-Insomma, ero lì che stavo parlando con Gianluca e salta fuori che lui si diverte a vedere sua moglie che gode con altri uomini mentre lui guarda.-, oggi Antonio pare un fiume in piena. Lo guardo con un’espressione a metà tra la curiosità, il disinteresse e l’aperta disapprovazione. Già.
Com’é che si chiama? Cuckold, o qualcosa così. Una forma di voyurismo che prevede di restarsene fermi a vedere la propria compagna che soddisfa altri maschi, spesso più performanti…
-E lui mi fa che si eccita un botto, capisci?! All’inizio dicevo: “Ma cosa ci trova? È da sfigati farsi le seghe mentre tua moglie lo prende in culo da qualcun’altro…-, benedico silenziosamente il fatto che nello spogliatoio della palestra siamo rimasti solo noi: una simile conversazione risulta davvero molto imbarazzante in presenza d’altri, e se ciò ad Antonio non sembra importare, a me fa quasi venir voglia di darci un taglio. Ma Antonio è un amico, e mi ha retto il moccolo quando J. mi ha brutalmente piantato. Anche se passano gli anni fa sempre male.
Lui c’era per me. Se ora sente il bisogno di parlare di questa cosa, forse è giusto che io chiuda un occhio e ci sia per lui, no?
-Sicché, lui mi fa di provare! E io…-, s’interrompee. S’interrompe con imbarazzo supremo. Come se l’inconfessabile segreto già praticamente ovvio possa essere troppo ingombrante, troppo devastante, troppo… semplicemente troppo per venir detto.
-E tu?-, lo esorto. Non voglio certo passarci la serata, in quello spogliatoio. Tanto più che siamo gli ultimi a uscire.
Il Coach si fida abbastanza di noi da lasciarci le chiavi del box, una bella cosa, ma anche una fottuta resposabilità.
-E io ho detto che sì, che potevo starci a provare, allora lui mi presenta Hernandez… E io gli presento mia moglie.-, dice lui, improvvisamente titubante su come articolare. Lo fisso, l’incredulità deve star trapelando, perché annuisce.
-Sì, beh… Ovvio che Milva è un filo titubante… Ma poi ci prende gusto… E prima lo sega in auto con me che guardo, poi gli fa un pompino con ingoio durante una cena da noi… e alla fine…-, continua lui.
-Ma che cazzo…!-, esclamo. È troppo. Non voglio sentire cos’altro han fatto con lui come testimone, anche se non ho bisogno di sentirlo per poter immaginare la conclusione.
-Ti giuro, mi è venuto d’acciaio. A un certo punto, Milva si è accorta e si é messa carponi sul tappeto di casa. Così mentre Hernandez la pompava, io potevo vedere tutto…. Merda, mi sono segato fino a sborrare.-, ormai Antonio ha deciso che il dettaglio sordido dev’essere esplicato a scanso di qualunque equivoco (o forse solo perché vuole sfogarsi…).
-Dio…-, esalo. Ma l’Altissimo non sembra in ascolto e improvvisamente mi ricordo che forse non è il caso di chiamarlo in causa. Mentre usciamo dallo spogliatoio, spegnamo le luci e chiudiamo il box, lui continua, apparentemente non pago.
-Eh, Hernandez ormai è uno di famiglia! Si scopa mia moglie una o due volte a settimana. Lo lascio fare un po’ come vuole, a lei piace e a me… A me eccita da morire! Cazzo, solo a pensarci ora ce l’ho duro!-, esclama.
-Antonio, basta! Stop! Pausa! Break!-, esplodo. Lui mi fissa, stordito, stupito. Io sospiro.
-Non… Non ci riesco, va bene? Non sono quel genere di persona! Non riesco davvero a capire come sia possibile che tu ti ecciti a vedere Milva che viene scopata da un altro!-, esclamo infine con veemenza.
-Eh, adesso dici così, ma dovresti provare!-, esclama lui con un sorriso.
-Piuttosto mi faccio monaco!-, esclamo io con indignazione. Antonio scuote il capo.
-Ma su! Lo fanno tutti!-.
La conversazione finì lì, ma quell’ultima frase fu come un tarlo.
Arrivato a casa, accendo il computer. Da buon single, non disdegno qualche sito amico del buon trombeur de femmes, a volte concedendomi qualche lettura erotica degna del nome. È questione di un minuto.
Racconti di Milù. Nuovi racconti…
“Ma guarda tu…”, penso mentre scorro. Cuckold. Cuckold ovunque.
