Questo racconto è puramente di fantasia.
Tutto avvenne in un istante di tempo assoluto in cui la sua percezione fisica si espanse.
Il ragazzo zampillò una prima volta dentro di lei inarcando il bacino, Lara colse quell’attimo e si spinse giù rilassando i muscoli vaginali, in modo da accogliere completamente e profondamente in se, il membro del giovane, quindi accelerò il massaggio delle mani sul suo petto facendone scivolare una verso il collo e avendo cura di appoggiare sulla pelle la lunga unghia rossa del pollice destro.
Premette con forza sin quando un sussulto ed un gemito del ragazzo le indicarono d’essere riuscita nel proprio intento, allora si chinò velocemente verso il collo ed appoggiò le labbra sulla ferita che iniziava a stillare sangue.
Come il sapore dolciastro le invase il palato, iniziò a godere.
Lara è una VAMPIRA.
Non nel senso letterario della parola.
Niente esseri che si risvegliano al tramonto o che si trasformano in pipistrelli svolazzanti, Lara è una donna che ama cacciare e circuire sia uomini che donne a scopo erotico-sessuale e ama berne il sangue nel momento dell’orgasmo.
Il sapore del sangue ha su di lei un effetto afrodisiaco, come una droga di cui ha bisogno per raggiungere le vette più alte del piacere.
Ogni volta che riesce a bere il sangue dell’uomo o della donna di turno, raggiunge un orgasmo incredibilmente violento ed appagante.
Ricordava benissimo com’era nata questa sua passione.
Era successo molti anni prima, quando era davvero molto giovane, durante una vacanza al mare, assaggiò per la prima volta il sapore del sangue di un ragazzo.
Si trovava sulla spiaggia con degli amici conosciuti quell’estate quando, uno di loro, uscendo dall’acqua si ferì la mano sulla pietra di uno scoglio.
Istintivamente il ragazzo la portò alla bocca per leccarsi la ferita ma lei lo fermò.
Senza sapersi spiegarsi il perché, prese la mano e se la portò alle labbra succhiando lei il sangue che fuoriusciva dalla piccola ferita.
Lara non dimenticò mai l’espressione stupita del giovane ed il sapore del suo sangue; ricordava ancora oggi nei minimi dettagli quegli occhi spalancati e puntati sui suoi, come non poteva dimenticare cosa accadde, poi, quella notte su quella spiaggia.
Tutto iniziò lì.
Quel ragazzo la iniziò al sesso e al piacere del sangue, donandole, prima il proprio, durante l’amplesso e leccando in seguito il suo dopo la deflorazione; quel ragazzo, però, l’aveva trattata come una preda, sfogando i suoi istinti con lei e non facendosi più trovare il giorno seguente.
Un senso di rancore si diffondeva in lei ogni volta che riviveva quei ricordi; con l’età l’intensità di questo astio andò sempre più scemando anche se non scomparve mai.
Lara non sapeva se attribuire al tempo questo potere curativo o se assegnare alle sue varie vittime il merito di tale lenta guarigione, come se riversasse in ognuna di loro una parte del proprio dolore.
Non si riteneva tanto malvagia da scaricare su ignari ragazzi le colpe di uno solo, agiva come lui aveva agito con lei poiché questo le dava un piacere unico.
Forse la malvagità stava in questa spasmodica ricerca di un piacere così dannoso per gli altri, ma non c’era desiderio di vendetta in lei, non la cercava nemmeno nei confronti di quel primo ragazzo, anzi, per certi versi gli era grata.
Lui le aveva mostrato la via per godere di un piacere negato ai più e, come ogni iniziazione a qualcosa di grande, era stata dolorosa, sofferta sin nel profondo dell’animo, una parte di lei era morta per consentire la nascita dell’istinto di cacciatrice.
Un amplesso ti regala qualche ora di eccitazione, quando va bene, e pochi minuti di piacere, mentre la consapevolezza di aver marchiato a sangue un ragazzo o una ragazza, d’esserle entrata stabilmente nella mente, nello spirito, nel cuore e totalmente nell’anima, dona un piacere che non ha fine.
Pur essendo sempre stata una bella adolescente prima ed una bella ragazza poi, a trentatre anni Lara era una donna nel pieno della sua matura femminilità e della vita sessuale.
Più di un metro e settanta, con lunghi capelli castano scuro, quasi neri, occhi azzurro cupo, una terza piena di seno, vita sottile e fianchi tondi che evidenziavano un culo da favola, gambe lunghe e tornite, era una donna che quando camminava in strada attirava molti sguardi sia maschili che femminili.
Ma ciò che più colpiva in lei era lo sguardo, di un azzurro intenso, che, quando si eccitava, emanava una luce diversa, quasi selvaggia, che attirava sia uomini che donne come una calamita.
