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Il Nipote Perfetto – Epilogo (La Leggerezza Della Libertà)

By 10 Febbraio 2026No Comments

Quando tornai a casa, stranamente, sembrò che tutto andasse per il verso giusto secondo uno schema prestabilito. Trovai un nuovo lavoro, decisamente più stabile e ben pagato dei lavoretti che avevo svolto fino a quel momento. Nel giro di un anno riuscii a mettere da parte un po’ di soldi, fu facile perché, purtroppo, non avevo molto tempo libero a causa del lavoro. Le cose si sistemarono anche grazie ai miei genitori che mi aiutarono ad entrare in quell’ottica lavorativa e ad organizzarmi meglio per trovare i giusti ritmi e a far combaciare il tutto con la vita privata.
Con zio non fu semplice tornare a vedersi con regolarità. I nostri incontri sulla scala anti incendio o le sveltine in macchina diventarono sempre meno frequenti. Solo dopo cinque mesi dalla nostra vacanza riuscimmo a trovare il tempo per vederci con tutta calma, cinque mesi di astinenza per me ma non certo per lui, visto che da quanto mi diceva la vita sessuale con zia procedeva senza alcun problema. Quella volta mi fece male quando mi prese, quasi mi sembrò di essere tornato vergine. Facevo fatica a mantenere i soliti standard quando ci incontravamo, stava diventando difficile tenere tutto il corpo curato ed in ordine come al solito (nonostante fossi dimagrito molto) ma zio sembrava non curarsene. Non faceva caso alla ricrescita dei peli, non gli importava se sotto i vestiti non mettevo il solito intimo o le calze mentre io invece ci rimanevo male. Sentivo la mancanza di quei giorni con lui, mi mancava il mostrarmi al femminile senza timore, in un posto dove non ci conosceva nessuno. Tutti i vestiti che avevo portato con me per quella settimana speciale finirono sul fondo del mio armadio, avevo sistemato il tutto in un paio di zaini che facevo sempre più fatica a nascondere ed ogni giorno speravo che non venissero mai trovati né da nessuno.
Alla fine però, dopo circa due anni di incontri segreti e di delusioni dovute al tempo limitato che avevo, mia zia venne a casa nostra per dirmi che una sua collega aveva un appartamento libero da affittare. Il prezzo secondo lei era molto buono e così nel giro di qualche mese lasciai la casa dei miei genitori ed andai a vivere da solo. Finalmente avevo i miei spazi, avevo la possibilità di girare per casa con le calze a rete senza che nessuno mi vedesse, potevo tenere le mutandine e i reggi seni, le calze e le scarpe nell’armadio ed i trucchi nel bagno senza problemi. Potevo scegliere cosa indossare quando non mi andava di uscire e volevo restare a casa in tranquillità e dedicarmi un po’ di tempo senza alcuna pressione.
Zio Domenico iniziò a frequentare casa mia molto più spesso di quanto non lo facesse con i miei genitori durante le domeniche in famiglia. Finalmente avevo di nuovo un uomo tutto per me, potevo tornare a vestirmi, a truccarmi per lui. Avevo di nuovo qualcuno che mi prendeva e che mi permetteva di esprimere la mia femminilità. Qualcun capace di farmi sentire libero, donna ed anche troia come nessun’altro, senza vergogna. Quel piccolo appartamento divenne preso il nostro covo d’amore, il letto fu subito battezzato e non ci fu un lenzuolo che non fu innaffiato dallo sperma di zio o macchiato dai miei succhi anali. Fu l’inizio di un nuovo periodo della mia vita: la sicurezza che avevo acquisito durante quella settimana allo scoperto, mi diede la forza di riprovarci ancora una volta, specialmente ora che avevo i miei spazi e la mia libertà. Iniziai presto a programmare qualche breve uscita in pubblico. Uscivo spesso la sera, facendo delle semplici passeggiate nel quartiere senza il timore di mostrarmi in pubblico. A chiunque mi incontrasse lungo le scale del palazzo, dicevo di essere un’amica del ragazzo che abitava al secondo piano e questo fu il motivo di tante battute maliziose e al tempo stesso innocenti da parte dei vicini di casa, totalmente ignari della mia doppia identità. A giudicare da quanto mi punzecchiavano ogni volta che mi incontravano nella mia veste da maschietto, dovevano esserci proprio cascati pe bene..!
Andavo e venivo come più mi piaceva. Il mio armadio femminile diventava sempre più capiente ed iniziai anche a far diventare Luana un habitué delle serate a tema crossdresser nei locali alternativi e gay della mia città. Venni a contatto con un ambiente che si rivelò pieno zeppo di contraddizioni, al primo impatto mi lasciarono abbastanza disgustato ma capii subito come evitare e stare alla larga da alcuni personaggi che popolavano quel mondo. L’amicizia con Monica continuò nonostante il suo viaggiare in lungo e in largo per lavoro ma lei riusciva sempre a trovare del tempo per me. Fu più il tempo che passammo fuori casa insieme che quello passato nello stesso letto a soddisfare i nostri uomini nelle orge organizzate da zio ed i suoi amici. Conobbi altre travestite, quasi tutte più grandi di me, con cui iniziai a costruire altri rapporti di amicizia ed un bellissimo gruppo che seguiva attivamente la vita notturna alternativa della nostra città. Nonostante tutto questo, continuai a tacere sul mio rapporto con zio Domenico, che rimase una cosa solo ed esclusivamente mia (le uniche persone a conoscenza di questa storia rimasero Daniele, Giovanni e Monica). La vita andava avanti, giorno dopo giorno, notte dopo notte, diventando un susseguirsi di eventi. Tutto sembrava scorrere come un fiume in piena, ero completamente rapito dalla mia vita: il lavoro, la dieta, le uscite serali con gli amici e con le amiche travestite, e poi successe… una sera mi ritrovai a casa di Asia (una travestita che faceva parte della nostra allegra comitiva crossdresser, bellissima donna e bravissima nel preparare i cocktail) mentre, sul suo divano, sorseggiavo un gin lemon preparato da lei. Mi resi conto di tutto ciò che avevo fatto e costruito in quegli anni, davanti ai miei occhi vidi tutto e tutti, insieme e nello stesso momento.
Vidi la nascita di quella nuova fase della mia vita, una fase che non avrei mai immaginato di vivere, una libertà che fino a qualche anno prima potevo solo sognare, mi permise di vivere un vero e proprio sogno facendomi capire che, alla fine, essere semplicemente se stessi è la cosa più bella che possa capitarci.

(Racconto tratto da una storia vera. I nomi dei personaggi e alcune vicende sono stati modificati per proteggere la privacy dei diretti interessati. Per qualsiasi informazione, suggerimento o domanda potete scrivere a: forbidden.fantasy@outlook.com)

P.S.
Si conclude così la storia del Nipote Perfetto. Grazie di cuore. Grazie a chi mi ha dedicato il suo prezioso tempo per leggere questa storia capitolo dopo capitolo, a chi mi ha scritto in privato per complimenti, confronti, suggerimenti, ecc. Senza di voi la storia non sarebbe andata avanti. Spero di avervi soddisfatti tutti. Grazie a Milù.

– F. F.

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