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e finalmente…

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Buona sera a tutti, vi sono piaciuti i miei resoconti fino ad ora? Spero di si, visto che mi diverto a scrivere di quello che ho passato. Eravamo arrivati a quando venni sverginata dal mio ragazzo.

è un termine un po’ forte, ma mi eccita parlare sboccata, e in sincerità fu proprio come la raccontai: molto sgradevole.

Tuttavia ripensandoci nei giorni seguenti ( nei quali rifiutavo la parola a quello che consideravo oramai il mio ex ) mi resi conto che mi eccitava essere stata usata per soddisfare il suo piacere.

Infatti non si era preoccupato, complice l’alcol, minimamente di quello che stessi provando, se stessi soffrendo oppure no, mi aveva semplicemente montato fino a spruzzarmi dentro senza neanche preoccuparsi se avessimo preso precauzioni.

Non so se il ricordo fosse addolcito dall’incontro con Giulia, con la quale tra l’altro continuai ad avere contatti (non sessuali) saltuari, ma mi stupii che il ricordo mi eccitava quando realizzai che mi aveva usato come una puttana.

All’inizio mi veniva da piangere, anzi più di una volta mi rinchiudevo nei bagni a singhiozzare, ma poi, forse abituandomi all’idea, iniziavo a trarne un sottile piacere.

Seguii un mese di silenzi e di voglie represse. I pomeriggi che ero da sola li passai a masturbarmi. In bagno, sul letto, nella vasca seduta mentre facevo i compiti. E più lo facevo più ne avevo voglia.

Non riuscivo più a farne a meno.

Immaginavo di essere una puttana che batteva, oppure di venire violentata di seguito da più persone, mi vergognavo da quanto provassi piacere da quelle fantasie degradanti.

Spinta più dalla voglia che dai sentimenti feci pace con Cri, era più gentile che mai, ma per molto tempo dopo non gli concessi che qualche pomiciata.

In realtà avevo voglia del suo cazzo, ma un po’ mi spaventava l’idea di rifare sesso con lui’.tuttavia ero un po’ vogliosa che si ripetesse.

Avevo voglia di ingoiare di nuovo il suo sperma e che il suo membro mi violasse la bocca, tuttavia sapevo che se mi fossi mostrata troppo dipende da lui se ne sarebbe approfittato subito.

I pomeriggi erano molto lunghi.

Tenevo la porta della camera sempre chiusa a chiave per evitare noiose e ..inopportune visite ella mia sorellina o di mia madre. Avevo difficoltà a concentrami sui libri senza aver goduto prima, spesso mi facevo scendere la mano tra le gambe senza pensarci.

Entravo dentro i pantaloni della tuta e iniziavo a accarezzarmi la mia micetta.

Era una cosa che andava per le lunghe. Non mi concedevo subito l’orgasmo ma lo sfioravo per poi fermarmi a un passo.

Qualche volta mi abbassavo direttamente i pantaloni e le mutandine e cercavo di leggere toccandomi. Appoggiavo i seni sul tavolo e con l’altra mano me li strizzavo alla base, mi piaceva la forma che assumevano, sembravano scoppiare da un momento all’altro.
A volte mi masturbavo con una matita e il giorno dopo a ripensandoci scuola diventavo tutta rossa, ma la annusavo per cogliere l’odore dei miei succhi e mi eccitavo a succhiarla come se stessi soprappensiero, in realtà bagnando le mutandine.

Iniziai a vagare per le chat. A dire il vero ci andavo già da un po’ ma per conoscere altre persone. Ogni tanto capitava che qualche maniaco mi proponesse cyber sex.

Lo mandavo a quel paese’ ma poi iniziai a cercarne.

Era facile ogni tanto beccavo quello che voleva che gli raccontassi cosa facessi, altre che mi imbattessi in delle lesbiche, a essere sinceri, le prime volte fu proprio con una lesbica;
qualche volta mi proponevano sesso al telefono; li mi rifiutavo puntualmente.

Poi iniziai a incontrare persone che mi proponevano di inventarci una situazione, o di realizzare una mia fantasia’ lì successe qualcosa, avevo finalmente uno sfogo per tutto quello che avrei voluto fare ma di cui mi vergognavo al solo pensarci.

Mi immaginai neri che mi scopavano in gruppo, dottori che mi inculavano alle visite mediche, spagnole fatte a professori sadici e corrotti. A volte la fica mi doleva, tanto mi masturbavo e inziai a ricevere immagini di sesso spinto.

