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In quell’ambiente il clima era davvero caldo si trattava di un vecchio vagone adattato con i condizionatori interni. Quando eravamo partiti era pieno, poi tra rallentamenti e la rottura di un treno precedente al nostro, eravamo davvero compressi. Io definisco quel genere di viaggio ‘un carro di buoi’, ove senti il fetore delle persone che ti circondano e difficilmente riesci a spogliarti un po’ per sentire meno calura.
Io mi ero slacciato il cappotto e la cravatta mi dava ormai fastidio. Sentivo la maglietta sotto che ormai era chiaramente invasa dal mio sudore.
Ti domandi: perché in quei casi, anche se non &egrave estate, non fanno partire il condizionatore. Poi pensi chiaramente: che ‘al comandante’ del ‘carro buoi’, non gli frega nulla, del bestiame a bordo, tanto lui deve solo fare avanti e indietro per sei ore.
Il profumo dei suoi capelli di tanto in tanto mi entrava nel naso era la sola cosa positiva del momento, lei indietreggia e ora sento il taglio delle sue chiappe che preme verso il mio pene. Mi sembrava di sentire anche le chiappe che si irrigidivano per i movimenti della carrozza sulle rotaie, i suoi muscoli reagivano agli spostamenti della strada ferrata. Si era messa una minigonna quasi ascellare. Le alzo leggermente il giubbotto e sale la gonna. Siamo schiacciati in un angolo e sembra che nessuno ci veda.
Non so’ perché ma era da un po’ che la notte facevo strani sogni, forse colpa dell’avvicinarsi della prima vera. La immaginavo nuda . Nei miei sogni anelavo il suo culo. Proprio quella notte avevo sognato lei nuda , il suo culo nudo con il suo ano palpitante. Non ricordavo tutto il sogno solo un immagine, come una mini ripresa fatta da una telecamera: I suoi capelli che scendono sulla schiena poi scorro lungo la spina dorsale, il suo sedere, le sue mani che dilatano le chiappe e l’ano che si apre e chiude come per invitarmi ad esplorarlo.
Non sono mai stato un amante del secondo buco, se bene non lo disdegni, ma, ritengo che la ‘passera’ sia il posto più bello ove infilare il proprio ‘uccello’.
C’&egrave da dire che ultimamente mia moglie &egrave sempre disponibile, lo &egrave sempre stata e mi sono infatti domandato perché nei miei sogni trovo sempre sua sorella.
La differenza &egrave che una dalla natura, ha avuto un bel seno una quarta abbondante e un culo meno bello, mentre la sorellina ha avuto in regalo un culo pazzesco un fisico magro e niente seno.
Caratterialmente sono diverse, ma, ho con entrambe un buon rapporto.
Negli anni si può dire che anche mia cognata sia diventata una buona amica. A volte ci vediamo io e lei in questo caso io lavoravo vicino al suo ufficio e ci saremmo dovuti muovere per andare a casa di suo fratello per una cena di famiglia.
Sentivo le sue chiappe muoversi piano vicino al mio pene e con la mente iniziai a cercare di ricordare il sogno fatto. L’effetto fu di ottenere un erezione. Lei si mosse piano, non le vedevo il volto, ma, sentivo il profumo dei suoi capelli visto che mi dava le spalle. Avevo la mia ventiquattro ore in mezzo alle gambe e un pezzo di essa era anche tra quelle di lei. Con la mano libera scivolai sulla sua coscia, sentii un sospiro di lei, ma non disse nulla.
Poteva fermarmi o addirittura tirarmi uno schiaffo, ma, conoscendola mi sarei beccato uno ‘sguardo malvagio’ che ti rimette in riga ed invece solo il suo sospiro .
Lei lentamente muove la testa senza voltarsi, ma, osservando solo ciò che ha di fronte: le spalle di un ragazzo e quelle di una donna magra e alta più di lei che quindi la nasconde dagli occhi di altri.

Sentivo i disegni che vi erano sulle calze grigie e con il dito ne seguivo lentamente le forme cercando di alzare sempre più la mano. Lei muove leggermente il giubbotto mentre si guarda in giro e non dice sempre nulla. E’ chiaro ho la sua approvazione, anche se sappiamo entrambi che non dovremmo fare nulla.

