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Premessa: tutti i personaggi ivi descritti sono di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Chiedo inoltre scusa per i vari errori di battitura che possono essermi sfuggiti. Scrivere dal telefono un racconto così lungo non è facile.

La storia che andrò a raccontavi oggi, gentili lettori, è la mia prima estate da maggiorenne.
Ma fatemi presentare: mi chiamo Giada e ho 30 anni. Quella che vi racconterò ora è la mia storia, il mio diventare donna e il mio scoprire il piacere della lussuria sfrenata. E inizierò da capo.

Era la mia prima estate da maggiorenne, dicevo. Era il lontano 2010, e vivevo in un paesino delle campagne lombarde. Ero la più giovane del mio quartiere, abitato da quelli che oggi sarebbero etichettati come “boomer”. E per forza di cose il vicinato, in caso di bisogno “tecnologico” non faceva che rivolgersi alla sottoscritta.
E fu per le mie abilità col computer che un giorno venni invitata da un nostro vicino, conoscente, del palazzo accanto. Si chiamava Severino. Aveva 57 anni, single. Viveva col fratello Valentino, un tipo sulla 50ina, single anche lui. Insomma, una coppia di scapoloni.
Severino non era un adone, tutt’altro. Magrissimo e alto, con i capelli ormai bianchi tenuti lunghi e raccolti in un mollettone malandato. In estate lo si poteva vedere andare in giro a petto nudo, pantaloncini e ciabatte. Una persona che nin ispirava particolarmente al sesso sfrenato.
Ma tornando a noi, quel pomeriggio mi chiese aiuto per il PC che faceva le bizze. Accettai e andai da lui subito per sbrigarmela via in breve tempo, per poter poi tornare a casa e preparare la cena prima che mamma tornasse dal lavoro.
Entrata in casa l’odore di chiuso mi innondò le narici; non che mi aspettassi troppa pulizia da quel tizio.
“Vieni, il PC è in salotto” mi disse Severino, scortandomi. Entrata nel salotto, oltre al caos, vidi il catorcio che si ostinava a chiamare PC: un vecchio Acer fisso che montava ancora XP.
“Che problema ha stavolta? Si blocca ancora?” Chiesi, prendendo posto davanti allo schermo.
“Esatto” disse Severino, stando in piedi alle mie spalle.
Con un sospiro iniziai a smanettare per capire se avesse virus, poi per capire se avesse scaricato inavvertitamente qualcosa, andai a controllare la cronologia dei dowload. Ma appena aprii il browser, una serie di pagine porno si aprirono davanti ai miei occhi imbarazzati. Non ero mai stata una grande bellezza, col mio metro e 60 ed abbastanza in carne, quindi oltre che il fai da te non ho mai avuto esperienze sessuali. Sì, insomma, ero ancora vergine. E per carità, di porno ne ho visti nelle mie serate noiose, ma mai in compagnia.
“Ops” boffonchiò Severino, fingendosi imbarazzato e mettendomi le mani sulle spalle.
“Aprire mille pagine porno non è la miglior cosa da fare se si vuole evitare che il PC si…” la frase mi morì in gola. Severino aveva spostato una mano sul mio seno, una terza abbondante, e lo stava spremendo. L’altra mano la mise sopra la mia sul mouse e schiacciò il play al video. Una ragazza stava leccando vogliosa il pene di un uomo di colore, mentre un’altra ragazza le leccava la vagina. I miei occhi non riuscirono a staccarsi dallo schermo.
“Mmh. Porcellina. Ti piacciono i pornazzi, eh? Ti ho visto l’altra sera, sai?” Sussurrò rocamente al mio orecchio.
Vivevo al piano terra, e avevo il vizio di non abbassare per intero la tapparella. Ma non avrei mai creduto che qualcuno potesse spiarmi. Non mentre mi masturbavo per lo meno!
“Ti ho vista mentre ti toccavi… mi hai fatto eccitare tantissimo, sai?” Continuò a sussurrarmi. Non riuscivo a muovermi, sia per l’imbarazzo che per l’eccitazione. Il video mi aveva fatto bagnare, ma la mano di Severino sapeva bene come impastarmi le tette. I miei capezzoli erano di marmo.
