito sentì un fuoco ardente crescere dentro di lei. Nonostante un caldo opprimente le toglieva il fiato, incoraggiava le tre ragazze a continuare. Urlava loro di continuare e contemporaneamente spingeva con tutte le sue forze le loro teste contro la sua carne. Queste implacabili continuavano nel loro lavoro. L’orgasmo che segui fu come un’onda potente che si infrange contro delle rocce acuminate e superatele dilaga nella laguna circostante. Un piacere acuto e intenso prima, sottile e prolungato dopo. Per la prima volte nella sua vita dovette dire basta, nonostante avesse dentro di se il nettare della dea.
Livia: ‘ Sorelle lasciatemi qualche istante per riprendermi da quest’intenso duello d’amore’.
Selenia : ‘ Mia signora propongo un altro brindisi per ringraziare La nostra Amata Saffo e per rifocillarti ‘.
Livia: ‘ D’accordo leviamo in alto i nostri calici ‘. Bevvero nuovamente, quindi aggiunse: ‘ Anticlea, figlia di Nautica, futura Matriarca di Alicarnasso, avvicinati senza timore, vieni tra le mie braccia ‘.
La ragazza si avvicinò un po’ intimidita e si fermò a pochi passi dalla sua Signora.
Livia: ‘ Selenia, figlia adorata, aiuta Anticlea a spogliarsi ‘. La giovane serva si avvicinò alla ragazza e le sfilò il vestito
Livia, aggiunse: ‘ Sfilale anche le mutandine ed aiutala a salire in piedi sul mio trono ‘. Selenia la prese per mano e la accompagno verso la sua signora, quindi l’aiutò a salire sul trono in modo che, ad un piede alla volta potesse raggiungere i solidi braccioli, quindi tenendola per i fianchi la invitò ad accovacciarsi. Livia accosto la bocca alla giovane vulva ed incominciò ad insalivarla, e a leccarla non trascurando il il clitoride. La pelle della ragazza era soffice come il velluto e sotto il suo abile tocco presto si inumidì.
Anticlea reagì subito alle attenzioni della sua signora, non ancora esperta nell’arte dell’amare, si contorceva convulsamente, gemeva ed incurvava la schiena all’indietro. Selenia faceva non poca fatica a sorreggerla. Pochi minuti ed ebbe il primo orgasmo. Successivamente le chiese di voltarsi, di inginocchiarsi sui braccioli, e di piegarsi in avanti, quindi prese a massaggiarle il suo piccolo buchetto. Selenia si adoperava in ogni modo per sorreggere la ragazza ed impedire che godendo potesse fare qualche gesto brusco e farsi male, o ancora peggio, fare male la sua signora. Inumidito per bene le fece segno di alzarsi e di sedersi sul suo lunghissimo fallo nero, ovviamente, per prenderlo nel culo. Anche in quest’occasione l’aiuto di Selenia fu prezioso e presto Anticlea fu impalata dal durissimo pene della sua Signora.
Anticlea (rivolta alla madre): ‘ Oh, Madre mi sento morire questo palo mi sfonda.
E la madre prontamente rispose: ‘ Coraggio figlia mia vedrai che, grazie alle abili mani della nostra signora, presto il dolore si trasformera in piacere.
Livia: ‘ coraggio piccola mia incomincia a muoverti e vedrai quanto può essere piacevole provare un po’ di dolore ‘. Quindi aggiunse: ‘ se ti può far sentire meglio tua madre può aggiungersi a noi, in modo che con la lingua possa spegnere il fuoco che arde tra le tue gambe ‘. ‘ Si lo voglio ‘, rispose Anticlea mentre lentamente si lasciava percuotere dal fallo della sua amata Despoina.
Nausica prontamente si avvicinò, si liberò dell’abito e si accovacciò tra le loro gambe, prendendo a leccare sia la vulva di sua figlia che il bastone della sua signora. Anticlea, soggetta a due modi diversi di provare piacere, incomincio a rilassarsi, il fallo incominciava a scendere più facilmente nella sua carne e tutta la fica era ormai un lago di umori.
Anticlea: ‘ Mia signora, madre, il piacere che mi state dando &egrave troppo immenso, sto per avere un orgasmo ‘.