So’ che lei &egrave un tipo di donna dominatrice, il suo modo di fare con i suoi uomini &egrave sempre stato quello di decidere lei , cosa e come muoversi, a volte utilizzato tecniche simpatiche, ma, comunque &egrave una ragazza dominante. La conosco da parecchio tempo, tanto da vedere e incontrare i suoi ultimi tre partner e vedere il suo comportamento nei loro confronti; l’essere il cognato mi ha dato accesso ai suoi pensieri più personali, visto che la sua situazione, di certo non modificava il mio modo di vivere e a volte poteva esserle utile sfogarsi, se il caso ricevere un consiglio.
Ultimamente stava con un uomo divorziato, con figlio, io lo consideravo un buon uomo, anche se forse un po’ stupido. Lei era una tipa brillante con la battuta pronta e lui no, mi domandavo quale cosa li tenesse insieme, forse &egrave per entrambi un ripiego .

Mentre le mie dita si muovevano lente e si dirigevano sempre più verso le sue intime labbra la mia mente rifletteva su di lei: forse il fatto che io avessi, in qualche modo preso un iniziativa le piaceva, certo le bastava una parola o un sguardo per farmi fermare, ma, non accennava a far nulla. Poi lentamente mentre sento le sue chiappe stringersi intorno al mio cazzo diritto e teso ben impiantato in mezzo al suo sedere lei si volta e vedo il rosso delle sue guance mentre sotto voce dice:
‘Non ho le porto, tesoro.’
Il tono era flebile quasi un filo di voce che solo io potevo aver sentito in quel vagone, infatti per capirla avevo letto il labiale . Mentre mi guardava la mano era ferma, poi sentite le parole riprese a scorrere verso l’obbiettivo e sentii lo spessore della peluria. Lei si volta nuovamente ed io persisto nel mio massaggio.
Sento ogni tanto i suoi dolci movimenti, con quel sedere, non avverto altri rumori che ci sono per un attimo mi sembra di essere in una bolla o in una campana di vetro, tutto ciò che ci circonda mi sembra che non esista. Sento il suo fiato mentre le appoggio il mio mento sulla spalla e il mio orecchio e vicino alla sua guancia.
Il gioco va avanti per un po’ e poi d’un tratto improvvisamente mi dice:
– ‘alla prossima fermata scendiamo, per favore.’
– ‘ Si , va bene!’
Ci facciamo largo tra la folla e scendiamo, riprendiamo ossigeno e poi quando il treno parte lei mi guarda e dice:
– ‘Dobbiamo andare a casa mia ‘ Mi devo cambiare.’
– ‘Come?’
– ‘ Emmm ecco ‘ sono ‘ venuta ”
La guardo perplesso, poi lei si guarda in giro e spostandosi per non farsi notare apre il cappotto ed ora noto come un intensa macchia che colora i collant. Non immaginavo, che a differenza di sua sorella, lei ‘squirtasse’ così tanto. Sembrava quasi che si fosse fatta la pipi addosso.
Ripresi il comando e dissi:
– ‘OK! Prendiamo un Taxi , però da casa li chiami e avvisi tu ‘ che ‘ non lo so’ ”
– ‘sii sii , non &egrave un problema , grazie.’

Arrivato il taxi e dopo aver dato la destinazione lei rimase con le gambe incrociate e guardò fuori dal finestrino come se viaggiasse da sola. Mi sembrò al quanto imbarazzante e sinceramente non capivo se era arrabbiata con me, ne aveva tutte le ragioni del mondo.
Pagai il tassista e mentre lei frugava nella borsa alla ricerca delle chiavi si diresse al portone aprii e mi tenne aperta la porta. Poi salimmo in ascensore e una volta in casa lei mi guardo’ e disse:
-‘Rimane tra noi, promettilo.’
– ‘Direi!’
– ‘Vado a lavarmi e cambiarmi, anzi prima chiamo per avvisare.’
Prese il cordless mi diede il telecomando del televisore e sparì verso la sua camera da letto, chiuse la porta mentre io finii di levarmi il cappotto e mi misi seduto sul divano.
Iniziai a fare ‘zaping’ poi lei con indosso solo i collant apparve da me e mi chiese:
– ‘maa devi andare in bagno anche tu?’
Io non riuscivo a non guardarle il pelo della figa e la macchia che colorava i collant.
– ‘ummm no ‘ non mi scappa , grazie’
– ‘No ecco pensavo che ‘ insomma anche tu ”
– ‘aaaa nooo mi sono eccitato ma niente di che ‘ ho una buona resistenza normalmente ‘ poi non &egrave che isomma ‘ ecco ”
– ‘Si bh&egrave chiaro ‘ allora vado ‘ li ho chiamati ‘ prendiamo la macchina ‘ però guidi tu’ lo sai che &egrave da un bel po’ che non ‘la uso e ‘
– ‘Si , tranquilla non c’&egrave problema solo che ci sarà traffico siamo ancora in orario di punta ‘
– ‘Va bh&egrave!’ e cosi dicendo si girò e sculetto verso il bagno.
La camminata forse era accentua mi sembrava che puntasse a farmi vedere più che mail il suo culo. Non si voltò per vedere se aveva sortito l’effetto desiderato, probabilmente ne era certa.

