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IO E……LE GEMELLE

By 19 Febbraio 2024No Comments

IO E … LE GEMELLE
Sono nato 2 anni dopo le gemelle, Beatrice e Chiara. Erano gli anni fine 60’, papà proprietario di una piccola ma importante ditta di elettronica, allora in pieno sviluppo, mamma di origine tedesca, con tutte le caratteristiche del caso: dura, inflessibile e decisionista. Per non smentirsi le gemelle, pur essendo praticamente identiche avevano un carattere opposto: Beatrice come mamma, Chiara più dolce e remissiva come papà.
Per le gemelle io ero il loro bambolotto e mamma le aveva comunque abituate ad aiutarla in casa, per cui oltre a giocare e farmi giocare quando era il momento si smetteva e si aiutava mamma a preparare la tavola e altri lavori. Un compito delle gemelle era di farmi il bagnetto. Tutte le sere, cadesse il mondo, io e loro, prima di andare a tavola, dovevamo fare il bagno. Era una delle regole imprescindibili di mamma. Il compito di lavarmi spettava a Beatrice perché in fondo era lei la vice-badessa di casa. La mamma le aveva insegnato che doveva lavarmi bene anche il pistolino per cui alla fine con le dita mi tirava delicatamente la pelle e mi lavava il prepuzio. Essere manipolato da Beatrice per me era una cosa normalissima.
Il problema era che con il mio carattere ero un grandissimo rompicoglioni e mal sopportavo il carattere di Beatrice, per cui spesso litigavamo ma alla fine la peggio era sempre per me.
Chi era ragazzino in quegli anni sa che avevamo tutti, ragazzi e ragazze un grande problema: il sesso. Non si sapeva praticamente nulla. Ci si informava ascoltando i ragazzi più grandi ( che spesso si vantavano sparando bugie enormi sulle loro avventure), si guardavano fumetti spinti, si guardavano i cataloghi Postalmarket per vedere le donne in intimo, i più fortunati avevano filmini porno da vedere di nascosto con il proiettore.
Le ragazze pensavano di rimanere incinta con i baci, anche loro avevano le pulsioni ma le nascondevano bene. Si facevano feste dove si pomiciava e se riuscivi a toccare una tetta era un successo.
Quando le gemelle erano più grandicelle mia madre, da buona tedesca, decise che era il momento di responsabilizzarle ulteriormente e di riprendere a lavorare in ditta con papà. Prese una tata che gestiva la casa ma sino al primo pomeriggio; una volta tornate a casa da scuola le gemelle il compito spettava a loro o meglio a Beatrice che gestiva me e Chiara come un sergente maggiore. E questo acuiva gli scontri con me che mal digerivo di essere comandato in tutto e per tutto da Beatrice. Anche quando avevo ragione ci si metteva Chiara, che faceva e diceva tutto ciò che voleva Beatrice, a darmi torto con la mamma.
Uno dei tanti contrasti riguardava il bagno, pensavo di essere oramai abbastanza grande per poterlo fare da solo e quindi chiesi alla mamma il permesso; davanti alle gemelle la risposta fu “ non se ne parla neanche, se lascio fare a te, è tanto se ti lavi una volta alla settimana, rimane compito di Beatrice” che mi guardò con un sorrisetto ironico che mi fece arrabbiare ancora di più.
Per ripicca divenni ancora più pestifero con Beatrice che a sua volta trovò le contromisure.
