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Racconti di DominazioneTradimento

La mogliettina perde la virtù.

By 3 Maggio 2024No Comments

Beatamente rilassata in un piacevole dormiveglia, per istinto insinuò la mano destra sotto l’elastico del pigiama e iniziò a carezzarsi il monte di Venere. Nel tepore del suo letto, percepito ancora più confortevole pensando alla nebbiosa e fredda mattinata che stava avanzando  e che con la sua luce livida inondava la stanza del grazioso bilocale dove viveva con Max, suo marito da qualche mese. Silvia stava ultimando la sua tesi di laurea e aveva seguito il marito al  suo primo incarico in quella città.
La domenica, il coniuge era partito all’alba, sottoponendosi a una levataccia per una trasferta della sua squadra del cuore e sfruttando l’occasione rappresentata da un biglietto che gli era stato regalato da un conoscente.  Silvia si era alzata per salutarlo; preparandogli un caffè aveva sbirciato dalla finestra, scorgendo una fitta nebbia che ovattava le cose e spioveva sulle strade quasi deserte, rendendole lucide.
 – Max sei proprio sicuro di voler andare? Con questo tempo poi? Ti prego torna a letto con me.
 – È un’occasione unica che non posso perdere, il biglietto regalatomi dall’avvocato Tollerini; sarebbe scortese rifiutare un regalo a quell’uomo molto potente che può essermi utile per la mia carriera e tra l’altro è proprietario del nostro appartamento. Ormai un amico è qui sotto e mi sta aspettando. Rimarrà un’eccezione questa uscita, vedrai.
Era tornata, rassegnata, fra il delizioso tepore delle coltri, assopendosi dolcemente. Nella fase di dormiveglia, che precedeva il sonno, le vennero alla mente immagini scabrose di  alcuni film porno contenuti in cassette VHS –  in quegli anni ’80  costituivano il supporto video più avanzato disponibile –  che avevano visto una sera a casa di amici. Se l’intento era stato quello di scherzare sulla rozza trama e le esagerazioni erotiche, nondimeno Silvia ne era rimasta turbata, e non solo, addirittura affascinata da quell’universo lussurioso di sesso selvaggio e perverso, per lei fino ad allora sconosciuto e inconcepibile. Le era rimasto dentro un desiderio di provare almeno qualche volta un’evasione che, senza negare la convivenza coniugale, potesse fornirle un’eccitante novità e farle superare quel fondo di insoddisfazione che le era cresciuto dentro nella delusione della routine quotidiana. Ora, nella rilassante disinibizione favorita dal sonno incipiente, immagini lussuriose si formavano nella sua mente vivide ed eccitanti.
La mano sinistra carezzava i seni giocando con i capezzoli. Toccò, dapprima delicatamente,  e via via in maniera più decisa la vulva che divenne sempre più umida. Il piacere aumentava e ora entrambe le mani si dedicarono totalmente alla sua fessura allargando le grandi labbra. L’indice e il pollice stringendole, sollevarono le pliche delle  piccole labbra e le accarezzarono delicatamente; le dita si introdussero poi nello scuro anfratto indugiando alla soglia, entrando e ritirandosi con movimenti pendolari.
La vagina, ora stimolata dallo sfregamento prodotto dalle dita che si muovevano rapide e stirando il frenulo clitorideo ne avevano scoperto il sensibile glande. Percepì un piacevole brivido, che si irradiava a tutto il basso ventre. Silvia  si agitava freneticamente, mentre il suo respiro diventava affannoso, gemeva e sussurrava a un suo fantasmatico amante:
 – Siiii, sii continua a chiavarmi, sono tua. Insisti che sto venendo! Oooooh! Siiiii!
Le sue dita erano intrise dagli umori odorosi, che abbondanti colavano all’esterno della sua figa; se le portò alle labbra assaporandoli. Era in preda ad una estrema eccitazione che la spinse a giocare con il suo buchetto anale che, anch’esso, sembrava reclamare di essere penetrato. La sua eccitazione non si era placata quando suonarono alla porta.
 – Chi sarà?
Indossati rapidamente i pantaloni del pigiama sul suo pube umido e impiastricciato dai suoi succhi rappresi, risistemata la maglietta, corse alla porta, dopo aver calzato le sue usate, care e calde slippers.
Alla porta l’avvocato Giacomo Tollerini, sorridente e con in mano un vassoio di dolci della miglior pasticceria della città.