-Ma che diavolo…-, passo al secondo sito. Esperienze varie e filmati amatoriali di gente che fa queste cose per diletto.
-Mia moglie sfondata dal nigeriano. La fidanzata prende un altro cazzo e io godo…-, leggo. Continuo a cercare.
Resto incredulo. C’é un’autentica febbre del Cuckold. Raccconti, video, siti, esperienze, ovunque e in ogni prospettiva. Per ogni gusto e ogni fetish. Semplicmenete, sembra la moda del momento. Una moda che non condivido affatto.
-Merda…-, mormoro, -Ma… l’ultimo sano di mente… sono io?-, mi chiedo, -Tutti pazzi per ‘sta cosa… tranne me?-.
L’indomani, la routine della giornata mi obbliga ad accantonare il pensiero.
Arrivo in palestra dopo il lavoro. Riscaldamento e workout. Osservo Antonio. Saluti, lavoriamo di bilancere alternandoci.
Finiamo l’allenamento, e prevedibilmente, dopo le solite chiacchere, l’argomento torna quello.
Ma stavolta, Antonio attacca da un’altra prospettiva.
-Sai, secondo me…-, dice, -Se tu ti mostrassi disponibile a provare il cuckold ti si aprirebbero porte mica da ridere. Un sacco di tipe apprezzano il marito capace di non essere geloso ed egoista.-.
Ancora?! Faccio lo sforzo definitivo per non urlargli addosso.
-Antonio, sei liberissimo anche di far prostituire Milva, se lei ci sta, ma preferirei davvero non continuare. Non ci vedo proprio nulla di eccitante nel vedere una mia eventuale compagna godere con un altro. E onestamente non riesco proprio a capire come tu faccia a non sentirti in imbarazzo…-, dico infine, sforzandomi di mantenere un tono pacato.
-Ah… non sai a cosa rinunci…-, dice lui.
Serata fiacca. Domani si lavora. Apro Cam4 e mi ritrovo sulla webcam di B. B. è di Haiti. Nonostante abbia qualche anno più di me il fisico color ebano regge botta modellato da ore di palestra, e anche quanto a porcaggine non è da meno.
Sta facendo qualcosa di alquanto piacevole.
Si masturba, stesa sul tappeto, aprendosi la nera vulva con le dita, espondendo l’incarnato rosato e umido dell’interno a carezze sempre più precise. So già dove vuole andare a parare. È una scena che ho già visto, in mille salse, ma l’apprezzo.
B. ha quella sensualità animalesca tipica di chi non finge di non amare il sesso. Ama quello che fa e lo fa amando sé stessa, anche offrendosi alla vista mia e di altri centocinquantasei spettatori. Quando comincia ad ansimare ritmatamente, mi accorgo che ce l’ho duro. E che mi piace quel che vedo.
Libero il sesso dai vestiti. Oh, adesso un sega sarebbe davvero piacevole. Ma un pensiero mi ferma. Improvviso.
Mentre B. gode penetrandosi con un dildo nero che pare sovradimensionato, il suo compagno la guarda.
E si tocca. Poi arriva un’altro uomo. Si spoglia mentre lei lo pende in bocca. Labbra color cioccolato avvolgono un glande rosato e la pelle bianca di un sesso di dimensioni non esattamente modeste.
Fisso la scena. Tra i commenti degli spettatori, lei lo sugge senza esitazione. E io osservo.
E anche il compagno di lei osserva. E si tocca. E improvvisamente, all’eccitazione si sostituisce una domanda.
E se… Se fossi io a sbagliare? Non sulla mia posizone circa il Cuckold, ma sul mio ruolo al riguardo.
Osservo B. che spompina il nuovo arrivato sino a che non è pronto a penetrarla. E mentre lei si mette a pecora e lui le entra dentro con foga che sembra gradire, rifletto sul fatto che quella rappresentazione è emblematica.
Il compagno di B. non sta interrompendo l’azione. Si accontenta di guardare. L’altro lo considera parte della tappezzeria: bacia B. sul collo. Le affonda il sesso dentro da dietro, con lei che geme e mugola piano. L’attenzione è tutta su di lei.
Poi l’altro tira i capelli alla nera, come per imporle il ritmo. Lei geme. Non disprezza un po’ di maniere forti, non è un mistero, ma un conto è quando è il suo compagno. Un conto, ben diverso, è questo.
Non è il suo compagno a farla godere, è casomai questo tizio a farlo. E forse, sotto un lato psicologico, la fa godere la consapevolezza che il suo compagno guarda. Che lei è libera. Lei è libera. Da ogni vincolo.