Una sera, come al solito, mi ero alzato nella vasca e Beatrice prese ad insaponarmi, sentii la sua mano lavarmi la schiena, poi scendere giù sui glutei e poi un dito a passarmi nel solco e insistere sul buco più volte, con l’altra mano mi insaponò davanti insistendo più del solito. In parole povere ebbi un’erezione, anche se, allora non lo capii, sapevo solo che sentire le mani di Beatrice mi aveva fatto piacere. Lei mi guardò per un momento poi iniziò a sciacquare con la doccetta. L’erezione continuava, lei tranquilla prese il pene con le dita e lo scappellò lentamente per poi pulirlo come al solito; mi chiese stranamente “faccio male?” risposi no con la testa. Lo rifece tre quattro volte poi brusca “ asciugati” e usci. L’erezione smontò subito ma la strana sensazione di piacere rimase per un po’. Per giorni non successe nulla, anche perché Beatrice non era sola a lavarmi. Una sera allontanò l’altra sorella con una scusa, prese di nuovo a lavarmi con insistenza davanti e dietro e mi procurò di nuovo un’erezione, prese a fissarmi con insistenza e con la mano insaponata avvolta al mio pene prese a scappellarmi, avanti e indietro, lentamente e stringendo il pugno, la fissavo e lei fissava me, poi il piacere mi prese, chiusi gli occhi, dal cervello un brivido mi scese lungo la schiena, mi passo tra le natiche e usci dal pene. Quando riaprii gli occhi, con addosso una grande spossatezza, Beatrice passava la mano nell’acqua, prese la doccetta, mi lavo e secca secca “rivestiti”. Prima di uscire si giro e mi disse “ se fai il bravo……….”
Era la prima sega e eiaculazione della mia vita e per Beatrice il modo di domarmi, capire qualche cosa del sesso e come far godere e gestire un uomo.
Ogni sera speravo che durante il bagno succedesse qualche cosa e invece niente.
Era però solo lei a gestire la situazione, io stavo buono e non facevo casino sperando di ripetere l’esperienza ma poi mi innervosivo vedendo che non succedeva niente e ricominciavo a fare lo stronzo a quel punto lei…
Era anche diventata brava, ancora non so dove imparava a farlo in quel modo: dopo avermi lavato mi faceva alzare in piedi nella vasca, mi voltava contro il muro, lei dietro di me, con la sinistra mi accarezzava il pene e i testicoli e quando avevo l’erezione iniziava a segarmi e con le dita della destra lentamente si insinuava tra le natiche e mi stuzzicava l’ano. Avevo degli orgasmi incredibili che mi lasciavano spossato.
Mi facevo le seghe come tutti i ragazzi ma quelle fatte da Beatrice erano un’altra cosa.
Una volta, era estate, mentre mi lavava, aveva una maglietta molto larga, si intravedevano i seni, allungai una mano per toccarli ma mi arrivò un ceffone “ non farlo mai più”.
Man mano che il tempo passava e oramai mi lavavo da solo, le seghe di Beatrice, con mio sommo dispiacere, erano un ricordo.
Un giorno però tutto cambiò: il pomeriggio c’era la partita di calcio in oratorio, ero in ritardo, presi la borsa con gli indumenti e di corsa in bicicletta raggiunsi l’oratorio. Al momento di cambiarmi non avevo le scarpe; di corsa mi precipitai a casa. Entrando subito notai uno strano silenzio, silenziosamente mi guardai intorno, non c’era nessuno. Salii le scale verso le stanze e arrivato nei pressi della stanza delle gemelle sentii degli strani rumori; mi avvicinai silenziosamente e sbirciai dentro: rimasi di sasso. Le gemelle erano sdraiate sul letto, senza le mutandine, con le gambe divaricate che con le mani una dell’altra si accarezzavano il sesso. Occhi chiusi e bocca aperta si godevano la reciproca masturbazione. Ma non era finita: Beatrice, che come il solito comandava, ad un tratto si sollevò, si tolse la maglietta rimanendo nuda, spogliò anche Chiara, “dai vienimi sopra”, e si misero a leccarsi e masturbarsi a vicenda. Ero sconvolto ma anche eccitatissimo a vedere le mie sorelle darsi piacere; mi venne voglia di entrare e gridare “vi ho beccato” ma poi pensai che era il momento di volgere le cose a mio favore. Silenziosamente mi allontanai e tornai alla mia partita di calcio che giocai di merda.
Per qualche giorno pensai come affrontare le gemelle poi decisi di bleffare alla grande; usavo spesso la Polaroid che faceva le foto istantanee e decisi di utilizzarla per spaventarle il più possibile ma soprattutto Beatrice “la Badessa”
Un pomeriggio che Chiara non c’era andai da Beatrice che stava studiando e con l’aria più innocente del mondo “ vi ho viste “. “ cosa stai dicendo ? “ con la sua solita aria aggressiva. “ sto dicendo che vi ho viste sul letto che vi toccavate e vi leccavate a vicenda “. Rimase interdetta per un attimo e poi ancora più aggressiva “ ma che bugia stai architettando ?” “ vi ho fatto le foto”. A quel punto cadde nel tranello, ci credette, divenne rossa e rimase zitta. Immaginai quello che stesse architettando per venire fuori da quella situazione ed io “ se stai pensando di cercare le foto e farle sparire scordatelo, non le troverai”. Cedette “ cosa vuoi ?” “ te lo farò sapere “.
