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Tra le molte volte in cui mi recai con la mia piccola amica cinesina in quel paesino della bassa mantovana, ve ne è una in cui capitò un fatto che dette il via ad un estate piena di situazioni altamente erotiche.

Era oramai diventato rito, al termine del nostro viaggio, appena giunti a destinazione ed aperte le finestre per arieggiare casa, denudarci immediatamente coronando il tutto con una lunga sessione d’amore che aveva anche il compito di togliere tutta la tensione del viaggio oltreché calmare, almeno un po’, la nostra rispettiva voglia dell’altro.

La casa, una porzione di villette a schiera, era una di testa contornata da un grande prato a L, nascosta sul lato terminale dall’alta siepe di cipresso che la contornava sin sul davanti e fino al limitare della villetta a fianco. Sul davanti, un cancelletto interrompeva la continuità di quell’alta siepe permettendo l’accesso direttamente dalla strada. Su quel lato dava la porta della veranda mentre l’entrata principale sull’altro lato veniva aperta solo nella porta esterna in legno, mentre la seconda, quella interna rimaneva chiusa, ma non a chiave, durante la nostra permanenza.

La tranquillità che regnava in quel piccolo paesino permetteva di stare con tutto aperto senza rischi vari anche se era il periodo estivo e la maggior parte dei condomini erano via o per vacanze o per lavoro.

Dopo aver sfogato la nostra libido sul lettino della stanzetta al primo piano, rivestitomi scesi in cucina per bere qualcosa di fresco lasciando Lucy riposare. In quel momento, il campanello di casa suonò inaspettatamente seguito da un veloce bussare alla porta che venne subito aperta mentre una voce che immediatamente mi risultò familiare echeggiò con un allegro:

– E’ permesso? Si può? C’è nessuno?

L’avevo subita riconosciuta!

Era la signora Marisa, una vicina amica di lunga data sin da quando vi erano ancora i miei, e che vedendo la casa aperta era venuta a trovarmi così come tante altre volte per scambiare quattro chiacchiere nonché per i saluti di rito.

– Salve signora Marisa!, prego si accomodi. Risposi, salutandola cordialmente.

Non mi era mai riuscito a darle del tu, forse per un senso di rispetto e malgrado ci fossero già state anche varie situazioni particolarmente scottanti tra noi. Ma forse era più per continuare a mantenere una situazione di intrigo che mi aveva sempre accompagnato sin da quando l’avevo conosciuta.

Dopo che furono mancati i miei continuavo ad andare in quella casa circa una volta al mese per un controllo sommario e per pulizie varie. E spesso trovandomi laggiù per i soliti due giorni di corvée, la signora Marisa veniva a trovarmi se non ero io ad andare da lei,  anche solo per scambiare qualche parola, con qualcuno della città come definiva lei questo rito.

Mentre l’abbracciavo quasi come una parente, per lo stretto legame che era rimasto tra noi e ci scambiavamo novità e quant’altro, ci raggiunse Lucy.

La vicina già aveva conosciuto la piccola cinesina mesi prima, ed è relativamente a quell’incontro così particolare che voglio raccontarne lo svolgere.

Prima però dovete conoscere alcuni avvenimenti che portarono per grado a quel fatidico incontro.

Dovete sapere che la signora Marisa usava solitamente entrare in casa nostra senza bussare data la grande amicizia che ci legava, e per noi era un’abitudine assolutamente normale e sempre ben accetta.

Era sulla sessantina la signora Marisa, una bella donna alquanto piacente e con ancora tanta voglia di vivere che sfogava nel periodo estivo tra feste e balere nelle varie sagre dei paesi del circondario. Spesso quando ancora vi erano i miei, arrivava tutta in ghingheri con i suoi vestiti démodés e svolazzanti, pronta per la sua serata di liscio in qualche festa nelle vicinanze. E tutta eccitata e saltellante, salutandoci ci lasciava andando a sfogare le sue energie in qualche balera di paese.

Fu verso la fine dell’anno precedente che accadde il primo episodio con la signora Marisa. 

Devo aggiungere che aveva sempre avuto una certa carica sensuale, e spesso mi era venuta l’idea stramba di riuscire a farmi cogliere nudo in casa da lei durante quei suoi ingressi così inaspettati, era una situazione che mi aveva sempre stuzzicato l’immaginazione.