Dopo una doccia e un salto in camera lei apparse da me. Portava una camicetta bianca lunga le sue gambe erano nude lisce e spuntavano delle mutandine rosa. Ovviamente il mio sguardo puntava sempre verso la figa.
‘Ma te la sei rasata?’
‘Si, perché? Maaa hai la vista di superman?’
‘Io preferisco un po’ di pelo, a cosa questa scelta?’
‘Diciamo che mi sono punita.’
‘Scusa’ ?’
‘Per ricordarmi ‘ sai quando crescono un po’ ‘ da’ prurito ‘
‘Aaa va bh&egrave. Gente stranaaaa’
Poi come una pantera si mette con le ginocchia sul divano e mi guarda negli occhi il suo viso si avvicina al mio e le sue labbra si aprono mentre la mia lingua incontra la sua.

ConTinuA

Fine Cap.1
A casa sua una nuova sorpresa CAP. n’2

Obbiettivo il culo

Lei si avvicina, mentre si intravede dalla camicetta bianca la pelle e i capezzoli quasi a punta, dice:

‘ Bhe non &egrave però giusto lasciarti così ‘ in genere conduco io’
‘ Dipende con chi sei. Con me &egrave difficile.’
‘ Vedremo ..’ dicendo questo inizia a slacciare la cravatta e apre la giacca fino a penetrare la camicia, poi sfila la maglietta e le sue unghie scorrono sul mio petto.
Poi con tono autoritario dice:
‘ Alzati !’
Lei si inginocchia e slaccia la scarpa sinistra poi la destra, da uno schiaffo al polpaccio destro io alzo il piede, lei sfila la scarpa poi ripete l’azione per l’altro piede.
Poi la lingua esce e dà una leccata al pollice ricoperto dalle calze. Sento già il mio cazzo che pulsa tra gli stretti slip.
Poi si alza e mi slaccia la cintura e con cautela fa’ scendere i pantaloni. Li appoggia dolcemente sulla sedia e poi con un sorriso dice:
‘Dai mostrami il cazzo, cognatino!’
Io eseguo e lei sorride di fronte al mio palo di ventidue centimetri robusto e teso di fronte a lei.
‘ A però ‘ mi piace!’ Esclama .’
Si inginocchia e a quattro ‘zampe’ come una tigre si avvicina e mentre il suo volto &egrave lucente e sorridente guarda dal basso il fallo.
Io fletto le gambe e lei inizia a acquisire la cappella.
Che tocco delicato non sento i denti capisco che in questo gioco lei &egrave una vera professionista.
Io le arriccio i capelli tirandoli un po’, lei muggisce mentre io spingo il cazzo avanti e indietro come se le stessi scopando la figa, non vedo se ha gli occhi chiusi, ora mi godo l’istante .
Per un paio di volte sento la mia cappella che &egrave nella sua gola, le do’ un attimo di tregua faccio uscire il cazzo e dalla sua bocca esce un impasto di saliva e sborra che scende verso il pavimento.
Lei tira fuori la lingua ed io innesto nuovamente.
Mentre lei si sposta si abbassa sento che un po’ di bava mischiata a saliva scende sulle mie calze, si allontana nuovamente e il mio cazzo si lega alla sua bocca da un lungo filamento di sborra e saliva fino a che lei con la mano non lo stacca.
La sua lingua ripulisce la bocca e poi ciò che era sulla mano viene leccato.
Il cazzo sobbalza la scena &egrave veramente eccitate.
Lei inizia a leccare le mie palle poi io con la mano le riprendo i capelli e la tiro lei acquisisce di nuovo il cazzo.
Mentre lei ciuccia scosto le sue mutande e infilo un dito nella figa, sento che &egrave veramente bagnata poi con lo stesso dito penetro l’ano e lei muove il culo dondolandolo.
Sento che se lei continuasse a succhiare rilascerei il tutto, quindi mi fermo e le tiro via la bocca. Prendo con dolcezza il suo viso, la faccio alzare e la bacio mentre sento che lei riprende possesso, con la mano del fallo; le levo il controllo, la porto verso la penisola che divide la cucina dalla sala.
Le metto su le chiappe prendendola per i fianchi mi inginocchio e scostando le mutande inizio a assaporare gli umori della cognata maiala.
La lingua scorre nella figa e di tanto in tanto a turno le mie dita entrano nell’ano la sento mormorare e ansimare mentre stò prendendo un po’ di tempo.
Il legno cigola per i movimenti del suo corpo.