Uscendo dalla stanza mi lanciò “ sei uno stronzo ! “ “ si, lo so “.
Il giorno dopo passai alla riscossione; al solo pensiero della sega mi era diventato duro, mi asciugai e urlai “ Beatriceeee “, come entrò l’accolsi con un sorrisetto ironico e con gli occhi gli indicai il mio cazzo. Incominciò a segarmi frettolosamente; “ no, no, fallo come sei capace”, si mise d’impegno, mi accarezzava il culo e i testicoli; allungai una mano e le stinsi un seno, mi guardò furiosa ma non disse nulla: l’avevo in pugno. Mi godetti la sega, le riempii la mano di sperma.
Purtroppo per parecchi giorni mamma rimase il pomeriggio a casa e non potei fare nulla. La mamma aveva notato che Beatrice era un po’ strana ma non ottenne, chiaramente, spiegazioni.
Appena ebbi campo libero, in camera mia, mi sdraiai sul letto vestito in tuta e urlai “ Beatriceeeee !”; entrata in camera mi vide vestito e mi guardò stranita; “ datti da fare “ capii cosa intendevo e prese a togliermi i pantaloni e le mutande. Iniziò ad accarezzarmi e segarmi. “ fammi vedere le tette “ “ non ci penso neanche “ “ ho detto fammi vedere le tette!!!”. Rabbiosamente si tolse la maglietta; “anche il reggiseno !!!” Tolse anche il reggiseno. Che bella la mia sorellina: due tette piccole e sode con due deliziosi capezzoli rosa. Si sedette di fianco a me e riprese ad accarezzarmi il cazzo; allungai una mano e le palpai un seno e poi l’altro, non disse nulla, presi i capezzoli tra le dita, si erano induriti, “ avvicinati, vieni più vicino”, mi venne naturale alzare il busto e prenderli in bocca e succhiarli. Gli venni in mano mentre ancora gli succhiavo i capezzoli. Crollai sul letto, guardai Beatrice, per un attimo mi guardò, si alzò, prese un fazzoletto e si ripulì la mano e pulì il mio ventre poi prese maglietta e reggiseno e usci dalla stanza.
Sapevo che potevo chiedere tutto, ma cosa? Mi facevo un quadro mentale delle cose più eccitanti. Un pomeriggio entrai in camera delle gemelle, Beatrice era sul letto a studiare con un libro, mi sedetti al suo fianco. Mi fissava senza parlare le sollevai la maglietta e la costrinsi a toglierla e a togliersi il reggiseno. Le accarezzai i seni e poi, continuando a fissarla, lentamente feci scendere la mano lungo il corpo, arrivato all’elastico della tuta lei mi bloccò la mano, continuavamo a fissarci senza parlare. Cercò di togliere la mano ma feci resistenza. Tolse lei la mano; lentamente entrai sotto l’elastico della tuta e delle mutandine. L’inguine era caldo e asciutto, incontrai i peli; teneva le gambe chiuse; “ apri le gambe” le dissi; lentamente le divaricò; con un dito scesi a toccare la figa; leggermente l’accarezzai esternamente e tolsi la mano. Beatrice mi guardò stupita. Presi a due mani tuta e mutandine e le sfilai; “ spogliati completamente “ si tolse maglietta e reggiseno. La guardai in piedi, era proprio bella, seni piccoli e sodi, pancia piatta, fianchi stretti e gambe lunghe. Mi sedetti di fianco sul letto e l’accarezzai su tutto il corpo e poi in mezzo alle gambe, con le dita a frugarla; “ piano, mi fai male “. Mise una mano sulla mia e mi guidò e mi insegnò; sotto le mie dita sentivo il calore e l’umidore del suo sesso; mi prese un dito e mi guidò ad accarezzare il clitoride e a penetrarla leggermente. Tolse la mano e lasciò che continuassi da solo. La guardavo, aveva gli occhi chiusi e le labbra dischiuse, mi chinai a leccargli i seni e succhiare i capezzoli mentre il mio dito la stuzzicava con più forza; la penetravo dentro e fuori, sempre più bagnata. Ad un tratto serrò le gambe bloccandomi la mano ed emise un grido strozzato: ero riuscito a farla godere! Tolsi la mano, la guardai rilassarsi, ero eccitatissimo eppure mi voltai e tornai nella mia camera a masturbarmi pensando a Beatrice nuda sotto le mie mani.
