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Spropositato bollore

Il mese dagosto si distingue costantemente concedendoci e tributandoci quasi sempre meravigliose, lunghe e apriche giornate di bel tempo. Come dabitudine, pure questanno le meritate e sospirate vacanze sono arrivate, giacché mi concederò tre settimane di villeggiatura, senza dovermi arrovellare né angustiare più di tanto sia lintelletto che il fisico. Nella torrida calura peraltro statica del mezzodì, osservo in modo confortevole dal portico della casa di mia zia che unautovettura scala placidamente le serpentine nel tratto del versante del Gran Sasso, peraltro non molto distante da dove abitiamo, mentre sulla carreggiata cè un modico viavai. A bordo dellautovettura che avanza, intravedo dal ballatoio rialzato del piano terra dove sono al presente seduto, due fidanzati taciturni, poco dopo entrambi rallentano fermandosi e posteggiando la loro autovettura nei pressi duna trattoria poco distante, avvolti dalla canicola opprimente di quellora. 

Là nel parcheggio limitrofo ci sono altre quattro automobili ferme. Dallautovettura da poco sopraggiunta smontano i due fidanzati: lui è un individuo suppergiù sui cinquantanni d’età, slanciato e smilzo con unespressività austera e contegnosa, assieme a una donna, direi alquanto avvenente, di qualche anno più fiorente e discretamente affabile nei modi. Lui indossa un indumento ferrigno e insignificante e tiene tra le mani una giubba, la donna contrariamente, è vestita sobriamente, eppure in maniera distinta e signorile. Una limitata veste di tessuto arancione lascia indifese le sue incantevoli gambe, abbrunite dal sole senza calze indosso, spiccando ulteriormente con la gradazione del suo vestito, risaltandone ulteriormente la figura. Alcuni dei bottoni che chiudono la veste sul davanti, in alto e in basso, sono aperti per via del caldo e, quando la donna avanza, lasciano intravedere le sue lunghe gambe, mentre sotto il vestito i seni si spostano liberi. Lindumento brioso e sfumato discorda sennonché con il suo portamento al presente debilitato e affievolito. 

Lui spalanca frattanto luscio della trattoria, al suo interno ci sono dieci tavoli e un lungo bancone sullo sfondo. Tre tavoli sono impegnati, adiacente allingresso un forestiero si sta cibando da solo, pure lui è un uomo nitidamente ricercato, indubbiamente è un turista di passaggio. Laltro tavolo è ingombro da un altro individuo approssimativamente sui trentacinque anni detà, con indosso un manifesto e palese camiciotto che lo segnala come il meccanico delladiacente officina d’auto. Costui ha ultimato il pasto e sta consumando il caffè, disquisendo col gestore, un arzillo e florido signore sulla sessantina, peraltro dal portamento ridondante e dallatteggiamento festoso. Entrambi piegano lo sguardo allaccesso dei due, il gestore sapprossima verso di loro, indicando un tavolo disponibile interrogandoli se intendono banchettare. Luomo replica di sì, ma domanda all’istante dellacqua fresca per la gentildonna che ha un lieve capogiro, frattanto saccomodano, il taverniere giunge in un attimo con una caraffa dacqua e due calici. 

La donna ha il viso sofferente, si nota perché si siede ma tiene gli occhi sbarrati, accompagnata da unespressività afflitta e dolente. Dopo aver tracannato più volte, domanda a mala pena dove sia il bagno. Ottenuto il parere del gestore, salza a fatica e rifiutando con un tenue cenno lappoggio proposto dal fidanzato, sincammina traballando in direzione dell’ambiente segnalato. Lui la segue con locchiata angustiata e impensierita, percorre solamente pochi metri e allaltezza del centro bancone la donna si sente perdere i sensi e prova ad appoggiarsi nei pressi dun tavolo, per poi slittare per terra perdendo conoscenza. Tutti si precipitano nei suoi pressi, luomo che è entrato con lei linterpella per nome, dopo riferisce al taverniere dessere il suo fidanzato, reclamando di chiamare al più presto unautoambulanza con rapidità. Il taverniere si rizza, sta per acciuffare il telefono, laddove lavventore accomodato accanto all’uscita enuncia dattendere, perché lui è dottore. 

Appresso si solleva e agguanta il grande borsello collocato sulla sedia di fianco a lui, sapprossima, si piega sulla donna e le depone una mano sulla cavità del gozzo, lei ansima concitatamente, la sua epidermide è vistosamente accaldata. Il dottore rimane quieto, è ferrato e competente, dopo aver udito anche i battiti del polso, riferisce che si tratta di unindisposizione cagionata dalleccessiva calura e dall’infiacchimento generale del suo organismo, alla conseguente spossatezza, in quanto sarebbe in ogni caso preferibile fare riposare la signora e poi portarla al vicino policlinico per un controllo. Comunica nel mentre al taverniere di sgomberare un tavolo nellangolo, dove il bagliore è meno intenso, lui ascolta ed esegue immediatamente il compito. Il dottore rivendica in quellistante di poter essere assistito e infine sostenuto nel far adagiare la donna sul tavolo, il fidanzato e il meccanico lo spalleggiano, poiché tenendola ognuno sottobraccio la conducono sul tavolo. Il dottore sollecita al taverniere di consegnargli dei canovacci puliti e intrisi con dellacqua fresca. 