E Lara, conscia di questo suo potere, era diventata una cacciatrice, meglio una predatrice, che amava attirare le sue prede, circuirle e marchiarne la mente ed il corpo con la sua personalità.
Lara percepì la scia lasciata dall’odore dell’uomo che aveva appena incrociato, un misto di costoso profumo maschile con una vaga traccia di sudore.
Rallentò il passo e rivide mentalmente i lineamenti del viso che aveva colto durante il loro breve incrociarsi.
“Non male! ” – pensò e si voltò prima ancora di fermarsi.
L’uomo stava ancora camminando per la sua strada, ma dopo pochi passi, come se percepisse lo sguardo della donna dietro di lui, si volse nella sua direzione fermandosi.
I due si fissarono per un tempo indefinibile dalla distanza di una decina di metri, senza alcun tentativo di celare il vivo interesse scaturito, all’improvviso, dal loro scambio di sguardi.
Si domandò chi fosse quella bellissima donna che lo fissava così intensamente, aveva come l’impressione di averla già vista, di riconoscerne i lineamenti e, soprattutto, i lunghi capelli scuri.
Superato l’iniziale stupore mosse un passo verso di lei con l’intenzione di parlare a quella creatura ed approfondire la conoscenza, ma la donna, apparentemente, lo ignorò e, giratasi, riprese il suo cammino.
Lui si stupì di questa reazione, era certo che tra loro due fosse passato un fluido, un’attrazione intensa e puramente fisica, qualcosa d’animale, un istinto incontrollabile.
Si diede dello stupido per essere rimasto stordito dalla bellezza di quella femmina e rimpianse di non essersi mosso subito nella sua direzione.
Si rese conto d’essere d’intralcio agli altri pedoni, fermo nel mezzo della via, quindi riprese il cammino senza riuscire a togliersi dalla mente lo sguardo di quella donna.
Se solamente l’uomo fosse riuscito ad avvicinarsi un po’ di più avrebbe potuto notare, negli occhi della donna, un particolare inquietante.
Mentre lo fissava le sue pupille si erano ristrette assumendo la forma allungata tipica dei felini, come ad indicare la sua vera essenza nascosta.
Lara sorrise e dimenticò la sensazione datale da quell’incontro casuale, aveva altro per la mente.
L’eccitazione sessuale, nata dalla consapevolezza d’un imminente incontro erotico, inconsciamente modificò la sua indole solitamente docile e calma, in una selvaggia, ribelle e crudele.
Inconsapevolmente cambiò il suo modo di camminare, muoversi, respirare o fissare lo sguardo su chi incrociava, assumendo un’andatura morbida, elegante, ferina.
Ora aveva un solo obiettivo e lo stava inseguendo con tutta la calma di chi sa di avere dalla sua il vantaggio e la forza per raggiungerlo.
Lara raggiunse il luogo dove aveva appuntamento in perfetto orario.
Una rapida occhiata agli avventori del rinomato bar le permise d’individuare immediatamente la sua preda.
Si calmò, il frenetico desiderio d’incontrare quel ragazzo si attenuò, consentendo al suo corpo di riportare il livello di eccitazione ad un livello quasi normale.
Lara ridivenne allora, mentre si avvicinava a lui, la donna innocente e naturale che tutti conoscevano.
Lo aveva conosciuto ad una festa di compleanno di un amico comune, all’inizio aveva valutato del tutto inconsistente la sua personalità; poi aveva capito che il carattere schivo serviva a mascherare un’incredibile sensibilità e come tutte le persone dotate di forte e ricettiva emotività, tendeva a difendersi in quel modo.
Lo avvicinò con una scusa qualunque e da quel momento, senza che lui se ne rendesse conto, era divenuto la sua nuova preda.
Michele, o Miki, come tutti lo chiamavano era un ragazzo semplice di ventanni, con un ciuffo ribelle di capelli castani, alto un po’ più di lei ed un sorriso timido che l’attirava irresistibilmente.
I tipi acqua e sapone, emotivi e sensibili erano i suoi preferiti poiché, in essi, lasciava più profondamente il marchio indelebile del suo passaggio.
Tutto proseguì secondo una tattica ben sperimentata.
Dopo un altro incontro in pizzeria, era arrivato l’invito all’immancabile aperitivo, seguito da una classica cena a base di pesce.
Il ragazzo era convinto di muoversi seguendo la propria volontà, era convinto di corteggiare quella donna tanto timida quanto bella, non poteva intuire che tutto si stava svolgendo secondo lo schema ideato da lei.
