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La supplica del piacere

In apparenza SL comandava, d’altronde essendo molto bella poteva permettersi di scegliere e spesso otteneva quel che desiderava, ma in realtà era pronta a dare in pasto la sua anima pur di farsi guidare nei gesti in grado di gestire le voglie represse del suo corpo, lo stesso che era costretto ad essere puro davanti agli occhi di chi la scrutava nascondendo lo sporco dei propri desideri.
Riuscivo a svelarla senza alcuna fatica prostrandola davanti all’evidenza, e lei, nuda allo specchio, vedendomi ancora con tutti i vestiti indossati proclamava la sconfitta del suo aspetto innocente, che altro non era che una maschera per nascondere la sua dirompente lussuria.

Quelle parole, espressione della sua vera natura, le uscivano impetuosamente dalle labbra della bocca aperta e lentamente scendevano sul collo per poi sfiorare il centro del petto e scivolare nel ventre, raggiungendo successivamente la clitoride per bruciarla ad ogni sillaba.

Mi pregava di darle l’autorizzazione per far esplodere la sua carnalità, mi supplicava di dar sfogo alla sua essenza e mi confessò che i peccati della sua mano si stavano impossessando di lei per le prime volte, , mentre io, attraverso un divertente tormento  consumavo ogni giorno un ottimo banchetto del suo spirito.

Una sera, dopo molte confessioni, dormimmo a fianco sotto una tenda con degli amici e quando tutti si assopirono iniziai ad accarezzarle i capelli, sapevo che ardiva per le mie istigazioni dei giorni precedenti incalzate da altrettanti divieti verso qualsiasi accenno di personale letizia che, ovviamente, eseguì con rigore.

Come era solita fare svendette ogni qualsiasi forma di dignità per assopire l’avidità corporea affrettandosi nel prendermi la mano per portandosela al petto, ma immediatamente ripugnai il suo seno e afferrai a mia volta la sua destra per guidarla sotto uno dei suoi tanti perizomi e, le ordinai di iniziare a dichiararsi con l’ormai consueto gesto, minacciandola di gravi punizioni se altri oltre me avessero udito il canto della sua anima.
Mi misi a contemplare l’annegamento del suo parvente candore come se sparisse lentamente trascinato in fondo all’oscurità degli abissi del godimento: in principio mi fissò con durezza scocciata dalla mia riluttanza verso le sue sinuosità, tuttavia non si permise di contravvenire ai miei comandi e, pur non avendolo sottolineato, si obbligò a muoversi sotto le vesti con la più abile sapienza finora acquisita.  Ero conscio che obbedì con ribrezzo, sapevo che il suo orgoglio disgustava ogni sua confessione convinta di dimostrami che tutto ciò non l’avrebbe portata ad alcun tipo di delizia, mentre io sarei stato costretto a cedere alla sue sensualità di lì a breve.

Non comprese immediatamente la situazione, pensava invano che tutto fosse scatenato dal suo corpo e quindi di addomesticare con facilità movenze e sensazioni, una convinzione resa più caparbia dal fatto che in principio fu capace di sopprimere i lievi fremiti, ma successivamente la repressione dei giorni precedenti sommata alla maestria dei gesti appresi nei nostri mesi passati spensero gli occhi dispregiativi sostenendoli con uno sguardo supplicante elemosinando un ordine che potesse fermare la mortificazione del suo rigore iniziale, solo allora le dissi di avvisarmi non appena fosse davanti alle porte dell’oblio.

Mi gustai il suo corpo cadere in preda a spasmi che la contorcevano su se stessa emettendo melodie di gemiti soffocati che sottolineavo fissandola negli occhi evidenziandone il pietoso stato della sua integrità e del suo orgoglio.

Bastarono pochi minuti per ammettere che stava entrando nella più becera umiliazione, così le sfilai le dita portandole davanti alla bocca e lei le succhiò senza indugio togliendole così anche la spensieratezza del piacere.

A quel punto le imposi di addormentarsi.

Ancora affannata mi chiese “perché mi fai questo?”

“perché posso” le risposi

“si” ribadì lei

E con fatica si addormentò.

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