Passai una notte quasi insonne. Quando fummo saliti in camera cominciammo a ridere. Eravamo veramente felici, fieri delle nostre azioni ed ancora arrapati. Si tolse il vestito e lasciò a me il compito di recuperare le palline. Erano state spinte molto in su, così le mie dita entrarono nella sua figa scostando i peli tutti appiccicosi e bagnati. Sdraiata sulla schiena, mi offriva la visione delle sue cosce meravigliosamente spalancate, dei seni turgidi tutti macchiati dallo sperma ormai essiccato, la fronte ancora lucente del mio marchio. Mentre le mani effettuavano la loro ricerca, i miei occhi non smettevano un attimo di guardare il suo corpo, per memorizzare ogni particolare e per imprimermi bene nella mente tutti i particolari della serata. Mi piaceva tutto, di lei, anche e soprattutto la sfrontatezza con cui aveva affrontato situazioni così nuove e arrapanti. Ancora vestito, mi sdraiai accanto a lei e la baciai con una frenesia che non provavo da anni. Le leccai il mio sperma dalla fronte e ripresi a baciarla, mischiando saliva, sapori e umori. “Visto che anche tu sei così eccitato, la prossima volta oseremo ancora di più”. Le sue parole uscirono come un rantolo, mentre il mio cuore iniziava a martellare. “Come di più, non ti è bastato essere stata guardata da quegli uomini bavosi, essere toccata da mani sconosciute, aver masturbato tutti quei cazzi ed esserti fatta sborrare addosso?” Mi rispose con voce roca: “Ricordati che siamo solo all’inizio ed abbiamo ancora molto da imparare. Tu vecchio come sei, dovresti averne già di storie da raccontare, invece hai avuto bisogno di me per uscire dal guscio, per vivere quelle esperienze che mi dicevi di aver trovato solo sui libri o nei film porno. Adesso ci facciamo una bella doccia, mi lavi, mi accarezzi e poi, a letto. Ma anche stasera non si scopa. Devi rimanere eccitato e voglioso, quindi solo baci e carezze, nient’altro”. Una bella tortura da sopportare: il mio cazzo aveva voglia di riempirla, di entrare a fondo dentro di lei, di godere della sua straripante voglia di sesso e invece dovevo limitarmi a starle addosso e a leccarla dappertutto. Ecco perché la notte fu così lunga.
Il mattino dopo, prima di ritornare nel nostro mondo quotidiano, mi diede i compiti da fare. “La prossima volta voglio che tu mi porti in un club privé. Datti da fare, scegline uno di quelli vivaci, dove si possa imparare tutto molto in fretta, perché poi cominceremo a frequentarlo assiduamente. La tua sola libertà è questa, di scegliere il posto. Per il resto non hai molta scelta. Se non prendo in mano la situazione io, tu resteresti ancora legato ai tuoi vecchi schemi, alle tue piccole ipocrisie. Invece le esperienze bisogna viverle, non immaginarle. E inoltre, la nostra prima scopata è là che la faremo.”
Difficile darle torto sul fatto delle ipocrisie e delle esperienze vissute, però non riuscivo a credere all’ipotesi di entrare in un club di scambisti, di scopare in un’atmosfera piena di eccitazione con altre (quante?) persone ad osservare, non potevo ancora tollerare che quella che in quel momento era la mia donna scopasse con altri, che si facesse riempire, toccare, leccare.
Quando poi dovetti passare all’atto pratico, cercare cioè in internet il locale che poteva andare bene, mi imbattei in parole che, solo a leggerle, mi mandarono in agitazione: gang bang, dark room… Sarei stato capace di essere all’altezza? Agitazione, ma anche eccitazione, perché le foto dei vari club rendevano bene l’atmosfera erotica che vi avremmo trovato. Scelsi il locale che prometteva coppie raffinate , singoli selezionati e serata gang bang.
Ci trovammo a mezzanotte davanti al club. Era venuta a piedi ed era vestita quasi “normale”: una gonna ampia, beige, con un lungo spacco, una camicetta fucsia, scarpe col tacco e calze nere fish net. Prima di entrare volle che entrassimo in un bar a bere qualcosa di forte per prendere la carica.
