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Sono sempre Ludovica, travestita.
Questo racconto riguarda la mia prima esperienza con una donna, non in assoluto, ma come travestita.
Come già descritto nel capitolo precedente, ormai era diverso tempo che appena potevo ed ero sola, approfittavo dell’ occasione per prendere gli abiti di mamma per trasformarmi, sperando di avere sempre più tempo libero per approfittarne. Iniziavo ad avere una necessità fisica e mentale di poter dar sfogo a quella parte di me che la maggior parte del tempo era celata a tutti.
Da qualche tempo ero in contatto con una donna di nome Loredana, ci scrivevamo spesso, ed un paio di volte ci eravamo sentite telefonicamente; lei era 10 anni più grande di me, e da quanto raccontava aveva una passione per le trav; i dialoghi ovviamente dopo una breve conoscenza iniziale si erano fatti via via più intimi e spinti, finendo inevitabilmente per confidarci i nostri desideri sessuali e le nostre fantasie, con la velata promessa che alla prima occasione ci saremmo incontrati per vivere realmente le nostre reciproche fantasie. Ovviamente la maggior parte di questi contatti occasionali si riducono sempre ad un nulla di fatto per tanti motivi, non ultimo alcune remore inevitabili ad incontrare estranei oltrechè una certa reticenza a realizzare una fantasia dal vivo.
Non molto tempo dopo per una serie di fortunate coincidenze mi ritrovo a sapere che quella settimana sarei stata sola a casa per tre giorni. Appena appresa la lieta novella mi metto in contatto con Loredana proponendole un incontro potendola ospitare da me anche tutta la notte se avesse voluto. Non che avessi chissà quali speranze, ma mi dicevo, provare non costa nulla….al massimo mi da un pacco e non ci penso più. Lei quasi sorprendentemente senza indugio acconsente con grande entusiasmo, ci mettiamo d’ accordo e lei mi dice che sarebbe arrivata da me subito dopo cena verso le 21.
Il giorno dell’ appuntamento ero ovviamente tesa come una corda di violino, mi tremavano le mani, mille dubbi mi assalivano, da una parte la voglia ma dall’ altra non mi sentivo pronta ad un incontro vero, in cui un reale essere umano in carne ed ossa potesse conoscere davvero Ludovica.
Tra mille pensieri e tribulazioni arriva la sera. Io mi ero preparata di tutto punto cercando di risultare sexy ma non volgare; una bella autoreggente color carne, perizoma in pizzo bianco con reggiseno corredato, un abito corto rosso acceso con un profondo spacco laterale, ai piedi l’ unico paio di scarpe che avevo trovato della mia misura non senza essere impazzita nella ricerca: un paio di classiche decollete nere tacco a spillo da 12 centimetri.
Sono seduta sul divano in salotto, la luce soffusa di un’ unica lampada accesa, l’ agitazione alle stelle, mi sto bevendo il quarto caffè di fila accompagnato dall’ ennesima sigaretta, guardo nervosamente l’ orologio che segna le 21.05; con le gambe incrociate agito nervosamente il piede: ho bisogno di bere qualcosa di forte, potessi annullare tutto lo farei all’ istante. Penso anche che forse non viene, quasi sarebbe normale, insomma una donna sola come può pensare di presentarsi così a casa di una sconosciuta?! Presa dai mei pensieri: “ sono qui mi apri” scrive lei.
Oddio!!!! E adesso??? Va bene ormai è andata speriamo bene!
Le apro, aspettando che arrivi l’ ascensore al piano apro leggermente la porta di casa nascondendomi dietro. Appena arriva le dico di entrare chiudendo repentinamente la porta dietro di lei. Entra e mi guarda dalla testa ai piedi velocemente: “sei carinissima” mi dice con un sorriso e dandomi un bacio sulla guancia. Io ricambio non senza un certo imbarazzo. Lei dal vivo è carina, più nei modi che fisicamente, non certo una strafiga, alta 160 cm circa, non propriamente snella anzi direi in carne anche se non grassa, un seno davvero abbondante direi una quarta ad occhio, bei capelli neri corvini ricci lunghi fino a metà schiena, occhi nocciola molto espressivi.
Loredana era da subito sembrata a suo agio e forse vedendo il mio disagio, ed in effetti mi sentivo morire, mi prende la mano dicendomi: “dai sediamoci, mi offri da bere?” Ovviamente avevo preparato tutto, bottiglia di prosecco in fresco, due calici di cristallo, ma presa dal panico ero andata in tilt comportandomi da pessima padrona di casa.