Durante l’aperitivo e la cena, Lara, approfondì la conoscenza del ragazzo osservando un insieme di dettagli che svelavano la sua personalità, i gusti, i desideri ed anche le paure e, dopo meno di due ore, l’anima del ragazzo era stata messa a nudo, analizzata e valutata.
La cena finì presto e giunti al rituale caffè il ragazzo iniziò a dimostrare un certo malessere d’animo, una forma d’ansia che Lara giudicò nascere dall’indecisione.
Evidentemente lui non aveva previsto un seguito per quella serata, convinto che la cena si sarebbe protratta sino a tarda ora; ora si trovava in difficoltà non sapendo cosa inventare per intrattenere quella stupenda donna.
Temeva, giustamente, d’apparire banale e di perdere, in questo modo, ogni attrattiva per lei.
Fu lei a cogliere quell’attimo d’indecisione e a proporre di continuare i loro discorsi davanti ad una bottiglia di vino a casa sua.
Ovviamente lui accettò.
Non aveva altra scelta, stregato dalla dolce sensualità della donna.
-“Così vivi qui. Da sola?” – più che una domanda, quella del ragazzo, era un’affermazione di speranza.
-“Sì e no.” – ripose lei – “Divido l’appartamento con un’amica, una collega di lavoro”.
-“Ora non c’è.” – aggiunse notando l’espressione delusa di lui – “Mi ha avvertito che passerà il weekend fuori con il suo fidanzato… Siamo soli”.
Lara terminò la frase intonando la voce più sensuale che aveva, quindi, si diresse in cucina alla ricerca della bottiglia di vino promessa, dopo aver invitato il ragazzo ad accomodarsi.
Quando tornò da lui depositò la bottiglia sul tavolino innanzi al divano insieme a due bicchieri.
-“Aprila, per favore, mentre vado in bagno a darmi una rinfrescata ed a sistemarmi i capelli” – disse lei.
-“Ma sei perfetta!!! Resta qua” – affermò il ragazzo in un eccesso di galanteria.
-“Grazie,” – Lara gli sorrise – “ma questo clima umido mi ha “appiccicato” tutti i capelli… davvero, non mi sento a mio agio così. Torno subito”.
Il ragazzo ricambiò il sorriso convinto che lei facesse questo per lui, per apparire perfetta, bellissima e seducente ai suoi occhi.
In parte era vero.
Elena raggiunse il bagno, poi, una volta chiusa la porta, si tolse velocemente la giacca, la gonna e la camicetta, si tolse il reggiseno e sfilò via gli slip ed infilò tutto nel cesto della biancheria sporca, restando solo con le autoreggenti scure e le scarpe col tacco, poi si rivestì.
Prima d’infilarsi la giacca controllò quanto la gonna lasciasse scoperte le gambe, insoddisfatta la sistemò tirandola un po’ su, quindi terminò di vestirsi.
Guardandosi allo specchio, si analizzò e valutò l’impatto che poteva avere sul ragazzo, controllò pure che nulla lasciasse immaginare l’assenza dell’intimo, ravvivò i capelli con due veloci colpi si spazzola, una spruzzata di profumo e si accinse a rientrare.
Aprendo la porta del bagno per uscire, Lara avvertì un languore allo stomaco ed un piacevole calore invaderle il ventre, mentre le labbra della vagina le si inumidivano; i sintomi della nascente eccitazione che la prendeva quando si accingeva a marchiare una preda.
Solo lei, in quel momento, sapeva come sarebbe proseguita la serata; il ragazzo rimaneva ignaro, forse speranzoso, ma sostanzialmente inconsapevole del proprio destino.
Attratto dalle bollicine del vino nei bicchieri, non notò la donna in silenzioso avvicinamento alle sue spalle.
-“Sorpresa! Indovina chi sono?” – scherzò lei mentre posava le mani sui suoi occhi.
-“Fammi indovinare. Sei quella stupenda creatura con cui ho cenato poc’anzi?”
-“Esatto!!! Hai vinto un premio. Scegli un bicchiere di vino o un bacio?”
-“Lasciami pensare… Facciamo un bacio” – rispose lui.
-“Iniziamo con il vino” – affermò Lara mentre elegantemente si sedeva al suo fianco ridacchiando.
Il giovane allungò la mano verso i due bicchieri, li prese e ne porse uno a Lara mentre fissava lo sguardo in quei magnifici occhi azzurri.
Solo in quel momento notò qualcosa di strano in loro.
Per tutta la sera aveva ammirato gli occhi della donna, li aveva visti sorridere, concentrarsi, fissare un oggetto, puntare i suoi e reggere la sfida, inumidirsi per una salsa troppo piccante o per un discorso intimo che riesumava, forse, vecchie ferite.
Ma ora, una luce sconosciuta, diversa brillava in quello sguardo che appariva un po’ meno innocente.
