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La prima volta di un ragazzo timido

By 17 Maggio 2026No Comments

Luca entrò in casa di Mario col cuore in gola. Quel quarantenne brizzolato lo aveva fatto eccitare fin dal primo giorno in cui lo aveva visto, ma lo aveva fatto pazientare parecchio prima di concedersi. Luca aveva 19 anni ed era vergine, desiderava ardentemente essere scopato da un uomo maturo, ma voleva anche che la sua prima volta fosse speciale, non voleva essere brutalmente sodomizzato in una macchina o nel bagno di un locale gay, voleva una cosa elegante, delicata, con una persona degna di prendersi la sua verginità. Mario si era rivelato, dopo un lungo corteggiamento, quella persona degna. L’avvicinamento per tappe, dopo i primi aperitivi, erano stati i primi baci in un angolo buio per finire col primo pompino in macchina in cui Luca aveva per la prima volta assaggiato il cazzo di un uomo.

Mario era il prototipo di uomo maturo che Luca desiderava per la sua prima volta, 42 anni, alto un metro e novanta, brizzolato, fisico abbastanza piazzato, né palestrato, né sovrappeso. La casa era in penombra e piena di candele e incensi profumati, sul tavolo del salotto c’era una bottiglia di champagne con due flute pronti per l’ospite atteso. Si sedettero, chiacchierarono come due amici, brindarono e in breve l’eccitazione fece i suoi passi. Mario si avvicinò a Luca e lo baciò teneramente sulle labbra, mentre passava le sue mani sul suo addome e sulle sue gambe. Luca si lasciò accarezzare, ricambiando il bacio e abbandonandosi alle mani di Mario che accarezzavano i suoi punti erogeni. Rapidamente vennero sfilati i primi indumenti ed erano rimasti ormai entrambi con solo i boxer addosso quando si alzarono, ancora avvinghiati, per recarsi nella camera da letto. Nella camera di Mario c’erano altre candele, musica soffusa e un letto matrimoniale con delle lenzuola rosse. Luca si inginocchiò davanti a Mario e gli sfilò finalmente le mutande mettendo in mostra il suo membro eretto: era un cazzo lungo e grosso, Luca lo sentiva riempire la sua mano esile mentre cominciò a muoverlo lentamente avanti e indietro, massaggiando lo scroto peloso con l’altra mano. Lo aveva già preso in bocca, quindi sapeva come fare, avvicinò le labbra e cominciò a farlo sparire dentro la sua gola. Mario si godeva il pompino in piedi, respirando regolarmente e gemendo saltuariamente agli affondi della bocca di Luca. Il cazzo di Mario ormai era diventato duro come il marmo e dopo qualche altra succhiata di Luca, lo fece alzare e coricare sul letto.

Rapidamente Mario si posizionò a cavalcioni sulla faccia di Luca che cominciò quindi a leccare le sue palle pelose mentre Mario avvicinò la sua faccia al pube di Luca. Diede alcune leccate al suo pisello che prendeva un poco di vitalità, ma soprattutto si dedicò all’orifizio anale del ragazzo, passandoci le dita dopo averle bagnate di saliva, cominciando quindi ad aprirlo lentamente per il seguito della serata.

Dopo qualche altro minuto così, Mario si alzò e decise che era giunto il momento. Luca avrebbe voluto una smorzacandela, ma Mario gli disse che non era il caso, se non si è abituati fa male a culo stretto, figuriamoci per un culo vergine che deve accogliere un cazzo importante come il suo. Luca si convinse che una più classica missionaria con un cuscino sotto la schiena fosse l’ideale come iniziazione.

Si posizionò con un cuscino sotto la schiena, allargò le gambe, e lasciò che Mario continuasse il suo lavoro di lingua, dita e saliva sul suo buchino. Il lavoro di Mario era fondamentale per rilassare Luca, l’eccitazione era tanta, ma era anche tanta la preoccupazione: farà molto male? Forse ce l’ha troppo grosso per la prima volta? E se poi soffro e basta? Tutte preoccupazioni legittime, sulle quali però Mario era bravissimo a dare rassicurazioni, starò delicato, farà male all’inizio, tu cerca di resistere, poi se non reggi proprio dimmelo e via dicendo. Ormai stava per giungere il momento, Mario passò ancora un po’ il dito nell’ano vergine di Luca aiutandosi con un po’ di lubrificante specifico per sesso anale e si accostò in mezzo alle gambe del ragazzo. Appoggiò la sua cappella e la spinse dentro piano piano. Luca spalancò gli occhi e fece un gemito: il dolore si sentiva, ma per il momento non volle fermare Mario che del resto era attentissimo a non provocare dolori non necessari. Spinse un altro pochino e questa volta Luca lo sentì, cominciò ad ansimare e a mordersi il labbro, ma ancora non voleva fermare Mario, sapeva che il dolore era normale nella fase dello sverginamento. Mario spinse un altro po’ e questa volta Luca non resistette, cominciò a dire “toglilo, toglilo” con la voce spezzata, ma Mario gli rispose di stringere ancora un po’ i denti, il peggio stava per passare, e dopo quest’ultima frase affondò con un colpo secco di reni. Luca rimase paralizzato, il dolore c’era e quasi si stava pentendo di essere entrato in quella casa. Il culo gli faceva male, si sentiva violato, ma pensava anche di aver tanto voluto essere violato. Mario gli diede un bacio, gli chiese scusa per il dolore, lo invitò a rilassarsi e pazientare che il dolore passasse, dopo di che cominciò ad affondare regolarmente, avanti e indietro, aprendosi la strada dentro quel buco ormai sverginato. Luca infatti cominciò a respirare sempre più regolarmente, le lacrime agli occhi si asciugarono, il dolore passò e cominciò invece una meravigliosa sensazione di pienezza, sentiva il palo caldo e duro di Mario che scorreva sempre più facilmente dentro il suo corpo e cercò di muoversi, per quanto la sua inesperienza glielo consentisse, per accogliere meglio il suo uomo abbracciandolo sulla schiena e stringendolo con le gambe. Mario si accorse del cambiamento di Luca, dal dolore era passato al godimento, e accelerò il ritmo delle sue spinte mentre i gemiti di dolore di Luca diventavano sospiri e mugolii di piacere, di inviti a spingere più forte, a dargliene di più, a farlo sentire come la sua donna.

