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ALLE POSTE

Continuo a non capire perché mio marito faccia scadere le bollette, e chieda poi a me di andarle a pagare quando ormai la data sul bollettino &egrave vergognosamente arretrata! Almeno me lo chiedesse prima dell’avviso di distacco dell’ENEL! Ok, con ordine, stamattina mi telefona dicendomi con leggerezza che bisognerebbe fare un salto in posta…
E me lo dice a dieci minuti dalla chiusura, chiedendomi di affrettarmi prima che ci stacchino la luce. Ok, ormai &egrave andata, penso, gliela faccio scontare alla prossima bolletta, ma ormai &egrave tardi. Mi infilo le calze di tutta fretta, e si smaglia quella sinistra: ovvio, vero? Per scapicollarmi fuori di casa per tempo, mi infilo i jeans senza nemmeno gli slip, metto un maglione, e via di corsa verso la posta.
Ovviamente appena arrivo, un funzionario sta chiudendo la porta delle poste…. Busso contro il vetro, pregandolo di aprirmi.
Si volta e con un gesto mi dice che &egrave chiuso.
“La prego! Sono in ritardo con una bolletta” cerco di mimargli attraverso il vetro.
Si volta di nuovo verso di me, mi rimima che &egrave chiuso, cerco di fare la faccia più supplichevole che posso.
Alla fine, forse spinto a commozione, forse anche perché la maglia che avevo indossato in fretta mostrava che non avevo il reggiseno, mi apre la porta con un po’ di irritazione.
“Guardi che non potrei, cosa deve fare?” “Guardi, devo solo pagare un bollettino dell’ENEL, altrimenti mi staccano la luce: la prego, &egrave una questione di pochi minuti”. “Mi ascolti, tra l’altro sono solo in filiale, non potrei nemmeno farla entrare per questioni di sicurezza”. ”
La prego, guardi, dopo le offro un aperitivo!!”.
Ma guarda te, le mie orecchie ascoltavano la mia bocca proferire un tentativo di corruzione! Dovevo proprio essere disperata! O forse mi ero accorta che il funzionario era proprio un bel ragazzo.
Tutto sommato, bolletta o meno, un aperitivo con lui l’avrei preso volentieri. “Guardi, lasci stare l’aperitvo…” Mannaggia, pensai, ormai speranzosa di un dopo-posta…” Entri pure, vediamo cosa si può fare”.
Chiuse la porta dietro me, e abbassò la saracinesca: almeno sarei stata l’ultima rompiscatole della giornata.
“Venga con me” disse, accompagnandomi dietro allo sportello, ad una delle postazioni per il pagamento.
Si sedette sulla poltroncina della scrivania, e iniziò a digitare alcuni comandi alla tastiera. “Debbo far ripartire tutto il sistema, signora.
Ci metterò qualche minuto”.
Mi stava letteralmente facendo pesare il favore.
“E guardi che non &egrave detto che ci riesca, perché fuori orario debbo superare le sicurezze”.
Mi sembrava che la stesse facendo più complicata di quanto fosse necessario, o forse mi chiedeva di ‘ungere’ un poco i meccanismi, se capite cosa voglio dire.
Ma non avevo alcuna intenzione di allungargli una mazzetta semplicemente per pagare l’ENEL. Allora, così, quasi per caso gli appoggiai un mano sul ginocchio, pregandolo di fare il possibile.
Mi stavo anche chiedendo perché stessi facendo così la civetta, in fin dei conti tutta questa urgenza non c’era, figuriamoci se ci avrebbero veramente staccato la luce! Ma quel ragazzo mi stava iniziando a piacere, e non mi aveva ancora tolto la mano, che nel frattempo era risalita lungo la sua coscia.
Continuava a battere sulla tastiera, e sempre per caso appoggiai un mio seno alla sua spalla, rendendomi conto che i miei capezzoli si erano inturgiditi! Tuttavia lui non sembrava quasi accorgere delle mie moine, continuava battere sulla tastiera. “Senti, non so se riesco…”. Ah, era passato al tu! E allora io passai dalla coscia alla patta…
Volevo proprio vedere se non gli facevo alcun effetto. Eh, sembrava tanto impassibile e professionale, ma il cazzo era bello turgido! E anche piuttosto grosso! Ormai mi sentivo partita, iniziai a massaggiarglielo da sopra i pantaloni, lo sentii indurirsi ancora di più, e io a bagnarmi tra le cosce sempre più! “Guarda che se continui così non riesco a farti pagare la bolletta” Ah, capito, se la tirava pure.
Ormai l’avevo presa come una sfida, volevo coinvolgerlo. Gli tappai la bocca con la lingua, gli risucchiai la sua dentro la mia bocca mentre gli slacciavo i pantaloni.