Da tempo Tollerini, prossimo ai cinquant’anni, potente personaggio pubblico, da impenitente seduttore aveva posto gli occhi sulla sua giovane inquilina e la voleva intensamente fare sua. Silvia, deliziosa brunetta di ventitré anni, possedeva un fisico flessuoso ma dotato delle opportune morbidezze ai punti giusti. Quella carne fresca fra le sue caratteristiche ne annoverava una che lui apprezzava particolarmente : l’essere sposata. Lo eccitava perversamente violare un talamo e appropriarsi di un bene che non gli apparteneva.
Durante l’estate scorsa sfruttando la vicinanza di ombrellone l’aveva a lungo radiografata con gli occhi: un bel volto illuminato da un sorriso straordinario, un fisico esile ma armonioso impreziosito da due seni deliziosi e perfetti e poi due piedini adorabili – particolare che lui apprezzava da gourmet feticista. Ma non era solo questo, ma soprattutto il fatto che la ragazza trasudasse una carica sessuale non comune e di cui sicuramente non ne era pienamente consapevole.
Tutto ciò aveva reso Tollerini più determinato nei suoi progetti di conquista, peraltro pazienti e mai avventati.
Nei dialoghi intercorsi con la ragazza, in spiaggia prima e poi, quando capitava l’occasione, – intuendo in lei un germe di inappagamento e di curiosità – aveva, in maniera apparentemente casuale, insinuato che qualche trasgressione sessuale all’interno di un rapporto di coppia ne rafforzasse il legame e che reprimere certe naturali e istintive pulsioni fosse deleterio, come occorresse aprirsi alle nuove esperienze. Era sicuro di aver colto nel segno e di aver aperto una breccia nelle convinzioni tradizionaliste di Silvia.  
La giovane da parte sua era attratta da Tollerini, uomo indubbiamente affascinante e dotato di una quasi diabolica capacità di leggerle dentro i desideri, i turbamenti e di suscitarle pensieri lussuriosi. Provava inoltre nei confronti del potente personaggio una certa soggezione che la spingeva a un atteggiamento ancillare che rafforzava nell’uomo, che l’aveva colto nettamente, l’idea che i suoi progetti di conquista sarebbe stati resi più agevoli in forza della sua condizione egemone.
Così l’avvocato pensò fosse venuto il momento opportuno per mettere finalmente in atto la fase esecutiva del suo piano. Conoscendo la fede calcistica del marito di Silvia riuscì –  per lui cosa facilissima – ad ottenere il  raro biglietto di un’importante partita in trasferta della sua squadra del cuore e gliene fece dono, da buon vicino, adducendo come scusa di non poterlo utilizzare per sopraggiunti, improrogabili impegni.
Pertanto quella domenica mise in atto la strategia che aveva pianificato per realizzare quel desiderio da lungo accarezzato.
 – Buongiorno avvocato Tollerini, che sorpresa! Posso esserle di aiuto?
 – No tranquilla. Mi volevo semplicemente far perdonare per averla privata per oggi della presenza del suo giovane marito – lanciando uno sguardo allusivo e lascivo. Le consegnò i pasticcini e finse di volersene andare.
 – Mi scusi avvocato per il mio stato deplorevole, ma ero ancora coricata….
 – Ci tornerai fra poco a letto, ma con me stavolta, bella porcellina – pensò sicuro di sé.
 – Scusarsi lei? Lei è sempre adorabile. Sono stato io ad essere inopportuno. Ma me ne vado immediatamente
Pur imbarazzata dal suo aspetto che riteneva impresentabile, in Silvia prevalse la sua buona educazione ma non solo – lo stato di eccitazione che provava le creava un particolare stato d’animo.
Con voce che tradiva emozione:
 – Entri avvocato, posso offrirle un caffè?
Giacomo Tollerini, ovviamente non aspettava altro, sorrise accondiscendente ed entrò.
– Ora, pollastrella é giunta l’ora di prendermi la tua carne fresca -, ponderò dentro di sé, pronto ad agire.
Mentre Silvia si apprestava a preparare un caffè, l’avvocato le scivolò  alle spalle stringendole i seni perfetti, di cui apprezzò la consistenza e prese a baciarle il collo. Lui aveva deciso che il momento dell’assalto era giunto, l’occasione era ghiotta, la circostanza favorevole, il rischio di beccarsi uno schiaffone, improbabile ma in ogni caso accettabile.
