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Rivelazioni su me stessa – parte prima

By 27 Settembre 2023One Comment

“Ecco, signor Mario; siamo quasi arrivati… Deve svoltare qua … Si la stradina sulla sinistra.. Ecco, si fermi qui a lato, io abito lassù , vede? Quelle finestre al quarto piano”

Stavo per accomiatarmi e rientrare a casa dopo una serata a cena passata in compagnia del mio capo al lavoro. Mi sentivo pervasa da un vago senso di delusione.
Non avrei saputo nemmeno dirmi quali fossero le mie aspettative da questo inaspettato sviluppo extra lavorativo.

Il signor Mario è il mio datore di lavoro. Io sono impiegata in un piccolo albergo del centro storico del quale i padroni sono la signora Sandra e il signor Mario, coniugi.

Quel pomeriggio a lavoro avevo fatto tardi lavorando a varie beghe amministrative fuori dall’ordinario, che il signor Mario aveva ritenuto necessario supervisionare (evento senz’altro eccezionale, credo fosse la prima volta che accadeva), superando di almeno un paio d’ore il mio normale orario di lavoro; il signor Mario era mi disse che era troppo tardi e potevamo continuare a discutere delle questioni da risolvere a cena, chiaramente avrebbe offerto lui.

Avevo accettato l’invito, e mi chiedevo perché. In realtà il signor Mario aveva destato la mia curiosità. Di mezz’età, forse intorno o vicino alla cinquantina, non era bello e fisicamente di bassa statura e di corporatura tozza, e tutto sommato nonostante a volte si vestisse alla moda, non dava l’impressione di avere cura della propria immagine, anzi a volte sembrava un po’ trasandato. Partecipava poco alla gestione dell’albergo che di fatto era sulle spalle di sua moglie, che per noi del personale era la vera padrona.

Quando veniva in albergo, per lo più si sedeva in reception a leggere riviste di gossip, su cui sapeva tutto, o ci faceva perdere tempo impegnandoci in conversazioni totalmente futili, come futili d’altronde erano tutti i suoi interessi, per lo meno ai miei occhi. A volte mi era capitato di notare che incollava lo sguardo sul sedere di una cliente o una dipendente, ma non mi pareva cosa degna di nota: molti maschi lo fanno. Indossava spesso capi “firmati” ma scelti senza gusto estetico.

In sostanza, lo avevo classificato come persona molto leggera, grigia e insignificante.

Le poche volte, però, che mi era capitato di parlare di lui con le colleghe, venivano fuori cose strane: Anna la caposala mi consigliò di non dargli alcuna confidenza ed anche la collega alla reception mi disse che secondo lei era un poco di buono, e che conveniva starne alla larga. La reazione più assurda fu quella di Jasmine, una donna delle pulizie marocchina piuttosto carina: quando le chiesi cosa ne pensava del signor Mario, arrossì vistosamente dicendo che non ne voleva parlare e si dileguò.
Tutto questo, come già detto, aveva acceso un po’ la mia curiosità e pertanto avevo accettato l’invito.

Non so nemmeno io cosa volessi fare; certo non compromettermi col padrone dell’azienda ove lavoravo, cosa che aborrivo.

Poi, pensai, potevo andare tranquilla: non temevo certamente il fascino del signor Mario!

In effetti, non so perché, quella sera mi ero vestita in modo diciamo non provocante, ma nemmeno da lasciare un uomo indifferente. Forse volevo solo essere un pochino corteggiata per dare un po’ di pepe ad una giornata che altrimenti sarebbe scivolata nella noia. Misi un vestito intero con uno scollo a V che evidenziava i miei seni e per l’occasione anche la carnagione abbronzata (un caso, di solito la mia carnagione è piuttosto chiara, ma ero appena tornata da una vacanza a Sharm) e un po’ sopra al ginocchio, con le spalline.

A cena facemmo i soliti discorsi futili a cui sempre portano le conversazioni col signor Mario. Da parte sua non ci fu alcun approccio, solo gentilezze quasi di prammatica quando un uomo invita una donna a cena. A fine serata ero solo un po’ brilla, il vino a tavola non era mancato. E adesso la serata era arrivata alla fine, stavo per lasciarlo a tornare al mio appartamentino al quarto piano.
E’ un piccolo monolocale, entrando nello stretto ingresso a lato c’è una porta che dà su un piccolo bagno, mentre davanti dopo non più di un paio di metri l’ingresso si apre sull’unica stanza, sufficientemente grande da ospitare un armadio e un letto matrimoniale.

“Scusami Marika, posso usare un attimo il tuo bagno?”