Quel pomeriggio di fine novembre, appena arrivato avevo alzato tute le tapparelle ed aperto le finestre per arieggiare casa per poi scaldarla come piaceva a me, nel periodo invernale tendevo a tenere il riscaldamento abbastanza alto di temperatura quando ero là, in modo di compensare il lungo periodo rimasto al minimo ed asciugare bene la casa. Nell’attesa che la casa iniziasse a scaldarsi andai al supermercato vicino a fare compere, ed al ritorno, spogliatomi dato che era mia abitudine lo stare nudo in casa, mi degustai la mia birretta preferita.

Fu a quel punto che sentii la voce della signora Marisa che stava chiamando dall’esterno poco prima di entrare come un turbine, cogliendomi  di sorpresa nudo nel corridoio, vestito per cosi dire solo di una bottiglia di birra in mano. La mia espressione di stupore parve tranquillizzare la vicina che visibilmente sorpresa ma per niente sconcertata subito scherzò sulla situazione,  mentre mi profondevo in scuse oramai futili dato che non mi ero neppure coperto.

Vidi distintamente l’espressione di stupore della signora Marisa mutarsi in un largo sorriso mentre osservava divertita la mia erezione in bella mostra e per nulla coperta. Fu solo in quel momento che fingendo un po’ di pudicizia mi coprii vagamente con una mano, sempre profondendomi in scuse varie. Dopo alcune battute amichevoli e scherzose, la cosa finì lì.

A metà del mese di gennaio, di nuovo giunto al paesello e dopo aver riscaldato casa, ero intento alle pulizie di rito quando improvvisamente la porta si aprì e comparve la signora Marisa. Finsi ingenuo stupore, tanto per salvare la faccia e senza minimamente nascondermi, mentre vidi lei che con un grande sorriso ed avvicinandosi lentamente, mi diceva:

– Ah ma allora sei un piccolo diavoletto, ti piace stare nudo vedo? Riuscii solo a balbettare non so che, ed è cosi che ci salutammo mentre mi abbracciava con assoluta naturalezza cingendomi le braccia. Il trovarmi in quel momento così vicino a lei, nudo, ebbe l’effetto di eccitarmi ancor più. Lei se ne accorse staccandosi e guardando tranquillamente e compiaciuta il mio sesso mi stuzzicò dicendo:

– E siamo anche belli eccitati vedo? Poverino e come farai mai a farlo passare? Disse poi guardandomi sorniona, ridendo. Anche quell’episodio finì lì.

Vi furono altre visite successive della signora Marisa ma non così rilevanti, e non si ripresentarono occasioni sino alla fine del mese di aprile.

Quasi verso la fine del quarto mese, la temperatura era già alquanto gradevole e quel pomeriggio dopo essere arrivato ed arieggiato casa mi apprestai a controllare come spesso negli ultimi tempi se fosse giunta a salutarmi. Avevo una certa idea in testa ed aspettavo il momento propizio per metterlo in pratica. Tenevo da tempo sotto controllo il viale in mezzo alle villette per vedere se compariva la nostra amica dato che era parecchio che non ci si vedeva. Avevo già predisposto tutto per il mio piano qualora si fosse presentata e la sdraio davanti a casa, spogliato lo ero già da tempo e con un erezione che oramai reclamava la sua logica conclusione. Per fortuna quella volta non dovetti aspettare molto, vidi da lontano che finalmente si stava avvicinando e dunque corsi giù a preparare la mia recita.

Mi coricai sulla sdraio piazzata davanti a casa iniziando a masturbarmi velocemente per essere pronto al momento giusto. Avevo inoltre chiuso a chiave la porta d’entrata sull’altro lato per costringerla a girare attorno alla casa giungendo infine al vedermi sdraiato ed in piena azione. Riuscii a fare combaciare i tempi alla perfezione, sentendo i passi sul piccolo marciapiede che girava attorno alla casa accelerai la mia masturbazione, e quando la signora Marisa girò l’angolo cogliendomi intento all’atto, finsi d’essere assorto tenendo gli occhi chiusi.

Fu quando la sentii sbottare:

– Oh ma che porcellino !! Ma cosa vedo mai !!! fingendo stupore venni davanti a lei con lunghi schizzi che si spiaccicarono sul mio petto. Finsi di riuscire a dire ma con molta difficoltà:

– Ooohh signora Marisa !!! E mi accasciai sulla sdraio mostrando tutta la mia spossatezza causata dalla venuta.

Poco dopo finsi di tentare di alzarmi con molta difficoltà cercando di coprirmi alla bell’e meglio. Lo stupore misto al sorriso sul viso della vicina era eccitante da morire, ed il suo sguardo fisso sul mio sesso che schizzava era per me qualcosa di sublime oltreché eccitante.

