;

Capitolo 3 – Vita e amori miei in ambito lavorativo

277 0

Passarono i mesi e io e Adriana ci vedevamo regolarmente ogni volta che lei era libera e che suo figlio veniva accudito dal padre. Potevamo uscire circa, due weekend al mese mentre gli altri li passavamo a casa sua. Eravamo ormai verso i primi giorni di giugno e i primi caldi si facevano sentire e proposi ad Adriana di passare una giornata al mare. Lei cominciò a storcere il naso in quanto non sapeva come gestire il figlio e dissi:

Ma perché non porti anche tuo figlio al mare?”

Subito mi rispose:

Ma sei matto?  …. Che cosa gli racconto? … Chi sei tu ?”

Effettivamente erano domande che  non avevo preso in considerazione e dopo le sue risposte non volli approfondire. Lasciai perdere il discorso mare; pensavo che fosse cosa gradita ma invece mi sbagliavo. Passarono alcune settimane, eravamo verso la fine di luglio e l’afa e la calura erano insopportabili e Adriana mi disse:

Mi porti al mare?  … fa veramente caldo!”

Rimasi esterrefatto e alquanto sbalordito; agl’inizi del mese di giugno mi disse che ero matto mentre dopo un mese mi chiese di portarla al mare. Ma non riuscivo proprio a capirla in certi momenti!!!

Ma certo … ma tuo figlio lo portiamo al mare con noi? ”

Mi guardò allibita dicendomi:

Ma certo!  …. Non vuoi mica che lo lasci a casa da solo?”

Dalle risposte date da Adriana rimasi decisamente sconcertato. Organizzai la gita tenendo ben presente che avevo un bambino di cinque/ sei anni. Quindi mi portai via ombrellone, lettini,  il pranzo, l’acqua e le bibite e quant’altro. Arrivai al mattino sotto casa da Adriana; caricai i giocattoli e il cibo e partimmo. Dopo un’oretta e mezza di viaggio arrivammo a Punta Sabbioni,  qui c’è un lunghissimo tratto di spiaggia libera attrezzata con assistenti ai bagnanti, bar sulla spiaggia e servizio di primo soccorso. Stranamente c’era poca gente e quindi la distanza tra un ombrellone l’altra era davvero considerevole. Cominciai a piantare l’ombrellone ed aprire i lettini da spiaggia. Adriana si spogliò e potei ammirare il costume che indossava,  un bikini nero con slip alquanto sgambato e due triangolini di stoffa assai esigui che coprivano a mala pena il seno. Stava divinamente bene!! Si distese sul lettino chiedendomi di spalmarle la crema solare su tutto il corpo; iniziai prima sulla schiena e poi  sui fianchi e poi sul davanti. Sinceramente m’eccitai un po’ ma non lo feci notare ad Adriana. Si distese sul lettino in posizione supina e si mise a prendere il sole guardando, ogni qual tanto, suo figlio che sulla battigia giocava. Mi distesi sul lettino anch’io e mi rilassai. Passammo l’intera mattinata tra sole e bagni in mare che mitigavano la calura e l’afa di quel giorno. Verso mezzogiorno mangiammo sotto l’ombrellone quanto portato da casa poi suo figlio si distese sul lettino e si mise a dormire sotto l’ombrellone mentre io e Adriana dedicammo un po’ di tempo a coccolarci e a romantici amoreggiamenti. Verso metà pomeriggio decidemmo di fare una passeggiata sul bagnasciuga. Mentre tornavamo indietro dalla passeggiata notai che si stava avvicinando un temporale. Nuvole cariche di pioggia si approssimavano alla spiaggia a gran velocità e la gente si stava affrettando a chiudere gli ombrelloni e a raccogliere frettolosamente quanto portato  incamminandosi verso l’auto. Arrivammo al nostro ombrellone e mentre raccoglievamo quanto portato si alzò un forte vento che sollevava la sabbia e non permetteva una buona visuale.  Frettolosamente arrivai all’auto e caricai tutto in bagagliaio e appena ci sedemmo si scatenò un forte temporale; l’intensità della pioggia era tale da non vedere nulla attraverso il parabrezza dell’auto e a differenza delle altre macchine, decisi di rimanere lì in attesa che diminuisse d’intensità del temporale.

Adriana aveva indossato un copricostume, scollato, alquanto aderente; il sudore e il  brusco calo della temperatura avevano inturgidito il seno tanto da accorgermi dell’assenza del reggiseno e dei capezzoli alquanto sporgenti. Mi guardai intorno non vedendo anima viva; tramite lo specchietto retrovisore notai che suo figlio era disteso sul sedile posteriore e dormiva. Posai la mano sulle gambe di Adriana facendola risalire verso il bacino e poi sempre più su fino ad arrivare al seno. Toccai il seno di Adriana che gradiva i miei massaggi delicati e romantici. Mi spostai poi sull’areola mammaria disegnando dei cerchi concentrici fino ad arrivare al capezzolo. L’eccitazione di Adriana cominciava a salire tanto che mi pose una mano sul cazzo già duro e pronto all’uso.  Abbassai la scollatura tanto da far uscire una tetta e posai la bocca sull’areola mammaria leccandola e succhiandola. Lei intanto mi aveva abbassato i pantaloni e mi stava masturbando il cazzo sopra al costume.

