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Racconti erotici sull'IncestoTradimento

La bella zietta e il cane da tartufo.

By 6 Maggio 2024No Comments

Ero assolutamente soddisfatto dagli eventi accaduti: mi piaceva il sapore di sesso che permaneva nella mia bocca e non mi innervosiva di certo il pelo di figa che avevo incastrato fra i denti e che faticavo a rimuovere…
Credo non sia inutile riannodare i fili della storia.
Mara entrò nella mia vita dal giorno del suo matrimonio con lo zio Andrea, fratello di mia madre. Mi piacque da subito e, ancora bambino, mi innamorai di quella bella ragazza bruna che, da parte sua, mostrò da subito simpatia nei miei confronti. Alle soglie dell’adolescenza, con l’affacciarsi dapprima timido e poi prorompente delle mie pulsioni sessuali, zia Mara divenne la protagonista delle mie fantasie erotiche. La sognavo e quando mi capitava di incrociarla la guardavo estasiato: lei, che non poteva non accorgersene, mi concedeva un sorriso fra il divertito e il compiaciuto.
La casa dei nonni materni era d’estate, per una settimana o due, centro di ritrovo di tutta la nostra grande famiglia e durante una di queste occasioni potei ammirare per una fortuita, felice circostanza, spiando dal buco della serratura, il mio sogno erotico che si faceva una bella doccia: che meraviglia potersi gustare lo spettacolo del suo massaggiarsi le rigogliose mammelle o dell’insaponarsi il folto pelo nero della figa, allargarsi il solco dei glutei torniti!
Preso dall’eccitazione ansimavo e uggiolavo così rumorosamente da venir scambiato per Full, il cane bracco di casa. Mara dal di là dello porta intimò:
– A cuccia Full, brutto cagnaccio libidinoso!
Full mostrava infatti una smaccata predilezione per gli odori della zietta e non perdeva occasione di annusarle le parti intime, recandole fastidio ma, a onor del vero, anche suscitandole un certo divertimento che tentava di celare.
La mia simpatia per il botolo crebbe non solo perché mi aveva salvato il fondoschiena in quella circostanza, ma anche per la passione – lo ammetto un po’ perversa – che ci accomunava. Lo invidiavo quando dopo una lunga giornata al calar della sera sul prato antistante la grande casa, zia Mara aveva l’abitudine di togliersi le scarpe e Full annusava e leccava senza nessun freno – che le buone maniere avrebbero richiesto, ma essendo un cane poteva fottersene – i piedini olezzanti, mentre io dovevo accontentarmi delle molecole odorose che riuscivo a intercettare a fatica, tenendomi a distanza per non svelare smaccatamente la mia preferenza per quelle deliziose estremità.
Mamma, che si sentiva in competizione con la giovane cognata che l’aveva spodestata nell’ideale classifica di bellezza delle donne di casa, cercava in lei un punto debole.
– Indubbiamente Mara è una bella ragazza, ma quella sua fissazione di tenersi non depilate le ascelle e l’odore che da esse emana in certe circostanze….che volgarità ingiustificabile! Andrea, avrebbe meritato di meglio -, sospirava.
Se questo particolare delle ascelle irsute faceva storcere il naso a mammà, certo io non la pensavo allo stesso modo e anzi ne ero attizzato. Per non parlare degli odori di zia Mara che a me garbavano alquanto e anzi mi facevano letteralmente ribollire. Si, devo confessarlo ma – sarò strano – gli aromi naturali femminili mi hanno da sempre stimolato sessualmente in maniera smodata.
Un paio d’anni da quell’estate – era terminata da poco la scuola – lo zio Andrea, che aveva avviato una promettente attività, telefonò a mia madre chiedendo se io avessi potuto concedergli il mio aiuto per qualche giorno. Si trovava infatti nella necessità di recarsi all’estero accompagnato da due suoi dipendenti per una fornitura importante e a lasciare in ditta la solo zia Mara, che si sarebbe potuta trovata in difficoltà; in quel frangente, accaduto così improvvisamente, solo io rappresentavo la soluzione.
Gli zii abitavano a 150 chilometri di distanza, troppi per poter fare il pendolare e così io mi sarei dovuto trasferire a casa loro.
Mi atteggiai a martire, fui appassionato e convincente nella narrazione del bravo ragazzo che sacrifica parte – invero breve – della sua estate, stoicamente, per il bene della famiglia, riempendo di orgoglio fino alle lacrime commosse mia madre, fiera del così bravo figliolo che aveva tirato su.