Fantasticavo in continuo a cosa fare e farmi fare da Beatrice ma la cosa più incredibile era che sia io che lei eravamo normalissimi in famiglia, cani e gatti come sempre: la tensione scattava quando eravamo soli in casa cosa che però diventava sempre più difficile con Chiara sempre tra i piedi.
Alla prima occasione divenni più audace; Chiara era alla lezione di danza e sarebbe stata fuori tutto il pomeriggio, durante il pranzo fissai intenzionalmente Beatrice che capì, appena soli entrò nella mia stanza, velocemente mi spogliai completamente e mi sdraiai sul letto. Lei si sedette di fianco e incominciò ad accarezzarmi il petto e la pancia lentamente per poi scendere a prendere in mano pene e testicoli, mi masturbava lentamente. Ad un tratto dissi “ prendimelo in bocca ! ” Beatrice si bloccò gelata “ no, non ci penso neanche “ “ oh si, sono sicuro che lo farai “ Per un lungo istante ci fissammo poi lei lentamente si chinò, apri la bocca e chiuse le labbra sul mio cazzo. Lo teneva chiuso in bocca senza muoverlo “ succhialo e leccalo ! “ Prese a farlo, chiusi gli occhi a godermi il calore e i movimenti della sua lingua, era così bello che velocemente le venni in bocca. Come Beatrice senti riempirsi la bocca del mio sperma si staccò e corse in bagno. Mi alzai e la segui; appoggiata al lavandino si sciacquava la bocca in continuo. La toccai e lei si rivoltò “ lasciami stare stronzo !” “ stai zitta scema ! ” dissi cattivo. Le presi la maglietta e la sfilai, non disse nulla, le tolsi i pantaloni della tuta e le mutandine e così nuda la portai per mano nella mia stanza, la spinsi sul letto. Tentò di alzarsi e dire qualche cosa “ stai ferma e zitta !! “ le aprii le gambe e infilai la faccia tra le sue cosce. Cercava di staccarsi ma la tenevo ferma per le anche. Leccavo e succhiavo la sua figa, con le mani accarezzavo il corpo, i capezzoli erano duri e grossi, si stava eccitando, sentivo sulla lingua i suoi umori, mi prese la testa con le mani e mi schiacciava contro il suo inguine e poi venne con brividi lungo il corpo e con un urlo finale. Mi staccai; ero di nuovo eccitato. Lei era rilassata ad occhi chiusi. Mi inginocchiai vicino alla sua testa, la girai verso di me, presi il cazzo con le mani e lo appoggiai alle sue labbra, le apri. Lo spinsi lentamente dentro la sua bocca e le sue labbra si chiusero. Rimasi fermo poi iniziai a muovermi dentro e fuori. Lei teneva gli occhi chiusi ma le sue labbra seguivano il mio ritmo. “ Bea, Bea, sto per venire! “ Visto come si era arrabbiata prima, mi mossi per staccarmi e non venirle in bocca ma sentii le sue mani tenermi fermo e la sua bocca a succhiarmi al ritmo delle mie contrazioni. Continuava a leccarmi tenendomi in bocca ma iniziai a sentire fastidio e lentamente mi sfilai. La guardai esterefatto mentre inghiottiva tutto il mio sperma. Mi chinai a baciarla delicatamente sulle labbra, le mie che sapevano dei suoi umori e le sue del mio sperma.
Vedendola oramai così arrendevole le mie fantasie sessuali diventavano sempre più audaci e pressanti. Mi frenava il fatto che era difficile rimanere soli in casa. Un giorno le sussurrai “ Voglio coinvolgere Chiara ” “ Non ti azzardare, Chiara non va coinvolta “ lo disse talmente decisa che non mi azzardai più a proporlo.
