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“Due caffè da portare, con zucchero di canna”.

Stavolta fu Luca, a dirlo a lei, con un sorriso divertito. La scena ormai si ripeteva ogni giorno, alla stessa ora. Lei entrava, staccava finalmente gli occhi dal cellulare e gentilmente chiedeva sempre la stessa cosa a Luca, un 33enne barista cordiale e simpatico, talvolta timido (soprattutto con le donne) ma anche con una punta di follia che gli era costata qualche incidente con le autorità.

Fu colta di sorpresa. Sorrise e quasi sussurrò un “Esatto,grazie”. Mentre Luca preparava i caffè con la solita cura, lei si ritrovò ad osservarne i movimenti e la figura. L’aveva colpita: quella battutina la stava facendo riflettere. Mostrava quella stessa attenzione con tutti? O solo con lei? Lo scrutò più approfonditamente : le ciocche bianche che fanno capolino tra i ricci castani sono l’unico segnale di un’età matura in un corpo che invece potrebbe essere di un vent’enne. Fisico asciutto, gli occhi azzurri solo parzialmente coperti dagli occhiali che gli danno un’aria da intellettuale, subito tradita però da qualche segno di vita movimentata sul volto e sulle altre parti visibili del corpo.
Luca se ne accorse, ma non dette troppo peso alla cosa. La sua scarsa stima di sé, non gli faceva fare voli di fantasia. La sua memoria aveva spesso dei vuoti (solo sul lavoro, però. Delle sue passioni ricordava tutto), ma lei gli era rimasta impressa sin dalla prima volta che aveva varcato la soglia del bar.
I suoi capelli neri, gli occhi scuri, i lineamenti da donna vera, il fisico definito dalla palestra (il borsone che portava con sè ed ogni giorno poggiava su uno sgabello ne era la conferma), le forme ben delineate e non abbondanti. Tutti dettagli che gli erano sempre piaciuti in una donna.
E poi quella gentilezza nei modi, quel suo modo di parlare mai eccessivo. Non se ne rendeva conto, ma gli era entrata nell’anima.
Fu forse questo che, mettendo da parte la sua timidezza, gli fece aggiungere quando le consegnò i caffè : “Uomo fortunato a ricevere queste attenzioni”.
Lei sorrise, stavolta amaramente:” Eh, lo apprezzasse davvero… O almeno, boh, non so. Ormai è diventata una routine per lui. Quasi non stacca più neanche gli occhi dal pc quando glieli porto sul lavoro. Si limita a un” grazie” e… Ciao”.
Luca non aggiunse altro. Avrebbe voluto dirle che era un coglione, a non apprezzare tanta bellezza. Ma non lo fece.
Lei ringraziò, come al solito. Si avviò verso la porta, ma stavolta si voltò : “Ah, io sono Syria, comunque”. La guardò intensamente negli occhi. “Luca”. Si sorrisero, lei stavolta andò via davvero. E l’occhio di Luca cadde come sempre su quel culo perfetto.
La scena continuò a ripetersi ogni giorno, più o meno alla stessa ora. Ma ogni volta, adesso, invece dei soliti pochi attimi, i discorsi si allungavano sempre qualche minuto in più. C’era affinità. E poi, a quell’ora la gente era sempre poca in giro. Avevano tutto il tempo necessario.
Poi, un pomeriggio, eccola la goccia che li fece traboccare. Caldo torrido di agosto. Alle 14, in quei giorni, non c’era anima viva in giro. Tutti a mare o, quei pochi ancora a lavoro, rinchiusi con l’aria condizionata a palla. Syria, però, alla palestra non rinunciava. E Luca, dal lavoro, non poteva esimersi. Quella volta lei se ne uscì con “Ah, ma avete anche una saletta giù o sbaglio?”. Luca le rispose prontamente:”Certo, ed ha un ecosistema del tutto differente… C’è un freschetto… tipo effetto cantina”.
“Ottimo! Posso vederla?”.
Ovviamente Luca per dovere ma soprattutto per piacere, le fece strada.
