1
Nella mente di Stefano fece capolino l’idea che il destino gli stesse suggerendo di trovarsi nel posto e momento sbagliati e che di conseguenza la serata sarebbe stato un fiasco. Per un attimo ebbe anche la tentazione di prendere e andarsene, ma decise di mandare a quel paese i segni del destino.
Ritenne fosse più utile inviare un messaggio a Luisa, sperando si desse una mossa. Era arrivato con dieci minuti di ritardo, sperando di trovarla fuori al cancello del condominio così da farla salire al volo e andar via senza doversi sbattere a cercare parcheggio.
Invece niente: non era pronta. Inoltre, la mancanza di comunicazioni lasciava presagire l’attesa non sarebbe stata breve.
Accostata l’auto a bordo strada, con le altre auto che gli sfioravano lo specchietto e mandavano anche a quel paese, inviò un messaggio a Luisa.
‘‘Ho bisogno ancora di un po’ di tempo. Parcheggia.’’
Fu la risposta di Luisa.
Stefano si guardò intorno. Per un attimo pensò di nuovo potesse trattarsi di un segno del destino, ma poi si ricordò da quanto stesse corteggiando la piacevole signorina.
‘‘E dove? Sbrigati.’’
‘‘Gira intorno al palazzo, prima della scuola, dopo il mobilificio, c’è uno spiazzale, lì puoi fermarti.’’
Stefano agitò la mano spazientito.
«Ma che stiamo facendo la caccia al tesoro. Vai a destra, dopo questo prima di quello…» si lamentò senza nessun interlocutore che lo ascoltasse.
Ancora una volta ricacciò indietro l’idea di mollare Luisa. Il pensiero delle toniche gambe e del sodo seno della donna, che per quanto non andasse oltre una discreta seconda, lei sapeva rendere seducente, rappresentarono una motivazione sufficiente a seguire le indicazioni.
‘‘Magari lo trovo tra un paio d’ore il tesoro’’ pensò tra se, mentre inviava un messaggio con un semplice pollice all’insù.
Quando giunse nel luogo indicato da Luisa per parcheggiare, vide che questa aveva inviato un altro messaggio, nel quale manifestava in maniera colorita l’antipatia che provava per l’emoticon del pollice all’insù che Stefano aveva utilizzato.
Per tutta risposta Stefano inviò un altro lungo messaggio di soli pollici all’insù.
Poco dopo la vide finalmente da dietro un angolo, con il cellulare in mano e dall’espressione era chiaro non avesse apprezzato il lato ironico dell’ultimo messaggio.
L’uomo decise di non dar peso alla cosa, concentrandosi sul vestitino corto che la donna indossava che svolazzava sotto la spinta della brezza fresca di quella sera.
Quando Luisa entrò in auto lo sguardo di Stefano si spinse lungo le gambe poco coperte, per poi salire e apprezzare anche la scollatura, che metteva in risalto con eleganza e sensualità il seno piccolo ma sodo.
«Complimenti! Questo vestitino ti dona!» Stefano sottolineò i complimenti con un bel pollice all’insù.
«Odio questo gesto!»
«Quale questo?»
«Giuro che te lo spezzo quel dito!»
Stefano desistette dal provocare ulteriormente la donna, il vestitino corto e le gambe accavallate in modo seducente, gli stavano facendo pregustare il tesoro che sperava di trovare a fine serata.
«Lo terrò a mente, cara! Ma ricorda una cosa, con questo pollice posso fare qualcosa di molto piacevole!»
«Ah sì?» Chiese la donna guardando Stefano con un’occhiata di eccessivo compatimento.
«Cosa puoi fare, ficcartelo in quel posto? Beh se per te è piacevole, fatti tuoi, non giudico.»
Luisa iniziò a sghignazzare dando una pesante pacca sulla spalla dell’uomo.
«Qualcosa che tu potresti trovare molto piacevole, simpaticona!»
Le parole furono accompagnate dal gesto del pollice che a mezz’aria mimava delle lievi carezze.
2
La serata non andò proprio come Stefano aveva sperato, ma neanche tanto male come i presunti segni del destino avevano suggerito. Luisa aveva respinto gli approcci dell’uomo, ma in maniera scherzosa, lasciandolo libero di riprovare. Stefano aveva avuto per tutta la sera la netta impressione che la donna volesse si concedersi, ma non subito: non voleva rendergli le cose troppo facili.
Lei era consapevole di quanto lui la desiderasse, in fondo, lo sguardo che cadeva in continuazione nella scollatura, che accarezzava le sue gambe sode e affusolate, gli abbracci e le carezze che divenivano sempre meno amichevoli e più passionali: non lasciavano dubbi.
