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Dealuce

Ho sussurrato alla pioggia
di andarsene, al cielo torbido
di tornare terso.
Le labbra mie bagnate di
rugiada salmastra tu baci mai sazio
mentre inseguo sogni nell’aria dorata
i rosati palmi stesi al cielo, delle ciglia la lusinga.
Quel tuo sguardo che fa luce su di me rendendomi
un’ouverture potente e unica

Coi capelli sciolti prufumati d’Oriente
che nelle mani tue salde
raduni nell’atto d’amore.
Il corpo mio inviolato vibra all’avvampare
delle passioni. L’energia
incandescente aleggia
nell’ardore che mi esilia ragione
tra fitti gemiti soffusi
dell’oblio l’incanto trabocca

Quand’anche dovessi
morire subito, renderei eterno
questo momento. Lo fisserei
nel cosmo restituendo
alle stelle la perfetta mancante melodia.
Cingimi per i fianchi bramosi
e non fermarti per nessuna ragione.
Rapiscimi inseguendomi nel vento
nel lene delirio che ci pervade

Non sai quanto ho atteso, Amore,
di essere vivificata
dalla lava incandescente
nel vapore di fuoco del giorno che muore in
un argenteo pulviscolo impalpabile.
Baciami sul collo, sulla nuca
sfiorami il petto ansimante
mentre la linfa mia
s’eclissa sgorgando pura dal rogo.

Ecco, ora tutto il mondo ci appartiene
sono come il mare, nell’attimo fuggevole in
cui pronuncio piano il nome tuo.
L’infinito traduce ogni desiderio in realtà
d’istantanee. Mi poso nella serica
levità delle carezze tue, dolci parole invoco
come diadema d’inquieto desiderio
affiora Bellezza sublime su di me
che nutro il mio essere Donna nel
tepore profondo del ventre.

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