Se lei avesse succhiato ancora un po’ avrei dato il mio seme nella sua bocca, ma, non era quello il mio obbiettivo.
Mi alzo scosto ancora le mutande e mentre lei ha ancora il fiato lungo con il cazzo ben teso la guardo negli occhi mentre la penetro. Lei si morde il labbro e chiude gli occhi mentre io acquisisco la sua intimità.
Più mi muovo e più lei urla:
‘hoooaaaahhahaha , oooaajhjaajja’
Il suo rumore &egrave continuo e segue il ritmo mentre con la schiena si appoggia al legno e si gode le mie manovre.
‘oooKKKK uuufuffufu aaaaaaahahafff’
Questi sono i suoi rumori fino a che io non mi fermo e dico:
‘Scendi!’
‘Noo mi pi ‘..ajaajaj ‘ ce così’
In tono duro dico: ‘Scendi e girati voglio vedere come balla il tuo culo.’
Lei scende e si spalma sul tavolo mentre io agguanto le chiappe e punto il cazzo verso la figa e riprendo a scorrere con un certa forza.
Lei alza il tono di voce e si ode:
‘oooAAAaaooajjjahhhaak, kkkaakkakaooooohhhaaahahh’
Sposto le mutandine mentre con piacere ed eccitazione guardo il suo culo, scosto la camicetta mentre vedo che lei con le mani si tiene ai bordi del tavolo.
Dopo un po’, a fatica lei alza il busto e sento la sua voce forte:
‘aahaahah ssisisi ahahahah ooooogogogogaaaa’
Io accelero il ritmo e nuovamente il suo corpo si spalma sulla penisola.
Tolgo il cazzo lei urla:
‘NO! Stronzo!’
Io lo prendo e visto che &egrave ben unto dai suoi umori lo innesto nell’ano.
Lei allarga le chiappe e tiene le mutande mentre io acquisisco tutto il buco.
Le palle rimbalzano sulla figa.
Spingo avanti e indietro, lei ansima e urla so’ bene che mi manca poco.
Esplodo e rilascio il mio seme tiro fuori il cazzo e coloro in mezzo alle chiappe mentre dalla sua figa esce un getto. Mentre lei ha il fiato corto e sembra far fatica a rimanere in piedi la bacio in bocca poi devastato mi lascio cadere sul divano mentre vedo il suo corpo ancora appoggiato al tavolo.

Mentre recupero le forze e mi godo l’istante le dico:
‘Cognata sei fantastica gran bel culo e mi piace come godi!’
‘Umm mi fa’ piacere ‘ ora siamo pari.’
‘Veramente no ‘ ma &egrave meglio andare.’

ConTinuA

Fine Cap.2
Riempimento nella metro Spagnola CAP. n’3

Uno straniero e la sorellina.