Riflettei ma solo un attimo prima di dirgli di sì: capperi, mi era capitato di portare a casa anche perfetti sconosciuti agganciati in bar, locali notturni o anche per strada, quindi figuriamoci se non ero in grado di gestire il signor Mario.

L’ingresso al palazzo ove abitavo era a pochi metri, entrammo e prendemmo l’ascensore.

L’ascensore era molto piccolo; ebbi la sensazione sgradevole della presenza incombente del signor Mario, sensazione che scacciai immediatamente dai miei pensieri.

In realtà, appena arrivati nel mio minuscolo appartamento, non feci nemmeno in tempo ad accendere la luce: nella penombra delle luci dei lampioni che filtravano dalle persiane semiaperte, il signor Mario sbatté la porta e mi saltò addosso. non me l’aspettavo, mi prese completamente alla sprovvista.

Era come se magicamente, appena varcata la soglia del mio appartamentino, il signor Mario avesse subito una metamorfosi, trasformandosi in un bruto.
Ma il suo non era l’approccio di un uomo che desidera una donna e cerca di sedurla. Se fosse stato più celato, avrebbe somigliato al comportamento di quegli individui laidi e viscidi che fanno la mano morta in autobus. Mi teneva stretta in un abbraccio violento e si strusciava oscenamente al mio corpo, chiaramente per farmi sentire la sua erezione che percepivo prepotente.
Io sono una donna molto navigata; prima di quella sera credevo di avere veramente visto e provato di tutto, ma mi sbagliavo.

Usava la lingua in modo perverso, sul collo ove alternava morsi e succhiotti, e me la infilava anche nell’orecchio; una cosa perversa che mi lasciò sbigottita è che una volta nel tentativo di divincolarmi alzai inavvertitamente il braccio verso l’alto ed il porco ne approfittò per leccarmi l’incavo delle ascelle, aspirando i miei odori con voluttà.

Era quasi impossibile parare i suoi assalti, era come se fosse contemporaneamente dappertutto nei punti sensibili del mio corpo. Dopo pochi minuti di questo trattamento il mio vestito era a brandelli, il mio seno era completamente scoperto per la gioia del porco ed il mio disappunto (per avere indossato lingerie sexy con reggiseno a balconcino), ero quasi riuscita ad bloccare gli assalti alla mia fica ma non ero riuscita a impedire che il porco facesse scivolare le mutandine tra le chiappe e mi desse forti stimolazioni, tirandole su e giù. I capezzoli mi facevano quasi male a causa dei suoi pizzicamenti e delle sue succhiate. Ero totalmente frastornata e stavo rischiando seriamente di perdere il controllo della situazione e anche delle reazioni del mio corpo.

Il signor Mario era partito per la tangente così per proprio conto, senza che gli avessi dato alcun segno di partecipazione, come solo un maniaco può fare. Accompagnava la sua azione con grugniti e sospiri di soddisfazione, e anche con un fraseggio del tipo:
“ ahhh … siiii … finalmente sei mia… bella troiona, sai quanto ho desiderato questo momento? Ahhhh… lo senti quanto è duro il mio cazzo ? stasera lo prenderai in tutti i buchi e ti farò godere come mai prima.. ahh si senti che bel culo sodo… sodo e grosso… e che tettone… che misura porti? È di certo una quarta..”

Ed io : “ ohhhh … gasp.. no la prego signor Mario, si fermi, non possiamo… “

Tra parentesi, ci aveva dato: porto davvero una quarta abbondante.
Io non riuscivo a difendermi con efficacia perché pensavo continuamente a come uscire da quella situazione imprevista e incresciosa. La cosa più semplice sarebbe stata di mettermi a gridare aiuto, questo lo avrebbe certamente fermato. Ma volevo assolutamente evitare di creare uno scandalo perché temevo, pur nel ruolo di vittima, di avere risvolti negativi al lavoro, con la padrona e coi colleghi.. Qualcuno avrebbe sicuramente malignato che ero stata io a provocare il signor Mario.

“ Come no? Certo che possiamo. Stasera ti sfondo come hai sempre voluto, bella troia.. lo so che lo vuoi anche tu… senti qua che cazzo che stai per prendere.. poi potrai vantarti con le tue amiche.. Nessuna potrà mai batterti … senti qua..”

Mi prese la mano e la portò sul suo cazzo.

Devo confessare che una mia fantasia piuttosto forte è sempre stata quella di farmi un superdotato, ma certo non in quel modo.

