Leggi qui tutti i racconti erotici di: miriam

Ciao a tutti, eccomi di nuovo.

Riprendiamo il racconto da dove lo avevamo lasciato…
Quel pomeriggio, approfittando della chiusura per riposo settimanale del negozio dove lavoravo, Adele ed io ci eravamo date appuntamento al solito bar per organizzare la nostra futura attività, anzi la “scuderia” come la chiama lei; io arrivai un po prima, mi sedetti ad un tavolino fuori del locale ed ordinai un caffè: vi confesso che ero veramente emozionata, stavo per fare un salto di qualità, per così dire, veramente importante.
Qualche minuto dopo arrivò Adele, trafelata, allegra e sorridente come sempre:
“Ciao sorellina, come sta la mia nuova socia?”
“beh, non ti nascondo che sono un po in ansia…”
“Aspetta, lascia che ti racconti cosa mi è capitato stamattina”
Intanto si era avvicinato il cameriere e lei ordinò un caffè
<<Dunque: stamattina avevo un appuntamento per le 11, come ogni mattina accompagno i bambini a scuola e con tutto comodo mi dirigo verso l’appartamentino con tutto il tempo di prepararmi per il mio cliente. Mi fermo a fare benzina e, non appena imbocco la tangenziale, la macchina comincia a tossire e si ferma.

Cazzo! E adesso che faccio?

Scendo dalla macchina e appena il tempo di aprire il cofano, inutilmente perché di motori non capisco assolutamente nulla, si ferma un ragazzo con uno scooter, scende, si sfila il casco e mi fa:

 “signora ha bisogno di una mano?”

 Mi giro un po sorpresa e mi trovo davanti un David di Michelangelo: bello come il sole, una chioma di capelli ricci e neri, due occhioni azzurri da perdercisi dentro su una carnagione olivastra, un fisico da atleta e un’espressione da adolescente timido e perbene con appena un’idea di barba non rasata.

“E’ il cielo che ti manda” penso tra me mentre lo guardo con più attenzione.

“Questa carretta si è fermata e non so proprio cosa fare” rispondo dopo qualche secondo di trance.

“Aspetti che vedo se posso aiutarla in qualche modo”

Si infila sotto il cofano aperto e comincia ad armeggiare; io approfitto della situazione e mi chino a mia volta facendo in modo di mostrargli abbondantemente la scollatura, sai che non porto mai il reggiseno.

“Signora” mi dice piantandomi gli occhi sui capezzoli ben in vista data la posizione ed arrossendo come una mammola “le hanno messo gasolio al posto della benzina, mi sa che dovremo chiamare il carro attrezzi e farla rimorchiare in un’officina”

“Ecco, ci mancava questa! E la mia giornata se ne va a puttane!”

Non posso fare a meno di esclamare senza che, ovviamente, lui possa capire il sottinteso. Mi rialzo evitando accuratamente di ricompormi e lo fisso in viso: è imbarazzatissimo e la cosa mi intriga non poco.

Prendo il “cellulare di servizio”, mi apparto ma nemmeno poi tanto, chiamo il mio cliente e disdico l’appuntamento. Mi riavvicino cosciente del fatto che lui abbia sentito la telefonata e altrettanto cosciente di avere i capezzoli ancora ben visibili dalla scollatura scomposta e gli dico:

“E adesso cosa si fa?”

“Chiamiamo il carro attrezzi e poi, se vuole, la posso accompagnare con lo scooter, ho un altro casco nel bauletto”

Se voglio?!? Certo che voglio, mica posso perdere un’occasione così

“Si”, rispondo, “mi pare la cosa più sensata da fare, solo che non saprei proprio chi chiamare”

“Non si preoccupi” dice lui continuando a fissarmi le tette “chiamo il meccanico di mio papà che sta poco lontano da qui. Vedrà che in dieci minuti arriva”

Dieci minuti? Non ce la faccio a scoparti in dieci minuti e per giunta in una piazzola della tangenziale

“Va bene, chiamalo” dico “tanto l’appuntamento di lavoro che avevo l’ho disdetto. Va bè, dai intanto che aspettiamo sediamoci in macchina così almeno facciamo due chiacchiere”.

Saliamo in macchina ed io ne approfitto per far salire la gonna fin dove possibile e forse qualcosa di più, lui sale dal lato del passeggero e noto che, a quella ulteriore vista va in confusione totale,

“Hai le mani sporche di grasso, aspetta ho dei fazzolettini umidificati”

E così dicendo mi chino verso il portaoggetti davanti al sedile del passeggero e gli do una bella strofinata di tette sul rigonfiamento che avevo notato già da un po sotto i suoi pantaloni. Accidenti, ha un cazzo di marmo e deve essere pure di dimensioni di tutto rispetto.

“Comunque, piacere, io sono Adele” e gli tendo la mano giusto all’altezza del pacco.

“Piacere, Diego” mi stringe la mano e con la scusa gli do un’altra sfioratina.

“Quanti anni hai, Diego?”

“Diciotto appena compiuti”

Caspita, potrebbe essere mio figlio ma nel caso sarei incestuosa anziché no. Decido di attaccare: o la va o la spacca!