Ricambiava il bacio, ma sentivo che era riottoso, timoroso direi, perché quando gli liberai il cazzo dalle mutande la cappella gonfia si ergeva tra lui e il mio ventre. “Dai, mettila…”. Sì, era solo timido, e a quel punto avevo già deciso che lo avrei stupito, coinvolto! Gli presi in mano la cappella e gliela strinsi forte, finché non gli strappai un piccolo gemito.
Scesi lungo l’asta fino ai coglioni, glieli massaggiai prima insieme, poi uno alla volta, sempre senza distogliere il mio sguardo dal suo.
Lo vedevo arrossire sempre più, passando dallo stupore, alla vergogna, all’eccitazione.
Quando lo vidi socchiudere gli occhi, mentre dai coglioni ero passata a menargli l’asta del cazzo, mi inginocchiai e mi ficcai tutta la cappella in bocca. Continuai a succhiarlo fino a che non smise, finalmente, di battere inutilmente sulla tastiera.
Ora aveva appoggiato entrambe le mani sulla mia testa, e mi accompagnava in un su e giù della mia bocca lungo il suo membro.
Di colpo mi staccò la testa dalla cappella, mi sollevò da terra, mi sbatté a sedere sulla scrivania.
Mi feci slacciare i jeans, ma lo vedevo proprio impacciato nel togliermeli. Lo scostai, mi alzai in piedi, me li sfilai velocemente mostrandogli i peli scuri del mio pube.
A quel punto non si tenne più e mi piazzò una mano sulla fica.
Ma avevo veramente voglia di farlo sbarellare.
Gli tolsi con sgarbo la mano dalla mia fica, “Cosa fai, guarda che la fica la do solo a mio marito”.
Mi guardò esterrefatto e intimidito.
Mi girai, appoggiai le mani alla scrivania e spingendo indietro il sedere gli sussurrai “Agli amici do solo questo”, toccandomi delicatamente il buco scuro del culo.
Riprese l’iniziativa, finalmente, e inginocchiandosi iniziò a lapparmi il buchetto.
Era timidino, ma bravo, poco a poco iniziò a infilarmi la lingua dentro al buco, forzandomelo delicatamente.
E sempre più sentivo che mi si allargava.
Di scatto si rialzò in piedi, senti il suono di un paio di sputi, poi un’enorme cappella che sforzava la mia entrata posteriore.
Delicatamente, ma con decisione, mi aprì le chiappe ed entrò dentro di me, prima solo la cappella, poi sempre più nel profondo.
Si fermò per qualche secondo, forse perché avevo lanciato un grido strozzato. Non mi aveva fatto troppo male, ma comunque avevo ben sentito il mio culo fare resistenza!
Dopo qualche istante iniziò ad pomparmi, da dietro, tenendomi ferma con le mani per i fianchi.
Dopo poco il mio culo si era completamente rilassato, e lui iniziò ad andare avanti e indietro dentro me sempre più deciso.
La mia fica era così bagnata che mi sembrava di ungere il bordo della scrivania su cui mi aveva sdraiato.
Ora non mi stava inculando, aveva decisamente iniziato a scoparmi il buco senza più ritegno, sbattendo i fianchi contro il mio seder che si protendeva verso la sua pancia per farsi penetrare
sempre di più.
Alla fine sentii un calore che mi nasceva da dentro, e i gemiti di gola che avevo continuato a soffiare dalla bocca per tutta l’inculata si trasformarono in un lungo urlo, che stupì anche me, e venni, scompostamente, buttando per terra tutto quello che stava sulla scrivania.
Mentre ancora stavo godendo, sentii che la cappella, che non aveva mai smesso di stantuffarmi, si faceva più larga, mi apriva le viscere ancor più di prima, se mai fosse possibile; poi un caldo getto mi corse dentro, sembrava volesse arrivare fino allo stomaco. E sentii anche il mio bel funzionario lanciare un urlo belluino, lungo come lo schizzo di sborra che mi lavava le viscere.
Continuò a pomparmi ancora un poco, poi se ne uscì quando la cappella si era un rilassata, così da non farmi troppo male.
Mi sollevai dalla scrivania, mi riallacciai i jeans.
Mi aveva sborrato così nel profondo che ero certa che avrei raggiunto casa e il mio bagno prima che tutto rifluisse.
“Allora, la bolletta?” chiesi dopo essermi girata…”Sa, signora, dovrei dirle che sono solo un inserviente…. Ma giuro, GIURO, che domattina gliela faccio incassare subito dalla direttrice…. e pago io, non si preoccupi!!”.
Prima lo guardai stupita, poi mi sciolsi in una risata aperta, liberatrice, lunga.
“Così mio marito impara a far scadere le bollette!! Ah ah ah ah! “. L’inserviente mi guardò interrogativo, “Non si preoccupi, non sono più cazzi suoi!” gli risposi mentre mi avvicinavo alla porta d’uscita.

Autore Pubblicato il: 23 Aprile 2014Categorie: Racconti Erotici Etero, Racconti erotici sull'Incesto0 Commenti

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