Lara prese il bicchiere sfiorandogli la mano con una dolcezza tale da distrarre il ragazzo dai suoi pensieri, quindi lo invitò al brindisi mentre si portava il calice alle labbra.
Bevve lentamente tenendo le labbra appoggiate lievemente sul vetro in modo da consentire al ragazzo di notare come fossero morbide e si adattassero meravigliosamente alla forma del bicchiere.
Poteva leggere i pensieri del giovane, sapeva che in quel momento lui stava immaginando la sua bocca intorno al proprio membro; allontanò il bordo di vetro dalle labbra lasciando scivolare una goccia di vino su di esse, per poi recuperarla facendo guizzare la lingua.
Lara trattenne a stento un sorriso di vittoria quando notò come la sua sceneggiata avesse fatto dilatare dallo stupore le pupille del ragazzo.
Ogni gesto, ogni movimento, ogni parola, sospiro o suono, da quel momento si sarebbero impressi, indelebilmente, nella mente del ragazzo, marchiandolo per sempre ed era proprio questa certezza ad eccitarla.
Lara marchiava sempre così i suoi uomini e, a volte, le donne; l’incidere nell’anima e nella loro mente il segno della sua personalità, le procurava un piacere paragonabile, se non superiore, a quello puramente fisico dell’atto sessuale.
Alcune delle sue vittime, nell’attimo in cui comprendevano quest’aspetto della sua personalità, l’avevano definita perversa, incapace di amare, egoista e malvagia; qualcuno si era spinto anche a dirle che era un animale.
Quest’ultima era la definizione che preferiva, lei si sentiva un animale, un predatore, una fiera.
Giocava con i suoi uomini, segnandoli, ferendoli e poi li lasciava andare quando il gioco non le interessava più o quando adocchiava un’altra preda.
Lara non si riteneva perversa, poteva accettare tutte le altre definizioni senza sentirsi ferita in alcun modo, solo sulla perversione non era d’accordo.
Non divorava col sesso ogni sua preda, solo coloro che riuscivano ad accendere in lei la passione potevano godere del suo corpo e non erano molti.
Provava una forte attrazione fisica per il ragazzo che aveva vicino sul divano, era stata proprio questa attrattiva a spingerla verso di lui ed a sceglierlo come prossima preda.
Era da tempo che non si concedeva a qualcuno e l’impulso sessuale era forte, ma non doveva dimenticare chi era e lo scopo finale di tutta quella messa in scena.
-“Sai? Io adoro questo vino. Le sue bollicine mi stuzzicano la lingua e quando lo sento scendere lungo la gola, così vellutato, mi eccita” – disse dopo aver bevuto un secondo sorso – “Solo che devo stare attenta, non ne posso bere molto. Non reggo l’alcool e quando esagero poi …” – non terminò la frase lasciandola in sospeso.
-“E poi…?” – domandò lui interessato.
-“Poi commetto qualche sciocchezza e do l’impressione sbagliata di me”.
-“Tipo?” – il ragazzo non riusciva a pronunciare una frase più articolata tanto era preso dalle sue parole.
-“Non so… Divento troppo sincera e mi lascio sfuggire affermazioni compromettenti, perdo ogni freno inibitore” – le parole della donna suonavano sincere.
-“Ok, allora fai la prima affermazione che ti passa per la mente, così, per gioco”.
Il ragazzo pensava di giocare la sua carta in questo modo, ma non sapeva che tutto era già stato sperimentato e collaudato da Lara.
-“La prima affermazione che mi passa per la mente?” – domandò lei sorridendo maliziosa.
-“Sì”.
-“Mi piaci” – affermò fissandolo seria negli occhi.
-“Anche tu. Tanto” – confermò il ragazzo – “La seconda affermazione?”
-“Ho voglia di fare l’amore con te. Ti voglio dentro di me”.
Il ragazzo sorpreso dalla schiettezza della frase, deglutì a fatica il sorso di vino che teneva ancora sulla lingua per evitare di strozzarsi.
Non fece in tempo a rispondere all’ultima affermazione della donna che se la trovò a cavallo delle ginocchia, mentre avvicinava il viso verso il suo sfiorandolo con i lunghi capelli.
Lara non si preoccupò di sollevare la gonna per conquistare maggiore libertà nei movimenti, desiderava le labbra del ragazzo e le voleva subito.
Le gambe premevano contro il tessuto tanto da non consentirle di appoggiare un ginocchio sul divano, restò, allora, sospesa mentre infilava violentemente la lingua nella bocca del giovane alla ricerca di un veloce appagamento del desiderio.
Percepì lo sgomento del giovane, il quale non si aspettava una mossa così audace ed improvvisa, ma il bacio lo coinvolse, tanto da spingerlo a sollevare titubante le mani per cingerle i fianchi.