Livia rispose: ‘ Aspetta a godere non abbiamo ancora finito la lezione ‘, e poi aggiunse rivolgendosi alla madre, ‘ credo sia il momento che tu, Nausica, Matriarca di Alicarnasso, e il momento che la tua amata figlia, conosca il tuo generoso fallo, entra nella sua vulva, cosi che saremmo in due a penetrarla ‘.
Nausica: ‘ eseguo il tuo volere con infinito piacere ‘.
La povera ragazza presa da ambo le parti si sentiva annegare in un oceano di piacere, tremava sotto gli abili colpi delle sue esperte Signore. Il suo corpo reagiva stringendo come in una morsa i due lunghissimi falli che la violentavano nell’intimità. Gemeva e gridava disperatamente finch&egrave al culmine del piacere emise un urlo con cui scarico tutta la tensione orgasmica. Quindi si abbandono nelle braccia della madre che l’aiutò ad alzarsi e la portò via con se.
Livia: ‘ brindiamo Sorelle a Anticlea, che oggi, per la prima volta, ha conosciuto la felicità di un orgasmo e contemporaneamente ha scoperto il piacere di giacere con la sua adorata madre ‘.
Tutte levarono in alto i loro calici e brindarono alla nuova sorelle che si era unita a loro. Ormai i convenevoli erano finiti adesso tutte aspettavano l’ingresso della nuova tirocinante.
Elena era ormai arrivata al momento della sua vestizione. Indossò un corpetto aderentissimo, che le sospingeva il seno scoperto verso l’alto, un reggicalze di velluto ed un paio di calze nere di seta, vecchi stile, quelle con la riga dietro, non autoreggenti. Calzò un paio di stivali neri lunghi fino alla coscia, con un tacco alto e sottile e completo l’abbigliamento indossando un paio di guanti di pelle intonati.
La peluria della dolcissima vulva, veniva esaltata dalla nudità. Chiese di essere pettinata nel modo che era gradito alla sua signora, ed ugualmente fece per il trucco. Elena adesso era una perfetta amazzone del sesso, pronta ai numerosi duelli d’amore. Le due gemelle la condussero nella grande sala. Loro erano completamente nude e reggevano, entrambe, una candela accesa.

Entrate nella grande sala un nutrito gruppo di donne molto distinte, accompagnate da diverse ragazze più giovani, le attendeva. Tutte avevano nelle mani una coppa. Infondo alla sala stava la loro signora seduta sul suo trono, mentre Selenia le stava accanto, in piedi.
Ebe ed Arianna condussero Elena al centro della stanza e prima di lasciarla nelle braccia di quante volessero assaggiare il suo corpo, chiesero la parola.
Ebe: ‘ Mia amatissima Desponia, stimate matriarche, sorelle, chiediamo la parola per rivolgere un appello alla nostra gloriosa In-Hanna ‘.
Livia: ‘ Sia concesso ‘.
Ebe: ‘ Gloriosa In-Hanna, nel giorno in cui noi ti celebriamo come nostra madre virile sacrificando a te il meglio delle nostre passioni amorose, ti chiediamo di ascoltare il nostro appello. Il cuore nostro &egrave in frantumi perché domani noi dovremmo lasciare per sempre la dimora della nostra amata Desponia. Abbiamo vissuto meravigliosi momenti d’amore insieme alla nostra signora, la amiamo e lei ci ricambia, ti chiediamo di poter restare insieme a lei e di poterla seguire del suo esilio dorato’.
Nella sala regnava il silenzio, ognuna aspettava un segnale della loro amatissima Dea, anche se questa era una possibilità remota.
Livia aspettò invano qualche minuto, quindi manifesto l’intenzione di prendere la parola, ma non ebbe il tempo di aprire la bocca che un improvviso brivido di freddo la colse, cosi come prese anche le altre partecipanti.
Livia esitò per un istante, poi riprese a parlare: ‘ Qualcun altro vuole prende la parola prima che il sacrificio abbia inizio ‘.
Selenia: ‘ io mia Signora ‘.
Elena: ‘ Anche io mia Signora ‘.
Selenia: ‘ vorremmo anche noi rivolgere il nostro appello alla Gloriosa dea dell’amore lesbico ‘.
Livia: ‘ Vi concedo la parola ‘.
Selenia: ‘ Altissima e Gloriosa In-Hanna, dea dell’amore lesbico e della vendetta, ti chiediamo anche noi di ascoltare il nostro appello. Io ed Elena, tue figlie predilette ti amiamo e ci amiamo, lasciaci vivere il nostro amore e scioglici dal patto che ci lega a te ‘.