Siediti in salotto prendo tutto ed arrivo! Lei si siede sul divano accanto a me ma non troppo vicina, beviamo assieme, parliamo amabilmente per una mezz’ ora credo di cazzate varie, un po’ di noi. L’ atmosfera, l’ alcool ed i discorsi che volgono a cose un po’ più piccanti tendono a scaldarci; lei si fa sempre più vicina, mi carezza la gamba con la mano complimentandosi per la mia scelta delle calze, ormai siamo quasi avvinghiate, quando mi parla si avvicina per sussurrarmi all’ orecchio.
Ci guardiamo a pochi centimetri, le nostre labbra quasi si sfiorano arrivando ad un inevitabile bacio che sfocia in una limonata con le lingue che si sfiorano e poi vorticosamente si intrecciano una nella bocca dell’ altra. Sento le sue mani che mi carezzano su tutto il corpo e io con le mie faccio altrettanto. Senza preavviso lei si stacca e mi dice aspetta adesso. Si posiziona di fronte a me spogliandosi lentamente e restando solo in tacchi. Il mio cuore batte senza sosta quella situazione mi sta mandando su di giri. Lei si avvicina alla sua borsa e da li tira fuori una cinghia con un fallo attaccato ad essa, se lo posiziona e mi chiede “ti piace amore?”
Ceto che mi piace, mi fai impazzire! Rispondo con la voce spezzata dall’ emozione.
“Allora succhialo puttana!” ribatte subito, una frase detta con un misto di durezza ma anche di dolcezza. Non dico nulla lei si fa vicina con quel fallo alle mie labbra “dai puttana che aspetti” Apro la bocca e inizio a leccarlo, passo la lingua lungo tutto quel fallo facendo colare la saliva, poi lo infilo in bocca e lei mi prende la testa da dietro spingendomelo dentro fino a farmi venire un conato. Non molla e quasi a scoparmi la bocca continua a spingerlo dentro e fuori. Il suo tono era deciso, ma sempre molto calmo e dolce mi sentivo dare della puttana come fosse la cosa più normale del mondo. Ad un certo punto mi chiede di girarmi e di mettermi alla pecorina, io mi sistemo in posizione, era ormai chiaro che volesse penetrarmi. Lei prende dalla sua borsa gel lubrificante e dopo aver cosparso il fallo me lo versa sull’ ano e poi lo massaggia delicatamente infilandomi un dito dentro. Io ho un sussulto. “Ti piace vero?” mi chiede. Ed io con un filo di voce annuisco. A quel punto mi forza inserendo un secondo dito roteandoli dentro per lubrificarlo bene ma anche per allargarmelo ed agevolare l’ entrata del fallo. Senza indugiare ulteriormente si posiziona dietro di me puntando il fallo al mio buchetto e spingendolo dentro con delicatezza ma anche con decisione. Quando sento dolore lei si ferma un attimo, ma poi subito spinge fino ad infilarmelo tutto dentro. Il più ormai era fatto, dopo pochi secondi inizia a scoparmi il culo con decisione, il fallo ormai mi penetra senza problemi e mi fa godere come una pazza sento il piacere che sale. Lei interrompe il suo ritmo ogni tanto per poi riprendere ancora più veloce e con più foga di prima. “adesso girati e mettiti a gambe all’ aria” mi intima con tono deciso, poi si mette sul divano fronte a me e sollevandomi un po’ il culo ed il bacino con un colpo deciso fa entrare di nuovo tutto il fallo dentro. Mi scopa di nuovo con forza e poi prende il mio cazzo in mano stringendolo quasi fino a farmi male; ogni tanto si ferma in quella posizione con tutto il fallo nel mio culo e curvandosi con la lingua viene a cercare la mia bocca talune volte per limonare altre solo per leccarmi le labbra e sbavarmi la sua saliva come volesse sputarmi. Va avanti così per un po’ gestendo sempre lei la situazione ed il ritmo della penetrazione. Poi improvvisamente si ferma con tutto il fallo dentro e mi sega fino a che vengo come una fontana. Sono senza forze e mi sento svuotata da quella incredibile sensazione. Lei sfila il fallo da dentro chiedendomi di risedermi che adesso toccava a lei godere. Si mette di nuovo di fronte a me, ma stavolta di spalle, infilandosi il fallo nella figa ed avvicinandosi con le natiche. “Adesso leccami il buco del culo….io voglio godere così” mi dice ansimante. Prendo le sue chiappe con le mani le allargo e inizio a leccarle il buco del culo insalivandolo e forzando la lingua dentro per quanto riesco. Lei tiene infilato con forza tutto il fallo nella sua figa finche sento che inizia a colare dalla figa sulle mie calze. Lei ansima sempre più esplodendo in un “vengoooooo!!!!””
Ci riprendiamo un po’ finendo la bottiglia che avevamo iniziato, lei poi ha voluto ancora il mio culetto e solo dopo ci siamo addormentati

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Autore Pubblicato il: 26 Ottobre 2022Categorie: Racconti Trans0 Commenti

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