Lara emise un delicato mugolio d’approvazione e mosse le anche in modo da far scivolare quelle mani verso il sedere.
Il ragazzo era indeciso, temeva di spingersi troppo in là, non sapeva sin dov’era disposta ad arrivare sul serio lei, quindi mantenne la mani, prudentemente, sulla vita.
Gli era capitato in passato di rovinare tutto per aver accarezzato troppo audacemente una donna mentre questa lo baciava con passione, aveva frainteso le sue intenzioni e si era ritrovato con la guancia arrossata e segnata da cinque sottilissime, amabili ma dure dita; non voleva ripetere lo stesso errore.
Lara era impaziente, sentiva il giovane irrigidirsi ma non nel “punto giusto”, poteva cogliere in maniera tangibile la sua tensione, allora giocò un’altra carta.
-“Sono scomoda. Tirami un po’ su la gonna” – disse dopo aver staccato le labbra dalle sue e fissandolo negli occhi.
Benché ancora con un minimo di esitazione, lui allungò dolcemente le mani verso il bordo della gonna, le fece scivolare sulle cosce con una lentezza esasperante, quasi bramasse coglierne col tatto la forma, per memorizzarla meglio, per farla entrare in se attraverso ogni possibile via.
Quando raggiunse il bordo infilò le dita al di sotto ed iniziò a farla scivolare verso l’alto, godendo con il palmo della sericità delle calze.
Con il cuore che pareva impazzito, tanto batteva veloce, alzò lo sguardo per incrociare gli occhi della donna, sperava di cogliervi un ulteriore cenno di assenso e ve lo trovò.
Perdendosi in quello sguardo, notò che le pupille di lei si erano ristrette, ciononostante gli occhi brillavano di una luce ammaliante.
Tirò più su il tessuto della gonna con l’intenzione di sollevarla sin oltre la vita, ma le sue mani trovarono un contatto inaspettato, che lo sconvolse per un attimo, prima d’eccitarlo ulteriormente; aveva incontrato la pelle calda lasciata scoperta dalla calze autoreggenti.
Miki aveva sempre associato quel tipo d’indumento sexy ad una donna estremamente sensuale e matura ed il fatto di scoprirle indosso a Lara gli provocò una dolorosa fitta d’eccitazione al basso ventre.
Il suo membro duro pareva intenzionato ad esplodere e spingeva contro i pantaloni troppo stretti; la fantasia del ragazzo generava senza sosta immagini di multiformi amplessi con la donna; abbassando lo sguardo, vedeva chiaramente i dettagli delle sue gambe aperte per lui e fasciate in quelle calze così eccitanti.
Lara colse lo sguardo ed intuì i suoi pensieri e sorrise; l’aveva catturato, ora era suo!!!
Attese di sentire la gonna oltre i fianchi quindi scese sino ad appoggiare il pube su quello del ragazzo.
Lui non si rese subito conto che mancava qualcosa nell’abbigliamento della donna; realizzò, poi, che le sue mani avevano raggiunto la vita e non avevano incontrato l’elastico degli slip!!!
Lara raddrizzò il busto lasciando che il suo peso si adagiasse tutto sul pube, spinse in avanti il bacino per imprimere un movimento alternato al suo pube, in modo da massaggiare e valutare la consistenza del il membro durissimo che percepiva sotto di sé, quindi iniziò a sbottonare la camicia del ragazzo.
Questa mossa raggiunse gli obiettivi prefissati; lei riuscì a sentire la validità del membro del ragazzo e lui abbassò gli occhi verso il loro punto di contatto.
Udì un sommesso gemito di stupore provenire da lui quando scoprì l’assenza di biancheria intima; era il segnale che lei attendeva.
Lara aveva aperto completamente la camicia del giovane e stava accarezzandone il petto; arretrò per sollevarsi in piedi dinanzi a lui, quindi con le gambe aperte in modo da non consentire alla gonna di scivolare giù, iniziò a sbottonare la propria camicetta.
-“Spogliati.” – disse rivolta a lui – “Ti prego” – aggiunse con voce carica di desiderio.
Il giovane rimase con gli occhi fissi sul pube ben curato di Lara, pareva ipnotizzato dalla forma che la delicata peluria disegnava sulla sua pelle, poi il richiamo erotico di quell’immagine lo spinse ad agire.
Si alzò dal divano pure lui per porsi dinnanzi alla donna e si sfilò i calzoni mentre lei terminava di levarsi la camicetta.
Il ragazzo non si stupì, questa volta, di trovarla senza reggiseno, ormai aveva inteso, o pensava di aver capito, le intenzioni di Lara.