– Oh poverino, tutto da solo. Mi disse avvicinandosi a me.

Cercava di consolarmi teneramente seguendomi dentro casa dove mi ero infilato per andare a ripulirmi. Preso il rotolo di pannocarta cercai goffamente di asciugarmi. Lei vedendo le mie difficoltà, prese il rotolo e staccatone qualche foglio si adoperò con grande impegno a ripulirmi dove vi era ancora rimasugli della mia copiosa venuta.

Mi trovavo in mezzo alla cucina con la signora Marisa che improvvisamente mi prese il sesso con una mano asciugandolo delicatamente con il panno carta. Ero al settimo cielo, sentivo il tocco paradisiaco della sua mano che stringeva la mia asta, questo accelerò l’effetto di eccitarmi ancor più al punto che pulsava dall’eccitazione.

– Ma non hai nessuno con cui sfogare il tuo bisogno? Chiese amorevolmente.

Le risposi che si ce n’era una ma non aveva potuto venire con me e dunque mi trovavo da solo e sempre con così tanta voglia.

– Oh poverino. Rispose in tono compassionevole, sempre tenendo il sesso in mano e subito dopo aggiunse:

– Vieni andiamo di sopra a lavarlo. Ed incamminandosi mi tirò per il sesso pulsante e stretto nella sua mano che sentivo alquanto calda. Arrivati al grande lavandino fece scorrere l’acqua prodigandosi ad insaponarmelo. La mia eccitazione era al parossismo, non ce la facevo più al sentire il suo tocco, al scivolare delle sue mani su tutto il mio sesso, e quando lavò via il sapone con l’acqua calda, non resistendo più, le venni copiosamente in mano.

Il suo stupore misto a gioia fu grande, si complimentò con me mentre delicatamente lavava via ogni traccia della mia seconda venuta.

Al termine, mi asciugò delicatamente mentre fingevo una mancanza di forze dicendole che avevo bisogno di  distendermi qualche minuto. Servizievole mi accompagnò nella cameretta dove mi distesi sul lettino mentre lei si sedeva al mio fianco osservandomi sorridendo.

– Sei stanco? Chiese, mentre riprendeva in mano il mio sesso che al suo tocco si erse ancora pieno di voglia. Accorgendosene se ne stupì e mi disse:

– Ma allora ha ancora voglia questo bricconcello. Disse dandomi un buffetto con la mano sul sesso ancora pulsante. Fingendo languore chiusi gli occhi ben lieto di sentire la meraviglia del suo tocco sul mio sesso nuovamente eretto.

Rimanemmo in quella situazione irreale a parlare del più e del meno sino a quando se ne andò e l’episodio finì lì.

E qui giungiamo al clou del nostro epilogo dei fatti.

Quindici giorni dopo tornai nuovamente al paesello questa volta in compagnia della mia piccola amica cinese.

Avevo precedentemente telefonato alla signora Marisa, avvisandola del mio arrivo ed accordandoci per incontrarci nel pomeriggio.

Come al solito appena giunti a casa e con l’aiuto di Lucy, appena arieggiata casa finimmo immancabilmente sul lettino della cameretta dove sprofondai dentro lei a lungo strappandole gemiti e godimenti che davano così tanta ricarica alla mia voglia di lei.

Al termine scendemmo in cucina per berci qualcosa di fresco. Il vedere Lucy nuda intenta a sciacquare i bicchieri, mi fece venire ancora voglia di lei, e cingendola in vita, la portai nel soggiorno e la feci sdraiare sullo spesso tappeto dopo avervi creato lo spazio spostando poltrona e tavolino.

Entrai dentro lei subito lì sul tappeto, e con foga rinnovata, giungendo presto a sentirla gemere a gran voce fregandomene totalmente della finestra aperta anche se le tapparelle erano rimaste saggiamente abbassate, la penetrai a colpi forsennati.

Mi eccitava Lucy, sia per il suo modo di godere sia per come mi si avvinghiava tutta nel momento supremo del suo piacere mentre la sentivo gridare ansimando: amore mio… amore mio…

Fu in quel preciso momento della nostra copula che la porta si aprì e comparve la signora Marisa.

Lo stupore fu forte, e la sorpresa mi trafisse come una scarica le reni ed il basso ventre. Sentii le contrazioni date dallo stupore della piccola vagina di Lucy che cercava invano di divincolarsi dal mio abbraccio. Quell’essere colti in fallo mi aveva eccitato all’inverosimile, continuai a penetrare con maggiori affondi Lucy fingendo stupore e guardando con occhi stralunati la vicina:

– Oh !!!! Signora Marisa !!!!