“S-Severino ma che stai facendo, mi conosci da quando ero bambina”
“Oh sì. E ti sei fatta una gran bella donna zozzona” disse, leccandomi la guancia. Rabbrividii.
Infilò una mano nei pantaloncini, e sentì le mie mutandine bagnate fradicie. Sorrise, e tolse la mano. “Vieni, tesoro. Direi che è il momento di smettere di farsi ditalini” mi prese per mano.
Come in trance lo seguii fino in camera sua, dove si sedette sul letto. Mi fece sedere accanto a lui e mi baciò. Un bacio bagnato, con la lingua che vorticava nella mia bocca. Non sapevo come ricambiare il bacio, ma una cosa la sapevo: ero eccitata da morire. Severino non era per niente bello, e puzzava di vecchio. Ma in quel momento tutto ciò che volevo era farmi trapanare, da lui o da chiunque altro.
Inesperta provai a inserire la lingue nella sua bocca. La prese fra le labbra e iniziò a succhiarla. Poi riprese a baciarmi. Mi tolse la maglia, trovandomi senza reggiseno.
“Che tette perfette che hai” disse in estasi. Le soppesò con le mani, le impastò, e infine si mise a leccarle, soffermandosi a succhiare e titillare i capezzoli durissimi. Non potei fare altro che chiudere gli occhi e gemere.
Scese sulla mia pancia abbastanza prominente, leccando e baciando ogni lembo di pelle. “Togliti i pantaloncini” ordinò soavemente. Mi alzai e tolsi tutto in una volta pantaloncini e slip. Non attese un minuto e mi toccò il Monte di Venere, facendomi sobbalzare. “L’hai già fatto?” .
Scossi la testa, arrossendo. Sorrise viscidamente, ma in quel momento la sua aria da vecchio pervertito mi eccitò ulteriormente. Si alzò e tolse i pantaloncini. Non indossava intimo, e il suo pene si mostrò in tutta la sua flaccidità. “Quindi non hai mai visto un cazzo vero, mh? Scusalo. Deve ancora svegliarsi” disse poi. Mi fece sdraiare sul suo letto sfatto, e mi aprí le gambe. Annusò l’odore dei miei umori, poi mi infilò le dita in bocca. Come vidi fare in parecchi porno le leccai e le succhiai. Dopo avermele tolte dalla bocca le passò sulle piccole labbra della mia fighetta, e infine titillò delicatamente il clitoride. Poi allargò le piccole labbra e affondò la lingua nella figa.
“O-oddio!” Esclamai, alzando la testa per guardarlo. Fu una sensazione paradisiaca.
Iniziò a leccare la figa come un cane lecca l’osso. A lingua aperta la passava su tutta la lunghezza della figa, dal basso all’alto, poi prese fra le labbra il clitoride e iniziò a succhiare, a leccarlo freneticamente. Non capii più nulla. Chiusi gli occhi e mi lasciai andare. Venni poco dopo, godendo come non avevo mai fatto e a gambe oscenamente aperte.
Lecco via i miei umori e poi mi baciò. Succhiai la sua lingua sentendo il mio sapore. Avevo assaggiato spesso i miei umori dopo essermi masturbata, ma berli dalla sua lingua era tutta un’altra storia.
“La tua figa. È fantastica” disse fra un bacio e l’altro. “Vediamo se lo è anche la tua boccuccia”. Si sdraiò con una mano dietro la testa, e con l’altra iniziò a toccarsi il cazzo, guardandomi fisso. “Sono due sere che mi masturbo pensandoti, troietta. Dai, fai vedere al tuo Severino come ti masturbi”
Non me lo feci ripetere. Mi sedetti a spalancai le gambe davanti a lui, mostrandogli la figa ancora bagnata di umori. Inumidii le dita e iniziai ad accarezzare il clitoride, come facevo ogni sera. Lo tormentavo con movimenti circolari delle dita, gemendo e allargando la figa con l’altra mano.
