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Racconti erotici sull'IncestoTradimento

La mogliettina e la zia incestuosa

By 20 Marzo 20242 Comments

Silvia stava tornando a casa in autobus in quel pomeriggio di inizio estate, non proprio soddisfatta dell’incontro che aveva avuto con il suo prossimo relatore di tesi. Quell’uomo inflessibile e incorruttibile le aveva mosso dei rilievi costringendola a rivedere il suo lavoro che pensava di aver ormai concluso. L’aveva bruscamente congedata lasciandole il pomeriggio libero. Faceva troppo caldo per restarsene in giro e decise di tornare a casa. Aveva a disposizione ancora molto tempo prima della cenetta che l’ aspettava con suo marito.
Il tragitto non era propriamente breve, la vettura era piuttosto affollata e l’aria afosa. Si rassegnò chiudendosi nel suo malumore. Avvertì, a un certo punto, con iniziale fastidio un corpo dietro di lei che si appoggiava fino ad aderire al suo.
Lo spazio affollato da tante persone era esiguo e, dapprincipio, e Silvia non realizzò ciò che chi le era dietro volesse fare, ma rapidamente si arrese all’evidenza.
L’azione dello sconosciuto, dopo un assaggio cauto in cui si strusciò sulle sue natiche, cominciò a farsi incalzante. Logica avrebbe voluto che lei si fosse ribellata, che avesse protestato. Ma perché reagire? Era così misterioso, affascinante e divertente essere in mezzo a tanta gente e abbandonarsi all’oscenità che si consumava segretamente, con il brivido che qualcuno degli astanti potesse cogliere quello che stava accadendo. Dita intraprendenti, frementi alla base dei suoi seni che vennero carezzati con lascivia, mani a toccare il culo attraverso la stoffa sottile del suo vestito. Il suo abitino fu sollevato dal di dietro e lo sconosciuto che giocava col suo corpo intercettò le sue mutandine umide per la crescente eccitazione che la pervadeva. Silvia doveva trattenersi per non gemere e svelare così a chi la circondava il gioco bollente che la coinvolgeva. Si rese, con sorpresa altresì conto, che le dita che frugavano le sue intimità erano fornite di lunghe unghie: dunque lo sconosciuto era in effetti una sconosciuta. Per lei l’amore saffico era realtà inedita, ma ne avvertì una potente attrazione, spinta dal suo demone a ricercare qualcosa di eccitante per la sua sete di novità sessuali.
Avvertì il respiro caldo della sconosciuta sul collo, le sue labbra lasciavano una scia umida sulla sua pelle. Che voglia di concedersi a quella promessa di piacere, mente le sue gambe parevano cedere!
Una voce calda le bisbigliò:
– Cara vieni da me a continuare questo stimolante approccio. Scendi alla prossima fermata, vuoi?
– Si -. Rispose con sussurro. Era quello che sperava.
Fendendo la compatta massa di passeggeri scesero alla fermata.
La sconosciuta, il suo nome era Rossana, era una bella donna, di alta statura, formosa – curvy si sarebbe definita oggi – dell’età di circa quarantacinque anni. Rossana, presa per mano Silvia la condusse, percorsi duecento metri, alla sua abitazione situata al quinto piano di un condominio. La casa era dignitosa con poche concessioni all’eleganza.
Rossana non perse tempo in stucchevoli preamboli e condusse Silvia in camera da letto.
– Cara l’hai mai fatto con una donna?
– No, non so se…
– Concediti a questo nuovo piacere. Spogliamoci, forza.
Rossana sovrastava con la sua struttura imponente Silvia e, guardandola con occhi pieni di concupiscenza, nell’ammirazione del fisico armonioso della sua giovane conquista, esclamò:
– Sei veramente un delizioso fiorellino. – Poi ponendosi alle spalle della ragazza la cinse, la immobilizzò, giocò con quegli splendidi seni a goccia; la stese sul letto e la sommerse con le sue opulente forme, la leccò tutta con una furia tale che pareva volesse mangiarla.