Al ritorno Stefano fece in modo di passare prima nello spiazzale dove aveva trovato parcheggio all’andata. Aveva già deciso di provare con un ultimo e ben più deciso approccio. Quando si fermò nello spiazzale vuoto ed isolato, il sorriso malizioso di Luisa rese chiaro che le sue intenzioni non erano rimaste celate neanche per tre secondi.
«Non mi accompagni fino al portone?» Chiese la donna con tono civettuolo.
«Sei una donna forte e indipendente, hai paura di fare due passi da sola?»
«Assolutamente no. Se non ho avuto paura a venire in macchina con te!»
Entrambi risero all’affermazione di Luisa.
Lo sguardo di lei era languido. Anche lei sentiva la spinta della passione e della carnalità.
«Sei venuta in macchina?» Chiese Stefano, assumendo di colpo un’aria fin troppo seria e riflessiva per risultare credibile.
«Adesso ti metti a fare anche i doppi sensi?»
«Mi preoccupo della tappezzeria. Non vorrei me la bagnassi.»
«Ah sì? Allora vado via. Così la tua tappezzeria non correrà rischi.»
Luisa allungò una mano per aprire lo sportello, ma il gesto fu lento. Scavallò le gambe, lasciandole quel tanto troppo aperte. Il vestitino corto permetteva a Stefano di spingere lo sguardo sino all’interno coscia, a pochi centimetri dalle mutandine rosse che aveva già avuto modo di scorgere durante la serata.
«Va be ma tanto fa caldo, il sedile si asciuga presto» iniziò a dire l’uomo mentre una mano scivola con decisione sulla coscia soda e abbronzata della donna, risalendo con decisione oltre l’orlo del vestitino.
«La cosa che conta è che sia bagnata tu.»
«Per quello devi essere bravo. Lo sei?»
«Fidati. Basta il mio pollice! Vuoi scommettere?»
La mano di Stefano stava già accarezzando il pizzo tra le gambe di Luisa. Le labbra si poggiarono sensualmente sul collo della donna. Questa non perse tempo ed abbassò lo schienale del sedile per stare più comoda.
Stefano iniziò ad accarezzare con maggiore decisione il tessuto delle mutandine, dietro il quale avvertiva la forma delle grandi labbra che iniziavano ad aprirsi.
«Ci sto! Ma solo il pollice, furbacchione!»
Stefano iniziò a passare la punta del pollice sul pizzo, percorrendo la fessura sempre più marcata. Il respiro della donna cambiò ritmo, più lento e profondo. Gli occhi erano chiusi, concentrata sul piacere che iniziava ad avvertire scaturire dal basso ventre.
Stefano continuò fino a sentire chiaramente la sensazione del pizzo bagnato, per poi far scivolare l’intera mano oltre le mutandine, accarezzando la vulva umida di piacere.
«Abbiamo detto solo il pollice…» lo richiamò con voce calda Luisa.
«Agli ordini!»
Il polpastrello del pollice di Stefano percorse con calma la lunghezza delle grandi labbra aperte e umide, bagnandosi dei fluidi della donna, per arrivare a soffermarsi sul clitoride piccolo e sporgente. Qui applicò una leggerissima pressione che strappò un gemito a Luisa.
Stefano continuò disegnando prima dei piccoli cerchi intorno al clitoride, per poi passare a dei movimenti simili a carezze che partivano da sotto il clitoride, lo spingevano passandoci soffra e si fermavano prima del monte di Venere. Per poi ricominciare con un ritmo ipnotico che seguiva i gemiti della donna.
Questa iniziò ad ansimare sempre più forte. I fianchi si alzavano in movimenti rapidi. La schiena si inarcava ogni volta che il pollice dell’uomo premeva sul clitoride. La testa si agitava a destra e sinistra spingendosi verso dietro, con gli occhi sempre chiusi.
Una mano corse alla sua stessa scollatura, tirando ed esponendo un seno contenuto in una piacevole coppa di pizzo. La donna prese ad accarezzarsi il seno, dove si vedevano attraverso il reggiseno i capezzoli piccoli e puntuti.
Stefano spinto da ciò che vedeva, cambiò movimento. Il pollice iniziò a muoversi da destra verso sinistra e viceversa, facendo sempre una pressione leggera e seducente sul clitoride. Questa sembrò apprezzare il cambio di movimento. Gli ansimi si fecero più acuti, il respiro ancora più caldo e profondo.
La mano della donna, in preda all’eccitazione, abbassò ancor di più la scollatura e poi fece lo stesso con la coppa del reggiseno, iniziando a stuzzicarsi un capezzolo.
