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Diario di E – 7 – Le lezioni P 3

Era pomeriggio, ero tornata in quel grande palazzo, scesa dal taxi con un trolley da cabina, potevo sembrare una ragazza qualunque che tornava da un viaggio di qualche giorno, solo che nel bagaglio non avevo dei souvenir.
Intanto avevo scelto un abbigliamento un attimo più complesso da levare, una maglia a maniche corrte, nera, una mini grigia, niente calze, dei sandali leggeri ma eleganti con un poco di tacco, il giusto da indossare un pomeriggio di estate.
Volevo provocarlo, mentre salivo all’appartamento mi ero levata le mutandine con l’obbiettivo di smuoverlo dalla sua compostezza.

Entrai, almeno stava imparando, anziché trovarlo a giocare a non so cosa, mi accolse felice come un cagnolino, feci anche qualcosa che è poco professionale: lo baciai sulle labbra, subito dopo però mi accordai sulla cifra, non era bassa, ma continuoò a non battere ciglio, un’altra busta con dei fogli viola mi finì in mano.
Sapevo che era di pessimo gusto oltre che inutile contarli, mi limitai a mettere la busta da parte.

Dovevo scaldarlo ed eccitarlo,così si sarebbe lasciato andare e le mie lezioni sarebbero state decisamente più proficue.
Gli chiesi da bere, mi accompagnò in cucina, lo spazio era più grande del mio appartamento, mi prese un bicchiere d’acqua, appena si voltò feci in maniera che il suo petto fosse a contatto con i miei seni, gli afferrai il viso con le mani e gli infilai letteralmente la lingua in bocca, poco mancò che non facesse cadere il bicchiere, ma dal contatto qualche reazione la sentivo, il suo cazzo stava reagendo, lo sentivo gonfiarsi e premere contro di me.

Lo portai verso la camera sua, oramai sapevo dove si trovava, anche se la casa era enorme, mi seguiva tendomi la mano come un bambino.

Arrivati lo spinsi a sedere sul letto e gli infilai di nuovo la lingua in bocca, finalmente sentivo anche le sue mani fare qualcosa, mi tastavano i fianchi, cercavano il mio corpo, sfioravano i miei seni, almeno l’allievo si applicava.

  • Adesso preparati, che ti piacerà
  • Cosa?
  • Non ti preoccupare, lascia fare a me!
Gli slacciai la fibbia della cintura, lui capì (perfortuna) in un attimo si era tolto le scarpe, stava per aprirsi lui i pantaloni, lo fermai.
  • faccio io!
  • ma!
  • Tesoro, io lo faccio per lavoro e quindi potresti anche infilarmi il tuo cazzo come ti pare, ma un’altra lo fa perché vuole te, devi lasciare che sia lei a scopriti, deve essere lei a scartare il regalo. Capito?
  • Si, capito.
Si distese di traverso sul letto, io mi avvicinai dall’altro lato, per un attimo le noste teste si sfiorarono, gli feci passare i miei capelli sul viso apposta, poi li buttai dall’altro lato, volevo che avesse una buona vista.
Gli slacciai i pantaloni, le mutande erano splendide e profumate, almeno per quanto riguardava l’igene non avevo affatto da lamentarmi, anzi.
  • Hai un bel cazzo profumato!
  • Dici?
  • Si, è bello vedere che ti curi, è un segno di rispetto.
Intanto inziavo a giocare con il suo pene, era già abbastanza eretto, un paio di colpi con la mano e inziai ad assaggiarlo con la lingua.
Prima qualche colpetto sulla punta, dopo iniziai a muovermi attorno al glande, e così il ragazzo iniziò a ricevere il suo primo pompino.
Facevo in maniera che riuscisse a vedere mentre gli succhiavo il cazzo, ma piano piano mi mossi per mettere il mio pube vicino alla sua faccia.
Aveva la mia passera praticamente di fronte alla sua bocca, separata solo dal tessuto leggero della mini.
Con un colpo della mano libera alzai la gonna e gli feci scoprire la mia fessura profumata fresca di rasatura, peraltro mi stavo anche eccitando dal ragazzo e dalla situazione, non è che capitassero clienti del genere spesso, di solito lo standard era decisamente più basso.
  • Leccamela!
  • Eh?
  • Leccamela, è lì, rasata, perfetta, pulita, solo per te. Devi imparare a mangiare una patata!
  • E cosa faccio?
Iniziò, decisamente timoroso e con molta incertezza.

Io in ogni caso feci qualche sospiro di approvazione, lui prese coraggio e iniziò ad stimolarmi con la lingua, nonostante tutto, quella sembrava una cosa che gli veniva bene, mentre io assaggiavo lui, lui mi esplorava, mi girava attorno al clitoride, lo baciava, lo mordicchiava con le labbra, si avventurava con la lingua più dentro me.
Cazzo, ho trovato un talento naturale, e da come si muoveva si sentiva che non stava facendo i compiti per forza, gli piaceva davvevo, avevo avuto ragazzi che erano veramente un disastro dopo mesi di tentativi, lui, già la prima volta mi stava facendo partire.
Era lento, poi leggero, poi veloce, colpiva con forza, restava lì, sentivo il piacere in un punto e poi, nel momento in cui meno me lo aspettavo, mi stimolava da tutt’altra parte.
Mi teneva continuamente sul rasoio, in una stimolazione continua, mi dedicai con forza al suo cazzo, Lavorando per dargli lo stesso piacere che stava dando a me.
Era anche bello teso, accelerai il ritmo, mi venne di colpo in bocca, ma sembrò quasi non accorgersene, continuava, non era perfetto, però, con un poco di eccitazione mi spinsi e venni, con un tremore di gambe e pulsazioni del bacino.
Ci mettemmo in ginocchio sul letto, quasi uno a fronte dell’altro.

  • Ragazzo mio, se questa è la prima volta diventerai l’idolo delle tue amiche. Ma, sinceramente, lo avevi già fatto?
  • No, lo giuro, mi sembrava giusto fare così, pensavo di sbagliare tutto.
  • Ah, no, non hai sbagliato niente, anzi.
Lo folgorai con il mio più incoraggiante sorriso e diedi un bacetto sulla guancia.
  • E ti sei divertito?
  • Beh, sì, ma ero nervoso, non sapevo.
  • Non ti preoccupare, se vuoi faremo qualche ripetizione, poi ci sarà anche una grande prova, ma un passo alla volta, e adesso.
  • Non lo so, è ora di cena, ti va?
  • Va bene, ma facciamoci una doccia, forse è meglio.
L’educazione e il rispetto che quel ragazzo aveva erano praticamente innate, dovetti insistere perche entrassimo entrambi nella doccia a lavarci, ma almeno mi serviva per insegnargli qualcosa e a sentirsi più sicuro di sè.

Mangiammo in cucina, io in accappatoio, lui con addosso un paio di jeans, alla fine il ragazzo non era così male, non certo un palestrato, ma, liberato di orpelli era decisamente valido, anche se non fossi stata motivata dal denaro, un pensierino, vedendolo adesso, lo avrei fatto.

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