Posai una mano su una gamba facendola risalire sotto al copricostume fino ad arrivare al bikini e toccandole la figa sopra al costume. Adriana stava godendo come non mai;  mi fermò e si sfilò la mutanda del costume e dopo aver tirato tutto indietro il sedile del lato guida e abbassato il mio costume, venne sopra di me dandomi la schiena e si sedette sopra di me. Il cazzo entrò nella figa già molto umida senza alcun impedimento. Mise i piedi sul sedile e con le mani afferrò il volante cominciando un andirivieni piuttosto ritmato. Io avevo la possibilità  di godermi la visuale eccezionale della penetrazione, una panorama molto eccitante dei glutei  e soprattutto tale posizione mi dava un grande piacere e una notevole ampiezza dei movimenti.  Continuammo così per un bel po’ di tempo poi Adriana ebbe con un orgasmo da favola.  Si fermò; si riprese, poco dopo, ricominciando col movimento fino a quando non eiaculai anch’io. L’eccitazione ben presto svanì e il mio cazzo perse in consistenza e durezza ed uscii dalla vagina e con esso i nostri umori. Si voltò e ci baciammo e cominciammo a giocare divertiti e soddisfatti di quanto fatto poc’anzi.

“Avevo una voglia arretrata che non puoi immaginare! …. Stamattina mentre, mi spalmavi la crema, ho dovuto trattenermi altrimenti …”

Non finii la frase ma compresi al volo quello che voleva dirmi.

“Se è per questo anch’io stamattina mi sono eccitato spalmandoti la crema …. Avrei voluto infilarti una mano nello slip ma eravamo in luogo pubblico e non potevamo spingerci oltre ….”

Ci mettemmo a ridere e ci baciammo ancora. Il temporale era quasi terminato e l’intensità della pioggia era decisamente calata e allora decidemmo di partire e tornare a casa. Il viaggio di ritorno fu tranquillo a parte in certi punti della strada dove l’intensità della pioggia era decisamente aumentata. Arrivammo sotto casa d’Adriana e dopo averla baciata e salutato suo figlio  me ne tornai a casa felice e soddisfatto.

Passarono i mesi e ormai il mio contratto era in scadenza e aspettavo da un momento all’altro di essere chiamato dall’Ufficio Personale per firmare il nuovo contratto a tempo indeterminato. L’attesa non si prolungò per molto tempo e dopo tre settimane fui invitato tramite lettera a presentarmi all’Ufficio Personale. Alquanto fiducioso e su di giri, mi presentati il giorno e l’ora prestabilita dal Direttore del Personale. Appena entrato  nel suo ufficio, capii subito che c’era qualcosa che non andava e l‘aria che tirava non era proprio delle migliori. Anzi tutt’altro!  Mi fece accomodare sulla poltrona e dopo qualche minuto di silenzio incominciò a parlare dicendomi che il Presidente dell’Azienda era in procinto di vendere  a un colosso dell’abbigliamento e sicuramente tutta la produzione sarebbe stata trasferita in Romania a  Timișoara quindi il rinnovo del mio contratto era legato alla mia volontà di trasferirmi in quel Paese con le stesse mansioni. Rimasi alquanto allibito e non sapevo proprio che cosa rispondere; quindi chiesi cortesemente qualche giorno per poter pensare e darle una risposta in tempi ragionevoli. Tornai a casa e raccontai tutto quanto a miei genitori. Anche loro rimasero alquanto sconcertati e non sapevano che cosa rispondermi. Appena mi chiamò Adriana per telefono raccontai anche a lei che cosa mi aveva detto il Direttore del Personale e anche lei espresse molti dubbi a riguardo su che cosa fare.

Visto che nessuna delle persone più care e dei conoscenti non mi sapeva dare una risposta esaudiente presi io  la decisione telefonando al Direttore del Personale  dicendo che accettavo il trasferimento in Romania e dopo pochi giorni firmai il contratto a tempo indeterminato. Sapevo anche che non avrei più visto Adriana e questo mi dispiaceva molto. La ditta fu venduta al colosso dell’abbigliamento e il nuovo Presidente  ci volle salutare riunendo tutto il personale in Aula Magna dicendoci, in sintesi, quello che mi aveva detto il Direttore del Personale qualche settimana prima. La maggior parte degli operai non accettò il trasferimento; molto vennero ricollocati nei altri stabilimenti  dispersi nella Marca trevigiana, altri furono mandati in prepensionamento, altri si licenziarono e una piccola parte accettò il trasferimento in Romania.

