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La ricorrenza del 1º di maggio in Umbria sta volgendo alla meta, per il fatto che stasera abbiamo deciso di trascorrere la serata in un ristorantino molto grazioso nel centro storico del borgo a ridosso del castello, dove abbiamo deciso di soggiornare. La taverna ha un’area per il ristoro molto allettante e spettacolare, alquanto curata, pulita e per nulla prevedibile né scialba. Il pavimento è con le piastrelle in cotto, i grandi divani sono foderati con una lucida pelle rossa, le luci sono soffuse, però non sono cupe né tenebrose. Le pareti in pietra sono abbellite e arricchite da due grandi librerie riempite di bottiglie, di fotografie e di pubblicazioni di vari viaggi compiuti, di fronte alla porta invece c’è un grande specchio rettangolare che ne risalta l’arredo, impreziosito da un’enorme finestra che offre uno scorcio suggestivo del castello di fronte, animato con il brusio vivace dallo scorrere composto e multiforme delle compagnie del sabato sera. 

Dentro il ristorantino, in una piccola saletta con due tavoli, non molto illuminata, c’è una coppia alla moda che si rifocilla felicemente, lui è un giovane alto e biondo, ha una corporatura asciutta dai modi calmi e delicati, lei viceversa, ha i capelli neri e lunghi con un abito rosso aperto e con una bella scollatura. Entrambi restano piuttosto distaccati intanto che pacifici si gustano la cena, immagino che si trattengano un po’ perché ci siamo io e la mia amica sdraiate sul divano con un abbondante porzione di cognac nel bicchiere.

La conversazione tra di loro deve aver incorporato una certa piega, giacché lui rompe la discrezione e la misura per dare una carezza con la mano piena alla sua spalla, per poi scendere sul braccio e risalire lentamente verso la spalla, dove trova la sua guancia pronta per accarezzargli il dorso. Ambedue si guardano con premura e con tenerezza, in quell’impercettibile e lieve atteggiamento che lascia intuire e persino presagire un seguito tutt’altro che formale. Sarà il cognac che sta iniziando a entrarmi in circolo, oppure è l’atmosfera di sensualità che ha iniziato a invadere la stanza, poiché immagino che lui si lasci spingere sedendosi infine sull’altro divano accomodando l’abito sui fianchi e lei scenda cavalcioni sul suo bacino. 

Io li osservo con attenzione da dietro l’appendiabiti, che prodigiosamente mi offre il giusto riparo per curiosare agevolmente cercando di non farmi notare troppo, entrambi frattanto non smettono di baciarsi, lui unisce le mani sulla nuca di lei e fa scorrere la chiusura lampo dell’abito fino al fondo schiena. Tutto quel colore rosso e quelle luci filiformi fanno sembrare quel raffigurato ancora più candido, perché quando quell’abito s’apre sul busto come una tenda si possono notare i suoi seni avvolti in un reggipetto di pizzo, che lui sgancia con maestria per poter infine morderle i capezzoli. Lei sembra desiderare un altro paio di mani per poter accarezzare agevolmente tutto il petto e le spalle, di tanto in tanto s’innalza per svanire a occhi chiusi, mentre lui le bacia il collo e ancora i seni.  

I loro movimenti si sincronizzano, i loro respiri dialogano, dato che è giunto il momento di completare l’intreccio dei corpi, lei glielo chiede con lo sguardo e lui la penetra dal basso, in modo perentorio, lasciando che lei avverta fino nelle viscere quel possente cazzo, in quanto non si è mai sentita investire così a fondo in balia d’un pene così eretto. Priva d’ogni restrizione e d’ogni riserva, sia fuori quanto dentro, lei adesso lascia che il bacino galoppi su quel cazzo magnifico e lui imprima infervorato il ritmo di questa fenomenale cavalcata, strizzandole i glutei e sfondandola sempre più forte a ogni stimolante affondo.  

A un certo punto si presenta la mossa che lui reputa la più garantita e indiscutibile, poiché esce dal suo corpo e inizia a penetrarla nuovamente a ogni azione, però pigramente, facendola sennonché delirare. Lui va fuori e poi ancora dentro, di nuovo fuori e immediatamente dentro, sempre più inzuppato dei suoi fluidi, dal momento che lei si contorce scompigliata e sconvolta per quello che sperimenta. Lui arde di potenza, mentre lei continua questa galoppata, finché l’uno sulla pelle dell’altro, fin tanto che non avverte il traguardo avvicinarsi, il tempo di pochi respiri, perché lei lo sente sempre più duro e possente. Brevi istanti ed ecco le caratteristiche spinte, disordinate, inconfondibili, scomposte e sparpagliate del meraviglioso orgasmo che la sta coinvolgendo, trascinandola e trasportandola inevitabilmente al massimo appagamento. Lui la stringe forte fino a soffocarla, pulsandole sperma chissà in quale profondità del ventre con colpi sempre più amorevoli e teneri, fino a quando non s’abbandonano gratificati e felici in un abbraccio dolcissimo, con il cuore che riprende a battere tranquillo, poiché al presente si sorridono stringendosi amorevolmente nel calore ancora intatto del sesso più vero. 

Lei dev’essersi oculatamente accorta di questo mio petulante modo di dilungarmi, perché per un attimo si volta squadrando i miei occhi azzurri, quasi inseguendo una convalida, in seguito si controlla gestendosi abilmente con un rapido sguardo sia le gambe che i fianchi, poco prima di rigirarsi per proseguire il discorso con il suo maschio. Deve aver pensato, che io le abbia fissato la camicia rosa appesa alla sedia, prima di rituffarsi nel personale dialogo con lui. 

Io mi desto sennonché istantaneamente, risvegliandomi oltremodo da quel dissoluto spettacolo mentale che ho appena viziosamente vissuto, proiettando inevitabilmente queste lascive, lussuriose e peccaminose scenette erotiche, amplificandole e riproducendole nella mia ambiziosa e famelica mente. Nel tempo in cui rimugino questi eccitanti e procaci episodi, m’accorgo che la mia fica è inzuppata all’inverosimile di secrezioni. A dire il vero, non praticando sesso, io sono in astinenza già da più di tre mesi, perché mio marito si è dimenticato di farmi assaggiare il cazzo, perché sono sicura che ha perfino scordato l’odore e il sapore della mia pelosissima e rossiccia fica, che tra l’altro aspetta che quello sbadato guerriero sfoderi il cazzo e che entri trionfante sborrando in ultimo nella mia famelica, focosa e foltissima grotta. 

Chissà, se io e la mia amica, in carestia e in esuberante penuria pure lei di cazzo, pondero frattanto io, una volta che abbiamo raggiunto i nostri mariti non decidiamo d’esordire allo stesso modo, per placare e per rabbonire così una volta per tutte le nostre irrequiete fantasie, le febbrili manie assieme alle nostre molteplici e fameliche velleità inespresse? Perché no. 

{Idraulico anno 1999} 

Autore Pubblicato il: 4 Giugno 2017Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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