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Pochi minuti dopo,quando scese dal bus, la pioggia era cessata. Le fronde degli alberi ora appassivano immobili al di sotto di un delicato cielo azzurrino e l’acqua tracimava lenta e ipnotica dai tombini intasati dalle foglie cadute. Attraversò il giardino condominiale innaffiato da una tenue luce che traeva linfa da sottili raggi di sole filtranti da nubi in leggero e caotico movimento.
Claudia entrò in casa salutando distrattamente mamma,intenta a riordinare la cucina, e papà,che cercava come ogni santo giorno di riparare la tapparella del salotto senza alcun risultato concreto.
Si diresse nervosamente verso il bagno e vi si chiuse dentro. Si tolse la felpa e i leggings ,rimanendo in mutandine e reggiseno, e prese a trafficare con lo zaino, appendendo gli abiti zuppi sul bordo della vasca. Poi,come fosse un oggetto alieno, rimase a fissare il sacchetto in cui aveva gettato le mutandine che aveva indossato a scuola e d’improvviso si ricordò del segreto che celavano. Spinta da un misto di vergogna e curiosità, le estrasse e le guardò. Macchie scure ancora umide ne impregnavano il sottile tessuto. Voleva metter fine a tutto quello e le avvicinò al lavandino per sciacquarne via le macchie prima che diventassero secche. Ma, tutto d’un tratto, si bloccò. Gettò una rapida e colpevole occhiata alla porta per assicurarsi che fosse ben chiusa e, quasi vergognandosene, se le portò timidamente al naso. L’odore di sperma era ancora vivido e pungente. Annusò ancora tastando il tessuto reso vischioso dall’abbondante seme dell’uomo e il solito calore le si insinuò rapido e inesorabile attraverso le cosce. Poi,d’improvviso,una voce ruppe l’incanto.
“Claudia, che stai facendo? Vieni un secondo qui” le urlò la madre. Claudia sobbalzò col cuore che prese a batterle all’impazzata, lanciò distrattamente le mutandine sul porta salviette e,infilatasi in fretta e furia una maglietta che le arrivava a metà coscia, raggiunse la madre in cucina,prima che potesse entrare lei in bagno.
“Aiutami con la spesa, per favore” le intimò la madre e Claudia,sebbene riluttante, la ascoltò,dimenticandosi completamente delle sue mutandine.
Proprio in quel momento il padre, Giulio, si vide per l’ennesima volta la tapparella cascargli quasi addosso e, imprecando come un forsennato, le diede un calcio furioso. Si diresse allora verso il bagno con le mani sporche di grasso.
“Che hai da imprecare?” le gridò la moglie dalla cucina.
“Niente niente, quella maledetta tapparella mi farà impazzire” le rispose, mentre si sciacquava le mani sotto il getto di acqua calda del lavandino. Osservandosi allo specchio cercò a tentoni la salvietta sul porta salvietta,un gesto automatico che ripeteva ogni giorno e,afferrandola, vide ruzzolare a terra le mutandine della figlia. Non era certo la prima volta che capitava che Claudia lasciasse in giro le sue cose, ma “ora pure le mutandine, sta superando il limite” si disse. Si asciugò bene le mani e si chinò suo malgrado a raccoglierle. Immediatamente percepì una sensazione di umido e viscido e la cosa lo sorprese. Guardò meglio l’indumento e notò che il tessuto era impregnato di qualcosa che non riuscì subito a identificare. Perplesso , le osservò con maggior attenzione. Che diavolo era? Si chiese.
Poi,spinto dalla curiosità, le avvicinò al naso,un gesto istintivo fatto in assoluta innocenza e candore.
Ma la sua espressione mutò drasticamente. Guardò la porta per assicurarsi che fosse ben chiusa e ,sentendosi un idiota,si riportò gli slippini al naso. Non era certo un uomo del tutto ingenuo e non ci mise molto a capire che quel liquido vischioso e denso che impregnava le mutandine della figlia altro non era che sperma. Ne fu disgustato ma riannusò,sicuro di essersi sbagliato. Eppure il tentativo non fece che confermare la prima impressione. In preda a un vero e proprio terrore appoggiò gli slippini sul bordo della vasca e, quasi in stato confusionale, si diresse in salotto e si accasciò sul divano.