La donna adesso è sdraiata sul tavolo, è allungata e sempre priva di conoscenza, il dottore gesticolando fa il cenno davvicinare dei guanciali, divulga al meccanico di collocarli sotto i piedi della donna e di sfilarle le scarpe. Lui adempie, dopo le solleva i piedi, tuttavia nel compiere quellazione, lo stringato indumento si dischiude fino al primo bottone allacciato, poco sopra metà della coscia, smascherando ancora di più le sue belle estremità. Questo dettaglio non sfugge alluomo, che si trova ai suoi piedi e rimane in quella posizione. Dopo aver appoggiato le gambe sui guanciali, il meccanico sfila le scarpe alla donna, alzandole ancora le gambe una per volta, per rimetterle poi sui guanciali. Malgrado ciò, nelloperazione, le gambe si sono lievemente spalancate, i piedi lasciati liberi tendono adesso a cascare di lato, di questo andare il meccanico dalla sua posizione può comodamente esaminare e libidinosamente squadrare la biancheria intima della signora, le sue mutandine chiare, dove nella nitidezza di quel tessuto, si possono naturalmente adocchiare e distinguere i foltissimi e i compatti riccioli scuri che coprono la sua fica. 

Nel contempo il taverniere è ricomparso con i canovacci inzuppati, il dottore informa al fidanzato che il suo intento sarebbe quello daffagottare i tessuti umidi in cerchio alla testa e al torace della signora, per far attenuare rapidamente la temperatura dandole sollievo. Il fidanzato non proferisce niente e si piega sulla compagna, iniziando ad aprire i bottoni della veste. Il taverniere e il meccanico si zittiscono, essendo incapaci di distaccare lo sguardo dal corpo della donna. Il dottore consiglia e segnala al taverniere di sprangare lingresso per interdire laccesso ad altri eventuali forestieri, sicché in modo solerte viene accontentato. 

Il fidanzato ha slacciato i bottoni sino alla cintura e adesso le scopre le spalle. Il dottore lascia fare, in seguito giustificandosi con il fidanzato, si piega a sua volta sulla donna e allarga integralmente il vestito sul suo busto. Il contraccolpo e la conseguenza è fortissima, i seni ampiamente scoperti sono bellissimi, voluminosi con dei capezzoli grossi e irti che il bollore ha espanso irrigidendoli. Gli adulti presenti sono annichiliti e inchiodano con lo sguardo famelico questo corpo così da vicino sondandolo al meglio, ciononostante così lontani. Il fidanzato ha ben afferrato e desunto i loro depravati, viziosi e lascivi sguardi, finanche i loro ansimi lievemente arzigogolati e libertini, assieme alla loro bizzarra traspirazione, tuttavia non manifesta né rivela niente. 

Il medico, tempestivamente affagotta un grande canovaccio in cerchio alla testa della donna e con un altro le occulta la zona rialzata del torace. I capezzoli restano sennonché indifesi e ampiamente rivelati e laderenza della cute con la stoffa umidiccia, li fa smaniare poiché sinduriscono al contatto. Qualche stilla di sudore sfavilla in mezzo al fenditura dei seni, dopo il medico domanda al taverniere se ha dellammoniaca, lui gliene consegna una ridotta ampolla. Il medico nel mentre intinge una salvietta che passa lestamente sotto le narici della donna, lei ha repentinamente uno scatto, gli occhi si spalancano, però al momento e visibilmente arruffata, manifestamente scombussolata e chiaramente smarrita. Il fidanzato le è attiguo e le sorregge la mano. Il medico illustra enunciando che tra breve potranno certamente rimettersi in viaggio, però lesorta di recarsi quanto prima al limitrofo policlinico, distante suppergiù una dozzina di chilometri stando alle spiegazioni del taverniere. 

La donna ammodo ringrazia e abbozza gradualmente dalzarsi, il fidanzato e il medico la sostengono rincuorandola. Il fidanzato la favorisce prestandole aiuto, la sorregge assecondandola nel rivestirsi e in seguito laffianca portandola nel bagno. Il medico salda il pranzo ed esce. 

Trascorrono unicamente pochi istanti, poiché tutti a rilento sallontanano. All’estroso e prospero taverniere, assieme al baldo e pimpante meccanico, rimarrà certamente ben stampato impresso nella memoria, una testimonianza davvero durevole e alquanto ineliminabile. 

{Idraulico anno 1999} 

 

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