Lei si guardò intorno, la sala era piena di marmi e sulle mensole erano presenti dischi, vinili, libri,fumetti, tutti oggetti da collezione presenti li per un tentativo (poco capito dagli avventori del bar) di dare un’identità vintage al locale.
“Nooo… I Dylan dog!” esclamò Syria sorpresa. “Eh si…” si limitò a rispondere Luca. Le sue poche parole erano dovute stavolta ai pensieri che si affollavano nella sua mente guardandola. Quei leggings aderenti a metà gamba, quel top corto, evidenziavano le forme perfette di Syria.
Il pantalone leggero che indossava Luca per tamponare il caldo, lo tradì. Gli bastarono tre occhiate ben assestate alle tettine ben definite, ai leggings che col caldo aderivano ancor di più risaltando le forme del culo e della fica di Syria, per provocargli il gonfiore tipico di chi è preso dall’eccitazione.
A lei bastò poco per accorgersene. Il tempo di voltarsi e, da donna navigata, quasi d’istinto l’occhio le cadde lì.
Sorrise maliziosamente, ma continuò a guardare i fumetti fingendo indifferenza.
Nel frattempo, Luca fu costretto a salire, perché qualcuno era entrato nel bar. Fece i gradini con molta fatica, per colpa di quell’erezione che non riusciva a controllare. Syria lo guardava divertita. Quell’apprezzamento spontaneo, in fondo le piaceva. Ed iniziò a provocare qualche piacevole brivido tra le labbra (non si tratta in questo caso della bocca, l’avrete capito cari lettori…).
Luca ritornò dopo pochi minuti. “Uff… Sti rompipalle che vogliono venderti sempre qualcosa non vanno mai in ferie?”
Quella distrazione aveva solo attenuato la situazione. Il cazzo di Luca continuava a restare bello arzillo. Syria, anch’essa ormai infuocata non per il caldo agostano, iniziò a perdere i freni.
” Mi sa che devi pensare a qualcosa per risolvere sta situazione” disse ridendo di gusto.
Luca inizialmente finse di non capire, ma il riferimento non poteva essere ad altro. Arrossì, cercò di balbettare qualcosa. Stava iniziando a sudare.
“Questi boxer sono un guaio…” sorrise imbarazzato. Scoppiarono a ridere entrambi.
Poi… Improvvisamente divennero seri. Si guardarono negli occhi, intensamente. Quasi senza accorgersene si ritrovarono a baciarsi con passione. E poi, le mani diedero finalmente sfogo ai loro desideri covati da tempo. Syria prese Luca dal sedere, le si strofinò addosso, sentendo nettamente il suo cazzo sulla sua pelle. Le mani di Luca, invece, strinsero quel culo tanto adocchiato e desiderato. Da lì con un dito andava prima timidamente, poi man mano con più decisione, ad inserirsi nel limitato spazio che lo separava dalla fica. A questo punto, capirono che ormai non servivano più filtri.
La mano destra di Sirya si infilò nei boxer di Luca, quelle di Luca scostarono quel tanto I leggings per permettergli di entrare nel perizoma di Sirya. Era come l’immaginava, quasi vedendo attraverso quelle tute aderenti che lei indossava. Sottile, quasi del tutto rasa, con una piccola strisciolina di peli ben disegnata. La fica perfetta, almeno per lui.
Avevano poco tempo, purtroppo, prima che il rompicoglioni di turno irrompesse nel bar a spezzare quella magia.
Accellerarono perciò il ritmo.
In quella specie di sotterranei, risuonava netto il rumore prodotto dai liquidi seminali a contatto con la pelle.
Pochi attimi ancora.
Il tempo per Syria di gemere appoggiandosi alla spalla di lui. Luca esplose. Getti potenti, lunghi.
“Scusa… Ti ho sporcata tutta” disse tra gli ultimi spasmi di piacere.
“Fa niente” rispose lei sorridendo dolcemente “Vorrà dire che oggi vado direttamente a casa, nessuna sosta”.

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Autore Pubblicato il: 5 Agosto 2022Categorie: Racconti Erotici, Racconti Erotici Etero, Tradimento0 Commenti

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