Mi immedesimavo nelle ragazze, spesso anzi chiedevo io foto di ragazze maggiorate, spesso fui accontentata, altre mi diedero proprio dei link.

Iniziai a guardarli fino a notte inoltrata. La prima volta quasi mi sentii male a guardarle. Cazzi giganteschi e umidi,ragazze aperte e umiliate. Ragazze da sole, donne con due, tre o più uomini.

Ero impazzita, avevo preso a masturbarmi 3-4 volte al giorno, ma avevo voglia.

Quando capii di cosa avevo voglia aspettai un pomeriggio che ero da sola a casa, acquistai un paio di cosette e poi lo invitai.

Gli saltai addosso che era ancora sulla porta di casa, lo baciai in bocca infilandogli la lingua in gola, lo sorpresi, anche quando gli presi le mani e me le portai sul culo.

Rimase fermo per un attimo poi iniziò a stringermele forte e mi sollevò.

Gli passai le gambe intorno alla vita e iniziai a strusciarmi contro di lui. Premevo il bacino contro la sua pancia e in pratica aveva le mie tettone in faccia. Si alternava tra baciarmi e mordermi i seni da sopra la maglia, io ne approfittavo per stringergliele quando ci si buttava con tutta la faccia.

Riuscii a guidarlo lungo il corridoio usando le braccia per fargli capire dove volevo andare.

Mi sciolsi dall’abbraccio, avrei voluto succhiarglielo, dirgli quanto mi sentissi troia e un’altro paio di cosette ancora lo spinsi contro il letto e presi una scatolina da dentro una busta di plastica e gliela tirai.

Guardo stupito il pacchetto di preservativi che si ritrovava tra le mani. Non so se aveva già provato a metteresene oppure se aveva avuto altre esperienze comunque al scendo tentativo riuscì a infilarselo nel suo cazzo bello dritto.

La voglia di ingoiaglielo mi era aumentata mentre mi ero tolta i pantaloni della tuta, ma resistetti. Mi inginocchiai accanto a lui. Ora ebbi un attimo di paura, sapevo cosa dovevo fare, ma la mia brutta prima esperienza mi inibiva, facendomi perdere l’eccitazione.

Iniziò a accarezzarmi i capelli, poi passò ai seni e mi spinse il viso contro il suo per baciarmi. Ricominciai a averne voglia, mi preparai la micetta, toccandomi con foga. Lui cercava di portarmi la mano sul cazzo avvolto dal lattice ma non glielo toccavo che per qualche istante giusto per aumentare la sua ( ma soprattutto la mia) eccitazione. Ero inginocchiata accanto a lui. Entrambi nudi dalla vita in giù stesi sul letto che mi resi conto che ero pronta. Mi inginocchia sopra di lui.

Presi il suo pene pulsante e lo puntai sulla micetta. Li cercò di abbrancarmi i seni per strizzarmeli ma stavolta gli allontanai le mani, volevo condurre io.

Scesi. Piano lo sentii premere contro le grandi labbra e poi allargarle.

Sentii una vampata di piacere

Continuai a scendere piano, mi sembrò per un tempo infinito fino a un punto in cui sentii un po’ di dolore. Mi fermai. Chiusi gli occhi e buttai la testa all’indietro mentre risalivo.

Tenevo la mano sinistra sul suo cazzo mentre con l’altra mi ero appoggiata alla testata del letto.

Riscesi. Ne volevo ancora, lo volevo tutto dentro di me, ma mi fermai di nuovo, non so se nello stesso punto di prima anche di meno.

Ero infoiata. Continuai a andare su e giù piano fino a che non presi un ritmo più sostenuto. Lui ansimava in silenzio, le mani abbandonate lungo i fianchi.

Iniziai a cavalcarlo, sempre più forte. Inziai a gemere.

– aha aha ah aha aha ah-
Forse perché si sentiva in obbligo di dire qualcosa, non so, comunque iniziò a dire:
– si, sei fantastica, brava così ooh mmh-

Non riuscivo a farmelo entrare tutto dal dolore così ero costretta a interrompere la penetrazione per dare un po’ di sollievo alla mia micetta. Iniziavo a non farcela più.

Quel vai e vieni con così poca corsa mi stava affaticando. Poggiai entrambe le mani sulle spalle di cri.