Cercò di riordinare le idee e valutare con razionalità quella scoperta.
Come era possibile, si disse, che la sua innocente figliola fosse tornata a casa un pomeriggio dopo scuola con gli slip intrisi di sborra?
Una dopo l’altra andarono in pezzi le immagini di innocenza e ingenuità che avevano sempre ammantato la figura di sua figlia e fu come se una porta, finora rimasta completamente chiusa ,si fosse improvvisamente e dolorosamente spalancata.
Si era perso qualcosa. Seppur conscio che ormai Claudia aveva 18 anni per lui rimaneva sempre la sua piccola cricetina ed era ancora con questi occhi che la guardava. Doveva però ormai abituarsi all’idea che stava crescendo, stava diventando una donna, gli sguardi degli altri uomini,che tanto lo ingelosivano, non lasciavano dubbi ma lui aveva sempre tenuto lontano da sé la realtà.
Ma si disse anche che tutto questo non poteva in ogni caso spiegare una cosa così strana,così assurda. Dove diavolo era stata? Chi le aveva conciato le mutandine in quel modo? Pensava le potesse essere successo qualcosa di brutto di cui lei non voleva parlare. Quasi annaspando si diresse verso la mensola degli alcolici e si versò un bicchierino, aveva assolutamente bisogno di bere.
Pochi istanti dopo, quando la vide fare uscire dalla cucin,a quella che osservò era una ragazza nuova,quasi una sconosciuta.
“Claudia scusa vieni un attimo qui” le disse. Claudia lo raggiunse e si sedette sul divano di fronte alla poltrona.
“Com’è andato il pomeriggio?” le chiese, cercando di nascondere la visuale della grappa alla figlia.
“Bene papi”.
“Ho visto che sei arrivata mezz’ora dopo. Hai forse perso il bus?” chiese Fausto, fingendosi in fondo poco interessato alla cosa.
“Si. Avevo dimenticato l’ombrello in palestra e son dovuta tornare indietro a prenderlo. Mi stavo prendendo una lavata incredibile.” ammise candidamente una sorridente Claudia.
“Capisco. E in palestra chi c’era?”
Claudia lo guardò sopresa.
“Solo il bidello che finiva le pulizie. Ma perchè me lo chiedi?”.
Il padre la fissò. Il dubbio che potesse esserle successo qualcosa di brutto per fortuna svanì, la vide troppo tranquilla e serena. Ma allora la spiegazione doveva essere un’altra, e neanche questa lo entusiasmava. Aggiunse con un sorriso.
“Così,semplice curiosità.Mi piace sapere dove va la mia bambina” .
Claudia lo fissò perplessa, mentre il padre iniziava a leggere il giornale disinteressandosi della questione. Qualcosa non convinceva Claudia, forse era la sua recente paranoia ma le domande di suo padre le erano sembrate strane.
“Ok” gli disse. “ Vado a fare una doccia”. Sgattaiolò in bagno soprattutto allo scopo di recuperare le sue mutandine ma, con enorme sorpresa, non le trovò dove ricordava di averle lasciate. Le vide infatti giacere sul bordo vasca, con le macchie di sborra ancora ben visibili. Improvvisamente ricordò che suo padre era andato in bagno per lavarsi le mani…ripensò alle strane domande che le aveva appena fatto….scosse con violenza la testa, come a scacciare quei dubbi.
No, si disse, non può aver capito. Ma entrò sotto la doccia assillata dal dubbio che suo padre potesse davvero aver capito ogni cosa.

Questo racconto è opera di fantasia. Tutti i personaggi,gli episodi e le battute di dialogo sono da intendersi come del tutto immaginari. Niente di ciò che è narrato è da alludere a persone,cose o situazioni reali.

Autore Pubblicato il: 15 Settembre 2022Categorie: Erotici Racconti, Racconti Erotici1 Commento

Commenti per questo racconto

  1. levis_48 16 Settembre 2022 at 09:41

    Salve e un bel racconto ti seguo da molto continua, giò

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