La nuova azienda c’organizzò un viaggio in Romania per prendere confidenza col nuovo posto di lavoro,  per renderci conto che cosa andavamo a fare, con chi dovevamo lavorare e le soluzioni abitative per il personale che si trasferiva. Ritornati in Italia  ci diedero tempo una settimana per organizzarci e per partire definitivamente per il Paese straniero. Volli incontrare, prima di partire, Adriana,  ben consapevole che forse era l’ultima volta che ci saremo visti. Avrei voluto organizzare una serata indimenticabile ma lei non poteva uscire in quanto aveva il bambino che doveva accudire. Le proposi di portarlo, solo quella sera, dai nonni ma non volle quindi mi dovetti accontentare, a malincuore, di andare a trovarla a casa. Il marito, come al solito, non era a casa  e quindi mi presentai a casa di Adriana verso le 21:00. M’accolse a braccia aperte e ci baciammo passionalmente; l’espressione del viso lasciava trasparire tristezza e delusione e rimanemmo abbracciati per un bel po’ di tempo. Mi sedetti sul divano e Adriana andò a prendere una torta. Me ne diede una fetta ed io stappai una bottiglia di vino bianco frizzante che mangiammo in religioso silenzio; aveva tutta l’impressione d’essere un commiato piuttosto che una serata con la fidanzata e nel profondo del mio cuore sapevo che era realmente un addio.

Ci mettemmo a guardare la televisione avvinghiati;  a me il programma non interessava un granché, o forse avevo intenzione di fare ben altro, e allora  iniziai a massaggiare, dolcemente con le mani,  il seno. I brividi pervasero il corpo di Adriana che alzò il viso e ci baciammo appassionatamente. Infilai la lingua nella sua bocca e la mossi vorticosamente in cerca della sua. Lei rispose ponendomi le mani dietro la testa. Sentivo la sua saliva mescolarsi con la mia. Con le mani iniziai a tastarle il culo, e lei mi massaggiava il cazzo sopra i pantaloni. Leccai e mordicchiai il lobo dell’orecchio procurandole dei brividi.

Slacciai la cintura e m’abbassai i jeans tirando fuori il cazzo, lei si distese sul divano, prese in bocca il glande, e cominciò a succhiare. La sua saliva mi colava lungo tutta l’asta fino a bagnarmi le palle. Chiusi gli occhi e non capii più nulla, dopo un paio di minuti stavo già per eiaculare in bocca. Le staccai la testa dal cazzo e le tirai fuori le tette dal suo abito che indossava quella sera. La feci appoggiare sul divano a novanta gradi e le alzai la gonna. Indossava un tanga nero di pizzo. Le accarezzai le gambe vellutate, salendo piano  piano fino all’inguine. Gemeva e ansimava per quello che le stavo facendo. Ero troppo sessualmente eccitato per poterla spogliare completamente, quindi le sfilai velocemente le mutandine e infilai un dito in figa. Con mia grande sorpresa era già tutta bagnata, ritirai il dito tutto inzuppato, avvicinai alla mia bocca e leccai le dita. Aveva un buon sapore!

“Dai GianLuca …”

Sollevai la gamba e le leccai le grandi labbra. A lei piaceva, lo intuivo da come si agitava. Poi le infilai il mio cazzo.

“Sì dai continua …. Così !”  

Scopavo  con ampi movimenti facendo sbattere le palle al sedere.  Dopo mi sporsi in avanti per afferrarle il seno. Schiacciavo le tette le une contro le altre e contemporaneamente strizzavo i capezzoli mentre continuavo a scoparla. I suoi gemiti m’incitavano a scoparla con ancora più energia e più foga. Sentii che stavo per venire, ma lei venne prima di me:

“ Sììììììììì !”

E subito dopo venni anch’io inondandole la figa di sperma. C’accasciammo esausti … piano piano ci riprendemmo e Adriana mi baciò e c’abbracciammo stretti stretti e si mise a piangere.

Era un pianto liberatorio consapevole del fatto che ben difficilmente ci potevamo ancora incontrare in futuro. Ci rivestimmo dopo essersi lavati. Era molto tardi ma ahimè Adriana non voleva lasciarmi andare,  continuava ad abbracciarmi e a piangere. Le feci la promessa che appena fossi tornato a casa l’avrei subito cercata. Lei annuì e me ne andai. Era quasi l’01:00! Questa è stata l’ultima volta che vidi Adriana; dopo qualche mese tornai a casa; volevo rivederla, come promesso, ma lei non c’era più. Al telefono di casa non rispondeva, aveva cambiato lavoro e non abitava più a Treviso,  si  era trasferita in periferia.  Tornai a casa nei mesi successivi, ancora diverse volte ma non la trovai; solo allora capii che le nostre vite avevano preso strade diverse ma spero un giorno di poterla incontrare ….

FINE 

  

Normal
0

14

false
false
false

IT
X-NONE
X-NONE

MicrosoftInternetExplorer4

Lascia un commento

I racconti erotici di Milù DEVI ESSERE MAGGIORENNE PER POTER ACCEDERE A QUESTO SITO.