Con lo sguardo fisso su quei seni perfetti dai capezzoli scuri e dritti, si avvicinò a lei per sfilarle la gonna verso il basso, in modo d’averla completamente nuda, ma lei si mosse prima di lui.
La donna aprì, in qualche modo misterioso, la zip della sottana e la lasciò cadere ai suoi piedi, quindi s’inginocchiò ed allungò entrambe le mani verso di lui per richiamarlo vicino.
Miki intuì immediatamente le sue intenzioni ma stentava a crederci, si avvicinò a lei lentamente, con la certezza di vivere un sogno, temeva che al primo contatto delle labbra di Lara con il suo glande tutto si sarebbe dissolto in una nuvola di vapore per poi materializzarsi nelle sembianze della sua camera, dove mille volte aveva sognato un incontro erotico come quello che stava vivendo ora.
Il calore delle labbra che avvolse il suo membro e la possente fitta di piacere che sentì nascere nel basso ventre lo convinse che si trattava proprio di una stupenda realtà; Lara era vera, era nuda ai suoi piedi e desiderava solamente procurargli un piacere immenso.
Si abbandonò completamente a quegli stimoli chiudendo gli occhi per non perdere nemmeno la più piccola sfumatura di piacere.
Lara era abilissima con le labbra e la lingua e pareva intenzionata ad aspirargli il seme direttamente dai testicoli senza attendere il suo orgasmo.
La lingua sembrava impazzita; già durante il bacio, il ragazzo, aveva notato come la muovesse in modo estremamente eccitante, ma ora, nel sentirla in azione sul proprio membro, provava un piacere troppo intenso da contenere.
In prossimità di un imbarazzante orgasmo precoce, prese con forza la testa di Lara per allontanarla da sé.
La donna sorrise soddisfatta, aveva aggiunto un’altra impronta al marchio che s’accingeva a lasciare su di lui.
Rimasero immobili per un tempo indefinito in quella posizione, in attesa che il respiro di lui si regolarizzasse indicando un riconquistato controllo, poi Lara si alzò in piedi strusciandosi contro il corpo del ragazzo, avendo cura di far scivolare il membro nel solco tra i seni.
Non trascurò neppure di baciargli prima la pancia e poi il petto, la gola ed infine ancora le labbra, una serie di baci dolci, quasi innocenti, che lasciarono una traccia infuocata sulla pelle del ragazzo.
Soddisfatta di sé e dell’eccitazione che era riuscita ad infondere nel ragazzo, Lara lo prese per mano e se lo mise davanti mentre si accomodava sul divano.
Si sedette appoggiando le natiche sul bordo in modo da lasciare il pube oltre il cuscino, quindi afferrò entrambe le mani del giovane e lo attirò a se lasciandosi cadere all’indietro.
Lara aprì al limite le gambe e sollevando in modo invitante il pube fece in modo che il glande appoggiasse tra le sue labbra intime.
Si lasciò penetrare passivamente, limitandosi a non opporre resistenza, posizionandosi per riceverlo nel modo migliore, ma senza andargli incontro e neppure lo incitò con mugolii d’approvazione.
Rimase in silenzio e concentrata sulle sue sensazioni, con il viso rivolto verso di lui e gli occhi chiusi; solamente un respiro interrotto a metà ed il breve suono di una “Ah” sussurrata, segnalò al ragazzo che la penetrazione era completa, fino in fondo.
Lui le accarezzò il ventre per poi salire al seno ed ai capezzoli scuri e turgidi, quindi la prese ai fianchi, afferrandola con forza prima d’iniziare a muoversi in lei sforzandosi di mantenere un ritmo regolare ed incessante.
Lara assaporò ogni movimento, ogni singolo centimetro della penetrazione, concedendo al piacere nascente d’espandersi in ogni angolo del suo corpo.
Cercava il languore, quella calda sensazione di benessere, prima di dedicarsi al proprio piacere ed a quello di lui.
Il sigillo che intendeva apporre sopra il marchio sul ragazzo era proprio quello del piacere, intendeva donargli un godimento tale da rimanergli impressa nella mente per il resto dei suoi giorni terreni e, forse, anche in quelli seguenti.
Un’acuta fitta di piacere percorse il corpo di Lara quando lui, incautamente, sfiorò il clitoride con il pollice della mano destra tenuta aperta sul pube.
Quella fu la molla che spinse la donna a prendere attivamente parte all’amplesso; da quel momento iniziò a muoversi seguendo i movimenti del pene dentro di lei, amplificandone gli stimoli e contraendo con forza i muscoli vaginali quando lo sentiva completamente dentro.
