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Oriana m’aveva telefonato in ufficio per dirmi che sarebbe passata a casa mia la mattina seguente, poiché in quella circostanza lei era libera dal lavoro. L’idea mi piacque subito, perché era trascorso molto tempo dall’ultima volta che c’eravamo viste e portavo ancora dentro di me il ricordo di quei piccoli segnali, come quegl’impercettibili battiti di ciglia che Oriana m’aveva regalato, in quanto avvertivo una contrazione allo stomaco e anche più in basso solamente al pensiero. Onestamente io non avevo mai fatto l’amore con una donna né avrei mai avuto l’azzardo di proporre una cosa simile a un’amica, con Oriana però mi ero sempre trovata a mio agio nella mia intimità, perché svariate volte avevamo addirittura condiviso la doccia insieme, più che altro rilasciando allegre e scherzose considerazioni sul nostro corpo, spalmandoci la crema a vicenda, prendendoci un po’ in giro, come accade quasi sempre tra noi donne, complici inespresse e latenti dei loro innumerevoli segreti.

Più tardi però, durante la serata, io ho lungamente indugiato prima d’addormentarmi, attratta e inconsciamente incuriosita, eppure molto probabilmente era l’esatto contrario, perché ero presa inoltre dalla voglia che il tempo passasse più in fretta, che arrivasse l’indomabile e l’irresistibile momento della sua comparsa, motivando la mia frenesia più che altro al piacere di stare insieme com’era accaduto molte volte, poiché avrei voluto accendere quel sole. Nel frattempo arrivano i primi chiarori, io tra un sogno mozzato e la ricerca di posizioni comode nel letto m’alzo per gettarmi sotto il getto della doccia, mentre mio figlio e mio marito stanno ancora dormendo, però ancora per poco. Finalmente resto da sola, dopo la colazione elaboro la scelta dei vestiti, le coccole e i baci, così posso dedicarmi interamente per riordinare la casa, circostanza che faccio abbastanza in fretta, eppure in quel frangente ho il cuore a mille. Fermati, rallenta, manca ancora un po’, riprendi fiato, ripeto verso me stessa, dato che m’accorgo di respirare affannosamente cercando di concentrarmi sulle piccole attività quotidiane, ciononostante non faccio in tempo a pronunciare ciò che penso, visto che suona il citofono, perché lei &egrave già qui. Apro il portoncino senza neanche chiedere chi è, in quanto mi precipito a indossare una tuta di cotone, eccola, lei entra e io l’abbraccio. 

Lei irrompe, si sbarazza della borsa e s’infila in cucina per preparare il caffè guardandomi in un modo allusivo e malizioso, mentre accende il fornello mi chiede di mio marito e di mio figlio: logico che non ci sono, tenuto conto che ritorneranno almeno per l’ora di pranzo, ponderato e ragionevole che abbiamo parecchie ore per conversare, per raccontarci tante cose, per stare assieme. No, adesso non parliamo più, perché ci abbracciamo lente e delicate, le labbra attualmente si cercano, la sua lingua che parte dall’angolo destro della mia bocca l’attraversa e si ferma per poi aprire le mie labbra, lei s’intrufola con dovizia, abbraccia la mia lingua, in quanto è uno scatenamento continuo di sensazioni. Mentre questo accade, le sue mani s’infilano sotto la maglietta, trovano i seni, dove i capezzoli stentano a darsi un contegno, ma chi se ne frega della condotta e del criterio. Sono duri, il desiderio li fa apparire più grandi, l’aureola bella come non mai, la maglietta viene sfilata in un attimo, dal momento che anch’io faccio altrettanto con la sua, io ricordavo i suoi seni altrettanto magnifici nella loro dolce ampiezza, poi ci abbracciamo, sfiorando i seni dell’una contro l’altra.

Adesso sono io che prendo risoluta l’iniziativa: la mia lingua va da sé, non ha binari da percorrere, perché lascio che inventi le sue strade, dal suo collo, con dei piccoli colpi di lingua la strada mi conduce ai suoi seni, io insisto intorno all’aureola, percorro il suo addome e le mie mani iniziano a sfilarle i pantaloni che cadono per terra. La sua fica è lì davanti a me, ricoperto da quel pezzo di stoffa e sopra quel pezzo di tessuto io ci passo la mia lingua, ghiottamente, perché voglio coglierne appieno e voracemente il suo odore, in tal modo mescolo la mia saliva al suo fluido che avverto salmastro, ma gustoso al tempo stesso. Non è ancora la carne, tuttavia lei mi solleva, mi fa girare e mi trattiene a sé contro i suoi seni, io li sento penetrare in me, tra le mie scapole percorrendo quello che resta del mio corpo, la sua lingua è un concentrato di sensazioni, delicata, forte e prepotente, io ho le contrazioni nello stomaco e addirittura più in basso, giacché ho il desiderio smanioso di farmi masturbare da lei. Oriana capisce rapidamente, intuisce alla svelta che io non posso più aspettare, così la sua mano scavalca gli slip intrufolandosi, sento il suo dito aprire le grandi labbra già abbondantemente umide e gonfie di desiderio, finché sopraggiunge un lieve lamento per l’aggancio della sua mano.

Lei sa assennatamente dove toccarmi, sa come palpeggiarmi, conosce l’intensità del tatto, l’unicità del tocco, però il suo dito va persino oltre, perché penetra in me gaudente e libertino, così come un piccolo pene delizioso e deciso nella mia fica, fin tanto che non esce colmo delle mie secrezioni, che Oriana lecca tra l’altro con un’approfondita golosità. Dopo continua il suo gioco sul mio clitoride, io sto per esplodere e farnetico mentre mi toglie quel poco che ancora indosso: affonda la sua lingua dentro di me e si gira affinché la sua fica sia a portata della mia bocca, io gliela lecco dove so, conosco la sua cavità come la mia, perché lei è me in quel momento, in quanto mi basta richiamare alla memoria i momenti dei miei amplessi solitari. 

I suoi fianchi si muovono, aumentano l’intensità della spinta verso la mia lingua, io faccio altrettanto, mentre l’orgasmo ci prende annientandoci e travolgendoci, lungo, poderoso e senza fine. Rimaniamo sfinite, ma abbracciate non so per quanto tempo, continuando a regalare l’una all’altra le nostre lingue impregnate dei sessi reciproci. Dentro di me colgo nettamente e indiscutibilmente d’aver compiuto un rito fenomenale, una magia impareggiabile e ineguagliabile.

Oggigiorno non immagino per nulla al mondo né ritengo che farò l’amore con un’altra donna, eppure dentro di me ho la netta convinzione e l’idea fissa che con lei sarà sempre così.

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 7 Agosto 2016Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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