“Dimmi, Diego, sei mai stato con una donna?”

“N… No” prende a farfugliare “Cioè si, con qualche compagna di scuola ma…”

Arrossisce come un papavero

“Ma?”

“N… non fino in fondo… cioè…”

“Insomma sei vergine”

“No, beh …in pratica …si”

Mamma mia, che situazione, la sotto sono già bagnata…

Arriva il carro attrezzi, e ti pareva: oggi proprio non è giornata!

Rimetto a posto tette e gonna e scendo dalla macchina.

Il meccanico è un uomo di mezza età cordiale ed efficiente; insomma, per fartela breve caricano la macchina sul carro attrezzi ed il meccanico si offre di accompagnarmi.

“No, Michè, la signora l’accompagno io con lo scooter”

Prende il casco dal bauletto e me lo porge. Lo indosso e salgo dietro a lui, anzi mi spalmo sulla sua schiena e mi struscio come una cagna in calore; durante il tragitto lo abbraccio da dietro e, come per incanto, le mie mani finiscono proprio sul suo cazzo ancora eretto sotto i pantaloni. Ne approfitto abbondantemente per quanto si può in una situazione simile in mezzo al traffico. Comunque abbasso la zip, infilo una mano e lo spupazzo un po: accidenti che arnese, non riesco a prenderlo tutto con una mano!

Arriviamo all’officina e prendo accordi per far sistemare la macchina che sarà pronta nel pomeriggio.

A questo punto sono libera fino all’uscita dei bambini da scuola, tanto vale impegnare il tempo in modo piacevole, vado verso Diego e gli dico:

“Se non ricordo male ti eri offerto di accompagnami, giusto?”

“Certo signora Adele, mi consideri a sua disposizione”

Adesso era lui che faceva un sottinteso e a me non era certo sfuggito!

“quale signora, Adele e basta” ammicco sorridendo.

Risaliamo sullo scooter ed io, riprendendo il mio giochino, lo guido fino all’appartamento; entriamo, lo faccio accomodare sul sofà e mi siedo accanto a lui mettendo bene in mostra le mie gioie; lui, impacciatissimo abbassa gli occhi e mi fa:

“Prima ho sentito la telefonata, e adesso ho capito che lavoro fai; Io non sono mai stato con una donna e poi non ho molti soldi per poterti pagare, ancora non lavoro ed ho solo tenta euro di paghetta; mi piacerebbe tanto ma purtroppo…”

“Non ti preoccupare” lo interrompo “sei stato così gentile che trenta euro saranno più che sufficienti”.

Detto questo lo accompagno in bagno e gli do un accappatoio pulito, poi mi siedo sul water ed assisto alla sua doccia in estasi davanti a tanta grazia di Dio.

Finita la doccia lo porto in camera da letto, lui mette i trenta euro sul comodino mentre io prendo un profilattico dal cassetto del comodino, lo faccio mettere dritto in piedi accanto al letto e, da seduta, gli infilo il profilattico con la bocca sul suo meraviglioso cazzo in piena erezione. Lo spompino per un po poi, quando sento che non gli manca molto per venire, mi stendo sul letto, apro le gambe e mi faccio impalare come si deve.

Purtroppo viene quasi subito ed io sento la potenza dei suoi getti dentro la mia passera, su su fin dove si può poi si sfila, abbassa di nuovo gli occhi e mormora:

“lo sai che non sono mai stato con una donna…. non sapevo come ci si comporta… ma se tu vorrai… vedermi ancora …ti giuro che andrà meglio…”

Lo spedisco in bagno a togliersi il profilattico e a lavarsi e quando torna mi dice:

“E’ stato bellissimo, mentre mi stavo lavando, ci ripensavo e mi veniva di nuovo duro. Peccato non avere altri soldi…”

Mi ha fatto quasi tenerezza, così mi sono avvicinata, l’ho baciato appassionatamente, gli ho preso in mano il cazzo ed era durissimo, Con un sorriso gli ho detto:

“Stai tranquillo, voglio insegnarti un po di cose così quando andrai con le ragazze della tua età saprai già cosa fare”.

 E l’ho scopato di nuovo, l’ho scopato due, tre, quattro volte ed ogni volta, da bravo allievo, imparava qualcosa.

Così, tra una scopata ed un caffè si è fatto tardi, ci siamo scambiati i numeri dei cellulari, mi sono fatta accompagnare in scooter fino qua nei pressi e naturalmente gli ho di nuovo infilato le mani nei pantaloni: aveva il cazzo ancora duro come il marmo!!  Poi ci siamo salutati, avrei voluto fargli ancora un pompino ma in strada proprio non si poteva…

Ah, alle quattro devo andare a prendere i bambini a scuola e poi devo andare a riprendere la macchina, non è che mi accompagneresti? >>
E intanto tirò fuori dalla borsetta trenta euro e si avviò verso la cassa per pagare i caffè.
Ecco, questa è mia sorella Adele; presto saremmo diventate una “scuderia”.
Alla prossima
Miriam

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Autore Pubblicato il: 21 Luglio 2022Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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