Silvia era già predisposta e disponibile a quelle attenzioni oscene per l’intensa eccitazione suscitatale dal suo recentissimo autoerotismo: la sua intimità era tutta bagnata e i capezzoli spiccavano duri come proiettili al di sotto della sottile trama della maglietta al contatto delle dita dell’avvocato che con decisione, insistendo nella sua azione, insinuò la mano sotto l’elasticità del pigiama della ragazza, dove si compiacque di trovare una figa già preparata, fradicia e con il pelo pubico appiccicaticcio per la precedente masturbazione; l’odore del sesso si percepiva chiaramente nell’aria, assolutamente inebriante.
Portò le sue dita intrise di caldi, profumati odori alla bocca di Silvia che interruppe i suoi sospiri e gemiti per succhiarle voluttuosamente.
– La giovane troia è calda e pronta a concedersi ai miei appetiti – considerò gustandosi, trionfante, la vittoria conseguita.
Silvia non poteva opporsi a quell’uomo potente che la sovrastava psicologicamente, ma anche perché le voglie di lui coincidevano esattamente con le stesse che lei avvertiva.
Tuttavia volle mostrare una riluttanza che parve invero formale e poco credibile:, fu una patetica parvenza di resistenza.
 – No, avvocato cosa sta facendo? La prego, non possiamo. Sono una donna  sposata.
  – Proprio questo rende la circostanza ancora più allettante – pensò lui, perfido.
Tollerini, in tutta risposta, girò Silvia e avendola di fronte ne potè ammirare il volto imporporato per una timida pudicizia residuale miscelata di una lussuria che le sue labbra dischiuse in una resa e in un’offerta, il respiro affannoso per l’eccitazione non potevano nascondere: Cornelia e Messalina insieme!
Insistendo nella sua azione, le loro labbra si unirono e le lingue si intrecciarono, si succhiarono, la saliva passò dall’uno all’altra. Silvia, con il respiro sempre più affannoso e il cuore in tumulto, senti brividi percorrerla lungo la colonna.
L’avvocato prese per mano la bella sposina, arrendevole e disponibile, e la condusse in camera facendola adagiare sul letto sfatto.
Il volto di Tollerini sollevate le caviglie di Silvia, allo scopo di sfilarle i pantaloni del pigiama, venne a contatto con i piedi abbronzati di lei, magri e bellissimi
Apprezzò quell’odore pungente dal tenue sentore di cuoio e sudore che i piedini avevano rilasciato, nel tempo, alle slippers, ed esse ora, di rimando, l’avevano restituito: annusò voluttuosamente e ciò gli suscitò un’ipereccitazione selvatica, primordiale: coprì di baci e succhiò quelle deliziose estremità. Lei era ormai abbandonata alla sua smaniosa voglia di essere presa
 La spogliò ammirando quel corpo di giunco dalle sublimi tette a goccia, dove un triangolo corvino faceva spicco su una pelle ancora lievemente ambrata, residuo di un’abbronzatura estiva. Come attirato da un magnete, affondò il suo volto fra le gambe della ragazza. La vagina già rorida di quell’ambrosia, profumava: inalò e bevve la delizia che promanava da quel giovane corpo.
 Silvia era rapita, in estasi e desiderosa di far piacere all’uomo: gli sbottonò i pantaloni e gli sfoderò un pene, di cui Tollerini andava giustamente orgoglioso. Con occhi sgranati e le guance in fiamme, ammirata, d’istinto esclamò:
 – É bello grosso!
 – Vedi che ad aprirsi a nuove esperienze si fanno belle scoperte – allegramente, di rimando.
La ragazza prese in bocca quel cazzo che si inturgidì  ulteriormente, lo cinse, lo avviluppò con le  sue labbra e la lingua e lo succhiò e lavorò come meglio poteva, considerando la sua non eccelsa esperienza. Ma Tollerini voleva altro. Desiderava entrare in quella palpitante giovane carne. Le fu sopra: poteva ammirare quel volto travolto dalla passione che lo invitava  a farla godere pienamente. Il suo cazzo eretto, prese possesso di quella meravigliosa rosea fessura umida, lentamente per potersi abbeverare pienamente di quel piacere, per centellinarlo.