Sempre più sfacciato, in uno dei giorni di libertà, la trascinai in bagno, “dai fai la pipì “ “ ma cosa vuoi fare ? “ “ non ti preoccupare “. Dopo averla vista urinare “ siediti sul bidet che ti voglio lavare io “ mi insaponai la mano e la lavai a lungo e lentamente; dopo averla asciugata con un dito le aprii delicatamente le labbra della vagina “ come ti sei già bagnata ! “ non disse nulla. La portai in camera e la spogliai completamente; rimasi a guardarla “ sei bellissima ! “. Mi spogliai e mi sdraiai supino “ vienimi sopra “ quando stava per mettersi sopra “ no, girati “ e la tirai per le anche per avere la sua figa e il suo culetto vicino alla bocca. Iniziai a leccarla e a toccarla con le dita come aveva fatto lei con Chiara. Leccavo e stuzzicavo il clitoride, le succhiavo le labbra e le infilavo la punta della lingua. Beatrice mi aveva preso il cazzo in bocca e mi succhiava a sua volta e mugolava leggermente. Con un dito stuzzicavo anche il suo culetto; a quel contatto si voltò a guardarmi ed io lentamente inserii la punta del dito nello sfintere, si rigirò senza dire nulla. Leccavo, succhiavo e la accarezzavo sulla schiena, sembrava avessi dieci mani. Ad un tratto mi accorsi che stava venendo, lentamente ma con decisione le introdussi tutto il dito nell’ano. Scoppiò il suo orgasmo con brividi in tutto il corpo senza però togliersi il mio cazzo dalla bocca. Non ero venuto; aspettai un attimo che si riprendesse e iniziai a muovermi con il bacino. Lei riprese a succhiarlo fino a farmi venire.
La frenesia di sesso aveva preso anche Beatrice e il fatto che le occasioni erano rare amplificava l’attesa. Ora il mio desiderio maggiore era di penetrarla; ma appena provavo lei si irrigidiva e si ritraeva “ No Davide non voglio ho paura “ . Provai a convincerla di usare il preservativo ma non ci riuscii. Poi finalmente arrivò la pillola !
Incominciò a prenderla di nascosto e aspettammo un mese per essere sicuri; la prima volta che le venni dentro fu fantastico; sentire che la sua vagina si contraeva contro il mio cazzo che si svuotava dentro di lei, diede ad entrambi un orgasmo indimenticabile.
Ma rimanere soli era sempre difficile, con mamma che andava meno in ditta o Chiara tra le palle ! Quando il desiderio di Beatrice diventava impellente, anche con tutti in casa, la trascinavo spaventatissima nella mia stanza, la facevo inginocchiare in un angolo e la costringevo a prendermelo in bocca e a succhiarmelo fino a farmi venire.
Ma volevo tutto di lei, avevo la bocca, la vagina, volevo il suo culo!
Mentre la scopavo, il mio dito che le penetravano lo sfintere le piaceva ma quando tentavo di penetrarla mi fermava. Arrivò l’occasione, l’avevo fatta sdraiare a pancia sotto, essere presa in quella posizione le piaceva; mentre mi muovevo dentro di lei le aprivo le natiche e vedevo quel meraviglioso buchino rosa. Quando venne, lubrificandomi il cazzo con i suoi umori, mi sfilai e aiutandomi con le dita premetti decisamente sullo sfintere che si apri un poco permettendomi di far entrare la punta. Beatrice urlò “ Davide no, no, mi fai male” tentando di ritrarsi ma ero in mezzo alle sue gambe divaricate e la tenni ferma con le mani sulle spalle. Non capivo più niente e non mi fermai. Lentamente spinsi ed entrai per metà. Beatrice smise di agitarsi ma si lamentava in continuo, sentii che il suo sfintere si era un po’ rilassato ed entrai lentamente sino in fondo e mi fermai; i suoi muscoli si contrassero di nuovo. Guardai mia sorella: occhi chiusi, faccia contratta, respiro affannoso. Lentamente presi a muovermi avanti e indietro; quando i suoi lamenti aumentavano mi fermavo un attimo; ero estasiato: il calore del suo culo, la stretta dei suoi muscoli intorno al mio cazzo. Non ci misi molto a venire; le crollai addosso e lentamente mi sfilai dal suo sfintere. Mi alzai e la baciai sul collo e su tutta la schiena. Beatrice rimase sdraiata con le gambe divaricate, vidi che il mio sperma lentamente fuoriusciva per le continue piccole contrazioni. Presi dei fazzolettini di carta e la ripulii guardando bene se l’ avevo ferita. Dopo un po’ Beatrice si sollevò, mi guardò e senza dire una parola andò in bagno.