Stefano, aumentando il ritmo del movimento del pollice per poi rallentarlo di colpo si chinò su di lei e riprese a baciarle il collo. Anche se la posizione non era delle più comode, gli ormoni la rendevano sopportabile. Quando i baci scesero verso il seno scoperto e iniziarono a succhiare e leccare il bel capezzolo, ciò che divenne meno sopportabile fu l’erezione costretta nei pantaloni.
I gemiti di Luisa annunciavano l’orgasmo imminente. La schiena si inarcava e le gambe si muovevano a scatti. Stefano decise che la scommessa di utilizzare solo il pollice poteva essere messa da parte. Così con un solo movimento infilò due dita all’interno della vagina colante di umori della donna, che l’accolse con un urlo caldo e passionale.
L’uomo iniziò a spingere senza esitazione con le dita strappando gemiti sempre più acuti alla donna. Gli spasmi del basso ventre arrivarono rapidi e possenti. Un gemito ancor più lungo e acuto degli altri segnò il culmine del godimento, accompagnato da un vistoso tremolio delle gambe.
3
Mentre lei ansimava prendendo profondi respiri godendosi la scia dell’orgasmo appena provato. Stefano, eccitato sempre più, iniziò a sbottonarsi i pantaloni, ma Luisa non era della stessa idea.
«Ehi Ehi… Metti via l’arnese.»
«Ah sì? Perché vuoi dire che non ti è piaciuto?»
«Non hai usato solo il pollice caro. Hai perso la scommessa!»
«Adesso uso qualcosa d’altro e vediamo bene!»
Stefano tirò fuori il membro eretto e pulsante di eccitazione. Le vene in evidenza, il glande gonfio e rubicondo. Ma Luisa aprì la portiera e scese rapidamente dalla macchina, lasciando l’uomo con uno sguardo inebetito e il membro in bella mostra.
Fuori dall’auto si riaggiustò la scollatura.
«Segati se proprio non resisti! Alla prossima!» Salutò la donna ridendo di gusto all’indirizzo dell’uomo.
La parte dietro del vestitino presentava un’ampia chiazza di umido e le si appiccicava al fondoschiena sottolineando il sedere alto e sodo.
Stefano restò esterrefatto guardando la donna andar via. Con la mano la indicava seguendola con gli occhi sgranati, prima di lasciare lo spiazzale la vide infilarsi le mani sotto la gonna per aggiustarsi le mutandine.
Nonostante il tiro mancino l’eccitazione non ne risentì. Il membro ancora fuori dai pantaloni era duro e pulsante. Stefano lo accarezzava con una mano mentre si guardava intorno.
Lo sguardo si fermò sull’auto di Luisa, parcheggiata a due passi. Prese il cellulare e fatta una foto inviò un messaggio alla donna.
‘‘È la tua giusto?’’
La risposta della donna non si fece attendere.
‘‘Sì, perché? Me la vuoi graffiare per vendetta? Comunque sei stato bravo… chissà magari la prossima volta…’’
«La prossima volta un cazzo!»
Sbottò Stefano da solo in macchina, mentre con un mano iniziava ad accarezzare con maggiore insistenza il membro duro, con l’altra estrasse una confezione di preservativi dal portaoggetti.
Ne prese uno e lo indossò iniziando a masturbarsi con maggior vigore. Dopo aver dato un’occhiata intorno chiuse gli occhi e riportò alla mente le gambe di Luisa che tremavano. I capezzoli turgidi. La sensazione dei suoi fluidi che colavano sotto l’effetto delle sue dita. Quel gesto con cui si era sistemata le mutandine fradice della sua eccitazione.
Un grugnito liberatorio accompagnò diversi schizzi di caldo sperma che riempirono il preservativo. Preso un lungo sospiro sfilò il condom facendo la massima attenzione. Non riuscì a non pensare a come sarebbe stato più bello se quella abbondante venuta fosse stata riservata al seno di lei o, ancora meglio, al viso.
Rimesso il membro, adesso sgonfio, nei pantaloni, scese dall’auto con in mano il preservativo pieno del suo sperma. Avvicinatosi all’auto di Luisa, diede un’altra occhiata intorno per accertarsi di essere solo, ed infilò il preservativo sotto il tergicristallo anteriore.
«Ma vaffanculo!»
Tornato in macchina vide che Luisa gli aveva mandato un altro messaggio, ma non lo lesse, mise in moto e andò via.
FINE



Scusa se mi intrometto ma forse è un errore del sito. Anche a me è successo, gli mandi i capitoli…
Mi piacerebbe leggerli, a che nome? Qui non si trova nulla nemmeno inserendo l'autore.
Gran racconto! Spero vorrai pubblicarne ancora.
Scritto benissimo, complimenti
Mi accodo a STE, il migliore assolutamente. Tanto che non sono riuscita a rinunciarci. Non trovo più la tua mail,…