Poco dopo mi accasciavo su Lucy venendole dentro e mostrando volutamente alla vicina stupefatta della scena, l’estasi dipinta sul mio volto.

L’essere stato colto così in flagrante da lei, mi aveva eccitato da morire, così continuando a fingere stupore uscii da Lucy che subito scappò di sopra a nascondersi, mentre io fingendo un po’ di vergogna restando lì fermo senza coprirmi, mi profondevo in scuse volutamente esagerate per quella incresciosa situazione. Come avevo sperato e previsto, lei minimizzò scusandosi per l’improvvisata ma senza staccare gli occhi dal mio sesso ancor più eretto dalla sua presenza. Mi scusai blandamente confidandole che purtroppo la voglia essendo tanta non avevo udito  niente sennò…. e lasciai volutamente un equivoco dubbio.   

Lo sguardo della signora Marisa andava spesso al mio sesso eretto e scusandosi fece per andarsene. Era evidente che era sorpresa pure lei e stava quasi per uscire quando buttai lì:

– No aspetti non se ne vada, guardi che non mi dà mica fastidio se rimane….. anzi. Le dissi con un tempo d’attesa a sottolineare quanto mi eccitasse quella situazione.

La vidi incerta sul da farsi e con la mano ancora sulla maniglia.

– Tanto non è la prima volta che mi vede così. Aggiunsi perentorio.

– Anzi sa che le dico? Che non mi è dispiaciuto per niente che ci vedesse fare l’amore. Le dissi a bassa voce quasi come una confessione.

– Veramente? Rispose scettica la signora Marisa squadrandomi dubbiosa.

– Veramente. Aggiunsi subito.

– Anzi, non mi dispiacerebbe che assistesse una volta mentre lo facciamo, se questo ovviamente non le dà fastidio. Aggiunsi subito quasi come a cercare di convincerla

Rimase pensierosa per un po’ al che tornai alla carica.

– Guardi che dovrebbe stare solo a guardare senza fare niente.

– Va bene, come vuoi. Rispose finalmente con il sorriso. La sua risposta ebbe l’effetto di galvanizzarmi tant’è che la mia erezione tornò più erta che mai.

Le chiesi se avrebbe accettato quella sera di andare a mangiarci una pizza tutti e tre, e lei acconsentì di buon grado, ci demmo dunque appuntamento a più tardi.

Ci trovammo verso le otto malgrado Lucy fosse ancora un po’ restia a rincontrare la vicina, vergognandosi ancora di quanto accaduto. Riuscii a tranquillizzarla, dicendole quando fummo tutti assieme in macchina che alla signora Marisa non aveva dato assolutamente fastidio l’averci visto così. Sembrò rasserenarsi un po’ mentre procedevamo verso il ristorante sperso nella campagna vicino al grande fiume Po.

La serata trascorse serena ed allegra, complice un Lugana che avevo scoperto in quel posto mesi prima e che versavo generosamente nei bicchieri di tutti e tre, pregustando maliziosamente un fine di serata movimentato. Il fresco bianco veronese presto ebbe l’effetto di sciogliere le ultime nostre remore predisponendoci al meglio per un ottimo prosieguo  della serata.    

Erano circa le undici quando ritornammo in paese e data l’ora suggerii di andare a prenderci un gelato in piazza del municipio. Quando arrivammo trovammo però tutti i tavolini esterni occupati, al che la signora Marisa propose di acquistare il gelato e di mangiarcelo a casa, e cosi fu.

La lasciammo davanti a casa e mentre preparava le coppe con Lucy andammo a depositare il tutto a casa nostra. Poco prima di tornare abbracciai la piccola cinesina e mentre ci baciavamo le sfilai le sue buffe mutandine hello-kitty, volevo che si sentisse nuda ed esposta a casa della signora Marisa. Pochi minuti dopo tornavamo dalla vicina che aveva preparato le coppe e servito il tutto sul tavolino stile Liberty nel fresco e curatissimo giardino. Fu nel mentre la signora Marisa tornò in casa a recuperare la vodka dimenticata, che iniziai a baciare Lucy mentre la mia mano prendeva possesso dentro lei iniziando a strapparle qualche gemito. Fu così che ci colse la signora Marisa quando tornò, ma non accennai minimamente a smettere dato che sentivo Lucy che si stava sciogliendo grazie anche al vino bianco della cena a cui si era abbandonata. Nel mentre sditalinavo la piccola fighettina di Lucy dissi alla signora Marisa che stava osservando divertita la scena:

– Non è bella Lucy quando sta godendo, signora Marisa? La guardi che meraviglia.