Passato qualche minuto così, Mario decise di cambiare posizione e disse a Luca che adesso, se proprio voleva, poteva mettersi a cavalcioni, col culo ormai aperto non avrebbe sentito dolore. Mario si coricò sulla schiena e Luca si mise rapidamente a cavalcioni, vista la sua struttura fisica gracile non rischiava di creargli problemi col peso. Mario gli passò un altro po’ di lubrificante nel buco del culo, ormai decisamente allargato e morbido, e imboccò di nuovo il cazzo verso le chiappe tonde e bianche di Luca. Inizialmente Luca ebbe un gemito di dolore, in quella posizione effettivamente fa male, aveva ragione Mario e se sentiva dolore così, dopo diversi minuti di missionaria che lo avevano aperto non poco, non osava immaginare cosa sarebbe stato farlo da vergine quale era fino a pochi minuti prima. Rapidamente il dolore passò e Mario cominciò a spingere da sotto col bacino mentre stringeva le chiappe di Luca con le mani il quale, dritto sulla schiena con la palme appoggiate sul petto di Mario, si godeva questo martellamento dentro i suoi visceri continuando a sospirare e gemere. Mario gli disse di provare a muoversi un po’ lui, provare a gestire lui il gioco. Luca non sapeva come fare, provò a pensare ai tanti film porno visti e cercò di fare su e giù con le anche per penetrarsi da solo col cazzo di Mario. La sua inesperienza gli faceva fare dei movimenti goffi, in diverse occasioni il cazzo di Mario scivolò fuori dal suo culo, ma Mario era sempre molto paziente a rimetterlo in posizione e ormai la penetrazione non gli dava più alcun dolore, ma solo piacere. In breve tempo comunque riuscì a trovare un buon ritmo e Mario apprezzava tanto la cavalcata, facendogli pure i complimenti: per essere la prima volta stava imparando in fretta.

Mentre cavalcava il pisello di Mario, Luca si toccava il suo: aveva raggiunto una piena erezione, cosa che non gli capitava spesso. Da eretto era più piccolo di quello di Mario da moscio, ma a Mario non interessava: cominciò a masturbarlo con due dita fino a quando, accompagnato dal tremore e dai sospiri di Luca, non spruzzò qualche goccia di sperma sul ventre peloso di Mario. Dopo questo orgasmo Luca si lasciò andare sul torace di Mario baciandolo intensamente e a quel punto anche Mario arrivò al limite: afferrò di nuovo le chiappe di Luca con entrambe le mani e cominciò a spingere sempre più rapidamente dentro il suo culo fino a quando, con un grido soffocato, non scaricò tutto il suo seme dentro il canale del suo giovane amante, per infine abbandonarsi a un ultimo bacio intenso con quest’ultimo.

Restarono così per qualche minuto, Luca sopra Mario, aggrappato a questi, col cazzo di Mario che ormai perdeva consistenza e scivolava fuori, moscio, dal culo di Luca accompagnato dalle gocce di sperma sparate dentro. Luca era quasi in lacrime per la gioia, ringraziò Mario per l’esperienza, sognava che la sua prima volta fosse una cosa speciale e lo era stata, per questo gli sarebbe stato grato. Mario a sua volta lo ringraziò per avergli concesso la sua verginità aggiungendo che, ora che lo ha sverginato e ci aveva sborrato dentro, aveva impresso il suo marchio. Luca avrebbe concesso il suo culo ad altri, a chiunque volesse, ma Mario avrebbe lasciato per sempre il suo timbro.

Ci vollero pochi minuti perché Mario riuscisse ad eccitarsi di nuovo, stupendosi egli stesso di una capacità di recupero che pensava ormai perduta da tempo e, con somma gioia di Luca, continuarono con quella serata di piacere.

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