Mi ritrovai in mano una bestia di carne impossibile, una cosa che non pensavo potesse esistere.
Nella penombra non lo vedevo bene, ma non c’era dubbio che fosse più lungo di tutti quelli che avevo visto sino allora (e non ne avevo visti pochi).
Quello che però mi sconvolgeva era la larghezza, che era davvero fuori misura e ben oltre le mie più sfrenate fantasie.
Ero talmente frastornata e fuori controllo che la mia mano si mosse da sola e provò a stringerlo, senza riuscire a cingerlo completamente.
Istintivamente mimai anche una sega; mi pentii subito di averlo fatto, era un chiaro segno di cedimento.
Infatti il signor Mario mi scaraventò a pecora sul bordo del vicino letto, mi tirò su la gonna e scostò le mutandine. Sentii il bastone di carne tra le cosce, stavo per essere impalata.
Avevo paura, mi avrebbe sfondata.
Riuscii a divincolarmi appena in tempo con un colpo di reni e mi sedetti sul bordo del letto.
Accesi l’abat-jour che era sul comodino, e quindi nella leggera luce dell’abat-jour potei vedere quel bastone di carne da vicino, a pochi centimetri dal mio viso.
Era impressionante, completamente scappellato, con una cappella enorme e l’asta grossa e irregolare, piena di vene gonfie.
Il signor Mario era in piedi davanti a me ed il suo cazzo era talmente eretto che puntava leggermente verso l’alto.
“ ti piace, eh? Sei tu che mi hai fatto infoiare con il tuo corpo da troia, il tuo vestire da troia, il tuo odore da troia. Scommetto che stai pensando a che effetto ti farebbe prenderlo dentro… “
In realtà stavo riflettendo sull’ironia del destino, che mi aveva messo davanti alla virilità delle mie fantasie più sfrenate, ma in una situazione così inaccettabile.

Anche il fisico del signor Mario fu una rivelazione: più che tozzo era muscoloso, con bicipiti potenti, piuttosto peloso, un vero satiro insomma. Mi sentivo ancora più inerme, avrebbe potuto farmi quello che voleva. Una sorta di sensazione di acquiescenza, di abbandono, insieme ad un brivido insano mi stavano pervadendo in modo del tutto inaspettato. L’odore che emanava da quel corpo era sconvolgente, ammorbante.

“Signor Mario, per favore si calmi. Non posso farlo con lei, lavoriamo insieme e poi non riuscirei più a guardare sua moglie negli occhi. Si fermi un attimo, si rivesta. Mettiamoci una pietra sopra. Per me stasera non è successo niente, non dirò niente a nessuno, lo prometto”.

“ E quindi tu vorresti mandarmi via in queste condizioni ? Con un cazzo così? No, non è possibile, sono troppo eccitato. Mi devi aiutare. In fin dei conti è anche colpa tua se sono in queste condizioni, sei uscita con me, vestendoti da troia e poi ora mi hai fatto anche capire che ti piace da morire il mio cazzo. Facciamo così, stasera ci andiamo leggeri e mi fai solo una bella pompa come si deve. Secondo me sei la più troia tra tutte quelle che ho conosciuto. E’ chiaro che prima o poi questa bestia la prenderai in tutti i buchi, e ne sarai felice. Ma stasera mi accontento di un bel pompino”

Ripeto, sono una donna navigata e se questa richiesta fosse arrivata con le stesse argomentazioni ma in modo più umile e meno offensivo, avrei potuto cedere, in fondo non potevo negare che c’era una parte trasgressiva di me che avrebbe voluto giocare un pochino col quel suo arnese.

Ma formulata in quel modo così autoritario e offensivo, la sua richiesta non poteva essere accettata.

“la prego signor Mario, si rivesta e se ne vada. Non mi costringa a chiedere aiuto, qui i vicini mi conoscono e arriverebbero subito”

“ahhhh… certo… pensi di cavartela in questo modo” disse il signor Mario con un sorriso beffardo “Vedi ho esperienza di queste cose e ti ho inquadrata subito. Non ti rendi conto di quanto sei troia ed hai bisogno di una esperienza che ti sblocchi: si certo, lo so, so già che ti piace il cazzo, ho installato un programma occulto di monitoraggio sul tuo computer al lavoro ed ho letto tutte le tue chat con il tuo amante. Ma non sai ancora, ti posso assicurare, quanto sei troia. Quelle come te hanno desiderio inconfessato di andare fino in fondo alla propria troiaggine, e ne hanno anche paura. In realtà sei destinata a diventare dipendente dal mio cazzo. Adesso facciamo un patto, così vediamo anche se ho ragione. Se mi fai un bel pompino ora, io non ti faccio niente e non ti cercherò ancora. Se vorrai essere sfondata da questo cazzo, e ti dico adesso che lo vorrai e presto, dovrai essere tu a cercarmi. Se invece non accetti di farmi un pompino, io dirò a tutti che chatti in albergo, anche nelle ore di lavoro, e magari farò anche vedere a qualcuno i messaggi più piccanti ”

A queste affermazioni caddi nella disperazione, oltre che provare, se possibile, ancora più sdegno nei confronti del signor Mario. Nella confusione del momento, non trovavo altra soluzione che cedere. Non potevo rischiare di essere sputtanata al lavoro, col rischio anche di perderlo.