Non era una vera bellezza Lucy in realtà, ma il vederla così arrendevole a tutte le mie voglie me la faceva apparire carina e desiderabile più di tante altre.

Teneva la testa nascosta sulla mia spalla e la sua bocca aperta tradiva il suo abbandono al mio tocco emettendo quei suoi gridolini e gemiti che mi hanno sempre fatto andare fuori di testa.

La signora Marisa sorridente osservava la scena con occhio direi quasi scrutativo, la vedevo intenta ad osservare le emozioni di Lucy sul suo viso.

Interrupi la manipolazione di Lucy mentre lei abbassava lo sguardo vergognandosi un po’. Poco dopo ci degustavamo l’ottimo gelato alquanto allungato dalla subdola bevanda russa. Forse fu il rapporto troppo squilibrato a favore della vodka a farmi perdere tutte le remore ma quando la signora Marisa si assentò per riportare in cucina le coppe, feci sedere Lucy su di me e di traverso dopo avere estratto il mio sesso oramai troppo voglioso di lei.

Lucy cingeva il mio collo con le braccia mentre teneva la testa appoggiata sulla mia spalla, ed io lentamente muovevo in su ed in giù con un lieve movimento di anche e glutei, penetrandola con lenti movimenti che aumentavano il contatto di noi. Fu così che ci trovò la signora Marisa quando tornò, ed a quel punto vene a sedersi al nostro fianco. Persi in quel momento ogni ritegno ed aumentai il ritmo, però con molta difficoltà. A quel punto la signora Marisa toccandomi il braccio mi disse:

– Vieni andiamo di sopra starete più comodi. Riuscii ad alzarmi tenendo la piccola cinesina in braccio e seguii la signora Marisa su per le scale e sino nella piccola cameretta arredata da un lettino ad una piazza e mezza.

Adagiai Lucy e le sfilai la camicetta e la mini, poco dopo tolto i bermuda e la maglietta entravo dentro lei senza preamboli mentre la signora Marisa si sedeva al nostro fianco sul letto vicino a Lucy. In breve la cinesina iniziò a gemere ed aumentando il ritmo presto le chiesi perentorio:

– Dimmi quando stai venendo Lucy !

No dovetti aspettare molto, presto la sentii gemere:

– Adesso !… adesso !

Aumentai il ritmo più che potei e girando la testa sia di Lucy che la mia verso la signora Marisa che ci stava osservando le venni dentro copiosamente, eccitato da quella situazione per me al limite massimo dell’erotismo.

Era un sorriso amorevole quello della signora Marisa mentre osservava Lucy venire e gemere, in quel mentre le accarezzò i fini capelli neri, non so se Lucy se ne accorse ma colsi un aspetto quasi materno in quel gesto.

Rimanemmo un po’ in quella situazione, io dentro Lucy di cui sentivo la sua piccola vagina contrarsi a lungo sin quando lentamente mi ammosciai dentro lei. Dopo lasciammo Lucy riposare mentre mi lavai e scendemmo in giardino a gustarci la frescura della notte. Lucy ci raggiunse dopo un po’ e salutato la signora Marisa ce ne andammo a riposare senza nessun commento sull’accaduto.

L’indomani mattina freschi e riposati, ordinammo casa velocemente e mentre stavamo completando i lavori ci raggiunse la signora Marisa. Era venuta ad invitarci a fare colazione insieme nel bar gelateria sulla piazza. Mentre degustavamo le squisite brioches accompagnate dal doveroso cappuccino, la signora Marisa ci confidò:

– E’ stata una bella situazione quella di ieri sera, mi è proprio piaciuta, eravate così…carini.

– Spero che ripeteremo presto quanto fatto. Aggiunsi velocemente, lieto del suo aver gradito.

– Magari organizzando tutto più in dettaglio. Aggiunsi.

Lucy sorrideva ma teneva lo sguardo abbassato segno che si vergognava ancora della situazione in si era lasciata così andare.

Più tardi tornammo a casa e salutata la signora Marisa ci demmo appuntamento a breve. Verso fine mattinata chiusa casa,  riprendevamo la via del ritorno che portò una certa tristezza nell’abitacolo dal dover staccarsi da quell’oasi in quel paesino della bassa, dove si dimenticava troppo facilmente le abitudini giornaliere della vita di città.

Autore Pubblicato il: 11 Gennaio 2014Categorie: Erotici Racconti, Racconti Erotici Etero0 Commenti

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