Dentro il locale, ci accolse una ragazza formosa, con molto trucco e pochi vestiti. Ci fece firmare il modulo di iscrizione al club, ci diede la drink card e ci illustrò le regole: nessuno doveva sentirsi obbligato a fare alcunché, si poteva fare qualsiasi cosa purché liberamente accettata, ci parlò delle varie salette e della dark room. Ci disse che la gang bang era programmata per l’una e ci chiese se avevamo qualcosa da lasciare in guardaroba. Stavo per dire che non avevamo nulla da toglierci, ma Emme mi anticipò sfilandosi la gonna e la camicetta e lasciandomi un’altra volta senza fiato: sotto portava un bustino nero, che metteva ancora più in risalto le sue tette, e un reggicalze che rendeva ancora più erotiche le sue calze a maglia larga. Mi diede il braccio e facemmo il nostro ingresso in un ampio salone un po’ in penombra dove, ai vari tavolini, diverse persone bevevano e conversavano. Prendemmo un altro drink e nel sorseggiarlo rivolgemmo uno sguardo più approfondito agli altri ospiti e all’ambiente che ci circondava. Una ventina di coppie, alcune molto giovani e diversi single, alcuni di media età. Una musica soffusa invitava a ballare e infatti in pista alcune coppie si stringevano e si palpavano. Una ragazza in perizoma e reggiseno si esibiva al palo, circondata da uomini che la incitavano. Curiosi di vedere le altre salette, ci alzammo e, mano nella mano, facemmo un giro d’ispezione. Le salette, ancora vuote, erano quattro, con grandi divani circolari al centro e sedili tutto intorno. Alle pareti piccoli oblò, a varie altezze, permettevano di vedere e toccare chi era all’interno. La dark room era veramente scura, ed era più grande delle altre. Anche lì non c’era ancora nessuno. Evidentemente si stavano riscaldando in pista e aspettavano la gang bang. Passando davanti al bagno, mi disse che aveva bisogno di entrarci e che voleva che ci fossi anch’io. Chiusa la porta alle spalle, si sedette sul water e iniziò a zampillare. “Senti come è calda” mi disse. Prese la mia mano e la mise sotto il getto. Ero frastornato, ma anche terribilmente eccitato. Prima di asciugarsi, volle che sentissi il suo sapore: mi mise la figa davanti alla bocca e la leccai. Ero come un automa, ma la situazione era veramente arrapante.
Tornammo nel salone dove l’atmosfera stava decisamente cambiando. In pista, infatti, le coppie non erano più coppie, ma gruppi. Le mani non erano più aggrappate al partner, ma si posavano su chi stava accanto, palpando, alzando gonne Alcuni uomini erano a torso nudo e anche le donne si davano da fare. Improvvisamente si accesero alcuni faretti in un angolo che era rimasto in ombra: quattro donne, di varia età, completamente nude si avviarono verso una specie di gabbia, con delle sbarre molto larghe che permettevano di infilarcisi dentro. Immediatamente un gruppo di maschi si avvicinò, liberandosi dei pantaloni e tirando fuori i cazzi già pronti all’uso. Facendosi largo tra i pretendenti, tutti cercavano di abbrancare le donne che, al di là del finto sbarramento, cominciavano a muoversi languidamente, accarezzandosi. Appena gli uccelli furono a portata di mano e di bocca, per dieci minuti si scatenò l’uragano: ogni donna aveva per sé almeno cinque maschi, che vennero segati, leccati, ciucciati. Quando una si avvicinava di spalle alle sbarre, immediatamente qualcuno cercava di riempirle la figa. Rantoli, urla, mugolii erano la colonna sonora, con accompagnamento di musica techno che scandiva il ritmo della grande orgia. Le quattro donne furono riempite di sborra. Visi, seni, spalle furono inondati da getti più o meno possenti, ma l’effetto era sconvolgente. Quando tutti si furono svuotati, per alcuni minuti le ragazze continuarono a muoversi a ritmo di musica, con le facce sconvolte dal piacere. Poi, una alla volta, ritornarono al tavolino dai propri compagni per dissetarsi e per mostrare a tutti i segni della lotta amorosa che avevano combattuto.