“Ok, questo spiegherebbe cosa piace alle donne… Ma non spiega tutto quel che ha detto Antonio…”, soppeso il quesito.
E improvvisamente, la risposta mi appare davanti. Cristallina. Spietata.
“Non importa…”. Mentre B. gode e il tizio lo tira fuori prima di esploderle sulla schiena, sorrido.
Ora sapevo cosa fare. E potevo prendermi qualche soddisfazione.
Ovviamente per un po’ Antonio non ne parlò più.
Passarono giorni, ma tra il lavoro, l’allenamento e il resto non ebbi occasione di parlargliene.
Poi mi avvicinai a Lyanna.
Lyanna era afroamericana. Fisico slanciato e magro, mantenuto grazie all’esercizio, certo, ma anche ottenuto grazie a una non indifferente combo di base. Seni della giusta misura. Non troppo grossi né pressoché inesistenti. Mix razziale da urlo, occhi azzurri miracolosamente sopravvissuti all’olocausto genetico della mescolanza randomica di criteri cromosomici. Rarissima eccezione alla natura recessiva di quel gene.
I suoi non erano occhi, erano un capolavoro. E naturalmente, l’essere cresciuta con una madre abbastanza libertina ma comunque decisa a proteggerla dalle brutture del mondo aveva fatto sì che a trentacinque anni, Lyanna fosse felicemente fidanzata con Kevin, un nero che pareva una statua di antracite.
Lyanna faceva danza e palestra. Figli? Nessuno. Non era una che voleva simili seccature e su quello era molto più chiara di tanti, troppi neo-genitori che scoprivano troppo tardi quanto in realtà gli stia sul cazzo il tipo di vita che hanno scelto spronati dall’idea sbagliata di un istante di romanticismo, nell’illusione di una felicità che non hanno trovato.
Lyanna portava i capelli in treccine bicolori. Il nero naturale si mischiava alle aggiunte di bianco e biondo slavato.
Le parlavo, le avevo sempre parlato, ma lei mi aveva concesso sempre una quieta confidenza, senza mai spingersi troppo oltre. Non pareva interessata a farlo neppure in quel caso.
Ma solitamente accettava di bere qualcosa. Così fece anche quella sera.
Trovarsi fuori dalla palestra è un semplice rito. Parte di una forma di comunanza quando si frequenta un box di Crossfit. Cene e pranzi, aperitivi e gare… tutto rafforza lo spirito di squadra ed è forse una delle cose più belle dell’intera disciplina.
Naturalmente, non c’era nessun obbligo di presenza, ma tutti si era arrivati a considerare quelle occasioni come momenti speciali. Momenti che era possibile condividere. Tranne Lyanna. La sua riservatezza aveva scoraggiato molti anche solo dal tentare approcci e i pochi coraggiosi si erano visti rifiutati.
Per quanto fosse bella, era materiale proibito. Pure per me, no? Già…
-Allora?-, chiedo mentre mi siedo dopo aver fatto le ordinazioni, -Come va?-.
-Ah, solita vita. Kevin continua a dire che vuole bambini…-, dice lei.
-E tu no.-, dico io. Lei annuisce, -Non voglio fare come fanno tanti. I figli non meritano di essere visti come un fastidio. Voglio divertirmi, finché posso.-.
-E Kev approva?-, chiedo. Lei pare piccata. Non se l’aspettava. Non così.
-Kev non mi dice cosa fare. O come farlo!-, esclama. Poi si accorge del tono che ha usato.
-Scusa… È che…-, dice. La fisso con l’espressione più comprensiva che riesco ad evocare.
Possibile? Lyanna Bright che si confida con me? Possibile?!
-È ok, Lya.-, dico con un sorriso, -Puoi parlarmene, se vuoi. E se non vuoi, non insisterò.-.
-Kev… ha problemi.-.
La frase è di appena tre parole. Breve, scarna. Ed è una cazzo di bomba.
-Beh… chi non ne ha…-, dico io stringendomi nelle spalle. Lei mi fissa. Quegli occhi… Déi…
Ci morirei, in quegli occhi. Ucciderei, per quegli occhi. E prima o poi…
“Mi scoperò la bocca sotto a quegli occhi.”, penso. Il mio sesso non è quieto.
-Sono problemi… abbastanza seccanti.-, dice lei. Io non ci faccio lo gnorri.
-Intendi che…-, dico io.