Appena ebbe finito di parlare un altro brivido di freddo, questa volta più intenso, colse tutte le partecipanti.
Livia: ‘ sorelle mi pare chiaro che per ben due volte la nostra amatissima In-Hanna ha manifestato la sua presenza, ma come interpretare i suoi segnali? Il suo desiderio &egrave di sciogliere le ragazze dal patto che le lega a lei oppure no? Sono dubbiosa! Io dico di dare inizio al sacrificio di Elena ed aspettare un’ulteriore segnale. Leviamo in alto i calici e brindiamo alla nostra Amata Dea’.
Tutte bevvero dal proprio calice, quindi le matriarche si sbarazzarono dei loro abiti, restando chi nuda e chi con della biancheria sexy, ma tutte con il loro bel fallo allacciato alla vita. Arianna e Ebe aiutarono Elena a sistemarsi per terra. Subito dopo la prima matriarca era pronta a penetrarla nella fica mentre un’altra le aveva infilato il suo fallo in bocca e chiedeva di lubrificarlo con la bocca. Elena partecipava con entusiasmo e cercava di darsi da fare, allargava il più possibile le cosce, stringeva le gambe attorno ai fianchi della prima matriarca, succhiava con avidità il fallo della seconda. Il primo orgasmo venne abbastanza presto, quindi le donne si scambiarono di posto. La terza matriarca si stese per terra e le chiese di accovacciarsi su di lei, in modo da poterla scopare nella fica. Una quarta e una quinti si contendevano la sua bocca. Nel frattempo un altro orgasmo la colse. La quarta matriarca le chiese di inginocchiarsi sul pavimento e di stendersi in avanti, quindi la prese da dietro e la penetrò con violenza. La quinta molto eccitata si stese sotto Elena e incomincio a leccarle la fica. Elena ricambiava leccandole il fallo. Tutto in torno, a piccoli gruppetti, le sorelle aspettavano il loro turno possedendosi a vicenda, facendo l’amore con le proprie figlie, le sorelle e le altre preferite.
In un angolo della stanza alcune delle più giovani guardavano le loro madri accoppiarsi selvaggiamente e cercavano di darsi piacere aiutandosi a vicenda. Arianna e Ebe eccitate da queste primizie in calore si avvicinarono senza esitate e diedero loro piacere, una alla volta, con la lingua e con le dita non avendo il privilegio di penetrarle.
Elena, un po’ tramortita dai continui orgasmi, ubbidiva in silenzio ad ogni ordine impartito. Era quasi giunta alla fine le matriarche di Mosca e di Pechino, una russa e una coreana la penetravano nella fica e nel culo, mentre la matriaca di New York le porgeva il suo fallo, ancora sporco dei suoi umori, per farselo lustrare. Venne in fine il turno dell’ultima matriarca, quella Brasiliana che incominciò a leccarle la fica prima di penetrarla, in ultimo si aggiunse Suzon, la vecchia allieva di Livia, a cui vnne concesso il privilegio di farsi leccare da Elena, quindi si sedette sulla sua faccia, ed ed ebbe un assaggio dell’abilità di Elena. Quest’ultima posizione le fece quasi perdere i sensi ma quando divenne quasi inerte Livia le interruppe.
Livia: ‘ sorelle care, amate matriarche, a mio giudizio, credo che abbiate gustato a sufficienza le succulente curve di Elena non me la sfinite completamente ma concedetemi di assaggiarla anch’io in questa festa dedicata alla nostra amata dea ‘, quindi aggiunse: ‘ lasciate che mi accomiati con Elena, mia figlia Selenia, e le mie dua amatissime ancelle Arianna ed Ebe, per un intimo momento d’amore da vivere in famiglia, vi suggerisco di fare altrettanto, ma vi lascio libere di accoppiarvi come volete ‘.
Detto questo ordino a Selenia di raggiungere Elena e di condurla verso di lei, quindi fece cenno anche ad Ebe ed Arianna di raggiungerla, e loro prontamente obbedirono. Fecero un ultimo brindisi insieme alle altre poi scomparirono dietro una porta segreta che attraverso una piccola scaletta portava al piano di sopra, nella stanza da letto di Livia.