Per lui scopare era un’arte da lungo coltivata. Le penetrazioni si fecero sempre più potenti e la figa si contraeva e si stringeva su quel membro dalla grossa cappella. Silvia faceva oscillare indietro e in avanti il suo bacino, partecipando appassionatamente all’amplesso, mentre una sensazione di caldo le si propagava dalla vulva, al perineo, all’ano. 
 – Che scopata, non si fermi avvocato per favore, è stupendo. Mai provato un godimento così! Sto venendooo!
 L’orgasmo colse Silvia che, con occhi sognanti, ansimava sensualmente, mentre le sue cosce stringevano i fianchi di lui per tenerlo dentro di sé: non aveva mai fatto l’amore così bene.
L’avvocato Tollerini, insaziabile voleva rendere perfetta la sua conquista e mangiare un frutto prelibato, cogliere un fiore che – pensava – nessuno aveva ancora potuto; approfittando della condizione psicologica di Silvia, che giaceva con gli occhi socchiusi pienamente appagata e completamente prona alla sua libidinosa volontà di maschio dominatore, le sussurrò mellifluo:
 – Vuoi rendere ancora più memorabile questo momento?
 – …Si…, ma in che modo?
 – Vorrei possedere il tuo culo.
Lei pensò che l’aveva sempre considerata una pratica riprovevole, ma non era in grado di opporsi al suo dominatore e inoltre era morbosamente attratta dalla novità.
 – Vuole….sodomizzarmi, insomma? Ma mi farà male? È la prima volta, sa.
 – Magnifico, il culo é inviolato, avevo ragione – esultò dentro di sé,  poi a voce alta:
 – Tranquilla. Fidati. Hai del lubrificante?
– In bagno c’è dell’olio di mandorle.
– Prendilo andrà benissimo.
  – Va bene, allora faccia di me tutto ciò che desidera, sono sua.
L’avvocato trattenne a stento una risata: era divertente farsi dare del lei da una tipa che si stava per inculare.. Comunque non perse tempo e posta Silvia in posizione proclive si dedicò a quel tenero fiorellino finora inviolato: lo inumidì con la lingua, grufolando come un maiale affondò il suo volto nel solco gluteo leccando, succhiando, assaggiando, si aiutò con le abbondanti secrezioni vaginali e per finire l’opera con l’olio lubrificò l’ano e le sue dita che, introdotte nella cavità anale, sapientemente ottennero un rilassamento ottimale della muscolatura. Finalmente introdusse il suo cazzo eretto, che cosparse di olio, in quel buchetto beante. La cappella violò lo stretto sfintere e si fece strada nelle viscere della giovane. Lei percepì strano, ma non particolarmente doloroso, il riempimento del suo retto. Gemette.
 – Senti male?
 – Appena un po’. Continui, è una particolare sensazione ma mi sta piacendo.
I recettori anali promuovevano una sensazione meravigliosa mai provata prima. Tollerini sentiva la sua autostima tracimare nel possedere quel meraviglioso, fresco corpo che palpitava succube sotto di lui, intensificò la sua penetrazione pompando sempre più forte.
 – È bello, godo tantissimo: ora forza mi rompa il culo senza pietà, si spinga dentro più che riesce e mi riempia. Mi fa morire!
Nel frattempo le mani della giovane donna si spinsero a titillare istintivamente il clitoride facendo esplodere il godimento a livelli eccelsi.
Lui continuò fino all’emissione del suo seme caldo nelle viscere di Silvia. Poi il pene perse volume e scivolò all’esterno accompagnato dallo sgocciolare dello sperma.
La giovane donna avvertì la necessità, dopo quello stimolo fino ad allora sconosciuto, di svuotare il suo intestino. Attraverso la porta semiaperta del bagno rivolgendosi a Tollerini:
 – È stato magnifico. La giornata è ancora lunga e mio marito tarderà ancora un bel po’. Perché avvocato non si ferma per una spaghettata? Poi potrà su di me dare sfogo a tutte le sue inconfessate voglie. Metta in atto senza freni le sue fantasie più perverse. Può trattarmi da quella lurida, oscena troia che, nascosta in me, lei fatto emergere. Pensa di voler disporre del mio corpo? Lo farà?
Tollerini, passò mentalmente in rassegna il suo repertorio di perversioni che avrebbe potuto sperimentare su quella sua giovane schiava e ghignando esclamò:
– Contaci.

 

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