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l lavoro ci impegnò parecchio nei giorni seguenti e nonostante ci vedessimo lei mi dava sempre del lei ed io altrettanto.

La sera io tornavo in istituto e lei stava a casa ad assistere i genitori.

Ci sentivamo al telefono la notte per raccontarci le nostre fantasie e fare i primi progetti insieme.

Durante le chiacchierate telefoniche ci si toccava e ci si raccontava quel che facevamo.

Gli orgasmi reciproci non erano mai meno di due.

Nel weekend si andava verso il mare distante non più di 10 kilometri. Si cenava in ristorante lungo la costa e poi si finiva con il fermarsi in un luogo sicuro per accoppiarci.

 

Un sabato dissi a Forica che mi sarebbe piaciuto fare l’amore in un comodo letto e non in macchina che anche se ampia e comoda non dava le comodità di un letto.

Io avevo delle difficoltà a portarla a casa mia perché abitavo con una zia anziana che, perquanto di larghe vedute e molto fiduciosa nei miei confronti, non era una donna che mi avrebbe consentito di portami una donna a lei sconosciuta a letto per scopare.

Ebbi però una chance nel fatto che vivevano nel palazzo di famiglia, mia zia al secondo piano ed io al terzo dove avevo un mio piccolo studiolo con un bagno e la mia camera da letto. La scala mi portava direttamente in questi ambienti senza dover passare nell’appartamento dove mia zia viveva.

Lei la notte chiudeva la porta d’ingresso dell’appartamento e quindi io transitavo direttamente per i miei ambienti. Lei andava a letto tardi dopo le 23 e sentiva molto bene i rumori.

 

Dissi a Forica che se voleva venire da me potevamo usare il mio letto ma dopo le 23 e sarebbe dovuta andare via prima delle 7 del mattino.

Mi disse che era d’accordo a condizione che l’accompagnassi alle 5 del mattino a casa prima che si svegliassero i suoi genitori.

–         Va bene! Entreremo in casa lentamente e saliremo le scale a piedi nudi per non farci sentire.

Forica fu molto brava a togliersi le scarpe non appena varcato il portone di ingresso del palazzo e salimmo le scale silenzio e lentamente.

Arrivati in camera mia volle che la spogliassi stando in piedi. Io ero già nudo con il sesso già in erezione.

La luce fiocca della lampadina dell’abatjour si rendeva complice.

Entrammo sotto le lenzuola ci stringemmo e ci baciammo avidamente mentre le mani scendevano e salivano toccando ogni millimetro di pelle come a rassicurarsi che non ne mancasse neanche una cellula.

Incrociammo le gambe e lei iniziò a strofinare la fighetta sulla mia gamba iniziando a godere ed a bagnarsi.

Scese poi dal letto per succhiare il mio cazzo già duro ed in perfetta erezione. Lo guardava meravigliata e lo baciava in continuazione infilandolo lentamente in bocca e mugolando leggermente. Io ansimavo.

Uno squillo del citofono interno ci bloccò. Era mia zia che aveva sentito dei passi e voleva accertarsi che fossi io.

–         Angelo sei tu in camera?

Forica si blocco e cambiò sguardo, preoccupata.

–         Si zia, sono sceso dal letto per prendere un libro da leggere.

–         Buona notte figlio mio.

–         Buona notte zia.

Ora eravamo sicuri che la zia era tranquilla e che non ci avrebbe disturbato.

Forica salì sul letto, si rannicchiò su di me chiedendomi dei baci e riprese dopo un po’ a succhiare.

La misi, poi, sotto di me. Le passai il glande sulle labbra della figa e cominciò ad ansimare e bagnarsi la figa. Si toccava anche le tette offrendole a me chiedendomi di succhiarle i capezzoli.

I capezzoli erano duri e risaltavano su un’aureola di non grandi dimensioni di colore roseo.

La voglia saliva in lei ed anche in me.