“ Signor Mario, prima di tutto voglio dirle che lei mi fa schifo. Quello che lei ha fatto è spiare nella mia privacy ed è una vera vigliaccheria. Ma non vedo per me via d’uscita. Sappia che se lei in albergo dovesse parlare delle mie chat intime, io racconterò tutto di quello che è successo stasera. Inoltre, da ora in poi io a lavoro non le rivolgerò mai più la parola, salvo quando è impossibile non farlo, e pretendo che anche lei mi ignori. Siamo d’accordo su questo?”

“Ma certo! Tutto quello che vuoi… Ora però basta discorsi e suca sta michia, troiona” disse Mario con l’aria da gatto sornione, pregustandosi un buon lavoro di bocca.

Non sono nuova ai pompini ma questo fu davvero una esperienza angosciante. Prima di tutto, interminabile. Pur con tutta la mia esperienza, non riuscivo a farlo venire in fretta, come avrei sperato. Durante la mia azione fui continuamente molestata, con insulti continui di ogni tipo, schiaffi in viso e capezzoli martoriati, varie pretese assurde tanto che mi sembrava di girare una scena di porno.
La mascella mi faceva male, avevo difficoltà a prendere in bocca la cappella che era veramente fuori misura.
Stavo seduta sul bordo del letto a cosce serrate perché lui spesso cercava di tastarmi in mezzo alle gambe; allora parlavo solo per dirgli che se ci provava ancora, mi sarei messa a urlare.

Come scritto prima, ero talmente sconvolta che il mio corpo aveva reazioni incontrollate, in mezzo alle gambe mi ero bagnata, avevo le mutandine zuppe dei miei umori ed ero terrorizzata che lo scoprisse e che quindi provasse di nuovo a scoparmi.

Non riuscivo a farlo venire, neanche aiutandomi con le mani (quando lo facevo, dovevo usarle entrambe).

Alla fine lui prese a segarsi molto rapidamente sopra al mio viso e capii che tutto stava per finire. Quando venne, mi coprì con una vera doccia di sperma: ne avevo ovunque in abbondanza, su viso, occhi, tette.

Oltre allo sdegno c’era anche la meraviglia, ero stupefatta di come un uomo di una certa età come lui (certamente ben sopra la quarantina) potesse avere una eiaculazione così potente e così copiosa.

Dopo la sborrata disse semplicemente: “bello troia, mi hai fatto godere molto. Vado via, si è fatto tardi. Alla prossima ti sfondo fica e culo” e se ne andò lasciandomi sfatta sul letto.
Ebbi solo la forza di andare a chiudere anche il chiavistello, avevo paura che tornasse.

Adesso apro una parentesi e scrivo una cosa che purtroppo ho saputo solo dopo molto tempo e per vie traverse, e che mi ha aiutato a capire meglio il tipo (il signor Mario). Da conoscenze comuni ho saputo che il signor Mario è talmente maniaco sessuale, che pur avendo già avuto la fortuna di essere nato con un cazzo fuori misura, ha anche fatto ricorso alla chirurgia per aumentarne le dimensioni, sia in lunghezza che in larghezza, ed è stato uno dei pochissimi fortunati per i quali il ricorso a questo espediente non ha minimamente intaccato la funzionalità sessuale. Inoltre fa continuamente ricorso a tutto ciò che può aumentare la sua potenza sessuale, senza ritegno e senza limitazioni, includendo ogni tipo di pratica, di esercizio, di assunzione di sostanze. Dedicando a questo una buona parte del suo tempo. Tutto ciò gli serve per superare se stesso, trascendere (secondo lui) questo suo essere grigio e insignificante, dedicandosi al gioco che per lui è il più eccitante: ovvero, soggiogare sessualmente le femmine. Non trova facilmente una vittima, ma ha sviluppato un istinto che gli permette di riconoscere le vittime potenziali.
Se io avessi saputo allora questo suo ricorrere a simili mezzi artificiali, probabilmente lo avrei fortemente ridimensionato; invece quella sera, rimasta da sola dopo il trattamento subito, ero impressionata da tanta dotazione maschile, mai vista prima, ed ero furiosa perché mi rendevo conto che pur contro la mia volontà una parte di me aveva desiderato di partecipare all’atto sessuale.

Non riuscivo a dormire, alla fine dovetti prendere il vibratore più grosso della mia collezione e masturbarmi furiosamente, ottenendo un orgasmo liberatorio e solo dopo riuscii ad addormentarmi.

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