-Lui esplode come un fuoco d’artificio. Appena lo tocco, quasi.-, sbotta lei. Ringrazio che il tavolo dove sediamo è appartato. S’interrompe giusto un istante quando la cameriera arriva a portarci le comande. Analcolico per me e per lei.
Roba sobria. Nulla di esageratamente festaiolo.
-Capisco.-, dico, -Dev’essere frustrante.-.
-Frustrante… Mi fa incazzare! A che serve avere un cazzo che sembra una salama da sugo se poi…-, s’interrompe.
-… Non ci fai nulla. Già. Ammetto che non è un affarone.-, dico riempiendo il vuoto.
-Lui… Ha solo quello di problema.-, dice Lya con tono soffocato. Ora sta cercando di rivalutare il suo fidanzato, di far apparire la cosa meno grave. Ora dovrei annuire, tacere, ascoltare. E non dire quello che dirò.
Perchè? Perché forse, dopo trent’anni e passa che becco porte chiuse, rifiuti e rotture, forse, è tempo che io mi prenda una rivincita. Non mi pare giusto che qui nulla cambi…. E allora, sarò il cambiamento che voglio.
-Non metto in dubbio che sia fantastico… ma questo problema è anche tuo. E forse… c’é un modo in cui potreste affrontarlo.-, dico. Mi sto muovendo su un terreno ignoto, la mappa è bianca, cancellata. Da qui, o la gloria o l’oblio.
-Conosci un buon sessuologo? Ci spennerà, ma almeno…-, sbuffa Lya. Scuoto il capo.
-Conosco un modo, forse…-, la fisso. Occhi negli occhi. Lei rimane in attesa. Ce l’ho. E stavolta, non mi scappa.
Avrò la mia rivalsa. Ora tocca a me. Fanculo.
-Ci sarebbe questa cosa di cui mi ha parlato un amico…-, inizio.
Ovviamente non ne parlai oltre. Per un po’. Ovviamente non le lanciai subito la proposta.
Fu un lavoro lento, cauto. E fottutamente eccitante almeno quanto fu vicino al fallimento.
Lya mi fissò, occhi negli occhi. Di nuovo. Stavolta attesi io.
-Facciamolo.-, sussurrò. Era appena un soffio ma fu come se qualcuno mi avesse sparato adrenalina in vena.
Sentivo il sesso duro. Turgido forte. Il cuore galoppava. La mente pure. Mi concentrai.
-Sei sicura?-, chiesi. Lei sorrise.
-Sì.-, rispose. Annuii.
Entrai in casa con lei. Kevin non c’era. Ovviamente, si premurò di infilarmi in un armadio.
Attesi che arrivasse Kev. Un po’ mi spiaceva per lui. La loro casa era piacevole, spartana ma viva.
Non dovetti attendere molto. Kev arrivò con un baritoneale “sono a casa!”.
Lya lo attirò in camera da letto e prese a baciarlo. Le mani di lei cercarono il suo sesso.
-Tesoro… Oggi hai un sacco voglia, vedo!-, esclamò.
-Sì, voglio che mi scopi!-, soffiò lei. Solo il tono me lo fece ridiventare duro.
Poi avvenne. Dalla mia posizione non vidi granché, ma Kev inarcò la testa e il collo. e imprecò a denti stretti mentre i movimenti si facevano meno frenetici.
-Oh, ma dai!-, esclamò Lyanna ritraendo una mano sporca di eiaculato. Si andò a pulire e tornò, seccata per davvero al vedere che il suo partner era risultato deludente dopo neanche l’inizio di dei preliminari.
Si era appena tolta la maglietta. Sotto aveva un reggiseno in pizzo.
-Scusa, tesoro… Dai, appena mi riprendo…-, iniziò lui. Pareva umiliato. Non potevo biasimarlo.
-No. Credo che non aspetterò così tanto.-, disse lei. Lui la fissò, allarmato.
-Che vuoi dire?-, chiese. Ora toccava a me. Non avevo particolare antipatia verso Kev, era ciò che rappresentava a darmi sui nervi. Aveva avuto tutto dalla vita. Una bella donna, un corpo impeccabile, successo come sportivo.
Aveva avuto tutto. E io avevo dovuto sudarmi ogni trionfo, ogni vittoria strappata al fato.
-Vuol dire che ora me la trombo.-, dissi uscendo dall’armadio. Kev fece per alzarsi ma Lyanna gli si parò davanti.
-Siediti. Adesso. Oppure me ne vado.-, disse.