Era passato parecchio tempo, e dopo quell’incontro intimo entrambi ci siamo comportati bene. E’ difficile trovare un intesa così , senza discuterne era un rapporto perfetto. Si tratta di sesso e una bella amicizia che non pregiudica un cambiamento di rapporto, per le brutte conseguenze di una scelta errata.
Entrambi potevamo perdere la stessa persona e sapevamo che non avrebbe di sicuro dato a nessuno due la possibilità di legarsi nuovamente. Il carattere di mia moglie era forte e forse dopo anni avrebbe perdonato la sorella ribaltando l’intera responsabilità su di me, ma, si sa &egrave un fatto le cose si fanno, sempre, sempre in due, non esiste in questi casi un unico responsabile o diventa violenza.
Per un uomo un tradimento sessuale non vuol dire amare, ma, &egrave un momento, difficilmente le donne comprendono quell’istante. Forse la sorella capiva e condivideva il pensiero.
Ormai era passato quasi un anno, da quando eravamo rimasti bloccati in metro, eppure il destino ci mise nuovamente in una situazione simile.
Eravamo in vacanza qualche giorno passato in una grande metropoli della Spagna. Eravamo a Barcellona e il fato ci fece restare soli.
Mia moglie il giorno prima aveva mangiato del pesce e fatalità il suo stomaco la fece stare così male che decise di rimanere in camera dell’albergo. Dopo la mattinata spronò, me e sua sorella, ad uscire un po’.
Entrambi facemmo resistenza, ma, alla fine, stufi di rimanere in quella stanza, in tre, decidemmo di fare un breve giro.
Il suo ragazzo non poté venire, per problemi di lavoro e così con la piantina della città ci stavamo dirigendo verso il centro.
Era un giorno in fra settimanale, prima di uscire lei si era cambiata:
aveva un vestito leggero una giacca Jeans e si era messa dei collant neri.
La metro si stava riempiendo sempre più. Tra un paio di fermate dovevamo scendere ma lei mi disse:
‘Rimaniamo su” dai ‘ ‘
strizzo l’occhio e disse:
‘A noi piace piena”

Solo l’idea che lei mi aveva messo in testa mi fece rizzare subito il fallo.
Purtroppo non fui io ad essere il protagonista, ma, un terzo personaggio entrò in gioco.
La mia spalla poggiava sopra la sua quando in orecchio ella mi disse:
‘Lascia fare quello di fronte a me mi stà palpando.’
Senza farmi accorgere guardai e vidi che un uomo sulla cinquantina, ben vestito, teneva il giornale con la mano sinistra e lo utilizza come una barriera, mentre, guarda i caratteri sul giornale ripiegato, con la mano destra accenna una pressione sul suo fallo e cerca di muovere la mano verso la figa di mia cognata.
Alla fermata successiva ci comprimiamo di più, ed io mi metto con il mio fallo appoggiato al suo sedere.
Dopo un po’ sente la punta del cazzo, dello straniero, che si strofina sulla sua gonna, lei non dice nulla sento la sua mano che vaga in cerca della mia.
La donna si senta compiaciuta e assicurata dalla presenza del famigliare. Poi volta il viso e a bassa voce dice nel mio orecchio:
‘HA il cazzo fuori.’
Attendo che si giri e mentre il giornale fa’ da barriera al volto dell’uomo le dico.
‘Dobbiamo andare?’
Risponde lei muovendo la testa e facendo il chiaro segno del no.

I movimenti del suo aggressore si fanno meno nascosti tanto &egrave che lei &egrave costretta ad alzare lo zaino per non far vedere ad altri il cazzo fuori dell’uomo, che ora struscia sulla parte superiore del collant.

Sembra un pennello che va su &egrave giù per la parete da imbiancare.

L’uomo inizia a menarsi l’uccello e di tanto in tanto le fà sentire la punta.
Io sento il riflesso dei suoi movimenti mentre, ora muta, ella guarda verso le teste che ci sono in giro protetta dagli occhiali da sole.
L’uomo con la cappella muovendo il cazzo riesce a tirarle giù i collant.
Il cognato da dietro tira giù i collant e lei ora sente il fallo che scorre in mezzo e le mutandine bianche la proteggono.
Poi l’uomo azzarda, con forza preme e la sua punta infuocata passa da un lempo delle mutande, ed ora la cappella si sfrega sulla peluria di lei.
Dopo un po’ essa si sposta, va bene tutto, ma sto tizio , essa pensa, ‘chi &egrave?’ ‘Se proprio devi venire fallo fuori stronzo.’
Sente le mani dello straniero, che ora sollevano nuovamente i collant e il cazzo che si posiziona in mezzo alle gambe la punta che entra in mezzo, lei chiude e apre i polpacci facendo irrigidire i muscoli per sollecitare quel cazzo, mentre anche lei sente che ora la sua figa si sta bagnando, molto, se bene sia ancora lontana da un possibile godimento.
L’uomo tenendo le dita nelle chiappe la costringe a girarsi, lei ora guarda il volto del cognato mentre sente che il fallo scorre da dietro sempre più veloce.
Ad un certo punto il cazzo si sposta e sente sulla coscia un improvviso calore, &egrave chiaro lui ha esaurito il suo atto.
Ecco la fermata dice:
‘Scendiamo!’
L’uomo di fronte a lei dice:
‘pardon ‘ pardon” e riesce a guadagnare l’uscita mentre lei con la mano sulla spalla di lui lo segue.