Quel rapporto anale era stato, per me, fantastico ma Beatrice era rimasta enigmatica, non capivo se era arrabbiata perché l’avevo praticamente costretta a subirlo o no!
Per un bel po’ di tempo non avemmo la casa libera; notavo però che anche Bea era nervosa, sembrava aspettasse con ansia !
Finalmente un pomeriggio libero: dopo averla leccata a lungo e averla fatta venire mi prese la faccia con le mani e mi baciò succhiandomi la lingua; era la prima volta che mi baciava e con passione ! La scopai lentamente succhiando e mordendo delicatamente i capezzoli; venne rapidamente un’altra volta. Rimasi rigido dentro di lei; quando aperse gli occhi aveva uno sguardo liquido.
“ Bea vorrei….” Capì cosa volevo, mi guardò un attimo poi sussurrò “ Davide …fai piano e non farmi male “ Mi alzai, avvicinai il cazzo alla sua bocca “ insalivalo bene “ Lo coperse di saliva, con il pene nella mano accarezzai lo sfintere e aiutandomi con le dita lentamente la penetrai. Bea teneva gli occhi chiusi, la guardavo, man mano che lentamente la penetravo vedevo le sue piccole smorfie ma non si lamentò. Completamente dentro mi fermai, mi abbassai a baciarla, a succhiarle i seni e i capezzoli e quando sentii i muscoli del suo sfintere rilassarsi presi a muovermi lentamente dentro e fuori. Con una mano la masturbavo. Guardandola in viso, lentamente la sua espressione cambiava, il respiro si faceva affannoso, bocca leggermente aperta e occhi stretti, le mani improvvisamente aggrappate ai miei fianchi ad accompagnarmi nei miei movimenti e poi i muscoli del suo sfintere a vibrare e un urlo all’orgasmo. Spalancò gli occhi a guardarmi stupita come a non credere di aver potuto godere anche di un rapporto anale. Ripresi a muovermi per poter godere anch’io del suo culo; le venni dentro.
Ora io e Bea lavoriamo in ditta con papà, io felicemente single lei sposata con un bambino mentre Chiara si è tolta dalle scatole: vive e lavora in Spagna. Siamo riusciti sempre a nascondere i nostri veri rapporti, siamo sempre apparentemente cane e gatto! Io frequento il Tennis Club perché è il posto per me, pieno di giovani mammine che portano i figli a lezione di tennis o giovani donne sposate che hanno in comune il fatto di essere snob, puzzetta sotto al naso, annoiate e insoddisfatte: facilissimo agganciarle essendo carino, benestante, simpatico. All’inizio faccio il carino ed educato ma soprattutto ho imparato a essere “ resistente “ per cui le scopo per mezzora senza venire, cosa che magari non hanno mai provato. Dopo un po’ che le frequento divento più irruento, le sculaccio, pompini esagerati, alcune accettano altre spariscono.
Ogni tanto Bea entra nel mio ufficio al mattino, mi guarda fisso per un attimo senza dire una parola; io capisco che ha bisogno di me. Ci inventiamo degli impegni per il pomeriggio, l’aspetto a casa mia. Per me il periodo più eccitante è stato quando Bea era incinta: vedere la sua pancia che cresceva e i seni più pieni mi arrapava, appena arrivava a casa mia la spogliavo rapidamente, la giravo contro il muro e la penetravo e la facevo venire. Leccavo a lungo il sesso bagnato dai suoi umori e alla fine la scopavo nel culo riempiendola del mio seme. Che bella la mia sorellina !!

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