Poteva guardare il mio viso in preda all’amplesso. Boccheggiavo, rossa in viso e con gli occhi chiusi.
A un certo punto mossi il bacino troppo su e il suo cazzo uscì fuori dalla mia figa calda e bagnata. Istantaneamente sentii il vuoto che lasciava dentro di me mi sentii la figa rimanere dilatata e slabbrata per un tempo lunghissimo, ma fu molto veloce a prenderlo e a muoverlo verso di me per farlo rientrare.

Forse più per stanchezza che per altro mi lasciai andare mi feci impalare dal suo cazzone, me lo sentii premere fino all’utero. Urlai ma non avevamo raggiunto ancora l’orgasmo.

Mentre mi faceva stendere sulla schiena senza interrompere il coito mi stupii la durata in rapporto a quello che era stata la mia prima volta.

Ora ero sotto di lui. Si teneva sospeso sopra di me poggiandosi sui gomiti e dava dei colpi di bacino. Mi eccitai. Ero ferma succube dei suoi colpi ma aprii ancora di più le gambe, mi sentivo oscena in quella posizione che mi ricordava cose viste e riviste su internet.

Mi sorpresi mentre lo abbracciavo intorno la schiena a implorare:
– sii..o sii più forte-
portai le man sulle sue natiche e iniziai a tirarle a me per fargli capire che mi doveva scopare forte.
Aumento ritmo e forza. sentivo sbattere il letto contro il muro e il suo cazzo irrigidirsi ancora di più. Capii che stava tentando di aspettarmi per godere assieme, mi immaginai tutta la pressione nel suo membro che aspetta di esplodere dentro di me e venimmo.
A ondate, una, due, tre volte mentre mi rilassavo e gli concedevo un po’ di riposo facendogli poggiare la testa sul mio seno. Sentii che estraeva il cazzo dalla mia figa , martoriata. Mi prudeva tanto mi aveva scopato e me la sentivo aperta. Lo sentii armeggiare con una mano per togliersi il preservativo.

Con tono noncurante gli dissi di andarsene che i miei sarebbero tornati presto. Mentivo.

Esitò un attimo, poi per fargli capire che se ne doveva andare, lo spostai e scesi dal letto. Gli buttai i jeans per coprirsi mentre mi infilavo i pantaloni della tuta. In realtà volevo coprirmela fica me la sentivo aperta e non riuscivo a tenere le gambe chiuse ma leggermente aperte.

Lo incalzai e in pratica sulla porta di casa si stava cercando di abbottonare i jeans con una mano, nell’altra teneva il preservativo con la punta delle dita.

– che schifo!- dissi mentre lo prendevo con altrettanta attenzione ‘ ora vai ti chiamo io ciao-
– cia..
gli chiusi la porta in faccia lasciandogli il saluto a metà con un ghigno di trionfo lo sentii indugiare un attimo sulla porta prima di scendere le scale per uscire. Avrebbe potuto fare tutto con più calma, ma non glielo volevo permettere. Mi resi conto che avevo in mano ancora il condor. Lo tenni lontano da me con il braccio teso e mi diressi in bagno. Stavo per buttarlo nel cesso quando mi attanagliò il dubbio se lo scarico del cesso avrebbe portato via il sacchetto di lattice. Cercando di valutare che possibilità ci fossero indugiai a fissare il preservativo mi resi conto che era venuto tantissimo.

Mi venne un’idea pazza. Iniziai a giocare con il condor fino a che non mi insozzai la mano con un po’del suo contenuto. Continuai a giocherellarci con le dita guardando i fili che si creavano.

Poi, da troia consumata me lo feci versare sulla mano, un po’ mi colava dal palmo che tenevo a coppa. Mi portai la mano alle labbra e lo presi in bocca. Non ere più tanto denso ora, ed era tiepido. Mi guardai nello specchio. I capelli in disordine per la scopata, lo sguardo da puttana, la bocca che si vedeva piena.

Tenevo le labbra chiuse. Le guance erano prominenti. Un po’ di liquido biancastro mi era rimasto sulle labbra. Iniziai a aprire le labbra e me lo feci scorrere giù dalla bocca.

Mi spostai in avanti per non farmelo colare sul collo e sulla maglia e continuai a guadare la mia immagine nello specchio sussurrando le frasi che scrivevo in chat:
– mmh quant’è buono, mi hai riempita tutta sii.
Sembrava che stessi vomitando sperma. Goccioloni uscivano dalla mia bocca.

Mi pulii le labbra, sciacquai il lavandino e mentre mi lavavo il viso sentivo in bocca il suo sapore

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