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Mia adorata

Mia adorata
Introdurmi furtivamente in te, quando dormi vicino a me, senza destarti.
Piove a dirotto, è mattino presto, una giornata desolante per partire controvoglia. Bisogna andare obbligatoriamente in quella casa da brividi. Non so cosa mi aspetta laggiù, certamente niente di buono.
Ho bisogno di essere gratificato e desidero che sia felice anche chi è fonte della mia gratificazione. Questo è il motivo per cui desidero introdurmi in te a tua insaputa, quando dormi. Desidero darti gioia e prenderne la mia parte.
Se ti desto incautamente, allora ti prego, ti scongiuro continua a dormire, o per lo meno fai finta di dormire anche quando sentirai il piacere invaderti. Lasciati prendere da esso ma non destarti, così anch’io riceverò la mia agognata ricompensa. In qualsiasi parte mi introdurrò in te, accettami senza remore. Solamente quando vorrò te lo chiederò espressamente e tu ti concederai a me senza profferire parola (profferir verbo) e mi farai tutto quanto ti chiederò.
Sarò esigente, specialmente con la tua bocca. Le labbra vellutate, la lingua avvolgente, il risucchio costante e la profondità della tua bocca, andrà oltre l’ugola, fin quasi al piloro. Tratterrai il fiato. Farai sgorgare liberamente, copiosamente le lacrime salate. La saliva abbondante lubrificherà tutto. Non avrai né darai fastidio. Ingoierai tutto quello che ti dono senza perderne e sprecarne una sola goccia… se non vuoi subire dolorosi castighi.
Oppure agogni al dolore e ti farà piacere disubbidirmi? Se è così, attenzione, odierai te stessa per quello che subirai. Nessuna pietà albergherà nel mio cuore. Ti porterò alla pazzia e il tuo unico desiderio sarà solo quello di morire presto. Questo regalo non lo avrai di certo.
Fai quanto ti è chiesto e avrai molto più di quanto meriti, mia adorata.
Proviamo questa sera… se me lo permetti, mia amata.
Mangeremo poco e ci manterremo leggeri. È bene non aver molto peso sullo stomaco. Forse una tisana calmante aiuterà, non credi? La camera da letto avrà qualche grado di temperatura in meno. Sotto le coltri senza alcuna altra cosa. Dormirai come ti ho detto. Sarà in te atanotte, perciò lubrificati bene con il gel, prima di addormentarti.
Sono le dieci… è ora. Lei è già sotto le coltri, dorme o fa finta di dormire, non importa. Le luci spente solo il riverbero delle cifre dell’orologio elettronico permette di intravedere i mobili.
In silenzio, cercando di non far rumore, mi spoglio appoggiando gli abiti e la biancheria ordinatamente sulla sedia, accanto al letto. Piano alzo le coltri e mi stendo al suo fianco. La trovo in posizione fetale. Bene mi facilita il compito.
Mi basta sfiorarla e mi ringalluzzisco. Sono pronto. Mi lubrifico abbondantemente con la mia saliva, appoggio la punta del dardo alla porta della felicità. Spingo un poco, entro appena in lei. Mi fermo aspetto la sua reazione. Niente. Così volevo. Ancora una e poi un’altra spinta. Che piacere il dardo le entra completamente. Mi fermo, aspetto. Niente. Poso le mie labbra sul suo caldo collo. Un tenero bacio. Inizia un calmo andirivieni.
Per poco non mi svuoto nella sua profonda grotta. Mi fermo. Estraggo il mio dardo da lei. Un leggero risucchio vorrebbe trattenermi. Ho altri scopi: desidero provare ogni anfratto di lei. Questa profonda grotta ne è solo il primo. È calda, accogliente, odorosa di muschio. Vorrei rientrarci. Non devo, non voglio. Mi faccio forza e la giro verso di me. Ora è supina. Mi posiziono davanti a lei e forzo le sue colonne in un arco di trionfo a V spingendole verso le sue spalle. La tengo così ferma ed io inginocchiato davanti come a voler adorare una dea. Lecco e bevo alla fonte della vita. Mi stendo sul suo petto. Poggio le mie labbra sulle sue e la lingua la obbliga a dischiudersi e saetto in lei accarezzando la lingua. Non reagisce, lascia a me ogni azione.
La punta del dardo apre altre labbra. È umida da quelle parti. Entra senza sforzo. Al caldo riposa nell’umido delle sue carni. Mi muovo piano all’inizio, il ritmo aumenta veloce, senza sosta. Lei si difende producendo altri e abbondanti umori. Mi sforzo di entrare in lei nel profondo del suo ventre.
Oh! Mi risucchia, sento stringere alla base del dardo. Più affondo in quel pozzo più sento un cappio stringere alla base del mio bene. La mia volontà, il mio essere viene risucchiato giù. Mi vince completamente. Esplodo in lei e mi svuoto una, due, tre, quattro volte potenti getti di vita la inondano.
Svuotato di tutto le mie membra si rilassano e mi affloscio sul suo corpo. Le braccia lasciano libere le sue gambe che avvolgono i miei lombi.
Credevo di essere un eroe vincente, un padrone, invece è lei che trionfa. Non è ancora sazia ed io ho finito questa mia forza. Ho bisogno di riposare per richiamare le riserve nascoste di energia.
Devo, voglio violare la sua bocca.
Solo una leggera stretta delle sue gambe attorno ai miei lombi fu tutta la sua reazione, ma sufficiente a farmi capire che voleva ancora di me.
Respirava leggera, a fondo. Era l’input a ricaricare le pile. In silenzio chiedeva di più. Voleva la sua parte e voleva accontentare il partner.
Un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora. Il tempo passava veloce, inesorabile, necessario.
Il risveglio finalmente si presentò. La testa del dardo, timidamente, all’inizio, fece capolino dal lenzuolo steso. Diventò più sfacciato e si erse in tutta la sua potenza, pronto alla nuova pugna.
Aprii gli occhi che si adattarono a quella poca luce in breve tempo. Lei era stata sveglia ad aspettare paziente. Risalii fin sopra il suo viso. Poggiai l’asta alle sue labbra. Tenne gli occhi chiusi ma socchiuse le labbra e i suoi denti, come tante perle di due fili della stessa collana, si distanziarono. La saliva riempì copiosa la sua bocca ed accolse sulla lingua la prima parte del dardo rovente. La lingua sembrava fosse diventata di una lunghezza spropositata gli si avvolgeva intorno, lo carezzava, lo corteggiava. Le labbra si strinsero attorno all’asta e cominciò un risucchio così intenso che tutte le viscere erano chiamate a venir su. Mi scossi. Feci un affondo e un ritiro e poi, con ritmo frenetico, non le permettevo di estrarmi le viscere. Mi fermai un attimo e fu la mia rovina: lei prese il sopravvento. Spinse le sue labbra fin quasi a far entrare in sé anche i testicoli. Arrivavo nel fondo della sua gola. Si ritrasse un poco, ora lo aveva per oltre la metà e ricominciò il risucchio micidiale. Con sforzo enorme lo estrassi per riposizionare la punta sulla sua lingua arcuata stesa fuori dalla bocca. Il seme uscì calmo, a differenza della prima volta. Due, tre, quattro, cinque volte i fiotti si depositarono sulla sua lingua. Questa, lentamente fu fatta indietreggiare, si chiusero le labbra ingoiò tutto, gustando il sapore mi sorrise e mi baciò profondamente.
Sei la mia adorata moglie, amante, padrona.

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