Il cazzo di Severino si faceva sempre più duro. “Oh si, che troia che sei. Mmmh e così ti piace toccarti eh. Vieni qui troia” si mise in ginocchio e mi spinse fino a farmi sdraiare; iniziò a strusciare il suo cazzo contro il mio clitoride. Sentire la cappella calda, ancora un po’ circondata dal prepuzio, toccarmi il clito mi fece venire immediatamente. “Oh si! Oddio!” Mormorai. Prese la mia mano e se la mise sul cazzo. “Fammelo diventare di marmo” disse accarezzandomi il viso. Si sedette sul letto a gambe larghe, e io mi inginocchiai sul pavimento, davanti a lui. Lo segai per un po’, curiosa di quel pezzo di carne bollente che cresceva nella mia mano. Era un cazzo di tutto rispetto, per quello che ne sapevo grazie ai porno. Non troppo lungo, ma cicciotto e venoso. La cappella, purpurea e lucida, mi ipnotizzava. La leccai, concentrandomi sul buchino.
“Mmh, non hai bisogno di una guida, direi” gemette. Misi la cappella in bocca, succhiando come da una cannuccia. Poi, come vidi fare in molti porno, iniziai a leccare tutta l’asta del cazzo, per poi infilarla in bocca. Continuai così per un po’, finché lui, in preda all’eccitazione, non si lasciò cadere all’indietro sul letto “d-devo resistere, non voglio venire ora. Smettila, hai una bocca divina” esclamò. Rimasi ferma, col cazzo in bocca, e lo guardai rimettersi seduto. Mi fece alzare da terra e sdraiare sul letto. Mi venne sopra e mi baciò. Sentii il cazzo strusciarmi sul monte di venere e sulla pancia.
“Ora ti scoperò così tanto che camminerai storta, troietta mia” disse, leccandomi le labbra e posizionando con la mano il cazzo contro la mia figa. Iniziò a penetrarmi lentamente, e fu coaí bravo che non sentii che una lieve scossa elettrica alla mia deflorazione. Lo guardai, sentendomi riempire. Ero diventata donna. Avevo donato a Severino, il viscido Severino, la mia verginità. Da una parte mi facevo schifo. Ma dall’altra sentivo che finalmente la parte porca sopita da troppi anni stava uscendo.
Volevo il cazzo. Lo volevo da quando avevo 14 anni, e ora finalmente l’avevo. Non era certo il cazzo di Orlando Bloom o di David Beckham, ma hei. L’importante è godere.
Iniziò a stantuffare, dapprima lentamente poi sempre con più frenesia. I suoi fianchi sembravano una locomotiva. Le mie tette sobbalzavano ad ogni suo colpo pelvico. “A-ah, oh si, così! Non ti fermare!” Gridai, allargando le gambe più che potevo. Lui, dal canto suo, grugniva come un maiale.
Non ci volle molto prima che io venni con un urlo. “A-ah! Si!!!” Gridai, e per chiudermi la bocca mi baciò, continuando a fottermi. “L-la tua figa pulsa come se nn ci fosse un domani” sussurò rauco. “N-non resisterò ancora molto” disse, per poi uscire da me e posizionarsi a cavalcioni sopra il mio petto. Iniziò a segarsi velocemente, puntando il cazzo alle mie labbra. “Apri la tua boccuccia, maialina, d-dai che vengo”. Obbedii, e infilò velocemente il suo cazzo nella mia bocca, iniziando a scoparla forsennatamente. Dopo pochi minuti, con due profonde spinte, venne, innondandomi la bocca di calda sborra, che gustai e ingoiai. Un po’ di sperma fuoriuscì dalle mie labbra, tanta era.
Si sdraiò accanto a me, e leccò via lo sperma che mi imbrattava la bocca; mi baciò, giocando con la sborra nelle nostre bocche, e la ingoiammo insieme. Mi accarezzò il viso. “Sei fantastica, Giada. È stata una delle mie migliori scopate. E se vorrai ti insegnerò molte cose” disse, leccandomi le labbra e giocando con una mia tetta. Sorrisi. “Lo voglio. Lo voglio eccome” risposi.
E fu così che iniziò la mia storia di sesso col mio vicino… Ma questo, appunto, è solo l’inizio…

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Autore Pubblicato il: 9 Settembre 2021Categorie: Erotici Racconti, Racconti Erotici Etero0 Commenti

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