Tutte le donne rimaste in sala, piuttosto che dividersi, si disposero in un grande cerchio, in cui ognuna traeva piacere leccando la propria vicina che le stava d’avanto e facendosi leccare da quella che le stava dietro. Per aumentare l’eccitazione chiesero alle loro figlie di disporsi al centro e di darsi piacere vicendevolmente.

Sole in camera da letto le cinque donne si adagiarono mollemente sul letto. Elena era sfinita, quasi catalettica, non riusciva a muovere neanche un muscolo. Livia prese il solito unguento medicamentoso, e tutte a quattro lo spalmarono sulla pelle di Elena, delirante dal dolore. Dopo pochi minuti Elena incominciò a riprendersi e fu allora che Livia incominciò a parlare: ‘ Mia cara Elena, ormai avrai capito che Selenia non &egrave la mia cameriera ma &egrave il frutto del mio amore per la Grande Dea, questo &egrave l’ultimo anno per me come sacerdotessa, e tu sarai la mia ultima tirocinante. L’anno prossimo Selenia prenderà il mio posto. Sono felice che tu e Selenia vi amate e spero che possiate vivere tutta la vita insieme nella lussuria e nel godimento ‘, quindi si rivolse a sua figlia Selenia: ‘ Mia adorata figlia, scusami se in questi giorni ti ho trattata male, e se sono dovuta ricorrere alla violenza, tu sai quali sono le responsabilità di una Matriarca e ho dovuto essere dura con te per insegnarti ad essere disciplinata. Accontentati di passare quest’anno insieme a me nell’educazione di Elena ‘, in fine si rivolse alle sue due amanti: ‘ e adesso voi due, mie adorabili creature. La grande dea si &egrave manifestata, e già questo ha dell’incredibile, ma i suoi segni ci sono incomprensibili. Purtroppo per voi non posso fare molto, oltre a regalarvi un ultimo incontro d’amore ‘.
Finito di parlare si alzò e si recò verso il solito armadio, lo aprì e ne estrasse uno strap-on. Livia (rivolgendosi a Selenia): ‘ Vedi questo fallo era di tua nonna, prima di morire me l’ha donato e mi ha fatto promettere che quando saresti diventata Sacerdotessa te l’avrei donato ‘, quindi aggiunse: ‘ con questo fallo tua nonna mi ha posseduto migliaia di volte, spero che anche tu avrai la stessa opportunità ‘.
Selenia si alzò e le andò incontro commossa, la abbraccio stringendola forte e poi le disse: ‘ Oh mamma ti amo tanto, non andare via resta qui con me, e portiamo avanti insieme il nostro Matriarcato ‘.
Livia: ‘ Tesoro mio &egrave più giusto in questo modo, non essere triste ed indossa il tuo fallo ‘. Fece una pausa: ‘ non sei contenta? Adesso potrai penetrare anche tu Elena ‘.
Livia (rivolta a tutte): ‘ Questo non &egrave il momento di essere tristi ma di unirci in un convegno d’amore ‘.
Elena: ‘ diamoci dentro! Viva le donne, le fiche e l’amore lesbico ‘. Tutte risero.

Subito Selenia fu sopra di lei e incominciò a penetrarla nella fica con tutte le forze. Livia invece si abbandonò nelle braccia di Ebe ed Arianna che affondarono le loro lingue tra le sue cosce. Dopo il primo orgasmo Livia penetro sua figlia nel culo mentre Elena si lascio cullare dalle lascive carezze delle due gemelline. Subito dopo, Livia e Selenia penetrarono insieme Elena, invece Ebe e Arianna rimasero a guardarle, non rinunciando a solleticarsi scambievolmente con le dita.
Al culmine dell’eccitazione quando ormai tutte erano prossime all’orgasmo la Grande Dea diede un segno della sua benevolenza. I falli di gomma delle due donne divennero carne, muscoli e sangue. Avevano un lungo cazzo duro tra le mani e una fica bollente, Ermafroditi li chiamavano gli antichi, sorelle virili diremmo noi. Continuarono a fare l’amore come se niente fosse accaduto ed in breve inondarono con il loro seme tutte le altre.
‘ &egrave un prodigio ‘ disse Selenia. ‘ No! &egrave il volere della grande dea ‘, la corresse Livia, e in fine aggiunse: ‘ raggiungiamo le altre e annunciamo a tutte la volontà della nostra Dea ‘.