Succhiandole i capezzoli sprofondai il cazzo nella sua figa che si era allargata ed allagata. Forica colava a dismisura bagnando il lenzuolo con il suo miele. La stantuffai per molto tempo controllando il mio orgasmo. Lei venne due volte e dovetti metterle la mano sulla bocca per soffocare il suo urlo. Venni anche io facendole vedere il mio spruzzo bianco che andò a posarsi sulla sua pancia e sui peli della figa.

Con le dita lo raccolse e se lo gusto come si può gustare un buon gelato.

–         E’ proprio buono. Ne vorrei sempre. Disse

–         Io vorrei sempre avere il tuo succo. Dicendo ciò andai con la lingua a gustarmi la figa bagnata con grande piacere mio e goduria sua.

 

Spensi la luce e continuammo a toccarci. Ci addormentammo senza accorgerci di averlo fatto.

Alle 3 di notte mi svegliai. Le era al mio fianco la tenevo abbracciata con le mani che facevano da coppa alle sue mammelle. Non appena mi mossi si svegliò anche lei.

–         Che ore sono? Devo andare via?

–         Sono le 3 stai tranquilla.

–         Mi devi riaccompagnare a casa. Mi rispose

–         Più tardi. Oppure vuoi andare ora? Dissi

–         Voglio stare con te. Scopami ancora. Disse aprendo le gambe e mettendo la mia mano sinistra sulla sua figa.

Comincia a titillare il suo punto di massima goduria. Si agitava e spingeva il bacino perché sentissi il suo clitoride crescere e diventare duro. Le labbra della figa si aprirono. Entrai con due dita e mi chiese di metterne tre.

Entravo ed uscivo con le dita massaggiandole nel contempo il clitoride con il pollice. Lei ansimava e si agitava sempre di più per prendersi tutto il piacere possibile.

–         ti piace la mia fighetta? Dimmelo! Mi stai facendo colare come una fontana. Continua, non smettere. Sto per venire.

Voltò il viso sul cuscino per attutire l’urlo nel momento in cui venne. Anche stavolta colò tanto di quel dolce liquido  che mi affrettai a leccare.

–         … e tu?

–         Vuoi venire? Disse.

–         Si, ne ho voglia. Risposi

–         Mettiti giù sotto di me e fatti una sega. Mi piace vederti quando ti ecciti ed hai il cazzo dritto e duro. Quando vieni sei meraviglioso.

Feci come desiderava perché lo desideravo anche io.

Mi toccò il torace soffermandosi sui miei capezzoli. Me li leccò. Scese sulle gambe e risalì carezzandomi anche le braccia. Mi baciò sul collo e sulle spalle. Mi mise la lingua in bocca e continuammo a baciarci finché non venni.

Lo spruzzo finì nelle sue mani che si leccò. Si avvicinò e mi dette un bacio passandomi in bocca il mio sperma. Era più dolce delle altre volte. Lo ripassai a lei con la mia lingua e Forica nel prenderlo lo ingoiò dicendo

–         questo fa bene, mi da la carica per domani e mi lascia il tuo sapore per tutta la notte fino alla nuova sborrata.

 

Alle 5 del mattino si vesti insieme a me e silenziosamente scendemmo le scale, chiusi il portone e la riaccompagnai a casa.

Durante il viaggio ci tenemmo per mano. Ad un tratto mise la mia mano destra sulla sua gamba ed io la spinsi fino alla sua figa ancora umida.

Non aveva indossato il perizoma perché “non ce n’era bisogno”

 

Arrivati davanti la sua abitazione ci baciammo e pensavo che mi salutasse.

–         Perché domani non ti accorci i peli del pube? Disse Forica

–         Ti hanno dato fastidio stanotte? Chiesi.

–         Si un pochino. Continuò.

–         Sarà fatto. Conclusi

 

Mi baciò per un’ultima volta, scese dall’auto ed entrò a casa sua. Io ritornai a casa mia. Era domenica potevo dormire a volontà.

 

 

 

Autore Pubblicato il: 3 Marzo 2011Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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