Silvia si emozionò, apprezzò le ardenti attenzioni di quella donna le cui lunghe unghie laccate le provocavano brividi quando scorrevano sulla sua pelle o le titillavano i capezzoli, le intimità; era divenuta un giocattolo erotico nelle mani di quella procace donna che la manipolava come una bambolina, la baciava ovunque. Arrendevole Silvia si lasciava fare e quando Rosanna le aprì le cosce, immergendo il volto nella figa bagnata della ragazza, le stimolò a dovere il clitoride che, sensibilmente sollecitato, la fece impazzire di piacere. Mai nessun uomo le aveva leccato la figa così!
Fu una erotica lotta di due corpi bollenti e Silvia si trovò a succhiare quelle tette che sembravano soffocarla per quanto erano enormi, sempre più coinvolta nel lesbico gioco dissoluto che aumentava per intensità e fuoco; la sua bocca fu a contatto con la figa di Rosy ornata di un folto vello fulvo intriso di sudore e umori dal sentore selvatico che assaporò con gusto, mentre la sua amante urlava incitandola a insistere.
– Forza fighetta, non fermarti.
Mentre i loro pubi si sfregavano e si premevano in uno stimolante esercizio, loro erano beate, a godersela, a baciarsi, a leccarsi, toccarsi infoiate. Erano talmente prese da non accorgersi che un ragazzo vicino ai vent’anni era entrato in camera e guardava assai interessato le due femmine avvinghiate. Quando, inevitabilmente, se ne accorsero interruppero la loro azione piuttosto bruscamente, ma mentre Rossana dopo un’iniziale sorpresa scoppiò a ridere, Silvia si bloccò imbarazzata.
– Ma che bel regalo ci ha portato la nostra cara zia Rosanna; a quel che vedo la ragazza è veramente molto carina. Qui in camera c’è un intenso odore di sesso e i vostri corpi esibiti così sudati, abbracciati costituiscono una vista molto avvincente, spero bene che ci sia posto anche per me!
Rossana, separata dal marito da qualche anno, viveva un’intensa relazione sessuale col nipote Toto, suo frequente ospite e i due amavano talvolta condividere le loro conquiste amorose in una libidinosa esperienza a tre.
– Certo Toto, unisciti a noi.
– Zia Rossana la tua figa generosa la conosco e apprezzo, ma ora vorrei poter apprezzare quel corpo fresco con cui stai giocando.
Silvia capiva benissimo che era inutile ribellarsi o protestare, tanto più che lei stessa si era cacciata in quella situazione, ma che soprattutto la intrigava assai sperimentare quella nuova esperienza.
Si ritrovò così a carponi sul lettone e mentre Rossana le leccava da dietro freneticamente, stimolandole la figa e il buchetto del culo, lei si prese cura del bel cazzo di Toto che a gambe larghe stava davanti a lei. A Silvia piacque prendere l’uccello ancora rilassato in bocca, avvertire che diventava tosto mentre lo lavorava e una volta duro vederlo ergersi svettante, farselo sbatacchiare in viso, baciarlo, leccarlo, succhiarlo, goderselo con passione e favorire la penetrazione in bocca con l’aiuto della mano.
Era troppo eccitante gustarsi quel pompino mentre la sua figa e il suo culo venivano così piacevolmente investite dall’oscena furia di Rossana. Il cazzo di Toto le esplose in bocca riversando il suo liquido cremoso, caldo; volle ingoiarlo, e non mancò di realizzare una bella pulizia della cappella e delle gocce colate sull’asta.
Dopo aver ripreso fiato, la sarabanda a tre continuò e Toto potè scoparsi la bella Silvia – con un’irruenza tipica della sua gioventù – spingendo senza respiro, pompando furiosamente con quel cazzo infuocato, invadendola e non fermandosi fino a farle raggiungere un appagante orgasmo. La sua vagina fu riempita dal caldo seme di Toto. La bocca di Rossana volle partecipare lappando i succhi del piacere maschile e femminile che defluivano dalla figa, gonfia di piacere, di Silvia che era sospesa in una beatitudine estatica.Terminata la loro performance sessuale, Silvia trasalì, rendendosi conto del tempo trascorso:
– Devo scappare. S’è fatto tardi.
Si ricompose in fretta, meglio che poté, asciugandosi l’intimità con un fazzolettino.
– Peccato, vista la tua pesca di carne stupenda avrei desiderato tanto incularti, Torna a trovarci Silvia, ti aspettiamo, è stato fantastico!

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