Ero ovviamente felice dell’opportunità – forse solo nella mia fantasia – che mi si offriva così carica di promesse, ma volevo evitare che nella testa di mamma si insinuasse il pensiero che il mio ritrovarmi con la bella zietta, soli soletti, potesse nascondere qualche insidia per il suo giovane e innocente ragazzo; d’altro canto per lei ero sempre il suo ingenuo bambino e non un giovane animale traboccante di ormoni, con il sesso come pensiero dominante stampato nella zucca.
– Grazie per l’aiuto che ci darai; son proprio contenta tu sia qui.
Al mio arrivo zia Mara mi accolse con un abbraccio e un bacio sororale e ne fui profondamente contrariato. Sognavo ben altro!
La giornata di lavoro iniziò da subito e ben presto mi pentii per aver seguito il mio progetto, che ora mi appariva velleitario, di avere zia Mara, nuda fra le mie braccia, disponibile ad assecondare i miei capricci e a introdurmi nel magico mondo del sesso. Lavorammo duramente a spostare materiale, a ordinarlo, noi due e basta – quell’azienda che in breve avrebbe ottenuto un lusinghiero successo, era ancora in embrione – in quella giornata lunga e calda.
– Greg ci rifaremo stasera con una bella cenetta -, cercò di incoraggiarmi la zietta.
Col passare delle ore ero sempre più deluso, poiché mi aspettavo uno sviluppo intrigante di quella giornata che invece scorreva via insulsamente; mi maledissi per non essere rimasto a casa con i miei amici allegri e sfaccendati e, soprattutto, con tutto il tempo a loro disposizione.
Fu poco prima della pausa pranzo, un frugale spuntino consumato in ditta, che accadde l’imprevisto.
Nel sollevare un grosso scatolone per riporlo su un ripiano il mio naso venne a contatto con l’incavo ascellare di zia Mara – che per comodità indossava una t-shirt smanicata -, sudato e intensamente odoroso per il caldo appiccicoso e il febbrile lavoro. Ne approfittai per inalare voluttuosamente, in modo fin troppo plateale, quell’afrore carico di feromoni. Ero giovane ma, come già detto, un convinto e appassionato feticista.
Zietta non potè non accorgersene e sul volto le si disegnò, dopo una fugace sospensione, un enigmatico sorriso. Pensai di aver esagerato lasciando trasparire questa mia predilezione.
Seduti per rifocillarci su un materasso, che fungeva da improvvisato divano, zia Mara mi guardò, mi sorrise languidamente, poi mi rivolse parole che mi lasciarono sorpreso e mi accesero:
– Scusami, ma dopo tutto questo caldo, mi rendo conto di puzzare. Temo di averti disgustato; ti chiedo scusa e appena possibile, una bella doccia mi rimetterà in ordine.
Scorsi nella sue frasi e nei suoi sguardi allusivi una evidente provocazione – pensai si fosse accorta della mia particolare inclinazione già in altri momenti vissuti nella grande casa di famiglia durante le passate estati.
Ebbi la certezza che era giunto il momento tanto atteso e decisi di lanciarmi:
– No, no anzi le tue ascelle sudate e non depilate…mi piacciono…ehm …molto, moltissimo. Sono decisamente sexy.
Ora il suo volto assunse un’espressione decisamente maliziosa.
– Se vuoi giocare, annusami a piacimento, te lo consento, te lo meriti. Devo ammettere che trovo tutto ciò estremamente intrigante.
Stesa sul materasso dopo essersi tolta la maglietta, solo col reggiseno, allungò le braccia al di sopra del capo scoprendo così le sue ascelle bagnate che mi apparivano fauci spalancate che mi reclamavano. Mi gettai con la mia bocca, la mia lingua, le mie narici su quegli incavi pelosi dal pungente odore inebriante con l’uccello che lievitava. Le mie mani nel frattempo giocavano con le meravigliose mammelle di zietta liberate dal reggiseno che, impaziente, avevo strappato via.
Mara, con una faccetta da troia, mi stimolò:
– Sei davvero un pervertito mio giovane nipote Greg, ma puoi chiedermi di più, posso concederti di molto meglio -, si liberò dei leggings e degli slip e completamente nuda, chinandosi e, sollevando il bacino, mi deliziò con la vista posteriore della sua fessura, gonfia e gocciolante e della scura rosellina del culo.
– Hai mai assaggiato la figa di una donna? Se vuoi è venuto il momento e poiché apprezzi i miei odori e sapori, puoi saziartene a volontà.
Mi parve troppo bello, non credevo ai miei occhi: quella meraviglia che si spalancava di fronte a me, grondante di umori era tutta mia, attraente, ammaliante, ipnotica, disponibile, con intatto tutto lo stordente afrore – di figa non lavata – di quel giorno di sudore e fatica: il mio sogno si stava avverando.
La zietta in tutto il suo procace fulgore si offriva a me senza limiti e gustai il suo aroma selvatico d’animale in calore, impazzendo, a mia volta, da bestia allupata. Avvinghiati in un erotico intreccio, mi sentii incoraggiare dalla sua suadente voce:

– Greg, sento che hai un bell’affare fra le gambe – percepivo la sua mano che mi aveva afferrato l’uccello -, forza infilamelo nella figa, scopami, puoi venirmi dentro, ho preso le mie precauzioni. Tranquillo, forza prendimi, sbrigati mettimelo dentro, riempimi con la tua sborra.
Introdurre il mio cazzo nell’ anfratto umido, profumato, spingere, martellare quella carne di colei che era la mia brama, la mia ossessione morbosa, che miagolava lussuriosamente, rese la mia prima chiavata indimenticabile, anche se l’estremo ardore che mi dominava non mi consentì una prestazione memorabile in termini di durata. Le esplosi nel grembo troppo in anticipo per quello che mi prefiggevo.
Lesse la delusione dipinta sul mio volto e m’incoraggiò:
– Non preoccuparti caro. Sei stato bravo, davvero, ma farai di meglio. Adesso occorre riprendere il lavoro e devi cercare di recuperare le tue forze per il programma che ci aspetta. Per stasera cosa ne dici se invece di uscire per cena, ci facciamo recapitare una pizza e passiamo la notte insieme a letto? Ci sono tante cose da sperimentare, esaudire i desideri che ci tormentano. Ti propongo due proposte stuzzicanti come ipotesi per la serata. La prima, un appetitoso aperitivo, penso proprio andrà incontro alle tue inclinazioni, mio giovane nipote feticista pervertito: i miei piedi sudati e odorosi appena liberati dalle ballerine che calzerò di proposito a nudo, ininterrottamente tutto il pomeriggio col risultato di diventare una fornace ardente, fucina di odori e sapori, e seconda potrei offrirti il mio buchetto stretto che reclama carne fresca e appassionata. Ti confesso che l’essere presa mentre vengo annusata scatena la mia eccitazione, mi fa sentire una animale femmina in calore ed esalta il mio godimento. Incontrare poi chi come te lo apprezza non è scontato, – a mio marito non piace per esempio – e meraviglioso. Per il sesso anale ho una particolare attrazione e che non gusto ormai dagli anni dell’università. Sarò l’intera notte tutta per te, e potrai farmi quello che ti passerà per la mente, ma proprio tutto quello che la tua fantasia osa sognare. Mi preparerò l’intestino che sarà pulitissimo e potrai inculcarmi spensieratamente.
– Certo che si -, esclamai del tutto entusiasta del progetto e si rivelò, a tutti gli effetti, una libidinosa notte di fuoco: esordii impossessandomi di quei piedini olezzanti – puzzavano in maniera sublime, e deliziosamente -, che mi inebriarono, entusiasmarono e rapirono i miei sensi. Li annusavo a mio piacimento, schiacciandoli sul mio naso, tutto sovreccitato, finalmente libero di dar sfogo alla mia perversione.
Ma quel piacere non fu nulla al confronto dell’ aprire quel bella pesca di carne, carpirne come anticipo con la lingua e l’olfatto tutti gli aromi che si liberavano, finalmente violarne le strette pareti, delicatamente all’inizio e poi con crescente vigore, sfondare quel culo , godere nel percepire il cazzo strofinarsi contro le sue pareti che gli si stringevano attorno, far gemere e urlare la mia amante che, infoiata mi incitava:
– Inculami! Stai andando bene, spingilo di più ancora più su!
Colmarla del mio sperma caldo, condividere uno scuotente orgasmo, riprendersi un attimo e ricominciare gareggiando a chi fra noi fosse il più insaziabile, mi dette emozioni indescrivibili.
Nei tre giorni in cui rimasi con lei esagerammo col sesso, dando sfogo a tutte le nostre bramosie, oltrepassando il limite della perversione, non negandoci nulla e tutto ciò sotto la regia di quella inarrivabile amante; posso affermare di aver vissuto all’interno di una bolla erotica dove tutto era lecito nel possedere quel corpo dalle splendide forme, dalla chimica perfetta degli odori e che priva di scrupoli, espertissima troia mi assecondava in tutto, da ritenermi infine sazio per aver soddisfatte le mie più oscene voglie.
Al mio ritorno mammà osservandomi preoccupata sbottò:
– Caro ti sei stancato troppo in questi giorni di lavoro intenso, hai certe occhiaie! Adesso Greg riposati, te lo sei meritato.
Avesse saputo la verità!
Passarono gli anni e zietta Mara divenne mamma felice di tre bambini e fu, forse, sposa fedele – anche se avendola conosciuta intimamente poco ci credo -.
Comunque una complicità, fatta di sorrisi e strizzate d’occhi, è rimasta immutata fra noi per quel segreto, solo nostro, di giornate irripetibili e indimenticabili. Non ho perso la speranza, di avere l’occasione prima o poi, di concederci un momento solo per noi.
Ricordo che, nel viaggio di ritorno a casa dopo quei giorni così bollenti, mi divertivo a pensare che nonno Alfredo, se avesse saputo delle mie performance olfattive, mi avrebbe reclutato per la ricerca del tartufo. Ma no, per quello c’era già il fido Full abilissimo allo scopo; forse però avrei potuto avere un ruolo per la selvaggina, non di penna ma di pelo, ben s’intende.

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