-Tesoro… non c’é bisogno… possiamo parlare…-, tentennò lui. Le sue certezze stavano disgregandosi.
-Parlare? Parlare del tuo cazzone che non regge un minuto?-, chiese lei, -Parlare di tutte le volte che ti sei svuotato mentre io restavo ferma a domandarmi se usare il vibratore rosso o quello blu?-.
-Tesoro… lo sai… è la pressione. Il campionato è alle porte…-, esitò lui.
-Già. Oggi il regionale, domani il nazionale… E io?-, chiese Lya. Si strappò ferocemente il reggiseno.
-Queste ti interessano ancora?-, chiese mettendogli le tette brutalmente sotto il naso.
-Ma sì… però io…-, iniziò lui. Era in difficoltà. Stava affrontando la peggiore di tutte le calamità naturali dalla comparsa dell’uomo sulla terra ad oggi e la stava affrontando consapevole che non avrebbe ricevuto aiuto. Era un leone azzoppato circondato dai iene. Provavo quasi pena. Quasi.
-Ah! Se t’interessano, allora perché sono sempre io a doverti ricordare che forse mi piacerebbe che tu me le baciassi? Perché devo sempre accontentarmi del vibratore quando tu ti svuoti in tempo zero? Perché devo sempre fingere che mi vada bene?-, chiese.
-Tesoro… io… cambierò, lo giuro!-, esclamò. Era affranto. Non sarebbe scoppiato in lacrime ma poco ci mancava.
-No. Io cambierò.-, sibilò Lya con un tono che mi fece quasi paura. Si voltò verso di me. Si avvicinò. La baciai.
Nessuna esitazione. Né mia né sua. Lingua in bocca. Un bacio feroce. Volto a cancellare tutto il resto. Lei si staccò.
-Ora tu rimarrai lì. Puoi guardare, pure toccarti se ti piace, ma alla mezza mossa che farai verso di me, io ti abbandono.-, chiarì lei. Lui fece per parlare. Io mi avvicinai, di tre passi.
-Non hai capito? Lei ora vuole un cazzo che la soddisfi. Vuole un uomo capace di darle quel che tu non dai. Vuole me.-, sibilai con tono tagliente come una lama. Kevin mi fissò con odio. Con rabbia. E con vergogna.
Perché sapeva che tutto quel che avevo detto era vero.
-Da quanto tempo va avanti?-, chiese infine.
-Questa è la prima volta. E realisticamente, sarà l’ultima.-, dissi io. Kev si accasciò. Sconfitto. La poltrona su cui era seduto parve fagocitarlo, parve afflosciarsi.
-Io… io…-, cercò di dire. Lya neanche lo guardò. Si voltò verso di me, i seni che puntavano verso il mio petto.
La baciai. Le carezzai i seni. Sentii la sua mano sul sesso. Ce l’avevo duro, ma intendevo reggere.
Intendevo mostrare a quello stronzo di Kev, e non solo a lui, che non si trattava più di una questione di principio.
Era rivalsa, pura e semplice. La vendetta degli ultimi. Baciai il collo di Lyanna con piccoli baci mentre scendevo verso il petto e il seno. Succhiai i capezzoli strappandole versi di approvazione. L’incarnato era color caffélatte.
Le abbassai i calzoni e le mutandine. Sorrisi. Scesi. Lei mi aveva preso il sesso in mano. Resistevo.
Mi stava manipolando piano, lentamente. Fu costretta a fermarsi quando la baciai. Lyanna arretrò sino al letto.
Aprì le gambe, esponendo la vulva. Un invito. Mi volsi verso Kevin.
-Guarda bene.-, dissi. Lui mi fissò. Suo malgrado, notai che aveva il sesso in procinto di tornare eretto.
Non persi altro tempo e mi fiondai tra le cosce della sua donna.
Leccai. I gemiti di Lya divennero la sola colonna sonora della stanza insieme ai rumori umidi. Lei s’inarcò contro di me.
Mi alzai il tempo di togliere i calzoni e le mutande. Notai che Kevin mi stava fissando. Il suo sesso era libero dai vestiti. Rigido e duro, batteva il mio in dimensione, ma non in durata.
-Non mi offendo se ti seghi, sai?-, puntualizzai. Non rispose. Ripresi il lavoro di lingua finché una mano di Lyanna non mi spinse contro le sue pelvi, quasi a voler che la mia lingua giungesse in punti anatomicamente non raggiungibili.
-Vieni qui e scopami.-, sibilò. Mi alzai. Sorrisi.