Quando il treno parte si guarda e prende un fazzoletto di carta dallo zaino e si dà una ripulita, era come se niente fosse accaduto eppure entrambi erano eccitati come non mai.
Probabilmente quella parte era stata anche ripresa da qualche telecamera in stazione, ma, in quel momento a nessuno dei due interessa e di fretta salgono sulle scale mobili per guadagnare il mondo esterno.

ConTinuA

Fine Cap.3
Agguato in carrozza CAP. n’4

Tre sconosciuti di origine asiatica si divertono con lei in un carrozza

Da poco era tornata ad essere single, dopo continui i litigi per un rapporto che non andava avanti aveva deciso di lasciarsi. La cosa bella e che aveva ripreso ad uscire la sera. Amava frequentare i locali ove si balla sud americano.
Purtroppo era passato troppo tempo dalle sue ultime guide e non si sentiva più sicura per cui decise di muoversi con i mezzi pubblici. Il vincolo era l’orario, in più, si accorse ben presto che in certi momenti la metro non era di certo ben frequentata.

Si trovava ad uno degli estremi della metro, sapeva che a centrale avrebbe dovuto cambiare per prendere la linea gialla. Quella sera era stata ad un festino casalingo di sud americani. Aveva bevuto decisamente troppo. La sua amica la invitò a restare, ma, lei sentiva che voleva andare a casa a dormire. Era stufa e si sentiva anche nauseata dall’ambiente un bel momento di sonno l’avrebbe fatta riprendere.

