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Se le cose fossero andate diversamente forse non ci troveremmo qui, soli, a guardarci. Nudi, distesi sulle lenzuola arricciate sotto i nostri corpi. Silenziosi, sconosciuti l’uno all’altra.

Il mio sperma si sta asciugando sul suo monte di Venere, seccando e coprendo i peli rasati da poco, la cui ricrescita si percepisce appena, nera, sotto la pelle pallida. E’ distesa, ha la testa girata dall’altra parte, guarda il muro. Io guardo la sua nuca. Penso a come l’ho scopata allargandole le cosce, infilandole un dito nel culo a poco a poco mentre il mio cazzo si spingeva fino in fondo, richiamato dai suoi sussulti, dalle sue grida smorzate nel mio orecchio, «Spingi, più forte!».

Le ho leccato il mento, poi le labbra fini, le ho infilato la lingua in bocca e le ho detto nell’orecchio: “baciarti per me è bello quanto scoparti”. Queste parole le hanno fatto inarcare la schiena, per offrirsi di più alla penetrazione, i suoi movimenti sono diventati furiosi, in questi momenti diventa come una barca trascinata dalla tempesta. Sei la barca e sei anche la tempesta, nulla ti può arrestare. A volte mi contraggo, faccio pesare il mio corpo sul tuo per importi la calma e tu ti lasci fare.

Ti piace una certa dose di rudezza, ma fino a un certo punto, fino a che non senti di essere prigioniera dei miei istinti. Allora ti ribelli, ti ritrai. Così dobbiamo avanzare insieme, io con le mie fantasie di doppie penetrazioni e mogli offerte agli sconosciuti; tu con le tue fantasie segrete che esplori con timidezza ma con decisione. E quando accetti di andare un po’ più in là il piacere è immenso, perchè l’abbandono è ancora più totale. Ma mai fino a farti diventare un oggetto di piacere; tuo vuoi godere e non sei disposta a svendere questo diritto.

Dopo averti ben riempito la fica mi sono spostato verso il culo, ti ho sfiorata con la mia cappella, per vedere se accettavi l’invito. Lo hai preso in mano da dietro la schiena, tra le tue gambe, e lo hai condotto gentilmente verso l’ano. Prima lo hai appoggiato lì, per sentire che effetto faceva. Poi hai cominciato a infilarlo e io ho cominciato a spingere, adagio adagio. Il mio cazzo è entrato a poco a poco e la tua schiena si è inarcata, lo sfintere si è rilassato per fare passare la mia carne dentro quel piccolo orifizio, usato soprattutto per espellere piuttosto che per accogliere.

Il piacere ci ha uniti ancora di più, «mi piace scoparti nel culo» le ho detto senza respiro, mentre penetravo tra le sue cosce. L’ano si chiudeve attorno alla mia cappella mentre entravo, me la stringeva, e poi l’asta, gonfiata dal piacere. Lei mugulava, travolta come lo è solo in questi momenti. Donna riservata, che si nasconde dietro una apparenza fatta di modestia e tinte poco accese, si lascia andare completamente durante gli amplessi.

L’ho inculata, dentro e fuori, dentro e fuori; l’ho girata sulla pancia e l’ho inculata ancora mentre lei mi offriva, oscenamente, il suo buco del culo allargandosi le cosce con le mani, la faccia affondata nel cuscino per non fare sentire il suo piacere ai vicini.

Poi si è girata, invitandomi a entrare di nuovo nella sua fica, tenendo le gambe large. L’ho scopata, rinnovando la forza del mio movimento eccitato dalle sue parole «mi piace il tuo cazzo, mi piace quando mi scopi». Poco prima di sborrare sono uscito, la pratica di vent’anni di sesso in comune ci ha fatto raggiungere una certa esperienza in quello che viene comunemente definito «il salto della tigre». Sono venuto sul suo pube, con la sua mano sulla mia cappella per evitare che il seme schizzasse sulle lenzuola. E’ brutto dormire in un letto umido di sborra.

A quel punto, non contento, mi sono avvicinato con il cazzo in mano alla sua faccia. Glielo ho appoggiato alla bocca, lei l’ha aperta, senza ben capire, le ho chiesto «me lo pulisci con la lingua?». Glielo ho infilato, lei ha cominciato a leccare, pigramente, strofinandosi con una mano il pube appiccicoso del mio seme. Ha sentito il mio cazzo diventare di nuovo duro. Il movimento delle sue mani si è fatto più intenso, pollice e indice hanno cominciato a pizzicare il clitoride mentre i movimenti della lingua sulla mia cappella sono diventati più decisi.

Con la mano le ho preso la nuca, spingendo la sua testa sul mio cazzo.

Non era mai successo. Non l’avevamo mai fatto.

Sono venuto, un fiotto caldo le ha invaso la bocca, ha deglutito a fatica.

Sono crollato sul letto, disfatto dalla fatica.

Lei si è girata.

Ora continua a guardare verso il muro.

Autore Pubblicato il: 23 Giugno 2022Categorie: Erotici Racconti0 Commenti

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