-Prima…-, dissi io baciandole le labbra, -Devo fare una cosa.-. Le guidai piano il capo verso il mio inguine. Distesa sul letto, Lyanna si riposizionò su un fianco per succhiarmelo. Mi fissò. Quegli occhi color azzurro cielo inchiodarono i miei.
In una muta dichaiarazione di soddisfatta resa. Le spinsi il membro in gola. Era brava. Magari non era la regina dei pompini ma sicuramente sapeva difendersi. Mi trattenni dal godere sfilandomi.
Notai che Kev si stava masturbando. Non durò a lungo: venne con un paio di schizzi patetici sulle sue stesse gambe quando mi preparai a penetrare la sua compagna.
-Prendi appunti… segaiolo.-, sibilai. Affondai. L’intimità di Lya mi accolse. Affondai quasi fino alla radice.
-Siiiì!-, esclamò lei. Uscì quasi del tutto e rientrai. Ancora e ancora. Cambiai ritmo.
Ancora e ancora. Ancora e ancora. Kev mi fissava, con odio, ma dietro a quell’odio c’era qualcosa.
C’era resa. Una resa silenziosa. Un’ammissione che non importava il dopo. Niente avrebbe cancellato quella verità.
Lyanna stava godendo. E stava godendo con me. Come forse non faceva da troppo con lui.
Affondai nuovamente. Le strinsi i seni. Ero vicino. Sorrisi.
-Lya…-, avvisai. Ero al limite. Magari non avrebbe voluto che finissi dentro di lei…
-Fottimi. Fottimi bene! Fottimi finché non…-, s’interruppe con un urletto strozzato che la portò a inarcarsi. Stava godendo.
E rinunciai a controllarmi oltre. Le godetti dentro. Lya cercò la mia bocca con la sua. I suoi capelli erano sparsi a raggiera lungo le coltri madide.
Kevin non disse nulla. Non fece nulla. Lya si rivestì. Sorrise. Mi accompagnò alla porta. Cinque giorni dopo, la rivedo in palestra. Dice che Kev ha capito la lezione. Una parte di me sperava che ciò non significasse una rottura tra noi, ma era inutile illudersi. Per lei ero stato un diversivo. Piacevole, sicuramente, ma non qualcosa su cui costruire una storia, un legame o altro.
Chi mi sorprese fu proprio Kevin: lo rividi fuori dal box due giorni prima di Lya. Mi guardò. A lungo. Poi sospirò.
-Senza rancore.-, disse. Annuii, incredulo. Gli strinsi la mano.
-Senza rancore.-, dissi. Si andò avanti così per un po’, poi…
Antonio ovviamente me la butta lì, quando siamo gli ultimi a finire di allenarci e cambiarci.
-Eh… lo so che ti dà fastidio, ma secondo me la tua ristrettezza di vedute ti costerà parecchio. Ieri sera, Milva ne ha addocchiato uno, un rumeno. Mi sa che anche lui è messo benone e…-, sta per partire ma io sorrido compiaicuto.
-Che hai da ridere?-, chiede. Non smetto.
-Beh… mentirei se ti dicessi che ho ancora lo stesso punto di vista.-, dico.
-No! Davvero?!-, esclama, -Perché se ti va… conosco una che cerca un compagno… uno che voglia guardare…-.
Sorrido, un sorriso che sapevo essere crudele.
-Antonio… amico mio…-, estraggo qualcosa dalla giacca. Glielo lancio. Prende al volo.
-Ma che cazz…-, inizia, lasciando cadere la pallottola di tessuto per lo stupore. Sono mutandine. Quelle di Lyanna Bright.
-Io non voglio guardare. Non sono una pecora. Sono un lupo.-, dico, -Non chiamarmi Fido.-.
L’espressione di stupore di Antonio dura qualche istante, poi sorride.
-Ah! Capisco! Beh, in tal caso… Milva ti conosce già e io…-, dice. Sorrido.
-Parliamone…-, ventilo mentre uscivamo.




Cara Agave, sono contento del tuo commento, hai individuato diversi punti critici che dovrò prendere in considerazione. adesso ho in…
quando pubblichi i prossimi capitoli?
Affascinante. Mi piace la musica e il flashback come meccanismo narrativo.
Ciao, mi permetto di darti il “giudizio”, solo perché l'hai chiesto. Parto da quello che funziona: hai una buona capacità…
questo è il mio primo racconto sul tema erotismo, mi piacerebbe avere qualche giudizio, così capisco se posso continuare o…