Caricate dallo spettacolo cui avevano assistito, le altre coppie, e noi con loro, iniziarono un cauto avvicinamento alle salette. Era un andirivieni molto lento: si camminava nei corridoi, si entrava in una saletta, ci si sedeva in attesa di qualcuno che potesse piacere, per poi ripartire verso un’altra sala. I vestiti cominciavano a scomparire, e anch’io ero rimasto con i soli pantaloni. Emma, fiera del suo bustino, ogni tanto mi sussurrava qualcosa all’orecchio: “Quello lì mi piace….. Due mi hanno toccato il culo… Mi hanno infilato un dito nella figa… “. Io, pur stordito da tutto quello che mi circondava, ero ancora geloso di lei e le sue parole mi facevano soffrire. Qualche carezza a seni e cosce la diedi anch’io, perché il passaggio continuo di tante belle donne quasi nude mi aveva arrapato. Ma la gelosia era un tarlo che non mi lasciava. “Lasciati andare. Siamo qui per imparare. Quello lì mi piace proprio, voglio prendergli il cazzo…” e così dicendo mi trascinò verso un divano dove il ragazzo che aveva notato si era appena seduto. Ci sedemmo anche noi e posò una mano sulla sua patta. Una carezza veloce, che però lasciò il segno. “Come ce l’ha duro. Che voglia di prenderglielo in mano. Hei, ma si è rizzato anche a te, vecchio porco”. L’altra sua mano mi aveva abbassato la cerniera e si era impadronita del mio arnese. Il ragazzo nel frattempo si era tolto i pantaloni: sotto era nudo e il cazzo dimostrava tutta la sua voglia. Altre due coppie vennero a sedersi vicino a noi iniziando subito a spogliarsi e a scambiarsi i partner. Il ragazzo cominciò a passare da una donna all’altra, toccandole e accarezzandole. “Togliti tutto e sdraiati, che voglio scoparti”. La richiesta di Emme era perentoria, ma passò qualche secondo prima che mi decidessi a spogliarmi e a spostarmi verso il centro del grande divano rosso. Senza togliersi il bustino salì sopra di me, se lo scostò e finalmente il mio cazzo fu accolto dentro di lei. Iniziò a muoversi molto lentamente e a dettarmi tutti i movimenti. Sdraiato com’ero, riuscivo a vedere solo il suo corpo che ondeggiava. Ogni tanto si abbassava per farsi accarezzare i seni e per dirmi qualcosa: “Sento un sacco di mani che mi toccano. “ Oppure “Uno mi ha messo un dito in culo”. Ma ora non avevo più tempo per pensare alla gelosia. Dovevo assecondarla per far durare il più a lungo possibile la mia prima scopata con lei, dovevo dimenticare di avere attorno a me una decina di persone che ci guardavano, che scopavano, che si eccitavano con noi e per noi. Ogni tanto qualche toccatina spettava pure a me: le donne vicine a noi allungavano le mani a palparmi, a sfiorare la base dell’asta sempre immersa nella figa che avevo così a lungo desiderato. E io ricambiavo accarezzando seni e culi. Ad un tratto scorsi alcune mani che le stavano abbassando il bustino sulle tette. Fu una scopata indimenticabile, lunga, elettrizzante, venti minuti di pura follia erotica. Quando una ragazza si sedette sulla mia bocca per farmi leccare una figa allagata dal piacere, non riuscii più a resistere e mi svuotai dentro di lei. Era riuscita a sfregarsi per bene contro di me e una mano sconosciuta le stava massaggiando il clitoride. Venne anche lei contorcendosi tutta e lanciando un grido roco. “Stiamo proprio imparando molto bene” mi disse prendendomi in mano l’uccello e facendomi rialzare per condurmi alla doccia. Barcollando, le misi una mano sul culo e la seguii.




Molto bello e scritto bene complimenti
Stavo pensando no non sei pretenzioso né invadente e mi fa piacere aver trovato uno che come me da tanto…
Ne potremmo parlare per ore e ore delle ragazze viste come sciocche che aprono solo le gambe. Ma per fortuna…
Ti ringrazio, Agavebet, per il commento. Sì, volevo creare un contrasto tra le situazioni erotiche che avvengono tra le braccia…
Non mi fa male il polso, no. Anche perché sono una donna. Comunque mi piace molto il contrasto tra l'evocazione…