Quando il clan di Livia entrò nella grande sala capirono che il prodigio della Grande Dea era stato più grande di quello che pensavano. A tutte le matriarche era stata concesso il prodigio e, nonostante l’incredulità e l’iniziale smarrimento, stavano già fecondando tutte le altre.
Livia intervenne: ‘ Sorelle un grande prodigio &egrave accaduto, La Grande Dea ha riposto la sua fiducia in noi, ci ha donato il suo seme prezioso, ci dà la possibilità di fecondare le nostre figlie e le nostre amanti ‘. in fine aggiunse: ‘ questo &egrave il segno che non potrò andare in esilio l’anno prossimo, mia figlia mi affiancherà nel ripopolamento del mio Matriarcato, Elena, Arianna e Ebe resteranno con noi ‘.
A Livia, Selenia, Elena, Arianna e Ebe non resto altro che unirsi alle altre, per concludere in una sborrata collettiva quella memorabile giornata.
All’improvviso accadde un prodigio ancora più grande, la statua della Grande Dea si animò ed incominciò a parlare: ‘ Amate figlie mie il vostro amore mi ha commosso, amatevi e moltiplicatevi. Fate costruire una regia adatta per me e raccoglietevi più donne e possibile, create un esercito di valorose guerriere ed io tornerò tra di voi con l mie amate figlie ‘.
Le donne allibite si guardavano senza parlare ma Livia le esortò a continuare alla ricerca di un orgasmo universale.
Tutti gli anni, nello stesso periodo, Luca era costretto ad allontanarsi dalla sua casa, o meglio, dalla casa di sua moglie. Era sposato da parecchi anni, ormai ma per tutto questo tempo, erano vissuti sotto lo stesso tetto come due estranei. L’unico momento in cui erano stati una coppia fu quando avevano concepito, la loro unica figlia, Selenia. Dopo il vuoto, non un bacio, ne una parola dolce. Era diventato un manichino nelle sue mani: Eseguiva i suoi ordini, presenziava ai suoi ricevimenti. Livia era una donna arida e lui la odiava. Selenia, invece, era una ragazza molto diversa. Dolce, affettuosa, passava sempre molto tempo con lui. Aveva un buon rapporto con lei, anche se in quest’ultimo anno le cose erano cambiate. All’improvviso era diventata una ragazza schiva e silenziosa. Luca aveva capito che questo cambiamento improvviso era dovuto dalla cattiva influenza della madre. Aveva accettato anche questo. Sua moglie era una donna molto potente e lui dipendeva economicamente da lei. Accettava di buon grado di allontanarsi da casa, era un occasione per vivere una vita normale per alcuni giorni. Da qualche anno trascorreva le sue vacanze in Brasile, li aveva conosciuto anche una donna, con lei aveva passato dei momenti felici. Purtroppo le cose belle passano in fretta, ed adesso, era di nuovo a casa.
Aprì la porta e venne sopraffatto da una puzza insopportabile. Un odore rivoltante di sudore, e chi sa cos’altro, impregnava tutta la casa. Fu il primo segnale che questa volta era accaduto qualcosa di diverso. Davanti all’ingresso, vide le sue valigie, gia pronte. Nella sala accanto un concerto di gridolini, sospiri, gemiti e lamenti. Tra questi aveva riconosciuto quelli di sua moglie. Aveva capito da anni quali erano i suoi reali gusti. Sapeva della sua abitudine di intrattenersi con le sue allieve. Ma mai era capitato di sorprenderla durante uno dei suoi festini. Si comportò da codardo e cercando rifugiò nella sua stanza, ma questa era chiusa a chiave. Fu in quel momento che sentì la moglie che lo invitò ad entrare. Appena nella stanza fu testimone di una scene ripugnante. Livia era seduta sul divano. Era praticamente nuda. Aveva un corpetto azzurro, un reggicalze, e le calze dello stesso colore. Le mutandine giacevano per terra, ugualmente la giacca del tayer. La camicia era aperta. La gonna era tirata sui fianchi. Ai suoi piedi stavano due ragazze. Le riconobbe subito! Si trattava delle due ragazze che per un anno avevano frequentato la sua casa. Anch’esse erano completamente nude, impegnate in un rapporto orale ma non fu questo a scuoterlo duramente! Fu vedere sua moglie nelle sembianze di un essere androgino, un ermafrodito! Era una cosa mostruosa che non riusciva a comprendere. Ebe china su di lei ingoiava il suo fallo enorme e lo leccava con accanita passione. Arianna invece leccava la sua Vulva.