L’eccitazione e lo sforzo fisico imperlarono di un leggero strato di sudore la sua pelle; sentiva il membro del ragazzo scivolare con estrema facilità in lei ma, quasi, non percepiva la sua consistente presenza all’interno, ciò era la misura di quanto era eccitata ed il comprenderlo la stimolava ancora di più.
Lo portò sin quasi all’orlo dell’orgasmo, quindi lo costrinse a rallentare sino a fermarsi per trattenerlo dentro di se mentre gli accarezzava il petto con dolci movimenti circolari.
Spinse in avanti il pube per sollevare la schiena e, prestando molta attenzione a non lasciarsi sfuggire il membro, lo spinse all’indietro invitandolo a stendersi sul tappeto; voleva trovarsi sopra di lui in modo da invertire le parti ed essere lei a condurre l’amplesso.
La manovra riuscì non senza qualche difficoltà ed il rischio di perdere il contatto che li univa; Lara amava in modo particolare questi movimenti quasi ginnici, le piaceva compiere evoluzioni col corpo tenendo dentro il ventre il membro dell’uomo di turno.
Appena conquistò una posizione di dominio comoda prese il controllo dell’amplesso, dettando il ritmo che più le si confaceva.
Iniziò con un movimento dal basso verso l’alto stringendo i muscoli interni, mentre, chinata in avanti, offriva il seno ai baci del ragazzo; poi sollevò il busto in posizione eretta e quando lo sentì completamente in lei, lasciò alle anche il compito di guidare il pube in un movimento semicircolare in modo da tracciare un ideale “otto” incentrato sul membro del ragazzo.
Ora era lui a godersi passivamente gli stimoli che lei gli donava rimanendo praticamente immobile ed, apparentemente, intenzionato a lasciarsi condurre verso l’apice del piacere.
La posizione, che le consentiva di percepire al meglio la presenza del pene dentro di sé, ed il senso di libertà unito a quello di potere sul ragazzo, spinsero Lara verso una percezione estesa del piacere.
L’eccitazione ed il desiderio leniti da questo nascente piacere puramente fisico, lasciarono spazio ad un istinto sino a quel momento celato dal primordiale bisogno di accoppiarsi.
Gli occhi della donna si chiusero per occultare il repentino restringimento delle pupille; ad ogni affondo, ogni volta che il membro del ragazzo le stimolava la parte profonda del ventre, Lara gemeva di piacere e cedeva sempre più il controllo della mente e del corpo alla parte puramente animale di sé.
Il ragazzo era rapito dallo spettacolo donatogli dal corpo della donna che si muoveva su di lui, la sua mente ed il suo corpo percepivano il sublime piacere che lei gli stava donando; se alzava lo sguardo al suo viso vi leggeva un profondo piacere ed un coinvolgimento vicino all’estasi.
Era esaltato da quanto lei dimostrasse di godere della situazione poiché credeva di essere lui l’origine di tanto piacere; questa convinzione lo eccitò ulteriormente spingendolo pericolosamente vicino all’orgasmo.
Tentò, allora, invano di contenersi, non voleva lasciarsi andare prima di notare in lei i sintomi dell’estremo piacere, temeva di deluderla e di giocarsi la possibilità di rivederla.
Concentrò la sua attenzione sul viso della donna, sulle palpebre serrate, sulle labbra dischiuse, cercò di leggere nella tensione dei suoi lineamenti, sperando di cogliere i primi sintomi dell’orgasmo al più presto.
Lara era del tutto inconscia di quanto avveniva sotto di sé, le era sufficiente la percezione di un corpo maschile tra le gambe, di un membro duro nel ventre e della pelle del ragazzo sotto le mani.
Oramai non era più in grado di governare le proprie azioni, quando l’istinto animale prendeva il controllo spingeva il corpo e la mente verso un solo obiettivo.
Istintivamente iniziò ad accarezzare il petto del ragazzo sostenendosi al contempo, leggermente chinata verso di lui modificò l’orbita disegnata dal pube trasformandola, nuovamente, in un micidiale movimento alternato mirato a sfruttare tutta la lunghezza del membro.
Era in attesa di un segnale, di un sintomo che la mente razionale non potrebbe comprendere, si muoveva dimostrando una tensione che il ragazzo intese come indice dell’imminente orgasmo.
Lui, allora, si lasciò andare, rilassò i muscoli delle gambe e strinse forte le mani sui glutei di Lara.
Ecco quello era il momento che lei attendeva.
La sua mano destra scivolò dal petto verso il collo e le dita si curvarono, dure, come artigli.
Con la lunga unghia del pollice premette forte sulla pelle all’incavo del collo, fino a sentirla cedere ed aprirsi sotto la pressione, strappando al giovane un gemito di dolore misto a piacere.