Mentre scende piano le scale le sembra di vedere quasi doppio e ogni tanto le scappa un sorriso involontario, si sentiva briosa e felice.
Si era vestita per la festa, una gonna lunga di color rosa in tessuto leggero, una maglietta carina gialla e sopra portava un giubbotto jeans per il fresco della notte e per non far vedere la scollatura della maglietta. L’ampia borsa nera le dava fastidio e quell’ultimo tratto si appoggia sul bordo di gomma della scala mobile.
Quando si trova giù lentamente cammina poi sente che non riesce nemmeno a raggiungere la panchina e si abbassa come seduta, senza nemmeno toccare terra, abbassa la testa per la stanchezza.
Nella stazione vuota sente appena il brusio di alcuni ragazzi. Cerca di concertarsi per capire cosa dicono, ma, le sembra di sentire parole diverse suoni strani.
Dopo un po’ alza lo sguardo e vede che sono dei ragazzi cinesi o forse asiatici difficili da definire, guarda con discrezione l’ambiente. Poi a fatica si alza appoggiando la schiena al muro e si dirige verso il fondo della metro. In genere li stanno i poliziotti la sera, anche se non &egrave sempre così.
Finalmente arriva la metro, lei sale e anche i ragazzi e altri due. Nessuno &egrave italiano, ha persino il dubbio se prendere o no il cellulare per tenerlo in mano.
Ad un certo punto sente la testa che gli scende come se avesse un colpo di sonno. Si sveglia qualche istante dopo quando sente che qualche d’uno la tocca. Si guarda e vede che uno dei ragazzi con i capelli strani quel cinese la palpa e gli altri due la circondano. Uno &egrave seduto di fianco a lei sulla sinistra e l’altro, ora la sposta, facendola stare in centro.
Sente che ha entrambe le tette fuori e il ragazzo gioca con i suoi capezzoli. Tenta di levare via le mani ma non ha forza.
Un muggito che voleva essere: un no esce, dalla sua bocca ma in realtà sembra quasi un gemito:
‘uooommmuuu’
Una mano le finisce sulla bocca mentre ora forse un’altra mano sta scorrendo sotto la gonna.
Si appoggia alla spalla alla sua destra e sente che: non ha le forze per reagire.
Una lingua le lecca il capezzolo, poi per un attimo si fermano quando si apre la porta della metro, poi appena si chiude riprendono. Quello che era di fronte a lei si inginocchia tira su la gonna e gioca con le mutande di lei.
Con una mano le raggruppa e poi le tira, con il dito inizia a massaggiare delicatamente le intime labbra e continua. Gli altri due si dividono le piccole tette.
Tra una fermata e l’altra continua il trattamento, che si interrompe quando si aprono le porte, poi improvvisamente l’uomo si &egrave accorto che le mutande hanno cambiato colore, gli umori di lei hanno colorato il tessuto e quindi le sposta per assaporane il pelo e il liquido con la sua lingua.
Lei rimane ad occhi chiusi e non &egrave in grado di apprezzare le sensazioni che prova sente solo il cuore che pompa più veloce.
Poco dopo il ragazzo che l’ha leccata, ora ancora più eccitato, si alza in piedi e tira giù la cerniera dei pantaloni, mostra il cazzo di dieci centimetri con una cappella che sembra più grossa, gli altri dicono qualche cosa nella loro lingua e poi la spingono verso il fallo. Lei apre la bocca e si gusta il fallo ormai sente che le piace quel sapore di cazzo in bocca.
Il ragazzo le tiene la testa mentre lei ingoia tutto ed &egrave lui che si muove per acquisire quei movimenti.
Sente le due mani che si godono il seno, poi non sa quanto tempo ha tenuto in bocca il fallo le viene levato dalle fauci.
Quando lo libera la sborra e la saliva le escono legando come fosse un filo il cazzo alle sue labbra lei per un attimo capisce e cerca di alzarsi, la mossa si rileva errata viene presa per un braccio e con la mano appoggiata sul suo culo e viene fatta mettere in ginocchio sul sedile.
L’uomo davanti le tiene le spalle mentre sente che la gonna viene alzata e che le mutande ora calano verso le ginocchia legandola quasi in quella posizione esposta lei vuole dire:
‘Basta’ ma in realtà esce dalla bocca:
‘uuaaaffff’
Non riesce neanche a capire se ci sono altre persone in metro.
In poco tempo sente il cazzo penetrarla, non sa’ neanche se il suo aggressore ha messo per caso il preservativo. Ora sente solo il suo fiato che &egrave dentro che lei lo voglia o no, il suo corpo sente il piacere di quell’istante.
La cavalcata dura per un po’ e nel fra tempo si ritrova un cazzo teso in bocca. In quell’istante però non riesce a succhiare sente la cappella che la sbatte nella sua figa ben lubrificata e calda. Poi sente che ora la sborra l’ha riempita e proprio in quell’istante il suo corpo vibra e perde le forze poggiandosi sull’uomo alla sinistra.
I peli della figa sono colmi di sborra, non sa come ma sente che la girano e le allargano le gambe, l’uomo che prima si era preso distrattamente la sua bocca ora si mette su di lei e da davanti guida l’innesto del suo cazzo nella figa utilizzata e lasciata sporca dal compare.
Non sa, per quanto tempo, le sembra poco ma ben presto vede il tizio che al di fuori di lei sulla peluria agita il cazzo per colorarla di sborra.
Il terzo uomo con la mano si appoggia sulla figa e mentre riprende con il cellulare agita il medio dentro.
Il ritmo del movimento aumenta sempre più, il suo cuore batte forte.
Quello stimolo la porta ad iniziare ad urinare, i tre ridono mentre le allargano le gambe e il ragazzo riprende il getto di urina che esce dalla figa.
Poi appena arrivano alla fermata corrono via e la lasciano li.
Lei vede che la borsa c’&egrave alla fermata successiva scende e si trova nel buio.
Guarda in giro e riconosce la zona, aveva abitato per un po’ da quelle parti. Si ricompone alla meglio e barcollando esce dalla metro.
Va’ verso un giardino e si piazza sulla panchina esausta in balia degli eventi.

ConTinuA

Fine Cap.4

Autore Pubblicato il: 5 Maggio 2012Categorie: Erotici Racconti, Orgia0 Commenti

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