Livia (rivolta a suo marito): ‘ non restare sulla porta vieni avanti! ‘.
Le due ragazze si fermarono.
Livia (rivolta alle due ragazze): ‘ Non vi imbarazzate di questo verme, continuate! ‘.
Livia (rivolta a suo marito): ‘ sorpreso vero? Sono cambiate molte cosa durante la tua assenza! ‘. Si interruppe. Sposto la testa all’indietro ed emise qualche mugugno di piacere.
Il marito restava in silenzio. L’opera di Ebe aveva avuto i suoi frutti il seme era uscito a flotti ed era confluito nella sua bocca, anche Arianna si era staccata dalla vulva brodosa per assaggiare il suo nettare ma venne convinta da Livia a continuare il suo lavora precedente.
Livia (rivolta ad arianna): ‘ Brave adesso voglio godere con la fica! ‘
Livia (rivolta a suo marito): ‘ Meravigliose, non trovi? ‘
Luca: ‘ trovo tutto questo disgustoso! ‘
Livia (rivolta alle sue amanti): ‘ siete state veramente meravigliose ‘, ed aggiunse rivolta a sua marito: Sono molto meglio di quelle puttane da due soldi che ti scopi in Brasile’. Ed ancora: ‘ In questa nuova vita non c’&egrave posto per te ‘.
Gli mostro una busta.
Livia:’ dentro c’&egrave un assegno che ti permetterà di vivere decorosamente quel che resta della tua vita ‘.
Luca: ‘ cosa? Non li voglio i tui sporchi soldi ‘.
Livia: ‘ Non hai capito? Prendi la tua roba e vattene! ‘.
Luca: ‘ Non posso lasciare in questo inferno mia figlia! ‘.
Livia: ‘ Selenia &egrave mia figlia, tu sei poco più di un estraneo ‘.
Fu proprio in quel momento che Selenia entrò accompagnata dalla sua ragazza. Anche loro erano nude. Luca vide che anche sua figlia era diventata un mostro, camminava con il suo cazzo floscio tra le gambe. Era chiaro che avevano avuto da poco un amplesso.
Selenia vide il padre e gli disse: ‘ Ciao papà, non ti preoccupare per me, starò bene insieme alla mamma ‘.
Le due ragazze si avvicinarono a Livia e si scambiarono un voluttuoso bacio sulle labbra. Luca era pietrificato. Selenia si sedette sulla poltrona ed invitò Elena a leccarle il pene. Luca non parlava! Disgustato e confuso si avvicinò per prendere la busta ma venne fermato da Livia.
Livia: ‘ Non &egrave così semplice, prima di andartene devi fare qualcosa per me! ‘.
Luca: ‘ farei qualsiasi cosa pur di andarmene via da qui ‘.
Livia stringeva tra le mani il suo pene: Saresti capace anche di succhiarmelo? ‘
Ebe e Arianna si fecero da parte. Luca, recalcitrante, si inginocchio ai suoi piedi ed ingoio il suo pene.
Livia: ‘ Bhe, non sei così male, mi raccomando puliscilo bene! ‘
Selenia guardava i suoi genitori impegnati in quest’amplesso bestiale e si eccitava, incoraggiando Elena a farla godere. Ma dopo qualche istante ebbe un ripensamento: ‘ aspetta non voglio godere così, seguimi! ‘.
Si alzarono e si avvicinarono alle altre.
Selenia: ‘ Su papino ingoia anche questo ‘.
Livia: Perché no! Coraggio! Non perdere tempo ‘.
Luca eseguì.
Selenia: ‘ Si &egrave proprio bravo! Siiii! Siiii! Godo! ‘, quindi, strinse la testa di Luca contro di se, per costringerlo ad ingogliare il suoi seme. l’uomo alcuni istanti dopo sgranò gli occhi e stramazzò di colpo sul pavimento.
Livia: ‘ &egrave morto, allora la leggenda diceva il vero! sbarazzatevi del suo cadavere, gettatelo nel pozzo ‘.
Le ragazze avvolsero il corpo nel tappeto e si accinsero a sollevarlo.
Livia: ‘ non &egrave meglio se prima di uscire vi vestite? ‘.
Risero di gusto e corsero a cambiarsi.

Fine

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