Il sangue iniziò a fuoriuscire dalla piccola ferita, Lara si chinò, la circondò con le labbra ed cominciò a succhiare quel rosso nettare.
Come il sapore del sangue raggiunse le sue papille gustative, l’orgasmo esplose nella sua mente e nel suo corpo trascinando con se anche il ragazzo il quale cominciò a riempire il suo ventre di sperma caldo.
Ogni volta che succhiava un po’ di sangue, ad ogni getto di sperma, un’ondata di piacere la travolgeva facendole tremare tutto il corpo e la sua vagina emetteva un fiotto di umori che bagnavano il ventre del maschio sotto di lei.
Lara gemeva e godeva del suo orgasmo senza mai staccare le labbra dalla ferita sul corpo del ragazzo, aspirava con forza, incurante dello sconvolgimento mentale che stava provocando in lui.
Rimase in quella posizione anche dopo il naturale scemare dell’esplosione di piacere, nonostante sentisse il membro, ormai senza quasi più consistenza, ancora dentro di sé e si rilassò adagiandosi sul giovane.
Solo quando riprese un minimo di forze si sollevò a fatica, osservò quindi, fintamente turbata, la piccola ferita sul collo del giovane e mormorò quelle che potevano apparire come delle scuse, poi si alzò e si diresse verso il bagno.
Il ragazzo, rivestendosi, ripensò alla dinamica dell’amplesso e giunse alla conclusione che Lara, in pieno trasporto erotico, non si era resa conto della forza esercitata dalle sue mani.
Lo aveva ferito, quindi, involontariamente e la successiva aspirazione del sangue era da intendersi come un tentativo di lenire il dolore accidentalmente provocato.
L’unica cosa che lo lasciava un po’ perplesso era la coincidenza dello scatenarsi del suo orgasmo con quella “bevuta” di sangue.
Ricacciò indietro questi pensieri, ripensando solo all’estremo piacere che lei gli aveva dato, un piacere sublime che non avrebbe mai dimenticato.
Come certi suoi amici si vantavano delle cicatrici sulla schiena, testimonianze di un amplesso con una donna molto focosa; ebbene lui, ora, poteva vantarsi della cicatrice sul collo.
Se avesse potuto guardarsi la ferita in uno specchio, avrebbe notato che era circondata da un cerchio rosso, lasciato dall’intenso suggere delle labbra della donna, un segno molto simile a quello che lascia il morso di una sanguisuga.
Quando Lara si ripresentò, dopo aver indossato nella sua camera un intimo nero ed una vestaglia, appariva del tutto normale, nulla nel suo modo di muoversi o atteggiarsi lasciava intuire quale passione travolgente, animale, riuscisse a scatenare durante l’amplesso; questo era l’aspetto che più colpiva di lei.
Si era fatto tardi e Lara non trattenne ancora a lungo il ragazzo; mentre lo accompagnava alla porta lui tentò in ogni modo di strapparle un altro appuntamento.
Si aspettava questa inevitabile mossa e si era preparata già durante la cena annunciando una sua imminente visita al paese natio che l’avrebbe allontanata per almeno due settimane.
Lara prendeva sempre queste precauzioni quando incontrava un ragazzo che poteva risultare più interessante della media, non poteva permettersi un secondo incontro se voleva evitare d’innamorarsi; non sapeva ancora come conciliare l’istinto predatore con l’amore.
Salutato il ragazzo e richiusa la porta su di lui, fisicamente e mentalmente, si preparò velocemente per la notte.
Raggiunto il letto aprì la mente ai ricordi e rivisse, istante per istante, la cattura, la seduzione e l’amplesso.
Si sentì fiera di sé, era, nuovamente, riuscita a marchiare un uomo, in più molto giovane.
La conferma sarebbe giunta da lì a due settimane, quando lui si sarebbe fatto vivo insistendo per un incontro, ma era certa di essergli entrata nella mente, nel cuore, nello spirito e nel corpo.
Se si concentrava sugli attimi salienti dell’amplesso poteva risentire ancora nel palato il sapore del sangue e riprovare una sorta di ancestrale piacere.
Con questi pensieri nella mente ed appagata nel corpo, Lara cedette alle lusinghe del sonno e si addormentò.
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Ti ringrazio, lucar8. A breve pubblicherò anche i prossimi capitoli.
Bellissimo racconto
Assurdo che il capitolo più bello sia anche quello senza commenti. Complimenti Giulia, sai come tenere alta l'attenzione dei lettori.…
La tua penna mi tiene sempre incollata dall'inizio alla fine e mi lascia una soddisfazione narrativa profonda e costante.
Va bene ne sono lieta. Ti lascio la mia mail agavebet@libero.it ma ovviamente ti chiedo di avere pazienza. Lavoro, scrivo…